Armenia-Italia: i presidenti Simonyan e Fontana firmano un protocollo di collaborazione parlamentare (AgenziaNova 23.04.24)

Il presidente della Camera dei Deputati, Lorenzo Fontana, ha firmato oggi con il presidente dell’Assemblea nazionale armena, Alen Simonyan, un protocollo di collaborazione parlamentare. La firma è avvenuta durante i lavori della Conferenza dei presidenti dei Parlamenti Ue in corso a Palma di Maiorca.

Domani a Cagliari i cantanti armeni Aram e Virginia Pattie Kerovpyan in concerto (Sardegnareporter 23.04.24)

Cagliari, 23 aprile 2024 – Appuntamento a Cagliari alla stagione di Teatro da camera della Fabbrica Illuminata nel giorno del ricordo del genocidio armeno. Domanimercoledì 24 aprile, i cantanti armeni Aram Kerovpyan Virginia Pattie si esibiscono alle 20.30 al sito Archeologico di Sant’Eulalia nel concerto dal titolo Par monts et par vaux: un progetto musicale per kanoun, strumento a 78 corde della tradizione araba, e canto. Con loro Anna Lou Toudjian nella lettura di poesie armene e dei testi delle canzoni, da lei tradotte.

Aram e Virginia Kerovpyan provengono dall’ensemble Kotchnak, fondato nel 1980 . Perpetuando l’eredità dello stesso, presentano dei canti tradizionali armeni nella loro forma originale e modale. L’ interpretazione si iscrive in una tradizione di rigenerazione continua del repertorio che, attraverso l’improvvisazione e l’ornamento intriseco della lingua armena, rappresenta in ogni esecuzione concertistica, una première.

Sabato, 27 aprile, i due cantanti saranno alla Fondazione Siotto per condurre degli ateliers di canto modale armeno.

L’ingresso alla serata è gratuito con prenotazione ai numeri +39 070 2061531 – +39 389 878 7413 (solo WhatsApp).

LA FABBRICA ILLUMINATA

telefono 389 878 7413

email lafabbricailluminata@gmail.com

indirizzo via Falzarego 35 09123 Cagliari

Vai al sito

Comune di Padova: cerimonia per il 109° anniversario del Genocidio Armeno (Padovanews 23.04.24)

Cerimonia commemorativa per il 109° anniversario del Genocidio Armeno con deposizione di una corona di alloro, presso il bassorilievo in bronzo, a ricordo dei martiri del genocidio armeno

mercoledì 24 aprile 2004, ore 10:30
Cortile di Palazzo Moroni, via VIII Febbraio

interventi di:

  • assessora alla Cooperazione internazionale e Pace
  • ​Vartan Giacomelli, rappresentante della Comunità Armena e dell’Associazione Italiarmenia
  • Padre Serop Jamourlian, congregazione Mechitarista dell’Isola di San Lazzaro degli Armeni – Venezia

Vai al sito

ARMENIA / AZERBAIGIANConflitto nel Caucaso: avviate le trattative territoriali (Tio.ch 23.04.24)

BAKU – L’Armenia e l’Azerbaigian hanno annunciato di aver avviato i colloqui per la delimitazione del loro confine comune, un passo importante per i due Paesi del Caucaso, che hanno combattuto diverse guerre per questioni territoriali.

Il Ministero degli Interni azero ha dichiarato che gruppi di esperti stanno «chiarendo le coordinate sulla base di un’indagine geodetica del terreno». Il Ministero degli Interni armeno ha escluso «il trasferimento di qualsiasi parte del territorio sovrano dell’Armenia» a Baku come risultato di questa delimitazione.

La scorsa settimana i due Paesi avevano confermato che avrebbero anticipato la delimitazione del confine nell’area sulla base di mappe di epoca sovietica. La decisione ha scatenato le proteste dei residenti dei vicini villaggi armeni. Gli abitanti temono di finire isolati dal resto del Paese e che alcune case possano cadere nel territorio controllato dall’Azerbaigian.

I territori sono di importanza strategica per l’Armenia, priva di sbocchi sul mare, in quanto controllano parti dell’autostrada per la Georgia – vitale per il commercio estero del Paese – e un gasdotto russo, oltre a costituire posizioni militari vantaggiose.

Decine di manifestanti hanno bloccato l’autostrada cruciale Armenia-Georgia in diversi punti, tra cui vicino al lago Sevan e alla città di Novemberyan, vicino al confine con l’Azerbaigian, hanno riferito i media armeni.

Il primo ministro armeno Pashinyan ha insistito sulla necessità di risolvere le dispute di confine “per evitare una nuova guerra” e ha dichiarato che le guardie di frontiera russe – dispiegate nell’area dal 1992 – saranno sostituite da militari armeni.

Il trattato di pace – Il presidente dell’Azerbaigian Ilham Aliyev ha dichiarato che il suo Paese e l’Armenia sono vicini alla firma di un accordo di pace per porre fine a una disputa territoriale che dura da decenni e che ha scatenato molte guerre.

«Siamo vicini come mai prima d’ora», ha dichiarato Aliyev a Baku, aggiungendo che «ora abbiamo un’intesa comune su come dovrebbe essere l’accordo di pace, dobbiamo solo affrontare i dettagli».

Vai al sito

Ecco come il ritiro delle forze russe impatta sulla geopolitica nel Caucaso (Formiche 23.04.24)

Pochi giorni fa, Mosca ha annunciato il ritiro dei quasi duemila soldati del contingente di peacekeeping dispiegati nella regione del Karabakh sin dal 2020, sulla base degli accordi di cessate il fuoco stipulati da Armenia e Azerbaigian al termine del conflitto in Nagorno Karabakh scoppiato nell’autunno dello stesso anno. Il compito dei militari russi, il cui ritiro arriva diciotto mesi prima della conclusione della missione, prevista per novembre 2025, era quello di evitare ulteriori scontri tra le due fazioni e di garantire il rispetto di quanto stabilito dal suddetto accordo.

Ma così non è stato. Quando l’Azerbaigian ha imposto un blocco delle linee di rifornimento della regione a partire dal dicembre 2022, causando una crisi umanitaria, i militari russi non sono intervenuti. E poco prima che l’Azerbaigian iniziasse un’offensiva a sorpresa per prendere il pieno controllo del Nagorno Karabakh nel settembre del 2023, le forze di Mosca si sono ritirate dalle loro posizioni anziché agire come strumento di interposizione tra armeni e azeri. Permettendo così la ripresa degli scontri, e la conseguente crisi umanitaria dovuta alla fuga della popolazione armena dall’area. E anche se a dicembre il capo dello Stato Maggiore delle forze armate russe Valery Gerasimov ha dichiarato che “il nostro contingente militare continua a svolgere compiti di garanzia della possibilità di costruire una vita pacifica e del ritorno dei residenti nella regione”, nessun meccanismo di sorta che consenta ai rifugiati di tornare a casa è stato implementato.

L’annuncio del ritiro, in uno dei rari casi in cui le unità armate russe lasciano volontariamente e prematuramente il territorio di uno Stato post-sovietico, è dunque soltanto l’ultima tappa dello sganciamento di Mosca. Che, anche se in parte dovuto ad una rifocalizzazione verso l’Ucraina delle risorse militari disponibili, si inscrive in un più ampio distacco tra la Russia e l’Armenia, due Paesi che negli ultimi tempi stanno attraversando un momento di crisi nelle loro relazioni. Il Paese caucasico si sta infatti avvicinando sempre di più all’Occidente, allontanandosi di conseguenza dal tradizionale alleato. Solo poche settimane fa ha recentemente sfidato Mosca sospendendo la sua adesione al blocco militare russo Csto, subito prima di organizzare esercitazioni militari congiunte con gli Stati Uniti. L’Armenia sta anche spingendo per una più stretta integrazione con l’Unione Europea.

Il ritiro dei peacekeeper russi segna in ogni caso una svolta significativa nell’influenza russa nel Caucaso meridionale, poiché il Cremlino non potrà più fare sulla sua presenza militare nella regione nelle future occasioni di interfaccia tanto con l’Azerbaigian quanto con l’Armenia. Allo stesso tempo, l’allontanamento delle forze straniere dal proprio territorio ha rafforzato in modo significativo la posizione geopolitica dell’Azerbaigian, il vincitore del conflitto in Nagorno Karabakh, che non ha mai apprezzato particolarmente la presenza di truppe di Mosca nella regione.

Hikmet Hajiyev, consigliere di politica estera del presidente azero Ilham Aliyev, ha dichiarato ai media che “il ritiro anticipato delle forze di pace russe… è stato deciso dai leader di entrambi i Paesi”. Mentre Aleksey Zhuravlev, primo vicepresidente della Commissione per la Difesa della Duma di Stato russa, ha dichiarato che la missione del contingente di pace può essere considerata “pienamente compiuta”, sottolineando che, poiché attualmente non ci sono parti in guerra in Karabakh, non c’è più bisogno della missione di pace. Molti analisti della regione si interrogano sul come i due Paesi si siano accordati in merito. Anche la tempistica del ritiro solleva interrogativi. Meno di due settimane prima dell’annuncio, il capo dell’Agenzia nazionale dell’Azerbaigian per l’azione contro le mine aveva annunciato in un briefing del 4 aprile che erano in corso negoziati con Mosca per il coinvolgimento del contingente di pace russo nelle operazioni di sminamento. “Sono già in fase di accreditamento. Tecnici, cani e uomini inizieranno presto il processo di sminamento a Khojaly”. Ma le cose sembrano essere andate diversamente.

CONDIVIDI SU:

TRADIZIONI | IN ARMENIA LA CONFERENZA MONDIALE SUL TURISMO DEL VINO: È L’OTTAVA EDIZIONE DELLA GLOBAL CONFERENCE ON WINE TOURISM (Turismoitalianews 23.04.24)

Si svolgerà in Armenia dall’11 al 13 settembre 2024 l’ottava edizione della Global Conference on Wine Tourism di Un Tourism, l’organizzazione del Turismo delle Nazioni Unite. Non a caso ovviamente la prossima Conferenza mondiale sul turismo del vino sarà in Armenia: rinomato per le sue ricche e antiche tradizioni vinicole, il Paese ospitante offre uno sfondo ideale per questo illustre raduno, promettendo un’esperienza davvero coinvolgente per i partecipanti.

 

(TurismoItaliaNews) L’ottava edizione della conferenza rappresenta un’opportunità unica per gli esperti provenienti da tutto il crescente settore dell’enoturismo di individuare tendenze emergenti e opportunità di sviluppo. L’evento riunirà una variegata gamma di partecipanti internazionali, tra cui rappresentanti di enti pubblici, organizzazioni per la gestione delle destinazioni (Dmo), organismi globali e intergovernativi, rinomati esperti del settore vinicolo e vari altri attori chiave. Si tratta di un forum innovativo per collaborare e ideare soluzioni concrete e una risorsa inestimabile per l’industria internazionale del turismo enogastronomico.

In Armenia la Conferenza mondiale sul turismo del vino: è l’ottava edizione della Global Conference on Wine Tourism

In Armenia la Conferenza mondiale sul turismo del vino: è l’ottava edizione della Global Conference on Wine Tourism

L’Armenia, con il suo mix di antiche tradizioni vinicole, varietà di uve autoctone, terroir diversificati e un profondo legame culturale con il vino, è posizionata come host ideale per la conferenza del 2024. La nazione è desiderosa di condividere la sua passione e la sua esperienza, mostrare il suo importante patrimonio vinicolo e favorire collaborazioni internazionali nel settore del turismo enogastronomico. Tra le molte esperienze emozionanti che attendono i partecipanti di questa conferenza, ci sarà l’opportunità di esplorare la caverna di Areni-1, dove è stata ritrovata la più antica cantina al mondo, risalente a 6.100 anni fa.

“La conferenza, destinata ad attirare appassionati e professionisti del vino a livello mondiale, promette di essere una pietra miliare per il settore. Non vediamo l’ora di dare il benvenuto a tutti in Armenia, dove i nostri paesaggi risuonano con le storie dei nostri vigneti e lo spirito dell’ospitalità scorre generosamente come i nostri migliori vini”, ha sottolineato Sisian Boghossian, a capo della Commissione Turismo del Ministero dell’economia della Repubblica d’Armenia. Il Tourism Committee della Repubblica dell’Armenia e Un Tourism non vedono l’ora di accogliere i partecipanti alla Conferenza mondiale sul turismo del vino delle Nazioni Unite in Armenia dall’11 al 13 settembre 2024.

 

ArArAt, il brandy simbolo dell’Armenia nel mondo: invecchia a Yerevan, nella cantina-fortezza che è pure Museo del gusto

Dalle albicocche ai khachkars i simboli della tradizione dell’Armenia: da Noè all’Ararat l’orgoglio di un popolo

Alla ricerca dell’Arca perduta: a Echmiadzin, in Armenia, in un’antica chiesa c’è un pezzo della barca di Noè

E’ il lavash il patrimonio dell’Armenia: nel sottile pane tradizionale c’è la storia bimillenaria del Paese asiatico

L’Arca di Noè e il monte Ararat sulla banconota da 500 dram dell’Armenia votata come “la migliore dell’anno”

Vai al sito

Armeni, Speranzon (FdI): “Non dimenticare il loro genocidio” (Istituzioni24 23.04.24)

“Il 24 aprile del 1915 è una data che in molti non conoscono, ricorre il primo genocidio del ‘900 che è quello del popolo armeno. Venezia, la mia città, ha un profondo legame con quel popolo, vittima dell’ideologia panturchista messa in atto dal popolo ottomano che costò la vita a un milione e mezzo di armeni, i due terzi di quel popolo che fu costretto dai turchi alle marce della morte mentre molti bambini furono costretti alla islamizzazione. Ricordare lo sterminio del popolo armeno è un dovere cui mi sento di richiamare tutti affinché questa pagina di storia non cada nell’oblio collettivo”.

Lo dichiara in aula il vicepresidente vicario di Fratelli d’Italia in Senato, Raffaele Speranzon.

Se c’è un genocidio meno genocidio (Corriere della Sera 23.04.24)

«La Jemiet», cioè l’Assemblea, «ha deciso di salvare la madrepatria dalle ambizioni di questa razza maledetta e di prendersi carico sulle proprie spalle patriottiche della macchia che oscura la storia ottomana. La Jemiet, incapace di dimenticare tutti i colpi e le vecchie amarezze, ha deciso di annientare tutti gli armeni viventi in Turchia, senza lasciarne vivo nemmeno uno». Centonove anni dopo quell’infame dichiarazione di intenti del Comitato di Unione e Progresso e la spaventosa esecuzione sistematica del progetto, la Giornata del Ricordo del Genocidio Armeno si celebra oggi tra due paradossi. Il primo è che il presidente turco Recep Tayyp Erdogan, che ringhiosamente rifiuta di riconoscere come un genocidio la mattanza di circa un milione e mezzo di armeni e intimidisce chi osa farlo (perfino Barack Obama dopo la sua elezione rinunciò a rispettare la promessa fatta in campagna elettorale) loda la cacciata della minoranza armena dalla loro patria millenaria del Nagorno- Karabakh («Ci ha reso orgogliosi che l’Azerbaigian abbia portato avanti l’operazione militare in tempi brevi e col massimo rispetto per i civili») e bolli senza il minimo distinguo gli eccessi di Israele nelle reazioni alla mattanza antisemita del 7 ottobre: «Siamo testimoni di una delle più grandi barbarie di questo secolo. Ottenuta carta bianca dai Paesi occidentali il governo israeliano di Netanyahu sta mettendo in atto un genocidio sotto gli occhi di tutti». Una tesi ribadita più volte in questi mesi con un esplicito appoggio ad Hamas quale movimento di «patrioti» (ruolo negato ai patrioti armeni del Karabakh) senza una critica agli eccidi del 7 ottobre dei fanatici islamici.

Il secondo paradosso, però, è l’impossibilità di dimenticare che sul tema anche Gerusalemme (con cui l’Armenia litigò nel 2020 ritirando l’ambasciatore con l’accusa a Israele d’aver venduto armi all’Azerbaigian) non è stato cristallino. E se ora rinfaccia a Erdogan d’aver sempre negato il genocidio armeno, ancora nel giugno 2018 la Knesset scelse di sospendere l’iter parlamentare sulla legge per il riconoscimento della mattanza di un secolo fa come genocidio. Lo fece, fu spiegato, per «non aiutare» il leader turco allora in campagna elettorale. E poi per non turbare i rapporti che stavano migliorando. Fatto è che le vittime della Shoah, purtroppo, il passo finale per il riconoscimento ufficiale del genocidio armeno non l’hanno ancora compiuto. Della serie c’è genocidio e genocidio…

Armenia e Azerbaigian opposti da battaglie giuridiche, mentre cercano di fare la pace (Scenari Economici 23.04.24)

L’Armenia e l’Azerbaigian sono impegnati in un contorto processo di pace nel Caucaso, ma sono ancora invischiati in un’aspra battaglia all’Aia.

Nel corso di diversi giorni di udienze a metà aprile, la Corte Internazionale di Giustizia delle Nazioni Unite (ICJ), che ha sede presso la sede del governo olandese, ha valutato i meriti di una mozione dell’Azerbaigian che sostiene che la ICJ non ha giurisdizione su una causa di tre anni fa intentata dall’Armenia.

La causa chiede che l’Azerbaigian venga giudicato per una serie di crimini di guerra, tra cui la fomentazione dell’odio verso gli armeni che ha portato a numerosi omicidi e al tentativo sistematico di cancellare le vestigia della cultura armena nel Nagorno-Karabakh, che Baku ha riconquistato l’anno scorso. L’acquisizione ha comportato l’espulsione di massa di oltre 100.000 armeni del Karabakh dal territorio.

Nel sollecitare la Corte a procedere con il caso, l’agente dell’Armenia presso l’ICJ, Yeghishe Kirakosyan, ha caratterizzato l’aggressione dell’Azerbaigian come un’aggressione a sfondo razziale. “Non c’è esempio migliore di discriminazione razziale, che turba la pace e la sicurezza, delle recenti aggressioni armate dell’Azerbaigian, che hanno portato alla pulizia etnica di tutto il Nagorno-Karabakh”, ha detto Kirakosyan il 16 aprile.

Un giorno prima, l’Azerbaigian ha chiesto l’archiviazione, sostenendo che il caso non rientrava nel mandato della CIG, adducendo un cavillo.

Poco dopo che l’Armenia ha presentato la sua causa alla CIG nel 2021, l’Azerbaigian ha presentato una causa simile contro Yerevan. Potrebbero volerci anni prima che questi casi si svolgano presso l’ICJ. Nel frattempo, il tribunale ha emesso diverse ingiunzioni, tra cui una sentenza emessa lo scorso autunno, secondo la quale i rifugiati armeni che erano stati ripuliti dal Karabakh avevano il diritto di tornare “in modo sicuro, senza ostacoli e rapido”, se lo desideravano.

In uno sviluppo separato, un gruppo di difesa dei diritti con sede in California ha presentato una petizione alla Corte Penale Internazionale (CPI), anch’essa con sede a L’Aia, documentando il 18 aprile i crimini di guerra dell’Azerbaigian in Karabakh, secondo un rapporto dell’Associated Press. I funzionari di Baku non hanno dato una risposta iniziale alla richiesta.

La petizione chiede alla CPI di avviare un’indagine sulla condotta dei cittadini azeri durante il conflitto del Karabakh. L’Armenia è diventata uno Stato parte della CPI all’inizio del 2024, dopo aver ratificato lo Statuto di Roma, il documento che ha istituito il tribunale. La Corte penale internazionale e la Corte internazionale di giustizia sono sedi legali distinte: la Corte internazionale di giustizia ha un mandato più ampio per affrontare le controversie legali interstatali, mentre la Corte penale internazionale processa gli individui, non gli Stati, nei casi di crimini di guerra.

Le recenti manovre legali all’Aia arrivano un mese dopo che il Primo Ministro armeno Nikol Pashinyan ha lanciatoun ballon d’essai,  sondando la possibilità che entrambe le parti abbandonino i rispettivi casi. Nel corso di una conferenza stampa del 12 marzo, Pashinyan si è interrogato sull’utilità di proseguire con le controversie legali una volta che le due parti avranno raggiunto un accordo di pace globale. Le cause potrebbero essere interrotte come componente finale di qualsiasi accordo di pace, ha suggerito.

La possibilità di abbandonare gli sforzi per ottenere la giustizia storica ha suscitato reazioni da diverse direzioni a Yerevan, unendo segmenti disparati della società contro tale idea. I critici la considerano un’altra concessione unilaterale da parte del Governo, che segue a ruota l’offerta di Pashinyan di restituire incondizionatamente all’Azerbaigian quattro villaggi contesi, per accelerare la conclusione di un accordo di pace. “È di nuovo a favore dell’Azerbaigian”, ha detto Artak Beglaryan, ex funzionario di alto livello della Repubblica del Nagorno-Karabakh de facto, non più esistente. “È importante capire che queste denunce dell’Azerbaigian [all’Aia] sono prive di fondamento, a differenza delle cause armene. Baku ha intentato una causa per utilizzarla come oggetto di contrattazione politica”.

Anche i sostenitori armeni dei diritti umani hanno cercato di abbattere il pallone di prova di Pashinyan. Oltre 40 organizzazioni non governative armene hanno rilasciato una dichiarazione che descrive il processo della Corte Internazionale di Giustizia come fondamentale per ritenere l’Azerbaigian responsabile delle violazioni dei diritti umani e dei crimini commessi contro gli armeni. L’interruzione del procedimento dell’Aia comprometterebbe gli sforzi per ottenere giustizia per le vittime del passato e per prevenire i crimini futuri.

Yerevan dovrà trovare una via che permetta di evitare la prosecuzione di cause legali con la necessità di garantire una giustizia per le parti che hanno subito ingiustizie e violenze nel recente conflittoche ha portato lalla perdita del Nagorno Karabakh. Una via potrebbe essere quella di proseguire le cause contro i singoli casi di violazione di legge assistendo le persone danneggiate, ma interrompendoli a livello di stato. Oppure, semplicemente, separare il processo di pace dalla persecuzione dei delitti compiuti dai singoli.

Comunque l’Armenia non potrà dimenticare i suoi concittadini cacciati dalle proprie terre.

Vai al sito

Armellino in fiore: il pianista Artur Zakiyan in concerto per ricordare il genocidio armeno (Treviso today 23.04.24)

QUANDODal 04/05/2024 al 04/05/202421:00
PREZZO€ 15
ALTRE INFORMAZIONI
Un viaggio ipnotico, un intreccio senza tempo di storia e memoria. Artur Zakiyan in concerto a Treviso per ricordare il genocidio armeno.

Armellino in fiore è il titolo dell’evento che vuole commemorare il dramma del genocidio armeno 24 aprile
1915.

Il 4 maggio 2024, alle ore 21 presso l’Auditorium Santa Caterina (Piazzetta Mario Botter 1, Treviso), Zakiyan si esibirà intrecciando l’essenza ipnotica della musica etnica armena al fascino immortale della musica classica contemporanea, con cadenze rilassanti d’influenza new age.

L’esibizione si inserisce in un programma che include anche la presentazione libro Il genocidio degli armeni di Sandra Fabbro Canzian, prevista il 24 aprile alle ore 17 presso il Museo civico di Treviso “Luigi Bailo”, in Sala Vittorio Zanini e la mostra dell’artista Ararat Sarkissian, che sarà inaugurata alle 17 e aperta al pubblico dal 19 aprile al 12 maggio presso lo stesso Museo, nelle sale espositive temporanee al pianterreno. Entrambi gli eventi sono a ingresso libero.

A portare in città gli appuntamenti è il Comune di Treviso insieme all’Unione Armeni d’Italia.
Il concerto èorganizzato dall’associazione nusica.org attiva dal 2012 nella realizzazione di eventi a carattere culturale e in particolare di concerti di musica jazz, con il patrocinio del Consolato Onorario della Repubblica di Armenia in Venezia in collaborazione con Gayane Sahakyan, Fondazione “Feder Piazza” e Galleria Antikyan.
L’evento è supportato inoltre da Jane Demirchian, mecenate armena.

Nel solco di un percorso musicale iniziato sotto la guida del nonno Christopher, rinomato percussionista e fondatore della prestigiosa scuola di strumenti a percussione in Armenia, e dopo un lungo perfezionamento negli USA, Zakiyan si abbevera alla fonte della migliore tradizione musicale classica, coniugando innovazione e modelli antichi, in un viaggio sensoriale che celebra il patrimonio culturale del suo Paese.

Ad aprire il concerto sarà Baykar Sivazliyan, Presidente dell’Unione degli Armeni d’Italia, politico, turcologo e armenista, dirigente politico della Diaspora armena, che terrà un discorso in commemorazione del genocidio.

(Biglietti: ingresso € 15,00, in vendita su OOH.EVENTS e in loco, previa disponibilità. Per info: +39 3274610693, staff@nusica.org)

Vai al sito