UnarchiveEchi della memoria: un viaggio attraverso ‘Mes phantômes arméniens’ (Taxidrivers 29.05.25)

Mes phantômes arméniens (My Armenian Phantoms) di Tamara Stepanyan inizia con una morte: quella di suo padre, il celebre attore armeno Vigen Stepanyan. Ma da quel momento di dolore personale, il film si dispiega in qualcosa di più ampio, enigmatico e silenziosamente profondo.

Diventa un requiem non solo per un genitore, ma per un’intera generazione di artisti armeni e per l’eredità culturale che hanno lasciato. Utilizzando il cinema sia come mezzo espressivo che come metafora, Stepanyan ricostruisce un dialogo con il padre scomparso attraverso ricordi, materiale d’archivio e frammenti evocativi della storia del cinema armeno sovietico.

Intrecciare la memoria personale con la storia nazionale

Il documentario trova la sua forza nel modo in cui fonde i ricordi personali con il più ampio, spesso trascurato, patrimonio del cinema armeno. Stepanyan utilizza fotografie di famiglia, video amatoriali e annotazioni di diario, insieme a spezzoni di classici del cinema armeno – alcuni poco noti, altri quasi dimenticati – per costruire un collage cinematografico.

Non si limita a piangere il padre; lo resuscita attraverso immagini e suoni, ricollocando la sua vita all’interno del più ampio canone culturale che lui ha contribuito a plasmare. In questo modo, evidenzia la relazione simbiotica tra lutto privato e memoria collettiva.

Un linguaggio cinematografico di frammentazione

Stilisticamente, Mes phantômes arméniens si oppone alla linearità. Adotta invece un ritmo frammentato e poetico che rispecchia l’esperienza stessa del ricordo: passato e presente si fondono. I luoghi – case, teatri, set cinematografici – appaiono spettrali, mai del tutto di questo mondo.

L’estetica del film è profondamente influenzata dalle texture e dalle tonalità del cinema armeno del XX secolo, e porta con sé una discreta eco dell’audacia visiva di Parajanov e dei montaggi ellittici di Peleshyan. Ma la voce di Stepanyan è tutta sua: dolce, intuitiva, ossessionata dal passato ma guidata dal desiderio di darne un senso agli echi.

Unarchive Film Festival: un palcoscenico adatto

L’inclusione del film nell’edizione 2025 dell’Unarchive Film Festival di Roma appare particolarmente appropriata. Questo festival, dedicato al restauro e alla riscoperta di voci cinematografiche trascurate, si allinea perfettamente con la missione di Stepanyan.

Mes phantômes arméniens non si limita a utilizzare gli archivi: li interroga, li anima, li trasforma in elementi narrativi vivi e vitali. La sua presenza nel programma del festival riflette non solo la sua coerenza tematica, ma anche il suo ruolo di esempio su come il documentario possa penetrare nei regni della memoria, del mito e della malinconia senza perdere chiarezza o risonanza emotiva.

Affinità letteraria e cinematografica

Nella sua portata filosofica e stilistica, il documentario richiama i saggi meditativi di Chris Marker, in particolare Sans Soleil. Come Marker, Stepanyan è interessata a come il personale si intersechi con lo storico, a come il filmato possa essere manipolato in una forma di memoria soggettiva.

Ma il suo lavoro riecheggia anche il fascino di Marcel Proust per la memoria involontaria e per il modo in cui piccoli dettagli sensoriali possono svelare interi mondi interiori. Questo è un film intriso di letteratura tanto quanto di cinema, un film che comprende come la narrazione, in tutte le sue forme, sia in definitiva un atto di conservazione.

Una fantasticheria di perdita ed eredità

Più che un semplice documentario, Mes phantômes arméniens è una fantasticheria spirituale, che osa esprimere il lutto ad alta voce, cercare un significato in vecchie bobine e fotografie sbiadite.

Si interroga su cosa facciamo della memoria, cosa ereditiamo oltre il sangue e come il cinema – con la sua straordinaria capacità di preservare e distorcere – possa fungere sia da lapide che da resurrezione. Attraverso le sue texture stratificate e la sua voce gentile, il film diventa un veicolo di lutto e di guarigione, ribadendo che ricordando gli altri ci avviciniamo a noi stessi.

Il passato proiettato

Tamara Stepanyan ha creato qualcosa di silenziosamente monumentale in Mes phantômes arméniens. È un’opera sulla memoria, sulla famiglia, sul cinema e sulla nazione, ma soprattutto è un film che rende omaggio ai fantasmi che ci plasmano.

Aprendo il suo archivio e rianimandone i contenuti con amore e intelletto, offre agli spettatori un invito a riflettere sulle proprie radici, sulle proprie perdite e sui mezzi attraverso cui diamo un senso a entrambe. In questa elegia splendidamente costruita, i fantasmi non vengono solo ricordati, ma anche ascoltati.

Mes phantômes arméniens

  • Anno: 2025
  • Durata: 75′
  • Distribuzione: Cinephil
  • Genere: Documentario
  • Nazionalita: Armenia, Francia
  • Regia: Tamara Stepanyan
  • Data di uscita: 16-February-2025

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Lavrov a Erevan e il difficile equilibrio russo-armeno (Asianews 28.05.25)

Cortei di portesta durante la visita del ministro degli Esteri di Mosca, a cui molti armeni imputano il mancato sostegno contro gli azeri. Le rassicurazioni russe sull’importanza delle “relazioni di alleanza” tra i due Paesi anche per contrastare il riavvicinamento con l’Europa. Erevan non intende comunque annullare gli accordi in forza dei quali fa parte della Ctso.

Erevan (AsiaNews) – A Erevan si sono tenuti cortei di protesta in occasione dell’incontro tra il ministro degli esteri russo Sergej Lavrov, in visita ufficiale, e il suo omologo armeno Ararat Mirzoyan. A organizzare la manifestazione sono stati i gruppi favorevoli a un maggiore orientamento dell’Armenia verso l’Occidente, come il leader del partito “In nome della Repubblica”, Arman Babadžanyan, il presidente del “Partito europeo dell’Armenia”, Tigran Khzmalyan, l’attivista per i diritti umani Artur Sakunts e altri, che esponevano cartelli e striscioni con la scritta “Assassini” sotto le fotografie di Lavrov e Vladimir Putin.

Come riportano i media locali, le forze dell’ordine hanno invitato i dimostranti ad abbandonare il territorio davanti al palazzo del ministero degli esteri, e rimanere nella striscia pedonale antistante. Babadžanyan si è rifiutato di obbedire, ed è iniziato uno scontro durante il quale i poliziotti sono riusciti comunque a spingere la folla sulla parte opposta della strada.

Durante l’incontro con Mirzoyan, Sergej Lavrov ha dichiarato che “Mosca è sempre pronta a sostenere in ogni modalità la sovranità e l’integrità territoriale dell’Armenia”, sottolineando l’importanza delle “relazioni di alleanza” tra i due Paesi, e la necessità di utilizzare al meglio “il fondamento già da tempo impiantato” nelle relazioni reciproche tra Mosca e Erevan. L’Armenia in effetti esiste solo grazie alla protezione russa fin dai tempi del genocidio da parte dei turchi, e nonostante le varie fasi delle relazioni nei tempi sovietici e in quelli successivi, fino alla guerra del Nagorno Karabakh con l’Azerbaigian, gli armeni non hanno mai voluto rompere nettamente le relazioni con la Russia. Attualmente la gran parte dell’opinione pubblica esprime il risentimento nei confronti del mancato appoggio militare russo contro gli azeri, e il desiderio di rivolgersi principalmente alla Francia e agli altri partner europei, e la visita di Lavrov era indirizzata a riequilibrare i sentimenti armeni nei confronti dei russi.

Da parte sua il ministro Mirzoyan, rispondendo alle domande dei giornalisti del canale televisivo russo Rossija 24, ha cercato di spiegare le sue affermazioni sulla “scarsa efficacia dell’attuale architettura della sicurezza”, citando i diversi casi in cui ci si aspettava un maggiore sostegno da parte della Russia. A suo parere, “l’Armenia si è convinta, facendo esperienza sulla propria pelle, che serve una revisione di questa prospettiva”, ma senza arrivare a una rottura delle relazioni di alleanza con la Russia e con i Paesi della Csto, l’alleanza eurasiatica da cui l’Armenia si sta sfilando, ma senza interrompere del tutto i rapporti. Egli ha ribadito che “i nostri obblighi reciproci, i diritti e le intenzioni sono fissate in modo inequivocabile sulle carte, sono stati sottoscritti e ratificati, e nessuno ha intenzione di annullarli”.

Questo non impedisce agli armeni di ribadire la propria insoddisfazione nei confronti della Csto, per la “mancata reazione ad eventi molto concreti”, per cui per ora Erevan non intende partecipare alle attività dell’alleanza. Durante la visita di Lavrov è stato firmato un documento di “consultazione programmata” tra Armenia e Russia per il biennio 2025-2026, e il ministro russo ha poi incontrato il primo ministro Nikol Pašinyan e il presidente della repubblica Vaagn Khačaturyan. Lavrov ha cercato di mostrare il volto “accogliente” della Russia verso un Paese che anche nel periodo sovietico ha sempre difeso la sua identità, risultando una delle zone meno soggette alla “russificazione” linguistica e culturale, e mantenendo una capacità di espressione autonoma che anche oggi rimane una delle caratteristiche principali del popolo armeno.

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Yerevan, navigare tra UE e Mosca (Osservatorio Balcani e Caucaso 28.05.25)

La visita del ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov in Armenia lascia presagire una nuova distensione tra Mosca e Yerevan. Il premier armeno Nikol Pashinyan sembra ora perseguire una politica estera pragmatica, bilanciando tra Russia e Occidente in vista delle elezioni del 2026

28/05/2025 –  Onnik James Krikorian

Lo scorso 20 maggio Sergei Lavrov, ministro degli Esteri russo, si è recato in visita ufficiale a Yerevan, dove ha incontrato Nikol Pashinyan, primo ministro armeno, Vahagn Khachaturyan, presidente dell’Armenia, e Ararat Mirzoyan, ministro degli Esteri.

La visita è avvenuta dopo la partecipazione di Pashinyan alle celebrazioni annuali del Giorno della Vittoria lo scorso 9 maggio a Mosca. L’anno scorso, Pashinyan aveva disertato l’evento a causa del crescente antagonismo tra i due paesi dopo la guerra tra Armenia e Azerbaijan del 2020.

Durante il conflitto, Yerevan aveva nutrito speranze irrealistiche che Mosca intervenisse militarmente a suo favore. Tuttavia, la guerra per l’ex regione autonoma del Nagorno Karabakh (NKAO) di epoca sovietica, nel 2020 ancora abitata principalmente da armeni, non si combatteva entro i confini ufficiali dell’Armenia, bensì nel profondo del vicino Azerbaijan.

Negli ultimi mesi, soprattutto dopo il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca, Pashinyan ha attenuato la sua retorica negativa verso la Russia.

Se il premier armeno inizialmente credeva che, dopo l’invasione russa dell’Ucraina nel febbraio 2022, Mosca sarebbe stata troppo distratta e militarmente indebolita per prestare sufficiente attenzione ai suoi vicini nel Caucaso meridionale, ora la situazione è cambiata.

Nonostante la speranza di orientare la politica estera ed economica dell’Armenia verso Occidente, compresa la possibilità di una futura adesione all’Unione europea, sembra che il governo armeno stia adottando una linea più pragmatica: diversificare le opzioni anziché sceglierne una rinunciando all’altra.

L’Armenia dipende fortemente dalla Russia non solo per gli scambi commerciali, ma anche per le forniture energetiche, che Yerevan conta di ottenere a prezzi ridotti anche nei decenni a venire.

Tuttavia, nonostante l’apparente disgelo tra Mosca e Yerevan, la Russia continua ad opporsi ad un ruolo più assertivo dell’Unione europea nel Caucaso meridionale. Allo stesso tempo, Mosca cerca di ripristinare la propria influenza strategica in Armenia, in un contesto in cui un accordo di pace tra Yerevan e Baku, ancora sfuggente, potrebbe essere siglato nel 2026 o, più probabilmente, nel 2027.

La posta in gioco per tutti gli attori regionali e internazionali è un eventuale sblocco di tutte le rotte commerciali e di transito nel Caucaso meridionale, rotte che erano rimaste perlopiù bloccate a causa del conflitto del Karabakh.

L’Unione europea, come anche gli Stati Uniti sotto la precedente amministrazione Biden, ha messo in chiaro di voler ampliare le vie di transito attraverso la Turchia, l’Armenia e l’Azerbaijan per ridurre gradualmente l’influenza della Russia in Asia centrale.

La questione è particolarmente delicata per Pashinyan, che intende ricandidarsi a metà del 2026 pur avendo mantenuto poche delle promesse fatte durante la campagna elettorale del 2021.

Alle recenti elezioni locali tenutesi a marzo a Gyumri, la seconda città più grande del paese, un controverso ex sindaco filo-russo è tornato al potere grazie al sostegno di diverse forze di opposizione. L’unico obiettivo dell’opposizione era impedire al candidato di Pashinyan di mantenere il controllo sulla città. Anche un’alleanza di forze extraparlamentari, vicine al premier e dichiaratamente filo-occidentali, non è riuscita a superare la soglia di sbarramento del 6%.

Lo scorso 22 maggio, dopo l’annuncio del governo di non voler uscire dall’Unione economica eurasiatica (UEE), guidata dalla Russia, uno dei leader dell’alleanza filo-europea ha accusato Pashinyan di bloccare il processo pur di non perdere consensi alle elezioni del prossimo anno.

Quando poi un esponente del partito di Pashinyan ha chiesto se l’Armenia intendesse ancora diventare membro dell’UE, il premier ha risposto con schiettezza. “Credo che l’obiettivo fondamentale dell’Armenia […] sia firmare un trattato di pace con confini riconosciuti a livello internazionale di 29.743 chilometri”, una chiara allusione all’agognato accordo di pace tra Armenia e Azerbaijan.

Il testo è stato finalizzato a marzo, non è però ancora chiaro quando l’accordo possa essere siglato visto che Baku continua ad insistere affinché Yerevan modifichi la propria Costituzione.

Nel frattempo, anche il processo di normalizzazione dei rapporti tra Armenia e Turchia stenta ad avanzare. La normalizzazione delle relazioni dell’Armenia con Azerbaijan e Turchia era in cima all’agenda della recente visita di Lavrov a Yerevan. Il capo della diplomazia russa ha ribadito l’importanza della nascente piattaforma 3+3 in cui la regione intende concentrarsi sul proprio futuro, la stabilità e la sicurezza.

La piattaforma è composta da Armenia, Azerbaijan, Iran, Russia e Turchia, solo la Georgia ha rifiutato di aderire a causa delle controversie con Mosca.

“Nel complesso, siamo soddisfatti dei risultati dei colloqui”, ha dichiarato il ministro degli Esteri russo Lavrov dopo l’incontro con il suo omologo armeno Ararat Mirzoyan. “Siamo legati alla Federazione Russa da una partnership che consideriamo solida”, ha affermato Mirzoyan, sottolineando “lo sviluppo dei rapporti commerciali […] e forti legami culturali”.

Lavrov ha anche precisato che la nuova attenzione dell’Armenia all’acquisizione di armi dalla Francia e in particolare dall’India non lo preoccupa.

Lo scorso 23 maggio, Pashinyan ha annunciato che il prossimo vertice della Comunità politica europea (CPE) si terrà l’anno prossimo in Armenia. Un annuncio che potrebbe giocare a favore di Pashinyan alle elezioni del 2026, se il premier riuscisse a dimostrare di essere capace di gestire la complessa situazione geopolitica attraversata dal paese.

Nel frattempo, durante la visita ufficiale di questa settimana del ministro degli Esteri turco Hakan Fidan a Mosca, dovrebbe essere discussa la necessità di rafforzare la pace e la stabilità, compreso lo sblocco delle vie di trasporto e di comunicazione nel Caucaso meridionale. Secondo quanto dichiarato da Lavrov lo scorso 21 maggio, i prossimi colloqui nel formato 3+3 potrebbero tenersi a Baku o a Yerevan.

All’ultimo summit della Comunità politica europea, tenutosi in Albania all’inizio di questo mese, i leader e i ministri degli Esteri di Armenia e Azerbaijan sono stati ripresi mentre discutevano durante una pausa. L’Azerbaijan ospiterà il vertice nel 2027, e la possibilità di avviare percorsi multipli dipende dalla capacità di controllare gli interessi geopolitici.

Lo scorso 26 maggio, durante la conferenza “Yerevan Dialogue” incentrata sul tema “Navigare l’ignoto”, è emersa chiaramente la realtà dell’Armenia di oggi. Di fronte all’ignoto, Yerevan deve mantenere l’equidistanza e tenere in considerazione gli interessi internazionali condivisi, anziché quelli contrastanti.

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Armenia-Azerbaigian: vicepremier Grigoryan, delimitazione confini rafforza sovranità e sicurezza (Agenzia Nova 28.05.25)

Erevan, 28 mag 15:25 – (Agenzia Nova) – Il processo di delimitazione dei confini tra Armenia e Azerbaigian rafforza la sovranità dell’Armenia e ne riduce la vulnerabilità. Lo ha dichiarato il vicepremier armeno Mher Grigoryan nel corso di un punto stampa. Secondo Grigoryan, la delimitazione proseguirà lungo la linea che va dal punto di incontro tra i confini di Armenia, Azerbaigian e Georgia fino al confine con l’Iran, e dovrà svolgersi nel pieno rispetto delle normative internazionali e senza generare rischi per la sicurezza. Il vicepremier ha sottolineato che la firma di un trattato di pace e la delimitazione territoriale sono processi paralleli e indipendenti, precisando che l’uno non è condizione per l’altro. Al momento non è stata ancora stabilita la data del prossimo incontro tra le commissioni armena e azerbaigiana incaricate di negoziare la delimitazione e la sicurezza della frontiera.

Giorgio Petrosyan conquista Milano: difesa perfetta del titolo mondiale WAKO Pro (Milanosportiva 28.05.25)

Un trionfo annunciato all’Allianz Cloud

Sabato 24 maggio 2025, l’Allianz Cloud di Milano è stato teatro di una serata memorabile per gli appassionati di kickboxingGiorgio “The Doctor” Petrosyan ha difeso con successo il titolo mondiale WAKO Pro nella categoria K-1 Super Welterweight (69,1 kg), superando il francese Aymeric Lazizi con una prestazione impeccabile. Il verdetto unanime dei giudici ha sancito la superiorità tecnica e tattica del campione italo-armeno, che ha dominato l’incontro per tutti e cinque i round.


Una carriera leggendaria

Petrosyan, 15 volte campione del mondo, ha dimostrato ancora una volta di essere uno dei migliori kickboxer di tutti i tempi. La sua carriera, iniziata dopo essere fuggito dall’Armenia e aver trovato rifugio in Italia, è costellata di successi e riconoscimenti internazionali. Con un record di 122 vittorie su 126 incontri, “The Doctor” continua a scrivere la storia della kickboxing.


PetrosyanMania: un evento di riferimento

La “PetrosyanMania Gold Edition” è ormai un appuntamento fisso per gli appassionati di sport da combattimento. Organizzato dai fratelli Giorgio e Armen Petrosyan, l’evento ha visto la partecipazione di atleti di altissimo livello e ha offerto al pubblico una serata ricca di emozioni e spettacolo. Oltre al match principale, la card ha incluso due titoli europei e due titoli italiani WAKO Pro, confermando l’importanza dell’evento nel panorama internazionale della kickboxing.


Il futuro di “The Doctor”

Nonostante i suoi 39 anni, Petrosyan non mostra segni di cedimento. Dopo il successo contro Lazizi, il campione ha dichiarato di voler continuare a combattere almeno fino alla fine del 2025, anno in cui compirà 40 anni. La sua determinazione e la passione per questo sport sono fonte di ispirazione per molti giovani atleti.


Un esempio per le nuove generazioni

Oltre ai successi sul ring, Giorgio Petrosyan è impegnato nella formazione di nuovi talenti. Insieme al fratello Armen, ha aperto una palestra a Milano, dove allena e guida giovani atleti, trasmettendo loro i valori della disciplina, del sacrificio e della dedizione. La sua storia personale, da profugo a campione del mondo, è un esempio di resilienza e determinazione.


Conclusione

La vittoria di Giorgio Petrosyan all’Allianz Cloud di Milano è l’ennesima conferma della sua grandezza nel mondo della kickboxing. Con una carriera straordinaria e un impegno costante nella formazione delle nuove generazioni, “The Doctor” continua a lasciare un’impronta indelebile nello sport e nella vita di molti.

Sciahinian racconta il genocidio armeno (Il Resto del Carlino 28.05.25)

Tornano gli appuntamenti culturali di Iustissima Civitas con la presentazione del libro “Le Aquile di Zeythun“, sul genocidio degli armeni che ha provocato una diaspora di quella popolazione. Una storia troppo spesso taciuta e che invece deve essere sempre tenuta a mente. Ospite di Iustissima Civitas sarà Roberto Sciahinian, autore del libro, con la partecipazione di Alberto Simonetti, professore dell’Università di Perugia, e di Marieta Stepanyan, funzionaria dell’ambasciata armena in Italia. L’appuntamento è per venerdì 30 alle 18 al Centro mondiale della poesia.

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Il suicidio dell’Occidente è iniziato in Armenia (Liberoquotidiano 28.05.25)

«Sera di primavera e di massacri»: il verso ossessivo vibra nella mente di Daniel Varujan, giovane e fulgido poeta, mentre si avvia al proprio destino. Quella notte di massacri è forse proprio quella del 24 aprile 1915, forse è una delle innumerevoli notti di sangue e di morte che segnano il trascorrere dei mesi. Un anno dopo anche Daniel finirà inghiottito negli «abissi» in cui precipitano a milioni, nelle chiese si accatastano «innumerevoli cadaveri innocenti», una strage che si consuma sotto un cielo di piombo, in un fuoco di odio e di morte che sembra inestinguibile… È il tempo del Metz Yeghém, il Grande Male, che però non ha cessato di gettare la sua ombra di tenebra. Per decenni le famiglie armene, disperse nel mondo, si sono sentite unite, ovunque fossero, proprio nel ricordo di quell’ombra che ha spazzato via legami, storie, ricordi, che ha tentato di annientare un intero popolo. Il Secolo Breve, il Novecento, ha avuto inizio, oltre con i massacri della Grande Guerra, con il genocidio degli armeni da parte del governo dei Giovani Turchi, che si stima abbia provocato oltre un milione e mezzo di morti.

Quel Male non è passato, anche perché si tenta, continuamente, di negarne la memoria. Poeti, scrittori, cantanti, artisti, politici, persone di ogni estrazione sociale e di ogni età tentano di impedire questo processo di cancellazione. Vittorio Robiati Bendaud, scrittore, docente, coordinatore del Tribunale Rabbinico del Centronord Italia, con dolente passione racconta e analizza la storia e le cause di questo dramma, ma ne mostra anche la bruciante attualità, nel libro Non ti scordar di me. Storia e oblio del Genocidio Armeno edito da Liberilibri (pp. 216, euro 18) con una introduzione di Paolo Mieli. Il genocidio armeno infatti è «tuttora in essere» nonostante un «negazionismo, magistralmente perseguito e realizzato», scrive l’autore. Un negazionismo che è «parte costitutiva, anzi essenziale del processo genocidario», ribadisce Mieli, e che «ha permesso, ai nostri giorni, il riattivarsi di politiche belliche contro gli armeni». Il Metz Yeghém, o il Grande Male, consumatosi fra il 1915 e il 1921 e finalizzato all’annientamento della popolazione armena, è stato definito il peccato originale del Novecento.

Tragedia ancora in essere? Sì, perché gli armeni sono tuttora sotto l’attacco di Ankara e di Baku, come ricorda l’autore, sono vittime di pulizia etnica e di etnocidio nei territori dell’Artsakh (o Nagorno-Karabakh) terra a lungo contesa da Armenia e Azerbaigian, nel silenzio quasi assoluto della comunità internazionale.
Ricordare quanto accaduto, ripetere che è accaduto, «è un dovere di verità che nessun Paese può negare». Così ha sottolineato il presidente della Camera dei deputati, Lorenzo Fontana, in occasione della recente presentazione del libro a Roma, a Palazzo San Macuto, «Considerati per un certo periodo sudditi fedeli, i cristiani armeni e assiro-caldei furono trasformati in nemici», ha detto ancora Fontana. «Non si trattò di una violenza improvvisa, ma dell’esito di un processo lungo e consapevole, frutto di un pericoloso intreccio tra nazionalismo e rivendicazioni ideologiche». Oggi il ricordo, ha concluso, «è anche un richiamo a tutti noi a rafforzare concretamente gli strumenti che promuovono il dialogo e la cooperazione internazionale».

Tra gli altri interventi, il ministro Carlo Nordio ha detto: «Nel mondo della storia troppo spesso quello che non è stato documentato è come se non fosse mai esistito. Il genocidio degli armeni fa parte di questo catalogo buio di omissioni». Il libro sarà presentato anche a Milano, al teatro Franco Parenti, il 10 giugno prossimo. Spiega dunque l’autore che «il genocidio armeno è lo snodo della contemporaneità, e forse anche la sua nascita: dal suicidio dell’Occidente all’islamismo totalitario; dal tradimento dei cristiani d’Oriente sino all’abbandono contemporaneo alle loro sorti degli armeni dell’Artsakh (Nagorno-Karabakh), per giungere all’antisionismo/antisemitismo attuale. Tanto bene ha funzionato il negazionismo da espungere dall’immaginario e dalla comprensione comune dei cittadini del mondo libero questa prospettiva!».

LA LEZIONE DI HITLER
«Chi si ricorda degli armeni?» affermò crudamente Hitler, che da quanto successe a questo popolo trasse “ispirazione” anche per pianificare l’atroce Shoah. Parole che hanno comunque un’eco da vaticinio. E noi, oggi, ci ricordiamo degli armeni? Eppure quella storia, quella cultura sono strettamente intrecciate alla nostra, sia in Italia che in tutto l’Occidente. Pensiamo a Padova, la Padova di Antonia Arslan – la scrittrice che ha fatto conoscere l’Armenia e il genocidio grazie ai suoi meravigliosi romanzi e alla sua infaticabile e appassionata opera di testimonianza e di traduzione di opere e autori – ricca di luoghi che riverberano la presenza armena, come il Palazzo Zocco, che si affaccia sul Prato della Valle, palazzo che per decenni ha ospitato un collegio armeno. E Venezia e la sua laguna, con l’isola di San Lazzaro degli Armeni, con il monastero mechitarista sorto nel 1717, custode di tesori di ogni genere, amato da Lord Byron, e da migliaia di visitatori lungo i secoli. Senza contare i tanti palazzi, calli, piazzette che disegnano la vasta topografia veneziano-armena. E poi a Roma, a Milano, a Bari, in Francia, in Grecia, in Libano e nel mondo, nella speranza che questa fitta rete di luoghi e di storie non diventi una terra abitata solo da fantasmi.

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Armenia – Assadakah al 2° Forum Yerevan Dialogue (Assadakah 26.05.25)

Assadakah Yerevan – Fra gli invitati all’importante 2a edizione di Yerevan Dialogue 2025, c’è anche l’associazione internazionale Assadakah, rappresentata dal fondatore e presidente, il giornalista Talal Khrais.

La convention, ospitata dal ministero degli Esteri nella capitale armena, che si tiene oggi e domani, 27 e 27 maggio, è una fondamentale tappa per lo sviluppo della regione a livello internazionale, alla quale partecipano, fra gli altri, anche i ministri degli Esteri francese Jean-Noël Barrot; del Montenegro, Filip Ivanoviç; e ungherese Péter Szijjártó. In programma anche diversi incontri e tavole rotonde, presiedute dal ministro degli Esteri dell’Armenia, Ararat Mirzoyan.

Talal Khrais, rappresentante della associazione internazionale Assadakah

Talal Khrais, rappresentante della associazione internazionale Assadakah

L’edizione inaugurale del Dialogo di Yerevan, tenutasi lo scorso anno, si è dimostrata una piattaforma preziosa, inclusiva ed efficace per affrontare le principali sfide del nostro tempo.

Nel 2025, il forum si concentrerà più approfonditamente su questioni globali, tra cui l’intensificarsi delle tensioni geopolitiche, la crescente incertezza economica, la perdita di biodiversità e le implicazioni trasformative ma complesse dell’IA.

Nikol Pashinyan, primo ministro della Repubblica di Armenia

Nikol Pashinyan, primo ministro della Repubblica di Armenia

Il Dialogo Yerevan 2025 fungerà ancora una volta da piattaforma per unire un ampio spettro di parti interessate, tra cui responsabili politici, accademici, società civile e settore privato, per discutere e sviluppare soluzioni alle sfide globali che ci troviamo ad affrontare oggi. Il forum di quest’anno è organizzato attorno a sei temi principali: Dilemmi di pace e sicurezza, Tendenze geopolitiche globali, Tendenze nell’UE e nei suoi Paesi di vicinato, Sviluppo verde, Connettività: commercio e trasporti, Politica dell’Intelligenza Artificiale.

L'audizione del ministro degli Esteri armeno, Ararat Mirzoyan

L’audizione del ministro degli Esteri armeno, Ararat Mirzoyan

Un corposo programma, che comprende: Il Caucaso meridionale come hub strategico: sfide e opportunità per il commercio e la connettività; Il coinvolgimento dell’UE nel vicinato orientale; Dimensione parlamentare del crocevia della pace: attraverso la democrazia verso la sicurezza e la prosperità; Turbolenze transatlantiche: il futuro dell’Europa nell’ambivalenza americana; Mitigare le sfide alla sicurezza attraverso una cooperazione inclusiva in Medio Oriente, Caucaso meridionale e Asia centrale; Tecnologie verdi come scudo: rafforzare le infrastrutture energetiche contro le minacce ibride; Tavola rotonda: Fede e libertà: rafforzare la libertà religiosa in un panorama globale in evoluzione; Il ruolo della connettività commerciale e dei trasporti nella promozione della cooperazione regionale;

Il primo ministro slovacco, Robert Fico

Il primo ministro slovacco, Robert Fico

Integrità delle informazioni: affrontare le sfide dell’era digitale; Garantire un futuro resiliente per i piccoli Stati insulari in via di sviluppo; Chiamata di apertura dei curatori; Percorsi plurilaterali: ripristinare l’ordine in un sistema multilaterale in crisi; Difendere la giustizia: l’imperativo globale dello stato di diritto; Invertire il cambiamento climatico e la perdita di biodiversità: trovare un equilibrio Ecologia ed Economia; Intelligente, agile e scattante: politica estera per un ordine mondiale frammentato; Tra innovazione e distruzione: regolamentare l’intelligenza artificiale e le tecnologie a duplice uso; L’equazione dell’espansione: l’allargamento dell’UE dovrebbe essere facilitato?; Immergersi nell’ignoto: esplorare le profondità dell’intelligenza artificiale; Il nesso con la biodiversità: ritessere l’arazzo vivente della Terra; L’algoritmo sociale: decodificare l’economia basata sui dati; Mitigazione della missione: costruire un ponte verso la decarbonizzazione nei paesi in via di sviluppo; Discussioni conclusive e ringraziamento.

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Riflessi d’Armenia al Politeama: Duduk e Sinfonie per la penultima stagionale dell’Orchestra Sinfonica Siciliana (Varie 26.05.25)

Palermo 26 maggio 2025 – Con un programma che unisce forza storica, colore orchestrale e radici etniche, la 65a Stagione dell’Orchestra Sinfonica Siciliana si prepara al suo penultimo appuntamento, in scena al Politeama Garibaldi di Palermo venerdì 30 maggio alle ore 21 (prova aperta alle 10) e sabato 31 maggio alle 17.30. Un omaggio in musica all’Armenia e ai suoi compositori attivi durante il periodo sovietico, in una serata dal respiro internazionale.

A guidare l’orchestra sarà il direttore armeno Karen Durgaryan, figura di riferimento nel panorama sinfonico dell’Est europeo, affiancato dal virtuoso Artak Asatryan, solista di duduk, lo strumento a fiato simbolo della tradizione caucasica, la cui voce antica e intensa sarà protagonista nella Suite concertante di Grigor Arakelian.

Il concerto si apre con l’Ouverture Festiva (1949) di Aleksandr Arutiunian, esempio vivido del sinfonismo sovietico postbellico, capace di mescolare strutture celebrative e suggestioni del folclore armeno. L’opera, composta poco dopo il conferimento del Premio Stalin, fu eseguita con grande successo sotto la direzione di Evgenij Mravinskij a Leningrado, imponendosi per la sua brillantezza e teatralità.

Segue la prima esecuzione palermitana della Suite concertante per duduk e orchestra (2024) di Grigor Arakelian, articolata in quattro movimenti che spaziano dalla spiritualità antica alla festa popolare. In Hymn to the Sun, il duduk disegna una linea melodica sospesa, quasi preghiera solare; in Dance, emerge il ritmo vitale e incalzante. Open the Door, Lord affonda nel lirismo più struggente, mentre Fête conclude l’opera in un’esplosione di energia corale e virtuosismo.

Il gran finale è affidato alla Sinfonia n. 2 “La campana” (1943) di Aram Il’ič Chačaturjan, composta in piena Seconda guerra mondiale come risposta al dramma collettivo vissuto dal popolo sovietico. Intensa e drammatica, la sinfonia si sviluppa in quattro movimenti, alternando il suono simbolico della campana a passaggi di grande tensione emotiva, fino a un epilogo che lascia spazio a speranza e resilienza.

Una serata dal grande valore artistico e culturale, in cui la musica si fa ponte tra passato e presente, memoria e celebrazione.

Karen Durgaryan
Karen Durgaryan
Artak Asatryan

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Omaggio alla musica caucasica con protagonista il duduk, strumento armeno di raro ascolto

 

Palermo celebra l’Armenia: Artak Asatryan al duduk con l’Orchestra Sinfonica Siciliana

 

IL DUDUK, STRUMENTO ARMENO DI RARO ASCOLTO, PROTAGONISTA DEI PROSSIMI CONCERTI DELLA 65a STAGIONE DELL’ORCHESTRA SINFONICA SICILIANA

Nasce a Berna il Comitato Svizzero per la Pace nel Nagorno-Karabakh (La Regione 26.05.25)

Il comitato apartitico mira a sostenere il Consiglio federale nella ricerca di una soluzione di pace nel Caucaso meridionale

26 maggio 2025
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Lunedì è stato fondato a Berna il comitato apartitico “Iniziativa di pace svizzera per il Nagorno-Karabakh”. Il comitato mira a sostenere il Consiglio federale nei suoi sforzi per trovare una soluzione di pace sostenibile nel Caucaso meridionale.

Il comitato è presieduto dai consiglieri nazionali Stefan Müller-Altermatt (Centro/SO) e Erich Vontobel (UDF/ZH), annuncia un comunicato stampa. Ne fanno parte 19 membri del Consiglio nazionale e degli Stati di vari partiti che hanno firmato la dichiarazione di principi.

Il comitato sosterrà il Consiglio federale nell’attuazione di un forum internazionale sulla pace nel Nagorno-Karabakh. L’obiettivo è quello di trovare una soluzione politica al conflitto irrisolto tra Azerbaigian e la popolazione armena del Nagorno-Karabakh, espulsa dalla propria patria.

Vontobel, appena tornato da un altro viaggio in Armenia dove ha incontrato molti rifugiati del Nagorno-Karabakh, ritiene che l’iniziativa di pace svizzera possa svolgere un ruolo decisivo nel ripristinare la giustizia e la stabilità. “È giunto il momento di dare forma concreta all’iniziativa di pace svizzera e di ancorarla a livello internazionale, in modo che la Svizzera possa svolgere il suo collaudato ruolo di mediatore”, ha detto Müller-Altermatt citato nel comunicato.

Mozione accettata dal Parlamento

In una mozione del 15 ottobre 2024 della Commissione della politica estera del Consiglio nazionale (CPE-N), il Consiglio federale è stato incaricato di “organizzare un forum internazionale di pace sul conflitto del Nagorno-Karabakh nel prossimo futuro, ma al più tardi entro un anno”. Il Consiglio degli Stati, in qualità di seconda camera, ha adottato il testo nel marzo 2024.

Durante il dibattito agli Stati, il “ministro degli esteri” Ignazio Cassis ha dichiarato che né l’Armenia né l’Azerbaigian volevano un forum di pace. Una conferenza di questo tipo non sarebbe quindi rilevante e potrebbe addirittura essere controproducente.

Dall’ultima offensiva militare condotta dall’Azerbaigian nel settembre 2023, il Nagorno-Karabakh è stato svuotato della sua popolazione armena. Temendo un nuovo genocidio come quello perpetrato contro gli Armeni nel 1915, la popolazione insediata storicamente in quell’area si è vista costretta a lasciare la propria patria nel giro di pochi giorni. “Nonostante questi gravi sviluppi, gli Armeni del Nagorno-Karabakh confidano di poter tornare nei loro luoghi di origine con garanzie di sicurezza fornite loro dalla comunità internazionale, di determinare da sé il proprio futuro politico e di esercitare l’autonomia democratica”, afferma il testo della mozione.

La Svizzera è già impegnata nella regione. Secondo l’Iniziativa di pace per il Nagorno-Karabakh, l’aiuto allo sviluppo svizzero all’Armenia e all’Azerbaigian ammonta a oltre 30 milioni di franchi svizzeri per il periodo 2022-2025.

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Armenia-Azerbaigian: Kirghizistan offre di ospitare la firma di un accordo di pace

Erevan, 27 mag 06:41 – (Agenzia Nova) – Il Kirghizistan si è offerto di ospitare la cerimonia per la firma di un accordo di pace tra Armenia e Azerbaigian. L’offerta è stata formulata dal presidente del parlamento kirghiso, Nurlanbek Turgunbek uulu, durante un incontro a Erevan con il suo omologo armeno Alen Simonyan, secondo quanto riferito dal quotidiano armeno “Aravot”. “Alen Simonyan ha menzionato la bozza già completata dell’Accordo di pace tra Armenia e Azerbaigian, affermando che la parte armena è pronta a firmarla”, ha riferito il quotidiano. “In risposta, il presidente del parlamento del Kirghizistan ha dichiarato che il suo Paese è pronto a fornire una piattaforma per la firma dell’accordo”. (segue) (Rum)