Alla scoperta dell’Armenia: contesto geografico, economico e politico (FreshPlaza 24.09.26)
Chi legge la storia biblica di Noè e della sua arca si imbatte in una montagna che non si trova nemmeno più in territorio armeno, eppure resta il simbolo indiscusso del Paese: il monte Ararat. La sua cima innevata domina la Valle dell’Ararat ed è ben visibile dalla capitale Yerevan nelle giornate limpide, nonostante i cambiamenti di confine del Novecento l’abbiano lasciata in territorio turco. Nelle case armene non manca mai un’immagine della montagna appesa alla parete, così come non esiste una bottiglia di cognac armeno senza l’Ararat sull’etichetta.
Nelle prossime settimane, il nostro focus sull’Armenia esplorerà la produzione di drupacee, pomacee, piccoli frutti e ortaggi in serra, tra le altre colture, oltre a raccontare come gli esportatori stiano cercando mercati alternativi dopo che la Russia ha imposto un embargo alla fine di maggio di quest’anno.

Questo primo articolo offre una panoramica sulla storia e la geografia del Paese. Seguiranno un approfondimento sui dati relativi alla produzione e al commercio di frutta e verdura, e una decina di storie dedicate a singoli produttori ed esportatori.
Un Paese senza sbocco sul mare
Con i suoi 29.743 km², l’Armenia è leggermente più piccola del Belgio, ma con 3,08 milioni di abitanti la sua popolazione è meno di un terzo di quella belga. Oltre un terzo dei cittadini, circa 1,1 milioni di persone, vive a Yerevan. Più dei tre quarti del territorio è composto da montagne e colline pedemontane, con il Caucaso a nord e vette che superano i 4.000 metri sul monte Aragats. Stato senza sbocco al mare, incastrato tra la Turchia e l’Azerbaigian – due Paesi con cui non intrattiene attualmente relazioni diplomatiche formali – e con confini economicamente vitali con la Georgia e l’Iran, l’Armenia dipende dal transito attraverso i Paesi vicini per i propri scambi commerciali.
L’economia ha registrato una crescita sostenuta negli ultimi anni, con un’espansione del 7,2% nel 2025. Il PIL pro capite si attesta intorno ai 10.410 dollari (circa 9.500 euro) in termini nominali. Il tasso di disoccupazione oscilla tra il 12 e il 13%, mentre l’inflazione è stata contenuta al 3,3% lo scorso anno. L’agricoltura rappresenta circa l’otto per cento del PIL, una quota notevolmente ridotta rispetto al periodo successivo all’indipendenza del 1991, ma il settore impiega ancora una parte sproporzionatamente ampia della forza lavoro. Accanto all’agricoltura, i principali pilastri dell’economia sono l’estrazione mineraria (rame, zinco, oro e molibdeno) e le esportazioni di pietre preziose e servizi informatici.
Il primo Stato cristiano della storia
L’Armenia può vantare un primato mondiale autentico: nel 301 d.C., sotto il re Tiridate III, divenne il primo Stato al mondo ad adottare il Cristianesimo come religione ufficiale, anticipando persino l’Impero Romano. Oggi la stragrande maggioranza della popolazione appartiene alla Chiesa Apostolica Armena. Un secolo dopo la conversione, intorno al 405, il monaco Mesrop Mashtots elaborò un alfabeto di 39 lettere ancora in uso oggi che, analogamente alla scrittura georgiana, non somiglia ad alcun altro sistema di scrittura. In armeno, il nome del Paese si scrive così: Հայաստան.
Circa il 98% della popolazione è di etnia armena. Questa omogeneità è in parte l’eredità di un trauma profondamente radicato nella coscienza collettiva nazionale: il Genocidio Armeno dei primi del Novecento, nel quale tra uno e 1,5 milioni di armeni nell’Impero Ottomano furono uccisi o mandati a morire nelle marce forzate. La Turchia continua a rifiutarsi di riconoscere quegli eventi come genocidio, il che ha avvelenato i rapporti tra i due Paesi per oltre un secolo e ha tenuto chiuso il confine comune dal 1993.
Dopo secoli di alternanza tra dominio persiano, ottomano e russo, un breve periodo di indipendenza nel 1918 e settant’anni sotto il giogo sovietico, l’Armenia ha riconquistato la propria indipendenza nel 1991. Da allora, la storia del Paese è stata segnata dal conflitto con l’Azerbaigian per il Nagorno-Karabakh, un’enclave all’interno dell’Azerbaigian abitata fino a poco tempo fa principalmente da armeni di etnia e contesa sin dalla tarda era sovietica.
Russia e Unione europea
L’invasione russa dell’Ucraina nel febbraio 2022 ha avuto ripercussioni significative anche sull’Armenia. La guerra ha provocato uno shock economico, ma di segno inatteso: decine di migliaia di russi – imprenditori in fuga dalle sanzioni e giovani che cercavano di sottrarsi alla mobilitazione – si sono stabiliti a Yerevan, mentre la riesportazione di merci occidentali verso la Russia colpita dalle sanzioni ha fatto impennare l’economia nel 2022 e nel 2023.
Sul piano diplomatico, il percorso è stato più accidentato. La Russia, tradizionalmente il principale alleato in materia di sicurezza dell’Armenia attraverso il CSTO (Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva) e la propria base militare a Gyumri, non è intervenuta in difesa dell’Armenia quando l’Azerbaigian ha lanciato una vasta offensiva militare contro il Nagorno-Karabakh nel settembre 2023. Nel giro di pochi giorni, quasi l’intera popolazione armena della regione, stimata in 100.000 persone, era fuggita in Armenia. Nel febbraio 2024, il Primo Ministro Nikol Pashinyan ha annunciato che l’Armenia stava di fatto sospendendo la propria partecipazione al CSTO.
Da allora, l’Armenia ha orientato parte della propria attenzione verso l’Occidente. Nel settembre 2024, Pashinyan ha dichiarato l’intenzione di presentare domanda di adesione all’Unione europea, anche se fino ad oggi non è stata depositata alcuna candidatura formale.
Sul fronte del conflitto con l’Azerbaigian, il Paese ha compiuto progressi significativi: l’8 agosto 2025, Pashinyan e il presidente azerbaigiano Aliyev hanno firmato una dichiarazione congiunta alla Casa Bianca, mediata dall’amministrazione Trump, con l’obiettivo di porre fine a quasi quattro decenni di ostilità. Anche i rapporti con la Turchia, alleata dell’Azerbaigian, si stanno gradualmente distendendo: da marzo di quest’anno sono stati avviati voli giornalieri tra Istanbul e Yerevan. Per Ankara, tuttavia, la piena normalizzazione delle relazioni resta subordinata alla firma di un trattato di pace definitivo tra Azerbaigian e Armenia.
Il riavvicinamento dell’Armenia all’Occidente ha avuto un costo. In concomitanza con le elezioni parlamentari del giugno 2026, vinte dal partito Contratto Civile di Pashinyan, Mosca ha aumentato la pressione: il servizio fitosanitario russo Rosselkhoznadzor ha imposto una serie di restrizioni alle importazioni di prodotti agricoli armeni, tra cui pomodori, fragole, albicocche e uva.
Nella seconda parte di questa serie, in uscita domani, i dati sull’export mostreranno come la perdita del mercato russo abbia lasciato al settore ortofrutticolo armeno poca scelta se non quella di adattarsi, ma anche come nel frattempo siano stati attivati meccanismi per aiutare gli esportatori a diversificare, anche in direzione dell’Unione europea.
Dati tratti da: Banca Mondiale, Ministero dell’Economia della Repubblica di Armenia, Armenpress
