COMUNICATO STAMPA Nuove inqualificabili dichiarazioni del viceministro Cirielli: si dimetta subito!

Il “Consiglio per la comunità armena di Roma” esprime ferma condanna per le ultime dichiarazioni rilasciate dal viceministro italiano degli Esteri, Edmondo Cirielli, che ancora una volta fa da cassa di propaganda al regime dell’Azerbaigian.

L’esponente di governo è arrivato ad attaccare il ministro francese Stephane Sejourne, perché in una conferenza stampa congiunta con il Segretario di Stato USA Blinken aveva invitato l’Azerbaigian a cessare la sua retorica di minaccia contro l’Armenia.

Il viceministro italiano si allinea così, ancora una volta, alla retorica minacciosa del regime di Aliyev che in queste ultime settimane sta attaccando pesantemente la Francia per il suo sostegno all’Armenia, contrasta la recente politica dell’Unione europea nel Caucaso meridionale e, di fatto, scavalca il ministro Tajani.

Il “Consiglio per la comunità armena di Roma” chiede al ministro degli Esteri, Antonio Tajani se:

  • è al corrente di queste dichiarazioni fatte dal suo vice che vasta eco, negativa, stanno avendo non solo da parte armena e francese;
  • condivide questo attacco rivolto a un Paese membro dell’Unione Europea;
  • non ritiene opportuno rettificare le stesse ed esprimere solidarietà alla Francia per l’attacco rivolto al ministro di Parigi;
  • non ritiene che il viceministro Cirielli debba essere rimosso dal suo incarico in quanto incompatibile a quel principio di imparzialità e correttezza che dovrebbe contraddistinguere la sua missione diplomatica.

Il “Consiglio per la comunità armena di Roma” chiede al parlamento italiano di condannare questo ennesimo sostegno di Cirielli, eventualmente sollecitando un’audizione del viceministro al fine di chiarire le ragioni “personali” di tali ripetute esternazioni a favore del regime di Aliyev.

Il “Consiglio per la comunità armena di Roma” ricorda, a questo riguardo, che qualsiasi rapporto economico e commerciale tra Italia e Azerbaigian non implica la sottomissione alla propaganda di quella che è la nona peggiore dittatura al mondo (fonte “Freedom house”).

Il “Consiglio per la comunità armena di Roma” chiede ai media di porre in giusta evidenza il comportamento di Cirielli che, oltretutto, rilascia dichiarazioni proprio in un momento di grave crisi su più fronti mondiali.

Consiglio per la comunità armena di Roma

Segreteria

www.comunitaarmena.it

Comunicato stampa: L’Armenia premiata come migliore destinazione storica

L’Armenia è tra i vincitori dei PATWA International Travel Awards 2024 assegnati a ITB Berlino come migliore destinazione storica

 

L’Armenia ha ricevuto il premio internazionale come migliore destinazione nella categoria “Storia”  durante un’imponente cerimonia di premiazione all’ITB di Berlino, la più grande fiera di viaggi del mondo, nella quale la Pacific Area Travel Writers Association (PATWA) ha annunciato i vincitori degli ambiti PATWA International Travel Awards 2024 alla presenza di ministri del turismo, governatori, ambasciatori e i vertici di catene alberghiere, compagnie aeree, tour operator e media internazionali. Susanna Hakobyan, vicedirettrice del Tourism Committee of Armenia ha dichiarato: “Siamo onorati di aver ricevuto il prestigioso premio Destinazione dell’anno nella categoria storia da PATWA agli International Travel Awards 2024. Questo riconoscimento evidenzia il patrimonio culturale e il significato storico dell’Armenia. Estendiamo la nostra gratitudine a PATWA per questo stimato riconoscimento e restiamo impegnati a condividere la nostra ricca storia con viaggiatori provenienti da tutto il mondo.”

 

L’Armenia ha una storia di quasi tre millenni che si è preservata fino ad oggi attraverso un ricco patrimonio storico e culturale, che hanno forgiato l’identità dei suoi abitanti. Primo stato al mondo ad adottare il Cristianesimo come religione di stato nel 301, l’Armenia conserva siti archeologici, monumenti e monasteri medievali che testimoniano il suo importante passato. Alcuni dei principali luoghi storici sono parte dei tre siti patrimonio UNESCO: i due monasteri di Haghpat e Sanahin, il monastero di Geghard e l’Alta Valle dell’Azat, e la cattedrale e le chiese di Etchmiatzin insieme al sito archeologico di Zvartnots.

 

I premi di viaggio internazionali PATWA sono stati istituiti in modo indipendente e sono giunti alla loro 24° edizione. Hanno un rigoroso processo di selezione e nomina, e si sono guadagnati la reputazione di essere i primi e più importanti premi nel settore dei viaggi, del turismo, dell’aviazione e dell’ospitalità. I premi riconoscono governi, organizzazioni, brand, ministri e individui che si sono distinti nella promozione del turismo. Il segretario generale della PATWA, Yatan Ahluwalia, ha affermato: “Quest’anno l’attenzione della giuria si è concentrata sulla regione del Mediterraneo e del Sud America, oltre all’India. La sostenibilità è stata un fattore chiave per la nostra selezione. Oltre a riconoscere organizzazioni e individui, la nostra eccellenza nella categoria governance includeva premi per otto ministri del turismo di tutto il mondo che hanno avuto un impatto con le loro politiche e visione”.

 

www.armenia.travel

La Casa Armena di Milano festeggia i sui 70 anni di attività con una serata musicale dedicata ad Aram Khachaturyan

In occasione del 120° anniversario della nascita di Aram Khachaturyan, si è tenuto un concerto presso l’ associazione culturale Casa Armena – Hay Dun che celebra quest’anno 70 anni dalla sua fondazione e ha sempre svolto una intensa attività culturale. Al concerto hanno partecipato musicisti di altissimo livello professionale, giunti da varie parti del mondo per valorizzare l’attività dell’associazione e per offrire assaggi della musica armena. In un ambiente intimo tipico dei salotti e perfettamente adatto per i concerti di musica da camera, sia per l’equilibrata acustica dei suoi spazi, sia per l’atmosfera di raccoglimento che è in grado di offrire, si è svolto un programma ricco di contrasti, generati dall’alternanza tra la musica d’arte occidentale e quella di alcuni compositori armeni. La sempre emozionante musica di Aram Khachaturyan, a cui l’evento era dedicato, la cantilena dell’Aria di Arno Babagianyan; la danza popolare Shatakh, trascritta da padre Komitas, compositore ed etnografo che negli anni bui del genocidio armeno del secolo scorso contrastò il piano di sterminio degli armeni messo in atto dal governo turco con i suoi studi sulla musica nazionale, dimostrandone il valore e l’originalità e restituendo ad essa la sua dignità. Presente anche la musica di Gurdjieff, un intellettuale a cavallo tra la cultura ufficiale e quella esoterica e tra l’Armenia, suo paese nativo, e Parigi, città che lo accolse negli anni venti del ‘900. Mistico, lasciato ai margini della cultura ufficiale sia in Europa che in Armenia e artefice non riconosciuto di numerosi ponti che collegano il mondo armeno a quello occidentale, Gurjieff è stato qui rappresentato dalla esecuzione di brani che propongono una raffinata combinazione tra la viola e il tar persiano.

Con un programma che alternava voci operistiche a brani per pianoforte e strumenti ad arco, i musicisti hanno conquistato il pubblico grazie al loro gusto innato, al loro rigore professionale, alla loro spiccata musicalità, raffinatezza ed espressività d’esecuzione. L’alta caratura artistica, la ricchezza e la grande padronanza della voce operistica di Syuzanna Hakobyan; il garbato e raffinato gusto musicale del violista Maurizio Redegoso Kharitian, fondatore del progetto Nor Arax volto allo studio e alla divulgazione della musica armena, il quale ha eseguito musiche di Gurdjieff e Komitas accompagnato dal tar persiano di Antonio Sernia; Shushan Hovakimyan, ormai avviata verso la carriera pianistica; Babak Khayami, violoncellista persiano che oltre che per la sua professionalità, ha colpito e commosso il pubblico per la dedica a sostegno delle sue connazionali che lottano per i propri diritti civili; la violinista Nobuko Murakoshi, che con la sua emozionante interpretazione ha acceso i colori brillanti della musica di Khachaturyan spaziando dall’impeto dei Valzer alla tenerezza della cantilena dell’Adagio; Padre Nerses Harutyunyan con la robusta voce di basso, le cantanti Anì Balyan, e Rosy Svaslyan con il loro grande senso artistico e la loro espressività e la dodicenne Chiara, la più piccola tra i musicisti, la cui presenza in un concerto di così alto livello professionale testimonia della sensibilità degli organizzatori nei confronti delle nuove generazioni che stanno svolgendo ora i primi passi nell’ambito musicale.

In conclusione del concerto, Anì Martirosyan, responsabile degli eventi musicali di Casa Armena, attiva promotrice fin dal 1993 della cultura musicale armena in Italia e motore dell’evento musicale sia nelle questioni organizzative che come accompagnatrice per quasi tutte le esecuzioni, ha eseguito la irruente Toccata di Kachaturyan con slancio rigoroso, sottolineando, insieme ai colleghi, la vitalità e l’energia assertiva della musica nazionale armena.

In conclusione, val la pena di ricordare, in questo periodo oscuro della storia dell’Armenia odierna in cui forze antinazionali mirano ad indebolire la cultura musicale attraverso l’abolizione del Conservatorio Statale Komitas, che la maggior parte dei musicisti presenti al concerto si sono formati professionalmente proprio in questo ente, fonte inestimabile e inesauribile, fin dalla sua fondazione, di musicisti di ottima qualità.

Articolo a cura di Mariam Asatryan

 

Comunicato stampa: Anche il grande Charles Aznavour vittima del vandalismo azero!

Il busto dedicato al grande cantante franco-armeno Charles Aznavour è stato abbattuto dagli azeri a Stepanakert nel Nagorno Karabakh (Artsakh) finito sotto controllo dell’Azerbaigian dopo l’ennesimo attacco militare nel settembre scorso.
Il monumento era stato inaugurato nel 2021 e si trovava nei pressi del circolo francofono della città.
Il “Consiglio per la comunità armena di Roma” denuncia questo ennesimo atto vandalico, frutto di odio contro gli armeni, che purtroppo segue molti altri compiuti in questi mesi di occupazione.
Statue, katchkar (croci di pietra), chiese, tombe, iscrizioni di ogni genere vengono abbattuti in una furia alimentata dal regime di Aliyev che ha il solo scopo di eliminare – in un vero e proprio genocidio culturale – ogni traccia della millenaria presenza armena nella regione.
L’abbattimento del monumento a Charles Aznavour (di cui il prossimo 22 maggio ricorre il centenario della nascita) è un insulto alla musica e alla cultura mondiale.
Il Consiglio invita i media, anche italiani, a denunciare con fermezza queste intolleranti azioni di demolizione che nulla hanno a che fare con le discussioni politiche ma esprimono solo odio, razzismo e inciviltà.
CONSIGLIO PER LA COMUNITÀ ARMENA DI ROMA
Segreteria

ANCHE LE FORMICHE NEL LORO PICCOLO SI VENDONO?

Ci perdoneranno Gino & Michele se abbiamo parafrasato il loro fortunatissimo libro di battute ma la storia che andiamo a raccontarvi ha il sapore (tragico) della commedia all’italiana.

C’è “Formiche”, una testata prestigiosa, molto seguita non solo in ambito politico, fondata da Paolo Messa che fino a poco tempo fa è stato Executive Vice Presidente responsabile delle Relazioni Geo-Strategiche con gli Usa di Leonardo.

Leonardo, per quei pochi che non lo sapessero, è una società pubblica italiana attiva nei settori della difesa, dell’aerospazio e della sicurezza. Il suo maggiore azionista è il Ministero dell’economia e delle finanze italiano, che possiede circa il 30% delle azioni. E fa ottimi affari con l’Azerbaigian dell’autocrate Aliyev che è fautore della destabilizzazione del Caucaso meridionale.

Orbene, proprio sul tema del Caucaso meridionale Formiche fino ad alcuni mesi fa aveva tenuto un corretto ed oggettivo posizionamento con diversi articoli a firma di Francesco De Palo.
Poi, verso l’agosto 2023, la testata ha cominciato a spostarsi verso Baku sempre più velocemente: sempre a firma di De Palo, sono usciti diversi articoli che riportavano prevalentemente la posizione azera, ha ignorato totalmente l’ultimo attacco all’Artsakh e il dramma della popolazione sfollata, ha cominciato a utilizzare termini (come ad esempio “Garabagh”) che denotavano un’attenzione solo ed esclusivamente alle tesi di Baku.

Un paio di altri pezzi un po’ più equilibrati non hanno cancellato l’impressione di un repentino cambio di rotta politica della testata.

Il capolavoro fu l’intervista al viceministro degli esteri italiano, Edmondo Cirielli, che – forse per mettersi in bella mostra con la leadership di Aliyev – sciorinò una sequela di castronerie storiche e politiche condite da velati insulti alla comunità armena anche italiana.

Il “Consiglio per la comunità armena di Roma” protestò, inviò una lettera che, almeno a quanto riferito dalla redazione, sarebbe stata pubblicata. Poi ovviamente non se ne fece più nulla.

L’ultima perla viene da un pezzo del 14 febbraio scorso a firma di Paolo Falliro che, a onor del vero, due giorni prima aveva anche scritto un articolo sull’Armenia che guarda all’Occidente (ripetendo però l’errore sulla sentenza della Corte Internazionale di Giustizia…): incredibilmente, l’attacco azero alla postazione di soldati armeni (4 morti) viene rovesciato e la colpa – nel titolo – scaricata sui soldati armeni. Inutile cercare qualche traccia nell’articolo sulla ricostruzione dell’accaduto, o il fatto, per esempio, che i soldati dell’Azerbaigian occupano porzioni del territorio sovrano della repubblica di Armenia. Unica concessione dell’autore sono due righe nelle quali si riporta la notizia data dal ministero della Difesa di Yerevan. Il resto del breve paragrafo “Qui Yerevan” è occupato dalle dichiarazioni di Baku… 

Era ampiamente prevedibile che all’indomani della schiacciante vittoria di Aliyev alle elezioni in Azerbaigian ci potesse essere un nuovo episodio di tensione con l’Armenia. E gli spari da parte armena contro i soldati azerbaigiani lo testimoniano” così attacca incredibilmente l’articolo di Formiche con tanto di foto del dittatore.

Non possiamo non rilevare che quello di Formiche è, in questo caso, un pessimo esempio di giornalismo. Il magazine denota una evidente sottomissione ai voleri dell’azienda di riferimento (Leonardo) e forse anche al governo italiano che evidentemente ha tutto l’interesse a curare buone relazioni con il regime di Aliyev.

Con il paradosso di una testata che nei colori e negli slogan si dichiara apertamente a favore dell’Ucraina, ma poi appoggia uno Stato (l’Azerbaigian) che ultimamente ha fatto della partnership con la Russia uno dei suoi punti di forza (anche esportandone il gas in Italia).

Ci si vende non solo accettando materialmente il “caviale” azero, ma anche scrivendo (obtorto collo) simili articoli per compiacere un dittatore?

A farne le spese è, purtroppo, il giornalismo: quello serio, che cerca la verità dei fatti, che indaga e non ha paura di quel che scrive.

 

@formichenews

“Un genocidio culturale dei nostri giorni. Nakhichevan: la distruzione della cultura e della storia armena

“Un genocidio culturale dei nostri giorni. Nakhichevan: la distruzione della cultura e della storia armena”
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E’ POSSIBILE RIVEDERE LA PRESENTAZIONE QUI https://webtv.camera.it/evento/24358
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Il 23 gennaio 2024 presso la sala stampa della Camera dei Deputati si e’ tenuta la presentazione del volume “Un genocidio culturale dei nostri giorni. Nakhichevan: la distruzione della cultura e della storia armena”, edito da Guerini e Associati (Milano, 2023), a cura di Antonia Arslan e Aldo Ferrari.
Sono intervenuti Antonia Arslan, scrittrice, saggista e curatrice del libro, Giulio Centemero, Presidente del Gruppo Parlamentare di Amicizia Italia-Armenia, Aldo Ferrari, professore presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia e curatore del libro e Marco Pizzo, Direttore del Museo Centrale del Risorgimento di Roma.

Novità in libreria: Rinascita 101 poesie armene 1890 – 1989 a cura di Mariam Eremian

Per gli acquisti  on line al seguente indirizzo cliccare QUI

Questo florilegio vuole offrire una finestra sul variopinto mondo letterario armeno, nello specifico sulle poesie di Hovhannes Tumanian, Vahan Terian, Yeghishe Charents, Hamo Sahy an, Hovhannes Shiraz, Gevorg Emin, Paruyr Sevak, Metakse, Razmik Davoyan. Tutti loro hanno dato il meglio di sé sia come intellettuali che come combattenti, hanno alzato con forza la propria voce per proclamare la verità, per difendere e sostenere i propri connazionali e, soprattutto, per ispirare la pace e l’amicizia tra i popoli. Le 101 poesie qui raccolte si differenziano per stile, linguaggio, periodo, ma convergono per alcuni temi. Il protagonista è l’amore nostalgico, non mancano, però, riflessioni su misteri dell’universo, fragilità e grandezza dell’uomo, odi alla natura, alla madre e alla patria. Completano il volume brevi note sulle vite dei Poeti che si snodano tra la fine dell’Ottocento e il Novecento. Un’epoca per niente serena, a dir poco, che inizia col genocidio armeno perpetrato dall’Impero ottomano e attraversa il periodo sovietico e staliniano, di illusioni e nuove sfide. Infine si arriva all’indipendenza dell’Armenia dall’URSS in cui gli armeni, finalmente liberi, avrebbero fatto i conti con il devastante terremoto del 1988 e la guerra del Nagorno Karabakh.

«In un mondo diviso in bianco e nero, in cui “contano due poli soltanto” e dove le parole importanti sembrano

essere solo “sì” e “no”, il poeta opta per l’astensione, ma la sua non è indifferenza né disimpegno, bensì una posizione terza, che si oppone a una visione conformistica delle cose e invita a cogliere le miriadi di sfumature esistenti tra il bianco e il nero e tra il sì e il no. È una riflessione, questa, che trascende le circostanze personali o storiche che l’hanno provocata per acquisire una valenza universale ed eterna. In un certo senso il poeta sfiora qui l’essenza della poesia, che è una forma peculiare di confronto dialettico tra l’uomo e il mondo ed è un tipo particolare di dialogo tra gli uomini, dove a entrare in contatto sono i mondi interiori e il linguaggio non può essere quello formalizzato, univoco, tecnico che solo sembra avere cittadinanza nel nostro mondo moderno, tecnologico e aspirante alla globalizzazione. La lingua del mondo interiore è ambigua, equivoca, evocativa. E dunque la poesia è una forma di resistenza rispetto a un mondo che predilige la semplificazione,

la generalizzazione, la riduzione della complessità a sistema binario, l’affermazione del presente come metro su cui misurare non solo il futuro, ma addirittura il passato, da leggersi secondo i principi che regolano, o che si pretende regolino, la nostra vita attuale, secondo una prassi che abolisce qualsiasi sforzo di comprensione, consentendo solo di esprimere giudizi, ma impedendo di comprendere le ragioni».

– Marco Bais

Figliolo se vuoi che sia / Lieve

su di me la terra / Non lasciar

incompleta la casa mia

– Hovhannes Shiraz

L’armeno è una lingua ricca

e ripagherebbe ampiamente

a chiunque il problema

d’impararlo

– George Gordon Byron

Novità Editoriale: Un genocidio culturale dei nostri giorni

Arslan Antonia, Ferrari Aldo (a cura di)

Un genocidio culturale dei nostri giorni

Nakhichevan: la distruzione della cultura e della storia armena

18,50

Data di uscita: 24/11/2023

 

 

l Nakhichevan ha avuto a lungo un ruolo molto importante nella storia e nella cultura dell’Armenia, in particolare nell’ambito della nascita del commercio armeno in epoca moderna. Attualmente, però, la millenaria presenza armena è stata completamente cancellata in questa regione che costituisce una repubblica autonoma dell’Azerbaigian. Non solo, infatti, gli armeni hanno completamente cessato di vivere nel Nakhichevan, ma il loro imponente patrimonio artistico – in particolare le celebri croci di pietra (khachkar) di Giulfa, ma anche le numerose chiese – è stato completamente distrutto dalle autorità azere negli ultimi decenni. Ed è altissimo il rischio che lo stesso possa avvenire nel Nagorno-Karabakh ormai anch’esso privo della sua popolazione armena.


Antonia Arslan ha insegnato Letteratura italiana moderna e contemporanea all’Università di Padova. Ha dedicato a temi letterari più di una ventina di libri e moltissimi saggi, fra cui: Dino Buzzati bricoleur e cronista visionarioDame, droga e gallineIl romanzo popolare italiano fra ’800 e ’900Dame, galline e regine. La scrittura femminile italiana fra ’800 e ’900 (per le nostre edizioni). Sempre per le nostre edizioni ha tradotto Il canto del pane del poeta armeno Daniel Varujan e ha successivamente curato molte altre opere sul genocidio armeno. La sua grande notorietà come scrittrice è legata in primo luogo alla straordinaria potenza narrativa di La masseria delle allodole (2004) e del seguito, La strada di Smirne (2009). Seguono diversi altri romanzi, fra cui Il libro di Mush (2012) e, ultimo, Il destino di Aghavnì (2022).

Aldo Ferrari insegna Lingua e Letteratura Armena, Storia dell’Eurasia e Storia del Caucaso e dell’Asia Centrale presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia. Per l’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI) di Milano dirige il Programma di Ricerca su Russia, Caucaso e Asia Centrale. È presidente dell’Associazione per lo Studio in Italia dell’Asia centrale e del Caucaso (ASIAC). Tra le sue recenti pubblicazioni: Armenia. Una cristianità di frontiera (2016); L’Armenia perduta. Viaggio nella memoria di un popolo (2019); Storia degli armeni (con Giusto Traina, 2020); Storia della Crimea dall’antichità a oggi (2022). Per le nostre edizioni ha scritto Quando il Caucaso incontrò la Russia (2015) e curato Le guerre di Dawit’ Bek (1997).