Comunicato stampa – IL CALCIO DELLA VERGOGNA

Comunicato stampa

IL CALCIO DELLA VERGOGNA

La vicenda del centrocampista armeno dell’Arsenal, HenrikhMkhitaryan, costretto a saltare per motivi di sicurezza la finale di Europa League a Baku, è nota e ha suscitato sdegno in tutto il mondo.

E’ alquanto surreale che uno sportivo debba rinunciare ad una partita così importante per lui, per la squadra e per gli stessi tifosi, solo perché il Paese ospitante,  l’Azerbaigian, non è in grado di assicurare l’incolumità  fisica del giocatore, avendo peraltro fomentato e ingigantito una questione che di per sé doveva e deve rimanere nel suo ambito di sport.

Il Governo di Baku ha perso un’altra occasione e non ha fatto altro che mostrare al mondo, il volto e la natura di un Paese che fa fatica ad accettare valori come democrazia, uguaglianza di diritti e libertà primarie  e di informazione (166° su 180 nazioni nella classifica di Reporter Senza Frontiere!

Persino tifosi inglesi che avevano l’unica colpa di un cognome terminante in –ian (suffisso che contraddistingue i cognomi armeni ma ovviamente non solo quelli…) si sono visti rifiutare il visto in quanto ospiti sgraditi.

Nell’invitare il mondo sportivo e quello politico a condannare ancora una volta e con forza tali comportamenti antidemocratici, facciamo appello alla UEFA ed a tutti i dirigenti sportivi di valutare lo spostamento delle gare del Campionato Europeo 2020 dall’Azerbaigian ad altra sede.

Un provvedimento che deve far comprendere a certi governi, a tutti i governi, che su determinati valori e principi non si può e non si deve transigere.

Consiglio per la comunità armena di Roma

Comunicato Stampa – 24 aprile 1915 – 24 aprile 2019 – 104° ricordo del Medz Yeghern – Atto di commemorazione

Comunicato Stampa

24 aprile 1915 – 24 aprile 2019

104° ricordo del Medz Yeghern

A una settimana dal Giorno della Memoria Armena (24.04.19) e a una settimana dall’approvazione da parte della Camera dei Deputati della risoluzione sul genocidio armeno (10.04.19) il Consiglio per la comunità armena di Roma, in accordo con la rappresentanza diplomatica armena in Italia, organizza per mercoledì 17 aprile p.v. alle ore 15.00 una cerimonia presso il Giardino del Genocidio Armeno in Piazza Augusto Lorenzini per onorare la Memoria del milione e mezzo di martiri Armeni.

L’approvazione della mozione con la quale la Camera dei Deputati basandosi su istanze storiche, legali ed istituzionali, invita il Governo italiano a riconoscere ufficialmente il Genocidio del Popolo Armeno e dare a quel riconoscimento risonanza internazionale, dimostra, ancora una volta, che certi valori non possono essere oggetto di negoziazione e non possono essere sacrificate a favore di interessi politici ed economici.

Il Consiglio per la comunità armena rinnovando il proprio ringraziamento ai rappresentanti del popolo italiano per il coraggio e la determinazione con la quale hanno scelto di schierarsi dalla parte della verità e della giustizia e ricordando con altrettanta gratitudine il recente analogo pronunciamento del Consiglio regionale del Lazio, intende, con la cerimonia di cui sopra, non solo mantenere viva la Memoria delle vittime del genocidio del 1915 ma valorizzare anche l’importanza della solidarietà umana.

La toponomastica del Giardino di Piazza Lorenzini (quartiere Portuense) intitolato al Genocidio Armeno fu inaugurata a seguito della delibera della Giunta Capitolina, il 28 maggio 2010, alla presenza di autorità capitoline e dei rappresentanti del “Consiglio per la comunità armena di Roma”. Tale iniziativa rafforzava ancora di più il legame tra la Capitale d’ Italia e il popolo armeno, dopo che nel 2006, sempre su delibera del comune di Roma, venne scoperta una targa dedicata ai martiri del Metz Yeghern, nello slargo antistante la chiesa armena di s. Nicola da Tolentino.


“SPITAK 30” – Appello Raccolta Fondi.

 SPITAK 30″  –  Appello Raccolta Fondi.

Cari amici e connazionali ,

nei giorni scorsi abbiamo lanciato un appello di raccolta fondi da destinare ad un  progetto di solidarietà intitolato “SPITAK 30” da destinare ad una zona terremotata italiana sul quale stiamo lavorando, in occasione della  ricorrenza del  trentennale del terremoto di Spitak .

Sono già arrivati i primi contributi (grandi e piccoli) per i quali non possiamo che essere grati con la speranza che anche altri tra voi aderiscano a questo nostro appello, in modo che l’atto di prossimità e di vicinanza sia veramente rappresentativo di TUTTI.

Abbiamo  bisogno del vostro aiuto piccolo o grande che sia.

 Chi è interessato può inviare il porpio contributo possibilmente  entro il 30 ottobre

 C/O BPM –  IBAN  IT 20 M 05584 032010 000000 52676

intestato a Comunità Armena di Roma –  con causale  “SPITAK 30”,

inviando nel contempo la comunicazione dell’avvenuto pagamento a email@comunitaarmena.it.

Sarà ovviamente nostra cura rappresentare  nei prossimi giorni  tutti dettagli dell’iniziativa .

www.comunitaarmena.it

SPITAK 1988-2018 – SOLIDARIETA’ SENZA FRONTIERE

SPITAK 1988-2018 – SOLIDARIETA’ SENZA FRONTIERE

Cari amici e connazionali,

in occasione della prossima ricorrenza del terremoto di Spitak stiamo lavorando su un progetto di solidarietà finalizzato a rafforzare ancora di più i  legami tra gli armeni e l’Italia.  Si tratta di un piccolo gesto di prossimità, senza eroismi.Un modo per ricambiare l’immenso bene ricevuto dalla squadra dei soccorritori italiani arrivati per primi sul posto della tragedia.

A tal riguardo abbiamo lanciato una raccolta fondi intitolata “SPITAK 30”.  Non è che si abbia bisogno di ingenti somme di denaro, l’intento è quello di coinvolgere più persone possibili e dar loro occasione,anche con un minimo contributo, di partecipare all’iniziativa, in modo che sia rappresentativa di TUTTI. Abbiamo ancora un volta bisogno del vostro piccolo grande aiuto.

Chi è interessato all’iniziativa può inviare il suo contributo (entro il 30 ottobre)  C/O BPM –  IBAN  IT 20 M 05584 032010 000000 52676  intestato a Comunità Armena di Romacon causale  “SPITAK 30”, inviando nel contempo la comunicazione dell’avvenuto pagamento a email@comunitaarmena.it.

Sarà ovviamente nostra cura rappresentare i dettagli dell’iniziativa non appena avremmo definito tutti i particolari.

Grazie in anticipo a tutti coloro che vorranno unirsi a questa iniziativa di solidarietà. Grazie di cuore.

www.comunitaarmena.it

La questione armena va riconosciuta. Risposta all’Ambasciatore turco in Italia (Il Messaggero 18.09.18)

 

 

La questione armena va riconosciuta (Il Messaggero 18.09.18)

Nvart Cricorian*

Gentile Direttore, ci pare opportuna un’ ultima replica all’ intervento dell’ ambasciatore di Turchia, Murat Salim Esenli, pubblicata in data 8 settembre scorso. Non possiamo che condividere il senso di gratitudine nei confronti de Il Messaggero per aver ospitato nei mesi passati lo scambio di vedute tra l’ ambasciata turca e la nostra organizzazione e cogliamo anche l’ occasione per ringraziare pubblicamente i tanti lettori che ci hanno espresso vicinanza, stima e solidarietà. Confidavamo invero che l’ occasione fosse propizia per un franco confronto sull’ annosa questione del riconoscimento del genocidio armeno da parte del governo turco e che, proprio dalle colonne di codesto giornale, emergessero segnali di cambiamento rispetto alla politica ufficiale di Ankara. Ma, evidentemente ci siamo sbagliati. Come si evince nell’ ultimo intervento del rappresentante diplomatico, prendiamo amaramente atto che dopo aver negato il genocidio, anche la stessa presenza armena nella regione viene messa in dubbio; come dire, eliminata la causa, eliminato il problema. Quando S.E. vorrà farsi una passeggiata a via dei Fori imperiali potrà notare sulla quarta lastra marmorea che descrive l’ Impero romano ben impressa la parola Armenia a indicare tutta l’ attuale parte orientale del suo Paese. Una storia millenaria non si cancella neppure con il più rigoroso negazionismo. Dalle parole dell’ ambasciatore apprendiamo poi che in Turchia oggi si può parlare liberamente della questione armena, (evidentemente i processi intentati a giornalisti, premi Nobel e professori ai sensi del famigerato art. 301 del c.p. sono sfuggiti al nostro interlocutore), e che il governo turco è fortemente impegnato per la pace nel Caucaso e in Medio oriente. Anche se non riusciamo a far collimare questo concetto con le notizie riportate dalla stampa mondiale. Poiché, dunque, ci sembra inutile abusare della disponibilità di codesto quotidiano per continuare a smentire altre argomentazioni, a dir poco fantasiose, a cui fa cenno il diplomatico di Ankara, (vedi ratifica dei protocolli di Zurigo che giacerebbero da 10 anni all’ o.d.g. dell’ agenda parlamentare) non ci resta che ritenere esaudita la nostra pubblica partecipazione al dibattito e considerare, per quel che ci riguarda, chiuso ogni scambio di opinione.

*Presidente del Consiglio per la comunità armena di Roma.


Anche l’ Armenia apra al dialogo sui fatti del 1915 (Il Messaggero 08.09.18)

Murat Selim Esenli*

Gentile Direttore, le scrivo la presente in risposta alla lettera del Signor Nevart Cricorian, pubblicata il 5 agosto 2018. Sono grato aIl Messaggero per aver fornito una piattaforma dove poter esprimere la posizione della Turchia su un argomento così controverso come gli eventi del 1915. Riteniamo che questa discussione civile sia molto utile per i lettori de Il Messaggero per comprendere il fulcro della questione, spoglio dalla narrativa soggettiva degli armeni assorbita dall’ oppressione intellettuale. Il Signor Cricorian e la diaspora armena dovrebbero capire che questo cupo periodo storico è stato molto traumatico anche per la popolazione turca la quale ha sofferto enormemente a causa delle ostilità perpetrate dalle milizie armene. Diversamente dalla descrizione fornita nella lettera del Signor Cricorian, gli eventi del 1915 non sono un tabù per la Turchia. I libri, i dibattiti televisivi, le colonne dei giornali, le conferenze, che difendono e riportano la versione armena degli eventi e della storia compaiono liberamente in Turchia. In effetti, sarebbe uno sviluppo positivo se l’ Armenia adottasse un atteggiamento simile, lasciando che venga data voce a narrative alternative, in linea con la decisione della CEDU (Perinçek vs Svizzera) ed esponendo il loro materiale in archivio sugli eventi del 1915. In merito alle cifre sulla popolazione armena prima degli eventi del 1915, ritengo sia necessaria un’ ulteriore correzione. Gli armeni non hanno rappresentato una maggioranza in nessuna provincia dell’ Impero Ottomano da ben prima del 1800. Un punto ancora più indicativo, l’ unico modo per conoscere il numero di una popolazione è censirlo e gli ottomani non hanno mai censito la propria popolazione per gruppi etnici o per una qualsiasi altra categoria al di fuori della religione, e nessun’ altro (eccetto il sistema di registrazione della popolazione ottomana) ha mai censito del tutto la popolazione musulmana. Quindi come è possibile trarre la conclusione che gli armeni rappresentavano una maggioranza nell’ Anatolia orientale? La Turchia ha perseguito i suoi sforzi per normalizzare le relazioni con l’ Armenia su diversi livelli da quando l’ Armenia ha proclamato la propria indipendenza nel 1991. In questo contesto, i Protocolli di Zurigo del 2009, il cui obiettivo è quello di normalizzare le relazioni tra la Turchia e l’ Armenia, sono il risultato di negoziazioni facilitate dalla Svizzera. Tuttavia, il ritiro dei Protocolli di Zurigo da parte del Parlamento armeno per poi dichiararli nulli sono segni indicativi della loro volontà di alimentare lo scontro ed inoltre confermano la riluttanza della parte armena a normalizzare le relazioni. È risaputo che la diaspora armena era contraria alla firma dei Protocolli sin dall’ inizio ed ha esercitato pressioni sul Governo armeno al fine di non ratificarli. Questo approccio negativo si evince facilmente dalla lettera del Signor Cricorian in quanto egli rappresenta la diaspora. Nonostante la posizione negativa dell’ Armenia in merito ai detti Protocolli, quest’ ultimi sono ancora nell’ ordine del giorno della Grande Assemblea Nazionale turca e per la loro ratificazione è essenziale che vengano assicurate sia un’ atmosfera politica favorevole che la pace nel Caucaso meridionale. L’ obiettivo primario della Turchia relativo al processo dei Protocolli è quello di normalizzare le relazioni tra la Turchia e l’ Armenia, in modo da garantire pienamente pace e stabilità nel Caucaso meridionale. In tale ottica, è necessario che per la soluzione del conflitto del Nagorno-Karabakh vengano fatti progressi, basati sull’ integrità territoriale dell’ Azerbaigian alla luce delle relative risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell’ Onu (per coloro che non fossero familiari con la questione, il venti per cento dei territori dell’ Azerbaigian è ancora sotto occupazione armena). In ogni caso, l’ Armenia deve porre fine alla propria invasione dei territori dell’ Azerbaigian e deve rispondere ad uno dei più gravi crimini contro l’ umanità nella storia recente, il massacro di Khojaly nel 1992.

* Ambasciatore della Repubblica di Turchia

Il Messaggero: Continua la botta e risposta con l’ambasciatore turco in Italia

Lo scorso 11 luglio 2018, L’Ambasciatore turco in Italia, aveva replicato, sempre sul quotidiano il Messaggero,  all’ultima lettera dell’Ambasciatrice Baghdassarian, ribadendo ancora una volta le tesi negazioniste della Turchia. In data 17 luglio 2018 il Messaggero ha pubblicato la risposta del “Consiglio per la comunità armena di Roma” che ripotiamo di seguito, insieme alla lettera del diplomatico turco in Italia.

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La questione armena controversia senza fine

Nevart Cricorian*

Atteso che il dibattito sul genocidio armeno prosegue con un nuovo intervento dell’ ambasciatore turco Murat Selim Esenli, riteniamo doverosa una nostra ulteriore puntualizzazione sul tema. Come armeni, come cittadini italiani di origine armena, non possiamo che essere avviliti e indignati per il fatto che a oltre un secolo dalla tragedia armena (il Grande male), gli attuali eredi dell’ impero ottomano ancora perseguano una politica armenofoba e negazionista. Qui in discussione, si badi bene, non c’ è tanto o soltanto il termine genocidio: ancora oggi infatti in Turchia lo Stato tende ad escludere o minimizzare le persecuzioni degli armeni, la deportazione e la morte di centinaia di migliaia di nostri compatrioti. Per decenni il governo turco ha perfino negato l’ esistenza stessa degli armeni e di conseguenza della questione armena; poi, a fronte dell’ evidenza dei fatti, la popolazione armena è stata classificata alla stregua di un nemico interno (in piena guerra mondiale) conferendo implicitamente una sorta di legittimità giuridica e morale al suo annientamento. Il rappresentante diplomatico di Ankara tenta di presentare come verità alcune tesi negazioniste e non esita a richiamare a testimonianza uno storico come Bernard Lewis che negli anni novanta fu condannato dalla Corte di appello di Parigi proprio per la sua visione negazionista della storia. Per quanto riguarda gli archivi ottomani ci limitiamo a riportare un dispaccio datato 1° dicembre 1915 del Ministro dell’ Interno Talaat Pasha nel quale viene riportato quanto segue: Senza ascoltare nessuna delle loro ragioni, rimuoverli immediatamente, donne, bambini, chiunque essi siano, anche se sono incapaci di muoversi Perché, invece di misure indirette di sterminio usate in altri luoghi, come severità, furia, difficoltà di viaggio, miseria, possono essere usate misure più dirette da voi, perciò lavorate con entusiasmo… Il luogo di esilio di questa gente sediziosa è l’ annientamento. Ad avallare quanto sopra non possiamo che citare il Console Onorario d’ Italia a Trebisonda dell’ epoca Giacomo Gorrini che denunciò le persecuzioni subiti dagli armeni proprio sulle pagine di questo giornale il 25 agosto 1915 Per quanto riguarda l’ elenco dei Pasha e dei ricchi faccendieri armeni, l’ ambasciatore si è dimenticato di menzionare Krikor Zohrab, deputato armeno, che qualche giorno prima del 24 aprile 1915, data di inizio del genocidio armeno, si era recato dal suo amico Talaat Pasha, per chiedere spiegazioni in merito alle deportazioni e quest’ ultimo lo rassicurò che si trattava di notizie infondate salvo poi ordinare il suo assassinio insieme a tutti i notabili armeni, inclusi i Pasha, i ricchi banchieri ed i mercanti industriali armeni. Su una cosa ci troviamo d’ accordo con l’ ambasciatore turco, dobbiamo evitare di aiutare coloro che ricorrono al fanatismo, al rancore, all’ ostilità, distorcendo e manipolando la storia, anche se ci rendiamo conto che è un dato di fatto e gli interventi del diplomatico turco lo dimostrano chiaramente che nel 2018 la Turchia ha paura di affrontare il proprio passato, gioca intorno ai termini, semina informazioni false e/o distorte sull’ argomento, cita fonti inattendibili, manda in esilio i propri storici controcorrente come il prof Taner Akcam, incrimina giornalisti, scrittori e premi Nobel come lo scrittore Orhan Pamuk e la scrittrice Elif Shafak, mette al bando partiti politici, imbavaglia l’ informazione, licenzia decine di migliaia di funzionari statali e insegnanti in un clima sempre più cupo e drammaticamente sempre più simile a un secolo fa.

*Presidente del Consiglio per la comunità armena di Roma.


Lettera dell’Ambasciatore turco del 11.07.18

 

Genocidio 1915 – Lettera dell’Ambasciatore turco al Messaggero e la replica del Consiglio per la comunità armena di Roma

Commemorazione Genocidio Armeno – Torna la campagna “Una Tragedia che non ha parole…”

In vista del prossimo 24 aprile, giorno di commemorazione del Genocidio Armeno del 1915, perpetrato dal Governo turco di allora a danno della minoranza armena, il «Consiglio per la comunità armena di Roma» ripropone  la campagna di sensibilizzazione “Una tragedia che non ha parole”, con l’intento non solo di informare l’opinione pubblica su quanto accaduto 103 anni fa, ma anche di denunciare quanto sta accadendo in questi giorni, sotto gli occhi di tutti, negli stessi luoghi e con gli stessi attori di allora.
La campagna, dal titolo  “Una tragedia che non ha parole”, avrà inizio venerdì 20 aprile e durerà fino a giovedì 26 aprile.

Si tratta di uno spot della durata di quindici secondi che verrà proiettato a rotazione sul circuito video della metropolitana e degli autobus di Roma.

La sequenza si apre con l’indicazione delle date del genocidio armeno per poi mostrare un uomo con gli occhi chiusi e la bocca cucita, simbolo della tragedia armena che per lunghi anni è rimasta sotto silenzio ed ignorata da chi avrebbe dovuto evitare che fatti simili potessero accadere.
“Una tragedia che non ha parole” è anche una denuncia al perdurante negazionismo turco e all’atteggiamento di complice silenzio di molte diplomazie che sacrificano la tragedia armena ed altre tragedie sull’altare degli interessi economici e delle convenienze politiche.

Il Consiglio per la comunità armena, da sempre in prima linea nella lotta contro la negazione e l’oblio, auspica che anche quest’anno la campagna abbia il successo degli anni passati e sempre più voci si uniscano alla voce negata del milione e mezzo di martiri Armeni per far si che verità e giustizia non tramontino mai.

Vigilare serve. Sempre… i riconoscimenti delle assemblee territoriali servono a smuovere le coscienze turche e a non far abbassare mai la guardia

«Esimi concittadini armeni, Vi saluto con affetto e rispetto. Quest’anno, vorrei ancora una volta celebrare la memoria degli Armeni ottomani che persero la vita nelle tragiche circostanze della Prima Guerra Mondiale e fare le mie condoglianze ai loro discendenti». Comincia così la lettera che il presidente turco Erdogan ha inviato al Patriarca Atesyan in occasione del 24 aprile.

Non è sfuggito il tono soft del messaggio, non privo della consueta retorica ottomana, ma dove si legge anche che «È il nostro obiettivo comune che questi due popoli, accomunati della gioia come dal dolore per secoli, guariscano le ferite del passato e rafforzino ulteriormente i legami umani tra di loro» e ancora che «Siamo determinati ad incrementare ancora i nostri sforzi per preservare e tutelare la memoria degli Armeni ottomani ed il patrimonio culturale armeno anche in futuro. (…) Non tollereremo che nemmeno un solo nostro cittadino armeno venga escluso, emarginato o che si senta un cittadino di categoria inferiore».

Un appello, sulla falsariga di quelli del 2015 e del 2016 ma più improntato verso il dialogo e smussato di quelle spigolature, retaggio di nazionalismo turco, che tanto avevano fatto infuriare gli armeni in occasione del centenario.

L’ambasciata turca in Italia a marzo aveva inviato una delirante missiva ai Comuni italiani che avevano approvato una risoluzione di solidarietà agli armeni e di riconoscimento del genocidio; in risposta alla stessa il “Consiglio per la comunità armena di Roma” a sua volta aveva scritto a tutti gli enti territoriali per puntualizzare i termini della questione.

Ora l’ambasciatore turco riprende carta e penna e riscrive agli stessi Comuni (quanto lavoro per l’Ufficio Protocollo!) allegando la missiva di Erdogan. Della serie: non siamo così cattivi noi turchi…

È chiaro che il governo turco è in difficoltà mediatica internazionale, è circondato e isolato. Ma questa nuova iniziativa dimostra che l’azione di vigilanza di tutti gli armeni paga, che i riconoscimenti delle assemblee territoriali servono a smuovere le coscienze turche e a non far abbassare mai la guardia.

Se ci fosse stato solo silenzio, la Turchia non si sarebbe certo mossa in questi termini.

Dobbiamo continuare la nostra azione fin tanto che da Ankara non arriverà un chiaro messaggio di scuse e di ammissione di responsabilità.

È la memoria del popolo armeno che lo esige.

(Akhtamar On Line num 243)

Lettera dell’Ambasciatore Turco