Aliyev è peggio di Putin (altro che “partner affidabile dell’Ue”) (Tempi.it e altri 08.02.24)

Almeno Vladimir Putin un vero sfidante alle elezioni in Russia, il cui esito è comunque scontato, potrebbe averlo (Boris Nadezhdin sembra fare sul serio). Il “partner affidabile dell’Ue” (copyright Ursula von der Leyen) Ilham Aliyev invece neanche quello. Al plebiscito andato in scena ieri in Azerbaigian, che non ha nulla a che fare con la democrazia, i due principali partiti di opposizione non hanno neanche partecipato. Il trionfo era scontato per il dittatore al potere da più di 20 anni, dopo i dieci del padre Heydar, ex presidente del Kgb e primo segretario del Comitato centrale del Partito comunista dell’Azerbaigian sovietico.

«Le elezioni sono un insulto alla democrazia»

Il leader del partito Musavat, Arif Hajili, ha spiegato così all’Associated Press la decisione di non partecipare alla corsa elettorale: «Molti giornalisti e attivisti politici sono in carcere. Ci sono più di 200 prigionieri politici. Ci sono gravi problemi con la legge elettorale e le commissioni elettorali sono sostanzialmente sotto l’influenza delle autorità».

Anche Ali Karimli, a capo del Fronte del popolo dell’Azerbaigian, ha definito inutile la partecipazione alla glorificazione del dittatore Aliyev: che senso ha partecipare a un voto anticipato senza dibattiti pubblici? «Queste elezioni sono un insulto alla democrazia».

L’umiliazione degli armeni come programma

Il voto si sarebbe dovute svolgere nel 2025, ma nello scorso dicembre Aliyev ha deciso di anticiparlo al 7 febbraio, lasciando poco più di un mese di tempo per la campagna elettorale. L’obiettivo del dittatore è ottenere percentuali bulgare alle urne, capitalizzando il sostegno della popolazione galvanizzata dalla recente invasione del Nagorno-Karabakh, che ha obbligato 120 mila armeni a scappare dalle proprie case e ad abbandonare la propria terra. A ben vedere, l’umiliazione degli armeni è il suo unico programma elettorale.

Aliyev non ha nulla da temere: nessuno gli rinfaccerà i crimini di guerra e contro l’umanità compiuti a danno degli armeni, dal momento che i quattro sfidanti non fingono neanche di offrire un’alternativa politica, ma sono talmente spudorati da fare apertamente campagna elettorale per lui.

Aliyev fa arrestare tutti gli oppositori

Nonostante sia senza sfidanti, poiché la paranoia è il marchio di fabbrica dei dittatori, Aliyev ha aumentato la repressione di ogni tipo di dissenso negli ultimi mesi. Da novembre, sottolinea Amnesty International, le autorità di Baku hanno arrestato 13 dissidenti, tra i quali giornalisti, oppositori politici e un difensore dei diritti umani. Undici di loro sono tuttora in carcere sulla base di false accuse. Altri, soprattutto giornalisti, sono scampati all’arresto autoesiliandosi all’estero.

In particolare sono stati arrestati otto giornalisti, e perseguitati i loro parenti, del portale indipendente Absaz, uno dei pochissimi che ancora realizza inchieste sulla corruzione dei politici al potere. Uno dei casi più eclatanti è quello di Ofelya Maharramova (madre del direttore del giornale, Sevinj Vagifgizi, attualmente in carcere), alla quale le autorità hanno bloccato i conti bancari, congelandole la pensione e impendendole di pagare le cure mediche di cui ha urgente bisogno.

Aliyev calpesta la bandiera armena del Nagorno-Karabakh dopo l'invasione dell'Artsakh
Aliyev calpesta la bandiera armena del Nagorno-Karabakh dopo l’invasione dell’Artsakh (Ansa)

L’Azerbaigian perseguita i giornalisti

I giornalisti che osano criticare il regime e sono costretti a scappare dall’Azerbaigian, dove la libertà di espressione e di stampa sono state azzerate, non sono al sicuro nemmeno all’estero. Come riportato da Rferl, i tanti reporter fuggiti in Georgia dopo essere stati minacciati, picchiati, torturati e in alcuni casi arrestati, vengono presi di mira da criminali «che parlano con l’accento azero» anche a Tbilisi.

In base alla classifica World Press Freedom Index, l’Azerbaigian si trova tra i 30 paesi che più perseguitano i giornalisti. Nel sultanato di Aliyev «non esistono più programmi televisivi o radiofonici indipendenti e tutti i giornali cartacei che criticano il governo sono stati chiusi».

Anche la popolazione è ridotta al silenzio quando osa criticare il regime.  Elmaddin Shamilzade, uno dei tanti reporter scappati in Georgia, è fuggito l’anno scorso dopo aver cercato di dare voce alla protesta dei residenti di Soyudlu, un piccolo villaggio dell’Azerbaigian occidentale che si è rivoltato contro le autorità dopo l’ennesimo disastro ambientale. I cittadini sono stati messi a tacere con la forza, Shamilzade è stato arrestato e torturato.

Aliyev non è diverso da Putin

Quando si parla di repressione dei diritti umani, crimini di guerra e calpestamento del diritto dei popoli all’autodeterminazione, insomma, Aliyev non si distingue affatto da Putin. Ma l’Ue, Italia in testa, ha deciso ugualmente di gettarsi tra le sue braccia per rifornirsi di quel gas che dopo l’invasione dell’Ucraina non può più acquistare da Mosca.

Aliyev sa di essere indispensabile a Bruxelles e non nasconde la sua arroganza: dopo l’invasione del Nagorno-Karabakh minaccia apertamente l’Armenia nella consueta indifferenza della comunità internazionale, che continua a vezzeggiarlo nei modi più svariati.

Dopo l’imbarazzante fallimento della Cop28 a Dubai, ad esempio, l’Onu ha regalato al petroliere Aliyev, che di crimini ambientali se ne intende come pochi, l’organizzazione della Cop29, nonostante l’Azerbaigian ricavi dal gas e dal petrolio i due terzi delle sue entrate (più dei tanto criticati Emirati arabi uniti).

Il “partner affidabile dell’Ue”

Il “partner affidabile dell’Ue” si appresta a governare per un quinto mandato grazie alle modifiche alla Costituzione fatte approvare nel 2009, con le quali ha abolito il limite dei mandati presidenziali, come Xi Jinping in Cina. Citare la percentuale di voti ottenuta dal dittatore alle elezioni di ieri è totalmente inutile e un aneddoto risalente a dieci anni fa capire bene perché.

Nel 2013 la Commissione elettorale centrale dichiarò sulla sua app Aliyev vincitore delle elezioni con il 72,76% dei voti. La popolazione è abituata alle percentuali bulgare ottenute dal dittatore, quella volta però i risultati fecero clamore dal momento che furono pubblicati il giorno precedente all’apertura dei seggi. Le goffe scuse della Commissione per l’errore «tecnico» non convinsero nessuno. Il trionfo di Aliyev fu annunciato ufficialmente il giorno successivo, in serata, con l’84,5% delle preferenze.

@LeoneGrotti

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