Il Presidente Mattarella in Armenia (Rassegna 31.07.18)

Terminata la Visita di Stato nella Repubblica d’Armenia del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella (Quirinale.it).

Il Capo dello Stato, accompagnato dal Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Enzo Moavero Milanesi, è giunto a Jerevan il 30 luglio dove è stato accolto, al Palazzo Presidenziale, dal Presidente della Repubblica d’Armenia, Armen Sarkissian: dopo la cerimonia di benvenuto, i due Presidenti hanno avuto un colloquio al termine del quale hanno rilasciato dichiarazioni alla stampa. Nell’occasione sono state firmate intese bilaterali.

Mattarella ha visitato quindi il Museo Matenadaran, prima di partecipare al Pranzo di Stato offerto in suo onore dal Presidente Sarkissian.

Il 31 luglio mattina il Presidente Mattarella e il Presidente Sarkissian hanno deposto una corona al Memoriale di Tsitsernakaberd. Successivamente il Capo dello Stato si è recato all’Assemblea Nazionale dove ha incontrato il Presidente dell’Assemblea, Ara Babloyan. Con il Presidente della Repubblica d’Armenia ha poi inaugurato il Centro Regionale per la Conservazione, la Gestione e la Valorizzazione del Patrimonio Culturale alla Galleria Nazionale.

A colazione si è svolto l’incontro con il Primo Ministro della Repubblica d’Armenia, Nikol Pashinyan.

Nel pomeriggio, dopo il saluto ad una rappresentanza della collettività italiana e al personale dell’Ambasciata d’Italia, il Presidente Mattarella è stato rivevuto da Sua Santità Karekin II, Patriarca Supremo e Catholicos di tutti gli Armeni, alla Santa Sede di Etchmiadzin.

Prima di far rientro a Roma il Capo dello Stato ha visitato il Museo dei Tesori Sacri.


Mattarella in Armenia evita la parola genocidio, prima visita di Stato di un presidente italiano (Il Messaggero)

Yerevan – La fiamma nel braciere arde perenne a ricordo di un milione e mezzo di armeni, cristiani, vittime del primo genocidio del Novecento, avvenuto 103 anni fa sotto l’Impero Ottomano. Il presidente italiano Sergio Mattarella stamattina ha deposto una corona di fiori a Tsitsernakaberd, la Collina delle Rondini, dove è stato eretto negli anni Sessanta il memoriale del genocidio, tappa obbligata per tutti i capi di Stato che arrivano a Yerevan. E’ la prima visita di Stato in Armenia di un presidente italiano ma nei discorsi di Mattarella si è evitato accuratamente la parola «genocidio», probabilmente per non urtare la Turchia, anche se naturalmente si è parlato di pace e di riconciliazione in un’area del mondo ancora turbolenta e sottoposta a tante pressioni.

Poi Mattarella, nel parco della Memoria, ha piantato anche un albero, esattamente come hanno fatto Giovanni Paolo II e Papa Francesco durante le loro visite (ma facendo menzione dei fatti genocidiari e chiamandoli con il loro nome). In compenso, stavolta, sono stati evocati i legami di amicizia tra i due Paesi che hanno fatto fare un balzo al capitolo del commercio che ammonta a 70,8 millioni di dollari, praticamente un aumento del 42,6% rispetto l’anno scorso. I rapporti vanno a gonfie vele. «Oggi piantando un albero nel parco
 della memoria, abbiamo messo una targa che auspica che dalle
sofferenze del passato emerga insuperabile e forte la spinta
alla pace e alla collaborazione tra i popoli e tra gli stati in
futuro. Mi auguro che queste lezioni della storia vengano sempre
comprese e tenute a mente» ha detto il presidente 
Mattarella, sorvolando sulla dolorosa pagina storica costata la vita a 1 milione e mezzo di persone tra il 1915 e il 1920, attraverso deportazioni in massa nel deserto,  campi di concentramento e gli svuotamenti di intere aree abitate dalla minoranza armena, i cui beni furono poi incamerati con una legge approvata in quegli anni dal parlamento ottomano.

Nel pomeriggio la visita di Stato di Mattarella è proseguita, includendo una tappa ad Etchimiadzin, sede del Catholicos, Karekin II. Anche lì nessun cenno del riconoscimento esplicito del genocidio, né delle comuni radici cristiane. «Armenia e Italia sono legate da un rapporto
particolare, visto che sono due paesi portatori di civiltà 
antiche». Ha parlato solo di civiltà antiche, un implicito riferimento al fatto che l’Armenia è stato il primo paese al mondo ad abbracciare il cristianesimo, ancora prima dell’Editto di Costantino, più di 1700 anni fa. «Questo le rende più capaci di intendere i processi, i
fenomeni e i passaggi della storia e di interpretarla
adeguatamente. Ma ciò comporta anche – ha aggiunto il capo dello
Stato da Yerevan – la responsabilità di trasmettere quella
sensibilità  nella comunità internazionale. E’ insieme un
patrimonio e una responsabilità».

La visita di Mattarella cade in un periodo molto tribolato per la politica interna armena. Dopo la vittoria del premier Pachinian, nel maggio scorso, è iniziato una specie di terremoto che ha dato origine a massicce manifestazioni di piazza – la cosidetta rivoluzione di velluto – e a una sorta di Mani Pulite, visto che il nuovo governo vuole perseguire i vecchi episodi di corruzione. Il Premier Nikol Pachinian, un giornalista di 44 anni, finito in carcere dieci anni fa e tornato ora a fare politica, si vanta di avere già recuperato 36 milioni di euro, attraverso inchieste giudiziare piuttosto rapide. In quest’ondata giustizialista sono finiti in carcere anche politici, tecnocrati e generali mentre il consenso popolare di Pachinian continua a salire.

Uno dei suoi motti preferiti è: «bisogna trovare ciascun centesimo rubato». La predicazione contro le elite gli continua ad assicurare una piattaforma sicura sulla quale poggiare la sua azione. Ma il modo sbrigativo di procedere a liquidare la vecchia guardia sta creando non pochi problemi, anche in politica estera. Qualche giorno fa è stato arrestato il generale armeno Yuri Khachaturov, segretario dell’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (CSTO) un’alleanza difensiva tipo la Nato ma controllata dalla russia, composta da sei nazioni appartenenti alla Comunità degli Stati Indipendenti. Dell’arresto del generale non era stata minimamente informata Mosca e questo ha contribuito a creare malumori e proteste da parte del Cremlino.


Armenia, Mattarella visita il memoriale del genocidio del 1915 (Askanews)

Jerevan, Armenia (askanews) – Seconda giornata della visita di Stato in Armenia di Sergio Mattarella. Il Capo dello Stato ha visitato a Jerevan il Memoriale di Tsitsernakaberd che ricorda i massacri di armeni del 1915. Accompagnato dal presidente armeno, Armen Sarkissian, Mattarella ha deposto una corona di fiori all’esterno del monumento. Poi le delegazioni hanno deposto all’interno dei garofani bianchi e hanno sostato in raccoglimento; il Presidente ha piantato anche un albero.

La targa commemorativa, in due lingue armeno e italiano, recita: “Affinché dalle sofferenze del passato nasca un avvenire di pace e di comprensione tra i popoli e gli Stati”.

E proprio in tal senso Mattarella, accompagnato a Jerevan dal ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi, ha fimato con il presidente Sarkissian alcune intese bilaterali, tra cui l’apertura di una sezione bilingue (armena e italiana) presso la scuola numero 24 della città e il protocollo sulla cooperazione scientifico-tecnologica tra il Comitato scientifico del Ministero dell’Educazione e della Scienza armeno e il Cnr italiano.


Mattarella in Armenia depone una corona al Memoriale di Tsitsernakaberd (Corriere di Siena – Video)


Mattarella incontra il Primo Ministro d’Armenia (Corriere di Siena Video)


Mattarella a memoriale massacro armeni (ANSA)

(ANSA) – EREVAN, 31 LUG – Il presidente Sergio Mattarella ha visitato questa mattina a Erevan il Memoriale di Tsitsernakaberd che ricorda i massacri di armeni del 1915. Accompagnato dal presidente armeno Armen Sarkissian, ha deposto una corona di fiori all’esterno del monumento. Poi le delegazioni hanno deposto all’interno dei garofani bianchi e hanno sostato in raccoglimento. Mattarella ha successivamente piantato un albero.
La targa commemorativa, in due lingue armeno e italiano, recita: “Affinché dalle sofferenze del passato nasca un avvenire di pace e di comprensione tra i popoli e gli Stati”.
Nel parco in passato hanno piantato tra gli altri alberi Vladimir Putin, Francoise Hollande, papa Francesco, papa Giovanni Paolo II, Romano Prodi (come presidente della Commissione europea) e diversi presidenti europei.


Mattarella, ricordare lezioni storia (Lagazzettadelmezzogiorno.it)

EREVAN, 31 LUG – “Oggi, piantando un albero nel parco della memoria, abbiamo messo una targa che auspica che dalle sofferenze del passato emerga insuperabile e forte la spinta alla pace e alla collaborazione tra i popoli e tra gli stati in futuro. Mi auguro che queste lezioni della storia vengano sempre comprese e tenute a mente”. Lo ha sottolineato il presidente Sergio Mattarella parlando con i giornalisti a Everan nel corso di una visita di Stato in Armenia. Il presidente ha poi spiegato che “Armenia e Italia sono legate da un rapporto particolare, visto che sono due paesi portatori di civiltà antiche”. “Questo le rende più capaci di intendere i processi, i fenomeni e i passaggi della storia e di interpretarla adeguatamente. Ma ciò comporta anche – ha aggiunto il capo dello Stato – la responsabilità di trasmettere quella sensibilità nella comunità internazionale. E’ insieme un patrimonio e una responsabilità”.

Mattarella in Armenia: “Leggere la storia per costruire un futuro di pace” (Rassegna 30.07.18)

Il Presidente Mattarella incontra il Presidente della Repubblica d’Armenia Armen Sarkissian

Iniziata la Visita di Stato nella Repubblica d’Armenia del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Il Capo dello Stato, accompagnato dal Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Enzo Moavero Milanesi, è giunto a Jerevan dove è stato accolto, al Palazzo Presidenziale, dal Presidente della Repubblica d’Armenia, Armen Sarkissian: dopo la cerimonia di benvenuto, i due Presidenti hanno avuto un colloquio al termine del quale hanno rilasciato dichiarazioni alla stampa. Nell’occasione sono state firmate intese bilaterali.

Mattarella ha visitato quindi il Museo Matenadaran, prima di partecipare al Pranzo di Stato offerto in suo onore dal Presidente Sarkissian.

Il 31 luglio mattina il Presidente Mattarella deporrà una corona al Memoriale di Tsitsernakaberd. Si recherà quindi all’Assemblea Nazionale dove incontrerà il Presidente dell’Assemblea, Ara Babloyan. Con il Presidente della Repubblica d’Armenia, Mattarella inaugurerà il Centro Regionale per la Conservazione, la Gestione e la Valorizzazione del Patrimonio Culturale alla Galleria Nazionale.

A colazione incontrerà il Primo Ministro della Repubblica d’Armenia, Nikol Pashinyan.

Nel pomeriggio, dopo il saluto ad una rappresentanza della collettività italiana e al personale dell’Ambasciata d’Italia, il Presidente Mattarella incontrerà Sua Santità Karekin II, Patriarca Supremo e Catholicos di tutti gli Armeni, alla Santa Sede di Etchmiadzin.

Sito del Quirinale


“I Paesi di antica civiltà avvertono la necessità di custodire la storia e di leggerne gli insegnamenti per costruire il futuro”. Lo ha detto Sergio Matterella durante la visita a Erevan, capitale dell’Armenia. “Le sofferenze passate – ha continuato il presidente della Repubblica – vanno ricordate per costruire un futuro di pace e di collaborazione”.  (ANSA)


Mattarella in Armenia: “Le sofferenze passate insegnano a costruire un futuro di pace” CondividiTweet 30 luglio 2018″I paesi di antica civiltà avvertono la necessità di custodire la storia e di leggerne gli insegnamenti per costruire il futuro. Le sofferenze passate vanno ricordate per costruire un futuro di pace e di collaborazione”. Lo ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel colloquio con il presidente armeno. Lo sforzo italiano alla presidenza dell’OSCE punta a trovare una soluzione duratura e condivisa per il Nagorno Karabakh. ha Mattarella nel colloquio con il presidente armeno. Mattarella ha confermato che la posizione italiana è di equidistanza sia con l’Armenia che con Azerbaijan, entrambi “paesi amici”. Anche per questo Mattarella ha sottolineato come ovviamente l’Italia lavori per una soluzione pacifica e non militare, sostenendo dunque l’impegno (RAINEWS)


Roma, 30 lug. – E’ iniziata la visita di Stato nella Repubblica d`Armenia del presidente della Repubblica Sergio Mattarella (Diarioweb 30.07.18).Il Capo dello Stato, accompagnato dal ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Enzo Moavero Milanesi, è giunto a Jerevan dove è stato accolto, al Palazzo presidenziale, dal presidente della Repubblica d`Armenia, Armen Sarkissian. Dopo la cerimonia di benvenuto, i due presidenti hanno avuto un colloquio al termine del quale rilasceranno dichiarazioni alla stampa. Nell`occasione saranno firmate intese bilaterali.

Mattarella visiterà quindi il Museo Matenadaran, prima di partecipare al pranzo di Stato offerto in suo onore dal Presidente Sarkissian.

Domani mattina Mattarella deporrà una corona al Memoriale di Tsitsernakaberd. Si recherà quindi all`Assemblea Nazionale dove incontrerà il Presidente dell`Assemblea, Ara Babloyan. Con il presidente della Repubblica d`Armenia, Mattarella inaugurerà il Centro regionale per la conservazione, la gestione e la valorizzazione del patrimonio culturale alla Galleria nazionale.

A colazione incontrerà il primo ministro della Repubblica d`Armenia, Nikol Pashinyan.

Nel pomeriggio, dopo il saluto ad una rappresentanza della collettività italiana e al personale dell`Ambasciata d`Italia, il Presidente Mattarella incontrerà Sua Santità Karekin II, Patriarca Supremo e Catholicos di tutti gli Armeni, alla Santa Sede di Etchmiadzin.


 Armenia-Italia: presidente Sarkissian riceve Mattarella, focus su cooperazione bilaterale

Erevan, 30 lug 16:36 – (Agenzia Nova) – L’Armenia e l’Italia possono migliorare la cooperazione in diversi ambiti. Lo ha dichiarato il presidente dell’Armenia, Armen Sarkissian, che oggi ha accolto a Erevan l’omologo italiano Sergio Mattarella. “Abbiamo confermato le nostre tendenze nella cooperazione bilaterale, concordando di fare di più per rilanciare le relazioni sia per quanto riguarda i rapporti fra Erevan e Roma che in quelli con i partner europei”, ha spiegato Sarkissian, in seguito all’incontro con Mattarella. “L’Italia, come presidente di turno dell’Osce, farà il possibile per la regolarizzazione del conflitto del Nagorno-Karabakh”, ha affermato il presidente armeno, esprimendo poi la speranza che l’Italia presto ratifichi il trattato Cepa (Eu-Armenia Comprehensive and Enhanced Partnership Agreement). “Nel quadro bilaterale abbiamo messo al centro l’ambito legale delle nostre relazioni, che comprende più di 30 documenti. Dando importanza alla conservazione del patrimonio culturale, inoltre, la nostra collaborazione sarà rafforzata ulteriormente con l’apertura del Centro regionale per la protezione del patrimonio culturale”, ha aggiunto Sarkissian.
Armenia-Italia: Mattarella a Erevan, legati da amicizia “antica e profonda”
Erevan, 30 lug 16:50 – (Agenzia Nova) – L’amicizia fra Armenia e Italia è antica e profonda e proiettata su un futuro interiore: Erevan potrà sempre contare sul sostegno e l’amicizia dell’Italia per rafforzare sempre di più questi rapporti. Lo ha detto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, al termine dell’incontro con l’omologo Armen Sarkissian, avvenuto oggi a Erevan. Il capo dello Stato ha ricordato nel suo intervento che questa è “la prima visita di un presidente italiano nel paese, in circostanze così significative come la celebrazione del 100mo anniversario della prima repubblica armena”. Parlando dei vari aspetti delle relazioni bilaterali, Mattarella ha menzionato la cultura, che ha descritto come “un’espressione particolarmente avanzata della nostra amicizia”. “Siamo molti contenti del livello di cooperazione raggiunto, favorito dal rapporto millenario che ci lega e dal contributo della diaspora armena in Italia che ha avuto in ogni epoca e ha ancora oggi numerosi rappresentanti”, ha detto Mattarella, ricordando che domani, insieme a Sarkissian, inaugurerà il Centro regionale per la conservazione, la gestione e la valorizzazione del patrimonio. “Siamo molto lieti di potere condividere attraverso questa iniziativa l’esperienza”, ha detto Mattarella, auspicando “che il centro possa essere un punto di riferimento per valorizzare il patrimonio culturale armeno e quello dell’intera regione”.

Stati Uniti-Armenia: al via visita del ministro per le Comunità all’estero Hayrapetyan (Agenzianova 30.07.18)

Erevan, 30 lug 10:37 – (Agenzia Nova) – Il ministro per le Comunità all’estero armeno, Mkhitar Hayrapetyan, ha iniziato una visita di lavoro negli Stati Uniti. Secondo quanto riferito da Hayrapetyan sul suo profilo Facebook, la visita prevede un programma abbastanza completo. Fra i vari appuntamenti, sono previsti un incontro con i membri del Consiglio del Museo armeno-statunitensi e un pranzo con i membri del consiglio imprenditoriale e degli imprenditori dei due paesi. Il ministro ha inoltre in programma un incontro con il sindaco di Glendale e i membri del Consiglio, importanti filantropi e membri del consiglio comunale di Los Angeles. (Res)

Mattarella in visita in Armenia. Andrà anche da Sua Santità Karekin II (Farodiroma 29.07.18)

Prima visita di un presidente della Repubblica italiano in Armenia. Domani Mattarella vola a Yerevan, in un’area del mondo crocevia tra Asia ed Europa. Dopo le missioni in Georgia ed Azerbaijan, il Capo dello Stato andrà dunque in Armenia “per proseguire – scrive l’Agi – un percorso di apertura di credito nei rapporti tra Italia e repubbliche caucasiche. Attratti dalla Russia, amici dell’Europa, percorsi dalla nuova via della seta cinese, i tre Stati sono uno snodo fondamentale per gli equilibri futuri dell’economia e della geopolitica”.

Il presidente Mattarella arriverà a Yerevan lunedì mattina, accolto dal Presidente della Repubblica d’Armenia, Armen Sarkissian. Dopo un colloquio, nel pomeriggio i due presidenti faranno dichiarazioni alla stampa. Successivamente visiterà il Museo Matenadaran, dove si custodiscono quasi ventimila manoscritti in lingua armena, ma anche greca latina persiana ed ebraica.

Mattarella andrà anche a Etchmiadzin per un colloquio con Sua Santità Karekin II, Patriarca Supremo e Catholicos di tutti gli Armeni, che ha ricevuto due anni fa Papa Francesco, secondo Pontefice a recarsi in Armenia. Un gesto quello del nostro presidente che conferma la volontà di tenere aperto il dialogo con tutte le religioni durante le sue visite di Stato e, in questo caso, con una delle più antiche comunità cristiane. Pur facendo parte del Csto, Trattato di sicurezza collettiva che fa capo alla Comunità degli Stati Indipendenti, cioè all’ex Urss, l’Armenia coopera con la Nato e dopo il recente vertice di Bruxelles ha assicurato di voler proseguire a contribuire alle missioni in Afghanistan e Kossovo, ma ha spiegato che non intende aderire all’Alleanza atlantica.

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Il dramma degli armeni, tra canzoni e urla di morte (La Nazione 23.07.18)

San Miniato, 23 luglio 2018 – “Colonnello, lei vorrebbe che sua figlia sposasse un armeno? Sono tutti farmacisti, artisti, medici, intellettuali. Sono una elite che mette in pericolo la nostra nazione. Questo non è il tempo del dubbio è il tempo dell’azione”. E’ uno dei passaggi chiave de “La masseria delle allodole”, l’allestimento teatrale tratto dall’omonimo romanzo di Antonia Arslan, che ha caratterizzato l’edizione 2018 della festa del teatro di San Miniato (repliche fino al 25), realizzata dalla Fondazione Istituto Dramma Popolare, e che racconta il genocidio armeno messo in atto dai turchi all’alba della prima guerra mondiale.

Il dialogo tra il politico e il militare fa da sfondo allo spettacolo. Una narrazione imperniata sul dialogo tra due protagonisti di una delle principali vicende storiche del Novecento, un secolo che gronda sangue e le cui ferite prodotte dai conflitti restano aperte ancora oggi in un tempo di rigurgiti xenofobi e nazionalisti. Il regista Michele Sinisi deve averla pensata così questa masseria dove una numerosa e chiassosa famiglia armena si raduna per il pranzo della domenica: un luogo fisico e metafisico, dentro il quale raccontare a più voci, e con frequenti richiami al tempo di oggi, la vita di ogni giorno che si interseca con i drammi di un’epoca.

Tentativo ambizioso, ma per la verità non sempre riuscito, di fare un teatro di riflessione: sulla scena si racconta di come la politica, completamente svincolata dalla morale, diventa indifferente ai valori della civiltà (ecco perché improvvisamente e per alcuni minuti il monologo di uno degli attori si fa serrato, urlato, disperato e racconta il dramma dei migranti di oggi). In questa piece si racconta dell’assenza di limiti umani e della morte di Dio, di ciò che fa diventare il genocidio “utile a qualcosa” e di cui diventa iconografia del dolore il Cristo mutilato con disprezzo che dalla quinta domina via via la scena sotto la luce sinistra di un dolore e una disperazione che contagia anche gli aguzzini e non solo le vittime e non basta il finale (un po’ grossolano per la verità) consolatorio dell’enorme e carnevalesca allodola, uccello messaggero dell’alba qui vestito della bandiera armena che vola in cielo nonostante tutto e tutti. Il contenuto che voleva mettere Sinisi c’è, la rappresentazione teatrale in sé è forse rivedibile.

Ma al Dramma contava portare in scena una riflessione, un pensiero. Forse un pizzico di spiritualità in più non avrebbe guastato, ma nel complesso l’affresco contemporaneo e disordinato rende piena l’idea di quella tragedia rimossa tropo in fretta (e dai turchi negata) che ha aperto il ventesimo secolo, probabilmente il più sanguinoso di tutti

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La Russia all’Armenia: credito per armi pari a 200 milioni di dollari (Sputniknews 23.07.18)

La consegna di armi per il credito armeno-russo è prevista da un contratto di 200 milioni di dollari, completamente accettato, ha detto domenica ai giornalisti il ministro della difesa dell’Armenia David Tonojan.

“Consegnate le armi, non è escluso che di questo tipo non ci siano nemmeno nell’esercito russo”, ha detto il ministro all’agenzia Sputnik Armenia. Ha sottolineato, inoltre, che le relazioni armeno-russe amichevoli sono legate a molti trattati, tuttavia, non ha escluso la possibilità di una revisione di alcune disposizioni in caso di necessità.

Nel mese di giugno 2015 è stato firmato un accordo per fornire all’Armenia un prestito per l’esportazione di 200 milioni di dollari per l’acquisto di prodotti militari di fabbricazione russa. In conformità con l’accordo intergovernativo firmato il 24 ottobre 2017, la Russia fornirà alla parte armena un prestito di 100 milioni di dollari per finanziare la fornitura di prodotti militari.

La parte armena utilizza il prestito per finanziare fino al 90% del costo di ciascun contratto. Il pagamento anticipato deve essere di almeno il 10% del valore del contratto, il progetto di accordo specifica che il prestito è emesso con scadenza a 15 anni (dal 2023 al 2037). L’Armenia deve beneficiare di linee di credito dal 2018 al 2022.

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ARMENIA: Il rapporto tra donne e politica nell’era Pashinyan (Eastjournal 23.07.18)

L’avvocato Diana Gasparyan è stata recentemente nominata sindaco di Echmiadzin, cittadina situata nella provincia di Armavir, alle porte di Yerevan, nota soprattutto per essere il centro spirituale della Chiesa apostolica armena, in quanto sede del quartier generale del Catholicos e della cattedrale più antica del paese, fatta costruire da Gregorio l’Illuminatore nel IV secolo.

L’ex funzionaria del Ministero della Giustizia ha preso il posto di Karen Grigoryan, dimessosi lo scorso giugno dopo che il padre Manvel, deputato in parlamento tra le fila del Partito Repubblicano ed ex vice-ministro della Difesa, è stato arrestato dai Servizi di Sicurezza Nazionali per possesso illegale di armi da fuoco. Il nuovo sindaco guiderà Echmiadzin per i prossimi tre mesi, dopodiché si terranno nuove elezioni.

La nomina di Gasparyan costituisce un primato per la giovane repubblica: si tratta infatti del primo sindaco donna della storia dell’Armenia; paese dove fino ad ora alle donne era sempre stata preclusa la possibilità di ambire a ruoli di vertice in politicanti, in quanto figlie di una società fortemente stereotipizzata che le vedrebbe inadatte a ricoprire incarichi di comando. Eppure, negli ultimi anni il numero delle donne che scelgono di dedicarsi alla vita politica o alle questioni sociali appare in continua crescita, come testimonia il progressivo aumento dell’attivismo femminile a livello nazionale.

Tali attiviste hanno salutato con entusiasmo la recente salita al potere di Nikol Pashinyan, leader delle proteste di piazza che lo scorso aprile hanno portato alle dimissioni del primo ministro ed ex presidente Serzh Sargsyan, nelle quali proprio le donne hanno avuto un ruolo attivo, mosse da quella stessa voglia di cambiamento tanto cara al leader di Yelk.

Cambiamento che per le donne armene significa soprattutto modifica dei ruoli di genere e acquisizione di maggiori diritti, così come di una maggiore tutela e considerazione a livello sociale; obiettivi la cui realizzazione dovrà passare anche dall’ottenimento di una più larga rappresentanza a livello politico.

Abbiamo discusso di questi temi con Mary Matosyan, direttrice esecutiva del Centro di Supporto per le Donne di Yerevan:

Cosa rappresenta per un paese come l’Armenia, dove politica e società sono fortemente dominate dagli uomini, la nomina del primo sindaco donna? È stato dato un segnale di cambiamento?

Nelle ultime settimane sempre più donne sono state scelte per ricoprire incarichi governativi e non solo. Per esempio molti dei vice-ministri recentemente nominati sono donne; il nuovo Comandante dell’Aviazione è una donna, così come un certo numero di consiglieri. Inoltre la stessa first lady ha appena rilasciato dichiarazioni molto positive, promettendo di lavorare per la promozione dei diritti delle donne e per il loro empowerment. Ultimamente si sta parlando anche della nomina di una donna come sindaco di Yerevan. Tutti questi cambiamenti sono importanti poiché inviano il messaggio giusto alle donne armene, contribuendo a creare nuovi ruoli di genere e aprire un nuovo dibattito nel paese.

Qual è stato il ruolo delle donne nel movimento di protesta che ha recentemente portato il leader di Yelk Nikol Pashinyan dalla piazza alla guida del paese?

Il ruolo delle donne è stato abbastanza importante, sia prima che durante la rivoluzione. In Armenia, le donne sono sempre state in prima linea nei movimenti sociali. Su questo argomento sono stati scritti diversi articoli, ed è stato proprio grazie alla loro presenza e alla loro pressione se ora abbiamo sempre più nomine femminili per i ruoli di governo.

All’interno del nuovo governo Pashinyan su un totale di diciassette ministeri solo due sono guidati da donne; percentuale che riflette la composizione dell’attuale Parlamento, eletto, tuttavia, quando il “vecchio ordine” era ancora al potere. Vi aspettavate di più, in questo senso, dalla cosiddetta “Rivoluzione di Velluto”?

Sì, per noi è stata un’enorme delusione, tanto che sui social media Pashinyan ha ricevuto fin da subito severe critiche per questa decisione. Credo che sia stata proprio questa grande rabbia e reazione da parte della comunità femminile ad aver spinto la nuova leadership a decidere di assegnare alle donne un maggior numero di posizioni governative.

Cosa dobbiamo aspettarci dal prossimo futuro? Saremo in grado di vedere delle donne raggiungere ruoli di primo piano all’interno della politica e della società armena?

In questo momento il governo sta discutendo il Codice elettorale, e noi attiviste stiamo facendo forti pressioni per introdurre nuove quote rosa superiori al 25%. Stiamo incontrando molta resistenza, ma continuiamo a insistere, sperando in seguito alle prossime elezioni di vedere più donne in parlamento; e ci aspettiamo non solo maggiori nomine, ma anche nuove leggi e misure governative in favore dei diritti delle donne.

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Armenia: lavoro e chirurgia plastica (Osservatorio Balcani e Caucaso 23.07.18)

Molte donne in Armenia se vogliono ambire ad un posto di lavoro non possono sottrarsi alla chirurgia estetica. E anche le richieste di prestazioni sessuali in cambio di un’occupazione non mancano. Un reportage

23/07/2018 –  Armine Avetisyan

(Pubblicato originariamente da OC Media il 21 giugno 2018)

Le strade di Yerevan sono fiancheggiate da saloni di bellezza dove, per cifre piuttosto modiche, vengono effettuati interventi estetici. “Faccio interventi per ingrandire le labbra o trucco permanente per il contorno labbra, rimuovo anche piccole rughe intorno alla bocca o sulla fronte. Ho moltissimi clienti che vengono a visitarmi regolarmente”, racconta Shushan, estetista. Stando a lei, alcune delle sue clienti abituali non la visitano per loro libera scelta. “Ho alcune clienti che sono obbligate a venire a sottoporsi ad alcuni interventi un paio di volte all’anno; devono sempre mantenere un bell’aspetto – è una richiesta dei loro capi. Per loro un intervento facciale è un po’ come comprare una nuova maglietta. Dicono che nulla che sia consumato e logoro, viene accettato nella loro azienda, né vestiti né facce”.

Se hai 25 anni, allora sei già troppo vecchia

La 31enne Alina stava cercando lavoro già da un po’ di tempo. Dopo essersi laureata, è andata in Europa a lavorare per un progetto di volontariato in Polonia. Tornata a casa, ha fatto fatica a trovare lavoro. Spiega di non essere riuscita a trovare lavoro facilmente perché considerata “troppo vecchia”.

“Sono una traduttrice, conosco diverse lingue, ma è difficile per me trovare un lavoro di questo tipo nella mia città, così ho deciso di provare a cercare un posto da commessa in un negozio dove sapevo esserci un posto vacante. Il direttore non voleva nemmeno sapere chi fossi, che tipo di preparazione avevo, mi ha soltanto guardata e mi ha chiesto quanti anni avessi. Gli ho risposto 27. Mi ha detto ‘Scusa, ma sei troppo vecchia, non sei adatta a questo lavoro'”, racconta Alina.

Oggi Alina lavora in un’istituzione che si occupa di educazione e sottolinea che i suoi amici sono molto gelosi di lei dato che, nonostante l’età, è riuscita a trovare lavoro.

“Una mia amica di 33 anni non riesce a trovare lavoro da nessuna parte. Tutti quanti le rispondono che è troppo vecchia e non abbastanza carina. Le vengono offerti soltanto posti per fare le pulizie”, continua Alina.

Essere donne è molto complicato in Armenia, ci sono pochi posti vacanti sul mercato del lavoro per le donne che hanno superato i venti, e 25, 27 anni rappresentano davvero il limite. Oltre a questo, una donna è considerata inutile da moltissimi datori di lavoro. “Sono venuta da Vanadzor, una città nel nord dell’Armenia, a Yerevan in cerca di lavoro, credendo che sarei riuscita a trovare qualcosa qui; ma non sono riuscita a trovare nulla che c’entrasse con quello che facevo a casa – sono un’economista. Sono arrivata qui e mi sono messa subito a cercare un lavoro, ho realizzato che è stato completamente inutile venire a Yerevan”, racconta la 38enne Lusine che non essendo riuscita a trovare un posto in un ufficio, ha iniziato a cercare lavoro nei negozi. “Sono andata in diversi negozi, ma mi hanno detto ‘Scusa, possiamo offrirti solo un lavoro per fare le pulizie’”.

Cerchiamo un’addetta alle vendite che sembri una top model

“Ho un piccolo chiosco in cui vendo borse, al momento sto cercando un’addetta alle vendite che sia alta, con i capelli lunghi e le labbra sottili e che abbia al massimo 25 anni. Ho piacere del fatto che una donna così lavori nel mio negozio. Una donna di questo tipo attrae anche i clienti”, dice Arayik, un residente di Yerevan che ancora però non ha trovato l’addetta alle vendite adatta a lui.

Ara Ghazaryan, un’esperta di diritto internazionale per la Camera degli Avvocati dell’Armenia, dice che stando alla legislazione sul lavoro, non vi è una chiara regolamentazone che proibisca la discriminazione in base al genere, all’aspetto fisico o all’età. L’esperta sottolinea che gli unici riferimenti legali che possono essere citati sono quelli della Costituzione armena, secondo cui ognuno è uguale di fronte alla legge e ogni discriminazione è proibita. “Subiamo tutti i giorni la discriminazione di genere. C’è solo un punto del Codice del Lavoro in cui la discriminazione risulta proibita e, sfortunatamente, non abbiamo una legge specifica per combattere la discriminazione, anche solo una legge sarebbe qualcosa di estremamente necessario in Armenia oggi.”

Secondo Ghazaryan, non solo non c’è alcun tipo di meccanismo all’interno della legge che permetta di combattere le discriminazioni legate al sesso, ma le donne cercano in tutti i modi di evitare che circolino voci legate ai problemi con i loro datori di lavoro. “Una donna fa richiesta per un lavoro. Viene rifiutata per qualche ragione o semplicemente lei stessa si rifiuta di spiegare la motivazione del rifiuto. Spesso i datori di lavoro mettono in luce il fatto di avere il diritto di decidere chi assumere, anche quando questo significa dichiarare di cercare donne giovani ed attraenti”, dice Ghazaryan.

Richieste di prestazioni sessuali in cambio di un posto di lavoro

La ventinovenne Ani ha recentemente risposto ad un annuncio online per un posto di segretaria con un limite di età di 25 anni e per il quale veniva offerta un salario di 410 dollari al mese. Ha detto di aver chiamato il numero e di aver ammesso di avere pochi anni di più, ma di aver lavorato già nel settore, chiedendo che le venisse data una chance. “Sono andata ad un incontro con il direttore. Mi ha esaminata dalla testa ai piedi e mi ha anche chiesto di girarmi. E’ stato lì a pensare per qualche minuto e alla fine mi ha detto che nonostante la mia età “più vecchia”, ho ancora un bell’aspetto e che potrebbe funzionare. Ma ha posto diverse condizioni: avrei dovuto rifarmi la bocca ed essere pronta a “libere comunicazioni” al di fuori degli orari di lavoro. Ha detto di essere solito uscire molto in giro e di volere una segretaria pronta a socializzare apertamente con lui anche la sera e alcune volte con dei baci. Sono scappata via subito da quel posto”, racconta Ani.

“Sono laureata in pedagogia. Sono una linguista. Dopo tre anni continuo a non trovare alcun lavoro e così, alla fine, ho deciso di fare la cameriera in un caffè non avendo altre possibilità. Una settimana dopo aver iniziato, il manager del caffè mi ha chiamata nel suo ufficio. Mi ha detto che sarei potuta diventare una manager anche io, ma che me lo sarei dovuta guadagnare – mi ha chiesto di fare sesso con lui in cambio. La mia faccia è diventata completamente rossa e volevo solo morire di vergogna. Essere una cameriera non significa essere una prostituta”, dice Gayane (non è il suo vero nome).

“Approfittando delle donne in condizioni vulnerabili i datori di lavoro uomini talvolta chiedono loro relazioni intime. Questo è piuttosto comune in Armenia. Ma fino a quando non c’è una legge che possa regolare questo tema e fino a quando le cose continuano ad essere così complicate per le donne, queste si vergognano di parlare di tali tematiche e raramente denunciano questi casi”, afferma Ara Ghazaryan. Ci sono 46700 donne disoccupate in Armenia, queste costituiscono i 2/3 del totale dei disoccupati. A causa della domanda di donne che abbiano un bell’aspetto, da parte dei datori di lavoro, i saloni di bellezza e le cliniche di chirurgia plastica sono diventate estremamente popolari nel paese. Nonostante non ci siano statistiche ufficiali, tutti i giorni vengono fatti moltissimi interventi di chirurgia plastica e dozzine di giovani donne si rifanno le labbra, le natiche e il seno. Per trovare un lavoro, le donne sono obbligate a cambiare il loro aspetto.

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Armenia: fonti stampa, cancelliere tedesco Merkel potrebbe visitare il paese il prossimo 24 agosto (Agenzianova 22.07.18)

Erevan, 22 lug 14:09 – (Agenzia Nova) – Secondo indiscrezioni dei media armeni, il cancelliere tedesco Angela Merkel dovrebbe effettuare una visita in Armenia il prossimo 24 agosto. Lo riferisce l’agenzia di stampa “Armenpress”, che specifica altresì di non aver ottenuto conferme dall’ufficio del cancelliere di Berlino. “Siamo soliti annunciare gli appuntamenti e i viaggi del cancelliere Merkel il venerdì precedente”, ha riferito un portavoce dell’esecutivo tedesco ad “Armenpress”. La visita di Merkel in Armenia rientrerebbe nell’ambito di un tour nei paesi del Caucaso: il 23 agosto il cancelliere si recherebbe in Georgia, mentre il 25 in Azerbaigian. (Res)

Duduk armeni, Corni russi, Vizzutti, Tofanelli e Richardson in Jazz (met.provincia.fi.it 22.07.18)

Lunedì 23 luglio, alle ore 21.00, nel cuore della città gigliata, in Piazza Signoria, sull’Arengario di Palazzo Vecchio, si esibirà la Russian Horn Orchestra diretta dal M° Sergey Polyanichko.
La formazione russa, costitutita da 20 musicisti professionisti di San Pietroburgo, è esempio di perfetta unione tra artigianato e arte. L’artigiano Goloveshko ha costruito I 106 strumenti che, grazie all’abilità tecniche ed espressive dei cornisti, ricreeranno I timbri e I colori di un grandioso organo a canne, capace di stupire il pubblico per versatilità e unicità sonore.
Il programma di questa notte di mezz’estate si aprirà con l’omaggio all’Italia e alla sua canzone d’autore. L’orchestra intonerà la celebre canzone napoletana di Luigi Denza, Funiculì funiculà, scritta nel 1880 per l’inaugurazione della funicolare del Vesuvio.
Dall’Italia alla Russia con l’esecuzione di due pagine della loro tradizione nazionale: la Marcia del Reggimento Preobrajensky scritta da Pietro il Grande per celebrare una delle formazioni militari più antiche ed elitarie dell’esercito imperiale russo; la Preghiera di Peter Ilic Tchaikovsky tratta dalla Suite per Orchestra op. 61 e costruita sul tema mozartiano del celebre mottetto Ave verum Corpus K 618.
Per il 150esimo anniversario della morte del compositore gourmet pesarese Gioachino Rossini la Russian Horn Orchestra ci regala una delle sue più note pagine sinfoniche, l’Ouverture da Guillaume Tell, ultimo lavoro teatrale di Rossini, scritto nel 1836. L’ouverture riassume tutta la trama della creazione operistica, dal paesaggio svizzero tra le Alpi e il Lago di Lucerna, all’eroe arciere svizzero Guillaume Tell, alla vittoria finale degli elvetici sugli austriaci, nella celebre Cavalcata-Galop di chiusura.
L’Ave Maria di Giulio Caccini lascia il testimone allo special guest della serata, il solista Vahan Harutyunyan col suo Duduk, magistrale interprete della Musica sacra armena della tradizione russa.
Il concerto nel centro storico, realizzato in collaborazione con la russa Dellzell Foundation, si chiude con l’esecuzione della Badinerie della Suite orchestrale n. 2 in Si minore BWV 1067 di Johann Sebastian Bach, famosissimo, gioioso e leggero movimento di danza.
Segue, alle re 22.00, presso la Buoneria del Fosso Macinante, il Welcome Party del Festival. Titolo della notte musicale ‘Buoneria in Jazz’. L’Italian Brass Week House Jazz Band – costituita da Massimiliano Calderai al piano, Marco Benedetti al contrabbasso e Stefano Rapicavoli alla batteria – accompagnerà e duetterà con le trombe soliste internazionali del Festival: l’italiano Andrea Tofanelli e gl statunitensi Allen Vizzutti e Rex Richardson. Acrobazie e virtuosismi su standard jazz americani e latino americani saranno I piatti della serata alla Buoneria.
Entrambi gli eventi sono ad ingresso libero.
Per info: segreteria@italianbrass.com – www.italianbrass.com

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