Alla SIOI, a Piazza Venezia, “Lectio magistralis” del ministro degli esteri armeno, Nalbandian (Paeseroma.it 13.06.17)

Presso la sede della SIOI, in Piazza Venezia, introdotta dal Presidente, Franco Frattini, s ‘è  tenuta la “Lectio magistralis” del ministro degli Esteri della Repubblica armena, Edward Nalbandian, sul tema “La politica estera dell’ Armenia” . “L’ Armenia”, ha ricordato il presidente Frattini, “ che esattamente 25 anni fa, nel 1992, allacciava relazioni diplomatiche con l’Italia, un anno dopo la sua indipendenza dall’ “Impero” sovietico,  è l’unico Paese membro della Comunità Euroasiatica (l’ organizzazione fondata nel 2000 da  Bielorussia, Kazakistan, Kirghizistan, Russia e Tagikistan, N.d.R.)  che, al tempo stesso, ha precisi rapporti con l’ Unione Europea.”. “Le relazioni tra il nostro Paese e l’ Italia – ha ricordato Nalbandian – hanno lontane radici storiche, risalenti addirittura ai tempi delle Repubbliche marinare di Venezia e Genova: e investono oggi i campi piu’ vari, economico, accademico, culturale e anche militare ( i due Paesi, infatti, hanno  da tempo in corso varie joint-ventures, e partecipano a varie missioni internazionali di pace, come anzitutto in Libano e in Afghanistan). Specialmente il partenariato economico in programma per novembre prossimo sarà un’occasione importante per approfondire le possibilità di cooperazione tra Armenia, Italia e d Europa tutta”.

“ Abbiano buoni rapporti , poi, con vari Paesi limitrofi”, ha proseguito il ministro, “come Russia, Georgia, Iran; ma, com’è noto, nessun rapporto con la Turchia, a causa della grave, pesante eredità del “Medz Yeghern” ( il massacro degli armeni del “1915 e dintorni”, per il quale, tuttora, la Turchia di Erdogan non vuol sentir parlare di genocidio programmato, N.d.R.)”. Mentre col vicino Azerbaigian, permane la tensione legata alla questione irrisolta del Nagorno-Karabak, l’ “enclave armena” in territorio azero che, ha ricordato il ministro, “non è mai stata veramente parte dell’ Azerbaigian”, ed anzi, negli utimi anni,  ha proclamato unilateralmente la sua indipendenza. ”Da anni – ha ricordato Nalbandian – proseguono negoziati , purtropo senza frutto a causa dell’intransigenza azera; è tempo che la comunità internazionale si pronunci chiaramente contro quest’ intransigenza a priori, che paralizza tutta la situazione. Basti pensare che un accordo tra Armenia e Azebaigian per il Nagorno fu effettivamente raggiunto, nel 1994: ma dal ’97, la sua attuazione pratica, monitorata dall’apposito gruppo di Minsk dell’ OSCE ( di cui fan parte anche Russia e USA) s’è inesorabilmente incagliata”.

Fabrizio Federici

Vai al sito

L’Armenia alla Festa dei Popoli di Chieti (Chieti.chiesacattolica.it 11.06.17)

Domenica 11 giugno si terrà a Chieti, presso la Villa comunale, la Festa dei Popoli. Iniziativa promossa e organizzata dalla Caritas diocesana dell’Arcidiocesi Chieti- Vasto, con il patrocinio del comune di Chieti, la prefettura di Chieti e in collaborazione con diverse associazioni.
In un clima di armonia ed accoglienza, quest’anno la Caritas Diocesana propone come tema di riflessione il mondo inteso come un’unica famiglia umana: “Nel volto del mondo un’unica famiglia…. insieme, prigionieri solo della speranza” in compagnia del presentatore Emanuele La Plebe Cellini.
Tante le attività organizzate: alle ore 10 il sindaco Umberto Di Primio darà inizio alla manifestazione, insieme all’assessore alle Politiche sociali Emilia De Matteo e al direttore Caritas don Luca Corazzari e i suoi collaboratori don Guido Carafa e don Pietro Di Crescenzo.
A seguire l’apertura degli stand ed accoglienza dei visitatori e tra sfilata del mondo, poesie, canti e balli ci saranno due importanti momenti di riflessione, uno iniziale, sulla famiglia, a cura della Comunità papa Giovanni XXIII, e uno conclusivo, a cura di Lilit Khlopuzyan e del CSV di Chieti “Armenia: La storia di un tesoro senza tempo. Mai più in silenzio”.
I visitatori sono invitati a degustare i piatti tipici delle varie culture attraverso gli “assaggi del mondo”.
Nel pomeriggio molte le attività dedicate ai bambini, tra le quali laboratori interculturali di percussioni africane (a cura dell’associazione Boabab), le treccine senegalesi (a cura della comunità senegalese), la Danza orientale (a cura dell’insegnante Mariana Dan), laboratori con la lana (a cura dell’associazione Camminando Insieme), calcio (a cura della squadra Polisportiva Stadium solidarietà e accoglienza), laboratorio creativo di arte manuale (a cura dell’associazione Tutti insieme si può), laboratorio Immagine-arte (a cura della comunità colombiana), giocoleria e clownterapia (a cura dell’associazione La compagnia del sorriso), il laboratorio di riciclo creativo ( a cura dell’associazione Riciclando insieme), pittura (a cura dell’associazione musicale culturale Coro polifonico Santa Maria d’Arabona).
Alle ore 16.30 ci sarà la grande preghiera interreligiosa presieduta da mons. Bruno Forte e con la partecipazione dei rappresentanti delle varie religioni presenti all’evento.

ARMENIA: Pronto un nuovo accordo di associazione con l’Unione Europea (Eastjournal.it 08.06.17)

Sono passati quasi quattro anni da quando, nel settembre 2013, il presidente armeno Serzh Sargsyan annunciò, durante un colloquio con Vladimir Putin, di essere pronto a fare entrare il suo paese nell’Unione doganale eurasiatica, nonché a contribuire alla formazione di uno spazio economico comune nella stessa regione eurasiatica (l’UEE, fondata poi nel 2015).

Dichiarando di volere aderire all’Unione doganale, di cui facevano già parte Russia, Bielorussia e Kazakistan, Sargsyan fece saltare la firma dell’Accordo di associazione con l’Unione Europea, prevista nel corso del summit del Partenariato Orientale organizzato due mesi più tardi a Vilnius. Questo episodio sancì di fatto la momentanea interruzione del processo d’integrazione europea del paese caucasico, poiché, come ricordò all’epoca il ministro degli Esteri lituano Linas Linkevičius, l’imminente adesione dell’Armenia all’Unione doganale eurasiatica rese di fatto impossibile la creazione di una zona di libero scambio con Bruxelles, prevista invece dall’Accordo di associazione.

Sargsyan, nonostante tutto, dichiarò che tale scelta, definita razionale e basata sugli interessi nazionali, non rappresentava un rifiuto al dialogo con le istituzioni europee, e che l’Armenia aveva comunque intenzione di proseguire, per quanto possibile, il processo di avvicinamento all’Unione Europea.

Così, dopo diversi sforzi, nel dicembre 2015 le due parti riuscirono a riaprire i negoziati per un nuovo accordo. Nel corso di un incontro tra il ministro degli Esteri armeno Edward Nalbandian e l’Alto rappresentante dell’Unione Federica Mogherini, vennero individuati quattro punti principali su cui lavorare: cooperazione politica ed economica, rafforzamento del settore energetico, ambientale e dei trasporti, sviluppo di nuove opportunità per il commercio e gli investimenti e aumento della mobilità a beneficio dei cittadini.

Dopo poco più di un anno di trattative, il 24 febbraio 2017 Tigran Sargsyan, presidente della Commissione Economica Eurasiatica, affermò che un nuovo accordo di associazione con l’UE sarebbe stato definito a breve. Tre giorni dopo infatti, durante una sua visita a Bruxelles, il presidente armeno Serzh Sargsyan annunciò la conclusione dei negoziati con l’UE riguardo al nuovo accordo, finalizzato a stringere i legami politici ed economici tra le due parti.

L’accordo, meno ambizioso di quello che Yerevan avrebbe dovuto firmare nel 2013, contiene comunque diverse disposizioni riprese dal vecchio testo, anche se, per forza di cose, non prevede l’istituzione di una zona di libero scambio con l’Unione Europea, data appunto l’adesione dell’Armenia, nel 2015, all’Unione Economica Eurasiatica.

In attesa della firma definitiva dell’accordo, una delegazione del Comitato per gli Affari Esteri dell’UE, guidata da David McAllister, si è recentemente recata a Yerevan per fare il punto della situazione. Al termine della visita istituzionale, la delegazione si è detta entusiasta per la finalizzazione del nuovo accordo, augurandosi che esso servirà a porre le basi per il rafforzamento delle relazioni tra le due parti e ad aprire nuove prospettive di cooperazione e sviluppo.

McAllister ha poi aggiunto che il Parlamento europeo è pronto a sostenere Yerevan in questo percorso, ammirando la volontà del paese caucasico di riprendere il processo di integrazione europea nonostante il precendete ingresso nell’Unione eurasiatica.

Vai al sito

ISS: al via collaborazione Italia-Armenia con donazione farmaci plasmaderivati (Mainfatti.it 08.06.17)

Inizierà con una donazione di farmaci plasmaderivati ai pazienti armeni la collaborazione tra il Centro Nazionale Sangue e il Centro Ematologico prof. R. H. Yeolyan del Ministero della Salute della Repubblica di Armenia. I due centri hanno siglato un memorandum di intesa durante il primo meeting della Commissione Intergovernativa per la Cooperazione economica tra i due paesi nella sede del Ministero degli Esteri (il 7 giugno, ndr)”, annuncia in una nota l’Istituto Superiore di Sanità. “Il memorandum, della durata di cinque anni, è stato siglato da Giancarlo Maria Liumbruno, Direttore del Centro Nazionale Sangue, e da Smbat Daghbashyan del centro ematologico armeno, e prevede la collaborazione per il raggiungimento di una serie di obiettivi, dallo sviluppo di standard per un uso ottimale dei componenti del sangue (Patient Blood Management) in Armenia all’introduzione nel paese di un sistema per la raccolta di sangue e componenti da donatori volontari sul modello italiano” prosegue l’ente del Servizio Sanitario Nazionale. Dall’ISS si illustra in conclusione: “Sono previsti anche progetti di ricerca comuni e lo scambio di informazioni attraverso seminari e visite reciproche degli specialisti coinvolti sul campo, grazie al supporto delle società scientifiche interessate e delle associazioni e federazioni di donatori. L’accordo si inserisce nelle attività del Memorandum di Cooperazione per la collaborazione nel campo della salute e delle scienze mediche siglato tra il ministero della Salute della Repubblica di Armenia e il ministero della Salute della Repubblica Italiana il 2 aprile 1997. Questa collaborazione tra i due paesi è molto importante – ha sottolineato Daghbashyan – e siamo molto grati al Cns per l’opportunità di condividere le esperienze, che ci permetterà di aumentare il numero di donatori nel nostro paese. Con la sigla dell’accordo verranno donate 790mila unità di fattori di coagulazione che saranno utilizzate per i pazienti armeni con emofilia. I farmaci plasmaderivati, in eccedenza rispetto al fabbisogno regionale e nazionale, sono stati messi a disposizione dal sistema sangue della Regione Lombardia. La donazione, resa possibile dalla collaborazione tecnica dell’azienda Kedrion, si inserisce nel contesto dell’Accordo Stato Regioni del 7 febbraio 2013 per la promozione ed attuazione di accordi di collaborazione per l’esportazione di prodotti plasmaderivati ai fini umanitari. Iniziative come quelle previste dal memorandum – ha sottolineato Liumbruno – possono servire ad assicurare una risposta efficace alle necessità terapeutiche di quei pazienti che altrimenti, in caso di bisogno, non avrebbero adeguato accesso alle cure.”

Vai al sito

Cooperazione Italia-Armenia: Alfano incontra Nalbandian (Notiziegeopolitiche.net 07.06.17)

ROMA. Si è svolto oggi l’incontro tra il ministro degli Esteri italiano Angelino Alfano e la controparte armena Edward Nalbandian, incentrato sulla cooperazione culturale ed economica e sul rafforzamento delle relazioni bilaterali tra le due parti.
Durante la conferenza stampa a seguito dell’incontro Alfano ha ribadito gli stretti legami esistenti tra Italia ed Armenia nel campo culturale e diplomatico ricordando sia l’ultima visita italiana effettuata a Erevan lo scorso anno dell’allora ministro degli Esteri Paolo Gentiloni nella quale era statofirmato un accordo per la creazione di un centro regionale per la conservazione del patrimonio storico, artistico e architettonico armeno, sia l’anniversario della celebrazione dei 25 anni di relazioni italo-armene avvenuta proprio questo anno.
Oltre al campo culturale e diplomatico, Alfano ha voluto sottolineare la necessità ed importanza di migliorare le relazioni sul piano economico e commerciale essendo lo Stato armeno un target dell’Italia perché collegato ad un mercato maggiore come quello dell’Unione Economica Euroasiatica e con prospettive future interessanti verso altri mercati come quello iraniano o quello dei paesi mediorientali.
Il ministro italiano ha auspicato che “da questa occasione nascano nuove opportunità di cooperazione economica, perché al momento ci sono tutte le condizioni per un salto di qualità”. Salto di qualità che vede l’attenzione italiana sui settori infrastrutture, servizi, turismo, energia e cultura definiti come quelli con le maggiori potenzialità.
Nalbandian, oltre ad evidenziare l’importanza della cooperazione italo-armena nel campo culturale e le radici storiche che legano i due paesi, ha voluto porre l’attenzione sulla cooperazione tra Erevan e l’Unione Europea definendola fondamentale e dichiarando di essere “ansioso di firmare questo autunno un accordo di partenariato per un dialogo politico ed una cooperazione attiva”.
Il ministro armeno ha espresso apprezzamento in merito alla posizione dell’Italia di supporto degli sforzi del Gruppo di Minsk per la risoluzione del conflitto del Nagorno-Karabakh, per il rispetto dei tre principi del diritto internazionale, ossia quello del non utilizzo della forza o della minaccia di uso della forza, dell’integrità territoriale e degli eguali diritti, e di autodeterminazione delle persone, nonché la creazione del meccanismo di indagine sulle violazioni del cessate il fuoco e sull’espansione della squadra del rappresentante personale del presidente in carica.
Entrambi i ministri hanno definito come un successo essenziale la prima sessione della Commissione Intergovernativa Armenia-Italia che si è tenuta sempre oggi e che potrebbe dare un nuovo input alla cooperazione tra i due paesi. Nel panorama della sicurezza internazionale, sia Alfano che Nalbandian hanno ricordato la partecipazione dell’Armenia insieme al contingente italiano nella operazione di peacekeeping in Libano sotto la guida delle Nazioni Unite (UNIFIL).
Il meeting tra i due ministri è stato il preambolo di una giornata all’insegna della cooperazione italo-armena che ha visto l’organizzazione presso la Farnesina della Country Presentation “New opportunities, ancient routes: Armenia as a gateway to Eurasian and Iranian markeg” alla quale hanno partecipato, come ricordato dallo stesso Alfano durante la conferenza stampa, circa 250 operatori economici e che ha visto la firma del Memorandum of Understanding (MoU) tra l’Agenzia ICE per la promozione all’estero e la Development Foundation of Armenia (DFA) alla presenza del sottosegretario al ministero degli affari esteri Benedetto Della Vedova e del ministro degli esteri armeno Nalbandian.
La visita di Nalbandian si è poi conclusa presso la Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale (SIOI) dove ha tenuto una lectio magistralis dal titolo “La politica estera dell’Armenia” alla presenza degli studenti e della stampa seguita poi da un dibattito incentrato principalmente sul conflitto del Nagorno-Karabakh e sulle possibili dinamiche future per favorire il processo di pace.

Vai al sito


Alfano: mercato armeno è di interesse strategico (Askanews)

Roma, 7 giu. (askanews) – “Per l’Italia il mercato armeno riveste un interesse strategico, specialmente alla luce della rapida crescita del ceto medio, dei consumi e della sua appartenenza all’Unione euroasiatica che apre la porta ad oltre 170 milioni di potenziali consumatori”. Lo ha detto il ministro degli Esteri, Angelino Alfano, alla conferenza congiunta con il collega armeno Edward Nalbandian in occasione della prima riunione della commissione italo-armena sulla cooperazione economica, tuttora in corso alla Farnesina.

“La nostra aspettativa è che da questa occasione nascano nuove opportunità e collaborazioni economiche perché ci sono le condizioni di fare un salto di qualità con una delegazione così importante”, ha spiegato il ministro. Alfano ha voluto ribadire l’intenzione di dare una risposta “tangibile al fortissimo interesse che si è generato da parte delle nostre imprese verso il mercato armeno. A tal punto – ha sottolineato il ministro – che 250 operatori economici italiani prendono oggi parte alla “Country Presentation” sull’Armenia organizzata oggi al ministero degli Esteri


Roma, 07 giu 16:00 – (Agenzia Nova) – L’Armenia è un paese che offre enormi potenzialità in termini economici e commerciali, soprattutto in ragione della sua vicinanza a grandi mercati come quello russo o iraniano. Lo ha detto il ministro degli affari esteri dell’Armenia, Edward Nalbandian, parlando in occasione della country presentation dedicata all’Armenia, tenuta oggi alla Farnesina. L’Italia e l’Armenia, ha detto il ministro, “hanno antiche tradizioni commerciali”. Negli ultimi 25 anni “c’è stata un’intensificazione degli scambi, che ha riguardato diversi settori”, ma c’è ancora un grande potenziale da sviluppare. “L’Armenia è pronta”, ha detto il ministro, sottolineando l’importante ruolo giocato dalla comunità all’estero che “ha avvicinato il paese ai mercati europei e i mercati europei alla realtà armena”. Molte, ha proseguito il ministro, sono state le riforme adottate dal governo di Erevan “per rendere l’Armenia un paese ideale per gli investimenti”, in particolare nel settore fiscale. Queste riforme hanno consentito al paese di avanzare di cinque posizioni della classifica della Banca mondiale Doing business 2017, posizionandosi al 38mo posto e di rientrare nei primi 20 paesi nell’ultimo Indice sulla libertà economica. Tra i diversi settori di investimento il ministro ha citato quelli energetico e agricolo e, non ultimo, il turismo, “considerata l’importante eredità culturale dell’Armenia”. (Cas)


Italia-Armenia, Alfano: “Mercato armeno è di interesse strategico” (Infooggi)

ROMA, 7 GIUGNO“Di interesse strategico”, così il ministro degli Esteri Angelino Alfano ha definito il mercato armeno per l’Italia, al termine di un incontro con il proprio omologo di Yerevan, Edward Nalbandian.

“Italia e Armenia intendono sviluppare ulteriormente i rapporti economici, anche alla luce del dinamismo dell’economia armena” ha dichiarato il capo della Farnesina, che ha poi sottolineato come si tratti di un’opportunità per “dare una risposta tangibile all’interesse delle nostre imprese verso il mercato armeno”.

Alfano ha inoltre ricordato che il 2017 è l’anno del venticinquesimo anniversario dello stabilimento dei rapporti diplomatici tra i due Paesi. Rapporti, ha rimarcato il ministro degli Esteri, che “poggiano su secoli di affinità”.

“La mia aspettativa” ha proseguito Alfano, “è che da questa occasione nascano nuove opportunità di cooperazione economica, perché al momento ci sono tutte le condizioni per un salto di qualità”. Infrastrutture, servizi, turismo, energia e cultura, questi i settori con le maggiori potenzialità.

Il ministro degli Esteri Armeno ha infine ricordato come la cooperazione tra Yerevan e l’Unione Europea sia fondamentale, definendosi “ansioso di firmare questo autunno un accordo di partenariato, per un dialogo politico ed una cooperazione attiva”.

Paolo Fernandes

Foto: ilfattoquotidiano.it


Oggi 07 giugno 2017 si è tenuto a Roma al Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale presso la Farnesia un importante incontro Country Presentation Armenia: Gateway to Eurasian and Iranian Markets alla presenza del Sottosegretario agli Affari Esteri, Benedetto Della Vedova e del Ministro degli Affari Esteri della Repubblica di Armenia, Edward Nalbandian.

L’iniziativa è stata organizzata dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale in collaborazione con il Ministero degli Affari Esteri della Repubblica d’Armenia, la Development Foundation of Armenia e l’Ambasciata armena a Roma. La giornata è stata una importante occasione per illustrare alle aziende del territorio italiano le prospettive di collaborazione e di investimento in vari settori ed in particolare: agroindustria – infrastrutture (energia, IT, trasporti) – macchinari (per il tessile e l’agroindustria).

Grazie al complesso delle politiche macroeconomiche, legali e fiscali cui il Governo ha dato corso negli ultimi anni, l’Armenia offre alle aziende straniere un ambiente di business estremamente favorevole.  Grazie dunque alle sue caratteristiche geopolitiche ed economiche, il Paese rappresenta la porta ideale per l’accesso al mercato euroasiatico e iraniano e vanta uno dei regimi di investimento più aperti della regione.

L’Armenia è stata rappresentata da una delegazione istituzionale guidata dal Ministro degli Affari Esteri, composta dal Vice Ministro dello Sviluppo Economico e degli Investimenti, dal Vice Ministro dell’Agricoltura, dal Vice Ministro delle Infrastrutture energetiche e Risorse Naturali e dal Vice Ministro dei Trasporti, delle Telecomunicazioni e IT.

All’evento era presente una importante delegazione dell’UCID (Unione Cristiana Imprenditori e Dirigenti) diocesana guidata dal neo presidente Moreno Di Legge e dal Segretario Gianluca Grossi.

Vai al sito

Anche in Italia avanza il riconoscimento del genocidio dei Greci del Ponto (Il Messaggero 07.06.17)

Città del Vaticano «Anche l’Italia deve riconoscere il genocidio dei greci del Ponto». Una giornalista, nipote di una sopravvissuta, autrice di un romanzo storico, «La ragazza del Mar Nero» – che racconta la storia della nonna, Eratò, sopravvissuta al genocidio dei greci del Ponto, sterminati dai turchi tra il 1915 e il 1923, per un totale di 353 mila morti su 700 mila – si fa portavoce di una battaglia di giustizia. Maria Tatsos ripercorre le vicende familiari per dare voce a un capitolo storico rimasto silente ai più, imprigionato dalla realpolitik europea e turca. Si tratta di uno sterminio finito nel dimenticatoio per motivi diplomatici, per non compromettere equilibri politici. Il tema riaffiora dopo un secolo in un momento in cui Papa Francesco e il Patriarca ecumenico ortodosso Bartolomeo sono particolarmente vicini, portano avanti cause comuni, si battono per i profughi, per la cura dell’ambiente, affrontano viaggi assieme sono appena stati in Egitto insieme a sostegno della comunità copta perseguitata. Maria Tatsos fa notare che il genocidio si collega al tema della convivenza con chi è diverso, una questione di enorme attualità anche oggi in Europa: «allora i greci del Ponto furono colpiti perché cristiani, oggi c’è chi vorrebbe cacciare i musulmani dall’Europa».

In questi ultimi anni il numero dei riconoscimenti internazionali del genocidio dei greci del Ponto è in crescita.

In Italia non ci sono associazioni di greci del Ponto, ma singole persone sparse, nipoti di sopravvissuti, impossibili da quantificare. Le associazioni esistono dove la diaspora del Ponto ha avuto maggiore concentrazione, per esempio la Germania (zona di Stoccarda e Baden Wuerttemberg), Canada, Usa, Australia. Oltre che in Grecia, dove sono numerosissime e molto attive le associazioni nel preservare la memoria della lingua (il dialetto del Ponto di certe zone è vicinissimo al greco antico), delle tradizioni (musica, ballo, teatro) e della storia.

Del genocidio dei greci del Ponto in Grecia si è iniziato a parlare apertamente solo dagli anni Ottanta, dopo sessant’anni di silenzio. Perché? Dopo il 1923, il primo ministro greco Eleftherios Venizelos, amico di Mustafà Kemal, decise di fare prevalere la realpolitk, mettendo una pietra sopra a quanto era avvenuto. Poi arrivò la Seconda Guerra Mondiale seguita dalla guerra civile, con la Turchia che si trovò alleata della Grecia in funzione antisovietica. Solo con il ritorno della democrazia, i greci del Ponto poterono raccontare liberamente la loro tragedia agli altri connazionali, parlando finalmente anche dei loro luoghi d’origine, di un capitolo di storia brutalmente stroncato dai Giovani Turchi e poi da Kemal.

Il genocidio in questione è stato riconosciuto dalla IAGS – International Association of Genocide Scholars nel 2007. La Turchia però rifiuta di riconoscerlo, esattamente come non riconosce nemmeno il genocidio degli armeni. Per la storiografia turca, si tratta di vittime legate alla guerra. Peccato che dal 1915 fino al 1923 i greci del Ponto siano stati sradicati su base etnica e religiosa. Assassinati e deportati. Erano cristiani, considerati potenziali nemici e traditori, malgrado da secoli avessero dimostrato di essere ubbidienti sudditi ottomani. Qualche velleità indipendentista c’era stata, ma solo da parte di alcuni politici. La gente comune non stava organizzando la secessione del Ponto dall’Impero ottomano, tanto da giustificare il genocidio come vendetta. Tra le motivazioni dell’azione turca di sterminio, ci furono anche cause economiche: i greci del Ponto godevano di un discreto benessere; avevano scuole, associazioni, giornali, banche, attività economiche. A qualcuno faceva gola mettere le mani sui loro beni (esattamente come accadde per gli armeni).

Finora il genocidio dei greci del Ponto è stato riconosciuto da Cipro (dal 19 maggio 1994); dal Parlamento della Grecia (che ha istituito la giornata della memoria il 24 febbraio 1994); dalla Svezia (2010); dalla Armenia (2015); dalla Olanda (2015), Australia, Canada. E poi le città di New York, e gli stati americani del New Jersey, Columbia, South Carolina, Pennsylvania, Florida, Cleveland, Georgia, Rhode Island, Indiana, South Dakota, West Virginia.

Lo scorso anno, quando il Parlamento tedesco ha riconosciuto il genocidio degli armeni, fuori dal Bundestag c’erano bandiere armene e greche insieme. Il riconoscimento riguardava armeni e altre minoranze cristiane (greci del Ponto, assiri).

Il genocidio non fu solo umano, ma anche culturale. La Turchia distrusse chiese (spesso utilizzate successivamente come moschee), monumenti, cimiteri. Il nuovo stato, benché laico, doveva essere unito nella fede islamica. Per le minoranze, non c’era più spazio.

Vai al sito

SANGUE: ISS, Accordo Italia-Armenia 790 mila unità di fattori coagulazione in dono (Agenziagiornalisticaoopinione.it 07.06.17)

(Fonte: Ufficio stampa Iss, Istituto superiore Sanità) – Sistema Sangue, al via collaborazione Italia-Armenia. Primo passo donazione 790mila unità di fattori coagulazione per pazienti armeni.

Inizierà con una donazione di farmaci plasmaderivati ai pazienti armeni la collaborazione tra il Centro Nazionale Sangue e il Centro Ematologico Prof. R. H. Yeolyan” del ministero della Salute della Repubblica di Armenia.

I due centri hanno siglato oggi un memorandum di intesa durante il primo meeting della Commissione Intergovernativa per la Cooperazione economica tra i due paesi nella sede del Ministero degli Esteri.

Il memorandum, della durata di cinque anni, è stato siglato da Giancarlo Maria Liumbruno, Direttore del Centro Nazionale Sangue, e da Smbat Daghbashyan del centro ematologico armeno, e prevede la collaborazione per il raggiungimento di una serie di obiettivi, dallo sviluppo di standard per un uso ottimale dei componenti del sangue (Patient Blood Management) in Armenia all’introduzione nel paese di un sistema per la raccolta di sangue e componenti da donatori volontari sul modello italiano.

Sono previsti anche progetti di ricerca comuni e lo scambio di informazioni attraverso seminari e visite reciproche degli specialisti coinvolti sul campo, grazie al supporto delle società scientifiche interessate e delle associazioni e federazioni di donatori.

L’accordo si inserisce nelle attività del Memorandum di Cooperazione per la collaborazione nel campo della salute e delle scienze mediche siglato tra il ministero della Salute della Repubblica di Armenia e il ministero della Salute della Repubblica Italiana il 2 aprile 1997.

“Questa collaborazione tra i due paesi è molto importante – ha sottolineato Daghbashyan – e siamo molto grati al Cns per l’opportunità di condividere le esperienze, che ci permetterà di aumentare il numero di donatori nel nostro paese”.

Con la sigla dell’accordo verranno donate 790mila unità di fattori di coagulazione che saranno utilizzate per i pazienti armeni con emofilia.

I farmaci plasmaderivati, in eccedenza rispetto al fabbisogno regionale e nazionale, sono stati messi a disposizione dal sistema sangue della Regione Lombardia.

La donazione, resa possibile dalla collaborazione tecnica dell’azienda Kedrion, si inserisce nel contesto dell’Accordo Stato Regioni del 7 febbraio 2013 per la promozione ed attuazione di accordi di collaborazione per l’esportazione di prodotti plasmaderivati ai fini umanitari.

“Iniziative come quelle previste dal memorandum – ha sottolineato Liumbruno – possono servire ad assicurare una risposta efficace alle necessità terapeutiche di quei pazienti che altrimenti, in caso di bisogno, non avrebbero adeguato accesso alle cure”.

SANGUE: ISS, ACCORDO ITALIA-ARMENIA 790 MILA UNITÀ DI FATTORI COAGULAZIONE IN DONO

All’ex Gil di Arborea la mostra ‘Artisti armeni’ (Sardiniapost.it 07.06.17)

Sarà visitabile fino al prossimo 11 giugno, ad Arborea nelle sale dell’ex Gil, la mostra internazionale d’arte contemporanea ‘Artisti armeni’. Inaugurata il 3 giugno scorso durante la manifestazione ‘Istoria’, il festival multiartistico di storia contemporanea, ha l’obiettivo primario di rafforzare il legame che unisce personalità artistiche quasi tutte in diaspora che si sono affermate in varie nazioni europee ed extraeuropee, con quelle che rimaste in patria elaborano attività di ricerca nel campo dell’espressione artistica contemporanea con uno sguardo rivolto verso l’estero.

Il ‘varo’ di questa operazione culturale è nato a Napoli nel settembre 2010 ed è proseguito in molte città italiane ed ora approda in Sardegna ad Arborea. Le opere esposte denunciano esperienze di sperimentazione artistica che testimoniano il travaglio di una cultura ‘in fermento’, dopo i fatti politici del secolo scorso; una cultura che vuole fare i conti con la propria storia in relazione alla storia dei Paesi occidentali. Tutto questo sarà evidenziato nell’allestimento espositivo che creerà una forma di immersione nella cultura armena.

Gli artisti partecipanti sono Khachik Abrahamyan, Gagik Badalyan, Aaron Grigorian, Lilit Hovhannisian, Eduard Manukyan, Vardan Voskanyan (di stanza in Russia), Ashot Avagyan, Ashot Baghdasaryan, Garegin Davtyan, Gagik Ghazanchyan, Albert Hakobyan, Grant Mirzoyan, Lilit Soghomonyan (Armenia), Gor Avetisyan, ( Repubblica Ceca), Samvel Saghatelyan (Usa), Sonia Orfalian e Vighen Avetis ( Italia).

L’evento è promosso da Comune di Arborea, Consulta Giovanile Arborense e Associazione Artisti Armeni, con il patricinio dell’Ambasciata della Repubblica di Armenia in Italia, della Regione Autonoma della Sardegna e della Regione Veneto.

Vai al sito

Armin Wegner, unico scrittore tedesco che protestò contro Medz Yeghern e Shoah (Reset.it 05.06.17)

Un secolo fa, nel 1917, era in pieno svolgimento il “Medz Yeghern”, il “Grande male”: la pulizia etnica decisa dal Governo ottomano, a Guerra mondiale in corso, ai danni delle popolazioni armene, sbrigativamente accusate di connivenza coi nemici franco-inglesi, e destinato a causare – secondo le stime più accreditate – almeno 1.500.000 morti. Al Memoriale della Shoah di Milano, si è svolta, fino al 24 maggio, una mostra fotografico-documentaristica che ripercorreva la genesi del “Medz Yeghern”, con particolare attenzione a quel che rimane il nucleo essenziale delle testimonianze visive sul genocidio, cioè le foto scattate nel 1915- 16, in condizioni a dir poco difficili, dallo scrittore tedesco Armin Wegner.

Armin Theophil Wegner (1886-1978), scrittore, poeta, giornalista, di famiglia discendente dagli antichi cavalieri dell’Ordine teutonico, cresciuto a Konigsberg, città di Kant, si conferma, a quasi quarant’anni dalla morte e dopo un lungo periodo di semi-oblìo (durato, in Germania, sino a fine anni ‘60, e seguìto invece dalla riscoperta della sua opera), come uno dei pochi veri intellettuali europei del Secolo breve. Soprattutto (insieme a pochi altri, come Orwell, Koestler, Huxley, Camus, Silone, Solzenicyn), uno dei massimi accusatori degli Stati leviatani novecenteschi, dall’Impero ottomano al comunismo sovietico, sino a quel regime nazista il cui capo supremo, Adolf Hitler, Wegner non esitò a interpellare direttamente con la celebre “Lettera aperta” della Pasqua 1933, cercando di distoglierlo – in un misto di razionalità e ingenuità – dai piani per il genocidio ebraico. Pagando, poi, direttamente di persona.

Col figlio di Wegner, Michele (nato nel 1941, vive a Roma, di professione architetto), abbiamo avuto modo di parlare a fondo delle difficili scelte di Armin, nel tragico contesto degli “anni di ferro”; e del suo rapporto con il padre.

D. Dottor Wegner, Lei è nato nel ‘41, in Italia, dal rapporto tra suo padre e la sua seconda compagna, l’artista austriaca, d’origine polacca, Irene Kowaliska (in difesa della quale, tra l’altro, Wegner nel ‘38 scrisse a Mussolini, affinché Irene, d’origini in parte ebraiche, non rischiasse l’espulsione dall’Italia). Ma quando suo padre iniziò a parlarle della sua incredibile vita, di quel che gli era accaduto nei decenni precedenti?

R. È una domanda che mi fanno spesso: diciamo che mio padre, in realtà, non parlava mai molto di queste vicende, per modestia naturale preferiva mantenere sempre un certo riserbo.

D. Un po’ direi, come Giorgio Perlasca…

R. Sì: né io ho voluto mai forzare questo suo riserbo. L’unico momento in cui si apriva di più era quando in casa venivano altre persone, e si parlava, allora, anche di quelle lontane tragedie. Ma per capire bene il senso della vita e dell’opera di Armin Wegner, bisogna tener presenti due aspetti fondamentali.

D. Cioè?

R. Mio padre, anzitutto, se non è stato un ‘eroe per caso’, non è stato, però, neanche uno di quei personaggi ‘programmatisi’, sin dall’adolescenza, a fare egregie cose, a lasciare segni essenziali nella storia del cammino umano. È stato un intellettuale, interessatosi di molti temi, che più volte, nella vita, è stato messo dal corso degli eventi davanti a incroci di fondamentale importanza. Si può (anzi, si deve, come per ogni uomo) discutere se abbia scelto o meno le strade giuste; ma è certo che lui, ogni volta (qui, senz’altro calza il paragone con Giorgio Perlasca, o col “desaparecido” del 1945 Raoul Wallenberg, N.d.R.), cercò di fare quello che, obbiettivamente, sentiva come doveroso: senza stare a farsi troppe domande oziose. Chi ha focalizzato bene tutto questo è stato il giornalista e saggista, ebreo italiano, Gabriele Nissim con “La lettera a Hitler”, edito da Mondadori nel 2015, che resta tuttora la biografia critica essenziale di Armin Wegner.

D. D. A proposito di Nissim, presidente di Gariwo, la “Foresta dei Giusti” (organismo di ricerca sulle figure di resistenza morale a tutti i genocidi e totalitarismi), e promotore della Giornata europea dei Giusti, istituita il 10 maggio 2012 dal Parlamento europeo, non dimentichiamo che Wegner dal 1967 è Giusto d’ Israele con un albero in sua memoria nel giardino di Yad Vashem a Gerusalemme) e che, nel 1996, con una cerimonia al memoriale del genocidio armeno di Erevan, la stessa qualifica gli è stata riconosciuta dalla nazione armena. Mi diceva della spontaneità, della sincerità alla base delle scelte di suo padre: ovviamente, questo non esclude ingenuità, errori, contraddizioni, anche, in cui egli è incappato. Come aver continuato a pensare, anche dopo l’ascesa del nazismo, che, alla fine, sarebbe prevalsa quella che storicamente, era stata sempre la Germania migliore, quella di Kant (autore fondamentale nella fomazione di Wegner), Goethe, Thomas Mann: contro l’ altra dell’ intolleranza e della barbarie, dalla Guerra dei Trent’anni al nazismo, appunto..

R. Sì: proprio a Nissim, però, dissi chiaramente che, nell’ aprile del ‘33, mio padre assolutamente non poteva far altro che scrivere quella lettera (purtroppo inutile) ad Hitler (in cui Wegner esortava il Cancelliere a non avviare la temuta persecuzione degli ebrei, in nome sia dei princìpi generali d’uno Stato di diritto, sia del futuro onore della Germania, che sarebbe rimasto inesorabilmente macchiato da una scelta del genere, N.d.R.). Lo fece per il bene di tutti i tedeschi, quindi anche suo: non perché si sentisse investito d’una particolare missione. E proprio la coscienza d’essersi ricollegato, così, alla parte migliore della Germania gli dette la forza di superare la persecuzione di cui poi rimase vittima, con la reclusione, per quasi un anno, in tre diversi lager.

D. Sempre Nissim, nel suo libro, ipotizza che la molla che spinse Wegner a scrivere quella lettera al Führer fu anche un senso di colpa per aver troppo tardi denunciato, in passato, le corresponsabilità della Germania nel genocidio armeno del 1915 “e dintorni”… Lei è d’accordo?

R. Sì, ma non dimentichiamo che nel 1915-16, quando Wegner aveva partecipato alla Prima guerra mondiale come sottotenente del Corpo Sanitario tedesco (che era distaccato alla VI Armata ottomana), in un distaccamento dislocato lungo la ferrovia per Baghdad tra la Siria e la Mesopotamia (posizione ottima per scrutare le “marce della morte”, verso le più sperdute regioni dell’Impero, cui furono costretti gli armeni), si era trovato in una posizione oggettivamente difficile e delicata. Da un lato, questa sua vicinanza agli armeni gli permise di scattare quelle foto del loro genocidio, quasi “in diretta”, risultate poi determinanti nei processi postbellici ai responsabili (conobbe, però, anche numerosi casi in cui i funzionari ottomani rifiutarono d’obbedire ad “ordini di sterminio”). Dall’ altro, come militare tedesco, non poteva certo divulgarle in Germania in quel momento…

D. Lo so: solo nel marzo 1919, a Berlino, gli sarebbe stato possibile tenere proprio una conferenza sul tema specifico “La deportazione degli armeni nel deserto”, con un centinaio di diapositive (scatenando, ovviamente, un putiferio). L’ importanza di questa denuncia, direi, risalta, a posteriori, anche dal “filo rosso” che avrebbe finito per collegare il “Medz Yeghern” coi piani di sterminio nazista: non dimentichiamo che Hitler molto tempo dopo, nei primi anni Trenta, ai suoi gerarchi, titubanti se avviare o no la “Soluzione finale”, avrebbe chiesto beffardamente chi, all’ epoca, si ricordava ancora del genocidio armeno

R. Mio padre, infatti, unico scrittore nella Germania nazista che alzò pubblicamente la voce contro la persecuzione degli ebrei, dopo aver già scritto varie cose sul genocidio armeno negli anni ‘20, nei ‘30 dedicò molto impegno a un romanzo appunto sul “Medz Yeghern”. Voglio ricordare, però, che l’aver condannato il Medz Yeghern e la Shoah non gli impedì, comunque, di condannare, in seguito, qualsiasi forma di nazionalismo esasperato, anche ebraico.

D. Negli anni ‘20, infatti, Wegner fu segretario della Lega Obiettori di coscienza, e seguace della nonviolenza assoluta, sull’esempio di Tolstoj e Gandhi: a queste idee sarebbe rimasto, poi, sostanzialmente fedele tutta la vita, aderendo anche, durante lo stesso regime nazista, a quel Pen Club, organismo internazionale per la libertà degli scrittori, di cui attivo militante sarebbe stato, in seguito, Ignazio Silone. Cito quest’ ultimo anche perché, proprio come Silone, Armin, a fine anni ‘20, si sarebbe innamorato del comunismo sovietico: denunciandone poi, però, la natura violentemente totalitaria nel saggio “Cinque dita sopra di te”, scritto dopo il viaggio illuminante del ‘27- ‘28 in URSS (repubblica dell’Armenia Sovietica inclusa). Ma mi parlava, prima, di due aspetti fondamentali nella vita e nell’ opera di Armin: qual è il secondo?

R. L’essersi trovato, per le particolari vicende della sua vita, in una condizione umana quasi di “Senza patria”: lui, che era profondamente tedesco, lasciò poi la Germania nel dicembre del ‘36, optando per il trasferimento in Italia, a Positano (dove viveva, tra l’altro, una consistente colonia di esuli tedeschi). Intanto, i disaccordi di anni con la moglie, l’ebrea tedesca Lola Landau (sposata nel 1920), avevano causato il crollo della sua famiglia (Lola e l’amata figlia Sibylle, per sfuggire al nazismo, s’erano trasferite in Palestina, dove però lui non era riuscito ad ambientarsi, N.d.R.). Oltre all’esperienza del “Nemo propheta in patria”, insomma, mio padre conobbe anche quella del trovarsi senza patria o, quantomeno, del doversi adattare ad averne diverse: oltre alla Germania (in cui non si sarebbe più sentito, anche dopo il nazismo, a casa propria), l’Armenia, la Turchia, l’Inghilterra (dove Lola, i figli nati dal  precedente matrimonio e la mamma, avevano a lungo soggiornato), l’Italia, appunto, e, in ultimo, la stessa Israele (subito dopo la guerra, ricorda ancora Nissim, Wegner, probabilmente per espiare quel senso di colpa collettiva, tipico di molti tedeschi, per le infamie naziste, avrebbe chiesto inutilmente, alla Comunità ebraica di Napoli, di diventare ebreo, N.d.R.). C’è un termine tedesco, Heimat, che esprime proprio il legame col proprio ambiente d’origine: più che “Patria”, o “Nazione”, andrebbe tradotto con “Dove ci si sente a casa”.

D. Un “Apolide dell’esistenza”, diremmo, col titolo della celebre biografia di Nietzsche scritta da Massimo Fini. In qualche misura, Mischa, questa condizione esistenziale di suo padre, da “ebreo errante”, o da armeno del “1915 e dintorni”, si è trasferita – col suo carico d’angoscia – anche a Lei?

R. Purtroppo sì. La scienza ormai ha appurato, con certezza quasi totale, che nel DNA che trasmettiamo ai nostri figli non sono impressi solo dati somatici, ma anche la memoria di fatti particolarmente rilevanti, nel bene e nel male, della nostra vita: con tutte le relative conseguenze emozionali (questo, negli ultimi decenni, s’è rivelato particolarmente vero, ad esempio, nei sopravvissuti alla Shoah e nei loro discendenti, a volte sino alla terza generazione, N.d,.R.). Così, anche io sono, in un certo senso, figlio d’un genocidio: in me, specialmente ora da anziano, sento d’avere molto di mio padre. E come lui, anche io ho più patrie: anche se culturalmente sono tedesco, mi sento anche profondamente italiano. La riprova di tutto questo, l’ho avuta anni fa, quando incontrai mia sorella, Sibylle (scomparsa poi nel 2016): pur non avendo mai vissuto insieme, ci siamo sentiti subito, in pieno, fratello e sorella. Per capire meglio questo tipo di cose, chiaramente, bisogna dialogare molto con sé stessi.

D. Quando, esattamente, ha avvertito in pieno quest’ eredità psicologica, esistenziale, morale, di suo padre?

R. Nel 1995, a Milano, in occasione d’una mostra sui personaggi tedeschi rifugiatisi in Italia negli anni ‘30, Pietro Kuciukian (oggi console onorario d’Armenia a Milano) mi chiese delle foto per l’esposizione. Andai tranquillamente alla mostra, dove fu onorata appunto anche la memoria di Armin Wegner: ma poi, improvvisamente, avvertendo d’un tratto, tutto insieme, il peso dei ricordi delle esperienze vissute da mio padre, scoppiai a piangere. Poi, nel 2004 anche il Museo di Montreal, in Canada, allestì una mostra su Wegner, in California (dove esiste anche un premio cinematografico intitolato alla sua memoria): importante anche perché, in quest’ occasione, per la prima volta s’è aperto un dialogo ebraico-armeno, a proposito dei due genocidi. Infine, 3-4 anni fa l’Ordine dei medici armeno negli USA m’invitò per altre iniziative culturali, e in quell’occasione potei approfondire, con loro, il tema della sopravvivenza, in me, della memoria di mio padre.

D. Tutto questo è avvenuto, comunque, dopo la morte di Armin nel 1978…

R. Sì: quando lui era vivo, non m’ interessavo molto a tutti questi temi. Dopo la sua scomparsa, come capita a molti, avrei voluto chiedergli tante cose, ma ormai era troppo tardi. Su tutte queste tematiche, negli ultimi anni, in Germania ho tenuto varie conferenze.

Vai al sito

Nagorno-Karabakh: domani Osce monitorerà il confine fra Azerbaigian e Armenia (Agenzianova 06.06.17)

Baku, 06 giu 15:14 – (Agenzia Nova) – L’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce) monitorerà il confine fra l’Azerbaigian e l’Armenia domani, mercoledì 7 giugno. Lo ha riferito il ministero della Difesa azero. Il monitoraggio si svolgerà sotto il mandato del personale rappresentante il presidente dell’Osce nel villaggio Alibayli di Tovuz, in Azerbaigian. Lungo il lato azero, il monitoraggio sarà gestito dagli assistenti di campo Mikhail Olaru e Simon Tiller. Lungo il lato armeno, il monitoraggio sarà effettuato da assistenti di campo, Gennady Petrica e Martin Schuster. Il conflitto tra Armenia e Azerbaigian per l’area contesa è iniziato nel febbraio 1988, quando la regione autonoma del Nagorno-Karabakh ha chiesto il trasferimento dalla Repubblica sovietica dell’Azerbaigian a quella armena. Nel settembre 1991, a Stepanakert – autoproclamata capitale – è stata annunciata la costituzione della Repubblica del Nagorno-Karabakh. Nel corso del conflitto sorto in seguito alla dichiarazione unilaterale di indipendenza, l’Azerbaigian ha perso de facto il controllo della regione: Stepanakert, infatti, conta poco più di 50 mila abitanti, tutti di origine armena, dato che quelli di origine azera sono stati costretti a lasciare la città in seguito al conflitto. Dal 1992 proseguono i negoziati per la soluzione pacifica del conflitto all’interno del Gruppo di Minsk, formato che opera sotto l’egida dell’Osce. L’Azerbaigian insiste sul mantenimento della sua integrità territoriale, mentre l’Armenia protegge gli interessi della repubblica separatista, dal momento che la Repubblica del Nagorno-Karabakh, in quanto non riconosciuta come entità statale, non fa parte dei negoziati. (segue) (Res)

© Agenzia Nova – Riproduzione riservata