Armenia. Mosca amplia i divieti sulle importazioni e aumenta la pressione economica su Erevan (Notizie geopolitiche 25.07.26)
La Russia continua a limitare l’accesso dei prodotti armeni al proprio mercato. Dal 27 luglio entrerà in vigore il divieto di importazione dei prodotti lattiero-caseari provenienti dall’Armenia, una decisione che Mosca giustifica con presunte irregolarità sanitarie riscontrate durante le ispezioni negli impianti di produzione.
Secondo le autorità russe, alcune aziende armene avrebbero utilizzato latte proveniente da allevamenti infetti e materie prime originarie di Paesi esterni all’Unione Economica Eurasiatica. Il provvedimento si aggiunge però a una lunga serie di restrizioni introdotte nelle ultime settimane che hanno già colpito fiori, ortaggi, frutta, pesce vivo e bevande alcoliche, oltre al blocco del transito di numerose merci armene attraverso il territorio russo verso altri Stati membri dell’Unione Economica Eurasiatica.
L’estensione dei divieti alimenta il sospetto che le motivazioni sanitarie vengano utilizzate anche come strumento di pressione politica. In passato Mosca ha già fatto ricorso a restrizioni commerciali nei confronti di Paesi con i quali attraversava momenti di tensione diplomatica, trasformando controlli fitosanitari e veterinari in efficaci strumenti di coercizione economica.
Per l’Armenia le conseguenze sono particolarmente pesanti. La Russia rappresenta infatti uno dei principali mercati di destinazione delle esportazioni agroalimentari armene e la riconversione verso nuovi sbocchi commerciali richiede tempo, investimenti e l’adattamento a normative e standard differenti. I produttori rischiano così di subire perdite economiche, mentre l’eccesso di offerta sul mercato interno potrebbe comprimere ulteriormente i prezzi.
Le restrizioni mettono inoltre in discussione il funzionamento dell’Unione Economica Eurasiatica, che dovrebbe garantire la libera circolazione delle merci tra gli Stati membri. La possibilità per Mosca di interrompere unilateralmente importazioni e transiti conferma invece il forte peso politico esercitato dalla Russia all’interno dell’organizzazione.
Sul piano politico, il deterioramento dei rapporti tra i due Paesi costituisce lo sfondo della vicenda. Negli ultimi anni Erevan ha progressivamente preso le distanze dal Cremlino, criticando il ruolo russo durante la crisi del Nagorno-Karabakh e rafforzando i rapporti con Unione Europea e Stati Uniti. Una scelta che Mosca interpreta come una progressiva erosione della propria influenza nel Caucaso meridionale.
In questo contesto le restrizioni commerciali assumono il valore di uno strumento di pressione geoeconomica. Attraverso il controllo delle rotte commerciali, delle infrastrutture di trasporto e dell’accesso al proprio mercato, la Russia ricorda all’Armenia quanto la sua economia resti ancora legata al sistema regionale costruito da Mosca. La crisi conferma come, nel Caucaso meridionale, il commercio e la logistica siano diventati strumenti di competizione strategica tanto quanto la forza militare.
