Armenia, il processo al Catholicos Karekin II segna uno spartiacque: la crisi tra Stato e Chiesa entra in tribunale (Korazym 05.08.26)

Alla vigilia dell’udienza del 7 agosto 2026 contro il Patriarca Supremo e Catholicos di Tutti gli Armeni, si apre una pagina senza precedenti nella storia della Repubblica di Armenia. Sullo sfondo, lo scontro sempre più duro tra il governo di Nikol Pashinyan e la Chiesa Apostolica Armena, mentre riaffiorano interrogativi sullo stato della democrazia, della libertà religiosa e delle istituzioni del Paese.

L’udienza fissata per il 7 agosto 2026 presso il tribunale di Vagharshapat (Etchmiadzin) rappresenta uno dei momenti più delicati della storia recente dell’Armenia. Per la prima volta dalla nascita della Repubblica indipendente, il Patriarca Supremo e Catholicos di Tutti gli Armeni, Sua Santità Karekin II, comparirà davanti a un tribunale penale insieme ad altri sei alti prelati della Chiesa Apostolica Armena.

Formalmente il procedimento riguarda la mancata esecuzione della decisione giudiziaria che disponeva il reintegro del Vescovo Gevorg Saroyan, destituito all’inizio dell’anno dalle autorità ecclesiastiche. Sul piano sostanziale, tuttavia, il processo appare come il punto culminante di un confronto politico e istituzionale che da mesi contrappone il Primo Ministro Nikol Pashinyan alla più antica istituzione nazionale armena.

Per questo Blog dell’Editore questa vicenda non costituisce un episodio isolato. Negli ultimi mesi abbiamo seguito con attenzione il progressivo deterioramento della situazione armena, fino alle crescenti tensioni interne che stanno investendo anche la Chiesa Apostolica Armena. Si tratta di tasselli di una crisi più ampia, nella quale il ricorso agli strumenti giudiziari nei confronti di figure simboliche della nazione solleva interrogativi che travalicano il singolo caso.

Secondo numerosi osservatori, infatti, il procedimento contro il Catholicos rischia di diventare il simbolo di un conflitto istituzionale senza precedenti, destinato ad avere ripercussioni non soltanto religiose ma anche costituzionali e internazionali.

Un conflitto che dura da anni

Lo scontro tra Nikol Pashinyan e la Chiesa Apostolica Armena non nasce oggi.

Dal 2018, anno della cosiddetta “Rivoluzione di velluto”, il rapporto tra il governo e il Catholicos si è progressivamente deteriorato, fino a trasformarsi in un confronto aperto.

Negli ultimi mesi il Primo Ministro ha intensificato gli attacchi pubblici contro Sua Santità Karekin II, arrivando a chiederne apertamente le dimissioni e sostenendo la necessità di una profonda “riforma” della Chiesa. In questa prospettiva è stato perfino promosso un “comitato di cittadini” con l’obiettivo dichiarato di individuare una nuova guida per il Catholicosato.

Una scelta che molti canonisti e costituzionalisti giudicano incompatibile con il principio della separazione tra Stato e Chiesa sancito dalla Costituzione armena.

Il caso Saroyan

L’origine immediata del procedimento giudiziario risale alla destituzione del Vescovo Gevorg Saroyan, Primate della diocesi di Masyatsotn.

La Chiesa aveva motivato la decisione richiamando presunti abusi d’ufficio, gravi irregolarità amministrative e pressioni esercitate sul clero della diocesi.

Saroyan ha respinto ogni accusa e si è rivolto ai tribunali civili, ottenendo un provvedimento favorevole che disponeva il suo reintegro.

La gerarchia ecclesiastica, tuttavia, ha sostenuto che la questione rientrasse esclusivamente nella propria giurisdizione canonica, rifiutando di eseguire la decisione.

Da qui l’incriminazione del Catholicos e di altri cinque vescovi – gli Arcivescovi Nathan Hovhannisyan e Haykazun Najaryan, i Vescovi Vahan Hovhannesyan, Edgar Hakobyan e Artur Hakobyan – accusati di avere ostacolato l’esecuzione di una decisione giudiziaria mediante abuso delle rispettive funzioni. Contestualmente è stato disposto anche il divieto di espatrio.

La denuncia di un progressivo ridimensionamento della Chiesa

I sostenitori del Catholicos leggono il processo come l’ultimo tassello di una politica di progressiva marginalizzazione della Chiesa Apostolica Armena. Tra i provvedimenti frequentemente richiamati figurano:

la revoca dei passaporti diplomatici al clero;

l’eliminazione dell’insegnamento della storia della Chiesa armena dalle scuole pubbliche;

la soppressione del servizio dei cappellani negli istituti penitenziari e nelle Forze Armate;

nuove imposizioni fiscali sulle offerte dei fedeli;

le operazioni di polizia all’interno del complesso della Santa Sede di Etchmiadzin;

gli arresti di ecclesiastici accusati di reati che la Chiesa considera politicamente motivati.

Tra gli episodi più contestati figura inoltre il mancato permesso concesso al Catholicos di pronunciare la tradizionale preghiera durante la seduta inaugurale del Parlamento del 2 agosto 2026, circostanza interpretata da molti come un ulteriore segnale della crescente contrapposizione istituzionale (Il nuovo Parlamento armeno aperto senza il Catholicos: una frattura senza precedenti tra Stato e Chiesa Apostolica Armena – 2 agosto 2026).

Una questione che supera il diritto

Per numerosi osservatori la vicenda non riguarda soltanto un conflitto tra governo e gerarchia ecclesiastica.

L’Armenia è universalmente conosciuta come il primo Stato ad aver adottato ufficialmente il Cristianesimo quale religione di Stato, all’inizio del IV secolo. La Chiesa Apostolica Armena non rappresenta soltanto una confessione religiosa, ma uno degli elementi fondamentali dell’identità storica e nazionale del popolo armeno.

Proprio per questo motivo il possibile processo e l’eventuale carcerazione del Catholicos assumono una portata simbolica che va ben oltre la vicenda giudiziaria.

Lo stesso Karekin II ha dichiarato che non intende dimettersi, affermando che continuerà a esercitare il proprio ministero anche qualora fosse incarcerato.

Un banco di prova per lo Stato di diritto

L’udienza del 7 agosto sarà osservata con attenzione non soltanto dagli Armeni della madrepatria e della diaspora, ma anche dalle organizzazioni internazionali impegnate nella tutela dei diritti fondamentali.

Molti giuristi ritengono che il procedimento finirà inevitabilmente per essere oggetto di valutazione anche nelle sedi europee competenti, qualora dovessero emergere violazioni della libertà religiosa, dell’autonomia delle confessioni o del principio di separazione tra Stato e Chiesa.

Qualunque sia l’esito processuale, il caso Karekin II è destinato a diventare uno dei capitoli più significativi della recente storia costituzionale armena. Per un Paese già profondamente segnato dalle conseguenze della guerra del Nagorno-Karabakh, dall’esodo forzato degli Armeni dell’Artsakh e dalle numerose vicende giudiziarie che hanno coinvolto esponenti politici, militari e religiosi, il processo al Catholicos rappresenta oggi un nuovo banco di prova per la tenuta delle istituzioni democratiche e dello Stato di diritto in Armenia.

Vai al sito