Il Parlamento Europeo chiede la liberazione ‘immediata’ e ‘incondizionata’ dei prigionieri armeni (Globalvoices.org 15.06.21)

Questo articolo è stato pubblicato per la prima volta [en, come tutti i link successivi, salvo diversa indicazione] sul sito web di OC Media. Una versione modificata è ripubblicata qui tramite un content partnership agreement.

Il 20 maggio il Parlamento Europeo ha adottato una risoluzione [it] chiedendo al governo azero di liberare tutti i prigionieri di guerra e i prigionieri civili armeni.

La maggioranza dei membri del Parlamento Europeo, 607 su 688, ha votato a favore della risoluzione.

Il testo della risoluzione [it] si riferiva a ‘notizie preoccupanti’ secondo le quali ‘circa 200 armeni’ sono detenuti in cattività in Azerbaigian – l’Azerbaigian ha solo riconosciuto di avere 72 armeni in cattività, che i funzionari affermano non siano prigionieri di guerra ma sospetti di terrorismo.

‘Il rilascio di tutti i detenuti armeni è essenziale per costruire fiducia e costituirebbe un importante gesto politico , ha affermato Josep Borrell l’Alto rappresentante dell’Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, in un discorso pronunciato a suo nome durante il procedimento.

Secondo la risoluzione, il Parlamento Europeo ‘chiede la liberazione immediata e incondizionata di tutti i prigionieri armeni, sia militari che civili, detenuti durante e dopo il conflitto, e che l’Azerbaigian si astenga in futuro da detenzioni arbitrarie’.

La risoluzione ha inoltre sottolineato la necessità di nuovi sforzi per costruire la fiducia tra i due paesi e fare progressi verso una pace sostenibile.

La risoluzione menzionava anche il ‘Parco dei Trofei Militari’, aperto a Baku in aprile, che mostra equipaggiamenti militari armeni accanto a manichini in cera ‘raffiguranti soldati armeni morti e morenti e modelli di prigionieri di guerra armeni’.

Il parco è stato condannato sulla base del fatto che può essere percepito come ‘un’esaltazione della violenza’ e che ‘sta perpetrando l’atmosfera di odio e contraddicendo qualsiasi dichiarazione ufficiale sulla riconciliazione’.

Dalla fine delle ostilità il 9 novembre, 73 prigionieri armeni sono stati rimpatriati mentre l’Armenia ha liberato tutti i prigionieri di guerra catturati durante la guerra.

Due cittadini siriani catturati dall’Armenia durante la guerra rimangono nel paese e sono stati condannati per diverse accuse, tra cui terrorismo – i due uomini hanno ammesso di essere mercenari, ma hanno negato tutte le altre accuse contro di loro

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Nagorno-Karabakh: ex presidente armeno Kocharyan, trovare accordo con Baku è possibile (Agenzianova 15.06.21)

Erevan, 15 giu 10:17 – (Agenzia Nova) – I negoziati tra Armenia e Azerbaigian sul Nagorno-Karabakh sono possibili e potrebbero raggiungere un accordo. Lo ha detto l’ex presidente e candidato alle elezioni parlamentari anticipate armene Robert Kocharyan in un’intervista a “Ria Novosti”, “Sputnik Armenia” e “Rt”. “La formula è la seguente. Se vogliamo una pace duratura e sostenibile, allora dobbiamo prendere delle decisioni che non siano troppo ingiuste. Mi sembra che comunque si possa arrivare ad un accordo durante i negoziati sul territorio della (autoproclamata) repubblica del Nagorno-Karabakh e sui confini. Almeno, in questo caso, abbiamo un’argomentazione abbastanza forte, ed è legata al diritto della nazione all’autodeterminazione “, ha detto Kocharyan. Secondo l’ex presidente, in questo senso ci sono alcune prospettive di negoziato. “In quale formato potrebbero svolgersi i negoziati? Sinora, il formato è quello del Gruppo di Minsk dell’Osce. Gli eventi dello scorso anno, tuttavia, hanno determinato che il ruolo della Russia diventasse più dominante. Ha sempre svolto un ruolo molto attivo nel processo negoziale, ma ora la funzione della Russia in questo processo è delineata in modo più vivido. Questa è la realtà”, ha detto Kocharyan. “La presenza delle forze di pace russe, la responsabilità per la sicurezza in Nagorno-Karabakh… Questo determina una posizione di leadership all’interno del gruppo di Minsk “, ha affermato l’ex presidente armeno. (Rum)

Conflitto con Baku: liberati 15 prigionieri armeni. L’aiuto di Tbilisi (Asianews 15.06.21)

In cambio gli azeri hanno ottenuto le carte dei campi minati nella provincia di Agdam. In Azerbaijan rimangono almeno altri 200 soldati di Erevan. Con la sponda di Usa, Unione europea e Turchia, i georgiani si offrono come mediatori nei conflitti del Caucaso.

Mosca (AsiaNews) – Il premier facente funzioni dell’Armenia Nikol Pašinyan ha annunciato ieri che “15 nostri fratelli tornano a casa”, dopo la detenzione in Azerbaijan seguita al conflitto in Nagorno Karabakh. Con la mediazione della Georgia, gli azeri hanno deciso di liberare gli ostaggi: in cambio hanno ottenuto le carte dei campi minati nella provincia di Agdam. Il primo ministro georgiano Iraklij Garibašvili avrebbe avuto un ruolo di primo piano nel chiudere l’accordo.

Gli Stati Uniti avrebbero ispirato l’intervento della Georgia, proprio nei giorni della visita del presidente Joe Biden in Europa, e alla vigilia del suo incontro con Vladimir Putin; figura chiave nella vicenda è Philip Reeker, vice segretario di Stato Usa per le questioni europee ed eurasiatiche. I giochi nel Caucaso fanno quindi da sponda agli equilibri internazionali, in una fase molto rovente per le imminenti elezioni a Tbilisi e a Erevan.

Secondo attivisti per i diritti umani, in Azerbaijan rimangono almeno altri 200 prigionieri armeni. Si spera che il successo di questi giorni non rimanga un evento isolato. La restituzione ha avuto luogo la sera del 12 giugno, e il governo armeno ha consegnato le carte di dislocazione di 97mila mine anti-carro e anti-uomo.

Secondo quanto raccontato dallo stesso Garibašvili, “la trattativa era iniziata un mese fa, dopo alcune telefonate con il presidente dell’Azerbaijan Ilham Aliev e Pašinyan. Penso che sia una occasione senza precedenti per la Georgia, che può mediare fra i partner strategici del Caucaso meridionale”. Per raggiungere la stabilità nella regione, Garibašvili ha promesso altri sforzi da parte del suo Paese.

Secondo il politologo Gelja Vasadze del Centro di analisi strategiche di Tbilisi, sullo sfondo di queste trattative non va sottovalutato il ruolo della Turchia: “Garibašvili ha visitato anche Ankara, non solo Baku e Erevan. Come ha comunicato il ministro degli Esteri georgiano David Zalkaliani, dopo un recente colloquio con Erdogan la Georgia ha assunto un ruolo più attivo nella soluzione dei conflitti caucasici”. In questo caso i turchi avrebbero agito in sintonia con Usa e Unione Europea.

I prigionieri restituiti non avevano ricevuto condanne da parte azera, ma erano rimasti nelle mani del nemico dopo le fasi più accese del conflitto in Nagorno Karabakh. La crisi tra Armenia e Azerbaijan rimane piuttosto acuta sui confini meridionali dei due Paesi, e l’esito finale è ancora molto incerto. La Georgia potrà continuare a giocare un ruolo da protagonista, anche a seconda degli interessi dei candidati e dei gruppi politici in lizza alle prossime elezioni, con il sostegno delle grandi potenze.

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Erdogan e’ in visita ufficiale in Azerbaigian (Rassegna stampa 15, 16 e 17.06.21)

l presidente Recep Tayyip Erdogan e il presidente dell’Azerbaigian Ilham Aliyev hanno firmato la “Dichiarazione di Shusha sull’alleanza”.

Erdogan e’ stato accolto dal presidente di Azerbaigian, Ilham Aliyev a Shusha, la citta’ simbolica di Nagorno Karabakh, liberata dall’occupazione armena dopo 28 anni.

Al termine della cerimonia di benvenuto, i due leader hanno avuto un faccia faccia e hanno firmato la dichiarazione di Shusha.

“Abbiamo determinato il roadmap dei rapporti tra due paesi firmando la Dichiarazione di Shusha. Mi congratulo ancora con tutti i miei fratelli azerbaigiani per la loro vittoria nel Nagorno-Karabakh” ha detto Erdogan, durante la conferenza stampa congiunta.

“La Turchia sostiene l’Azerbaigian nel “processo di ricostruzione del Karabakh”, e continuerà a farlo”. Erdogan, dal canto suo, ha inviato l’Armenia a cogliere le opportunità di cooperazione regionale sorte dall’accordo di cessate il fuoco. “La piattaforma tra sei paesi (Russia, Turchia-Azerbaigian, Armenia, Georgia e Iran) vuole che Karabakh diventi una regione in cui si vive in pace. Insieme al mio fratello Aliyev, siamo pronti a qualsiasi solidarieta’” ha detto Erdogan.

Erdogan inoltre ha annunciato che la riunione  di cooperazione strategica di alto livello si svolgera’ in Turchia nei prossimi mesi.

“La Turchia sta progettando di aprire “il prima possibile” un consolato generale turco “nell’antica città di Shusha”, in Azerbaigian”.

Dal canto suo Aliyev ha precisato che la Dichiarazione Shusha rappresenta una futura collaborazione tra due paesi.

“Abbiamo visto la solidarieta’ del popolo turco durante la guerra. Non dimenticheremo mai il sostegno della Turchia” ha detto Aliyev.

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Azerbaigian-Armenia: Aliyev, durante conflitto Turchia ha compiuto sua missione storica (Agenzia nova 15.06.21)


Erdoğan in Azerbaigian: ecco cosa incassa la Turchia per il sostegno nella guerra contro l’Armenia (Euronews 16.06.21)


Erdogan si rivolge all’Assemblea nazionale di Azerbaigian (Trt 16.06.21)


Erdogan: ribadito a Biden che la posizione turca su lanciamissili russi S-400 è invariata (Sputnik 17.06.21)


AZERBAIJAN. Erdogan visita il Nagorno-Karabakh: alleanza militare forte con Baku (Agcnews 17.06.21)

Chi è Henrikh Mkhitaryan? Età, stipendio, carriera, patrimonio, vita privata (Calciomercatolive 14.06.21)

Henrikh Mkhitaryan dopo un tira e molla che ha tenuto con il fiato sospeso la tifoseria giallorossa, ha deciso di proseguire anche il prossimo anno il suo rapporto, sinora estremamente felice con la Roma. Stavolta sotto l’egida di quel Josè Mourinho che naturalmente si aspetta molto dal forte attaccante armeno.

Chi è Henrikh Mkhitaryan

Henrikh Mkhitaryan, nato a Erevan il 21 gennaio 1989, è un attaccante esterno dotato di straordinaria tecnica di base, velocità e tiro con entrambi i piedi. Doti dimostrate lungo l’intero arco della sua carriera e che ne fanno tuttora uno dei migliori giocatori offensivi della Serie A.

La sua carriera

Henrikh Mkhitaryan ha iniziato la sua carriera nelle giovanili del P’yownik, con il quale ha firmato il primo contratto da professionista.
Nel 2009 si è quindi trasferito al Metalurh Donec’k, nella massima divisione ucraina, ove ha confermato le ottime referenze già accumulate in patria. Tanto da spingere lo Shakhtar Donetsk a puntare su di lui nell’estate del 2010. Una fiducia ripagata nel successivo triennio da ben 38 reti, biglietto da visita eloquente per il trasferimento in Bundesliga, nelle file del Borussia Dortmund. Con cui l’armeno ha giocato un ottimo triennio condito da 90 gare e 23 reti.
Nell’estate del 2016 è stato quindi il Manchester United a bussare alla sede del club tedesco, versando 31,5 milioni di euro per assicurarsene le prestazioni. Dopo un biennio non esaltante, con appena 5 reti in 39 gare, un nuovo cambio di maglia, stavolta quella dell’Arsenal. Con la quale Mkhitaryan ha giocato per un biennio prima di passare alla Roma.
Dopo l’esordio in Serie A, avvenuto il 15 settembre 2019 contro il Sassuolo, ha giocato 56 gare in giallorosso, mettendo a segno 22 reti.
Nella sua carriera ha vestito anche la maglia della Nazionale armena per ben 88 volte, collezionando 33 reti in totale.

Quanto guadagna Henrikh Mkhitaryan?

Henrikh Mkhitaryan guadagna 4 milioni di euro netti all’anno più bonus. Uno stipendio quindi molto elevato, ammortizzato in parte dal particolare regime fiscale introdotto per coloro che optano per il pagamento delle tasse nel nostro Paese e giustificato dalla levatura del giocatore, oltre che da quanto dimostrato nel corso del biennio giocato a Roma.

La sua vita privata

Henrikh Mkhitaryan si è sposato con la connazionale Isabella Vardanyan. La cerimonia nuziale si è svolta nel giugno del 2019 a Venezia, con ospite d’onore Al Bano, di cui il giocatore è un dichiarato fan. La coppia ha avuto un figlio, Hamlet, nel marzo del 2020.

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Un album musicale in memoria di Armin Theophil Wegner, difensore del popolo armeno che visse a Positano (Positanonews 13.06.21)

Il fascino di una città come Positano è legato anche alle persone illustri che in passato, così come accade fortunatamente ancora oggi, la eleggono a loro buen retiro o addirittura a rifugio dai tomenti di una vita. Tra i personaggi che nella città di Pistrice hanno trovato l’accoglienza e la protezione negatagli in Patria per motivi politici, un posto di riguardo merita Armin Theophil Wegner, poeta, scrittore e giornalista tedesco, che prima e dopo il Secondo Conflitto mondiale soggiornò a lungo nella Città Verticale. A lui in questi anni il nipote, il cantautore tedesco Gabriel Wegner ha dedicato più di un’opera musicale. L’ultimo progetto in ordine di tempo, composto nel 2020, durante la pandemia, s’intitola proprio “A.T.W (Armin T. Wegner)” ed è edito dalla K Redords. Ma chi era Armin Wegner? Nel 2015 grazie a un incontro organizzato da Beniamino Cuomo, raffinato audiofilo e instancabile cercatore di storie indimenticabili, a Montechiaro (Vico Equense) conobbi lo storico Gabriele Nissim autore del saggio “La lettera a Hitler” (Mondadori), ebbi modo così, leggendo il testo e conversando con Nissim, di scoprire la grandezza morale di quest’uomo d’altri tempi. Armin Theophil Wegner è stato un militare paramedico tedesco nella Prima guerra mondiale, un autore prolifico e attivista per i diritti umani. Stanziato nell’Impero ottomano durante la Prima guerra mondiale, Wegner è stato testimone del Genocidio del popolo Armeno;  le fotografie da lui realizzate in quei giorni rappresentano un documento storico fondamentale di denuncia della drammatica situazione degli Armeni. Wegner è stato anche uno dei primi tedeschi a opporsi a Hitler e alla persecuzione degli ebrei, nonostante sapesse di rischiare la vita non rinunciò a scrivere una lettera a Hitler con la quale pubblicamente tentò di persuadere il Führer a rinunciare ai suoi propositi di sterminio. Questa è l’estrema sintesi di una vista spesa per i diritti umani, ma v’invito a leggere il testo di Gabriele Nissim per approfondire la conoscenza di un uomo che merita di non essere dimenticato; una persona che Anselmo Palini aggiungerebbe senza dubbio alla lista di quelli che sono definiti “Più forti delle armi” per levatura morale e intellettuale”. Il 21 aprile del 1996 Pietro Kuciukian e Mischa, il figlio, hanno trasportato le ceneri di Armin T. Wegner a Yerevan: il primo “giusto e testimone” per gli armeni, le cui ceneri sono state poi tumulate nel Muro della Memoria di Dzidzernagapert. Dal 7 aprile 2011 ad Armin Wegner sono dedicati un albero e un cippo al Giardino dei Giusti di tutto il mondo di Milano. E’ indubbio che senza le foto e la cronaca di Wegner del genocidio degli armeni avremmo saputo ben poco per la gioia dei negazionisti turchi. A questa tristissima vicenda e a questa stupenda persona il nipote, Gabriel Wegner (nella foto in basso), grazie al contributo di Giovanni Luca Scaglione e Valerio Giovanardi, ha dedicato un progetto musicale dal titolo quanto mai emblematico “A.T.W (Armin T. Wegner)”, l’album si apre con i versi delle poesie di Wegner e le voci di chi è sopravvissuto al genocidio armeno. Seguono brani che grazie alla forza rivoluzionaria del rock e a quella raffinata del jazz riescono a dare un’anima musicale alle parole di protesta e alle richieste di giustizia di Armin Wegner. Il cantautore tedesco ha realizzato un’opera dal punto di vista musicale e lirico notevole che è un piacere ascoltare e che, a mio modesto parere, ha la forza degli album concettuali di autori come Joan Baez e Bob Dylan.  di Luigi De Rosa

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Armenia-Azerbaigian: premier Pashinyan, consegnata solo una parte delle mappe sulle mine (Agenzianova 13.06.21)

Erevan, 13 giu 12:44 – (Agenzia Nova) – L’Armenia non ha fornito all’Azerbaigian le mappe di tutte le mine nel Nagorno-Karabakh anche se ha dato a Baku delle informazioni “sostanziali”. Lo ha affermato il premier ad interim armeno, Nikol Pashinyan, commentando l’accordo raggiunto ieri in base al quale Baku ha liberato 15 prigionieri armeni in cambio della mappe sul posizionamento delle mine. “Ieri la società armena è stata eccitata per il ritorno dei 15 nostri fratelli”, ha detto il premier precisando che è stata consegnata “una sostanziale ma piccola parte” delle mine nel Nagorno Karabakh. Secondo l’accordo raggiunto ieri, in cambio della consegna da parte dell’Armenia alla parte dell’Azerbaigian di mappe contenenti 97 mila mine anticarro e antiuomo piantate nel distretto di Aghdam, 15 armeni detenuti sono stati consegnati all’Armenia sul confine tra l’Azerbaigian e la Georgia, con la partecipazione di rappresentanti georgiani. A riferirlo il ministero degli Esteri di Baku. “Apprezziamo il sostegno del governo georgiano, in special modo del Primo Ministro della Georgia Irakli Garibashvili, per la realizzazione di questa azione umanitaria. Allo stesso tempo, sottolineamo lo speciale ruolo del Segretario di Stato degli Stati Uniti Anthony Blinken, dell’Assistente Segretario di Stato per l’Europa e l’Eurasia del Dipartimento di Stato, Philip Reeker, del Presidente del Consiglio dell’Ue Charles Michel e della presidenza svedese dell’Osce per la mediazione”, si legge nella nota. “L’ottenimento delle mappe delle mine salverà la vita e la salute di decine di migliaia di nostri cittadini, compresi gli sminatori, e accelererà i progetti di ricostruzione e il processo di ritorno degli sfollati ad Aghdam, avviati dal Presidente della Repubblica dell’Azerbaigian Ilham Aliyev”, conclude il comunicato del ministero degli Esteri.


Azerbaigian ha consegnato all’Armenia 15 detenuti armeni (trt.net)

L’Italia accoglie con favore gli sviluppi tra Armenia e Azerbaigian (Agenziastampaitalia 13.06.21)

Nagorno Karabakh, una visita apostolica del Catholicos Karekin II (AciStampa 12.06.21)

Nel monastero che conserva le reliquie di San Giovanni, il Catholicos Karekin I ha pregato per la sicurezza dell’Armenia e dell’Artsakh, il territorio che il mondo chiama Nagorno Karabakh e che gli armeni sentono parte della loro storia. Succede a Gandzasar, uno dei monasteri che si trovano nel territorio del Nagorno Karabakh, a raccontare le radici cristiane di un territorio a lungo conteso, e diventato oggetto di una guerra che ha portato ad un accordo doloroso per l’Armenia, che ha perso i territori precedentemente sotto il suo controllo.

Il Nagorno Karabakh, passato sotto il controllo dell’Azerbaijan in era sovietica, aveva auto-proclamato la sua indipendenza alla dissoluzione dell’URSS. Ne era nato un conflitto, poi una pace instabile. Per gli azeri, gli armeni erano occupanti. Per gli armeni, lo erano gli azeri. Nel mezzo, la distruzione di un patrimonio storico, la cancellazione della memoria. Moltissimi i monumenti cristiani distrutti, secondo quello che viene definito da alcuni studiosi come un vero e proprio genocidio culturale. Da parte azera, si lamenta la distruzione di molte moschee.

Fatto sta che, con il recente conflitto in Nagorno Karabakh, è ritornata la paura per la possibile perdita di monasteri. Karekin II, Catholicos della Chiesa Apostolica Armena, ha persino stabilito un dipartimento della Santa Sede di Etchmiadzin per il censimento del patrimonio cristiano. E, all’inizio di giugno, il Catholicos è andato in Artaskh, passando dagli incontri nei presidi militari alla Divina Liturgia nella capitale Stepanakert, fino, appunto, al monastero di Gandzasar. Con lui, il presidente di Artsakh Arayik Harutyunyan, Karekin ha pregato Dio per avere “forza e potere per superare gli orrori della guerra, risorgere da questo duro periodo di tristezza e sofferenza, e per guarire le nostre vite ferite”.

Karekin II ha detto che gli armeni hanno “vissuto in periodo molto duri e crudeli”, essendo testimoni di “distruzione, massacro e genocidio”, ma sempre mantendo fiducia in Dio.

Karekin ha definito l’Artsakh “la Sacra culla della nostra terra natia, la ricchezza del nostro popolo cristiano con la sua storia e monumenti sacri”. Ha notato che “durante la guerra, abbiamo perso una parte significativa della nostra patria. Ma siamo rassicurati che il nostro spirito sia rimasto saldo”.

Karekin II ha anche dato una benedizione speciale a soldati e ufficiali dell’esercito di Artsakh, si è detto grato alla Federazione Russa per i loro sforzi nello stabilire la pace, e ha pregato per gli eroici soldati persi in Artasakh.

La visita era cominciata il 3 giugno a Syunik, la regione più a Sud della Repubblica Armena e provincia vicina dell’Artsakh in tempi medievali. Lì, nella città di Goris, il Catholicos ha guidato una funzione religioso alla Cattedrale di San Gregorio Illuminatore, visitato un cimitero, e andato ad incontrare i fedeli nella città di Shurnukh.

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Azerbaigian consegna 15 armeni in cambio di mappe mine anticarro (Askanews 12.06.21)

L’Azerbaigian ha consegnato a Erevan 15 armeni detenuti sul confine azero-georgiano in cambio di mappe contenenti la localizzazione di 97.000 mine anticarro e antiuomo piazzate nel distretto di Aghdam.
“Apprezziamo il sostegno del governo georgiano, in special modo del Primo Ministro della Georgia Irakli Garibashvili, per la realizzazione di questa azione umanitaria. Allo stesso tempo, sottolineamo lo speciale ruolo del Segretario di Stato degli Stati Uniti Anthony Blinken, dell’Assistente Segretario di Stato per l’Europa e l’Eurasia del Dipartimento di Stato, Philip Reeker, del Presidente del Consiglio dell’UE Charles Michel e della presidenza svedese dell’OSCE per la mediazione”, dichiara il ministero degli Affari Esteri della Repubblica dell’Azerbaigian in una nota, secondo cui oltre a salvare la vita di decine di migliaia di persone, la mappa “accelererà i progetti di ricostruzione e il processo di ritorno degli sfollati ad Aghdam, avviati dal Presidente della Repubblica dell’Azerbaigian Ilham Aliyev”.

Il Ministero della Cultura tutela un edificio della Trieste “armena” (Cronacacomune.it 11.06.21)

11.06.2021 – 07.30 – Scendendo lungo via San Vito si giunge, all’incrocio con via Tigor, sotto l’ombra d’un poderoso edificio d’inizio novecento, le cui forme monumentali trovano apice e superamento nel volto scolpito d’una gigantesca donna dalle mani protese e una corona di fiori sul campo. Un urlo primordiale sembra erompere da quelle labbra di pietra, cristallizzate in una cariatide floreale. L’edificio, al n.9 di Via Tigor, è una delle case costruite dall’architetto Ruggero Berlam a inizio ‘900 dietro commissione dell’imprenditore armeno Haggi Giorgio Aidinian. Trasferitosi da Smirne a Trieste nel 1881, Aidinian presto divenne un noto commerciante triestino, specializzato in tappeti orientali. Il suo negozio aveva una sede d’eccezione: il Palazzo Dreher (Borsa Nuova). Grazie ai proventi delle proprie attività il mercante armeno sovvenzionò cinque case sul colle di San Vito: condomini d’inizio ‘900, ma impreziositi da uno stile eclettico. Proprio la casa al n.9 è stata sottoposta questa settimana a vincoli di tutela da parte del Ministero della Cultura (MiC).
La Commissione Regionale Patrimonio Culturale del Friuli Venezia Giulia ha infatti deliberato di porre sotto tutela l’edificio quale componente essenziale del cosiddetto “borgo o colle armeno” per la presenza nelle vicinanze della chiesa di Maria Madre delle Grazie dei Padri Mechitaristi e dell’ormai scomparsa comunità mediorientale.
Hanno partecipato all’incontro i componenti della Commissione, ovvero Roberto Cassanelli, Direttore del Segretariato regionale in qualità di Presidente della Commissione, Simonetta Bonomi, Soprintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio, Andreina Contessa, Direttore della Direzione regionale musei e Luca Caburlotto, Soprintendente Archivistico.
Posti sotto tutela anche gli affreschi con San Paolo e Santo Stefano della Tomba monumentale ai caduti partigiani del Cimitero di Casarsa della Delizia (Pordenone) e alcuni mobili ottocenteschi – delle cassapanche intagliate – del Monastero di Sant’Orsola di Gorizia.

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