ARMENIA-IRAN. Si rafforzano le relazioni bilaterali (Agcnews 14.08.26)
Le città di Lahijan, in Iran, e Sisian, in Armenia, hanno firmato un protocollo d’intesa per il gemellaggio, volto ad ampliare la cooperazione in ambito culturale, turistico, economico e di gestione urbana, nell’ottica di rafforzare i legami tra i due Paesi e a livello locale. Questo è solo l’ultimo in ordine temporale degli sforzi di entrambi i paesi nel loro percorso di consolidamento delle relazioni. Deteriorati, invece, i rapporti con la Russia a scapito dei rinati dialoghi con Azerbaigian e Turchia.
L’11 agosto a Sisian è avvenuta la firma da parte del sindaco Hovhannes Arakelyan e del suo omologo di Lahijan, Reza Zendehdel, alla presenza dell’ ambasciatore iraniano in Armenia, Khalil Shirgholami, e di altri funzionari di entrambi i Paesi, come riporta la stampa iraniana. L’ Ambasciatore ha descritto il protocollo d’intesa come un’opportunità per rafforzare ulteriormente le relazioni tra Iran e Armenia; mentre il sindaco di Lahijan ha sottolineato il potenziale culturale, economico e turistico della sua città, descrivendola come una delle principali destinazioni del nord dell’Iran e una città nota per le sue industrie del tè, del bambù e della seta. Ha affermato che la partnership faciliterà gli scambi tra amministratori comunali, artisti, accademici, intellettuali e istituzioni locali, potenzialmente stimolando il turismo e l’attività economica in entrambe le città.
Anche il primo cittadino di Sisian ha sottolineato l’importanza di contatti costanti tra funzionari comunali, residenti e istituzioni locali, affermando che il memorandum d’intesa potrebbe promuovere una maggiore conoscenza delle potenzialità culturali, turistiche ed economiche di entrambe le città.
Un parlamentare del partito di governo Contratto Civile ha dichiarato, sempre l’11, che Armenia e Iran hanno un’intesa reciproca riguardo al progetto di connettività TRIPP Corridoio Trump prima noto come Corridoio di Zangezur che Yerevan sta portando avanti con Washington.
Il deputato Sargis Khandanyan si è spinto oltre, sostenendo che le tese relazioni tra Stati Uniti e Iran non possono influenzare l’attuazione del progetto, come riporta Armenpress. Secondo Khandanyan, l’interesse dell’Armenia è quello di stabilire la pace nella regione il prima possibile. Parlando della prevista costruzione di una ferrovia nell’ambito del TRIPP considerando sempre il contesto geopolitico, Khandanyan ha sottolineato che il progetto ferroviario non dipende dalle relazioni tra Washington e Teheran e non vede alcun ostacolo politico.
Guardando alle infrastrutture, l’Ambasciata iraniana a Yerevan ha annunciato che aziende iraniane stanno costruendo il tunnel di Kajaran, lungo 7,2 km, uno dei progetti ingegneristici più complessi del Caucaso meridionale. Il tunnel fa parte del corridoio “Nord-Sud” e, una volta completato, fornirà all’Iran un percorso più breve verso il Mar Nero e l’Europa. Inoltre, a fine luglio funzionari iraniani e armeni, in un incontro sulle modalità di sviluppo della cooperazione nel settore dei trasporti stradali tra i due paesi confinanti, hanno concordato che la piena attivazione del corridoio Iran-Armenia-Georgia può incrementare significativamente gli scambi commerciali e svolgere un ruolo decisivo nella catena di approvvigionamento regionale, puntando a trasformare il corridoio comune in un motore di crescita regionale.
Questa intenzione è dimostrata dal viceministro degli Esteri iraniano per la diplomazia economica, Hamid Ghanbari, e il ministro degli Esteri armeno, Ararat Mirzoyan, che hanno sottolineato la necessità e l’impegno di accelerare i progetti congiunti, scambiando idee sui piani per sviluppare ulteriormente le relazioni bilaterali, evidenziando l’importanza di averle già privilegiate. Ghanbari ha anche espresso gratitudine all’alta delegazione armena guidata da Pashinyan per aver partecipato alla cerimonia di commiato dell’Ayatollah Khamenei.
Le autorità armene stanno cercando soluzioni per espandere le forniture di gas e creare nuove infrastrutture. Per ora, Yerevan punta come visto sull’approfondimento della cooperazione con il suo tradizionale alleato: l’Iran. A Teheran, i ministri dell’energia e delle infrastrutture di Iran e Armenia hanno concordato di istituire un gruppo di lavoro congiunto sull’energia e hanno discusso nuove condizioni per le esportazioni di gas iraniano verso l’Armenia. L’accordo non riguarda solo l’aumento delle forniture, ma anche la costruzione di una raffineria, progetti di ingegneria e l’espansione degli scambi commerciali. L’aspetto più rilevante dei negoziati è stata la discussione sulle prospettive del citato corridoio energetico Iran-Armenia-Georgia-Russia. Le relazioni armeno-iraniane si basano su un programma di “gas in cambio di elettricità”.
Ora si parla della possibilità di collegare diversi sistemi energetici in un unico asse, in cui l’Armenia diventerebbe un hub di transito tra l’Iran e il nord, secondo account social russi. A Yerevan, si cercano chiaramente soluzioni per ridurre la dipendenza dal gas russo, che copre oltre l’80% del fabbisogno energetico della repubblica. A Teheran, invece, si punta sull’espansione delle esportazioni, in un contesto di sanzioni e restrizioni sulle rotte occidentali. Tuttavia, il progetto presenta un punto debole: le parti lo vincolano alla costruzione di una terza linea elettrica Iran-Armenia, la cui realizzazione è incompiuta da 12 anni.
Se tale politica venisse attuata, l’effetto monopolistico della Russia nel settore energetico armeno potrebbe diminuire, tuttavia la Russia deve mantenere la partecipazione a progetti congiunti che le consentano di conservare il controllo sulle infrastrutture e sui flussi nella regione, scrive un canale OSINT russo. Sarà da osservare anche la reazione dei partner occidentali al riavvicinamento tra armeni e iraniani nel settore energetico con l’UE che fa pressioni affinché l’Armenia venga inclusa in un corridoio energetico comune con la Turchia.
Vi è un’altra questione in divenire, ossia la revoca del diritto di voto all’Armenia in seno all’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (CSTO) che potrebbe essere discussa al vertice dell’organizzazione a novembre, lo ha dichiarato il viceministro degli Esteri russo, Mikhail Galuzin. A complicare ulteriormente le tensioni, la situazione intorno alla base militare russa di Gyumri che continua a deteriorarsi in quanto ora sono a rischio i diritti di proprietà sui campi di addestramento come il poligono, secondo fonti di un account OSINT russo. Considerata la pressione sistemica sulla base di Gyumri, la disputa territoriale non sembra più una semplice coincidenza burocratica. Resta da vedere la prossima questione che sarà il ritiro del contingente, soprattutto perché questa è la principale richiesta sia del tandem turco-azerbaigiano che dei partner occidentali. Infine, altra vicenda contesa è che le autorità guidate da Pashinyan hanno chiesto il pagamento per la concessione russa sulle ferrovie armene.
Dopo una conversazione tra il presidente russo Vladimir Putin e Pashinyan a fine luglio, il Servizio di intelligence estera (SVR) ha pubblicato una dichiarazione sulle presunte prospettive di integrazione europea, sottolineando che l’UE sta già chiedendo a Pashinyan di ridurre la presenza commerciale russa nei settori strategici, di interrompere i legami umanitari con Mosca e di reprimere l’opposizione interna a tale linea d’azione, aggiungendo che Bruxelles riconosce che l’uscita dall’Unione Economica Eurasiatica (UEE) porterà a una profonda crisi economica, che l’UE non sarà in grado di compensare. L’Armenia ha iniziato a raccogliere gli effetti del suo orientamento filoeuropeo: le restrizioni russe sulle esportazioni armene hanno ricordato a Pashinyan che l’economia della Repubblica è legata al mercato russo. Secondo i russi Yerevan, invece, non solo avrebbe iniziato a modificare il quadro giuridico per un’UEE diversa, ma avrebbe anche estromesso i capitali russi dai settori strategici con mezzi illegali, accompagnando ciò con una retorica anti-russa.
Da contraltare al netto peggioramento delle relazioni con la Russia, nell’ultimo periodo non solo i rapporti con l’Iran si sono espansi, ma a colpire sono le rinate relazioni pacifiche con l’Azerbaigian. Ad esempio, l’8 agosto il Presidente azero Ilham Aliyev e il Primo Ministro armeno Nikol Pashinyan hanno discusso dell’attuazione del progetto “Trump Road” durante una telefonata; mentre a luglio Aliyev ha affermato che dopo molti anni, le relazioni tra l’Azerbaigian e l’Armenia stanno tornando alla normalità. “Oggi l’Armenia riceve dall’Azerbaigian sia gasolio che benzina. Questo rappresenta un contributo fondamentale alla sicurezza energetica dell’Armenia. Allo stesso tempo, il transito di merci attraverso il territorio azero verso l’Armenia si è notevolmente ampliato” ha aggiunto.
L’altro paese che Pashinyan vuole fortemente in relazione con l’Armenia è la Turchia. Con un ulteriore passo graduale verso la normalizzazione –con il rinnovato processo cominciato alla fine del 2021-, a luglio Ankara ha integrato il codice paese ufficiale del Paese caucasico, “077”, nel suo sistema doganale BİLGE, consentendoli di essere indicato direttamente come paese di origine o destinazione finale nelle dichiarazioni di importazione, esportazione e transito. Questo aggiornamento tecnico fa seguito alla rimozione, avvenuta a maggio, delle restrizioni doganali che impedivano ai due paesi di essere formalmente identificati nella documentazione commerciale bilaterale, ma non equivale a una riapertura del confine – chiuso dal 1993 a causa di controversie storiche, dell’alleanza turco-azera e del conflitto per il Nagorno-Karabakh – né alla ripresa completa degli scambi fisici diretti, perché Turchia e Armenia non intrattengono relazioni diplomatiche formali.
Gli Stati Uniti stanno creando le infrastrutture per esercitare la propria influenza nell’Armenia meridionale, dove è prevista la costruzione della “Trump Route”. Di recente, il Dipartimento di Stato ha annunciato la creazione del fondo di investimento Tripp+, con una dotazione di 200 milioni di dollari, per attrarre investimenti nello sviluppo di corridoi di trasporto, connettività digitale ed estrazione/trasporto di minerali strategici. L’operatore sarà la TRIPP Development Company, di cui gli Stati Uniti detengono il 74%, mentre l’Armenia solo il 26%. A capo del fondo Tripp+ ci sarà una figura controversa: l’imprenditore americano di origine russa Konstantin Sokolov, uno dei finanziatori di Donald Trump, che tra le altre cose possiede già beni in Armenia.
Paolo Romano
