ARMENIA. Le relazioni nippo-armene tra cognac e sakè (Agcnews.it 07.03.19)

L’Armenia ha uno storico legame con il Giappone. Nato per la presenza di una comunità d’affari diffusa in tutta l’Asia, il Giappone è stato sempre un avamposto diplomatico Yerevan. La posizione del Giappone come centro della diplomazia armena in Asia prosegue tutt’oggi. Il Giappone è stato uno dei primi paesi a riconoscere la nuova Repubblica d’Armenia indipendente nel settembre 1992, e l’ambasciata armena a Tokyo è stata istituita solo nel 2010, mentre il Giappone ha aperto la sua ambasciata a Yerevan nel 2015. 

I legami diplomatici, economici e commerciali si sono comunque costantemente estesi, con due visite presidenziali armene e due visite dei ministri degli Esteri in Giappone dal 1999-2012, oltre a diverse visite separate del premier armeno, di vari ministri e parlamentari riporta Asia Times. Il commercio bilaterale è promettente, ma finora relativamente scarso, con l’Armenia che ha esportato in Giappone, nel 2017, solo circa 1,17 miliardi di yen e importa circa 2,17 miliardi di yen di merci e prodotti. 

Il ruolo del Giappone come paese donatore per l’Armenia è molto più significativo, con l’aiuto pubblico allo sviluppo esteso fino al 2016 per un totale di circa 39 miliardi di yen in prestiti e sovvenzioni, con ulteriori 4,5 miliardi di yen nel finanziamento della cooperazione tecnica. Negli ultimi anni, i viaggi ufficiali giapponesi in Armenia hanno incluso quattro visite dei viceministri per gli Affari esteri e una visita del ministro per gli Affari esteri, nonché una visita dell’attuale ministro degli Esteri nipponico Taro Kono a settembre 2018. 

Da parte armena, riporta Asia Times, c’è oggi il tentativo di voler creare una relazione strategica con il Giappone vista l’importanza dell’Asia come fonte di nuovi mercati e investitori per Yerevan e per la sua volontà di alleggerire la dipendenza dalla Russia, passando attraverso il settore IT in espansione nel paese caucasico. 

La firma di un nuovo accordo di investimento nippo-armeno nel 2018 ha inoltre dato nuovo slancio all’espansione delle relazioni bilaterali. L’accordo ha offerto lo status di nazione più favorita, e si prevede inoltre di incoraggiare gli investimenti giapponesi nel crescente settore delle tecnologie dell’informazione in Armenia, strategia profonda alla base della visione giapponese; inoltre il Giappone è attraente per motivi strategici, cercando l’Armenia un equilibrio con Mosca e Pechino.

La presenza armena nella Belt Road Initiative vede, infatti, anche la Cina come porta d’ingresso per una maggiore “interconnettività” che la facciano uscire dall’isolamento infrastrutturale internazionale e non allarghino eccessivamente a Pechino, al contrario di Georgia e Azerbaijan.

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Il genocidio degli armeni ricordato per la Giornata dei Giusti (Anteprima24.it

Benevento – La terribile vicenda del genocidio degli armeni agli inizi del secolo scorso è stata ricordata nel corso di una “Lectio Magistralis” tenuta al Museo del Sannio dal filosofo francese Gerard Malkussian nell’ambito della “Giornata dei Giusti”, la manifestazione voluta dal Parlamento Europeo per condannare gli attentanti alla Umanità e celebrare quanti, i Giusti, appunto, si sono opposti con le sole proprie forze ai genocidi e alle violenze contro gli esseri umani.
Il filosofo dell’Università di Parigi, invitato in città dalla giornalista Enza Nunziato – referente campana della Associazione “Gariwo – La Foresta dei Giusti” che ha promosso negli anni passati l’istituzione di questa Giornata internazionale – ha partecipato anche al prologo, ricco di significato simbolico, che si è svolto presso il Giardino del Liceo Scientifico “Rummo”, consistito nella piantumazione di un albero (per la cronaca, un “Callistemon”) per ricordare i Giusti. Un albero dedicato alla memoria di Eugenio Colorni. che a Ventotene sognava un’Europa unita.

L’iniziativa, patrocinata dalla Provincia, ha visto la collaborazione del Circolo Manfredi e dei Lions Club di Benevento, insieme agli allievi dello stesso Liceo Rummo e dell’Istituto Magistrale “Guacci”. La dirigente dell’istituto Scolastico Teresa  Marchese ha sottolineato: “Lo spirito che ci ha animato sin dall’inizio era quello di non far perdere la memoria,di avvicinare  i giovani alle tante vita  che hanno rappresentato molto e per l’Europa”.

La coordinatrice Enza Nunziato ha evidenziato: ” La memoria è sempre necessaria sopratutto oggi in un mondo in fibrillazione. la memoria non può essere neutra , o di parte ma propositiva. La coscienza deve essere attiva e partecipativa. Noi dobbiamo essere dei cittadini pronti a saper guardare oltre le differenze”. La  Nunziato ha poi detto: “I giusti non sono degli eroi ma persone che hanno saputo illuminare il buoi del loro tempo con la luce della coscienza. Non hanno badato alle differenze  di religione. Sono costruttori di pace e libertà”.
Infine ha evidenziato: “I giovani dovranno essere fiammelle di libertà e di democrazia”. Il filosofo francese Gerard Malkussian ha rimarcato  come il Governo fu colpevole di aver sempre rinnegato questo genocidio: “Andare avanti per gli eredi e i sopravvissuti che chiedono giustizia per i loro antenati.”   Infine ha aggiunto: “Un paese come la Turchia si è fondata su questa pagina nera. C’è bisogno di verità e solidarietà.”

Nikol Pashinyan: in Armenia nessuna dittatura (Euronews 06.03.19)

Dopo aver dato le dimissioni a maggio, è salito di nuovo sul carro dei vincitori a dicembre, con una vittoria elettorale schiacciante.

Euronews lo ha incontrato a Bruxelles per confrontarlo con la delicata posizione in cui s trova l’Armenia, contesta tra UE e Russia

Signor Pashinyan, come primo ministro come sta cambiando la sua politica estera? Yerevan è ancora divisa tra Mosca e Bruxelles?

Pashinyan

Non penso che questa sia la formulazione corretta: avere un equilibrio è il nostro obiettivo. L’obiettivo più importante della nostra politica estera è rendere la nostra indipendenza più forte e difendere la nostra sovranità e sicurezza ecc.

L’UE fornisce finanziamenti per le politiche di vicinato. Cosa offre l’Armenia all’UE?

Pashinyan

Abbiamo un accordo di partnership rafforzato con l’UE. Il nostro governo è pienamente determinato ad attuare questo accordo. Vogliamo avere un sistema giudiziario davvero indipendente, un meccanismo istituzionale per combattere e prevenire la corruzione.

Parliamo della questione del gas. State negoziando i prezzi con la Russia: cosa ha imparato dall’esperienza dell’Ucraina, che ha sofferto dell’interruzione delle forniture?

Pashinyan

Non pe nso che dobbiamo imparare qualcosa dall’esperienza Ucraina. Stiamo discutendo di qualsiasi opportunità di cooperazione nel campo dell’energia con l’Iran, con la Georgia, con la Russia. Ne parleremo con l’UE.

La riforma economica è una sua priorità?

Pashinyan

Non siamo in un sistema autoritario di governo che determina quale cambiamenti attuare in Armenia. Per il sistema democratico è molto importante coinvolgere sempre più persone in qualsiasi processo: economico, politico, ecc.

Ho menzionato all’inizio la sua popolarità. È possibile che l’attuale generazione di armeni conosca solo un leader nazionale, Nikol P ashinyan, se verrà rieletto più e più volte?

Pashinyan

Se sarò eletto attraverso elezioni libere e democratiche, va bene. Se in Armenia esiste la minaccia di creare un regime autoritario o una dittatura, non c’è nessuna possibilità. La democrazia deriva dal nostro popolo e dal nostro insieme nazionale di valori.

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Nagorno-Karabakh: Azerbaigian condanna tentativi armeni di modificare formato negoziale (Agenzia Nova 06.03.19)

Nagorno-Karabakh: Azerbaigian condanna tentativi armeni di modificare formato negoziale
Baku, 06 mar 15:33 – (Agenzia Nova) – La volontà del primo ministro armeno Nikol Pashinyan di modificare il formato dei negoziati sulla risoluzione del conflitto del Nagorno-Karabakh può essere considerato un tentativo di indebolire le attività del Gruppo di Minsk dell’Osce. Lo ha detto la portavoce del ministero degli Esteri dell’Azerbaigian Leyla Abdullayeva all’agenzia di stampa “Trend”. Abdullayeva ha commentato le dichiarazioni di Pashinyan che, durante la sua visita a Bruxelles, ha ribadito che anche le autorità non riconosciute che controllano i territori occupati dell’Azerbaigian (definito dagli armeni Artsakh) dovrebbero partecipare ai colloqui. Secondo Abdullayeva, è impossibile modificare il formato approvato a Helsinki del 1992 dal Consiglio dei ministri dell’Osce senza il consenso degli Stati membri. “Sulla base di questa decisione, l’Armenia e l’Azerbaigian sono le parti in conflitto, mentre le comunità armena e azerbaigiana del Nagorno-Karabakh agiscono come parti interessate”, ha aggiunto la portavoce. “Sarebbe meglio che le autorità armene non sprechino tempo tentando inutilmente di trovare una nuova interpretazione alla soluzione pacifica del conflitto”, ha aggiunto Abdullayeva. (segue) (Res)

Conversazione sul genocidio armeno ed ebraico con Antonia Arslan al ridotto delle Muse (tmnotizie 05.03.19)

ANCONA – Antonia Arslan  l’autrice del bestseller  “ La masseria delle allodole”  che nel 2004 ha fatto conoscere al mondo il genocidio degli Armeni –  dal quale i fratelli Taviani hanno tratto l’omonimo film-  e di altri romanzi e saggi, quali  “La strada di Smirne” e “La collana dalle perle di legno” sarà ad Ancona il 6 e il 7 marzo prossimi.

Su invito della comunità ebraica incontrerà la cittadinanza mercoledì 6 marzo alle 18, 15 al Ridotto del Teatro delle Muse per una conversazione sull’eredità ebraica e su quella armena, sulle tragedie, le rinascite e le speranze tra le coste mediterranee e mediorientali, fino al nostro Paese, con un sguardo alla contemporaneità.   A dialogare con la prof. Arslan, di origine armena e già docente di Letteratura italiana contemporanea, il giornalista Cristiano Bendin e, inoltre, Vittorio Bendaud della Comunità Ebraica di Ancona.

La mattina seguente, giovedì 7 marzo, accompagnata dall’assessore alla Cultura Paolo Marasca ed altri rappresentanti delle istituzioni, la scrittrice visiterà la chiesa di San Gregorio Illuminatore (o degli Armeni) recentemente riaperta dopo quasi mezzo secolo, con la mostra Terre in Movimento, dedicata al sisma marchigiano.  Una occasione per confrontarsi con una preziosa e autorevole testimone su una pagina della storia controversa e terribile , tuttora negata da diversi Paesi.

Antonia Arslan, padovana di origine armena, è tra le più amate scrittrici italiane. Docente per numerosi anni all’Università di Padova di Letteratura Italiana contemporanea, nel 2004 scrive La Masseria delle Allodole, raccontando il Genocidio Armeno. Il libro, divenuto ben presto un bestseller mondiale (tra i classici italiani più tradotti al mondo), viene trasposto cinematograficamente dai fratelli Taviani.

Antonia Arslan è divenuta in Italia e in Europa, assieme al compianto Charles Aznavour, la voce dell’Armenia e della Diaspora armena, spendendosi per la causa del suo popolo. Parimenti, la Arslan è nel mondo oggi un’ambasciatrice della cultura italiana e della nostra letteratura.

Cristiana d’Oriente e intrisa di cultura italiana (e veneta), per ragioni biografiche, affettive e culturali è strettamente legata al mondo ebraico, peninsulare e internazionale, ed impegnata nel  dialogo ebraico-cristiano. Ricordiamo la sinergia intellettuale con l’insigne rabbino e studioso Giuseppe Laras.

Letterata ‘a maturazione lenta’, come ama definirsi, si spende da anni per la causa dei cristiani d’Oriente e contro l’antisemitismo. Nella sua missione di ‘cantastorie’, Antonia Arslan continua a scoprire e diffondere tesori della letteratura italiana e di quella armena, con particolare sensibilità verso il femminile e le tradizioni popolari.

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Che cosa farà Renco in Armenia con Sace-Simest (Startmag.it 05.03.19)

TUTTI I DETTAGLI DELL’OPERAZIONE

Renco ha sviluppato, in collaborazione con il governo della Repubblica di Armenia, un progetto in partnership pubblico-privata per la progettazione, costruzione e gestione venticinquennale di una centrale elettrica a ciclo combinato da 253 MW a Yerevan (Armenia), da finanziarsi mediante Project Financing.

L’INGRESSO DI SIMEST-SACE

Simest, società che con Sace costituisce il Polo dell’export e dell’internazionalizzazione del gruppo Cdp – ha fatto il suo ingresso nel capitale della Renco Power Cjsc, newco di diritto armeno del gruppo pesarese Renco, attivo come general contractor nei settori dell’energy Oil & Gas e infrastrutture civili ed industriali.

I NUMERI DELL’INVESTIMENTO DI SIMEST

Si tratta di un investimento in equity – pari in totale a 12,5 milioni di dollari – che si aggiunge ai vari interventi che il polo Sace-Simest ha effettuato in passato in favore dell’azienda pesarese, fornendo garanzie per l’aggiudicazione di commesse in diversi mercati: oltre alla stessa Armenia, anche Mozambico, Kazakistan e Albania, si legge in una nota per la stampa.

LA STRUTTURA DEL PROGETTO

Il progetto è così strutturato: la centrale, nei pressi della capitale Yerevan, sarà posseduta e gestita dalla società di scopo di diritto Armeno ARMPOWER Cjsc, che verrà capitalizzata per circa 90 milioni di dollari da Renco Power Cjsc (60%) e da Siemens Project Venture (40%).

CHI FINANZIERÀ

Renco ha inoltre concluso l’iter per l’ottenimento di un finanziamento, per circa 160 milioni di dollari, che sarà erogato da un pull costituito da Asian Development Bank, DEG (gruppo KfW) e OFID (Fondo Opec) sotto il coordinamento dell’International Finance Corporation (IFC, gruppo World Bank).

IL RUOLO DI RENCO

Il gruppo pesarese, oltre a esercitare il ruolo di sviluppatore e co-finanziatore del progetto – si legge in un comunicato di Renco – “sarà impegnato in qualità sia di Epc Finance che di Epc Contractor nella realizzazione dell’intera opera, potendo contare per la fornitura dell’apparecchiature principali sulla capacità ed esperienza di Siemens AG”.

GLI OBIETTIVI DELLA CENTRALE

La nuova centrale termica, basata sulle ultime e più avanzate tecnologie Siemens, contribuirà – aggiunge Renco – “ad aumentare l’efficienza della produzione di energia elettrica, a ridurre i costi del gas naturale e le emissioni di gas serra”.

LE CARATTERISTICHE DEL PROGETTO

Il progetto è il più grande intervento “green field” in project finance della storia della Repubblica di Armenia e riveste un’importanza strategica per il Paese, considerando che due terzi dell’elettricità prodotta in Armenia è generata da combustibili importati e che la produzione di energia è principalmente ottenuta con l’utilizzo di centrali termiche a bassa efficienza energetica ormai obsolete, è scritto nella nota di Sace-Simest e Renco.

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Nagorno-Karabakh: ministro Difesa armeno, situazione al confine è stabile (Agenzianova 05.03.19)

 

Erevan, 05 mar 10:49 – (Agenzia Nova) – La situazione al confine tra Armenia e Azerbaigian è stabile e sotto controllo. Lo ha detto il ministro della Difesa Davit Tonoyan citato dall’agenzia di stampa “Armenpress”. “La situazione al confine è stabile e sotto controllo”, ha detto il ministro dal cimitero militare di Yerablur che ha visitato per rendere omaggio alla memoria del comandante Vazgen Sargsyan. Il conflitto tra Armenia e Azerbaigian per l’area del Nagorno-Karabakh è iniziato nel 1988, quando la regione autonoma del Nagorno-Karabakh ha chiesto il trasferimento dalla Repubblica sovietica dell’Azerbaigian a quella armena. Nel 1991 a Stepanakert – autoproclamatasi capitale – è stata annunciata la costituzione della Repubblica del Nagorno-Karabakh. Nel corso del conflitto, sorto in seguito alla dichiarazione di indipendenza, l’Azerbaigian ha perso de facto il controllo della regione. Dal 1992 proseguono i negoziati per la soluzione pacifica del conflitto all’interno del Gruppo di Minsk dell’Osce. L’Azerbaigian insiste sul mantenimento della sua integrità territoriale, mentre l’Armenia protegge gli interessi della repubblica separatista. La Repubblica del Nagorno-Karabakh, in quanto non riconosciuta internazionalmente come entità statale, non fa parte dei negoziati.
(Res)

Il bambino e i venti d’Armenia (Toscananews.it 04.03.19)

Il ricordo di una tragedia che è difficile da dimenticare, come la maggior parte delle tragedie, nota come “genocidio degli armeni” perpetrato tra il 1915 e il 1916, poco più di un secolo di distanza dai giorni nostri, è un fardello da portare o una missione da compiere: continuare a diffondere il ricordo poiché è l’evento storico che vive grazie alla sua diffusione. Ed è proprio da lì che nasce la memoria. Ma è qui che si trova l’eccezione: Arthur Alexanian, colloca i ricordi della madre ad un altro tempo, l’incendio di Smirne del 1922. Il bambino e i venti di Armenia è un romanzo che è filtro stesso di memoria. E’ la memoria stessa che parla di memoria.
Difatti, l’autore stesso si affranca da suo Io (come conferma nella nota alla postfazione del libro di Mauro Molinari) cercando di far intervenire le emozioni, ma senza un’afflato eccessivamente personale. Il libro, uscito per l’editoreIbiskos Ulivieri ha questa grande capacità: passare attraverso le varie testimonianze, attraversandole senza concentrarsi su un esclusivo punto di vista. Lo scrittore cerca di portarci oltre la dimensione storica, o almeno, fino alle radici della storia, quella che riusciva a definire Dilthey, una storia che parte dalla personalità, dalla propria psicologia. Solo ripartendo dal proprio Io si riesce a concepire l’alterità. E difatti va inteso così l’Io, un polo dove non vi è esclusivamente la coscienza pienamente presente a sé, bensì è costituito anche dai propri rimossi. Ecco, è proprio da questa cesura che va investigata e che, attraverso il tema del romanzo che riesce a dare la “big picture”, può utilizzare questa coralità mutilata, che, procedendo verso il futuro, continua ad aver gli occhi orientati verso il passato e che difficilmente potrà dimenticare. Appunto il termine “big picture” si ritrova proprio nella mostra fotografica “La mia Armenia” di Andrea Ulivi in cui, attraverso singole istantanee, come un mosaico, cerchiamo di cogliere un piccolo affresco di un’epoca che oggi non v’è più Eliminare il rimosso non è la soluzione: è sapere perché sia avvenuto quel rimosso storico, tornando alla sorgente, al bivio tra memoria e oblio che va ricercato il riflesso di una verità più grande.

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Il genocidio degli armeni portato come esempio per un confronto tra popoli, a Latina iniziativa dell’Ucid (Latinacorriere.it 04.03.19)

L’Ucid (Unione Cristiana Imprenditori Dirigenti) è riuscita a organizzare un evento unico a Latina giovedì 28 febbraio. Con il patrocinio dell’Ambasciata della Repubblica di Armenia in Italia, ha portato l’attenzione su un tema che fino al 2004 in Occidente era passato inosservato, vale a dire il genocidio degli Armeni in Anatolia dell’Impero Ottomano, durante la Grande Guerra. È stata la scrittrice italiana di chiare origini armene Antonia Arslan ad affondare la memoria della sua famiglia armena, cacciata dai turchi e dai tedeschi nel 1915, soggetta poi alla diaspora (basti pensare che dei due milioni soltanto 500mila riuscirono a salvarsi), ricordando quel periodo drammatico nel romanzo ‘La masseria delle allodole’.

La Arslan, professoressa da una vita all’Università di Padova in Letteratura italiana moderna e contemporanea, è riuscita a scuotere l’intero Occidente da quel torpore che durava da quasi un secolo, tant’è che i fratelli Taviani, colpiti da quel dramma e dall’intensità narrativa del romanzo (ma anche da tutta la produzione saggistica della prof in collaborazione con molti intellettuali di origine armena sparsi nel mondo) decisero nel 2007 di trasporlo in opera cinematografica.

La soddisfazione di Francesco Berardi, presidente dell’Ucid è stata enorme, poiché non solo la sala della Curia vescovile di Latina contava anche molti posti in piedi ma perché la partecipazione della conversazione con la Arslan è risultata intensa, emozionante e scorrevole. A testimonianza anche dell’impegno dell’Ucid su più fronti, soprattutto nella cultura attraverso convegni, pubblicazioni e riviste, incontri con l’autore, da intendersi come momenti di riflessione e di arricchimento culturale

“Siamo stati felici di aver ospitato la scrittrice Antonia Arslan, la quale ha il grande merito di aver coinvolto l’opinione pubblica internazionale su un argomento per tanti decenni sottaciuto se non misconosciuto: parlo ovviamente della strage degli Armeni, durante la prima guerra mondiale –ha precisato il presidente Berardi-. Nell’attuale momento storico in cui si avverte, in modo più o meno tangibile, un senso di disorientamento, soprattutto in ambito etico-morale, sociale e valoriale, è necessario proporre la cultura del confronto e dell’approfondimento di tematiche che servano a riappropriarci della capacità di opporci al cosiddetto pensiero debole ed al relativismo culturale. In questa ottica, abbiamo scelto di presentare “la Masseria delle allodole” e “La bellezza sia con te” di Antonia Arslan, libri che presentano ambientazioni storiche legate alla persecuzione, al massacro, al genocidio di un milione e mezzo di Armeni nella Turchia durante la prima guerra mondiale, ai danni non solo di una minoranza etnica, ma anche della minoranza religiosa cristiana rappresentata dagli Armeni”.

L’Occidente ha ribadito la sua condanna del Genocidio, che è stato ufficialmente riconosciuto da molte Nazioni, tra cui Francia, Germania, Italia, Russia, Olanda, Svizzera, Grecia, Polonia. Importante, inoltre, la presa di posizione del Parlamento europeo che ha approvato una risoluzione in cui viene dichiarato ufficialmente che quanto accaduto tra il 1915 e 1917 in Turchia ai danni degli armeni è “qualificabile come genocidio” e ha deplorato fermamente ogni tentativo di negazionismo, tanto che “la ricerca della verità storica è proprio uno dei motivi che ha spinto l’UCID a organizzare questo Convegno e che verrà approfondita nel prosieguo di questo incontro” ha specificato Berardi.

Antonia Arslan (nata a Padova nel 1938) è una scrittrice italiana di origine armena; laureata in Archeologia, ha insegnato per molti anni Letteratura italiana moderna e contemporanea all’Università di Padova. È autrice di saggi sulla narrativa popolare e d’appendice e sulla galassia delle scrittrici italiane tra l’800 ed il ‘900. Attraverso racconti del nonno Yerwant e l’opera del poeta armeno Daniel Varujan, di cui ha tradotto alcune raccolte (il Canto del pane e Mari di grano), ha ritrovato le sue radici, dando voce alla sua identità armena. Nel 2004 ha scritto il suo primo romanzo, «La masseria delle allodole» (2004), che è stato tradotto in venti lingue e portato sullo schermo dai fratelli Taviani nel 2007, vincitore del premio Stresa e del premio Campiello. Lo strepitoso successo della masseria delle allodole, con una trentina di ristampe e tradotto in 20 lingue, è stata sicuramente la motivazione forte che ha indotto la Arslan ad approfondire da un punto di vista storico il genocidio degli Armenti raccogliendo una enorme mole di atti, di lettere, foto, racconti che lei ha prima registrato e poi trascritto, e soprattutto di documenti ottenuti dall’apertura degli archivi in varie parti del mondo, essendo scaduti i termini per il segreto di Stato.

Quindi la Arslan è diventata un punto di riferimento a livello internazionale per questa banca dati, che prima erano dispersi in tanti rivoli, compromettendo l’organicità della ricerca storica sugli avvenimenti accaduti. Tra l’altro da pochi anni sono stati aperti agli studiosi gli archivi storici di vari Stati, sui quali prima vigeva il segreto.

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Georgia: matriarcato per necessità (Osservatorio Balcani E Caucaso 04.03.19)

Da quando è nata, la vita di Zina Khachatryan è segnata da due stagioni: quella assieme a suo padre e quella senza. Ora quest’adolescente tredicenne originaria della regione di Samtskhe–Javakheti, Georgia meridionale, calcola che sono stati esattamente sei anni e mezzo, metà della sua vita, gli anni trascorsi con la sua presenza.

Zina aveva sei mesi quando il padre, Samvel Khachatryan, allora ventunenne partì per la Russia, in cerca di lavoro, come aveva fatto da quando aveva 16 anni. Parte di una vera e propria armata di uomini costretti ad abbandonare le proprie famiglie per sei mesi all’anno.

Non ci sono dati precisi sulle migrazioni stagionali provenienti dalla regione di Samtskhe–Javakheti dove la comunità armena rappresenta la maggioranza con 160.000 residenti.

“Possiamo stimare che ogni anno almeno 3000 persone si trasferiscono in Armenia o Russia per lavoro stagionale e che circa 30.000 lo abbiano fatto negli ultimi anni. Di questi, quasi i due terzi sono andati in Russia, un terzo in Armenia e i restanti in paesi UE o negli Stati Uniti”, sottolinea Hrant Mikaelian, ricercatore presso il Caucasus Institute, con sede a Yerevan.

Una recente ricerca condotta da Jnews.ge, un’agenzia stampa locale, indicava che il 63% delle famiglie della regione ha almeno un membro emigrato per motivi economici. Il numero sale all’80% nei villaggi più piccoli, come ad esempio Khado, dove sono ancor più scarse le opportunità di lavoro.

Tra maggio e dicembre la maggior parte degli uomini di questo villaggio di 2500 anime scompaiono.

Per sei mesi all’anno le donne si portano sulle spalle ogni responsabilità, dall’allevare i figli al coltivare i campi: in quei mesi una società prettamente patriarcale si trasforma in matriarcato.

“Per metà anno l’uomo più vecchio in casa è il mio fratellino di 11 anni”, racconta Zina. “È lui che si occupa di andare a fare la spesa, le donne qui da noi non se ne occupano [perché i negozi sono spesso gestiti da uomini, ndr]. Le donne o vanno a fare la spesa a Akhalkalaki [una città vicina a 16 km, ndr] oppure comperano da altre donne che vendono casa per casa”.

Il fatto che ora vi sia istruzione gratuita sino alle scuole superiori non ha cambiato le cose: ora gli uomini partono solo più tardi per trovare lavoro all’estero: i khopanchi – un termine armeno in uso fin dagli anni ’50 quando lavoratori armeni erano impiegati nell’est dell’Unione sovietica per colonizzare ampi appezzamenti di terreno – continuano a cercare lavoro lontani da casa.

La maggior parte dei lavoratori tornano a casa agli inizi dell’inverno quando il freddo obbliga alla sospensione temporanea di settori quali l’edilizia, dove lavora anche Khachatryan. Dicembre è quindi un mese di festa per Zina e segna non solo il suo compleanno ma anche il ritorno del padre. “Quest’anno gli ho chiesto di portarmi un cellulare e un anello di argento. E i miei cioccolatini preferiti”, sorride. “Chiaro che di tutto questo mi importa poco, la cosa più importante è che lui sia qui vicino a me. Spero solo che lui stia con noi e che tutto vada bene”.

Con il disgelo arriva l’addio. Fino all’età di sette anni, Zina non si è resa conto appieno di cosa significasse separarsi da suo padre. Con il passare del tempo diventa però sempre più difficile.

“Gli ultimi due anni sono stati difficili. Non posso fare a meno di piangere quando vedo mio padre. Piango e lui piange con me “, racconta Zina.

In qualche modo Zina ha cercato di prendere le distanze, raffreddando la loro relazione come strategia per affrontare la sensazione di perdita. La tecnologia aiuta. Padre e figlia parlano tramite Skype, ma i brevi messaggi di testo con gli emoticon sono diventati sempre più frequenti e Zina trova ormai più difficile chiedere direttamente a suo padre un favore o un permesso. Si rivolge piuttosto a sua madre.

Zina sogna di andare all’università e diventare designer. Ritiene anche che probabilmente tornerà nel suo villaggio natio, anche se sa che se lo farà, anche il suo futuro marito andrà via per sei mesi all’anno a lavorare in Russia, proprio come suo padre.

“I miei genitori sostengono sempre le mie decisioni e mi aiutano. Ho abbastanza tempo per studiare. Dopo l’università voglio tornare qui e allo stesso tempo mi piacerebbe viaggiare e vedere il mondo”.

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