ARMENIA: Yerevan apre le porte ai rifugiati siriani (Eastjournal 11.07.17)
Stando alle dichiarazioni del Ministero degli Esteri armeno, a ottobre 2016 l’Armenia aveva già accolto più di 20.000 rifugiati dalla Siria. Il 4 ottobre dello scorso anno, infatti, il viceministro degli Esteri Ashot Hovakimian ha dichiarato davanti al Comitato esecutivo dell’UNHCR che la nazione è terza in Europa per numero di rifugiati siriani – molti dei quali di origine armena – in rapporto con la sua popolazione.
Prima dello scoppio della guerra, nella sola Aleppo vivevano più di 60.000 armeno-siriani e complessivamente nel Paese ve ne erano all’incirca 110.000: a partire dal 2011, tuttavia, in 90.000 hanno lasciato la Siria.
Siria e Armenia: storie simili?
I flussi migratori e le connessioni tra i due paesi spiegano almeno in parte l’intervento attivo di Yerevan nella crisi siriana, ma il coinvolgimento armeno è anche legato al destino simile e alle comuni difficoltà che – benché in circostanze assai differenti e a un secolo di distanza – avvicinano i due popoli. David Miliband, presidente e CEO dell’IRC (International Rescue Committee), afferma che “il numero di persone coinvolto nelle crisi umanitarie in tutto il mondo cresce ogni giorno. […] Al pari di quei pochi che intervennero coraggiosamente in difesa degli armeni cento anni fa – prosegue – siamo orgogliosi di intervenire oggi nel loro stesso spirito, supportando le organizzazioni che affrontano le sfide umanitarie più urgenti”.
Un contributo “positivo, crescente e duraturo”
L’IRC sta sviluppando un progetto per trasferire denaro ai rifugiati siriani, in collaborazione con l’Aurora Humanitarian Initiative. Con un contributo di 100.000 dollari da parte di quest’ultima, infatti, l’IRC ha istituito una campagna mirata a sostenere concretamente i rifugiati e i richiedenti asilo, abbattendo le barriere che – a livello subnazionale – impediscono una circolazione efficace del credito. L’Aurora Humanitarian Initiative, fondata a nome dei sopravvissuti del genocidio armeno, mira a dare la possibilità ai volontari di condividere obiettivi e di intervenire nell’ambito di progetti umanitari. A Yerevan, l’Aurora Humanitarian Initiative è rappresentata dalla fondazione IDeA, il cui obiettivo è quello di garantire un contributo “positivo, crescente e duraturo” dell’Armenia a livello globale – rafforzando al tempo stesso l’identità degli armeni nel mondo.
Mentre la campagna di sostegno creditizio ai rifugiati compie i primi passi, il Governo armeno ha deciso – nel maggio scorso – di attingere ai propri fondi di riserva, destinandoli all’intervento umanitario nella crisi siriana. Già nei primi mesi del 2017 erano state inviate in Siria 18 tonnellate di beni, ma nel mese di maggio il ministro della Difesa Vigen Sargsian ha promesso una nuova spedizione, dichiarandosi fiducioso nella collaborazione della Russia a tale scopo.
Difficoltà di integrazione e cooperazione internazionale
Nel giugno 2017, il Trust Fund dell’UE – istituito in risposta alla crisi siriana – ha deciso di varare nuovi programmi, per un totale di 275 milioni di euro. Con l’adozione di questa nuova strategia, il fondo ha superato il miliardo di dollari – una meta definita nel 2015 dal presidente della Commissione Europea Juncker. Tra le finalità del progetto spicca l’implementazione di servizi assistenziali ed educativi, cui si aggiungono obiettivi legati alla sanità, alla sicurezza e all’occupazione.
Il programma copre i Balcani occidentali, il Libano, la Giordania, la Turchia e l’Iraq. Infine, 3 milioni di dollari verranno destinati in modo specifico all’Armenia, con l’obiettivo principale di garantire un migliore accesso dei rifugiati ai servizi psicosociali e all’istruzione. Nonostante molti abbiano origini armene, infatti, spesso l’integrazione non è facile, soprattutto dal punto di vista lavorativo. L’alto tasso di disoccupazione a livello nazionale contribuisce spesso a scoraggiare i nuovi arrivati, che si trovano a dover fronteggiare elevati costi della vita e bassi salari. Le difficoltà nel trovare casa, unite al senso di dipendenza dagli aiuti governativi e alla nostalgia della patria, rendono lungo e complesso il processo di integrazione. Tuttavia Yerevan non perde le speranze e continua ad accogliere: facendo leva sui nuovi programmi varati dalla comunità internazionale, il Governo incoraggia l’inserimento degli armeno-siriani puntando in primis sull’integrazione nella comunità locale di bambini e studenti.


L’Armenia è passata da un governo semi-presidenziale al più avanzato – in termini di democrazia – sistema parlamentare che diventerà pienamente efficace a partire dal 2018, quando si concluderà il mandato del presidente in carica. L’opposizione armena, come qualsiasi opposizione in qualsiasi paese democratico, è critica nei confronti di quanto viene proposto e attuato dal governo. Allo stesso tempo però, per la prima volta, i rappresentanti del governo armeno e l’opposizione hanno lavorato fianco a fianco e sono giunti a un accordo sul pacchetto di misure per migliorare la nuova legge elettorale, il processo elettorale stesso e, infine, per aumentare il ruolo dell’opposizione nel Parlamento. Sfortunatamente c’è ancora qualcuno convinto che i cambiamenti si possano ottenere con la forza.
È vero che l’Armenia mantiene rapporti particolari con la Federazione Russa. Le nostre relazioni si basano sui legami tradizionali e d’amicizia che hanno caratterizzato la nostra storia comune. Oggi queste relazioni si sono trasformate in relazioni strategiche che comprendono ai vari livelli tutte le questioni bilaterali di reciproco interesse. È bene precisare che la Russia è il primo investitore straniero in Armenia in termini di volume. Siamo anche membri delle stesse organizzazioni regionali. Ciò non significa che non stiamo sviluppando le nostre relazioni con l’Unione Europea o con gli Stati Uniti o con qualsiasi altro stato. L’approccio multi-direzionale è al centro della nostra politica estera. Un esempio lampante è che, dopo intensi colloqui, l’Armenia ha completato i negoziati con l’Unione Europea sull’accordo di partenariato globale e rafforzato che dovrà essere concluso entro la fine di quest’anno. Per quel che riguarda le tensioni tra Russia e occidente, sono sicura che nessuno ne stia traendo vantaggio e auspichiamo che i nostri partner giungano a una soluzione di problematiche così complesse. Solo col miglioramento di queste relazioni tutte le parti interessate potranno beneficiarne.