Artsakh, la memoria cancellata. La questione della distruzione del patrimonio culturale armeno sotto controllo azero (Korazym 20.06.26)

[Korazym.org/Blog dell’Editore, 20.06.2026 – Vik van Brantegem] – La recente notizia della demolizione di due memoriali nel villaggio di Astghashen, nella regione di Askeran della Repubblica di Artsakh/Nagorno-Karabakh, occupato dall’Azerbaigian, riporta all’attenzione internazionale una questione che da anni suscita crescente preoccupazione tra storici, archeologi, studiosi del patrimonio culturale e organismi internazionali: la sorte dell’eredità storica e religiosa armena nei territori ancestrali armeni occupati dall’Azerbaigian.

Secondo il progetto accademico indipendente di monitoraggio del patrimonio culturale dell’Artsakh, noto come Monument Watch, i due monumenti sono stati demoliti nel periodo compreso tra il 2024 e il 2025, come attesterebbe il confronto tra immagini satellitari. Uno dei memoriali era dedicato agli abitanti del villaggio caduti durante la guerra del Nagorno-Karabakh ed era stato inaugurato nel 2012; l’altro commemorava i residenti di Astghashen morti durante la Seconda Guerra Mondiale e risaliva agli anni Settanta del Novecento.

L’episodio non rappresenta un caso isolato. Dal termine della guerra dei quarantaquattro giorni del 2020 e, soprattutto, dopo l’offensiva azera del settembre 2023 che ha portato al completo controllo del territorio da parte di Baku e all’esodo della totalità della popolazione armena, numerose organizzazioni di monitoraggio hanno documentato interventi che hanno interessato chiese, monasteri, cimiteri, khachkar (le tradizionali croci di pietra armene), monumenti commemorativi e interi complessi storici.

Tra i soggetti più attivi nella documentazione di tali fenomeni vi è Monument Watch, piattaforma scientifica costituita nel 2021 da studiosi Armeni e internazionali con l’obiettivo di registrare e monitorare lo stato dei beni culturali presenti in Artsakh. Il progetto censisce migliaia di siti storici e pubblica regolarmente rapporti riguardanti demolizioni, alterazioni, restauri controversi e cambiamenti intervenuti sui monumenti della regione.

Le accuse rivolte all’Azerbaigian sono particolarmente gravi. Secondo numerosi studiosi e organizzazioni armene, la distruzione di monumenti e luoghi della memoria costituisce parte di una più ampia strategia di cancellazione delle testimonianze storiche della presenza armena nel territorio. In alcuni rapporti si parla esplicitamente di «genocidio culturale», espressione utilizzata per indicare la sistematica eliminazione dei segni materiali dell’identità di una comunità.

La autorità dell’Azerbaigian respingono le accuse, sostenendo che molti dei siti interessati siano stati impropriamente attribuiti alla tradizione armena o che gli interventi effettuati rientrino in programmi di riqualificazione e restauro dei territori “tornati sotto la sovranità azera”. L’occupazione militare dell’Azerbaigian dei territori rende particolarmente complesso l’accertamento indipendente dei fatti sul terreno.

Negli ultimi anni anche diversi organismi internazionali hanno espresso preoccupazione. Il Parlamento Europeo, in una risoluzione approvata il 30 aprile 2026, ha condannato la distruzione di monumenti armeni in Artsakh/Nagorno-Karabakh e ha chiesto l’accertamento delle responsabilità. Analogamente, la Commissione statunitense per la Libertà Religiosa Internazionale (USCIRF) ha richiamato l’attenzione sulla sorte di numerosi edifici religiosi cristiani presenti nella regione.

La questione assume una rilevanza che va oltre il conflitto tra Armenia e Azerbaigian. Il patrimonio culturale rappresenta infatti una testimonianza storica dell’esistenza di popoli, comunità e tradizioni che si sono succeduti nei secoli. La distruzione di monumenti, chiese, cimiteri o memoriali non comporta soltanto la perdita di opere materiali, ma incide sulla memoria collettiva e sulla possibilità stessa di ricostruire il passato. In questo contesto, il caso di Astghashen si inserisce in un dibattito più ampio che riguarda la tutela del patrimonio culturale nelle aree di conflitto e il diritto delle comunità scomparse o costrette all’esilio a vedere preservate le tracce della propria storia.

Qualunque sia l’esito delle controversie politiche e territoriali, la conservazione dei monumenti e dei luoghi della memoria rimane una responsabilità che la comunità internazionale deve considerare parte integrante della tutela del patrimonio dell’umanità.

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