Alta tensione in Nagorno Karabakh (Ilgiornaleditalia.org 14.07.17)

Una regione contesa tra Armenia e Azerbaigian in cui periodicamente torna a manifestarsi un conflitto mai sopito a proposito del quale, nel resto del mondo, si sa poco o nulla. E’ il Nagorno Karabakh, in cui pochi giorni fa (il 4 luglio) l’uccisione di due civili azeri (tra loro anche una bambina) durante un attacco dell’artiglieria armena ha contribuito a rialzare notevolmente la tensione.

Sull’episodio – riferiscono i media – le controparti hanno ovviamente espresso considerazioni differenti: le autorità azere hanno infatti parlato di attacco “premeditato” mentre il ministro degli Esteri della Repubblica de facto del Nagorno Karabakh (il territorio, con popolazione a maggioranza armena, è formalmente parte dell’Azerbaigian ma si è costituito come Stato indipendente, seppure senza legittimazione internazionale) si è invece riferito all’accaduto definendolo come reazione ad un attacco azero proveniente da postazioni di artiglieria situate (appositamente?) nei pressi del villaggio colpito.

La tensione è dunque tornata ad essere molto alta. Nell’ottica di una possibile trattativa per porre fine ad un mai sopito conflitto (in teoria concluso nel 1994, ma ma non è ancora stato raggiunto un accordo definitivo per una piena risoluzione dello stesso), degenerato negli ultimi mesi – in particolare da aprile 2016 – in quasi quotidiani scontri tra i due eserciti, si spera sia stato raggiunto qualche risultato positivo all’incontro di martedì tra i capi della diplomazia dell’Azerbaigian e dell’Armenia nella città austriaca di Mauerbach ai margini della riunione non ufficiale del ministri degli Esteri dell’Osce (ancora non sono state però diffuse informazioni in merito). Un appuntamento questo che dovrebbe precedere quello tra i presidenti dei due Paesi.

Proprio dall’Osce (nell’ambito del quale la gestione diplomatica della questione è di competenza del Gruppo di Minsk) tra l’altro è arrivata nelle scorse ore un’esortazione a riprendere i negoziati. E così anche dalla Russia (il portavoce del Cremlino Peskov ha infatti invitato le parti a essere “moderate e a trovare un accordo”). Se tali appelli saranno accolti non è ancora dato saperlo. Vero è che se manca la volontà politica di darvi seguito – e non pare che Erevan e Baku abbiano mostrato particolari segnali di voler procedere in tal senso – la possibilità che si avviino veri e propri negoziati per giungere ad una pace definitiva è praticamente nulla.

Vai al sito