TENTATIVI AZERI DI SABOTAGGIO AL CONFINE DELL’ARMENIA

Nonostante l’appello delle Nazioni Unite in questo difficile momento di pandemia, l’Azerbaigian viola ancora una volta il cessate-il-fuoco e spara contro i villaggi armeni di confine. Ferma condanna del ministero della Difesa dell’Armenia

Lunedì 30 marzo, intorno alle ore 19 locali, militari azeri hanno tentato di penetrare in territorio armeno all’altezza del villaggio di Noyemberyan della provincia di Tavush lungo il confine tra i due Stati. L’azione di sabotaggio è stata respinta. Due soldati armeni sono rimasti leggermente feriti.
L’avversario ha anche preso di mira i villaggi di Baghanis e Voskevan lungo il confine e un giovane di 14 anni residente di Voskevan è stato ferito dai colpi azeri. Il giovane è stato trasferito al centro medico Surb Astvatsamayr di Yerevan.

Il ministero della Difesa dell’Armenia ha diramato il seguente comunicato:
«Condanniamo fermamente i tentativi dell’Azerbaigian di intensificare la situazione sul confine armeno-azero, che ha provocato il ferimento di un residente 14 anni della comunità di Voskevan nella regione di Tavush. Allo stesso tempo, due militari delle forze armate dell’Armenia sono stati feriti mentre impedivano il tentativo di infiltrazione della parte azera verso le posizioni armene nella stessa direzione.
Questa violazione non provocata del cessate il fuoco non ha giustificazione, soprattutto oggi, quando tutti i Paesi del mondo mobilitano le proprie risorse mediche nella lotta contro COVID19. Con tali azioni, l’Azerbaigian ignora le richieste della comunità internazionale, in particolare dei copresidenti del Gruppo Minsk dell’OSCE e del Segretario generale delle Nazioni Unite, di aderire rigorosamente al cessate il fuoco e astenersi da azioni provocatorie durante questo periodo.
Questo incidente militare dimostra che o la parte azera non ha alcun controllo sulle azioni delle sue unità militari al confine o intensifica deliberatamente la situazione, assumendo quindi la piena responsabilità delle sue conseguenze.
Auguriamo una pronta guarigione ai nostri cittadini feriti».

 

Novità Editoriale: “The Restoration of wall paintings in several Armenian churches of first christian ages”

Di recente è stato pubblicato un libro particolare, in armeno e in inglese, con la presentazione in quattro lingue (più italiano e francese) del Prof. Patrick Donabédian dell’Università di Aix-Marseille, dedicato alla ricerca e al restauro delle pitture murali in varie chiese in Armenia del primo cristianesimo “THE RESTORATION OF WALL PAINTINGS IN SEVERAL ARMENIAN CHURCHES OF FIRST CHRISTIAN AGES” curato dall’Arch. Arà Zarian e dalla restauratrice di opere d’arte Christine Lamoureux. Casa editrice “Tigran Metz”, 330 pagine, 703 foto a colore, formato 27x30x4.

Ci dispiace molto, ma per motivi di emergenza sanitaria in Italia causati dal virus Covit-19, non sarà possibile organizzare la presentazione del libro in varie località italiane a breve termine.

Il libro è il frutto di una campagna di ricerca, di studio e di restauro dei cicli affrescati, durata otto anni, eseguita in varie chiese del primo cristianesimo dislocate alle pendici del mitico monte Aragatz. Gli autori si sono recati ripetutamente in Armenia, impegnando passione, devozione, propri mezzi e professionalità per recuperare, conservare e restaurare dipinti murali di straordinaria bellezza e valore storico-culturale. Il loro obiettivo è mantenere l’immensa carica dei messaggi, non sempre chiarissimi, tramandati dai secoli, mai studiati in modo approfondito e sistematico.

Arch Ara Zarian

 

Gli autori ringrazino tutti coloro che porteranno il loro contributo acquistando il libro. Il ricavato dalla vendita andrà interamente revoluto ai futuri lavori di restauro dei meravigliosi affreschi conservati in tante chiese armene come Akhtalà, Kobayr cappella, Kirants, Shatin, Khudchap.

In Libreria: “Nella Notte” di Inga Nalbandian –  Voce «in diretta» sul genocidio del popolo armeno.

NELLA NOTTE
Autore: NALBANDIAN INGA
Editore: PAOLINE
Data di pubblicazione: Marzo 2020
Codice: 9788831551991

Prezzo – € 13,00

Pubblicato per la prima volta in italiano il libro di Inga Nalbandian: romanzo-testimonianza del 1917, voce «in diretta» sul genocidio del popolo armeno, che si commemora ogni anno il 24 aprile.

La scrittrice Inga Collins, nata in Danimarca nel 1879, si sposò nel 1904 con Paul Nalbandian, di origine armena, trasferendosi successivamente con lui a Costantinopoli. Allo scoppio del primo conflitto mondiale, i Giovani Turchi ordinarono il massacro degli armeni. Paul si ammalò gravemente e morì poco dopo. Inga, per salvare i figli, tornò nella sua terra natale, per collaborare in seguito con la Società delle Nazioni in difesa dei diritti dei rifugiati sopravvissuti al genocidio. Morì nel 1929.

Nel 1917, Inga aveva deciso di scrivere un romanzo, Dans la nuit (Nella notte), testimonianza di quel genocidio. «Forse sorprenderà – scrisse l’autrice – che abbia presentato queste scene sotto forma di racconti invece di scrivere solo un resoconto dei fatti, condensato e preciso come un documento storico. Ma, per parlare di queste cose, ho dovuto vedere con altri occhi e sentire con altri cuori, altrimenti non avrei potuto descrivere gli eventi più efferati e incredibili».

Orrore e speranza, soavità e angoscia convivono nelle pagine del romanzo. Una testimonianza rigorosamente basata su fatti storici, che ora viene per la prima volta tradotta dalla giornalista Letizia Leonardi e pubblicata in Italia. Il libro è arricchito dalla presentazione dall’attrice di origini armene Laura Ephrikian (nota come Laura Efrikian), e dalla postfazione della giornalista Daniela Cecchini, corrispondente dall’Italia per La Voce, rivista degli italiani in Francia.

Vai al sito delle Paoline Editore

Novità in libreria: Henri Verneuil “Le Bugatti di Marsiglia”

Traduzione di Letizia Leonardi Edizioni Terra Santa, Milano 2020

296 pagine 18,00 € e-book ISBN: 978-88-6240-726-7

Data di pubblicazione: 20 febbraio 2020 


Comunicato stampa

Antonia Arslan: «L’avventura di una famiglia armena scampata al genocidio. Un racconto di grande intensità»

Al capezzale della morente mayrig, «mammina» in armeno, un figlio scampato all’orrore – ormai adulto e professionista affermato – torna alla sua vita di bimbo e di adolescente, rievocando i sentimenti e le emozioni, le fatiche e le speranze di un piccolo apolide che ha combattuto per crescere e affermare la propria identità in un Paese straniero. È l’incipit di Le Bugatti di Marsiglia in uscita per Edizioni Terra Santa, scritto da Henri Verneuil, alla nascita Achod Malakian (1920-2002), celebre regista, sceneggiatore e produttore cinematografico francese di origine armena (Prix César 1996 alla carriera), fuggito da bambino con tutta la famiglia a Marsiglia per scampare a pericoli e persecuzioni subite nello spazio ottomano in via di disfacimento. Autore di film celebri, come Quando Torna l’inverno o Il clan dei siciliani, diresse due pellicole ispirate a questo romanzo autobiografico: Mayrig (1991) e Quella strada chiamata paradiso (1992), entrambi interpretati da Omar Sharif e Claudia Cardinale. Il romanzo uscì in Francia con il titolo Mayrig. Scrive l’autore nel primo capitolo, che dà il via all’intera narrazione: «Fuori, le luci della città si sono accese. Ora so che nessuno mi metterà più in guardia contro il freddo delle notti, nessuno mi tenderà più quell’inutile maglioncino di lana che mi ha sempre infastidito tanto. E io resto solo, con il rimorso delle mie stupide collere, suscitate da quegli eccessi di premura. Nei grandi dolori, talvolta tornano alla mente sciocchezze che diventano via via sempre più grandi. Il nostro teatro interiore finisce per mettere in scena una pièce di sofferenza e lacrime ed è facile montare in groppa al dolore e cavalcare con lui. Ma questa sera, il mio dolore è come un tarlo. Ho chiuso il mio teatro per lutto… o quasi. Il tempo delle lacrime verrà più tardi. Realizzo, tornando indietro nel tempo, che durante tutti questi anni nei quali ci siamo tanto amati, non ci siamo mai detti quanto ci volevamo bene. Forse per un pudore comune, o forse per il timore di sottolineare uno stato di fatto che era evidente, permanente, irrevocabile. Il ricorso alle parole sembrava superfluo: ci si amava di nascita. Tutto il resto diventava un inutile corollario. Questo amore mi ha insegnato anche l’angoscia, al pensiero di ciò che poteva capitare a qualcuno di noi. Ho imparato a stare male, fisicamente male, nello stesso momento in cui stava male un altro della famiglia». In fuga dal genocidio del loro popolo, arrivano a Marsiglia dopo un avventuroso viaggio in mare cinque fragili sagome: un padre, una madre, il figlioletto di soli quattro anni, Achod, e le sue due zie. Per bagaglio, un piccolo fagotto e, come unico patrimonio, otto bottoni rivestiti di stoffa cuciti sul vestito della mamma: otto monete d’oro. Tre donne e un uomo completamente indigenti, che non parlano francese, e che hanno un solo scopo: vivere e prosperare per amore del piccolo Achod. Un racconto intimo e poetico, ricco di squarci e di aneddoti che lasciano spazio al sorriso, all’umorismo e alla speranza. Uno struggente inno alla lotta per la sopravvivenza e agli affetti familiari. Un’acuta riflessione sul valore delle proprie radici. Chi ha amato La masseria delle allodole si innamorerà di questo romanzo forte e vero come la vita di chi l’ha scritto.

L’Autore
Henri Verneuil, alla nascita Achod Malakian (Tekirdağ, Turchia, 15 ottobre 1920 – Bagnolet, Francia, 11 gennaio 2002), è stato un regista, sceneggiatore e produttore cinematografico di origine armena, fuggito da bambino con la famiglia a Marsiglia per scampare alla persecuzione. Il romanzo uscì in Francia con il titolo Mayrig. Nel 1996 Verneuil ha vinto il Premio César alla carriera.


  

Anche il Parlamento Siriano riconosce il Genocidio Armeno.

“Nella seduta di giovedì 13 febbraio 2020 Il Parlamento della Repubblica Araba della Siria ha riconosce e condanna il genocidio armeno pianificato e messo in atto da parte dell’Impero Ottomano ad inizio del 20 secolo”. E’ quanto si legge nella risoluzione approvata dal Parlamento della Repubblica Siriana in data 13 febbraio 2020.

Il Parlamento condanna anche ogni tentativo di negazione del genocidio e di mistificazione della storia è conferma che il Genocidio Armeno è uno dei peggiori crimini perpetrati contro l’umanità.

Il Parlamento condivide il dolore del popolo armeno amico e afferma che  armeni, assiri,siriaci e altri popoli che fanno parte del popolo siriano sono stati vittime  del genocidio progettato e perpetrato dal parte dei turchi ottomani.

Il Parlamento si appella a tutti i parlamenti del mondo e alla comunità internazionale per riconoscere e condannare il Genocidio Armeno.

Venezia – Agosto 2020 – Corso estivo intensivo di lingua e cultura armena

La 35ma edizione del corso estivo intensivo di Lingua e Cultura Armena, promosso dall’Associazione culturale Padus-Araxes in collaborazione con lo “Studium Generale Marcianum” di Venezia, si svolgerà dal 3 al 19 agosto; gli esami avranno luogo il 19 agosto.

ARRIVI: 2 agosto (check in); PARTENZE: 20 agosto (check out).

Per partecipare, compilate il modulo che trovate sul nostro sito:  www.padusaraxes.com/SummerCourse/ApplicationForm

Novità editoriale: Pubblicazione del libro “La leggenda del Platano di Vrisi” del Prof. Franco Fruci.

Sinossi dell’opera:

“Il Caso, che tutto governa, conduce Wadiah, il grande miniatore, dalle montagne dell’Hayastan al monastero basiliano di Corda sulla collina di Curinga.

La vicenda si svolge nella Calabria istmica, sulle terre della circoscrizione bizantina di Maida e dintorni, a cavallo tra la prima e la seconda metà dell’XI secolo quando la storia del meridione sta rapidamente mutando.

Inizia la rekatolisierung, un processo destinato a smantellare il monachesimo orientale sostituendolo con quello latino e a consolidare il potere dei normanni attraverso l’introduzione di un sistema feudale simile a quello dei grandi regni europei.

Sullo sfondo di questi cambiamenti c’è la vita dei villani, servi della gleba, che passano di mano da un padrone all’altro come le bestie e le cose.

In questo clima il pellegrinaggio terreno del protagonista, vissuto con il cuore stracolmo di sehnsucht e abbagliato da un amore asincrono accolto in nome della bellezza che per lui ha potere divino, si conclude in un posto dal quale si può vedere il mare, accanto a uno stecco grigiastro che tutti oramai chiamano il platano di Vrisi.”

 

Biografia dell’autore:

Franco Fruci, all’anagrafe Giuseppe Rosario, è nato a Curinga (CZ) il 25 aprile del 1946. Laureato in materie letterarie, ha insegnato per 35 anni nella locale scuola media. La passione per la politica, intesa come servizio alla propria comunità, ha segnato la sua vita fin da ragazzo. Ha più volte ricoperto cariche elettive e amministrative nel comune di Curinga di cui è stato sindaco. Dal 2005 è stato segretario provinciale della FLC-CGIL di Catanzaro e, per un breve periodo, presidente regionale dell’Associazione professionale “Proteo Fare Sapere”.

Attualmente è in pensione, libero di curare le passioni di sempre: ascoltare musica, leggere e scrivere, ma anche pescare e coltivare cavoli con le sue mani.

 

“Nei primi capitoli il libro descrive il protagonista e la sua terra, l’Armenia. Si raccontano gli usi, la vita quotidiana delle famiglie armene di un piccolo villaggio. Si parla di cantori, gli ashugh, che con le loro storie allietavano adulti e bambini; si fa riferimento alla tradizione culinaria armena, alla zuppa di agnello, bozbash, al pane tradizionale di quella regione, il lavash, alle bevande, come il than o l’areni. Il racconto ci porta lontano, in un’epoca diversa, il medioevo, e in una terra straniera, dilaniata dalle lotte per la conquista portate avanti da turchi e bizantini, nel cui contesto si inserisce un tema antropologico molto importante, oltre che attuale: la migrazione. Vediamo sia il viaggio del protagonista del racconto, animo inquieto senza dimora, sia lo spostamento in quanto flusso migratorio dei monaci che dopo la perdita d’indipendenza dell’Armenia, costretta sotto il dominio dei bizantini, sbarcarono sulla costa ionica della Calabria in cerca di luoghi di culto in cui sostare. E così, dall’altro lato, raggiungiamo un luogo che conosciamo bene, la Calabria, in particolare la zona del lametino e di Curinga, ancora non altro che un piccolo agglomerato appena nato. Ma nemmeno la Calabria era un luogo di pace. I signori locali erano perennemente in conflitto fra loro e le lotte interne devastavano la regione, già teatro di incursioni distruttive da parte degli arabi musulmani. I normanni, poi, furono ancora più sanguinari dei precedenti padroni. La loro dominazione contribuì ad accrescere, nelle genti assoggettate, il fatalismo e la rassegnazione, due sentimenti che hanno intriso la vita del meridione e la cultura popolare da lì e nei secoli successivi.

Guidati dal percorso di vita del protagonista, un monaco e un miniatore di estrema bravura, entriamo nel contesto del monachesimo armeno e poi, più tardi nel racconto, anche del monachesimo basiliano del Sant’Elia di Corda, nome con il quale si fa riferimento, nel testo, all’eremo di Sant’Elia Vecchio, situato poco distante da Curinga e di cui tutti, ancora oggi, possiamo ammirare la sopravvivenza. Nei monasteri armeni, Wadiah, protagonista della storia, impara l’arte della miniatura di cui diviene, col tempo, maestro. Il suo spirito irrequieto, però, non gli consente di stare per troppo tempo nello stesso posto, il suo peregrinare lo conduce lontano dalla sua terra natale e lo spinge sulle coste di Curinga, dalle quali raggiungerà il monastero di Corda, la sua ultima casa” (tratto dalla recensione della Dott.sa in Antropologia culturale, Felicia Fruci).

IN RICORDO DI HRANT 19 gennaio 2007- 19 gennaio 2020

 

IN RICORDO DI HRANT

19 gennaio 2007- 19 gennaio 2020

Sono passati tredici anni dal barbaro assassinio di Hrant Dink. Di quel 19 gennaio del 2007. Il suo messaggio però rimane sempre attuale anche se la società turca sembra ormai sempre più un sultanato dove le regole democratiche hanno lasciato spazio all’autoritarismo e alle persecuzioni.

La morte di Hrant ha cambiato il volto della Turchia. Da quel giorno niente più è stato come prima.

Se l’intento era quello di far tacere una voce. Sono state elevate altre centomila voci. Se l’intento era quello di soffocare la verità… altri centomila erano pronti a difenderla. Se l’intento era quello di limitare la libertà… hanno fallito.

Hanno ucciso un uomo ma non le sue idee. Hanno assassinato un giornalista ma non il suo sogno, non la sua libertà.

HRANT DINK vive!