Il Premio Abbiati a Emmanuel Tjeknavorian (Orchestra Filarmonica di Milano 01/4/25)

Emmanuel Tjeknavorian, Direttore Musicale dell’Orchestra Sinfonica di Milano, l’Associazione Nazionale Critici Musicali ha assegnato il Premio Abbiati come Miglior Direttore. La giuria, presieduta da Angelo Foletto e composta dal direttivo dell’Associazione Nazionale dei Critici Musicali composto da Andrea Estero, Alessandro Cammarano, Carlo Fiore, Gianluigi Mattietti, Carla Moreni e Roberta Pedrotti e da sette critici eletti dagli iscritti fra i soci dell’Associazione, Attilio Cantore, Susanna Franchi, Cesare Galla, Giancarlo Landini, Gregorio Moppi, Alessandro Rigolli e Lorenzo Tozzi, ha deciso di attribuire questo prestigioso premio a Emmanuel Tjeknavorian, Direttore Musicale della nostra Orchestra da settembre 2024, coronando un percorso intrapreso da pochi mesi e che ha riscosso fin da subito l’unanime entusiasmo di pubblico e critica.

Queste le parole di Emmanuel Tjeknavorian:

Sono profondamente onorato di ricevere il Premio Abbiati come Miglior Direttore d’Orchestra. Questo riconoscimento non è solo un traguardo personale, ma una testimonianza dello straordinario percorso che ho intrapreso con l’Orchestra Sinfonica di Milano. In pochi mesi abbiamo costruito qualcosa di veramente speciale: un legame artistico alimentato da passione, fiducia e un’incessante ricerca dell’eccellenza musicale. Questo premio è un riflesso della dedizione condivisa e sono profondamente grato all’Orchestra e al nostro pubblico, il cui incrollabile sostegno ci ispira ogni giorno

Il Premio Abbiati a Tjeknavorian rappresenta per il secondo anno consecutivo il riconoscimento dell’Associazione Nazionale Critici Musicali nei confronti della Fondazione Orchestra Sinfonica e Coro Sinfonico di Milano Giuseppe Verdi.

Come afferma Ambra Redaelli, Presidente della Fondazione:
“Fin dal suo primo concerto come Direttore musicale designato, nel febbraio 2024, è stato evidente che con il M° Tjeknavorian avremmo intrapreso un percorso straordinario sotto ogni punto di vista. Nella Stagione in corso abbiamo avuto modo di ammirarne la statura di interprete, l’eccezionale qualità del lavoro condotto con l’orchestra, che ha saputo valorizzare e ispirare in ogni sezione, ma anche la visione, la disponibilità e l’empatia, qualità che gli hanno consentito di conquistare immediatamente tutto il nostro pubblico, a partire dai più giovani. Oggi, il Premio Abbiati che gli è stato assegnato come miglior direttore d’orchestra rappresenta un riconoscimento di eccezionale rilevanza, che, dopo il Premio speciale assegnato al ‘Festival Mahler’ nel 2024, conferma al massimo livello il valore artistico raggiunto dalla nostra Istituzione”.

La Chiesa avrà il primo santo della Papua Nuova Guinea e un vescovo martire armeno (Vatican News 31.03.25)

Saranno canonizzati Ignazio Choukrallah Maloyan, arcivescovo di Mardin degli Armeni, martire nel 1915 durante il genocidio armeno, e il laico Pietro To Rot, martire vissuto nel secolo scorso in terra papuana. Agli onori degli altari anche Maria del Monte Carmelo, fondatrice delle Suore Ancelle di Gesù: la religiosa sarà la prima santa del Venezuela. Verrà beatificato il sacerdote barese Carmelo De Palma e diventa venerabile il presbitero brasiliano Giuseppe Antonio Ibiapina

Tiziana Campisi – Città del Vaticano

La Chiesa avrà tre nuovi santi e un nuovo beato e da oggi anche un nuovo venerabile. Francesco ha autorizzato il Dicastero delle Cause dei Santi a promulgarne i decreti da lui firmati lo scorso 28 marzo e pubblicati oggi.

Ad essere canonizzati saranno Ignazio Choukrallah Maloyan, vescovo di Mardin degli Armeni, martire nel 1915 durante il genocidio armeno e il laico Pietro To Rot, dell’isola di Rakunai – Rabaul, nell’attuale Papua Nuova Guinea, catechista, vissuto nel secolo scorso, anche lui martire, ucciso per aver proseguito il suo apostolato nonostante il divieto imposto dai giapponesi durante la seconda guerra mondiale – che, insieme ad altre cause di beati, saranno inseriti nel futuro Concistoro che, come di prassi, riguarderà le prossime canonizzazioni – e Maria del Monte Carmelo, religiosa, fondatrice delle Serve di Gesù del Venezuela, che con amore ha svolto il suo servizio nelle parrocchie e nelle scuole, dedicandosi in particolare ai più bisognosi.

Sarà beatificato, poi, Carmelo De Palma, sacerdote diocesano, che ha svolto il suo ministero in Puglia tra la fine dell’Ottocento e il Novecento, e sono state riconosciute le virtù eroiche del servo di Dio Giuseppe Antonio Maria Ibiapina, sacerdote brasiliano vissuto nel XIX secolo, che per questo è venerabile.

Martire durante il genocidio del suo popolo

Ignazio Choukrallah Maloyan, nasce nel 1869 a Mardin, nell’odierna Turchia. Sin da bambino mostra di essere incline alla preghiera e nel 1883 entra nel convento di Bzommar, in Libano, sede dell’Istituto del Clero Patriarcale armeno. È ordinato sacerdote nel 1896 e viene chiamato Ignazio. Inviato ad Alessandria d’Egitto si distingue per la predicazione, in lingua araba e in turco, si dedica al ministero parrocchiale e allo studio dei testi sacri. Nominato vicario patriarcale del Cairo, prosegue la cura pastorale degli armeni, ma l’anno dopo torna ad Alessandria a causa di problemi agli occhi. Successivamente viene chiamato a Costantinopoli dal patriarca Boghos Bedros XII Sabbagghian che gli affida la sua segreteria personale, ma nel luglio del 1904 rientra ad Alessandria per farsi curare e continuare lì l’apostolato. Sei anni dopo è vicario patriarcale di Mardin. Nel 1911 partecipa a Roma al Sinodo dei vescovi armeni convocato per studiare la situazione creatasi in Turchia dopo l’avvento al potere del movimento dei Giovani Turchi: qui viene eletto arcivescovo di Mardin. Quindi intraprende la visita della sua diocesi, impegnandosi particolarmente nella formazione del clero. Dopo l’attentato di Sarajevo del 28 giugno 1914, preparatasi la Turchia ad entrare in guerra e registratisi arruolamenti forzati e vessazioni contro i cristiani e specialmente contro gli armeni, Maloyan collabora con le autorità, ma le chiese continuano a ricevere minacce e assalti, tanto, poi, da essere tutte perquisite. Il 3 giugno, festa del Corpus Domini, Maloyan viene arrestato insieme a 13 sacerdoti e ad altri 600 cristiani. Rifiutandosi di rinnegare la fede, vengono tutti giustiziati l’11 giugno 1915. Choukrallah Maloyan viene beatificato da Giovanni Paolo II il 7 ottobre 2001, anno centenario della cristianizzazione dell’Armenia, e la fama del suo martirio si diffonde rapidamente in tutto il mondo. Le sue parole e i suoi insegnamenti, soprattutto la sua carità e il perdono per i persecutori, sono considerati per l’intera Chiesa, nei suoi differenti riti, un valido e prezioso esempio per vivere la fedeltà al Vangelo anche nei momenti più difficili.

L’itinerario musicale dell’Ensemble Prometeo: un viaggio tra la tradizione russa e lo spirito armeno (Gaeta 31.3.25)

Giovedì 3 aprile, alle ore 20.30, il Teatro Sannazaro di Napoli ospiterà un concerto dell’Ensemble Prometeo, un evento organizzato per l’Associazione Alessandro Scarlatti sotto la presidenza di Oreste de Divitiis. Il programma musicale dell’ensemble promete di trasportare il pubblico in un viaggio sonoro che esplora il profondo legame tra le tradizioni musicali della Russia e dell’Armenia. Attraverso opere di compositori noti come SchostakovichArutiunianKhachaturian e Stravinsky, il concerto punta a mettere in evidenza la ricchezza espressiva della musica dell’Est.

Un concetto musicale che unisce culture

L’Ensemble, diretto artisticamente da Tommaso Rossi, presenta un’opportunità unica per conoscere composizioni meno frequentemente eseguite in Italia“Un concerto in cui la grande tradizione russa incontra lo spirito armeno”, così lo ha definito Rossi, illustrando l’importanza della fusione culturale che il programma intende perseguire. Il concerto si distingue per la scelta di pezzi dal forte impatto emotivo, elementi chiave della musica dell’Est europeo, in un’epoca in cui il dialogo musicale tra le diverse culture è sempre più significativo.

Il percorso musicale si aprirà con i “5 pezzi” di Dmitri Schostakovich, lavori caratterizzati da intensità e varietà espressiva. Seguirà il “Trio per violino, clarinetto e pianoforte” di Aram Khachaturian, un’opera che offre una raffinata fusione di melodie folk armene con stili classici. La “Suite per trio” di Alexander Arutiunian apporterà una freschezza ritmica, mentre il concerto si concluderà con la “Suite” da “L’histoire du Soldat” di Igor Stravinsky, nota per il suo linguaggio originale e innovativo. L’insieme di queste opere offre una sintesi della storia musicale di una vasta area geografica, mutevole nei suoi vari stili e nelle sue forme melodiche.

L’Ensemble Prometeo: un’accademia di talenti

Fondato nel 2009 all’interno della Fondazione Prometeo, l’Ensemble si distingue per l’elevato calibro dei suoi musicisti, molti dei quali sono solisti di spicco nella scena musicale italiana. Grazia Raimondi, primo violino in diverse orchestre di prestigio e oggi parte della Camerata Strumentale Città di Prato, contribuirà con le sue abilità tecniche e interpretative. Michele Marelli, clarinettista di formazione, è anche membro dell’ensemble MusikFabrik, noto per la sua passione nella musica contemporanea. D’altro canto, Ciro Longobardi, pianista e docente al Conservatorio di Salerno, ha ricevuto premi di rilevanza internazionale, come il Premio Kranichsteiner di Darmstadt.

Questi artisti, nel loro insieme, non solo eseguono i brani con grande maestria, ma sono anche portatori di una visione musicale che abbraccia l’innovazione e la tradizione. La loro dedizione per la musica dell’Est europeo si traduce in un concertato che pone in risalto la ricca varietà di stili e influenze, una qualità distintiva dell’Ensemble Prometeo.

Un concerto di forte impatto emotivo

Il concerto rappresenta un’importante occasione per il pubblico, non solo per ascoltare musiche di compositori di grande valore, ma anche per avvicinarsi a opere che difficilmente trovano spazio nei programmi delle sale da concerto. I musicisti hanno dichiarato che la base del programma è stata in parte ispirata dall’opera di Stravinsky, sottolineando come la composizione del maestro russo abbia influenzato il repertorio per trio. “A partire da questa consapevolezza, si è voluto creare un programma che non solo rappresentasse quelle influenze, ma anche mettesse in evidenza le singolarità di altri compositori di origini est-europee.”

Durante la performance, i contrasti ritmici e melodici tra le varie opere offriranno al pubblico un’esperienza sonora stimolante e commovente. Il linguaggio nervoso di Stravinsky troverà un equilibrio con la linearità melodica dei brani di Khachaturian e Arutiunian, creando un clima di ascolto che metterà in luce le diverse tradizioni e culture musicali.

Quest’evento si configura come un’importante occasione per celebrare la musica, testimoniando come essa possa fungere da ponte tra culture diverse, favorendo la comprensione e l’apprezzamento reciproco.

 

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Il Presidente della Germania Federale in Armenia e Azerbaigian (Faro di Roma 31.03.25)

Il presidente della Germania Federale Frank-Walter Steinmeier è in visita nelle Repubbliche di Armenia e Azerbaigian dal 30 marzo al 2 aprile 2025. Si tratta della prima visita di un presidente federale.
In Armenia, il Presidente ha incontrato il Presidente Vahagn Khachaturian e il Primo Ministro Nikol Pashinyan a Yerevan per colloqui. Ha visitato inoltre il centro di apprendimento informatico “TUMO” e ha preso parte a un ricevimento culturale. Nel suo secondo giorno in Armenia, il Presidente federale si recherà a Dilijan dove incontrerà imprenditrici armene e visiterà un progetto di sviluppo urbano. Presso il lago Sevan visiterà una chiesa armena e una stazione di misurazione idrometeorologica alla quale partecipa il Centro Helmholtz per la ricerca ambientale.
Durante la sua visita in Azerbaigian, il Presidente federale incontrerà il Presidente Ilham Aliyev. Dopo aver reso omaggio al Memoriale dei Martiri, il Presidente tedesco visiterà il centro storico di Baku, patrimonio dell’umanità UNESCO, e terrà un dibattito con il clero cristiano, musulmano ed ebraico sulla tolleranza e la comprensione interreligiosa. Parteciperà anche a un dibattito sulla situazione delle donne in Azerbaigian.
Carlo Marino
#carlomarinoeuropeannewsagency
#Eurasiaticanews

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La prima volta che sentii parlare dell’Armenia, «culla dell’umanità» (Tempi 29.03.25)

Ho visto un film dedicato a un grande musicista armeno, Komitas Vardabet. Si intitola “Songs of Solomon” e ve lo consiglio, in attesa che qualcuno lo renda fruibile anche in Italia
Locandina del film Songs of Solomon (2019)

Ho visto un film dedicato a un grande musicista armeno, Komitas Vardabet (padre Komitas). Si intitola Soghomoni yergery, in inglese Songs of Solomon, cioè Canti di Salomone. È del 2019, diretto da Arman Nshanian. Nessuna catena televisiva lo ha messo in programma, da voi in Italia

Vi chiedo: guardatelo. Dà speranza, non una tipo fiorellino plasticato, ma una speranza come miele di roccia. Komitas… Lascio echeggiare questo nome nella memoria del mio avatar. Prima di rinascere Molokano, in un villaggio armeno del Caucaso Meridionale, presso il lago di Sevan, ero un giornalista italiano. Non avevo mai sentito neppure parlare di Armenia, tanto meno di genocidio. Sapevo dell’esistenza di armeni ma come fossero provenienti da un’Atlantide asiatica, avvolta nelle nebbie come Avalon, un Eldorado sprofondato nelle viscere del mito, senza neppure le lampade di Aladino.

Una notizia non pervenuta

Finché nel luglio del 2001 mi arrivò una telefonata da Ravenna. Cristina e Riccardo Muti mi chiedevano di far parte della loro carovana che andava a Erevan (Erevan? Mai sentita) e poi a Istanbul (quella sì). In Armenia e in Turchia per costruire con la musica un ponte per la pace. Ero già stato con loro a Sarajevo e poi a Beirut. Salii dalla pista di Rimini a bordo dell’aereo ornato di scritte in un alfabeto ignoto.

Ero tramortito e sonnambulo per la troppa crudeltà di Genova dove si era svolto il G8, con la morte di Carlo Giuliani, le devastazioni, i pestaggi nella scuola Diaz. Non sapevo nulla della ferocia un milione di volte più sistematica e totalitaria. Il genocidio armeno. Una notizia non pervenuta, come capitava una volta per la temperatura di una città della Lucania, non aveva lasciato un rigo sui miei libri di liceale, sui taccuini di inviato nel mondo: zero, era passata la scopa dell’opportunismo e della cattiva coscienza a spazzar via i rimasugli di corpi frantumati.

«Un’isola cristiana tra elementi asiatici estranei»

Quando mi siedo giaccio nell’ignoranza. Non ne so ancora nulla. Niente di niente. Mi ero portato in borsa Imperium il volume di Ryszard Kapuscinski con i suoi reportage dalle repubbliche e dai territori della disciolta Unione Sovietica. Lessi, trovai. Descriveva «una solitaria isola cristiana in mezzo a un mare di elementi asiatici a loro estranei». Parlava di «capitoli bianchi nel manuale di storia». Di «un’ascensione vertiginosa, seguita da una vertiginosa caduta». Qui – scrisse quel polacco, il più grande reporter del XX secolo – c’è «la culla dell’umanità». Anzi c’era.

Chi ha strozzato, impiccato, trascinato tra i rovi quella bimba da Dio chiamata Armenia? Se ne stava lì da millenni, dal volto vecchissimo e gli occhi azzurro-neri, dai riflessi di cobalto e di comete persiane. In certi quadri lombardi del cinquecento lasciano che la Madonna tenga in braccio il Gesù Bambino già pieno di rughe, e lei lo guarda felice e triste, il cuore trafitto dalle lame. Non scrive “genocidio”, Kapuscinski. Usa altre parole: «Nel 1915 in Turchia cominciò il massacro degli armeni. Fu nella storia il maggior eccidio prima di Hitler, un milione e mezzo di armeni vi persero la vita».

Padre Komitas Vardabet (1869-1935) nel 1902
Padre Komitas Vardabet (1869-1935) nel 1902

Il sultano lunatico e le chiese bruciate

In un punto lo scrittore polacco ha sbagliato. Non cominciò tutto nel 1915. Nel 1894-95 sotto il sultano Hamid II ci fu il prologo. Accadde in Anatolia. Fino ad allora turchi e armeni vivevano fianco a fianco, amici tra amici. Ma il lunatico sultano, d’accordo con gente golosa dei beni di quegli strani abitanti cristiani dell’impero ottomano, ordirono e portarono a compimento un massacro che non risparmiò miriadi di ragazze e spose che si erano barricate nelle chiese: i predoni del sultano le incendiarono, morirono a migliaia. In tutto perirono trecentomila armeni.

Komitas è lontano dalla sua città natale, è diventato prete. Ma la sua voce – la più bella del mondo secondo tantissime testimonianze – inondava ancora la sua Kütahya, nella zona più occidentale dell’Anatolia, dov’era nato nel 1969, col nome di Soghomon (Salomone) Soghomonyan. Lo scrittore polacco accennava alla storia misteriosa di Komitas. Essa si impastò con la mia vita.

Il mio avatar italiano racconterà questo mistero. In attesa che qualche coscienza nei mondi della Rai o delle grandi reti si smuova, cancelli la censura omertosa, e consegni il film (oggi attingibile in lingua armena con sottotitoli in inglese) alle vostre da me amate genti.

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Lo spiraglio dell’Armenia. Vista dal Caucaso, l’Europa non è da buttare via (Haffington post 29.03.25)

Negli ultimi venti anni, pur con i suoi limiti, l’Ue si è allargata a macchia d’olio non per spirito di conquista, ma per rispondere a una domanda diffusa di stabilità e sviluppo.

 

La vecchia Europa, dileggiata all’est e insultata a ovest, ha ancora qualcosa da dire e da offrire. Chi fugge da guerre o dalla fame e insegue il sogno o il miraggio di un’esistenza dignitosa non guarda alla Russia né alla Cina, si aggrappa all’Europa. È evidente, lo sappiamo da anni, ma non c’è solo questo. C’è l’attrazione che l’Europa esercita su popoli e Stati assetati di libertà e progresso, vogliosi di orizzonti più rassicuranti. Negli ultimi venti anni, pur con i suoi limiti, l’Ue si è allargata a macchia d’olio non per spirito di conquista, ma per rispondere a una domanda diffusa di stabilità e sviluppo. Il racconto dell’espansionismo imperialistico lasciamolo ad altri.

Ora, in una stagione di guerre e tensioni, ai bordi dell’Europa qualcosa si muove a piccoli passi in una direzione opposta alla disintegrazione. Con pazienza e intelligenza si costruisce un percorso di pace e si intravede con speranza un possibile ancoraggio all’Europa. Dopo anni di scontri armati e contrapposizioni frontali, la diplomazia torna a essere protagonista, rivitalizza il negoziato e mette a segno qualche punto nel lungo conflitto tra Armenia e Azerbaigian, costato molte vittime e da ultimo l’esodo forzato di centoventimila armeni dal Nagorno-Karabakh.

Con una laboriosa trattativa, è stato definito il testo di un accordo tra Erevan e Baku, di cui al momento si attende solo la firma. È la base per una normalizzazione dei rapporti bilaterali, a valle della offensiva militare azera che a settembre del 2023 ha completamente spazzato via tutti i centoventimila armeni dalla regione contestata del Nagorno-Karabakh. A Erevan l’esodo forzato degli armeni, costretti a riparare in patria, è stato vissuto come un tradimento da parte della Russia, che ne avrebbe dovuto garantire la sicurezza e il fragile equilibrio con i potenti vicini azeri e invece ha voltato le spalle agli armeni. Da qui il risentimento di questi ultimi e il progetto di una cauta emancipazione dalla tutela di Mosca, forse troppo assorbita dalla sciagurata guerra contro l’Ucraina per impegnarsi a fondo in Armenia.

L’Armenia, lembo più meridionale dell’ex Unione sovietica, è chiusa ermeticamente su due dei suoi quattro confini. Aperti i valichi con la Georgia a nord e con l’Iran a sud, la piccola Repubblica armena ha sinora vissuto senza comunicazioni dirette con l’Azerbaigian a est e la Turchia a ovest. Benedetta sia da Washington sia da Teheran, oltre che nei rapporti bilaterali la bozza di accordo con Baku apre uno scenario promettente nell’intera regione del Caucaso meridionale. Si prevedono l’apertura delle frontiere orientale e occidentale, in particolare del valico di Akhurik con la Turchia, controlli doganali snelli e il ripristino di un tratto nevralgico di ferrovia, Nrnadzor-Agarak, al confine meridionale, che unisce Azerbaigian, Arnenia e Turchia lambendo l’Iran. Gli azeri ne beneficeranno con il contatto diretto che si stabilirà con la loro exclave occidentale del Nakhichevan, sino a oggi isolata, e per l’apertura di una via di comunicazione con la Turchia e il Mediterraneo (corridoio di Zangezur). Gli armeni potranno contare su una normalizzazione del traffico e dei rapporti con Ankara, a lungo avvelenati dalla storia.

Prende forma insomma un disegno di integrazione delle infrastrutture e di cooperazione regionale che può favorire il superamento di tensioni radicate nel tempo e di forti diffidenze. Ci saranno vantaggi per tutti, sempre che l’Azerbaigian non ponga altri ostacoli o condizioni, come una modifica della Costituzione armena, alla firma e poi al rispetto dell’accordo. A Erevan sono pronti e sperano di formalizzarlo quanto prima. È positivo che l’Osce, l’Ue e l’Italia abbiano salutato con favore l’intesa e il processo avviato.

In parallelo, con molta gradualità va avanti una marcia di avvicinamento all’Europa. Il primo ministro armeno, Nikol Pashinyan, e i suoi ministri, rappresentanti di una nuova generazione politica, sanno di doversi muovere con cautela, ma assecondano la richiesta di attenzione all’Europa. Potrebbe essere l’inizio di un cammino virtuoso, distensione bilaterale, collaborazione regionale e sponda europea. A Erevan si parte dalla base. L’iniziativa è venuta dalla raccolta di firme di decine di migliaia di persone che hanno sollecitato il Parlamento a dibattere e a pronunciarsi, in due letture, su un impegno di collaborazione con l’Europa. Il quale è stato adottato in questi giorni a larga maggioranza. Ora si tratta di dare sostanza alle attese dell’Armenia, evitando promesse europee irrealistiche e concentrandosi su un’agenda possibile, concreta, anche per consolidare una dirigenza coraggiosa, interessata a guardare avanti.

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Storico accordo tra Armenia e Azerbaigian, ma la pace è davvero vicina? (Domani 29.03.25)

Dopo tre decenni di ostilità per il controllo del Nagorno Karabakh, i ministri degli Esteri dei due paesi hanno annunciato un accordo di pace. Prima della firma però rimangono due ostacoli ancora da superare 

Armenia – Mete avventurose: questo Paese ha trionfato su tutti (Donna Moderna 28.03.25)

Destinazione ideale per gli amanti dell’avventura, l’Armenia si aggiudica il PATWA International Travel Award assegnato a Berlino

28.03.2025

Vista della cattedrale di Tatev Armenia

Èl’Armenia la destinazione dell’anno per il turismo d’avventura. Il PATWA International Travel Award, prestigioso riconoscimento assegnato ogni anno durante la Fiera Internazionale del Turismo di Berlino (ITB) premia il Paese a cavallo tra Asia ed Europa, riconoscendone l’offerta turistica unica, capace di coniugare avventura, cultura e tradizione.

Armenia meta ideale per gli amanti dell’avventura

Paese ricco di storia e bellezze naturali mozzafiato nel Caucaso meridionale, l’Armenia rappresenta un vero paradiso per gli amanti del turismo d’avventura, grazie alla sua incredibile varietà di paesaggi.

Dalle montagne imponenti del Caucaso, ai numerosi fiumi e laghi che attraversano il territorio, ogni angolo del Paese offre opportunità di esplorazione. Il monte Ararat, simbolo nazionale, è uno dei luoghi più suggestivi per gli appassionati di trekking e scalata, mentre la regione del lago Sevan, il più grande lago dell’Armenia, è perfetta per attività come il kayak, la pesca e il ciclismo.

Trekking ed escursioni nella natura

L’articolata rete di sentieri attraverso valli verdeggianti, foreste selvagge e antichi monasteri fanno dell’Armenia la meta ideale per il trekking. Il sentiero «Transcaucasian Trail», tremila chilometri che attraversano la nazione collegandola alla Georgia, permette agli escursionisti di immergersi in panorami spettacolari e di scoprire la ricca storia culturale del Paese. I monasteri di Noravank e Khor Virap, ad esempio, sono testimoni di una storia millenaria e sono facilmente raggiungibili attraverso escursioni che combinano bellezza naturale e patrimonio storico. Da non perdere i sentieri dei monti Zangezur e il trekking di più giorni nella catena centrale di Geghama.

Sport e attività outdoor in Armenia

L’Armenia è luogo anche per altre attività adrenaliniche. Le montagne sono perfette per il mountain biking e il Dilijan National Park offre itinerari per i biker di ogni livello. Per gli amanti dell’arrampicata, il Paese caucasico vanta canyon e falesie naturali, come quelle di Noravank Garni, che permettono di testare le proprie capacità in scenari unici. Il rafting sui fiumi, il parapendiol’equitazione e le escursioni in jeep nei territori montuosi completano l’offerta avventurosa del Paese.

Armenia

Cultura e tradizioni armene

L’Armenia non è solo avventura, ma una destinazione ricca di storia e cultura, con numerosi siti affascinanti da scoprire. Primo tra tutti il Monastero di Geghard, capolavoro dell’architettura medievale. Parzialmente scavato nella roccia, questo sito patrimonio dell’UNESCO è avvolto da un’atmosfera spirituale unica. Oppure il Tempio di Garni, l’unico tempio pagano sopravvissuto in Armenia, con uno stile ellenistico impressionante, o la Cattedrale di Echmiadzin, considerata il cuore spirituale dell’Armenia, una delle più antiche cattedrali del mondo e un importante centro religioso.

Non vanno dimenticati i monasteri di Tatev, struttura iconica situata su uno sperone roccioso, accessibile attraverso la funivia più lunga del mondo, e quello di Khor Virap, con una vista straordinaria sul Monte Ararat. O ancora il complesso di Noravank, celebre per la sua posizione all’interno di un canyon, l’Osservatorio di Karahunj, conosciuto anche come «Stonehenge armeno» e il Museo del Genocidio Armeno a Yerevan, la capitale.

Per i turisti infine l’opportunità di immergersi nella tradizione locale, di scoprire l’arte millenaria della produzione di vini, di partecipare a festival tradizionali e di assaporare la cucina armena, ricca di sapori unici.

Infrastrutture e sostenibilità

Nell’ultimo periodo l’Armenia ha investito significativamente nello sviluppo delle infrastrutture turistiche, dando vita a nuovi e moderni resort e strutture ricettive, migliorando i collegamenti per rendere più agevoli gli accessi alle zone di particolare interesse del Paese. Ma tra gli altri elementi che hanno contribuito alla vittoria del Paese come destinazione dell’anno per il turismo d’avventura c’è senz’altro il crescente impegno verso il turismo sostenibile. In questo senso le autorità locali e le imprese turistiche hanno compiuto passi significativi per proteggere l’ambiente e promuovere pratiche ecologiche.

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L’Armenia è stata eletta “destinazione dell’anno per il turismo avventura”: ecco perché (e i motivi per andarci ora) – (Viaggio Corriere)

Jerevan: l’ambasciatore Ferranti a colloquio con il vice primo ministro armeno Grigoryan (Aise 28.03.25)

JEREVAN\ aise\ – Mercoledì scorso, 26 marzo, l’ambasciatore d’Italia a Jerevan, Alessandro Ferranti, è stato ricevuto dal vice primo ministro della Repubblica di Armenia, Mher Grigoryan.
Nel corso del colloquio, le parti hanno sottolineato l’importanza delle dinamiche di sviluppo registrate in campo economico-commerciale e turistico, che contribuiscono all’ulteriore approfondimento dei legami tra i due Paesi.
Ferranti e Grigoryan hanno fatto cenno anche alle significative opportunità di sviluppo della cooperazione nei settori dell’istruzione e della cultura, nonché di altri promettenti ambiti dell’agenda bilaterale tra Italia e Armenia. (aise)

NAPOLI – 3 aprile 2025 – Ensemble Prometeo: un viaggio tra la tradizione russa e lo spirito armeno

Giovedì 3 aprile, alle ore 20.30, il Teatro Sannazaro di Napoli ospiterà un concerto dell’Ensemble Prometeo, un evento organizzato per l’Associazione Alessandro Scarlatti sotto la presidenza di Oreste de Divitiis. Il programma musicale dell’ensemble promete di trasportare il pubblico in un viaggio sonoro che esplora il profondo legame tra le tradizioni musicali della Russia e dell’Armenia. Attraverso opere di compositori noti come SchostakovichArutiunianKhachaturian e Stravinsky, il concerto punta a mettere in evidenza la ricchezza espressiva della musica dell’Est.

Un concetto musicale che unisce culture

L’Ensemble, diretto artisticamente da Tommaso Rossi, presenta un’opportunità unica per conoscere composizioni meno frequentemente eseguite in Italia“Un concerto in cui la grande tradizione russa incontra lo spirito armeno”, così lo ha definito Rossi, illustrando l’importanza della fusione culturale che il programma intende perseguire. Il concerto si distingue per la scelta di pezzi dal forte impatto emotivo, elementi chiave della musica dell’Est europeo, in un’epoca in cui il dialogo musicale tra le diverse culture è sempre più significativo.

Il percorso musicale si aprirà con i “5 pezzi” di Dmitri Schostakovich, lavori caratterizzati da intensità e varietà espressiva. Seguirà il “Trio per violino, clarinetto e pianoforte” di Aram Khachaturian, un’opera che offre una raffinata fusione di melodie folk armene con stili classici. La “Suite per trio” di Alexander Arutiunian apporterà una freschezza ritmica, mentre il concerto si concluderà con la “Suite” da “L’histoire du Soldat” di Igor Stravinsky, nota per il suo linguaggio originale e innovativo. L’insieme di queste opere offre una sintesi della storia musicale di una vasta area geografica, mutevole nei suoi vari stili e nelle sue forme melodiche.

L’Ensemble Prometeo: un’accademia di talenti

Fondato nel 2009 all’interno della Fondazione Prometeo, l’Ensemble si distingue per l’elevato calibro dei suoi musicisti, molti dei quali sono solisti di spicco nella scena musicale italiana. Grazia Raimondi, primo violino in diverse orchestre di prestigio e oggi parte della Camerata Strumentale Città di Prato, contribuirà con le sue abilità tecniche e interpretative. Michele Marelli, clarinettista di formazione, è anche membro dell’ensemble MusikFabrik, noto per la sua passione nella musica contemporanea. D’altro canto, Ciro Longobardi, pianista e docente al Conservatorio di Salerno, ha ricevuto premi di rilevanza internazionale, come il Premio Kranichsteiner di Darmstadt.

Questi artisti, nel loro insieme, non solo eseguono i brani con grande maestria, ma sono anche portatori di una visione musicale che abbraccia l’innovazione e la tradizione. La loro dedizione per la musica dell’Est europeo si traduce in un concertato che pone in risalto la ricca varietà di stili e influenze, una qualità distintiva dell’Ensemble Prometeo.

Un concerto di forte impatto emotivo

Il concerto rappresenta un’importante occasione per il pubblico, non solo per ascoltare musiche di compositori di grande valore, ma anche per avvicinarsi a opere che difficilmente trovano spazio nei programmi delle sale da concerto. I musicisti hanno dichiarato che la base del programma è stata in parte ispirata dall’opera di Stravinsky, sottolineando come la composizione del maestro russo abbia influenzato il repertorio per trio. “A partire da questa consapevolezza, si è voluto creare un programma che non solo rappresentasse quelle influenze, ma anche mettesse in evidenza le singolarità di altri compositori di origini est-europee.”

Durante la performance, i contrasti ritmici e melodici tra le varie opere offriranno al pubblico un’esperienza sonora stimolante e commovente. Il linguaggio nervoso di Stravinsky troverà un equilibrio con la linearità melodica dei brani di Khachaturian e Arutiunian, creando un clima di ascolto che metterà in luce le diverse tradizioni e culture musicali.

Quest’evento si configura come un’importante occasione per celebrare la musica, testimoniando come essa possa fungere da ponte tra culture diverse, favorendo la comprensione e l’apprezzamento reciproco.

 

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