ARMENIA. L’Artsakh è il nuovo scenario della contrapposizione USA Russia (Agcnews 25.05.23)

Nel Transcaucaso, il Caucaso del Sud, stanno accadendo strane cose. L’Assemblea nazionale armena il 22 maggio ha adottato una risoluzione sull’inammissibilità di riconoscere la repubblica dell’Artsakh come territorio dell’Azerbaigian.

La risoluzione arriva sullo sfondo di una recente dichiarazione di Nikol Pashinyan, presidente dell’Armenia, sulla sua disponibilità a fare concessioni alle autorità azere di Baku. Il documento dell’Artsakh in realtà conteneva un invito ai politici armeni di condannare le attività di Pashinyan pena la condanna politica come traditori.

L’iniziativa è stata sostenuta dall’ex presidente dell’Armenia Serzh Sargsyan, ex presidenti e ministri dell’Artsakh, comitati nazionali armeni in Europa e in America, nonché dal Catolicosato della Grande Casa di Cilicia, una delle due sedi della Chiesa apostolica armena. La proposta non è stata approvata solo dal presidente dell’Assemblea nazionale Alen Simonyan.

Tuttavia, alcuni noti politici armeni non hanno espresso una posizione specifica. L’ex leader armeno Robert Kocharyan ha definito l’evento la “simulazione di una lotta”. Il capo del partito Sasna Tsrer, legato agli Stati Uniti, Zhirayr Sefilyan, ha chiesto la formazione di una leadership politica nazionale. E l’attuale presidente dell’Artsakh, Arayik Harutyunyan, ha detto che avrebbe rilasciato una dichiarazione in seguito.

Il discorso del 22 maggio di Nikol Pashinyan ha chiarito le sue intenzioni riguardo all’Artsakh: il completo allontanamento da Kahnkendi e l’abbandono dell’Artsakh, per chiudere la partita con l’Azerbaijan. Per gli oppositori di Pashinyan, questo è ciò verso cui si sta muovendo la leadership armena secondo un preciso piano americano.

Il 22 maggio sono arrivate a Yerevan due delegazioni da Stati Uniti e Gran Bretagna, alla vigilia di un importante incontro tra Pashinyan e Ilham Aliyev il 25 maggio.

L’opposizione parlamentare armena ha seguito l’esempio di Pashinyan e ha preso le distanze dalla situazione, preferendo guardare in silenzio alla resa del Nagorno-Karabakh all’Azerbaigian. Ma c’è un protagonista della storia che deve avere molto dall’Armenia: Mosca. Yerevan è indebitata fin sopra il collo con Mosca e se fino ad ora la Russia è stata ferma ad osservare visti gli accordi in corso tra Azerbaijan e Russia, non è detto che faccia altrettanto se gli americani metteranno come sembra piede in Armenia. Nuovo teatro della contrapposizione tra Washington e Londra da un lato e Mosca dall’altro.

Infatti, gli Stati Uniti, secondo quanto annunciato dalla coordinatrice dei programmi di assistenza del governo Usa per l’Europa e l’Eurasia, Mariya Longi, stanno valutando la possibilità di costruire piccoli reattori nucleari modulari in Armenia e in altri stati eurasiatici, cercando di rafforzare la loro indipendenza energetica da Russia e Cina, sottraendoli alla dipendenza energetica russa.

Anna Lotti

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La svolta: accordo tra Armenia e Azerbaigian per il Nagorno-Karabakh? (Kulturjam 24.05.23)