Armenia: 220 attivisti arrestati in manifestazioni per chiedere dimissioni premier (Adnkronos 27.05.24)

Erevan, 27 mag. (Adnkronos) – La polizia armena ha riferito dell’arresto di oltre 220 attivisti, tra cui un membro della fazione di opposizione “Armenia” Ashot Simonyan, nelle proteste iniziate questa mattina in diverse regioni dell’Armenia. Su appello del leader del movimento di opposizione, l’arcivescovo Bagrat Galstanyan, i manifestanti chiedono le dimissioni del primo ministro Nikol Pashinyan. I manifestanti hanno bloccato strade e autostrade introno alla Capitale.

Le proteste, guidate dal leader della diocesi di Tavush della Chiesa apostolica armena, sono iniziate dopo la notizia dell’accordo tra Baku e Yerevan sulla delimitazione del confine nella regione di Tavush. Yerevan ha accettato di trasferire a Baku quattro villaggi che facevano parte della Repubblica Socialista Sovietica Azera e che dagli anni ’90 sono stati sotto il controllo dell’Armenia.

Inondazioni in Armenia: una vittima e centinaia di evacuati nella provincia di Lori (Meteoweb 26.05.24)

Almeno una persona è morta e più di 200 sono state evacuate a causa delle inondazioni nel nord dell’Armenia che hanno distrutto strade e ponti, riferiscono le autorità. Le inondazioni causate dalle forti piogge nella regione settentrionale di Lori hanno causato la morte di una persona e la scomparsa di un’altra, ha riferito il Ministero degli Interni, mentre 232 persone sono state evacuate dalle loro case. Diversi ponti e parti di un’autostrada strategica che collega il Paese montuoso del Caucaso con la Georgia sono stati distrutti dopo che il fiume Debet ha rotto gli argini, ha aggiunto il Ministero. Anche i fiumi Aghstev e Tashir sono esondati.

Una persona è morta quando l’auto su cui viaggiava è caduta in acqua lungo un tratto crollato dell’autostrada M6.

L’operatore ferroviario armeno ha dichiarato di aver cancellato i treni per la Georgia a causa di una frana sulla linea.

Il Primo Ministro Nikol Pashinyan si è diretto nell’area colpita dalle inondazioni, dove sono in corso operazioni di ricerca e salvataggio e sforzi di recupero di emergenza, ha detto sui social media il suo portavoce Nazeli Baghdasaryan. Diversi cittadini sono rimasti intrappolati nelle loro case mentre altri vengono evacuati. Per gestire l’emergenza causata dalle esondazioni è stato creato un quartier generale operativo, guidato da Gnel Sanosyan, Ministro dell’Amministrazione territoriale e delle infrastrutture.

Secondo la Banca Mondiale, ogni anno in Armenia circa 40.000 persone sono colpite dalle inondazioni, che costano al Paese circa 100 milioni di dollari in termini di PIL nazionale.

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Sulle tracce degli armeni, presentata la ricerca sull’antica iscrizione presso la Cattedrale di Salerno (SalernoToday 25.04.24)

“Prendersi un momento per restare “in ammirazione” di quest’antica incisione, conoscendone il significato, può restituire a ciascuno di noi un profondo senso di appartenenza all’umanità di tutti i tempi, sempre alla ricerca della propria pienezza e felicità”, ha detto la Teologa Parente

Si è tenuta questa mattina, la presentazione de “L’antica iscrizione del Duomo di Salerno: sulle tracce degli armeni a Salerno e in Italia”, iniziativa volta a valorizzare l’incisione in lingua armena che si trova sullo stipite sinistro della porta centrale della Cattedrale di Salerno, organizzata dall’Ufficio Cultura e Arte dell’Arcidiocesi di Salerno-Campagna-Acerno, in collaborazione con la Fondazione Alfano I. Presso il Portico del Duomo, dunque, è stato illustrato l’opuscolo bilingue che racconta il significato dell’iscrizione lasciata da un pellegrino armeno giunto a Salerno per venerare le Reliquie di San Matteo Apostolo, con l’inaugurazione di una colonnina descrittiva che consentirà ai visitatori di interpretare l’incisione. Presenti alla conferenza in Cattedrale, l’Arcieparca di Costantinopoli degli armeni, Monsignor Levon Zekiyan, luminare di storia e spiritualità armena che si è soffermato sulla presenza del popolo armeno a Salerno e in Italia, l’Arcivescovo di Salerno-Campagna-Acerno, Sua Eccellenza Monsignor Andrea Bellandi, la Teologa, nonché promotrice dell’evento, la professoressa Lorella Parente, il Vicepresidente della Fondazione Alfano I, Don Ugo De Rosa e la consigliera comunale Vittoria Cosentino.

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“Sono molto lieto del fatto che l’Ufficio Cultura e Arte dell’Arcidiocesi di Salerno- Campagna-Acerno, con il suo Direttore, la teologa Lorella Parente, si sia fatto promotore di questa bellissima iniziativa, concernente la traduzione di un’iscrizione posta sullo stipite sinistro della cornice lapidea del portale centrale della nostra Cattedrale Primaziale Metropolitana di Santa Maria degli Angeli, San Matteo e San Gregorio VII, scritta in lingua armena, opera probabilmente di un pellegrino devoto a Matteo – il «santo apostolo» – le cui spoglie riposano nella Cattedrale medesima. L’opera di trascrizione e traduzione, ovviamente complessa, si deve alla profonda competenza del prof. don Matteo Crimella, docente di Sacra Scrittura presso la Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale di Milano, a cui vanno i miei più sentiti ringraziamenti e quelli dell’intera Arcidiocesi. – ha detto l’Arcivescovo – Indubbiamente, tale lavoro contribuisce ad offrire un ulteriore elemento di conoscenza e valorizzazione di quel patrimonio inestimabile di arte, spiritualità e cultura di cui la nostra Cattedrale è affascinante custode e testimonianza da quasi due millenni e che intendiamo rendere ancora più fruibile non solo ai fedeli salernitani, ma anche ai sempre più numerosi turisti e visitatori che avranno modo di fare esperienza diretta di tale scrigno di memoria cristiana. Un ringraziamento, infine, alla Fondazione “Alfano I” per aver promosso la pubblicazione di queste preziose pagine, culturalmente assai significative”, ha concluso Sua Eccellenza Monsignor Bellandi.

 

“In pochi sanno che l’incisione posta sullo stipite sinistro della cornice lapidea del portale mediano è  un’iscrizione in lingua armena, contenente la supplica di un pellegrino. L’alfabeto armeno fu coniato dal monaco e teologo Mesrop Mashtots (361ca. -440), il quale, all’inizio del V secolo d.C., portò in forma scritta una lingua fino ad allora soltanto parlata, con l’intento principale di far conoscere i testi sacri alla popolazione, abituata a un culto liturgico in greco e in siriaco, incomprensibile alla maggior parte dei fedeli armeni. – incalza la Teologa Lorella Parente –  La tradizione più antica di questo popolo fa risalire le proprie origini al personaggio biblicoì di Hayk, discendente di Japhet, uno dei figli di Noè sbarcato dopo il diluvio universale sul monte Ararat, che è un luogo simbolo dell’Armenia. Infatti, il nome della nazione in lingua originale è Hayastan, “terra di Hayk”. “Armenia” è il nome che ad essa hanno sempre attribuito le popolazioni confinanti.  È interessante ricordare che l’Armenia abbracciò ufficialmente la religione cristiana già a partire dall’anno 301 (data tradizionale), in seguito alla conversione dei regnanti dell’epoca, avvenuta grazie alla predicazione di san Gregorio “l’Illuminatore”, nel senso di “grande evangelizzatore”. Noi, in Campania, lo conosciamo bene con il nome di “San Gregorio Armeno”, per la caratteristica strada di Napoli dedicata ai pastori del presepe, dove è ubicata l’omonima chiesa che custodisce le reliquie del santo, giunte nell’VIII secolo per mano di alcune monache basiliane in fuga dalla repressione iconoclasta dell’Oriente. Non siamo a conoscenza della data esatta in cui il pellegrino armeno a Salerno volle incidere – ma più probabilmente fece incidere da uno scalpellino – la sua preghiera sullo stipite della porta del duomo, ma possiamo dare per certo che egli si trovasse qui per venerare le reliquie del Santo Apostolo Matteo, custodite nella cripta a partire dall’anno 954.  Diversi ricercatori si sono interessati alla sua origine e al suo significato. Il primo studio più noto è quello del gesuita Raffaele Garrucci (1812- 1885), autore de La Storia dell’arte cristiana nei primi otto secoli della Chiesa (voll. 6, Prato 1873-1881) e fondatore del Bullettino archeologico napoletano (nuova serie, Napoli 1851 ss., insieme con G. Minervini). La sua analisi del testo armeno è raccolta nel volume dal titolo Intorno ad alcune iscrizioni antiche di Salerno. Illustrazioni del Padre Raffaele Garrucci della Compagnia di Gesù (Napoli 1851), e precisamente alle pp. 32-35, dove si presenta una possibile traduzione della scritta, ossia: «Il Santo Apostolo abbia misericordia dell’anima di colui, che lo spera. Amen». Il gesuita sottolineava la difficoltà di distinguere alcune lettere, dovuta, secondo lui, a varie imperfezioni nell’esecuzione materiale dell’incisione. Negli ultimi tempi, diversi sono stati gli specialisti che hanno condotto ricerche sulla scritta avventizia”.

“Nel 2020, lo studioso salernitano architetto Renaldo Fasanaro ha effettuato personalmente un rilievo grafico sul posto, utilizzando un particolare metodo – già impiegato per la decifrazione dei reperti linguistici e cultuali sui massi erratici del Friuli, del Bellunese e del Veneto – che consiste nella sovrapposizione di un foglio di carta pergamena sulla superficie lapidea e il successivo disegno “per contrasto” con grafite della scritta sottostante”. “Grazie a tale rilievo, si può notare, all’inizio, il signum crucis, molto presente all’interno delle iscrizioni medievali e anche come incisione singola. L’uso dei pellegrini di incidere croci sugli stipiti delle porte testimonia simbolicamente l’ingresso, o, meglio, il passaggio da uno spazio esterno, laico, verso un’area sacra, cultuale. Il resto dell’iscrizione armena – visibile anche ad occhio nudo, seppur con qualche tratto meno definito – è composto da parole che formano un testo di supplica, analizzato per noi, nelle pagine successive, dal biblista e studioso di lingua armena, prof. Matteo Crimella. Il contenuto della sua traduzione risulta essere questo: «Santo Apostolo, abbi pietà dell’anima di Daniele e di me pellegrino. Amen». Prendersi un momento per restare “in ammirazione” di quest’antica incisione, conoscendone il significato, può restituire a ciascuno di noi un profondo senso di appartenenza all’umanità di tutti i tempi, sempre alla ricerca della propria pienezza e felicità”, ha concluso.

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L’Armenia ha riconsegnato all’Azerbaijan quattro cittadine di confine che occupava dagli anni Novanta (ll Post 24.05.24)

L’Armenia ha riconsegnato all’Azerbaijan quattro cittadine di confine che occupava dagli anni Novanta, conquistate durante una guerra fra le due ex repubbliche sovietiche nel Caucaso. Lo scambio è considerato un passo avanti per avviare dei colloqui di pace tra i due paesi, coinvolti in disputa trentennale attorno al Nagorno Karabakh, un territorio separatista collocato in Azerbaijan, fino a pochi mesi fa controllato dall’Armenia e abitato principalmente da persone di etnia armena. L’Azerbaijan lo aveva riconquistato con una rapida operazione militare lo scorso settembre, spingendo circa 100mila abitanti di etnia armena a rifugiarsi in Armenia.

La cessione è uno dei primi atti concreti nel processo di normalizzazione dei rapporti fra i due paesi. Ha portato alla modifica di un tratto di confine lungo 12 chilometri, ed è stata confermata da entrambi i paesi, che hanno fatto sapere che le rispettive guardie di frontiera si sono spostate sui nuovi confini. I quattro villaggi in azero sono noti come Baghanis Ayrum, Ashaghi Askipara, Kheyrimli e Ghizilhajili: sono considerati di importanza strategica per l’Armenia perché ci passa un’autostrada che la collega con la Georgia, molto importante dal punto di vista commerciale.

La decisione del governo armeno di restituire i villaggi è stata criticata da molti armeni, e migliaia di persone hanno partecipato a manifestazioni di protesta. Gli armeni nazionalisti da tempo criticano il primo ministro Nikol Pashinyan, al potere dal 2018, per la sua gestione dei conflitti con l’Azerbaijan. Nel 2020 l’Azerbaijan riconquistò buona parte del Nagorno Karabakh: già allora Pashinyan fu molto criticato da chi pensava che non avesse difeso abbastanza decisamente il territorio.

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Perché l’Armenia ha ceduto 4 villaggi contesi all’Azerbaigian (Agi)

Salerno: antica iscrizione del Duomo su tracce degli armeni a Salerno e in Italia (Dentrosalerno 22.05.24)

L’Ufficio Cultura e Arte dell’Arcidiocesi di Salerno-Campagna-Acerno, in collaborazione con la Fondazione Alfano I, ha organizzato “L’antica iscrizione del Duomo di Salerno: sulle tracce degli armeni a Salerno e in Italia”, iniziativa volta a valorizzare l’incisione in lingua armena che si trova sullo stipite sinistro della porta centrale della Cattedrale di Salerno. L’appuntamento è per sabato 25 maggio 2024, presso il Portico del Duomo, alle ore 11:30. Per l’occasione, sarà presentato l’opuscolo bilingue che racconta e descrive il significato dell’iscrizione lasciata da un pellegrino armeno giunto a Salerno per venerare le Reliquie di San Matteo Apostolo. In programma, inoltre, l’inaugurazione di una colonnina descrittiva che consentirà ai visitatori di interpretare l’incisione.

A seguire, dunque, la conferenza in Cattedrale tenuta dall’Arcieparca di Costantinopoli degli armeni, Monsignor Levon Zekiyan, luminare di storia e spiritualità armena che si soffermerà sulla presenza del popolo armeno a Salerno e in Italia. All’incontro, interverranno l’Arcivescovo di Salerno-Campagna-Acerno, Sua Eccellenza Monsignor Andrea Bellandi, il Sindaco di Salerno Vincenzo Napoli, la Teologa, nonché promotrice dell’evento, la professoressa Lorella Parente e il Vicepresidente della Fondazione Alfano I, Don Ugo De Rosa.

“La Conferenza di Monsignor Boghos Lévon Zékiyan, Arcivescovo cattolico turco e, dal 21 marzo 2015, Arcieparca di Costantinopoli degli armeni, si terrà in occasione della presentazione di un opuscolo, curato dal Direttore  dell’Ufficio Cultura e Arte dell’Arcidiocesi  professoressa Lorella Parente, in cui si offre la traduzione dell’iscrizione scritta in lingua armena, opera, probabilmente, di un pellegrino devoto a Matteo, il Santo Apostolo, le cui spoglie riposano nella Cattedrale –annuncia S.E. Monsignor Bellandi – L’opera di trascrizione e traduzione, ovviamente complessa, si deve alla profonda competenza del Professor Don Matteo Crimella, docente di Sacra Scrittura e studioso di lingue antiche della Facoltà Teologica di Milano”.

“Indubbiamente, tale lavoro contribuisce ad offrire un ulteriore elemento di conoscenza e valorizzazione di quel patrimonio inestimabile di arte, spiritualità e cultura di cui la nostra Cattedrale è affascinante custode e testimonianza da quasi due millenni. – ha aggiunto l’Arcivescovo di Salerno-Campagna-Acerno – E che intendiamo rendere ancora più fruibile non solo ai fedeli salernitani, ma anche ai sempre più numerosi turisti e visitatori che accorrono ogni giorno a visitare il luogo più sacro della nostra città”, ha concluso S.E. Monsignor Bellandi.

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Charles Aznavour nasceva 100 anni fa: le origini armene, le collaborazioni in Italia, 7 segreti (CDS e altri 22.04.24)

Origini armene

Il 22 maggio 1924 nasceva a Parigi presso rue d’Assas, nel VI arrondissement, Shahnourh Varinag Aznavourian, in arte Charles Aznavour. Cantautore icona della cultura francese, considerato uno dei più influenti musicisti di tutti i tempi, era figlio di genitori armeni: Micha Aznavourian, originario di Akhaltsikhe (nell’odierna Georgia), e di Knar Baghdassarian, originaria di Adapazarı (nell’odierna Turchia). Nella sua carriera ultrasettantennale Aznavour ha venduto oltre 300 milioni di dischi e registrato più di 1200 canzoni in nove lingue diverse (tra cui italiano e napoletano). E queste non sono le uniche curiosità sull’artista, scomparso il 1° ottobre 2018 all’età di 94 anni.

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Charles Aznavour, a un secolo dalla nascita (Il Sole 24 ore)

100 anni di Charles Aznavour (Teche Rai)

Armenia, ancora proteste per i confini con l’Azerbaijan (Osservatorio Balcani e Caucaso 21.05.24)

A seguito della storica decisione di Yerevan e Baku di delimitare parte del confine tra Armenia e Azerbaijan, gli sforzi verso un accordo per normalizzare le relazioni proseguono nonostante le proteste anti-Pashinyan

21/05/2024 –  Onnik James Krikorian

La settimana scorsa, Armenia e Azerbaijan hanno annunciato che il processo di delimitazione di una parte del confine condiviso è stato completato. La notizia è stata ampiamente accolta dalla comunità internazionale come un passo importante verso un accordo per normalizzare le relazioni tra i due paesi dopo oltre tre decenni di inimicizia. L’opposizione armena, tuttavia, continuaa contestare la mossa definendola “illegale” e “incostituzionale”.

Secondo il governo armeno, tuttavia, il processo è stato condotto senza cedere alcun territorio de jure e si basa sulla dichiarazione di Alma-Ata (Almaty) del 1991 che ha segnato la dissoluzione dell’ex Unione Sovietica e la fondazione della Comunità degli Stati Indipendenti (CSI). Nell’ottobre 2022 a Praga, i leader armeno e azero hanno concordato di utilizzare il trattato come base per il reciproco riconoscimento e la delimitazione dei reciproci territori.

L’Unione europea ha accolto con favore i progressi e il conseguente protocollo, incoraggiando entrambe le parti a compiere “ulteriori passi decisivi per affrontare altre questioni bilaterali in sospeso” e restando “impegnata a sostenere gli sforzi volti a portare una pace sostenibile e duratura nella regione del Caucaso meridionale”.

In una riunione di gabinetto del 16 maggio, Pashinyan ha definito l’accordo sul confine un “grande successo” e ha sostenuto che sarebbe servito da modello per delimitare e demarcare altre parti del confine in futuro.

“È stata posta una pietra miliare importante per l’ulteriore sviluppo e rafforzamento della nostra sovranità e indipendenza”, ha affermato il primo ministro armeno. “Per la prima volta dall’indipendenza, la nostra repubblica ha un confine delimitato ufficialmente”.

Alcuni residenti nella sezione di confine in questione non sono così entusiasti. Alcune proprietà e parte di una strada passeranno sotto il controllo dell’Azerbaijan, ma il governo afferma che affronterà questi problemi sulla base delle mappe militari  sovietiche del 1976 che rimangono valide nel contesto di Alma-Ata.

Tuttavia, il leader del movimento di protesta, l’arcivescovo Bagrat Galstanyan, continua a collaborare con la Federazione rivoluzionaria armena–Dashnaktsutyun (ARF-D) dell’opposizione e il Partito repubblicano degli ex presidenti Robert Kocharyan e Serzh Sargsyan per mettere sotto accusa Pashinyan in parlamento. Nel fine settimana l’arcivescovo ha incontrato anche i leader dell’opposizione extraparlamentare per ottenere il loro sostegno in vista della manifestazione del 26 maggio che si terrà in Piazza della Repubblica.

Diversi leader e altri ex funzionari continuano a sostenere la nomina di Galstanyan a primo ministro nel caso in cui Pashinyan fosse deposto, anche se l’arcivescovo non è idoneo per la posizione poiché ha preso la cittadinanza canadese quando era primate della diocesi della Chiesa apostolica armena in Canada. Anche se rinunciasse, non soddisferebbe  il requisito dei quattro anni di possesso della sola cittadinanza armena.

Sebbene le principali manifestazioni siano sospese fino al 26 maggio, il 15 maggio Galstanyan ha riunito diverse centinaia di sostenitori del suo movimento Tavush per la Patria in quattro punti separati attorno a Piazza della Libertà di Yerevan, dove Pashinyan avrebbe dovuto parlare alla riunione annuale della Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo. Le strade principali sono state bloccate dai manifestanti, che però si sono tenuti lontani dal palazzo dell’Opera dove si svolgeva la conferenza.

Secondo i manifestanti, la massiccia presenza della polizia era la prova che il primo ministro, che accusano di tradimento, “vive nella paura” e non è in grado di controllare il Paese. La loro attenzione si è rapidamente spostata dal tentativo di fermare il processo di frontiera al cambio di regime.

Imperturbabile, Pashinyan si è rivolto ai delegati con un discorso ottimista sui processi in corso nel paese, compresa la normalizzazione. “Il processo di demarcazione tra Armenia e Azerbaijan è iniziato in questi giorni e dovrebbe diventare uno degli strumenti che insegneranno all’Armenia e all’Azerbaijan a vivere pacificamente”, ha affermato.

Nel quadro dell’accordo, le forze militari saranno ritirate e sostituite da guardie di frontiera man mano che ogni sezione sarà finalizzata. Questo processo è già in corso.

Tuttavia, in un recente sondaggio condotto questo mese, il rating di Pashinyan è sceso al 12,8%, seppur sempre superiore a quello dell’ex presidente Robert Kocharyan. L’arcivescovo Galstanyan, incluso per la prima volta, è arrivato secondo con il 3,9%. Tuttavia, un gran numero di armeni rimane indeciso o non intenzionato a votare.

Mentre Galstanyan si prepara per la sua prossima manifestazione di massa del 26 maggio, la prossima settimana probabilmente determinerà se l’opposizione unita potrà rinvigorire il movimento altrimenti in declino.

Un ulteriore sostegno da parte della comunità internazionale potrebbe essere sufficiente per impedire le dimissioni forzate o l’impeachment di Pashinyan. Solo il 9,3% degli intervistati ha sostenuto i tentativi di sfiduciarlo, mentre il 30% ritiene che dovrebbe semplicemente dimettersi.

Per quanto riguarda Galstanyan, nonostante il sostegno alla sua candidatura da parte di diverse forze di opposizione, solo il 6,7% sarebbe favorevole alla sua nomina a primo ministro in un governo di transizione, qualora si formasse, mentre circa l’81,5% si è dichiarato indeciso o contrario a qualsiasi tra i principali leader dell’opposizione.

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La cantante armena dell’Eurovision canta in napoletano: la sua voce incanta (Corriere della Sera 21.05.24)

Ha ammesso durante l’intervista con «Elle» di avere una passione per la canzone napoletana

Corriere Tv / CorriereTv

La cantante Jaklin Baghdasaryan è la voce del duo franco armeno Ladaniva che quest’anno rappresentava l’Armenia all’Eurovision Song Contest di Malmo.
Durante un’intervista rilasciata a «Elle», ha raccontato di amare la canzone napoletana e si è esibita in una versione di «Dicitencello vuje» a cappella che ha incantato la giornalista.

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Intervista a Carlo Verdone (Totapulchra 21.05.24)

Carlo Verdone non ha bisogno di presentazioni. Insieme a Mario Brega, Gigi Proietti rappresenta una Roma sana, schietta e dolcemente vivibile nonostante le difficoltà tipiche di ogni epoca. C’è però un aspetto meno noto del nostro attore, ovvero, il suo grande amore per l’Armenia. Ebbene si, pochi sanno che il papà di Carlo è stato un diffusore della cultura armena in Italia, soprattutto delle opere del poeta Yeghishe Charents.

Ciao Carlo, quando nasce il tuo amore per l’Armenia?

Il mio amore per l’Armenia è nato relativamente da poco, quando alcune associazioni culturali armene e l’Ambasciata Armena mi hanno chiesto di poter utilizzare alcune traduzioni che mio padre aveva fatto riguardo il poeta Yeghishe Charents. Non ho esitato a consegnare tutta la documentazione e, di li a poco, ho contribuito alla prefazione di un libro della scrittric Letizia Leonardi sulla poetica di Charents. Per scrivere la prefazione mi sono dovuto documentare su ciò che è la storia armena, culturale ed anche politica e pian piano mi sono affezionato a questo popolo cosi sofferente ma cosi prolifico da un punto di vista artistico. Basti pensare al regista Sergej Parajanov , al sopracitato poeta Charents ed al più recente musicista Aznavour.

L’Armenia è stato il primo stato cristiano della storia. Stai rilasciando questa intervista per un’associazione di ispirazione Cattolica. Cosa rappresenta per te la fede?

Avere fede , una vera fede, è una delle vette più difficili da raggiungere soprattutto di questi tempi dove il mondo va in una direzione radicalmente opposta ai principi della nostra fede cristiana. La situazione è sconfortante non solo da un punto di vista spirituale ma anche politico dove regna la mediocrità assoluta in tutto il mondo. Quello che dopo la seconda guerra mondiale sarebbe dovuto essere un periodo di ricerca, di evoluzione si è trasformato in un periodo di guerra perenne in varie parti del mondo. Tornando alla tua domanda, visualizzo la fede come una montagna da scalare , ardua e perigliosa, ma semplificata dalla preghiera: senza preghiera non esiste una reale fede.

Roma. Cosa rappresenta la città eterna per te e soprattutto come è cambiata Roma rispetto ai suoi anni d’oro (anni 70/80)?

Purtoppo non vedo più Roma come la vedevo 50 e passa anni fa. E’ cambiato il mondo, è cambiata l’Italia e cambiata purtroppo anche Roma. Roma è cambiata soprattutto dal punto di vista della qualità della vita. Quello che vedo è la mancanza di manutenzione ordinaria , un alto grado di sciatteria e sento molti giovani che sanno solo riempirsi del nome di Roma ma che in realtà non la amano davvero continuando a sporcarla, imbrattarla e deturparla. Difatti spesso incontro turisti che si meravigliano dei molteplici ‘’murales’’ presenti al centro di Roma che a mio parere non rappresentano ne una forma di protesta ne tantomeno di arte ma semplici atti vandalici. Questa gente non si accorge che rovinano una città che ha già tanti problemi come lentezze burocratiche, traffico etc. etc. La Roma che ho visto io forse è stata la città più bella del mondo a quei tempi almeno fino a fine anni 80 dopo i quali è precipitata senza possibilità di appello. Aspettiamo che ci sia una riflessione da parte di tutti , cittadinanza e politici, affinché la città eterna venga salvata e non affossata definitivamente.

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Laura Ephrikian a Grottaminarda . Da Gianni Morandi al Kenya passando per “Una famiglia armena” (Itvonline 20.05.24)

Una vita spesa per l’arte, nelle sue varie forme, dalla musica al cinema e poi design scrittura e  pittura, l’arte  oggi finalizzata alla beneficenza e alla  missione in Kenya , sua seconda patria. Laura Ephrikian si è raccontata dinanzi ad un folto pubblico, nel castello d’Aquino di Grottaminarda , grazie ad un incontro organizzato dall’associazione  “Il Quarzo Rosa” . Dai tempi di “Non son degno di te” e della relazione con Gianni Morandi  ad oggi, un racconto ricco di spunti e riflessioni, in occasione della presentazione del suo libro “Una famiglia Armena”;  libro autobiografico, che parla delle sue origini armene  e ripropone  temi di grande attualità. Dall’immigrazione all’accoglienza fino ad arrivare al genocidio  della popolazione armena.

(Intervista a Laura Ephrikian)

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