Docenti universitari armeni e georgiani a lezione di turismo con il Cast Riminitoday 01.04.17)

Nell’ambito delle attività del progetto, coordinato dalla professoressa Laura Vici, 14 professori e tecnici delle 12 Università ed enti armeni e georgiani sono state in visita nella sede del Campus Rimini per undici giorni fino a venerdì per un corso intensivo

Il Centro di Studi Avanzati sul Turismo (Cast) dell’Università di Bologna, è partner dal 2015 del progetto triennale Erasmus+ KA2 Capacity Building Heritag (Higher Education interdisciplinary Reform in Tourism management and Applied Geoinformation curricula). Il progetto coinvolge altre tre Università europee (Università Politecnica di Valencia – Spagna, Kungliga Tekniska Hoegskolan – Istituto Reale di Tecnologia dell’Università Statale di Stoccolma, Svezia e l’Università Aristotele di Salonicco, Grecia) e 12 Università ed enti armeni e georgiani. L’obiettivo del progetto è integrare gli strumenti di Geo-information Technologies (Git) con il patrimonio culturale al fine di favorire il turismo delle regioni e valorizzare e preservare i beni artistici e culturali, anche attraverso una forte collaborazione tra università, industria ed enti pubblici. Si inserisce qui il Cast, chiamato a formare docenti e tecnici di università ed enti armeni e georgiani per sviluppare le conoscenze nell’ambito del management turistico e dell’economia della cultura.

Nell’ambito delle attività del progetto, coordinato dalla professoressa Laura Vici, 14 professori e tecnici delle 12 Università ed enti armeni e georgiani sono state in visita nella sede del Campus Rimini per undici giorni fino a venerdì per un corso intensivo sul tema ‘Economics for Tourism Development’ (Economia dello sviluppo turistico) al fine di apprendere nozioni fondamentali su come sviluppare la promozione del territorio e della cultura nei loro Paesi. I partecipanti al workshop hanno infatti seguito lezioni di economia, management, sviluppo turistico e culturale. Inoltre, dal 23 al 25 marzo, i rappresentanti dei 16 partner del progetto Erasmus+ KA2 Heritag hanno visitato il Campus di Rimini per partecipare al terzo Project Management Meeting destinato al coordinamento per favorire la migliore implementazione dell’ultimo anno di progetto.

Sfruttando le potenzialità del territorio sul tema delle strategie turistiche e della valorizzazione del patrimonio culturale, oltre alla formazione, il Cast ha programmato degli educational tour al fine di incontrare alcuni degli operatori locali del turismo e della cultura. Dopo la visita alla Rimini Romana e al Visitor Center ARiminum Caput Viarum con Enzo Finocchiaro, la delegazione ha visitato lo scorso sabato la Repubblica di San Marino accompagnata dal professor Davide Bagnaresi, in occasione della festa delle Milizie del 25 marzo, ricevendo una calorosa accoglienza da parte del Segretario agli Affari Esteri Nicola Renzi, che ha portato i saluti ai partecipanti, i quali hanno potuto godere anche della visita del Palazzo del Governo. In questa settimana, la delegazione ha avuto modo di conoscere i piani di sviluppo territoriale grazie all’Agenzia Piano Strategico e alla visita della piazza dell’innovazione Rimini Innovation Square e non è mancata la visita culturale a Ravenna, dove si svolge il master del Cast in Promozione turistica e Gestione dei beni e degli eventi culturali. Anche nell’ambito della progettazione europea, il Cast si qualifica non solo come eccellenza nella formazione, ma anche come promotore del turismo culturale di alto livello per il territorio.

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ARMENIA: Si rinnova il parlamento con la nuova legge elettorale (Eastjournal.net 31.03.17)

Il 2 aprile gli armeni saranno chiamati alle urne per rinnovare il parlamento, per la prima volta dopo il referendum costituzionale del dicembre 2015, che ha sancito il passaggio dal precedente ordinamento semi-presidenziale a un parlamentarismo puro.

Proprio questa novità fa delle prossime elezioni parlamentari le più importanti degli ultimi 25 anni, poiché determineranno la composizione della nuova Assemblea Nazionale e quindi influenzeranno la formazione del nuovo governo, che nel 2018, anno della scadenza del secondo mandato dell’attuale presidente Serzh Sargsyan, sarà incaricato di prendere in mano l’esecutivo. Il 2 aprile è inoltre un giorno simbolico per gli armeni; le elezioni cadono infatti a un anno esatto dai violenti scontri che nel 2016 investirono il Nagorno-Karabakh, causando centinaia di morti.

Il Partito Repubblicano cerca la riconferma

Ancora una volta il Partito Repubblicano, gruppo di centro-destra che detiene la maggioranza in parlamento dal 1999, è il favorito per la vittoria finale. Il partito del presidente Sargsyan e del primo ministro Karen Karapetyan detiene attualmente 69 dei 131 seggi dell’Assemblea Nazionale, e in caso di conferma alle prossime elezioni parlamentari, grazie anche al passaggio al nuovo ordinamento, riuscirebbe a incrementare ulteriormente il proprio peso politico nel paese.

Il principale avversario del Partito Repubblicano sarà Armenia Prospera, che attualmente rappresenta il più importante partito d’opposizione e quindi la seconda forza in parlamento, con 33 seggi occupati. L’obiettivo degli uomini di Gagik Tsarukyan, il quale è a capo di una coalizione formata da due altri partiti minori, è cercare di migliorare il risultato del 2012, quando il partito ricevette il 28% delle preferenze. A contendersi gli ultimi posti in parlamento saranno il Congresso Nazionale Armeno dell’ex presidente Levon Ter-Petrosyan (il quale detiene attualmente 7 seggi), in coalizione con il Partito Popolare; il partito del Rinascimento Armeno, la Federazione Rivoluzionaria Armena, che attualmente sostiene governo, i Democratici Liberi, il Partito Comunista e le coalizioni guidate dai partiti dell’Eredità e Armenia Luminosa.

Il nuovo sistema elettorale

Alle urne gli armeni ci andranno con una nuova legge elettorale, approvata nel 2016 in seguito a lunghe e faticose consultazioni. Le innovazioni più importanti sono il passaggio da un sistema elettorale misto a uno proporzionale, la riduzione dei seggi in parlamento (da 131 sono passati a 101) e l’introduzione delle quote rosa (le donne in parlamento dovranno essere almeno il 30%) e di 4 seggi riservati ai rappresentanti delle principali minoranze (un seggio a testa per yazidi, russi, assiri e curdi).

Per raggiungere una maggioranza stabile un partito deve ottenere almeno il 54% delle preferenze; per chi arriva al 50% è comunque previsto un premio di maggioranza che garantisca la governabilità. Nel caso il partito o la coalizione più votata non riesca a formare un governo, verrà organizzato un secondo turno elettorale. Vi saranno due liste, una nazionale e una locale, dove gli elettori avranno la possibilità di esprimere le loro preferenze. La soglia di sbarramento per entrare in parlamento è fissata al 5% per i partiti e al 7% per le coalizioni.

Quale sarà il destino del paese?

Secondo le ultime proiezioni condotte da Gallup, né il Partito Repubblicano né Armenia Prospera dovrebbero essere in grado di conquistare la maggioranza in parlamento in seguito al primo turno elettorale. Al di là dei sondaggi però, diversi analisti politici e attivisti locali sono sicuri nell’ennesima vittoria dell’attuale partito di governo, il quale è accusato di aver studiato la nuova legge elettorale e organizzato il referendum costituzionale del 2015 per continuare a dominare la scena politica del paese anche in seguito alla fine del mandato presidenziale di Sargsyan, che tornerebbe a ricoprire il solo ruolo di segretario del proprio partito.

I sostenitori del nuovo ordinamento sono però convinti che questo sistema possa finalmente portare l’Armenia fuori dalla grave situazione di stallo politico-economico degli ultimi anni, attribuita da più parti al vecchio sistema semi-presidenziale. Molti di essi vedono nell’attuale primo ministro Karapetyan, in carica dallo scorso settembre, l’uomo giusto per risollevare le sorti del paese. Nei suoi sei mesi di governo l’ex sindaco di Yerevan ha infatti dimostrato di essere una figura innovativa, capace di guadagnare consensi e popolarità nonostante il periodo di crisi politica e la crescente sfiducia della gente nei confronti del governo. Non basteranno però i soli buoni propositi di un singolo – a prescindere dalla sua appartenenza politica – a far uscire il paese dalla problematica situazione in cui si è impelagato.

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L’Armenia verso il voto (TPI.it

Il partito del presidente Sarksyan sfiderà il “Trump dell’Armenia” domenica 2 aprile 2017 per le prime elezioni parlamentari dopo la riforma della costituzione
l partito governativo in Armenia si affronterà in un testa a testa con l’opposizione domenica 2 aprile 2017. Si tratte delle prime elezioni dopo la riforma costituzionale che ha introdotto un nuovo sistema di governo parlamentare, ha attribuito maggiori poteri al primo ministro e un ruolo quasi esclusivamente rappresentativo al presidente.
Questo sarà eletto per la prima volta dal parlamento, e non dagli elettori. Secondo i critici la riforma, approvata con un referendum popolare a dicembre 2015, è stata disposta per prolungare la vita politica del presidente Serzh Sarksyan, leader del partito repubblicano armeno (Rpa).Sarksyan ricopre la carica di presidente dal 2008 e il suo secondo mandato scadrà nel 2018. L’ex repubblica sovietica è uno stato da 3,2 milioni di abitanti e sta attraversando un periodo di rallentamento economico che ha scatenato crescente malcontento della popolazione.

L’attuale presidente si troverà ad affrontare un’opposizione divisa in varie forze politiche. Ma il rivale principale secondo i sondaggi è il candidato Gagik Tsarukyan, un imprenditore miliardario che ha costruito un impero della birra grazie a contratti pubblici sotto la presidenza di Robert Kocharyan. Tsarukyan è stato definito il Trump dell’Armenia per la sua propaganda populista.

Non avendo fatto parte della coalizione di governo nel corso degli ultimi anni, lui e la sua Alleanza “Tsarukyan” vengono percepiti da molti elettori armeni come alternativa al Rpa. Ma dal momento che l’imprenditore ha avuto stretti legami con il governo, alcuni hanno avanzato il sospetto che la sua candidatura alle elezioni sia in realtà parte di un accordo dietro le quinte con il presidente Sargsyan. Tsarukyan e i suoi sostenitori negano con forza questa teoria.

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Russia spera di proseguire la cooperazione con USA e Francia su crisi Nagorno-Karabakh (Sputniknews 31.03.17)

La Russia conta sul proseguimento di una stretta collaborazione con gli Stati Uniti e la Francia relativamente al conflitto nella regione contesa nel Caucaso meridionale del Nagorno-Karabakh, ha dichiarato il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov.

Ha ricordato che la Russia, gli Stati Uniti e la Francia sono i Paesi co-presidenti del gruppo di Minsk dell’OSCE, il principale organo internazionale impegnato nella risoluzione del conflitto del Nagorno-Karabakh.

Lavrov ha sottolineato che tutti i tre Paesi interagiscono attivamente, visitano regolarmente la regione e di regola parlano con una sola voce nei negoziati con le leadership di Armenia e Azerbaigian.

“Credo che questo approccio di squadra sia una spia su come possiamo e dobbiamo collaborare per superare i conflitti internazionali,” — ha aggiunto il capo della diplomazia russa.

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Piacenti, nuovo cantiere a Betlemme. Salverà il monastero degli armeni (Lanazione.it 30.03.17)

Prato, 30 marzo 2017 – A BETLEMME si parla pratese. E si continuerà a farlo per molto altro tempo: nei giorni scorsi la «Piacenti spa», che sta lavorando per portare all’antico splendore la Basilica della Natività, si è aggiudicata il restauro della cinta muraria esterna dell’attiguo Monastero armeno. L’incarico è arrivato direttamente dal Patriarcato armeno. Si tratta di un attestato di fiducia e di riconoscimento del «saper fare» nei confronti dell’impresa italiana che dal settembre 2013 è a Betlemme con uno dei cantieri più importanti al mondo. «Si tratta di una cinta muraria in pietra calcarea – spiega Giammarco Piacenti, Ceo della Piacenti Spa, che incontriamo a Betlemme dove ha aperto un ufficio – L’inizio del cantiere è previsto per i primi giorni di aprile. Il lavoro si dovrà completare entro cinque mesi».

LE OPERE di restauro della Natività sono a buon punto: il tutto dovrebbe essere completato nell’arco di circa due anni. E l’esperienza e la maestria della Piacenti, azienda che esiste da oltre 150 anni, ha compiuto già diversi «miracoli». Il primo è stato il consolidamento del tetto «un grande successo, apprezzato da tutti perché all’interno della Basilica non piove più». Poi c’è stata la scoperta, grazie all’uso di una camera termografica, di un settimo angelo nei risplendenti mosaici che adornano l’edificio di culto, passati alle cure delle mani dello staff della Piacenti. Un lavoro certosino durante il quale sono state catalogate un milione e 600mila tessere. Un «missione» che va ben oltre al semplice restauro quello intrapreso dalla Piacenti. «Siamo parte di un ingranaggio che ci rende orgogliosi – aggiunge ancora il presidente della Piacenti – perché nel 2020 Betlemme sarà capitale della cultura araba. E per questa data che c’è la volontà da parte dell’Autorità palestinese e della Bethlehem Development Foundation di riportare la città all’antico splendore, alla città del Natale, avvalendosi come nel nostro caso anche di professionisti stranieri». Per il lavoro Piacenti ha contato su circa 170 persone e sono stati stanziati fondi dall’autorità palestinesi e finanziamenti di vari soggetti privati. E’ sull’esempio di quanto sta accadendo alla Natività che è partito il restauro del Santo Sepolcro, inaugurato nei giorni scorsi.

«IN QUESTI anni abbiamo ricevuto circa sessanta visite da parte dei rappresentanti delle massime autorità italiane dal presidente Sergio Mattarella a papa Francesco – racconta Piacenti – Lavorare in un posto come questo non è qualcosa di comune e si avverte che c’è qualcosa di più, una bellezza ed un’armonia che va oltre perché qui si lavora per un patrimonio che è di tutti, cristiani e musulmani. Ho sempre lavorato nelle chiese: qui però ho ritrovato un feeling particolare». Le 52 colonne della Basilica, tante quante le settimane di un anno, sono ingabbiate in listelle di legno. «Siamo nella fase della ripulitura dalla patina del tempo e degli sfregamenti dei pellegrini – prosegue Piacenti – Vogliamo riportarle ad una colorazione più chiara». Intanto sulle listelle di legno i tanti fedeli e turisti, che varcano la soglia della prima bassa porta a difesa di un bene così prezioso, hanno voluto lasciare un segno del loro passaggio con pensieri, firme e provenienze. Non saranno buttate via, ma anche queste andranno a formare un tassello di una futura mostra sulla rinascita della Natività. Non solo Palestina – a Gerusalemme ha dorato anche le cupole della chiesa russo ortodossa della Santa Trinità – perché la Piacenti ha commesse in Italia, come il mosaico di Cefalù per un intervento d’urgenza e lavori a L’Aquila, dove è stato aperto un ufficio.

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ARMENIA: La morte del “portatore di pane” genera proteste nella capitale (Eastjournal 30.03.17)

Le scorse settimane a Yerevan, capitale dell’Armenia, sono scoppiate manifestazioni di protesta in seguito alla morte di Artur Sargsyan, venuto a mancare mentre da ormai 25 giorni stava portando avanti uno sciopero della fame. Sargsyan era stato accusato dalle autorità di essere complice dei “Ribelli di Sasun”, un gruppo armato formato da veterani della guerra del Karabakh che nel luglio 2016 prese d’assalto una stazione di polizia a Yerevan, prendendo degli ostaggi. Nel corso della crisi che si venne a creare persero la vita due agenti di polizia.

Secondo Caucasian Knot, Sargsyan, soprannominato “il portatore di pane”, fu accusato di aver sfondato il cordone di agenti schierato a difesa della stazione di polizia per consegnare rifornimenti ai sequestratori. Per Radio Free Europe (RFE/RL), l’uomo sarebbe stato accusato di aver consegnato delle provviste a “uomini armati appartenenti a un gruppo radicale dell’opposizione” nel corso delle due settimane di stallo con le forze dell’ordine. Dopo questo fatto, rimase all’interno dell’edificio con i sequestratori fino al 31 luglio.

Il 9 febbraio 2017 Sargsyan è stato imprigionato, dopodiché ha iniziato uno sciopero della fame rifiutando ogni cura medica. Come risultato, le sue condizioni fisiche hanno iniziato a deteriorarsi gradualmente. Il 6 marzo la Procura ha rilasciato l’uomo, cedendo alle pressioni dell’opinione pubblica, nonché di alcuni membri del parlamento. Lo stesso giorno è stato messo in terapia intensiva, dove è morto lo scorso 16 marzo.

Il 17 marzo il primo ministro Karen Karapetyan, affermando di provare un “forte dolore” per l’incidente, ha annunciato di avere avviato delle indagini. Nel frattempo nelle strade di Yerevan sono impazzate le proteste. Lo stesso giorno nella capitale un gruppo di manifestanti si è messo in marcia da Piazza della Libertà al palazzo del governo in memoria del “portatore di pane”. I partecipanti hanno esibito bandiere armene e foto di Sargsyan, cantando lo slogan “Artur, Artur!”

Secondo RFE/RL, alcuni manifestanti avrebbero scandito slogan di accusa nei confronti del presidente armeno Serzh Sargsyan, ritenuto responsabile della morte di Artur Sargsyan, mentre altri avrebbero chiesto le dimissioni dei ministri della Giustizia e della Salute.

Inoltre, durante la marcia, circa 2000 manifestanti hanno firmato una petizione chiedendo alle autorità di seppellire Sargsyan presso il Pantheon di Yerablur. Yerablur è un cimitero militare situato sulla cima di una collina alla periferia della capitale. A partire dal 1988 Yerablur è il luogo di sepoltura dei soldati armeni che hanno perso la vita nel conflitto del Nagorno-Karabakh.

Secondo quanto riferito da Caucasian Knot, nessun membro del governo avrebbe affrontato i manifestanti. Gli attivisti avrebbero tentato più volte di bloccare il traffico in Piazza della Repubblica, ma la polizia avrebbe usato la forza per sgomberare la zona. Le azioni della polizia sono state coordinate dal vice capo del dipartimento di polizia di Yerevan, Valeri Osipyan, che avrebbe ordinato di non fare arresti tra i manifestanti.

I funerali di Sargsyan si sono tenuti il 22 marzo, non a Yerablur ma al cimitero Shahumyan.

Queste proteste sono arrivate in vista delle elezioni parlamentari in Armenia del prossimo 2 aprile. Attualmente circa 10 attivisti stanno continuando a manifestare nella capitale attraverso dei sit-in, chiedendo le dimissioni del ministro della Giustizia.

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Gli armeni al Pd: «Imparate la storia, i “Giovani Turchi” erano criminali» (Secoloditalia.it 29.03.17)

Il “Consiglio per la comunità armena di Roma” ha lanciato da alcuni giorni una nuova campagna di sensibilizzazione chiedendo che sia bandito l’uso del termine “Giovani Turchi”, associato a una corrente del Partito Democratico.

«Ecco cosa fecero i Giovani Turchi»

Gli esponenti, ricordando che i veri Giovani Turchi nel 1915 pianificarono e misero in atto il genocidio di un milione e mezzo di armeni, si appellano alla sensibilità del mondo della politica e dell’informazione affinché non venga più utilizzata tale espressione altamente offensiva, il cui uso denota scarsa conoscenza storica. Dal 20 marzo vengono inviate mail di sensibilizzazione alle testate giornalistiche, un appello è stato direttamente trasmesso all’on. Matteo Orfini, capofila di tale corrente, con la richiesta di una pubblica dichiarazione che prenda definitivamente le distanze dal movimento dei Giovani Turchi e dal contemporaneo uso di tale nome. Sarà lanciata una campagna su Change.org e sono allo studio altre iniziative. Già nel 2013 era stata promossa analoga iniziativa e il Consiglio aveva ricevuto rassicurazioni che il termine Giovani Turchi sarebbe stato progressivamente abbandonato ma ciò non è avvenuto.

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La Comunità Armena dice basta ai cosidetti “giovani turchi” PD (La Spezia oggi 29.03.17)

La Comunità Armena dice basta ai cosidetti “giovani turchi” PD (Informazione indipendente 28.03.17)

 

Gli armeni chiedono a Orfini rispetto per le vittime del genocidio: «Prenda le distanze dalla definizione Giovani Turchi» (IlMessaggero 28.03.17)

di Franca Giansoldati
CITTA’ DEL VATICANO La Comunità Armena stigmatizza Matteo Orfini per continuare a etichettare la sua corrente politica, all’interno del Pd, i Giovani Turchi, senza fare alcunché per prendere le distanze da una definizione che risulta fortemente offensiva per i nipoti e i figli dei sopravvissuti al genocidio armeno.

A poche settimane dall’anniversario del Metz Yeghern, come gli armeni definiscono il genocidio, celebrato ogni anno in tutto il mondo dalle comunità della diaspora il 24 aprile, gli armeni italiani hanno preso carta e penna per scrivere a Orfini.  «Già alcuni anni or sono, nel 2013, avevamo cercato di far capire quanto offensivo l’utilizzo moderno di tale nome che richiama quello dei pianificatori e attuatori del genocidio armeno del 1915. Francamente non comprendiamo per quale motivo – se non per una lacuna storica – venga ancora utilizzata tale espressione”. Gli armeni chiediamo a Orfini “una dichiarazione ufficiale con la quale prenda le distanze, in modo netto, dall’uso di tale termine e inviti il mondo dell’informazione a non utilizzarlo più».

Gli armeni rammentano, a chi non conoscesse bene la storia, che furono i veri Giovani Turchi nel 1915 a pianificare e mettere in atto, in ogni minimo particolare, lo sterminio di un milione e mezzo di armeni. «Ecco perché ci appelliamo alla sensibilità del mondo della politica e dell’informazione affinché non venga più utilizzata tale espressione altamente offensiva, il cui uso denota scarsa conoscenza storica

La scrittrice armena Arslan cittadina onoraria di Torino (Repubblica/Torino 27.03.17)

La scrittrice e saggista Antonia Arslan ha ricevuto la cittadinanza onoraria di Torino. La decisione era stata assunta dal consiglio comunale, con voto unanime, il 24 gennaio scorso. Di origine armena, classe 1938, Antonia Arslan è stata docente di Letteratura italiana presso l’ateneo di Padova. Con i suoi romanzi “La masseria delle allodole”, “La strada di Smirne” e “Il rumore delle perle di legno”, la scrittrice ha contribuito a diffondere la conoscenza della tragedia vissuta dal popolo armeno nel 1914-1915. Dopo il saluto iniziale del presidente del Consiglio comunale di Torino Fabio Versaci, che ha detto “questa cittadinanza onoraria conferisce lustro in primo luogo alla Città di Torino”, è stato letto un messaggio dell’Ambasciata d’Armenia in Italia, con il quale il Paese caucasico si è felicitato per l’iniziativa, salutando in Antonia Arslan “un’armena e un’italiana” che “ha raccontato l’incontro dell’Oriente con l’Occidente, la memoria ed il futuro”.

La sindaca Chiara Appendino ha ringraziato Antonia Arslan “per tutto ciò che ha saputo fare per la nostra comunità, una comunità allargata che non è solo quella torinese” ed ha sottolineato come i romanzi della nuova concittadina abbiano “dato voce ad una memoria dolorosa perchè è ancora viva, restituendo dignità a milioni di persone”. Appendino ha quindi ribadito che con il conferimento della cittadinanza onoraria ad Antonia Arslan, la Città riconferma la sua solidarietà con il popolo armeno e con gli altri popoli ancora oggi perseguitati Antonia Arslan, si è detta “commossa per il calore e l’amicizia. Sulle mie spalle – ha osservato citando una frase tratta dal prologo di uno dei suoi scritti – si posa, inflessibile, il popolo scomparso ed oggi sento di nuovo questo peso, il peso di bambini e donne abusati, di uomini che non hanno potuto difendere le loro famiglie. Oggi li sento

qui a ringraziare, per questo atto che contribuisce a rompere un silenzio iniziato nel 1923, con il Trattato di Losanna e la definitiva ascesa al potere in Turchia di Mustafà Kemal e durato decenni» Arslan ha ricordato, infine, quelli che ha definito “gli scheletri nell’armadio della Turchia odierna, non colpevole ma complice di quanto avvenne: il genocidio degli armeni, le persecuzioni e l’espulsione di altre minoranze etniche come i greci e gli assiri”.

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Articolo collegato

Consegnata ad Antonia Arslan la cittadinanza onoraria di Torino (Quotidianopiemontese.it 27.03.17)

Al MIC di Milano una giornata di proiezioni sugli armeni (Cinemaitaliano.info 27.03.17)

In occasione della mostra fotografica organizzata presso Casa della Memoria “Learning by Heart“, in cui l’artista Agnese Purgatorio, attraverso il collage digitale, racconta visivamente il concetto di esule e di clandestino (per info consultare il sito www.casadellamemoria.it), venerdì 7 aprile 2017 presso il MIC – Museo Interattivo del Cinema Fondazione Cineteca Italiana presenta LEARNING BY HEART. IL GRANDE POPOLO ARMENO, una giornata di proiezioni sugli armeni, popolo vittima del primo genocidio del Novecento.

Il programma cinematografico al MIC prevede la proiezione di due film: alle ore 16 “Ararat – Il Monte dell’Arca” (2002), di Atom Egoyan, con protagonista un pittore armeno, Gorky, che insieme a un giovane, a una donna che ama molto i suoi quadri e ad un poliziotto, avrà il compito di ricordare un genocidio di cui si sa e si parla sempre troppo poco; alle ore 18.30 in calendario “La Masseria delle Allodole” (2007), trasposizione cinematografica dei fratelli Taviani dell’omonimo romanzo di Antonia Arslan, che racconta le vicende della famiglia armena Avakian e la loro dolorosa separazione.

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A proposito di “Giovani Turchi” (Torinoggi.it 26.03.17)

Pubblichiamo la lettera ricevuta dal consiglio della comunità armena

Ci sia consentita una doverosa precisazione all’articolo pubblicato su Torino Oggi dal titolo “Pd al voto per il congresso nazionale” nel quale viene ancora una volta utilizzato il termine “Giovani Turchi”.

Non abbiamo alcuna intenzione di entrare nelle dinamiche interne del Partito Democratico, ma in passato abbiamo inutilmente cercato di far capire che i Giovani Turchi sono stati un movimento che ha pianificato e messo in pratica il genocidio armeno.

L’uso di tale nome (a dire il vero utilizzato anche negli anni Cinquanta per un breve periodo per etichettare un gruppo di politici sardi capeggiati da Cossiga) provoca negli armeni italiani e in tutti coloro che hanno un minimo di conoscenza storica un sentimento di repulsione e di rabbia. È come se un partito politico decidesse di chiamare (o accettare che venga chiamata) una propria corrente interna con il nome di Hitler Jugen.

Nel 1915 un milione e mezzo di armeni vennero massacrati in quello che è comunemente riconosciuto come il primo genocidio del Novecento; i sopravvissuti dovettero abbandonare la propria terra natale e tutti i beni. Oggi, il “Sultano” Erdogan e la Turchia continuano a perseguire una politica negazionista.

E’ davvero penoso continuare a leggere o ascoltare in Italia il termine “Giovani Turchi”; specie con l’approssimarsi della ricorrenza del genocidio (24 aprile).

Saremmo grati se si potesse pubblicare questa precisazione a beneficio dei lettori che ancora non conoscono quella tragica pagina di storia, con l’augurio che i media e i politici interessati abbandonino definitivamente l’uso di tale nefasto nome.

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