Davos: l’armenia a caccia di investimenti (Euronews 26.01.18)

Il Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo promuove l’Armenia. Yerevan è il primo Paese in cui l’agenzia dell’Onu ha creato un laboratorio in cooperazione con il governo locale, nel quale si discuteranno i progetti di riforma del tessuto economico e lavorativo.

Il primo ministro Karen Karapetyan è a Davos per promuovere questa nuova fase del Paese: “Continueremo ad attuare il nostro programma di riforme per rendere l’Armenia più attraente dal punto di vista degli investimenti, con la creazione di una piattaforma d’affari nella nostra regione in regime di zona franca – ha detto il capo del governo armeno – Stiamo provando a trasformare la nostra regione in una piattaforma aperta alle diverse culture del mondo, dove tutti possano essere compatibili l’uno con l’altro”.

Il piccolo paese asiatico non guarda solo all’Occidente, ma si pone come cerniera tra il Caucaso e il sud est asiatico. Karapetyan ha annunciato una cooperazione bilaterale con Singapore.

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Afrin, sterminata famiglia di armeni: i loro avi erano fuggiti dal genocidio perpetrato dai turchi (Globalist.it 26.01.18)

Cento anni fa, una famiglia di armeni era riuscita a fuggire al massacro perpetrato dai turchi per trovare rifugio ad Afrin. Per crudele ironia del destino, la stessa famiglia è rimasta vittima dei bombardamenti di Afrin di questi giorni. È passato un secolo, ma i colpevoli sono sempre gli stessi.

La notte del 24 gennaio, gli aerei da guerra dell’occupazione turca hanno bombardato l’area di Rajo e ucciso un giovane uomo, Rosher Konis e sua madre, Shamsa Konis, mentre la sorella Hanifa ha perso una gamba.

Un parente della famiglia distrutta, Hartyon Kivork, che ha raccontato la storia della fuga dal massacro di un secolo fa, ha aggiunto che l’occupazione turca non fa nessuna differenza tra civili e militari, esattamente come durante il primo dopoguerra quando, tra il 1919 e 1920, le autorità turche commisero un gravissimo genocidio contro la popolazione armena.

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Armenia: capo delegazione presso Pace, apprezzato discorso presidente Sargsyan (Agenzianova 25.01.18)

Erevan, 25 gen 16:19 – (Agenzia Nova) – Il discorso tenuto dal presidente armeno, Serzh Sargsyan, di fronte all’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa (Pace) è stato apprezzato. Lo ha detto il capo della delegazione armena presso la Pace, Arpine Hovhannisyan. “Ciò che il presidente ha detto rivolgendosi alla comunità internazionale, le sue idee di democratizzazione e di promozione delle riforme nel settore giudiziario e penale che puntano ad un sistema più trasparente, la volontà di combattere la corruzione e le osservazioni fatte sulla situazione del Nagorno-Karabakh, tutto questo è stato ben accolto dai colleghi europei”, ha dichiarato la Hovhannisyan. Come riportato dall’agenzia di stampa “Armenpress”, Hovhannisyan ha sottolineato che il paese ha dimostrato di fronte all’Europa di poter intraprendere con successo i processi di integrazione e di saper rispettare gli accordi firmati con l’Ue: “Come mostrato dal nostro capo di Stato ai colleghi europei, l’Armenia ha provato che può essere un partner onesto”. (segue) (Res)

Armenia-Russia: premier Karapetyan incontra vice premier Dvorkovich, focus cooperazione su agricoltura /agenzianova 26.01.18)

Erevan, 26 gen 15:49 – (Agenzia Nova) – Il premier armeno Karen Karapetyan ha incontrato il vice premier russo, Arkadij Dvorkovich, presso il forum economico di Davos (Svizzera). Le questioni legate all’attività dell’Unione economica eurasiatica (Eaeu) e alla possibile partecipazione russa all’interno della zona economica libera di Meghri sono state al centro della discussione. A quest’ultimo proposito si è discusso in particolare di cooperazione nella sfera dell’agricoltura e della zootecnica. Come ricordato dall’agenzia di stampa “Armenpress”, la zona economica libera di Meghri si trova sul confine armeno-iraniano ed è stata aperta il 15 dicembre scorso; la sua apertura dovrebbe fungere da stimolo per l’attivazione delle relazioni commerciali. (Res)

Speciale difesa: Armenia, riformato Consiglio di sicurezza nazionale (Agenzianova 25.01.18)

Erevan, 25 gen 16:00 – (Agenzia Nova) – Il governo armeno ha approvato oggi una legge sulla formazione e l’attività del Consiglio di sicurezza nazionale. Come riportato dall’agenzia di stampa “Armenpress”, in seguito alle modifiche costituzionali del 2015 il nuovo Consiglio di Sicurezza prenderà il posto dell’ex Consiglio nazionale di sicurezza. Secondo le disposizioni, il Consiglio sarà adesso presieduto dal premier, anziché dal presidente come fatto finora, e includerà il vice premier, il segretario del Consiglio stesso, il ministro della Difesa e degli Esteri, il direttore del Servizio nazionale di sicurezza, il capo delle forze di polizia e il capo di Stato maggiore delle Forze armate, ma potranno anche essere coinvolti esperti non provenienti dalla sfera pubblica. Il ministro della Giustizia, Davit Harutyunyan, ha spiegato che in accordo con l’articolo 155 della Costituzione armena il Consiglio di sicurezza definisce le linee della politica di difesa e che, come previsto dal premier, può discutere questioni relative alla sicurezza, all’integrità territoriale e a quella dei confini. Le attività dell’organo saranno regolate non solo dalla nuova legge ma anche dalla legge sulla difesa. (Res)

Il Milan arriva in Armenia (Vaccarinews 25.01.18)

La squadra rossonera celebrata da un foglietto. L’iniziativa per aver vinto tre volte la Coppa intercontinentale di calcio, nel 1969, 1989 e 1990

Dall’album dei ricordi il tributo per una delle squadre che più si sono fatte notare nella Coppa intercontinentale di calcio, la sfida in essere tra il 1960 ed il 2004. È il Milan, che conquistò il titolo tre volte (il massimo!), nel 1969, 1989 e 1990.

L’omaggio postale per i rossoneri proviene dall’Armenia; si tratta di un foglietto emesso il 29 dicembre, nominale da 500 dram. Lavorato da Vahagn Mkrtchyan, propone il team della stagione 1990-1991 ed il trofeo conquistato, mentre sulla cimosa del blocco vengono richiamati due luoghi topici della città lombarda: lo stadio “Giuseppe Meazza”, ovviamente, ed un’affollata piazza del Duomo.

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Giochi, in Armenia innalzata a 21 anni età minima per giochi e scommesse (Agimeg.it 24.01.18)

In Armenia l’Assemblea Nazionale ha votato all’unanimità la modifica dell’età minima per poter effettuare una scommessa, elevandola da 18 a 21 anni, e inasprendo le sanzioni per le sale gioco che non rispetteranno il divieto. Samvel Farmanian, il legislatore che ha redatto la normativa, ha argomentato la decisione affermando che i minori di 21 anni solitamente non lavorano e per questo motivo non possono mantenersi economicamente, motivo per il quale, per loro, il gioco deve essere vietato. La multa per sale giochi e sale scommesse che non rispettano il divieto è di 4 mila dollari alla prima violazione, di 10 mila dollari alla seconda e 20 mila alla terza. lp/AGIMEG

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Armenia-Singapore: premier Karapetyan incontra vicepremier Shanmugaratnam a Davos, focus cooperazione economica (Agenzianova 24.01.18)

Davos, 24 gen 12:13 – (Agenzia Nova) – Il primo ministro armeno, Karen Karapetyan, ha incontrato il vice premier di Singapore, Tharman Shanmugaratnam, ai margini del forum economico di Davos (Svizzera). Shanmugaratnam, che è anche responsabile per il coordinamento delle Politiche economiche e sociali presso il relativo ministero, ha sottolineato l’importanza del patrimonio culturale e storico armeno a Singapore; “per noi è molto importante avere buone relazioni e una cooperazione con Erevan”, ha aggiunto il vice premier. Karapetyan ha invece affermato che il percorso di sviluppo del paese asiatico è un buon esempio per l’Armenia e che, dall’altro lato, l’esperienza di Erevan nella produzione dei vini, nel settore dell’agricoltura biologica, dell’educazione e delle tecnologie per l’informazione può risultare interessante per Singapore. (segue) (Res)

Negazionismo di Stato (Gariwo 23.01.18)

Riportiamo di seguito l’intervento di Pietro Kuciukian, console onorario d’Armenia in Italia e cofondatore di Gariwo, all’incontro tenutosi a Lugano il 22 gennaio: La questione del negazionismo: dalla Shoah al web.

I genocidi vengono organizzati per lo più quando vi è al potere un partito unico. L’occasione viene di solito offerta da un conflitto in atto, una guerra o una rivoluzione. Quasi sempre vengono occultati sul nascere.
Perché nascondere un’opera che si intraprende per un finalità che si considera “buona”? Il caso armeno è particolare.

Hitler, nel suo delirio, fin dall’inizio non ha mai mascherato la sua avversione verso gli ebrei e ne ha progettato lo sterminio senza preoccuparsi di occultare questo folle piano.
Al contrario, il governo ottomano dei “Giovani turchi” nel 1915 ha pianificato e organizzato l’eliminazione dei propri sudditi armeni ottomani per motivi politici, segretamente, poiché anche i partiti armeni, in particolare dopo la rivoluzione del 1908, facevano parte del governo. Nel progettare il genocidio, l’ala nazionalista radicale del Partito Unione e Progresso ha tenuto in grande considerazione fin dall’inizio, il suo occultamento, la sua negazione. Negazione che verrà portata avanti fino ai nostri giorni.

Talaat, il primo ministro turco inviava dispacci e istruzioni ufficiali senza mai nominare esplicitamente gli armeni; li indicava come “popolazioni altre”, che dovevano essere “dislocate”, con provvedimenti dichiarati “legittimi”, resi necessari da condizioni eccezionali di guerra, mentre nelle istruzioni ufficiose, in genere telegrammi che dovevano poi essere distrutti, gli armeni erano chiaramente indicati come elementi da eliminare. Negli archivi turchi sino ad oggi sono custodite e messe a disposizione degli studiosi “le copie benigne degli ordini maligni” – come osserva lo storico Yves Ternon.
Istruzioni segrete ordinavano di eliminare gli intellettuali e i maschi armeni conducendoli fuori dalle città in piccoli gruppi, alla spicciolata, per non dare nell’occhio e non allarmare l’opinione pubblica. Talaat comunicava alle prefetture di fare attenzione: i consoli, i missionari, i viaggiatori stranieri non dovevano venire a conoscenza dello sterminio pianificato degli armeni.

La negazione dello sterminio armeno va di pari passo con la sua esecuzione, prima e durante il genocidio, come si evince da alcuni esempi.
Rafael De Nogales, un ufficiale venezuelano arruolato nell’esercito ottomano, scrive nelle sue memorie di avere assistito allo spoglio dei cadaveri degli armeni massacrati, rivestiti poi con indumenti curdi, fotografati da reporter bene istruiti.
Fayez El Ghossein, un Giusto islamico testimone del genocidio armeno, ricorda che i cadaveri di maschi nudi che intasavano le rive dell’Eufrate erano stati evirati, per non mostrare che non erano circoncisi. Occultare è portare una maschera mentre si compie un delitto, un atto che si ritiene necessario, per non subire poi le conseguenze dei crimini commessi.

L’insistente negazionismo della Turchia repubblicana succeduta al governo ottomano dei Giovani Turchi è la continuazione dell’opera di occultamento iniziale. La ragione prima risiede nel fatto che gli affiliati e i maggiori responsabili del Partito Unione e progresso (CUP), sono confluiti nel movimento rivoluzionario di Mustafa Kemal, abilissimo negoziatore che volgendo a suo vantaggio la sconfitta della guerra è riuscito a fondare nel 1923 la nuova Repubblica di Turchia.

Un “peccato originale” è all’origine del negazionismo di Stato in Turchia: i padri della patria della Turchia moderna e i responsabili del genocidio armeno sono le stesse persone, cosicché la Turchia non potrebbe condannarli se non a patto di rinnegare se stessa.

Fin qui il negazionismo di Stato. Esiste tuttavia anche il negazionismo dei singoli individui, non necessariamente perseguibile perché frutto di un’opera di disinformazione sistematica. Infatti la Repubblica turca ha messo in atto sino ad oggi un revisionismo storico negazionista per diffondere la grande menzogna tra i suoi cittadini e nel resto del mondo. A ciò ha contribuito l’avvento delle riforme kemaliste ispirate alla laicità, prima fra tutte l’abbandono dei caratteri arabi “osmanli” per quelli “latini”. Si è persa in questo modo la possibilità per gli studenti e per la gente comune di conoscere il loro passato, i 500 anni dell’Impero ottomano sono stati cancellati con un colpo di spugna. Io oggi posso leggere le lettere in armeno che mio nonno inviava a mio padre nel 1915. A pochi turchi è data questa possibilità; vi è una totale ignoranza della cultura ottomana e anche del genocidio degli armeni. E questa ignoranza continua nelle scuole turche da un secolo. Ignoranza che ha fatto esclamare a Rakel Dink, ai funerali del marito Hrant Dink – il giornalista turco-armeno assassinato nel 2007 da un fanatico nazionalista a Istanbul -: “Il buio che ha istruito questo ragazzo l’ha fatto divenire un assassino”.

L’anno scorso mi trovavo a Van, nell’Anatolia dell’Est, l’Armenia storica, assieme ad un gruppo di armeni, e ho assistito a uno strano colloquio fra un turco e un curdo: “ Cosa ci fanno qui questi armeni?”, ha chiesto il primo. “Ma era la loro terra”, ha risposto il secondo. Il turco istruito nelle scuole kemaliste ignorava, il curdo semianalfabeta conosceva la verità.

Una legge che punisse il negazionismo dei singoli individui (v. il caso francese) andrebbe contro la libertà della persona e sarebbe un danno per la democrazia. La battaglia va combattuta sul terreno della ricerca e della cultura. A questo proposito il giornalista Hrant Dink, eliminato perché lavorava per il dialogo turco-armeno, dichiarava: “Vado in Francia a sostenere che il genocidio armeno non c’è stato, mentre qui in Turchia dico che c’è stato; vediamo chi mi condanna per primo”.

Diverso è il caso del negazionismo di Stato frutto dell’occultamento reiterato della verità storica: dovrebbe esistere una legge sovranazionale, frutto di una voce comune ed espressione della nuova coscienza dei diritti umani sorta dalle macerie della guerra. Una legge da sottoporre all’ONU, che sanzioni gli stati negazionisti come l’Iran per la Shoah e la Turchia per il genocidio armeno. Il negazionismo turco nasce dalla menzogna e crea menzogne: nelle scuole turche di oggi si insegna che i turchi hanno da sempre abitato l’Anatolia, che la “razza” turca è quella originaria, che il turco non può avere commesso atrocità, che sono stati gli armeni a uccidere i turchi. E qui siamo in presenza di una argomentazione classica del negazionismo , il rovesciamento delle responsabilità. La stessa argomentazione che faceva dire ad Hanna Arendt :L’enormità stessa dei crimini commessi conferisce agli assassini che proclamano la loro innocenza con le menzogne la sicurezza di essere creduti più facilmente delle vittime che dicono la verità.

Nel 1927, in un celebre discorso “politico”, Mustafa Kemal (Ataturk, il padre dei turchi) afferma che la Repubblica turca è il grande Paese che è stato capace di rinascere e di uscire rafforzato dalla guerra avendo saputo resistere agli attacchi di minoranze “immorali”. Pone così le basi della storiografia ufficiale negazionista della Repubblica turca: gli armeni vengono espulsi dalla storia dell’Impero ottomano.

Consapevole dei problemi creati dallo sterminio degli armeni, a questa menzogna politica originaria aggiunge nel 1930 la fondazione della Società Storica Turca, per occultare le prove del “delitto senza nome”, alterare gli archivi, distribuire borse di studio agli atenei di molti Paesi col fine di riscrivere la storia.
Non basta. La Società Storica Turca aggiunge che i turchi sono stati da sempre gli abitanti originari dell’Anatolia e gli Ittiti (peraltro indoeuropei) sono da considerare gli antenati degli odierni turchi.

In conclusione va detto che il negazionismo turco è stato anche controproducente: ha alimentato per più di cento anni l’ostinazione degli armeni a ricordare, poiché ogni famiglia armena ha un parente che è stato eliminato non per quello che aveva fatto, ma solo perché era armeno.

Inoltre il pervicace negazionismo turco di Stato ha anche una spiegazione economica: dopo la fine della Grande Guerra i tre decreti legge emanati dal Governo dei Giovani Turchi, cancellazione delle riforme costituzionali, deportazione temporanea, confisca dei beni, avrebbero dovuto essere abrogati in base ai trattati di Sevres e di Losanna. La Turchia Repubblicana soppresse i primi due decreti, ma mantenne illegalmente quello della confisca dei beni abbandonati e i pochi armeni rimpatriati dopo il primo conflitto mondiale furono ancora una volta scacciati dalle loro terre.
Riconoscere oggi da parte della Turchia il genocidio che, in base alla Convenzione dell’ONU del 1948, non va mai in prescrizione, significa non solo un risarcimento morale ma anche l’obbligo di un risarcimento economico: risarcire un popolo dei suoi beni posseduti da 3000 anni su un territorio che ha visto il suo primo insediamento.

Analisi di Pietro Kuciukian, console onorario d’Armenia in Italia

Armenia: Federazione rivoluzionaria, Sargsyan (Partito repubblicano) può essere nostro candidato (Agenzianova 22.01.18)

Erevan, 22 gen 11:16 – (Agenzia Nova) – Armen Sargsyan, candidato del Partito repubblicano armeno (Rpa) alle prossime elezioni presidenziali, può essere un nome accettabile anche per la Federazione rivoluzionaria armena (Arf). Lo ha detto il segretario di Arf, Aghvan Vardanyan. Sarebbe già avvenuto un incontro informale tra i due leader, ma ne è stato pianificato un altro, in seguito al quale Arf renderà definitivamente nota la propria posizione. “Al momento, comunque, non vedo ragioni per non appoggiare la candidatura di Sargsyan”, ha detto Vardanyan. Il candidato repubblicano ha un’esperienza internazionale accademica nel campo delle scienze, ed è stato ambasciatore nel Regno Unito dal 1991 al 1995, nonché nel 1998-1999 e dal 2013 in poi; è stato inoltre capo della missione armena presso l’Ue nel 1995-1996 e primo ministro nel 1996-1997. Nel 2000 è stato il presidente fondatore dell’organizzazione no-profit internazionale Eurasia House International, e dal 2001 al 2013 ha ricoperto vari incarichi presso le compagnie British Petroleum, Alcatel e Telefonica. Le presidenziali in Armenia si terranno il 2 marzo ed eleggeranno il quarto capo dello Stato nella storia della repubblica caucasica. (Res)