Alle radici della rivoluzione dei giovani che vuole cambiare l’Armenia (Ilfoglio 23.12.18)

Prosegue il viaggio di Kiosk, giunto alla decima puntata, la penultima di questo 2018. Una puntata ricca di voci e musiche che dedichiamo a un riferimento imprescindibile per la nostra redazione: il pensatore e politico sudtirolese Alexander Langer, scomparso nel 1995. E come Langer, nel nostro piccolo, abbiamo costruito ponti per raccontarvi di Paesi e temi poco battuti dai grandi media: dall’Armenia alla Turchia, fino a una vicenda straordinaria, quella dei profughi polacchi negli anni quaranta, che da Varsavia passa per i gulag siberiani e per l’Iran, per giungere in Africa.

Iniziamo parlando del Paese dell’anno per questo 2018 secondo The Economist: l’Armenia, che dalla Rivoluzione di velluto alle elezioni di dicembre ha dato prova di una grande vitalità politica. Un Paese che sembrava destinato all’immobilismo più totale, dopo dieci anni di presidenza Sargsyan, ma che a partire da questa primavera ha innescato un cambiamento inarrestabile partito dal basso e senza alcun spargimento di sangue. La disobbedienza civile, a Yerevan, si è dimostrata un’arma temibile quanto incruenta.

Proseguiamo raccontando, insieme a Lorenzo Berardi che vi ha dedicato un articolo su Centrum Report, la vicenda di 18mila profughi polacchi accolti in Africa 75 anni fa, dopo essere passati per l’Iran. Ex deportati in Siberia, costretti a lasciare il Paese occupato dall’URSS a seguito del patto Molotov-Ribbentrop, questi profughi furono spinti verso un’epopea infinita che non si concluse neppure con la fine della guerra. Una storia di accoglienza davvero bella, ma anche un cortocircuito della storia, se pensiamo alle ultime vicende nel nostro continente e alla crisi dei rifugiati.

Passiamo quindi alla Turchia, per parlare dell’inchiesta internazionale #BlackSitesTurkey insieme a Lorenzo Bagnoli, che vi ha partecipato. Rapimenti all’estero, voli misteriosi, deportazioni e torture riservati agli oppositori del regime di Erdogan. Un fenomeno allarmante di cui nessuno ancora aveva scritto e che, a quanto riportano gli autori dell’inchiesta, è condotto dai servizi segreti turchi con la complicità di diverse cancellerie internazionali. Un buco nero, una Guantanamo turca, come è stata definita, dove finiscono (e scompaiono) oppositori provenienti da tutto il mondo.

Concludiamo parlando dell’eredità umana e politica di un grande del Novecento, Alexander Langer, insieme a Edi Rabini, direttore della Fondazione Alexander Langer, che porta avanti con il suo lavoro l’eredità umana e politica straordinaria del politico sudtirolese. E insieme a Rabini, storico collaboratore di Langer, ci siamo interrogati su quale sia il lascito e il significato della sua opera a oltre vent’anni dalla sua scomparsa.

Il tutto condito con musiche tutte ad est, brani di ieri e di oggi, in un viaggio immaginario che ci porta dalla Germania a Israele, passando per l’Iran, l’Afghanistan e l’Armenia. Buon ascolto!

 

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