Siria, celebrata a Deir ez-Zor la prima liturgia eucaristica dopo cinque anni (Lastampa.it 05.02.18)

Dopo cinque anni, una solenne liturgia eucaristica è stata celebrata tra le rovine della chiesa dedicata alla Vergine Maria, nella città siriana di Deir ez-Zor, una delle più colpite dalla furia dello Stato Islamico. A presiedere il rito siro-antiocheno lo scorso sabato 3 febbraio – informa l’agenzia Fides – è stato il patriarca di Antiochia dei siro-ortodossi, Mar Ignatius Aphrem II, alla presenza di un piccolo gruppo di membri della locale comunità cristiana, che lentamente cominciano a ritornare nella città devastata e recentemente riconquistata dall’esercito siriano.

Nell’omelia – riporta sempre l’agenzia, citando fonti del Patriarcato – il primate ha ringraziato Dio per il lento ritorno alla normalità intrapreso dalla città siriana, ma ha anche espresso tristezza per la devastazione provocata dal conflitto, che ha colpito anche chiese e moschee. Il primate ella Chiesa siro ortodossa, accolto in città dal governatore Mohammad Ibrahim Samra, ha definito la sua visita come un segno che la Siria sta uscendo dagli anni di violenze e terrore che l’hanno devastata, confermando l’impegno della Chiesa nell’opera di ricostruzione e di soccorso per le popolazioni martoriate dal conflitto.

Durante la visita, il patriarca Ignatius Aphrem ha anche inaugurato la clinica “Sant’Efrem,” il primo polo sanitario istituito su iniziativa congiunta del comitato per le iniziative assistenziali del Patriarcato e dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, dopo che la città è tornata sotto il controllo dell’esercito siriano.

Deir ez-Zor, che prima della guerra era abitata in maggioranza da curdi, è stata una delle città più contese tra milizie jihadiste ed esercito governativo, durante gli anni del conflitto siriano. I gruppi jihadisti, anche in competizione tra di loro, hanno assediato e poi conquistato una parte della città fin dalla fine del 2013. Nel settembre 2014 i miliziani dello Stato Islamico (Daesh) hanno distrutto la Chiesa armena della città dove erano custoditi i resti delle vittime del genocidio armeno.

Il 17 gennaio 2016, l’Isis aveva attaccato i quartieri della città ancora controllati dall’esercito di Damasco, massacrando almeno 300 civili e deportandone altre centinaia. La riconquista completa e definitiva della città da parte dell’esercito siriano è avvenuta soltanto il 3 novembre 2017.

Vai al sito

Il genocidio dimenticato del popolo armeno (Ilfaro24.it 05.02.18)

capitali che muovono i media hanno reso l’Olocausto ebraico il genocidio più tristemente noto del Novecento. Eppure nell’arco della storia dell’umanità i genocidi sono stati tragicamente numerosi e purtroppo anche ricorrenti.
Molte di queste stragi o sono del tutto sconosciute o non se ne parla  – soprattutto quando avvengono in Paesi poveri –  oppure se ne parla troppo poco come è avvenuto per il massacro di 100 milioni di nativi americani per mano dei colonizzatori europei, cosicché finiscono per essere dimenticate dalla Storia contemporanea quasi come se il dolore avesse un prezzo o un valore a seconda dell’etnia coinvolta. 

Uno degli stermini di massa ignorati, avvenuto a due passi da casa nostra e “sotto gli occhi” della comunità internazionale, fu proprio quello subito dal popolo armeno, il primo genocidio del XX secolo secondo la recente definizione di Papa Francesco.

Gli armeni erano l’ostacolo da eliminare per portare a termine il sogno nazionalista dei Giovani Turchi. Le popolazioni cristiane  – ufficiali nel territorio dall’anno 301 –  dovevano sparire dal territorio. L’operazione di ‘pulizia etnica’ aveva pertanto una duplice finalità: occupare le terre appartenenti agli armeni situate tra Turchia e Caucaso e decimare la minoranza cristiana presente nelle stesse zone.

Il 29 ottobre del 1914 la Turchia entra in guerra al fianco della Germania con un’azione eclatante: con la sua flotta affonda un cacciatorpediniere russo ed attacca quattro città sulla costa settentrionale del Mar Nero.
Gli arresti dei leader armeni e le prime uccisioni iniziano a Costantinopoli, nella notte tra il 23 e il 24 aprile 1915. Con una “legge speciale” e adducendo motivazioni legate alla sicurezza, viene autorizzata la deportazione della popolazione di Anatolia e Cilicia verso i deserti della Mesopotamia. Durante l’esodo forzato, a migliaia moriranno di fame, malattie e stenti o massacrati durante il cammino dai soldati ottomani. Molti, troppo pochi, riescono a fuggire in Occidente.

I massacri sono ricordati dagli armeni come il Medz yeghern, “il grande male”.

Immagine tratta dal documentario “Auction of souls” che ricostruisce il massacro delle giovani donne armene.

Nell’ecatombe perdono la vita circa 1.500.000 armeni tra cui migliaia di intellettuali, giornalisti, scrittori, poeti e parlamentari. Dopo la sconfitta subita in guerra, l’impero ottomano viene smantellato dando vita alla Repubblica Democratica di Armenia che, negli anni ’20, finirà integrata tra le repubbliche socialiste dell’Unione Sovietica e ritroverà l’indipendenza soltanto nel 1991.

Secondo l’avvocato e giurista polacco Raphael Lemkin che ha coniato il termine genocidio, quello subito dagli armeni è stato il primo genocidio della storia moderna finalizzato allo sterminio di un intero popolo.
La Turchia tuttavia, pur ammettendo  la propria  responsabilità nella morte di “alcuni” armeni, non ne riconosce il termine. Secondo Ankara fu un’azione di repressione contro una popolazione che collaborava con la Russia zarista. La storiografia ufficiale turca infatti nega il genocidio tanto che la parola stessa può costare il carcere. E’ opinione comune di molti storici però, che la guerra fu usata per attuare un progetto già ideato in precedenza.

Il genocidio armeno è stato riconosciuto in quanto tale soltanto nel 1985 dalla sottocommissione dei diritti umani dell’Onu e successivamente dal Parlamento europeo. Ad oggi sono 21 i Paesi –  tra cui l’Italia –  che aderiscono al riconoscimento.

Quando un genocidio assume carattere politico per coprire i più subdoli interessi economici, quando la morte viene strumentalizzata per propagandare un’ideologia a favore di un’altra, quando la vita delle popolazioni vessate e massacrate perde ogni valore e passa in secondo piano, quando i popoli decimati vivono in assenza di giustizia e il loro dolore finisce nell’oblìo, la Storia tornerà tristemente a ripetersi ancora, ancora e mille altre volte ancora.

Per tale motivo, è nostro dovere salvaguardare la memoria storica affinché il ricordo del dolore che alcuni uomini hanno inflitto ad altri uomini in passato, possa servire da monito e contribuisca a cambiare il futuro di tutti.

di Alina Di Mattia

Vai al sito

Nagorno-Karabakh: domani nuova missione monitoraggio Osce, Azerbaigian registra 116 violazioni cessate il fuoco (Agenzianova 05.02.18)

aku, 05 feb 11:56 – (Agenzia Nova) – Il monitoraggio periodico della missione Osce presso la linea di contatto tra Azerbaigian e Armenia, nel Nagorno-Karabakh, avverrà domani 6 febbraio. Lo riferisce l’agenzia di stampa azera “Trend”. Il monitoraggio avrà luogo nel distretto di Terter e sarà svolto dal rappresentante personale della presidenza dell’Osce, l’ambasciatore Andrzej Kasprzyk, dal suo consigliere, Mikhail Olaru, e dai consiglieri Ghenadie Petrica, Ognjen Jovic e Martin Schuster. Oggi, inoltre, il ministero della Difesa azero ha comunicato di aver registrato 116 violazioni del regime del cessate il fuoco da parte armena nel giro di 24 ore. Domani si recheranno in Azerbaigian anche i copresidenti del Gruppo di Minsk dell’Osce (Stéphane Visconti per la Francia, Igor Popov per la Federazione Russa e Andrew Schofer per gli Stati Uniti). L’ultimo monitoraggio lungo la linea di contatto è stato effettuato il 16 gennaio. Lo scorso due febbraio il ministro della Difesa azero, generale Zakir Hasanov, ha incontrato Kasprzyk per discutere della situazione nella zona contesa tra Azerbaigian e Armenia. (segue) (Res)

Ecco i sette motivi per cui la Turchia non deve entrare nell’Unione europea (Il Secolo d’Italia 04.02.18)

“Mamma li turchi!”. L’eco ancestrale delle invasioni saracene in Europa è ancora vivo nei popoli costieri italiani, con il carico di terrore e devastazioni che queste invasioni portavano con loro. Oggi naturalmente non sono più quei tempi, siamo tutti civili, tutti fratelli, ci siamo scordati il passato e guardiamo verso il sol dell’avvenire. Ma, anche oggi, ci sono alcuni motivi seriamente ostativi a che la Turchia, Paese di 80 milioni di abitanti per il 98 per cento musulmani, entri nell’Unione Europea.

1 – La politica turca è fortemente condizionata dalle forze armate, che anche pochi mesi fa hanno tentato un colpo di Stato, represso dal governo con migliaia di arresti.

2 – Mentre il “sultano” Recep Tayyp Erdogan viene a ncontrare Mattarella, Gentiloni e il Papa, le sue truppe stanno invadendo militarmente uno Stato sovrano, la Siria, uccidendo centinaia di civli, nel silenzio più completo di Ue e Onu, anche se la Turchia fa parte della Nato.

3 – In Turchia i diritti umani non vengono minimamente rispettati: 170 giornalisti sono in carcere e gli oppositori politici vengono peserguitati senza alcuna garanzia legale per i loro diritti. Vi sono denuncie da parte di molte organizzazioni umanitarie. Lo stesso presidente di Amnesty International Turchia si trova in carcere.

4 – La Turchia da anni persegue una sistematica prsecuzione della minoranza curda (18 per cento della popolazione totale), accusata di terrorismo; cosa vera solo in minima parte, ossia per il movimento comunista curdo Pkk, responsabile di sanguinosi attentati; ma tutti i curdi vengono discriminati e perseguitati. L’invasione armata della Siria è legata alla presenza di curdi anti-Isis nel territorio siriano.

5 – Nel 1915 il regime turco fu responsabile del genocidio degli armeni, veritàstorica inoppugnabile. Finché Ankara non riconoscerà tale verità storica e non chiederà scusa agli armeni, non può entrare in un’organizzazione come la Ue, anche se fa parte della Nato, di cui è la seconda forza armata più potente, dopo gli Usa.

6 – In Turchia sono attivissime le organizzazioni terroriste islamiche, che durante il golpe siriano hanno favorito l’ingresso di foreign fighters e di armi proprio dai confini turchi.

7 – Il presidente Erdogan, pochi mesi fa, ha proposto di ripristinare la pena di morte in Turchia (impiccagione), che fu abolita nel 2004, proprio in vista dell’entrata del Paese nella Ue.

Ci pare che basti e avanzi. Vedremo domani se Mattarella, Gentiloni, ma soprattutto il papa, prometteranno al “sultano” Erdogan di caldeggiare la sua entrata nell’Unione Europea. Un ruolo fondamentale ovviamente lo giocheranno le vendite di armamenti ad Ankara e gli accordi commerciali.

Vai al sito

 

Oggi San Biagio, il Santo che protegge la gola e gli otorinolaringoiatri (Giornaledipuglia.com 03.02.18)

VITTORIO POLITO – Com’è noto il 3 febbraio, ricorre la festività di San Biagio, indiscusso protettore della gola e degli specialisti otorinolaringoiatri. Biagio – il cui nome latino ‘Blasius’, deriva dall’aggettivo ‘blaesus’, balbuziente, ed a sua volta, dal greco ‘blaisos’, storto.

“Tra i Santi di più antica devozione che l’Oriente ha trasmesso all’Occidente tramite i documenti provenienti da Bisanzio nel periodo dell’Iconoclasmo, emerge la figura di San Biagio, ritenuto martire in Armenia al tempo dell’imperatore Licinio durante l’ultima, violenta ondata di persecuzioni contro i cristiani, accusati di contrastare la restaurazione dei culti tradizionali e di rifiutare la divinizzazione dell’imperatore”, scrive Stefania Colafranceschi nel suo capitolo “La Vita di San Biagio” (San Biagio Patrono di Cento – Minerva Edizioni).

Uno dei miracoli più noti è quello in cui si recò da lui una donna, il cui figlio era sul punto di morire a causa di una lisca di pesce che si era conficcata in gola e la benedizione del Santo con due ceri incrociati lo risanò immediatamente. Pare che il culto di San Biagio sia particolarmente diffuso al Sud, ove si celebra, come in altre chiese, il rito dei due ceri per la benedizione della gola.

San Biagio, martire e vescovo di Sebaste (Armenia), sarebbe stato martirizzato nel 316 per decapitazione, sotto la dominazione di Licinio (307-323).

Arrestato durante la persecuzione ordinata da Licinio, Biagio fu imprigionato, picchiato e sospeso ad un legno, dove con pettini di ferro gli fu scorticata la pelle e quindi lacerate le carni. Dopo un nuovo periodo di prigionia, fu gettato in un lago, dal quale uscì salvo, quindi per ordine dello stesso giudice, subì la decapitazione.

Il potere taumaturgico del Santo si estese nel tempo anche a numerose altre malattie: in Germania è invocato contro i mali della vescica, per l’affinità fra il suo nome e il termine tedesco che indica quest’organo.

San Biagio è stato innalzato alla dignità di santo ed è invocato contro i mali di gola. Il corpo di Biagio venne deposto nella sua cattedrale a Sebaste (Turchia), ma nel 732, mentre gli Arabi incalzano nella loro guerra di espansione religiosa, le sue spoglie vengono imbarcate da alcuni armeni alla volta di Roma. Secondo la leggenda, un’improvvisa tempesta costrinse la nave ad interrompere il viaggio nelle acque di Maratea (PZ) presso l’isolotto di Santo Ianni. Maratea rappresenta uno dei più importanti luoghi sacri di riferimento per i fedeli di San Biagio, poiché sede di un importante Basilica Pontificia che custodisce i resti del santo, tra cui il torace.

Il Santo viene ritratto da solo o con altri santi, rivestito con le insegne episcopali, spesso con il libro in mano o con altri attributi specifici, cioè con le candele incrociate, con il vaso delle medicine e, nei paesi germanici e scandinavi, con il corno da caccia. Da qui deriva il patronato affidato a San Biagio per i suonatori di strumenti a fiato e per estensione anche dei venti.

San Biagio fa anche parte dei quattordici santi cosiddetti ausiliatori, ossia, quei santi invocati per la guarigione di mali particolari. È venerato in moltissime città e località italiane, in molte delle quali è stato proclamato anche santo patrono. Interessanti sono anche alcune tradizioni popolari tramandatesi nel tempo in occasione dei festeggiamenti a lui riservati.

In molti posti la tradizione porta al consumo di particolari alimenti: a Milano si mangia l’ultima fetta di panettone avanzato da Natale, a Roma, presso la chiesa di San Biagio della Pagnotta era­no offerti piccoli pani benedetti; a Ruvo di Puglia (ove il Santo ne è il protettore è venerata una sta­tua in legno del XVI sec.) si be­nedicono e distribuiscono i «frecedduzze» (ciambelline a forma di nodo, quello della gola che il Santo deve sciogliere).

Lo scheletro del Santo è con­servato a Maratea ma reliquie importanti sono presenti in molte Chiese. In Puglia sono a Ruvo, Carosino (un pezzo di lingua), Avetrana, Ostuni, Nardò, Gallipoli. Dal monastero situato sul monte Subasio invitano a bere la «birra di San Biagio» che «riflette la natura mistica di chi la produce». E consoliamoci perché il detto popolare avverte: «Per San Biagio il vento è andato… da ogni pertugio entra il sole».

Alcune di queste note sono state riprese dalla pubblicazione di Domenico Petrone e del sottoscritto “San Biagio tra storia, leggenda e tradizione” (ECA Edizioni).

Vai al sito

Kazakhstan-Armenia: incontro tra primi ministri, focus su cooperazione economica (2) (Agenzianova 02.02.18)

Astana, 02 feb 15:12 – (Agenzia Nova) – Il Consiglio intergovernativo eurasiatico riunisce i premier dei paesi dell’Unione economica eurasiatica (Uee). Durante la riunione, la prima del 2018, i capi di governo discuteranno dello sviluppo dell’integrazione interna, del miglioramento del quadro giuridico, dei rapporti commerciali transfrontalieri, della cooperazione agro-industriale e della situazione macroeconomica dei paesi membri. A margine della riunione si tiene poi il forum intitolato “Agenda digitale nell’era della globalizzazione”, cui parteciperanno i premier presenti, esperti internazionali e rappresentanti della presidenza kazakha. Scopo del forum è promuovere la digitalizzazione nella regione e rafforzare la partnership fra i paesi dell’area, puntando a un’integrazione dei sistemi d’informazione degli Stati membri. L’Unione economica eurasiatica è composta da Armenia, Bielorussia, Kazakhstan, Kirghizistan e Russia. (Res)

Kazakhstan-Armenia: incontro tra primi ministri, focus su cooperazione economica (Agenzianova 02.02.18)

Astana, 02 feb 15:12 – (Agenzia Nova) – Il primo ministro armeno Karen Karapetyan ha incontrato l’omologo kazakho Bakhytzhan Sagintayev presso la riunione del Consiglio intergovernativo eurasiatico ad Almaty. L’interscambio commerciale tra i due paesi è cresciuto del 51,2 per cento da gennaio a novembre del 2017, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. “Si tratta del risultato di un lavoro comune, e numerosi altri progetti possono risultare promettenti se realizzati insieme; abbiamo anche spiegato ai nostri interlocutori le opportunità offerte dalla zona economica libera di Meghri”, ha detto Karapetyan. Entrambe le parti si sono infine dichiarate d’accordo sulla necessità di rafforzare i legami economici, sottolineando che i settori su cui puntare sono in particolare quello delle tecnologie dell’informazione, dell’agricoltura, dell’estrazione mineraria ed altri. (segue) (Res)

Armenia-Russia: incontro fra premier in Kazakhstan, focus cooperazione economica (Agenzianova 02.02.18)

Astana, 02 feb 15:35 – (Agenzia Nova) – Il primo ministro armeno, Karen Karapetyan, ha incontrato oggi l’omologo russo, Dmitrij Medvedev, presso il Consiglio intergovernativo eurasiatico ad Almaty. Lo riferisce l’agenzia di stampa “Armenpress”. I due vice premier hanno discusso di questioni economiche, in particolare dei volumi di interscambio commerciale tra i due paesi e dell’attuazione dei programmi di investimento. Il Consiglio intergovernativo eurasiatico riunisce i premier dei paesi dell’Unione economica eurasiatica (Uee). Durante la riunione, la prima del 2018, i capi di governo hanno discusso dello sviluppo dell’integrazione interna, del miglioramento del quadro giuridico, dei rapporti commerciali transfrontalieri, della cooperazione agro-industriale e della situazione macroeconomica dei paesi membri. A margine della riunione si è poi tenuto poi il forum intitolato “Agenda digitale nell’era della globalizzazione”, cui parteciperanno i premier presenti, esperti internazionali e rappresentanti della presidenza kazakha. Scopo del forum è promuovere la digitalizzazione nella regione e l’integrazione dei sistemi d’informazione degli Stati membri. L’Unione economica eurasiatica è composta da Armenia, Bielorussia, Kazakhstan, Kirghizistan e Russia, ma ad Almaty sono presenti anche delegazioni ufficiali di Azerbaigian e Tagikistan. (Res)

3 Febbraio, San Biagio: vita e opere più rappresentative (Meteoweb 02.02.18)

Il 3 febbraio la Chiesa cattolica festeggia San Biagio, detto San Biagio di Sebaste, medico, vescovo e martire della comunità armena di Sebaste. Si narra che per sfuggire alle persecuzioni cristiane, ai tempi del perfido imperatore Licinio, visseda eremita sul monte Ardeni o Argies, dormendo in un giagiglio di erbe e foglie secche e nutrendosi di quel poco che riusciva a trovare. Tutti gli animali della zona, tra cui cervi , carpioli, asini, serpenti, rimanevano mansueti, non allontanandosi fino a che il Santo non li benediceva, mentre i cacciatori, sempre più spesso, tornavano a casa a mani vuote perché tutte le bestie si raduvano alla grotta di San Biagio e gli uccelli gli portavano da mangiare. Qualcuno scoprì l’affollamento di animali alla caverna, riferendo il tutto all’imperatore che pensò bene di mandare una delle sue legioni a prendere il Vescovo.

Biagio venne arrestato, imprigionato, picchiato e scorticato vivo con pettini di ferro, usati all’epoca per cardare la lana. Durante il processo, Biagio rifiutò di abiurare la propria fede in Cristo. Straziato, il futuro Santo fu decapitato nel 316, a distanza di 3 anni dalla concessione dela libertà di culto all’impero. Il corpo venne sepolto nella Cattedrale di Sebaste. Nel 732 parte dei suoi resti mortali vennero imbarcati per essere portati a Roma ma una tempesta bloccò il viaggio a Maratea dove i fedeli, prendendo le reliquie, le conservarono nella Basilica sul Monte San Biagio. Tante località vantano di possedere un pezzo del suo corpo: Carosino, in provincia di Taranto ha un pezzo di lingua, custodito in un’ampolla incastonata in una croce d’oro massiccio; Caramagna Piemonte un pezzo di cranio, il Santuario di Cardito (provincia di Napoli) un ossicino dl braccio, San Piero Patti (provincia di Messina) un molare, Sala del Tesoro nella Basilica di San Domenico Maggiore a Napoli un pezzo del dito del Santo.


San Biagio, ci protegge dal mal di gola. Domani 3 febbraio

Ogni anno, il 3 febbraio, in quasi tutte le chiese cattoliche, all’interno di una celebrazione, viene inserito il rito della “benedizione della gola”. È un rito strettamente legato al santo del giorno, San Biagio, conosciuto e venerato sia nella chiesa orientale che in quella occidentale.

Sono diverse le tradizioni e i modi in cui si svolge il rito della “benedizione della gola. In alcune parrocchie lo si fa appoggiando “due candele in forma di croce sotto il mento alla gola di ciascuno“, come definito nel Cantuale Antonianum in “La benedizione di San Biagio“: in qualche altra, si unge una candela con l’olio benedetto e con questa si fa una croce, mentre altre parrocchie ancora – invece delle candele – benedicono la frutta da portare a casa e condividere con tutta la famiglia, in particolare con chi non sta bene. Ciascuno di questi “riti” è accompagnato da preghiere d’intercessione.

Il periodo in cui si fa memoria di San Biagio è abbastanza rigido, con conseguenti influenze e mal di gola, anche questo motivo ha contribuito a invocare il Santo contro le malattie della gola, ma ciò che porta ad invocarlo è un fatto accaduto nella sua vita. Nato a Sebaste, in Armenia, verso la fine del III secolo dopo Cristo, Biagio studiò medicina, quindi si dedicò alla professione di medico. Eletto vescovo, non riuscì mai ad abbandonare completamente la sua vocazione a dar sollievo ai corpi oltre che alle anime.

È stato eletto “protettore della gola” dopo che una madre si rivolse a lui disperata: suo figlio stava soffocando a causa di una lisca di pesce che gli si era fermata in gola. Biagio fece quel che si fa ancor oggi quando capitano casi simili: fece ingoiare al ragazzo un pezzo di pane. La mollica staccò la lisca, e la portò con sé, e il bambino ricominciò a respirare normalmente. Biagio, prima di dare il pane al bambino, lo aveva benedetto, e gli aveva fatto il segno della croce. Da quel momento, si cominciò a parlare dell’avvenimento come di un miracolo.

Considerato il successo di Biagio, secondo il prefetto di Diocleziano per l’Armenia, Agricola era meglio toglierlo di mezzo prima che il popolo lo proclamasse santo. Dopo averlo fatto scorticare con pettini da cardatori, lo fece decapitare. In questo modo, Agricola ottenne per Biagio il doppio titolo di Santo e Martire. Per questa sua morte, Biagio venne proclamato Santo protettore dei cardatori e dei materassai, oltre che di coloro che hanno problemi di gola

Comunità religiose russe terranno azione umanitaria su larga scala in Siria (Sputniknews 01.02.18)

I rappresentanti delle comunità religiose russe dal 3 al 9 febbraio terranno in Siria e Libano un’azione umanitaria senza precedenti. Lo ha comunicato a RIA Novosti il portavoce del Patriarcato di Mosca Stefan Igumnov.

“La campagna sarà senza precedenti, come la composizione della delegazione, il volume degli aiuti offerti e il grado di coordinamento con la comunità religiosa locale”, ha detto Igumnov.

Gli eventi principali dell’iniziativa si terranno a Damasco e nei luoghi di residenza dei rifugiati siriani locali nella valle della Bekaa in Libano.

Igumnov ha osservato che il gruppo di lavoro inter-religioso è stato istituito lo scorso aprile su iniziativa della Chiesa ortodossa russa e ha già implementato con successo due campagne per la raccolta di aiuti umanitari e il loro trasferimento alla Siria. La delegazione include rappresentanti delle principali comunità cristiane e musulmane della Russia: Chiesa ortodossa russa, la Chiesa apostolica armena, la Chiesa cattolica romana, le comunità protestanti, il consiglio spirituale dei musulmani in Russia, il consiglio spirituale dei musulmani del Daghestan e alcune organizzazioni pubbliche.

Vai al sito