Armenia cede le sue ricchezze minerarie agli Stati Uniti (Ilfarosulmondo 14.09.26)
Il fiume Aras, un corso d’acqua vitale che attraversa Armenia, Azerbaigian e Iran, sta affrontando una catastrofe ambientale a causa della crescente domanda americana di minerali strategici, che alimenta l’attività mineraria nel Caucaso.
Il complesso minerario di rame e molibdeno di Zangezur, uno dei maggiori produttori mondiali di molibdeno, scarica da anni rifiuti chimici tossici nel fiume Okhchuchay, che confluisce nell’Aras dopo aver attraversato la regione di Zangilan. Secondo quanto riportato, l’inquinamento ha causato gravi e devastanti conseguenze ambientali per l’intera regione.
Il molibdeno, un metallo strategico essenziale per l’industria aerospaziale, le attrezzature per la difesa e le tecnologie avanzate – tra cui aerei supersonici e rivestimenti per missili – è ora al centro di una contesa geopolitica, poiché Washington cerca di ridurre la dipendenza da Cina e Russia per i minerali critici.
Il solo complesso di Zangezur rappresenta circa il 2,2% della produzione mondiale di molibdeno. La miniera di Kajaran, una delle più grandi miniere a cielo aperto al mondo, è operativa dal 1962.
Le preoccupazioni ambientali si sono intensificate in seguito a un ordine esecutivo firmato il 20 luglio dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che ha imposto severe restrizioni all’acquisto di minerali critici da rivali geopolitici degli Stati Uniti. L’ordine ha permesso a Washington di assicurarsi le risorse minerarie critiche e di terre rare dell’Armenia attraverso un accordo quadro globale firmato il 26 maggio 2026, che vincola Yerevan agli obiettivi strategici degli Stati Uniti.
Armenia, scatta allarme inquinamento
Gli Usa hanno anche firmato accordi simili con Azerbaigian, Kazakistan e Uzbekistan, promuovendo al contempo il corridoio di transito “TRIPP Route” per il trasporto di minerali dall’Asia centrale e dal Caucaso meridionale attraverso la Turchia fino agli Stati Uniti.
Tuttavia, i media armeni hanno espresso preoccupazione per il fatto che l’aumento dell’estrazione e dell’esportazione di molibdeno dalle miniere di Zangezur, spinto dalla domanda statunitense, aggraverà l’inquinamento del fiume Aras.
Il danno ambientale è ulteriormente aggravato dalla complessa struttura proprietaria del complesso di Zangezur. L’azionista di maggioranza è Roman Trotsenko, un miliardario russo strettamente legato al Cremlino, la cui società GeoProMining Armenia ha acquisito il 60% del complesso nel 2021.
Nel febbraio 2024, l’amministrazione Biden ha imposto sanzioni a GeoProMining, spingendo Trotsenko a trasferire, secondo quanto riportato, i suoi beni a Svetlana Yershova, una sua fidata collaboratrice. Inchieste dei media armeni hanno rivelato che Yershova funge da prestanome per Trotsenko, una tattica legale per aggirare le sanzioni statunitensi.
Rischi geopolitici
“Il trasferimento del molibdeno di Zangezur in America, pur essendo allettante per l’economia armena, è carico di seri rischi geopolitici”, si legge in un articolo di un media armeno. “Sembra improbabile che Washington voglia acquistare minerali da una società i cui profitti finiscono nelle tasche dei magnati russi”.
Ciò ha alimentato le speculazioni su un possibile accordo tra Washington e Mosca per risolvere la questione della proprietà. Sono emerse notizie secondo cui Konstantin Sokolov, un uomo d’affari russo-americano vicino a Trump e direttore esecutivo del fondo TRIPP+ finanziato dagli Stati Uniti, avrebbe acquistato la miniera di rame e molibdeno di Teghut – la seconda più grande dell’Armenia – dalla banca russa VTB, un istituto soggetto a sanzioni.
Gli analisti suggeriscono che il trasferimento della miniera di Teghut da una banca russa a Sokolov, e la sua nomina alla guida del fondo statunitense, potrebbero indicare un complesso compromesso sottobanco tra Washington e Mosca. Di certo non sarebbe il primo.
