Armenia, 35 anni di indipendenza celebrati con musica e sapori (Cucina e Vini 27.09.26)
Trentacinque anni di indipendenza raccontati attraverso la musica, la memoria e il senso di appartenenza. Martedì 22 settembre l’Auditorium Conciliazione ha accolto le celebrazioni per l’anniversario della Repubblica d’Armenia, in una serata promossa dall’Ambasciata Armena con una grande partecipazione tra esponenti del corpo diplomatico, rappresentanti delle istituzioni, giornalisti, membri della comunità armena e amici del Paese. Ad accogliere gli ospiti l’ambasciatore Vladimir Karapetyan.

Una serata bellissima composta da due anime, la prima musicale, capace di intrecciare Armenia e Italia, la seconda enogastronomica, fatta di sapori e vini di una terra antica. Una serata in cui il trentacinquesimo anniversario è diventato l’occasione per rinnovare quei legami culturali e umani fra Armenia e Italia.
Celebrazione e concerto
È una ricorrenza che porta con sé il peso della storia. Il 21 settembre 1991, nel referendum sull’indipendenza dall’Unione Sovietica, il 94,39 % degli aventi diritto si espresse a favore, con un’affluenza del 95 per cento. Due giorni più tardi, il 23 settembre, il Consiglio supremo dichiarò formalmente l’Armenia repubblica indipendente e sovrana. A Roma quella storia ha trovato una voce nel Concerto di Gala diretto dal maestro Gerardo Di Lella. Cominciando con gli inni nazionali dei due Paesi, l’orchestra ha saputo costruire un dialogo fra due tradizioni musicali: da una parte Aram Khachaturian e Arno Babajanyan, due dei più grandi e influenti compositori e pianisti armeni del ventesimo secolo e dall’altra Nino Rota, Ennio Morricone, Armando Trovajoli, Stelvio Cipriani e Riz Ortolani, i nostri più grandi e celebri compositori della storia del cinema, famosi in tutto il mondo per aver creato colonne sonore indimenticabili.

Bellissima l’immagine di una grande orchestra con musicisti di tutte le età, tanti giovani, uomini e donne di notevole maestria e professionalità. Ma non finisce qui, le esibizioni dell’orchestra sono state impreziosite dalla bellissima voce della cantante lirica armena Goar Faradzhian, un insieme che incantava veramente! Questo evento è stato immaginato un po’ come un ponte costruito sul pentagramma: la malinconia, la passione e gli echi del folclore delle melodie armene, hanno incontrato la grande tradizione musicale italiana nel mondo del cinema, in un percorso pensato per avvicinare due Paesi solo geograficamente lontani. Grandi applausi per l’esecuzione dei brani, la platea si è veramente fatta trasportare, in un’atmosfera resa particolarmente intensa e coinvolgente.
Dopo le ultime note e il bis concesso dall’Orchestra con la famosissima Danza delle spade di Aram Khachaturian, i festeggiamenti sono proseguiti a tavola.
Enogastronomia armena
Il ricevimento riservato ha portato gli ospiti dentro un’altra espressione dell’identità armena, quella gastronomica e vitivinicola: una selezione di piatti tipici della tradizione nazionale, accompagnata da vini armeni di grande qualità, è stata offerta in un ambiente elegante e ricercato quale quello del ristorante Chorus.

Abbiamo apprezzato tra le specialità armene il lavash, il tradizionale pane sottile armeno, il ghapama, una zucca ripiena di riso e frutta secca, l’harisa, a base di grano e pollo, e la tolma, l’involtino di foglia di vite ripieno di carne. Per non parlare dei dolci, a cominciare dalla pakhlavà, preparata con sottili strati di pasta fillo, arricchita con noci o pistacchi tritati, aromatizzata con spezie e addolcita con miele o sciroppo di zucchero profumato, poi il gatà, un tipo di pane dolce preparato tradizionalmente con un impasto lievitato arricchito con burro, uova e zucchero. Il ripieno varia ma spesso include un composto di noci tritate, zucchero e spezie aromatiche. e per finire il sujuku, noci infilate su un filo e ricoperte da una preparazione densa a base di mosto o succo d’uva. Questi deliziosi piatti tipici sono stati offerti insieme a preparazioni della nostra tradizione italiana come i fantastici supplì romani di Arcangelo Dandini e a tanti finger food che hanno fatto onore alla nostra cucina italiana.

Il tutto era abbinato con degli ottimi vini Armeni. Siamo rimasti sinceramente sorpresi dal livello di questi vini, non è un caso che l’Armenia sia considerata la culla della viticoltura. Buonissimo il Voskevaz Bianco, prodotto dalla Voskevaz Winery nella regione dell’Aragatsotn. Un bianco secco, vinificato in acciaio, con sentori primari di fiori e frutta ma accompagnati da note minerali. In bocca ha corpo e morbidezza, fresco ma dalla struttura intrigante ed equilibrata. Si continua con Areni Noir Karasi Collection prodotto sempre dalla Voskevaz Winery, un rosso che proviene dalla stessa regione armena del bianco, dove le viti sono coltivate a 1600 metri di altitudine e in questo caso la fermentazione avviene nelle karas (tradizionali anfore di gesso armene) e invecchiato in botti armene di rovere per 12 mesi. Un gran bel vino, al naso si percepiscono riconoscimenti di ciliegie, prugne e fiori secchi, ha un aroma speziato, dai sentori terziari come la vaniglia, morbido e lungo in bocca.

Ma la vera sorpresa è il Brandy di Ararat della Yerevan Brandy Company, è prodotto utilizzando solo uve autoctone, cresciute nell’ Ararat Valley, una valle baciata dal sole per trecento giorni all’anno, da cui si ottiene il vino che poi, attraverso una doppia distillazione, porta al prodotto finale, dopo 10 anni di invecchiamento. È un brandy dal gusto intenso e armonioso, simbolo della tradizione armena. Questa narra che il brandy sia un omaggio alla bellissima leggenda della principessa Tamar e al suo amore per un giovane coraggioso che ogni notte attraversava le tumultuose acque del lago di Van per raggiungerla. Elegante e dalle sfumature ambrate, con aromi di frutta secca, miele e vaniglia, è fantastico in abbinamento ai dolci armeni, ma anche da solo è protagonista per momenti di meditazione in ottima compagnia. Non serve altro!
