Novita Editoriale: Armenian Art in Iran, ed. by Aldo Ferrari and Stefano Riccioni

Si segnala la  pubblicazione del volume Armenian Art in Iran, ed. by Aldo Ferrari and Stefano Riccioni, Edizioni Ca’ Foscari, Venezia 2026.
Il volume è liberamente accessibile a questo indirizzo:  https://edizionicafoscari.unive.it/it/edizioni4/libri/979-12-5742-061-1/

Premio Cardinale Michele Giordano, al libro “Il Grande Crimine” di Marco Impagliazzo

Sarà Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant’Egidio e professore ordinario di Storia contemporanea all’Università Roma Tre, il vincitore della XIV edizione del Premio Cardinale Michele Giordano. Ad aggiudicarsi il riconoscimento è il suo volume Il Grande Crimine, il genocidio degli armeni pubblicato nel 2025 da Morcelliana.

La decisione è stata assunta dalla commissione del riconoscimento composta dai giornalisti Francesco Antonio Grana, segretario del Premio, Ottavio Lucarelli, presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Campania, Antonello Perillo, condirettore della Tgr, Marco Perillo (Il Mattino), Alfonso Pirozzi (Ansa) e Pietro Treccagnoli (Corriere del Mezzogiorno).

La cerimonia di consegna del Premio si svolgerà lunedì 28 settembre 2026, alle ore 16, nella Basilica Santuario Incoronata Madre del Buon Consiglio e dell’Unità della Chiesa, in via Capodimonte 13, a Napoli. A presiedere l’evento sarà il cardinale Domenico Battaglia, arcivescovo di Napoli e presidente del Premio Cardinale Michele Giordano. L’iniziativa si svolge con il patrocinio dell’Arcidiocesi di Napoli e dell’Ordine dei Giornalisti della Campania.

Con Il Grande Crimine, pubblicato da Morcelliana, Impagliazzo affronta una delle pagine più drammatiche e meno conosciute della storia del Novecento: il genocidio degli armeni, perpetrato durante la Prima guerra mondiale dall’Impero ottomano. Il Metz Yeghern, il “Grande Crimine”, rappresenta infatti il primo genocidio del XX secolo, segnando tragicamente la storia dell’umanità.

Il volume ricostruisce il contesto storico e politico che rese possibile lo sterminio sistematico della popolazione armena attraverso deportazioni e massacri. L’autore analizza il progetto nazionalista dei Giovani Turchi, fondato su criteri etnici e religiosi, e mostra come il clima della guerra abbia favorito una macchina di violenza che garantì ai responsabili libertà d’azione e impunità.

Partendo da una serie di interrogativi fondamentali – come sia stato possibile organizzare una strage di tali proporzioni e chi abbia impartito gli ordini che portarono all’eliminazione di un intero popolo – Impagliazzo si avvale delle più recenti ricerche storiche, che negli ultimi anni hanno contribuito a far luce su una vicenda a lungo rimasta ai margini della coscienza europea.

Tra i primi storici italiani ad aver approfondito la questione armena, Impagliazzo propone un’opera rigorosa ma accessibile, rivolta in particolare ai giovani e a tutti i lettori interessati a conoscere e comprendere le radici di una tragedia che continua a interrogare la coscienza collettiva. Un libro che invita a custodire la memoria storica come antidoto all’indifferenza e come strumento per riconoscere e contrastare i meccanismi che possono condurre alla persecuzione e allo sterminio dei popoli.

Con questo riconoscimento, il Premio Cardinale Michele Giordano conferma la propria attenzione verso opere capaci di coniugare rigore scientifico, valore civile e impegno nella diffusione della cultura, premiando un volume che restituisce voce a una delle più grandi tragedie del secolo scorso e richiama il valore universale della memoria.

Armenia, al via la stagione dei festival, tra tradizioni millenarie e cultura contemporanea

Arriva in libreria la prima Guida Verde del Touring Club Italiano dedicata all’Armenia

Comunicato stampa

Arriva in libreria la prima Guida Verde del Touring Club Italiano dedicata all’Armenia

Un viaggio tra monasteri, montagne e cultura del Paese caucasico raccontato da Nadia Pasqual, profonda conoscitrice della destinazione, e un memoir inedito di Antonia Arslan

L’Armenia raccontata attraverso i suoi monasteri millenari, i paesaggi montani, la cultura, il vino, l’ospitalità e una storia che continua a parlare al presente. È arrivata in libreria la nuova Guida Verde Armenia del Touring Club Italiano, il primo volume della prestigiosa collana dedicato interamente alla Repubblica armena.

A firmare la guida è Nadia Pasqual, professionista di relazioni pubbliche che dal 2007 è impegnata nella valorizzazione della destinazione sul mercato italiano e che attualmente collabora con Armenia Tourism Committee, l’ente nazionale per la promozione turistica. “La guida nasce dall’esperienza di quasi vent’anni di frequentazione del Paese e dal desiderio di offrire ai lettori italiani uno strumento completo, aggiornato e affidabile, per conoscere e comprendere l’Armenia e gli armeni oltre i luoghi comuni”, afferma Nadia Pasqual. “Un Paese piccolo nelle dimensioni ma immenso per storia, cultura, paesaggi, umanità e spirito di accoglienza”.

Ad arricchire il volume è il memoir inedito di Antonia Arslan, tra le più autorevoli voci della cultura italo-armena. Scrittrice, saggista e accademica di origini armene, Arslan è conosciuta a livello internazionale soprattutto per il romanzo “La masseria delle Allodole”, tradotto in oltre venti lingue e portato sul grande schermo dai fratelli Taviani. Nella sua intensa introduzione, l’autrice ripercorre il primo viaggio nella terra dei propri antenati, offrendo una testimonianza personale e profondamente emozionante del legame tra memoria, identità e appartenenza.

La pubblicazione della prima Guida Verde Armenia del Touring Club Italiano arriva in una fase particolarmente significativa per il turismo armeno. Sempre più viaggiatori italiani scelgono, infatti, di scoprire questa piccola repubblica situata nel cuore del Caucaso, dove una delle più antiche civiltà cristiane del mondo continua a custodire un patrimonio culturale e spirituale straordinario. Nel 2025, il numero di visitatori dall’Italia ha raggiunto quota 22.669, segnando un incremento del 40,7% rispetto al 2024. L’aumento dei flussi turistici è sostenuto sia dalla crescente notorietà della destinazione, sia dal miglioramento dei collegamenti aerei. Oggi Yerevan è raggiungibile con voli diretti da sei aeroporti italiani grazie ai collegamenti operati da Wizz Air e FlyOne Armenia.

La Guida Verde Armenia accompagna il lettore da Yerevan, capitale dinamica e in continua evoluzione, fino alle regioni più remote del Paese, tra altipiani, canyon, laghi alpini e alcuni dei più affascinanti complessi monastici del mondo, alcuni dei quali riconosciuti dall’Unesco. Ampio spazio è dedicato ai grandi temi che aiutano a comprendere l’identità armena contemporanea: il primo Stato cristiano della storia, la diaspora, il genocidio degli armeni, le tradizioni enogastronomiche, il patrimonio naturalistico e le opportunità di turismo esperienziale.

Con 176 pagine ricche di informazioni pratiche, approfondimenti culturali, itinerari e consigli di viaggio, la nuova Guida Verde si propone come il riferimento editoriale più autorevole per chi desidera scoprire una destinazione che sta vivendo una crescente attenzione da parte del mercato turistico internazionale.

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Per informazioni:

Nadia Pasqual

+39 349 2131565

nadia.pasqual@markpr.it

www.markpr.it

UFFICIO STAMPA TOURING CLUB ITALIANO

Tania Rao Torres                                                                                                                             02 8526214 – 349 3371029

tania.raotorres@touringclub.it

www.touringclub.it

Novità in libreria: Il canto di Haïganouch

“Il canto di Haïganouch” è un libro che si muove tra geografie e tragedie, tra vite individuali e grandi eventi, portando il lettore dentro uno dei capitoli più complessi e dolorosi del Novecento.

Ian Manook costruisce un racconto ampio, stratificato, profondamente umano. Dopo “L’uccello blu di Erzerum”, questo secondo capitolo continua a esplorare il destino di una famiglia armena dispersa tra esilio, sogni e violenza politica. Ma non è solo una saga familiare. È un romanzo sulla resistenza, sulla memoria, sulla possibilità di restare umani anche quando tutto sembra spingere nella direzione opposta.

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Novità in Libreria – Gli armeni il primo genocidio del XX secolo

Il genocidio armeno, avvenuto nel 1915 durante gli ultimi anni dell’Impero ottomano, è stato a lungo ignorato e rimosso dalla memoria collettiva. Solo a partire dagli anni Sessanta ha iniziato a riemergere nella coscienza storica. Per decenni, sia il neonato Stato turco sia le potenze occidentali evitarono di affrontare pubblicamente la questione, mentre anche all’interno della diaspora armena prevaleva il silenzio, con difficoltà a parlarne al di fuori dell’ambito familiare o comunitario. Un primo segnale di cambiamento si ebbe il 24 aprile 1965: in occasione del cinquantesimo anniversario della tragedia, vennero alla luce le prime testimonianze dei sopravvissuti, iniziarono a circolare prove documentarie e si celebrarono riti collettivi. Fu il primo vero momento di recupero della memoria storica.

NOVITA’ IN LIBRERIA Il grido degli Armeni o del genocidio infinito Storia di una tragedia annunciata

NOVITA’ IN LIBRERIA

Il grido degli Armeni o del genocidio infinito
Storia di una tragedia annunciata

Un nuovo sguardo sul genocidio armeno, alla luce delle più recenti ricerche – comprese quelle di alcuni studiosi turchi – che hanno portato alla luce aspetti ancora più inquietanti di quella tragedia.
Tra gli studi più rilevanti spicca quello di Stefan Ihrig, autore di Giustificare il genocidio. La Germania, gli Armeni e gli Ebrei da Bismarck a Hitler, che dimostra come le radici dell’idea stessa di genocidio – lo sterminio di una minoranza interna compiuto dallo Stato – affondino nell’Europa del tardo Ottocento, in particolare nella Germania imperiale, dove non solo gli Ebrei venivano presi di mira, ma anche gli Armeni venivano definiti “gli Ebrei del Medio Oriente”.

Il volume ricostruisce la catena di eventi che condusse all’eliminazione di circa un milione e mezzo di Armeni, evidenziando la pianificazione e la spietata determinazione del governo dei Giovani Turchi. Ampio spazio è dedicato anche al dopoguerra e al cinico gioco delle potenze europee, fino all’incendio di Smirne e al Trattato di Losanna: l’epilogo di una tragedia che il mondo preferì dimenticare.

https://www.edizionistudium.it/libri/il-grido-degli-armeni-o-del-genocidio-infinito

LUTTO NELLA COMUNITA’ ARMENA E’ venuta a mancare LAURA MIRACHIAN diplomatica Italiana di origini armene

🔘 LUTTO NELLA COMUNITA’ ARMENA

E’ venuta a mancare LAURA MIRACHIAN diplomatica Italiana di origini armene, una fra le primissime donne nominato Ambasciatore di grado nel 2008.

È stata Presidente della DID – Donne Italiane in Diplomazia. Nei quarant’anni di servizio, è stata Capo Missione a Belgrado durante le guerre balcaniche, Direttore Generale per i Paesi europei (inclusi Russia, Turchia, Balcani, Caucaso, Asia Centrale), Ambasciatore in Siria, Rappresentante Permanente presso le Organizzazioni Internazionali a Ginevra (ILO, OMS, WIPO, WMO). È stata insignita di varie onorificenze italiane e straniere, tra cui Grande Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, Chevalier de la Légion d’Honneur (Francia) e Commendatore dell’Ordine di San Gregorio Magno (Santa Sede).

➡️ La messa di suffragio sara svolta domani 23 marzo 2026 alle ore 17,30 presso la chiesa Santa Maria in Trastevere a Roma. Mentre i Funerali sono previsti il prossimo mercoledì 25 marzo alle ore 10 a Padova nella Chiesa di San Giuseppe.

Sincere condoglianze ai famigliari e a tutti coloro che le hanno voluto bene.

Che riposi in pace.🔘 LUTTO NELLA COMUNITA’ ARMENA

E’ venuta a mancare Laura Mirachian diplomatica Italiana di origini armene, una fra le primissime donne nominato Ambasciatore di grado nel 2008.

È stata Presidente della DID – Donne Italiane in Diplomazia. Nei quarant’anni di servizio, è stata Capo Missione a Belgrado durante le guerre balcaniche, Direttore Generale per i Paesi europei (inclusi Russia, Turchia, Balcani, Caucaso, Asia Centrale), Ambasciatore in Siria, Rappresentante Permanente presso le Organizzazioni Internazionali a Ginevra (ILO, OMS, WIPO, WMO). È stata insignita di varie onorificenze italiane e straniere, tra cui Grande Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, Chevalier de la Légion d’Honneur (Francia) e Commendatore dell’Ordine di San Gregorio Magno (Santa Sede).

➡️ La messa di suffragio sara svolta domani 23 marzo 2026 alle ore 17,30 presso la chiesa Santa Maria in Trastevere a Roma. Mentre i Funerali sono previsti il prossimo mercoledì 25 marzo alle ore 10 a Padova nella Chiesa di San Giuseppe.

Sincere condoglianze ai famigliari e a tutti coloro che le hanno voluto bene.

Che riposi in pace.

Il numero di Meridiani di febbraio dedicato all’Armenia

Il numero di Meridiani dedicato all’Armenia racconta di un paese ancora poco conosciuto e dagli aspetti sorprendenti, sotto il profilo paesaggistico e culturale. Culla del cristianesimo (fu il primo al mondo a renderlo religione ufficiale) è ricchissimo di chiese e antichi monasteri, spesso inseriti in contesti naturali di straordinaria bellezza. Affascinanti sono la sua lingua e il suo alfabeto unico al mondo, la sua gastronomia basata sul tradizionale pane lavash, accompagnato da un’incredibile varietà di prodotti locali, la cultura millenaria del vino, mentre per gli escursionisti ci sono canyon e grotte stupefacenti, infinite steppe erbose e catene di monti dai dolci profili, che superano i 3000 metri. Gli inviati di Meridiani hanno battuto il paese palmo a palmo, documentando la vivacità della capitale Yerevan, la natura del grande lago Sevan, i luoghi di culto più suggestivi, tra cui il monastero di Khor Virap, affacciato sulla mole bianca del vulcano Ararat, vero simbolo dell’Armenia storica.

LA CONDANNA DEI PRIGIONIERI ARMENI IN AZERBAIGIAN È UNA VERGOGNA PER L’EUROPA

Il 17 febbraio si è conclusa la farsa “processuale” messa in atto dal regime dell’Azerbaigian contro i prigionieri di guerra armeni illegalmente detenuti dal regime di Aliyev.
Anche il filantropo e benefattore Ruben Vardanyan (“colpevole” di essere stato ministro di Stato della repubblica di Artsakh per quattro mesi) è stato condannato, dopo già due anni e mezzo di prigionia a Baku, a venti anni di galera. La sentenza è stata duramente criticata anche da Amensty International che ha etichettato il processo come una “parodia”.
La dittatura azera non gli ha perdonato di aver aiutato la popolazione del Nagorno Karabakh (Artsakh) sotto blocco azero nel momento in cui i soldati dell’Azerbaigian impedivano l’accesso a qualsiasi convoglio umanitario come peraltro avvenuto poco tempo dopo, sotto l’attenzione dei media mondiali, per i palestinesi di Gaza. Nei giorni scorsi, altri quindici prigionieri di guerra e politici armeni (compresi ex presidenti e ministri della repubblica armena) erano stati condannati a pesanti pene varianti dai quindici anni all’ergastolo.
Tutte queste azioni che ostacolano quella vera pace a cui realmente aspirano gli armeni del mondo sono avvenute nel completo disinteresse delle istituzioni e diplomazie europee che da un lato spingono l’Armenia verso un dialogo più intenso, dall’altro permettono che una delle peggiori dittature al mondo violi palesemente il diritto internazionale e individuale trattenendo ingiustamente decine di armeni in ostaggio.
Il governo armeno, in imbarazzato silenzio, nel pur condivisibile sforzo di pacificazione, è sotto costante minaccia e teme che una presa di posizione in favore dei connazionali detenuti possa spezzare il fragile filo della trattativa.
Il presidente azero Aliyev nel corso di un’intervista alla recente conferenza di Monaco ha addirittura paragonato i prigionieri armeni ai gerarchi nazisti e il “processo” di Baku a quello di Norimberga!
Il tutto senza che da Bruxelles, Roma, Parigi o da altre capitali si levassero parole di condanna o fermi appelli per la liberazione degli ostaggi. VERGOGNA!
Aliyev agisce nella certezza di assoluta impunità garantitagli solo dalle forniture di gas all’Europa, un precedente pericoloso per la storia e l’umanità che ha permesso e permetterà ad altri governi autoritari di agire impunemente nei confronti della popolazione inerme.
Il “Coordinamento delle organizzazioni e associazioni armene in Italia”, nell’esprimere vicinanza e solidarietà agli armeni in prigione a Baku, chiede:
– alle istituzioni europee di condannare la farsa giudiziaria del regime, di attivarsi con pressanti richieste per la liberazione dei detenuti e imporre sanzioni al governo azero in caso di mancato positivo riscontro;
– al governo italiano, in ragione del ruolo di importante partner commerciale dell’Azerbaigian, di attivarsi con tutti i mezzi disponibili per la liberazione degli ostaggi armeni;
– ai media, alle associazioni, ai partiti e ai sindacati italiani di impegnarsi per una informazione corretta a sostegno dei diritti dei prigionieri e della popolazione armena dell’Artsakh.
– all’opinione pubblica di non dimenticare gli oltre centomila armeni che sono stati cacciati definitivamente dalla loro terra ancestrale e che ora sono rifugiati in Armenia mentre il governo azero tenta di riscrivere la storia cancellando ogni traccia armena sul territorio e ricorrendo a pratiche di pressione su governi e media internazionali.
COORDINAMENTO DELLE ORGANIZZAZIONI E ASSOCIAZIONI ARMENE IN ITALIA
18 Febbraio 2026
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NOTA ESPLICATIVA
• Il 27 settembre 2020, in piena pandemia e nonostante le raccomandazioni del Segretario generale delle Nazioni Unite, l’Azerbaigian lanciava una campagna militare contro la repubblica de facto del Nagorno Karabakh (Artsakh) che trenta anni prima – in un percorso democratico e legale – aveva sancito il proprio diritto all’autodeterminazione. Il presidente azero Aliyev affermò che era arrivato il momento di mettere da parte la diplomazia e agire con forza.
• Al termine della cosiddetta “guerra dei 44 giorni” (costata quasi 9.000 morti fra entrambe le parti), in data 9 novembre veniva firmato da Armenia, Azerbaigian e Russia un accordo di cessate il fuoco che prevedeva il ritiro delle forze armene dai distretti circostanti l’ex oblast del NK e una forza di pace a garanzia della popolazione armena presente.
• Nel 2021 e nel 2022 le forze armate azere occupavano (e occupano tuttora) a più riprese porzioni di territorio della repubblica di Armenia causando altre centinaia di vittime.
• A fine dicembre 2022 gli azeri iniziavano un blocco della strada di accesso tra Armenia e Nagorno Karabakh causando una crisi umanitaria per la popolazione armena rimasta completamente isolata. A più riprese venivano tagliate le forniture di gas ed elettricità lasciando la popolazione al gelo nel pieno inverno caucasico.
• Il 19 settembre 2023 l’Azerbaigian interveniva militarmente per occupare la residua porzione di territorio rimasto abitato dagli armeni sotto blocco. Le autorità della repubblica del NK, onde evitare nuovi spargimenti di sangue e nuovi episodi di barbarie contro la popolazione civile, firmavano un cessate-il-fuoco dopo sole 24 ore.
• Oltre centomila armeni lasciavano precipitosamente la loro patria per non cadere vittima dei soldati azeri. Al termine delle operazioni militari orchestrate dal regime di Aliyev, la popolazione di circa 150.000 abitanti si è ridotta a poche unità. Gli ultimi dieci armeni rimasti sono stati evacuati in Armenia nei giorni scorsi.
• Il governo azero ha attuato una politica di sistematica demolizione di ogni simbolo civile e religioso che potesse ricondurre alla secolare presenza armena nella regione. Mentre abbatteva la sede del parlamento, il governo azero innalzava archi di trionfo per celebrare la vittoria e insediava nuovi coloni a occupare le case degli armeni.
• La repubblica del NK (Artsakh) era considerata democratica dagli istituti specializzati come ad esempio “Freedom house” che invece oggi etichetta quel territorio alla stregua delle peggiori dittature senza alcun rispetto per i diritti civili e politici e senza alcuna libertà di informazione.
• Il territorio è stato abitato per secoli dalla popolazione armena come testimoniano chiese e monasteri sparsi tra le sue montagne. Non “separatisti”, ma una popolazione autoctona che la prepotenza di un guerrafondaio ha cacciato per sempre dalla propria patria.