Siria: ad Aleppo i giovani cestisti di “Al Yarmouk” a canestro contro la guerra (difesapopolo.it 03.10.19)

Risate, grida e rimbombo di palloni che rimbalzano sul parquet arrivano fino alla strada trafficata in ora di punta quasi gareggiando con i clacson costantemente pigiati come è uso da queste parti. Dentro la nuova palestra una decina di ragazzi si allenano a basket, provano palleggi, schemi di attacco e difesa. È un fuoco di fila di tiri, molti a canestro, altri si perdono sul ferro o si infrangono sul tabellone. Siamo ad Aleppo, nel quartiere Al-Zizieh, non lontano dal centro storico, oggi interamente ridotto in macerie. Come una buona parte della città, prima della guerra la capitale industriale della Siria. Il sobborgo era abitato in gran parte da cristiani. Molte famiglie con lo scoppio del conflitto sono partite o fuggite e difficilmente torneranno. Ma nella terra di san Paolo la speranza non muore. E si lavora per farle ritornare.

Sono giorni di attesa questi nel centro sportivo giovanile “Al-Yarmouk”, storico club aleppino, nato come società calcistica e successivamente aperta al basket e all’atletica. Il club fu fondato nel 1925 da un gruppo di armeni sopravvissuti al genocidio del 1915. Rifugiatisi ad Aleppo, da quel momento si impegnarono in una grande opera di sensibilizzazione sociale e di apostolato attraverso lo sport. L’attesa è per l’inaugurazione del nuovo parquet del campo di basket, finanziato interamente dalla Fondazione pontificia “Aiuto alla Chiesa che soffre” che proprio di recente con il direttore di Acs-Italia, Alessandro Monteduro, accompagnato dall’arcivescovo di Milano, mons. Mario Delpini, ha fatto visita alla palestra. Il centro sportivo era stato colpito poco più di tre anni fa dalle bombe durante l’assedio della città, ridotto ad un ammasso di macerie. Grazie ad Acs, la comunità armeno-ortodossa ha potuto rimetterlo in piedi e riconsegnarlo ai giovani che sono tornati a giocare e a praticare sport. Prima della guerra oltre 800 giovani di tutti i riti cristiani frequentavano il centro sportivo. Oggi sta tornando a riempirsi e con il nuovo campo la speranza degli allenatori è che molti altri siano invogliati a venire. “Rise and raise”, è il motto del club che ne riassume la storia: “alzati e muoviti”.

Shant, Garo, Asadour, Garbis, Gogo, Mirela, Nareg, sono in campo a sudare. Hanno dagli 11 ai 14 anni. Praticamente tutti sono cresciuti con la guerra che di anni ne ha quasi nove. Una compagna di giochi che nessuno qui vorrebbe più avere. “La palestra è bellissima – dicono in coro -. Veniamo quasi tutti i giorni ma solo dopo aver finito i compiti a casa” aggiungono ridendo.

“Prima giocavamo in strada e quando possibile in un campetto non molto distante da qui. Con la guerra era molto pericoloso stare fuori per questo trascorrevamo le giornate in casa. I nostri genitori non ci facevamo uscire perché avevano paura che potesse accaderci qualcosa”.

Anche andare a scuola non era facile. “Bombe e razzi potevano cadere ovunque ma non avevamo paura e volevamo uscire sempre. Molte volte – ricordano – abbiamo svolto le lezioni nei sotterranei. Da due anni a questa parte la situazione è migliorata e anche il numero dei ragazzi che vengono qui è aumentato. Prima eravamo molti di meno anche perché tanti nostri amici sono partiti con le loro famiglie. Non li abbiamo più rivisti, sono in Canada e in Armenia”. Dalle maglie che indossano si capisce che amano il basket americano e Nba. Dicono di tifare per Golden State, Warriors, Lakers, Nets, Raptors, Heat, Rockets, Clippers. I giocatori preferiti? “LeBron James, Kobe Bryant, , Kevin Durant, Westbrook, il mito Michael Jordan” e molti altri. Attendono la fine dell’allenamento. Per loro è già pronto un tavolo nell’area ristorante del centro sportivo: “pizza e patatine, menù non proprio da sportivi”, ammettono, ma uno sgarro è lecito.

Il basket è la loro grande passione ma i sogni sono altri: “diventare un astronauta, un pilota, un ingegnere per ricostruire la città, un medico per curare chi è malato. Vogliamo continuare a studiare e restare qui”. Si guardano tra loro quasi a scambiarsi un cenno di intesa. E poi come in un ‘terzo tempo’ la corsa a canestro: “se andiamo via anche noi, chi rimarrà qui ad Aleppo?”

“Vogliamo restare in Siria, vogliamo continuare a vivere nella nostra città. Aleppo tornerà più bella di prima”. Più che un canestro, una schiacciata…

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Armenia, nuove scoperte sulla piana dell’Ararat (Turismo.it 03.10.19)

PERCHÉ SE NE PARLA
In Armenia, presso un sito archeologico chiamato Vedi Fortress, sono tornati alla luce una sorprendente quantità di utensili, ossa di animali, anfore e le tracce di alcuni edifici. A prima vista sembrerebbe trattarsi di un magazzino nei pressi fi una fortezza, una cittadella, risalente a circa 1200 prima di Cristo. Ma gli scavi sono solo agli inizi e gli studiosi sono certi che ritroveranno molti più reperti in quell’area, che fu abitata fino alla prima epoca medievale. La valle del fiume Vedi, dove si trova il sito, è stata infatti nel passato un importante crocevia.
PERCHÉ ANDARE
La scoperta è avvenuta su un grande altopiano chiamato Ararat Plain, che prende il nome dal mitico (biblico) Monte Ararat che ne delimita la porzione meridionale. Ci troviamo in una zona di confine tra Armenia e Turchia (il monte Ararat si trova in quest’ultima, ma nel passato faceva parte dell’Armenia), in un’area di notevole importanza naturalistica, anche se la maggior parte dei trekking e delle spedizioni si concentra più sul monte Ararat che sulla piana armena.
DA NON PERDERE
La pianura dell’Ararat è un pittoresco susseguirsi di zone aride con verdi vallate, e panorami indimenticabili con l’innevato monte turco all’orizzonte. La zona è disseminata di vigneti e monasteri, su cui vale la pena puntare se si sceglie di esplorare l’area. Il monastero di Khor Virap, a pochi chilometri dal confine, è uno dei più importanti in Armenia e offre delle vedute incredibilmente suggestive.
PERCHÉ NON ANDARE
Non si tratta di una zona turistica o particolarmente gettonata dai visitatori internazionali. Per questo motivo può piacere moltissimo, perché decisamente autentica. Ma allo stesso tempo non offre servizi particolarmente efficienti. Inoltre si tratta di un viaggio principalmente naturalistico, ideale solo per chi cerca natura sconfinata e decisamente poca vita sociale.
COSA NON COMPRARE
Non ci sono molti negozi di souvenir lungo le ampie strade della piana dell’Ararat. Quindi la possibilità che spendiate male i vostri soldi è davvero ridotta al minimo.

Sospesa Dudelange-Qarabag: drone con i colori dell’Armenia, gli azeri si infuriano (Ilmessaggero 03.10.19)

Il conflitto tra Armenia Azerbaigian invade anche i campi dell’Europa League. E ha come effetto diretto la sospensione della sfida tra Dudelange Qarabag per una trentina di minuti. Succede tutto poco dopo la mezz’ora del primo tempo quando gli azeri segnano la rete del raddoppio con Michel. A quel punto, mentre i giocatori della squadra lussemburghese riportano la palla al centro del campo spunta un drone con un drappo con i colori dell’Armenia. E’ il caos. I giocatori del Qarabag provano addirittura ad abbattere il drone con il pallone, mentre i tifosi provano l’invasione di campo. L’arbitro, lo scozzese John Beaton, sospende il match per evitare che la situazione degeneri e sono dopo circa mezz’ora riesce a rimettere la palla al centro.

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Dudelange Qarabag, partita sospesa/ Video: drone vola sul campo con bandiera Armenia (Ilsussidiario 03.10.19)

Dudelange Qarabag, caos nel corso della sfida valida per la seconda giornata della fase a gironi del Gruppo A di Europa League. La sfida dello Stade Josy Barthel di Lussemburgo è stata sospesa al minuto 35’ dall’arbitro scozzese Beaton, con il risultato sullo 0-2: azeri in doppio vantaggio grazie alle reti siglate da Zoubir (11’) e da Michel (30’). Ma cosa è successo? Come già accaduto durante Serbia – Albania nel 2014, tutta colpa di un drone: la gara è stata infatti fermata perché un piccolo velivolo radiotelecomandato ha iniziato a sorvolare il campo con attaccata una bandiera dell’Armenia. Momenti di tensione palpabile sul terreno di gioco, con i calciatori del Qarabag che hanno segnalato il fatto all’arbitro: uno di loro ha anche tentato di “abbatterlo” con una pallonata, senza successo. Il fischietto scozzese non ha potuto fare altro che mandare le squadre negli spogliatoi.

Come evidenziato da Sky Sport, il clima allo Stade Josy Barthel è diventato rovente: i tifosi del Qarabag hanno provato delle invasioni di campo ed è stato necessario l’intervento delle forze dell’ordine per ripristinare la normalità. La tensione politica tra Azerbaigian e Armenia per la regione del Nagorno Karabakh si è trasferita sul campo da calcio. In guerra tra il 1992 e il maggio 1994, i due Paesi sono ancora tecnicamente in guerra ed il governo azero ha più volte minacciato di riconquistare il Nagorno-Karabakh con la forza militare. Ricordiamo inoltre che le zone di confine sono ancora militarizzate in un regime di “cessate il fuoco”, misura spesso violata da entrambi i Paesi. Di pochi minuti fa un tweet del club Qarabag su quanto accaduto: «Karabakh is one of the ancient historical regions of Azerbaijan!!!».


Un drone armeno sulla partita Dudelange – Qarabag. Ribalta per il Nagorno-Karabakh

Lussemburgo. E’ successo qualche ora fa. Allo stadio Josy Barthel, nella cittadina lussemburghese di Dudelange, la partita di calcio fra la squadra di casa e il Qarabag, squadra dell’Azerbaijan, è stata sospesa per 25 minuti, perchè sullo stadio volava un drone che sventolava la bandiera armena e del Nagorno-Karabakh, la regione che sin dagli anni 90, durante la dissoluzione della Federazione sovietica, è in guerra per l’indipendenza dall’Azerbajian e per riunirsi con la Repubblica Armena. Solo dopo questo periodo, e l’intervento della sicurezza, la partita di calcio è ripresa. Si è conclusa con la vittoria degli azeri del Qarabag sul Dudelange per 4 a 1. Il calcio spesso è l’occasione per riportare alla ribalta situazioni, quasi dimenticate, di conflitti fra popoli.

La lunga storia di una guerra che dura da 30 anni

Si sparano ancora. Non come i primi tempi del conflitto , ma non sono ancora terre pacificate. La dissoluzione dell’URSS negli anni 90 ha strascichi che durano ancora oggi. Il popolo dell’Azerbaijan, la terra degli Azeri, aveva deciso di uscire dalla confederazione sovietica, ma la popolazione della provincia autonoma (Oblast) del Nagorno-Karabakh, a maggioranza etnica armena, aveva deciso di non seguire lo stato cui apparteneva solo dal tempo in cui si era formata la confederazione sovietica, e di riunirsi con la repubblica armena. La legge confederale dei soviet glielo permetteva, ma l’Azerbaijan nel 1992 iniziò i bombardamenti sul Nagorno-Karabakh. Ufficialmente la guerra durò fino al 1994. Il Nagorno-Karabakh è una repubblica indipendente non riconosciuta, e il cessate il fuoco con l’Azerbaijan non è avvenuto. I confini sono militarizzati. Nell’aprile del 2016 vi furono 4 giorni di scontri violenti con centinaia di morti. Lo scorso 29 settembre il presidente della repubblica azera ha dichiarato che nell’ultimo anno non ci sono stati progressi nelle trattative per la pace con l’Armenia e il Nagorno-Karabakh . Il 2 ottobre il governo azero ha accusato l’Armenia di atti di sabotaggio, atti che sono stati negati dal ministero della difesa armeno.

Il drone con i colori armeni che volava sullo stadio potrebbe essere considerato una provocazione più che un tentativo di sabotaggio, visto anche che gli azeri hanno vinto la partita di calcio contro il Lussemburgo per 4 a 1, però è difficile capire come sarà interpretata. Vedremo nei prossimi giorni se vi sarà, speriamo di no, una recrudescenza degli scontri a fuoco fra Armeni e Azeri sul confine fra i loro paesi.

Armenia: parlamento, approvata bozza di legge per incremento salario minimo (Agenzianova 03.10.19)

Erevan , 03 ott 09:54 – (Agenzia Nova) – Il disegno di legge presentato dai deputati del blocco My Step per aumentare il salario minimo in Armenia è stato approvato in prima lettura dal parlamento di Erevan. Lo riferisce l’agenzia di stampa “Armenpress”, aggiungendo che il documento, preparato dai deputati Varazdat Karapetyan, Babken Tunyan e Narek Zeynalyan, è stato approvato con 102 voti a favore e solo uno contrario. Il disegno di legge prevedeva inizialmente un aumento salariale a 63 mila dram (circa 121,26 euro) al mese, ma le consultazioni parlamentari si sono concluse con la decisione di incrementare la busta paga mensile a 68 mila dram (circa 130 euro). (Res)

Charles Aznavour, «le chansonnier» del mondo (Antidiplomatico 30.09.19)

Il 1 ottobre ricorre un anno dalla morte di Charles Aznavour, il cantautore parigino di origini armene che ha saputo farsi amare grazie alla sua costante dedizione e alla sua capacità di cantare in ben sette lingue differenti, conquistandosi il titolo di padre degli chansonnier e vendendo centinaia di milioni di dischi.Suo padre Micha, e anch’egli cantante, e sua madre Knar, entrambi sopravvissuti al genocidio armeno, approdarono a Parigi dove aprirono un ristorante nel quartiere Sorbonne, cosa che permise al piccolo Charles di immergersi nella realtà teatrale della Parigi degli anni ‘30 e ‘40, fino a quando, nel 1943, il “Frank Sinatra d’Europa” venne scoperto dalla grande Édith Piaf, la quale decise di portarlo con se in tournée in Francia, in Canada e negli Stati Uniti.Fu proprio questo incontro a spingere la sua carriera verso il successo, Charles fu in testa alle classifiche francesi dagli anni ‘60 in poi e accompagnò alla carriera di cantante quella di attore, apparendo in oltre 60 pellicole.Non fu solo un grande artista, fu anche un irriducibile combattente, sia nella musica sia nella politica, spendendosi fino in fondo per i diritti dell’amata minoranza armena. Il suo Paese ne riconobbe il ruolo, nominandolo nel 1995 ambasciatore itinerante presso l’Unesco, nel 2004 “eroe nazionale” e, infine, ambasciatore all’Onu.A Erevan non si erano dimenticati quanto aveva fatto dopo il terribile terremoto del 1998, quando ancora l’Armenia era parte dell’Urss. La devastazione fu tale che Gorbacev dovette chiedere aiuto agli Stati Uniti.Lui non aspetta tempo e si muove, da solo: incide “Pour toi Armenie” e contatta suoi amici cantanti: in novanta accettano di interpretare il brano nella loro lingua. Milioni i dischi venduti, i proventi vanno tutti ai terremotati.Non solo, quando nel ’94 scoppia la guerra ai confini armeni, nel Nogorno-Karabach, porta tonnellate di aiuti ai rifugiati e, senza dir nulla a nessuno, paga di tasca propria biglietti aerei a quanti cercano riparo in Europa.Anche per questa umanità, 1997, la Francia gli conferisce la Legion d’onore, cui si sommano, successivamente, onorificenze di Paesi stranieri come Canada e Russia.Sempre affermò di sentirsi francese e sempre però difese l’orgoglio e i valori della sua famiglia armena.

In un’intervista disse infatti: “Vede, quando si è figlio di immigrati, si è obbligati ad avere i piedi per terra. Vediamo le difficoltà vissute dai nostri genitori per educarci correttamente, in modo sano, per abbandonare il male e mostrare che il bene esiste.”Insomma un uomo che si è speso per il suo popolo e le sue origini, la cui voce è stata amata da più generazioni, conquistando il pubblico della Carnegie Hall e dei più importanti teatri mondialipersuadendo artisticamente icone della musica come Ray Charles e Liza Minnelli, e affascinando grandi artisti italiani, che spesso reinterpretarono i suoi singoli, come Gino Paoli e Mia Martini.Qualche tempo prima della sua scomparsa sostenne che avrebbe cantato fino a 100 anni e che una volta impossibilitato, avrebbe continuato egualmente a scrivere canzoni; stimò ironicamente che avrebbe vissuto fino a 120 anni data la “buona aria” che si respira a Parigi.Spentosi un anno fa nella sua casa nel sud della Francia all’età di 94 anni, oggi ricordiamo “Aznavoice” con un classico del 1963, cantato l’anno seguente anche da Domenico Modugno, una vera poesia che racconta in italiano la storia della morte di una madre.

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TURCHIA- Il governo esclude i candidati residenti all’estero dal processo per eleggere il nuovo Patriarca armeno (Agenzia Fides 30.09.19)

Istanbul (Agenzia Fides) –Alla prossima elezione del Patriarca armeno di Costantinopoli, in programma il prossimo dicembre, i membri degli organismi elettivi potranno orientare le proprie preferenze solo verso candidati residenti in Turchia. Lo ha stabilito il Ministero dell’interno turco, con un decreto che proibisce la partecipazione all’elezione del nuovo Patriarca di candidati residenti all’estero. La notizia, diffusa alla fine della scorsa settimana, sta provocando sconcerto nella comunità armena in Turchia.
Seguendo una prassi inaugurata nel 1961, l’elezione di un nuovo Patriarca armeno di Costantinopoli viene di volta in volta regolata da norme predisposte ad hoc dal Ministero dell’interno turco. Stavolta – riferisce il giornale bilingue turco-armeno Agos – il testo normativo per l’elezione del nuovo Patriarca, lungo ben sei pagine, è stato consegnato il 23 settembre al Comitato incaricato di coordinare il processo elettorale. Stavolta, tra le direttive predisposte dal ministero dell’interno figura anche la norma che prescrive come condizione di eleggibilità anche il fatto di “essere tra i vescovi membri del Patriarcato armeno di Istanbul”. Tale condizione che rriduce sensibilmente la rosa dei potenziali candidati al soglio patriarcale – non era mai stata contemplata negli analoghi regolamenti predisposti a partire dall’inizio degli anni Sessanta del secolo scorso. Per questo, negli ultimi decenni, almeno due dei Patriarchi armeni di Costantinopoli erano stati eletti mentre prestavano il loro ministero ecclesiale in altri Paesi. Critiche e preoccupazione in merito alla norma citata sono state espresse anche dall’Arcivescovo Aram Atesyan, per lungo tempo “locum tenens” del Patriarcato, durante gli anni di malattia invalidante del Precedente Patriarca Mesrob II Mutafyan, scomparso lo scorso marzo.
Alcuni giorni prima di ricevere il testo del regolamento predisposto dal governo turco, esponenti della Commessione del Patriarcato armeno apostolico di Costantinopoli incaricata di coordinare e accompagnare l’intero processo per l’elezione del nuovo Patriarca avevano proprio l’auspicio che non fossero poste restrizioni alla rosa dei potenziali candidati alla carica patriarcale. L’auspicio (vedi Fides 23/9/2019) era stato espresso in particolare dallo stesso Arcivescovo Aram Ateşyan e dall’Arcivescovo Sahak Masalyan, incaricato di coordinare l’intero processo elettorale, con il titolo di “Degabah” (fiduciario).
All’inizio di agosto, come riferito dall’Agenzia Fides (vedi Fides 9/8/2019), era stata fissata la tabella di marcia che porterà all’elezione dei successore di Mesrob. La Commissione delegata a preparare l’elezione del Patriarca degli armeni apostolici della Turchia aveva stabilito di proporre alla Prefettura di Istanbul le giornate del 7, 8 e 11 dicembre 2019 come date in cui si svolgeranno le fasi finali dell’elezione patriarcale. Secondo il calendario proposto, il 7 dicembre dovrebbero essere eletti i delegati religiosi chiamati a scegliere il nome del nuovo Patriarca nella lista dei potenziali candidati. L’8 dicembre si dovrebbero tenere le elezioni dei delegati civili. Infine, l’11 dicembre, i delegati eletti dovrebbero unirsi per partecipare all’elezione vera e propria del futuro Patriarca. (GV) (Agenzia Fides 30/9/2019)

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Armenia: premier Pashinyan, paese può diventare un hub regionale per l’energia elettrica (Agenzianova 30.09.19)

Erevan, 30 set 09:49 – (Agenzia Nova) – L’Armenia ha tutte le carte in regola per diventare un hub regionale per l’energia elettrica nel prossimo futuro, e potrebbe dare un contributo cruciale alla connessione tra il mercato dell’Unione economica eurasiatica (Uee) e la rete elettrica dell’Iran. Lo ha dichiarato il primo ministro del paese caucasico, Nikol Pashinyan, intervenuto nel quadro di una conferenza internazionale organizzata ad Erevan per discutere “il potenziale di transito dell’area eurasiatica”. “L’Armenia è pronta a sfruttare la sua posizione geograficamente strategica per contribuire a connettere nuovi mercati e allo sviluppo delle infrastrutture che sarà inevitabilmente necessario a fronte dell’imminente rafforzamento del traffico di merci e passeggeri nella regione. Oltre a mettere a disposizione il suo potenziale di transito per quanto riguarda il trasporto, il nostro paese è perfettamente in grado di diventare un hub elettrico regionale in grado di connettere il mercato comune dell’Unione economica eurasiatica al sistema elettrico dell’Iran”, ha detto Pashinyan, aggiungendo che “piattaforme del genere contribuirebbero senza dubbio a rafforzare la cooperazione, il dialogo e lo scambio di opinioni anche al di fuori dell’Unione europea”. (Res)

Impegno umanitario: Premio Aurora, i vincitori degli ultimi anni il 2 ottobre in udienza da Papa Francesco (SIR 28.09.19)

I protagonisti dell’“Aurora prize for awakening humanity” in udienza da Papa Francesco. L’incontro si svolgerà nella mattina di mercoledì 2 ottobre, in Vaticano. Poi, dalle 13 l’incontro con i giornalisti nel Palazzo Cardinal Cesi, in via della Conciliazione 51, a Roma. Si tratta del riconoscimento annuale da un milione di dollari assegnato in Armenia dall’Aurora Forum a personalità che in tutto il mondo rischiano la propria vita per gli altri nelle aree di conflitto più pericolose. Per l’occasione saranno presenti Marguerite Barankitse, prima vincitrice dell’Aurora Prize nel 2016, che è anche la fondatrice dell’orfanotrofio Maison Shalom e dell’ospedale Rema in Burundi. Ci sarà pure Tom Catena, vincitore dell’Aurora Prize nel 2017, chirurgo, veterano, missionario cattolico, filantropo riconosciuto a livello mondiale e presidente dell’Aurora Humanitarian Initiative. È fondatore del Mother Mercy Hospital nelle montagne Nuba devastate dalla guerra in Sudan. Presente, inoltre, Kyaw HIa Aung, vincitore dell’Aurora Prize nel 2018. È un avvocato e attivista riconosciuto per la sua dedizione alla lotta per l’uguaglianza, l’istruzione e i diritti umani per il popolo rohingya in Myanmar, in carcere per 12 anni. A rappresentare l’Aurora Forum saranno i co-fondatori Ruben Vardanyan e Noubar Afeyan.

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Armenia-Ue: ministro Esteri incontra Mogherini, focus su cooperazione e riforme (Agenzia nova 27.09.19)

Erevan, 27 set 11:20 – (Agenzia Nova) – Il ministro degli Esteri armeno, Zohrab Mnatsakanyan, ha incontrato l’Alto rappresentante dell’Unione europea per la politica estera e di sicurezza, Federica Mogherini, a margine dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, a New York. Lo riferisce l’agenzia di stampa “Armenpress”, aggiungendo che durante l’incontro il capo della diplomazia di Erevan ha ringraziato le autorità comunitarie “per il loro sostegno costante e la cooperazione costruttiva”. Stando alle informazioni diffuse, le due parti hanno discusso l’attuazione dell’Accordo di partenariato globale e rafforzato (Cepa) firmato dall’Armenia e dall’Unione europea e il processo di riforma in corso nel paese caucasico. A questo proposito, Mnatsakanyan ha sottolineato l’importanza di arrivare al più presto ad un accordo per la liberalizzazione dei visti nei confronti dei cittadini armeni. All’ordine del giorno anche una serie di questioni di rilievo all’interno dell’agenda regionale, come il conflitto in corso nella regione del Nagorno-Karabakh. (Res)

Italia-Armenia: Mattarella incontra omologo Sarkissian, focus su cooperazione (Agenzia Nova 26.09.19)

Roma, 26 set 10:20 – (Agenzia Nova) – Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha incontrato l’omologo armeno, Armen Sarkissian, nel quadro della sua visita in Italia. Durante il colloquio, il capo dello Stato caucasico ha aggiornato Mattarella sui risvolti della sua partecipazione alla terza edizione di Cybertech Europe, una due giorni dedicata quest’anno al contrasto dei rischi cyber nell’era dell’industria 4.0. Secondo quanto riportato all’interno di un comunicato stampa della presidenza di Erevan, Sarkissian ha ringraziato la sua controparte per l’invito a recarsi in visita ufficiale in Italia nel prossimo futuro e per il riconoscimento del genocidio armeno da parte della Camera dei deputati, accogliendo positivamente la ratificazione dell’accordo di partenariato globale e rafforzato (Cepa) da parte del Senato. I due leader hanno discusso le opportunità di cooperazione esistenti in ambito economico, scolastico, culturale e scientifico, auspicando l’organizzazione di visite bilaterali più frequenti per consolidare ulteriormente i rapporti tra Roma ed Erevan. (Res)