Armenia: arrivi turistici dall’Italia in crescita del 40,7% nel 2025 (Comunicato Stampa)

L’impennata degli arrivi dall’Italia riflette la crescente attrattività dell’Armenia, il miglioramento dell’accessibilità e la ricca offerta di opportunità legate alla cultura, ai soggiorni brevi e al turismo esperienziale

L’Armenia continua a rafforzare il proprio posizionamento come destinazione emergente per i viaggiatori italiani e registra un significativo incremento degli arrivi turistici. Nel 2025, il numero di visitatori provenienti dall’Italia ha raggiunto quota 22.669, un aumento del 40,7% rispetto al 2024. Questo trend positivo conferma il crescente interesse del mercato italiano verso l’Armenia, trainato dalla combinazione unica di patrimonio culturale, paesaggi naturali ed esperienze di viaggio coinvolgenti che il Paese offre.

L’Armenia propone un’offerta turistica diversificata e sempre più attrattiva: dagli antichi monasteri, come l’imponente monastero di Tatev arroccato sopra la gola del Vorotan, ai siti UNESCO, come il monastero di Geghard e l’alta valle dell’Azat, fino ai sentieri di montagna e agli estesi itinerari escursionistici che attraversano l’Armenia, come il Transcaucasian Trail, passando per le attività outdoor e una vivace scena enogastronomica radicata in una delle più antiche tradizioni vinicole del mondo. La capitale Yerevan svolge un ruolo chiave in questa crescita, conquistando i visitatori con la sua atmosfera vivace, gli eventi culturali, la gastronomia contemporanea e il dinamismo urbano, rappresentando il punto di partenza ideale per esplorare il Paese.

Anche il miglioramento dell’accessibilità sta contribuendo alla crescita degli arrivi. I collegamenti diretti per Yerevan operati da Wizz Air (da Milano, Venezia, Roma, Napoli e Bari) e FlyOne Armenia (da Bergamo e Roma) rendono l’Armenia una destinazione sempre più facile e comoda da raggiungere, favorendo sia il turismo leisure sia i viaggi short break.

La performance positiva del mercato italiano riflette un più ampio trend di crescita. Nel primo trimestre del 2026, l’Armenia ha registrato un incremento complessivo del 18,2% negli arrivi turistici internazionali rispetto allo stesso periodo del 2025, confermando il continuo slancio del Paese nel panorama turistico globale.

“Questa forte crescita del mercato italiano evidenzia la crescente notorietà dell’Armenia come destinazione capace di offrire opportunità di viaggio coinvolgenti, genuine e diversificate”, ha dichiarato Lusine Gevorgyan, presidente del Tourism Committee della Repubblica di Armenia. “Registriamo una domanda sempre maggiore di esperienze di viaggio ricche di contenuto, e l’Armenia è nella posizione ideale per rispondere a questa esigenza grazie al suo ricco patrimonio culturale, alla varietà dei paesaggi naturali e alla sua accogliente ospitalità.”

Il Comitato del Turismo della Repubblica d’Armenia continua a rafforzare la propria presenza nei principali mercati internazionali, collaborando con i partner del settore per aumentare ulteriormente la notorietà della destinazione e sostenere uno sviluppo turistico sostenibile.

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Comunicato stampa in formato Word

Per maggiori informazioni:

Nadia Pasqual

Marketing & PR Italia

Armenia Tourism Committee

+39 349 2131565

nadia.pasqual@markpr.it

 

 

Informazioni sull’Armenia

Il Tourism Committee dell’Armenia invita a scoprire l’Armenia, una terra dove storia millenaria, tradizioni vivaci e paesaggi spettacolari si incontrano. Situata nel cuore del Caucaso, l’Armenia è rinomata per il suo ricco patrimonio culturale, l’ospitalità calorosa e un’ampia varietà di esperienze coinvolgenti: dai monasteri riconosciuti dall’UNESCO ai suggestivi sentieri di montagna, fino agli sport outdoor e a una scena gastronomica in forte crescita, ispirata a ricette tramandate da secoli.

 

Sito ufficiale: https://armenia.travel/

Facebook: https://www.facebook.com/ArmeniaTravelOfficial
Instagram: https://www.instagram.com/armenia.travel/

Novità in libreria: Il canto di Haïganouch

“Il canto di Haïganouch” è un libro che si muove tra geografie e tragedie, tra vite individuali e grandi eventi, portando il lettore dentro uno dei capitoli più complessi e dolorosi del Novecento.

Ian Manook costruisce un racconto ampio, stratificato, profondamente umano. Dopo “L’uccello blu di Erzerum”, questo secondo capitolo continua a esplorare il destino di una famiglia armena dispersa tra esilio, sogni e violenza politica. Ma non è solo una saga familiare. È un romanzo sulla resistenza, sulla memoria, sulla possibilità di restare umani anche quando tutto sembra spingere nella direzione opposta.

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24 aprile 2026 – Giorno della Memoria armena nel silenzio della storia

Novità in Libreria – Gli armeni il primo genocidio del XX secolo

Il genocidio armeno, avvenuto nel 1915 durante gli ultimi anni dell’Impero ottomano, è stato a lungo ignorato e rimosso dalla memoria collettiva. Solo a partire dagli anni Sessanta ha iniziato a riemergere nella coscienza storica. Per decenni, sia il neonato Stato turco sia le potenze occidentali evitarono di affrontare pubblicamente la questione, mentre anche all’interno della diaspora armena prevaleva il silenzio, con difficoltà a parlarne al di fuori dell’ambito familiare o comunitario. Un primo segnale di cambiamento si ebbe il 24 aprile 1965: in occasione del cinquantesimo anniversario della tragedia, vennero alla luce le prime testimonianze dei sopravvissuti, iniziarono a circolare prove documentarie e si celebrarono riti collettivi. Fu il primo vero momento di recupero della memoria storica.

NOVITA’ IN LIBRERIA Il grido degli Armeni o del genocidio infinito Storia di una tragedia annunciata

NOVITA’ IN LIBRERIA

Il grido degli Armeni o del genocidio infinito
Storia di una tragedia annunciata

Un nuovo sguardo sul genocidio armeno, alla luce delle più recenti ricerche – comprese quelle di alcuni studiosi turchi – che hanno portato alla luce aspetti ancora più inquietanti di quella tragedia.
Tra gli studi più rilevanti spicca quello di Stefan Ihrig, autore di Giustificare il genocidio. La Germania, gli Armeni e gli Ebrei da Bismarck a Hitler, che dimostra come le radici dell’idea stessa di genocidio – lo sterminio di una minoranza interna compiuto dallo Stato – affondino nell’Europa del tardo Ottocento, in particolare nella Germania imperiale, dove non solo gli Ebrei venivano presi di mira, ma anche gli Armeni venivano definiti “gli Ebrei del Medio Oriente”.

Il volume ricostruisce la catena di eventi che condusse all’eliminazione di circa un milione e mezzo di Armeni, evidenziando la pianificazione e la spietata determinazione del governo dei Giovani Turchi. Ampio spazio è dedicato anche al dopoguerra e al cinico gioco delle potenze europee, fino all’incendio di Smirne e al Trattato di Losanna: l’epilogo di una tragedia che il mondo preferì dimenticare.

https://www.edizionistudium.it/libri/il-grido-degli-armeni-o-del-genocidio-infinito

Io ricordo Io ricordo – RaiPlay Ritorno a Khodorciur – Diario Armeno 10 min

Raphael Gianikian legge un brano delle sue memorie sulla deportazione subita tra il 1915 e il 1919 nel Kurdistan turco, quando era bambino e la sua intera famiglia era stata sterminata. Durante un viaggio in Armenia coi due registi Walter Chiari, nella chiesa rupestre di Gherhard, canta uno spiritual per Raphael.

 

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LUTTO NELLA COMUNITA’ ARMENA E’ venuta a mancare LAURA MIRACHIAN diplomatica Italiana di origini armene

🔘 LUTTO NELLA COMUNITA’ ARMENA

E’ venuta a mancare LAURA MIRACHIAN diplomatica Italiana di origini armene, una fra le primissime donne nominato Ambasciatore di grado nel 2008.

È stata Presidente della DID – Donne Italiane in Diplomazia. Nei quarant’anni di servizio, è stata Capo Missione a Belgrado durante le guerre balcaniche, Direttore Generale per i Paesi europei (inclusi Russia, Turchia, Balcani, Caucaso, Asia Centrale), Ambasciatore in Siria, Rappresentante Permanente presso le Organizzazioni Internazionali a Ginevra (ILO, OMS, WIPO, WMO). È stata insignita di varie onorificenze italiane e straniere, tra cui Grande Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, Chevalier de la Légion d’Honneur (Francia) e Commendatore dell’Ordine di San Gregorio Magno (Santa Sede).

➡️ La messa di suffragio sara svolta domani 23 marzo 2026 alle ore 17,30 presso la chiesa Santa Maria in Trastevere a Roma. Mentre i Funerali sono previsti il prossimo mercoledì 25 marzo alle ore 10 a Padova nella Chiesa di San Giuseppe.

Sincere condoglianze ai famigliari e a tutti coloro che le hanno voluto bene.

Che riposi in pace.🔘 LUTTO NELLA COMUNITA’ ARMENA

E’ venuta a mancare Laura Mirachian diplomatica Italiana di origini armene, una fra le primissime donne nominato Ambasciatore di grado nel 2008.

È stata Presidente della DID – Donne Italiane in Diplomazia. Nei quarant’anni di servizio, è stata Capo Missione a Belgrado durante le guerre balcaniche, Direttore Generale per i Paesi europei (inclusi Russia, Turchia, Balcani, Caucaso, Asia Centrale), Ambasciatore in Siria, Rappresentante Permanente presso le Organizzazioni Internazionali a Ginevra (ILO, OMS, WIPO, WMO). È stata insignita di varie onorificenze italiane e straniere, tra cui Grande Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, Chevalier de la Légion d’Honneur (Francia) e Commendatore dell’Ordine di San Gregorio Magno (Santa Sede).

➡️ La messa di suffragio sara svolta domani 23 marzo 2026 alle ore 17,30 presso la chiesa Santa Maria in Trastevere a Roma. Mentre i Funerali sono previsti il prossimo mercoledì 25 marzo alle ore 10 a Padova nella Chiesa di San Giuseppe.

Sincere condoglianze ai famigliari e a tutti coloro che le hanno voluto bene.

Che riposi in pace.

Comunicato stampa IPOCRISIA AZERA: PARLANO DI PACE MA CONTINUANO A SPARGERE ODIO

Nonostante tra Armenia e Azerbaigian sia stato siglato da alcuni mesi un accordo di “buone intenzioni” per raggiungere una pace stabile e definitiva tra i due Paesi, la parte azera continua a insistere con una narrazione che va in senso contrario.

Approfittando della disponibilità del governo armeno per una soluzione pacifica del conflitto anche a costo di dolorose rinunce, gli azeri non abbandonano infatti la solita propaganda nazionalista che contraddistingue il regime Aliyev.

Ad esempio, giorni scorsi, presso il Senato della Repubblica Italiana, si è svolto un evento dedicato al massacro di Khojaly avvenuto nel corso della prima guerra del Karabakh negli anni Novanta, accompagnato da articoli e comunicazioni ufficiali diffuse dalle rappresentanze diplomatiche azere. Riteniamo che su temi tanto delicati e dolorosi sia doveroso, soprattutto nelle sedi istituzionali, un rigoroso lavoro di verifica dei fatti storici, al di là di ogni narrazione unilaterale o strumentalizzazione politica.

Il buon senso avrebbe voluto che in questo difficile percorso verso la pace certi temi – che non sono altro che becera e falsa propaganda – venissero messi da parte, ma così non è stato, e gli azeri hanno dimostrato ancora una volta il loro vero volto.  Invero, il dittatore Aliyev e i suoi seguaci non cercano e non vogliono la pace, che avrebbero potuto ottenere anche attraverso le vie diplomatiche del Gruppo Minsk; il loro intento è piuttosto quello di dominare ed esercitare una politica autoritaria, cercando di riscrivere la storia a proprio piacimento.

In un recente comunicato diramato dalle ambasciate dell’Azerbaigian presso la Repubblica Italiana e la Santa Sede, si fa appello affinché i responsabili del crimine di Khojaly siano assicurati alla giustizia! Peccato che ogni giornalista e politico azero che abbia osato confutare la tesi di regime (che negli anni ha progressivamente addossato agli armeni le colpe di quel massacro al solo scopo di “pareggiare” i pogrom anti-armeni compiuti dall’Azerbaigian a Sumgait) sia stato messo in galera o eliminato come il fotografo investigativo Chingiz Mustafaev.

Anche noi saremmo ben felici se le autorità di Baku davvero assicurassero alla giustizia i veri autori di quella strage, processando così quei militari e politici azeri che allestirono una messinscena dopo aver sparato sui civili in fuga nel corridoio umanitario lasciato aperto dagli armeni per far defluire la popolazione dal campo di battaglia. Ma siamo sicuri che questo non può essere realizzato in un regime autoritario come quello degli Aliyev, una famiglia che da più di trent’anni “regna” in Azerbaigian con il potere passato di padre in figlio.

 

Se davvero vuole la pace, l’Azerbaigian cessi la propaganda di odio, liberi immediatamente i prigionieri armeni (comprese le ex autorità della repubblica del Nagorno Karabakh-Artsakh che illegalmente ancora tiene nelle galere), si ritiri dai territori occupati dell’Armenia, cessi la sua politica corruttiva e smetta di mistificare la storia.

 

Gli armeni vogliono la pace, quella vera, l’Azerbaigian … non ancora.

 

Coordinamento delle associazioni e organizzazioni armene in Italia

 

Per maggiori info sui fatti di Khojaly si veda il sito in lingua italiana:

https://www.karabakh.it/la-verita-su-khojali/

https://www.karabakh.it/lorrore-di-sumgait/

 

 

Il numero di Meridiani di febbraio dedicato all’Armenia

Il numero di Meridiani dedicato all’Armenia racconta di un paese ancora poco conosciuto e dagli aspetti sorprendenti, sotto il profilo paesaggistico e culturale. Culla del cristianesimo (fu il primo al mondo a renderlo religione ufficiale) è ricchissimo di chiese e antichi monasteri, spesso inseriti in contesti naturali di straordinaria bellezza. Affascinanti sono la sua lingua e il suo alfabeto unico al mondo, la sua gastronomia basata sul tradizionale pane lavash, accompagnato da un’incredibile varietà di prodotti locali, la cultura millenaria del vino, mentre per gli escursionisti ci sono canyon e grotte stupefacenti, infinite steppe erbose e catene di monti dai dolci profili, che superano i 3000 metri. Gli inviati di Meridiani hanno battuto il paese palmo a palmo, documentando la vivacità della capitale Yerevan, la natura del grande lago Sevan, i luoghi di culto più suggestivi, tra cui il monastero di Khor Virap, affacciato sulla mole bianca del vulcano Ararat, vero simbolo dell’Armenia storica.

LA CONDANNA DEI PRIGIONIERI ARMENI IN AZERBAIGIAN È UNA VERGOGNA PER L’EUROPA

Il 17 febbraio si è conclusa la farsa “processuale” messa in atto dal regime dell’Azerbaigian contro i prigionieri di guerra armeni illegalmente detenuti dal regime di Aliyev.
Anche il filantropo e benefattore Ruben Vardanyan (“colpevole” di essere stato ministro di Stato della repubblica di Artsakh per quattro mesi) è stato condannato, dopo già due anni e mezzo di prigionia a Baku, a venti anni di galera. La sentenza è stata duramente criticata anche da Amensty International che ha etichettato il processo come una “parodia”.
La dittatura azera non gli ha perdonato di aver aiutato la popolazione del Nagorno Karabakh (Artsakh) sotto blocco azero nel momento in cui i soldati dell’Azerbaigian impedivano l’accesso a qualsiasi convoglio umanitario come peraltro avvenuto poco tempo dopo, sotto l’attenzione dei media mondiali, per i palestinesi di Gaza. Nei giorni scorsi, altri quindici prigionieri di guerra e politici armeni (compresi ex presidenti e ministri della repubblica armena) erano stati condannati a pesanti pene varianti dai quindici anni all’ergastolo.
Tutte queste azioni che ostacolano quella vera pace a cui realmente aspirano gli armeni del mondo sono avvenute nel completo disinteresse delle istituzioni e diplomazie europee che da un lato spingono l’Armenia verso un dialogo più intenso, dall’altro permettono che una delle peggiori dittature al mondo violi palesemente il diritto internazionale e individuale trattenendo ingiustamente decine di armeni in ostaggio.
Il governo armeno, in imbarazzato silenzio, nel pur condivisibile sforzo di pacificazione, è sotto costante minaccia e teme che una presa di posizione in favore dei connazionali detenuti possa spezzare il fragile filo della trattativa.
Il presidente azero Aliyev nel corso di un’intervista alla recente conferenza di Monaco ha addirittura paragonato i prigionieri armeni ai gerarchi nazisti e il “processo” di Baku a quello di Norimberga!
Il tutto senza che da Bruxelles, Roma, Parigi o da altre capitali si levassero parole di condanna o fermi appelli per la liberazione degli ostaggi. VERGOGNA!
Aliyev agisce nella certezza di assoluta impunità garantitagli solo dalle forniture di gas all’Europa, un precedente pericoloso per la storia e l’umanità che ha permesso e permetterà ad altri governi autoritari di agire impunemente nei confronti della popolazione inerme.
Il “Coordinamento delle organizzazioni e associazioni armene in Italia”, nell’esprimere vicinanza e solidarietà agli armeni in prigione a Baku, chiede:
– alle istituzioni europee di condannare la farsa giudiziaria del regime, di attivarsi con pressanti richieste per la liberazione dei detenuti e imporre sanzioni al governo azero in caso di mancato positivo riscontro;
– al governo italiano, in ragione del ruolo di importante partner commerciale dell’Azerbaigian, di attivarsi con tutti i mezzi disponibili per la liberazione degli ostaggi armeni;
– ai media, alle associazioni, ai partiti e ai sindacati italiani di impegnarsi per una informazione corretta a sostegno dei diritti dei prigionieri e della popolazione armena dell’Artsakh.
– all’opinione pubblica di non dimenticare gli oltre centomila armeni che sono stati cacciati definitivamente dalla loro terra ancestrale e che ora sono rifugiati in Armenia mentre il governo azero tenta di riscrivere la storia cancellando ogni traccia armena sul territorio e ricorrendo a pratiche di pressione su governi e media internazionali.
COORDINAMENTO DELLE ORGANIZZAZIONI E ASSOCIAZIONI ARMENE IN ITALIA
18 Febbraio 2026
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NOTA ESPLICATIVA
• Il 27 settembre 2020, in piena pandemia e nonostante le raccomandazioni del Segretario generale delle Nazioni Unite, l’Azerbaigian lanciava una campagna militare contro la repubblica de facto del Nagorno Karabakh (Artsakh) che trenta anni prima – in un percorso democratico e legale – aveva sancito il proprio diritto all’autodeterminazione. Il presidente azero Aliyev affermò che era arrivato il momento di mettere da parte la diplomazia e agire con forza.
• Al termine della cosiddetta “guerra dei 44 giorni” (costata quasi 9.000 morti fra entrambe le parti), in data 9 novembre veniva firmato da Armenia, Azerbaigian e Russia un accordo di cessate il fuoco che prevedeva il ritiro delle forze armene dai distretti circostanti l’ex oblast del NK e una forza di pace a garanzia della popolazione armena presente.
• Nel 2021 e nel 2022 le forze armate azere occupavano (e occupano tuttora) a più riprese porzioni di territorio della repubblica di Armenia causando altre centinaia di vittime.
• A fine dicembre 2022 gli azeri iniziavano un blocco della strada di accesso tra Armenia e Nagorno Karabakh causando una crisi umanitaria per la popolazione armena rimasta completamente isolata. A più riprese venivano tagliate le forniture di gas ed elettricità lasciando la popolazione al gelo nel pieno inverno caucasico.
• Il 19 settembre 2023 l’Azerbaigian interveniva militarmente per occupare la residua porzione di territorio rimasto abitato dagli armeni sotto blocco. Le autorità della repubblica del NK, onde evitare nuovi spargimenti di sangue e nuovi episodi di barbarie contro la popolazione civile, firmavano un cessate-il-fuoco dopo sole 24 ore.
• Oltre centomila armeni lasciavano precipitosamente la loro patria per non cadere vittima dei soldati azeri. Al termine delle operazioni militari orchestrate dal regime di Aliyev, la popolazione di circa 150.000 abitanti si è ridotta a poche unità. Gli ultimi dieci armeni rimasti sono stati evacuati in Armenia nei giorni scorsi.
• Il governo azero ha attuato una politica di sistematica demolizione di ogni simbolo civile e religioso che potesse ricondurre alla secolare presenza armena nella regione. Mentre abbatteva la sede del parlamento, il governo azero innalzava archi di trionfo per celebrare la vittoria e insediava nuovi coloni a occupare le case degli armeni.
• La repubblica del NK (Artsakh) era considerata democratica dagli istituti specializzati come ad esempio “Freedom house” che invece oggi etichetta quel territorio alla stregua delle peggiori dittature senza alcun rispetto per i diritti civili e politici e senza alcuna libertà di informazione.
• Il territorio è stato abitato per secoli dalla popolazione armena come testimoniano chiese e monasteri sparsi tra le sue montagne. Non “separatisti”, ma una popolazione autoctona che la prepotenza di un guerrafondaio ha cacciato per sempre dalla propria patria.