Armenia, Azerbaigian, Russia e Iran, il nuovo “risiko” spaventa l’Europa (Il sussidiario.net 05.11.15)

Ieri, in una dichiarazione del suo ministro della Difesa, l’Azerbaijan ha accusato l’Armenia di aver nuovamente violato nelle ultime ore, e per parecchie volte, la linea di separazione tra i due Stati e con la contesa regione del Nagorno-Karabach, linea stabilita con la tregua del 1994 che pose momentanea fine alla guerra iniziata nel 1992. Fine momentanea, perché non è stata ancora firmata alcuna pace definitiva e i due governi continuano a scambiarsi accuse di violazione degli accordi di tregua, come avvenuto anche in questi giorni.

La situazione ha subito un netto peggioramento negli ultimi tempi, rendendo più alto che in passato il rischio che si riaccenda un vero e proprio conflitto, come dimostra l’uso di armi pesanti da entrambe le parti in questi ultimi scontri. Su un possibile aggravamento dello scenario influiscono fattori esterni come l’intervento della Russia in Siria, la situazione in Turchia e l’accordo sul nucleare iraniano.

La Russia ha mantenuto uno stretto controllo sull’Armenia anche dopo il crollo dell’Unione Sovietica, favorito anche dal sostanziale isolamento dell’Armenia tra Stati ostili come l’Azerbaijan e la Turchia. Durante la guerra del 1992, la Russia si è schierata con l’Armenia, mentre la Turchia ha sostenuto gli azeri, popolazione di ceppo turco.

La vittoria nelle recenti elezioni è probabile porti Erdogan a rafforzare la sua politica, definita neo-ottomana, e ad ampliare i tentativi di espansione dell’influenza turca verso gli Stati dell’Asia Centrale ex sovietica, come l’Azerbaijan. Una simile politica non migliorerebbe certamente le relazioni con la Russia, già rese più critiche dall’intervento russo in Siria e la piccola Armenia, data la sua posizione geografica, rischia di trovarsi al centro di uno scontro che va al di là della controversia con l’Azerbaijan….Continua

 

Bari ricorda con un concerto il poeta armeno Hrand Nazariantz (Famedisud 05.11.15)

Il prossimo 6 novembre 2015, presso il Conservatorio “Niccolò Piccinni” di Bari (Sala 310), si terrà il concerto HRAND NAZARIANTZ un poeta armeno a Bari. Il concerto è a cura di Roberto Andreoni, Federico Biscione, Gianni Francia, Massimo Gianfreda, Michele Maiellari, Biagio Putignano, Davide Remigio, Riccardo Santoboni, Nicola Scardicchio e Detty Bozzi, Michele Bozzi, Giacomo Colafelice, Michele Dilallo, Antonio Di Maso, Pasquale Di Pinto, Filippo Lattanzi, Vito Paternoster, Corrado Roselli, Donato Tota. Coordinamento Maria Cristina Caldarola. Per l’occasione saranno eseguite musiche di Luigi Capuano, Dominga Giannone, Hadi Kadkhodazadeharani, Rosalba Lamacchia, Selim Maharez, Vittorio Manfredi, Diego Pugliese, Alberto Signorile, eseguite da un ensemble composto da Francesco Lasorsa, Fabricio Liardi, Gabriele Marzella, Michele Saracino, Davide Saturno, Olga Shytko, Lidia Valerio, Ioana Maria Valeanu. Voce recitante Luca Simonetti. L’evento è promosso dal Dipartimenti di Strumenti ad arco e corde, Strumenti a fiato, Teoria e Analisi, Composizione e Direzione e dall’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro” – Dipartimento Le.li.a Cattedra di Storia della Musica Moderna e Contemporanea.Il concerto celebra la figura di Hrand Nazariantz (Üsküdar, 8 gennaio 1886 – Bari, 25 gennaio 1962) scrittore, poeta e giornalista armeno naturalizzato italiano che ha trascorso a Bari buona parte della sua esistenza, svolgendovi per un certo periodo anche attività di insegnamento. In Europa, intensificò i rapporti sia con esponenti della diaspora armena sia con protagonisti della cultura italiana, francese ed inglese, recandosi anche all’estero per motivi di studio. Fu grande sostenitore della causa armena contro le persecuzioni turche e si impegnò ad ottenere supporto in Europa raccogliendo diverse adesioni, fra cui quelle di Giovanni Verga, Luigi Pirandello e Umberto Zanotti Bianco, e successivamente anche di molti altri noti intellettuali italiani ed europei. Ha pubblicato diverse raccolte di poesie ed ha collaborato con varie riviste delle avanguardie letterarie italiane. A lui si deve la fondazione, nell’agro barese, del villaggio per esuli armeni Nor Arax, che si sostenne con la produzione di tappeti e merletti. Daniel Varujan, noto poeta armeno, scrisse di lui: “Nazariantz ha composto poemi che possono eguagliare nel loro splendore profondo quelli di Stephane Mallarmé, poeta francese. La sua anima ha infatti un’eccezionale affinità con l’anima del principe dei poeti. Anima sempre tesa verso un’ebbrezza sconosciuta e indefinita che si può appena percepire attraverso l’umana aspirazione. Le sue immagini sono di una profondità suggestiva. Nazariantz è un poeta luminoso”.continua

Cinque armeni morti in Sud Sudan (Agccomunication 05.11.15)

ARMENIA – Yerevan 05/11/2015. Cinque cittadini armeni sono rimasti uccisi nell’incidente aereo avvenuto nel Sud Sudan il 4 novembre.

Ne da notizia, tramite, Ria Novosti, Tigran Mkrtchyan, capo ufficio stampa del Ministero degli Esteri armeno. Mkrtchyan, citando dati forniti dall’ambasciata dell’Armenia in Egitto, ha detto che tutti gli armeni uccisi nello schianto erano membri dell’equipaggio. L’aereo da carico, con cinque uomini d’equipaggio e sette passeggeri a bordo, si è schiantato subito dopo il decollo dall’aeroporto di Juba, capitale del Sud Sudan. Secondo la stampa locale, sua destinazione finale sarebbe stata la città di Paloch.

Assisi, una croce per commemorare il genocidio degli armeni (Sanfrancescopatronoditalia.it 04.11.15)

Importante giornata nello spirito di San Francesco, quella che il 2 novembre, ad Assisi, ha commemorato le vittime del Genocidio Armeno del 1915, un milione e mezzo di morti che il 23 aprile scorso a Echmiadzin, la Santa Sede della Chiesa Apostolica Armena, con una liturgia solenne, sono stati proclamati Santi Martiri dal Patriarca Karekin II della Chiesa armena apostolica.

Prima una messa, celebrata da Padre Guglielmo Spirito, ha ricordato i santi martiri armeni e la forza della loro fede. A seguire, al termine della liturgia, Padre Mauro Gambetti Custode del Sacro Convento di Assisi ha benedetto l’khachkar, la tradizionale stele armena in pietra incisa, dono dall’Ambasciata della Repubblica d’Armenia in Italia alla Comunità del Sacro Convento e da ieri collocata, a eterno simbolo di fraternità e giustizia, sul sagrato della basilica di San Francesco. Come recita la targa deposta alla base: “Questo khachkar è stato eretto in occasione del Centenario del Genocidio Armeno (1915-2015) in memoria dei Santi Martiri e a monito per le future generazioni affinché promuovano la cultura della pace tra i popoli”.

Il khachkar, riproduzione fedele di un’opera del XIV secolo del maestro scultore armeno Momik, è stato poi, con un rito speciale, consacrato e unto dall’Archimandrita Tovma Khachatryan, responsabile della Chiesa Armena Apostolica d’Italia… Continua

Intervista a Yair Auron, professore alla Open University e co-fondatore di Gariwo-Israele…(Gariwo 03.11.15)

Abbiamo intervistato Yair Auron, professore alla Open University e co-fondatore di Gariwo-Israele, sulle notizie che giungono da Israele e sulla prossima cerimonia del 4 novembre nel Giardino dei Giusti di Neve Shalom, dove si ricordano i turchi che salvarono gli armeni nel Metz Yeghern, gli armeni che salvarono gli ebrei nella Shoah e i palestinesi ed ebrei che hanno salvato persone del popolo nemico in Medio Oriente.

Che cosa ha portato lei, ebreo, a interessarsi della tragedia degli armeni?

Ho iniziato a studiare il genocidio armeno 25 anni fa, sulla base della mia lunga esperienza di studioso della Shoah. La cosa più importante per me adesso è l’educazione. Ho sviluppato dei corsi sui genocidi per le università di Israele, che purtroppo finora trattavano solo dell’Olocausto, e sono l’unico professore israeliano che insegna i genocidi.

Che cosa vuol dire ricordare oggi il genocidio armeno, nel suo centenario?

Noi dobbiamo ricordare ogni comportamento terribile dell’essere umano, perché se non ricordiamo le vittime, perderemo i nostri valori umani. Il genocidio purtroppo fa parte della vita umana, ma dobbiamo cercare di limitare questo fenomeno. Se non ci ricordiamo o neghiamo o non ammettiamo un genocidio, si prepara la strada per nuovi massacri.

Gli armeni si scontrano spesso con il negazionismo di Stato del governo turco. Perché questo fenomeno e come può essere contrastato?

La Turchia ha problemi con la memoria e anche con l’identità. Le politiche negazioniste sono iniziate ai tempi di Atatürk e purtroppo proseguono anche oggi. Io sono stato invitato a Istanbul a un convegno internazionale e l’ho detto apertamente: “Dovete riconoscere il genocidio armeno altrimenti non potrete essere una società veramente democratica”. Ogni società ha i suoi periodi neri, come ogni essere umano, ma bisogna affrontarli e ammettere i problemi.

Che differenza c’è tra cercare il riconoscimento del genocidio avvenuto ai danni del proprio popolo e cercare giustizia?

Invocare la giustizia senza riconoscere il genocidio è da ipocriti. Il riconoscimento è la base. Non è una questione tra i turchi e gli armeni, è una questione di tutta l’umanità. L’Italia riconosce il genocidio armeno?

Sì, lo riconosce con risoluzione della Camera dei deputati del 2000 e il premier Renzi il 24 aprile 2015 ha rilasciato una dichiarazione.

È un bene che ci sia stata una dichiarazione da parte del governo. Un riconoscimento solo parlamentare non è un pieno riconoscimento.

Comunque attualmente i Paesi che riconoscono il genocidio armeno sono solo 24 sui 190 che ci sono all’ONU. È un fallimento dell’umanità, e il messaggio che passa è che se uno è forte, se è in una situazione politica propizia, può commettere un genocidio. Nel mondo ci sono già troppi genocidi, migliaia se non milioni di persone vengono uccise ogni giorno. Continua

NAGORNO-KARABAKH. Mnatsakanyan, ‘possiamo resistere ad attacchi azeri’, ma deterrente è Mosca (Notiziegeopolitiche.it 03.11.15)

Secondo quanto dichiarato oggi dal Luogotenente-Generale Levon Mnatsakanyan, comandante in capo dell’autoproclamata repubblica del Nagorno-Karabakh, ha affermato oggi che “le forze armene hanno tutte le capacità per tener testa all’armata azera”, aggiungendo che la resistenza a quelle che ha definito “recenti aggressioni azere sulla linea di contatto” ne è la prova.
Gli scontri che negli ultimi mesi si sono verificati sul fronte armeno-azero hanno infatti causato decine di vittime da entrambe le parti, benché ognuna delle due fazioni scarichi le responsabilità sull’avversario.
Da oltre vent’anni infatti le truppe di Baku combattono contro quelle di Erevan per riconquistare il controllo sull’altopiano del Karabakh e sugli altri sette distretti azeri, occupati dalle forze armene con la guerra svoltasi tra il 1992 ed il 1994 e mai smilitarizzate, nonostante quattro risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite (n. 822, 853, 874 e 884 del 1993) richiedano ad Erevan di ritirare le proprie truppe per consentire l’instaurarsi di un clima che possa favorire lo svolgimento delle trattative di pace….Continua

Pullman si rovescia durante viaggio tra Russia e Armenia: 7 morti e 35 feriti (Lapresse.it 03.11.15)

Mosca (Russia), 3 nov. (LaPresse) – Almeno sette persone sono morte e 35 sono rimaste ferite in un incidente che ha coinvolto un pullman in viaggio da da Mosca alla capitale armena Yerevan: il mezzo si è rovesciato in autostrada nella regione di Tula, come riporta l’agenzia russa Ria Novosti. Il veicolo, un autobus con a bordo 63 passeggeri, si è schiantato sul suo lato destro: tutti i feriti sono stati portati nei vicini ospedali, mentre al resto dei passeggeri è stata data ospitalità nella sala di un cinema. “Quasi tutti i viaggiatori erano cittadini di Armenia, tutti erano adulti, non c’erano bambini” ha specificato l’agenzia russa Tass-

La Marche dans le désert: 1915 – 2015 (castedduonline 03.11.15)

Trentacinque artisti riuniti attorno al tema del Genocidio armeno per ripercorrere, nell’anno in cui ne cade il centenario, il primo sterminio di massa del Novecento. Venerdì 6 novembre alle ore 18 nella Sala Polifunzionale del Parco di Monte Claro, a Cagliari, sarà inaugurata “La Marche dans le désert. 1915-2015”, mostra multimediale in cui artisti da tutto il mondo offrono il loro personale contributo nel ricordare i tragici fatti accaduti in Armenia agli inizi del secolo scorso. Suddivisa nelle cinque sezioni “Cinema”, “Arti visive”, “Musica”, “Letteratura”, “Danza”, la mostra nasce da un’idea dell’associazione culturale Suoni & Pause che, in collaborazione con la società di comunicazione Ojos Design, la scorsa primavera ha lanciato un bando internazionale rivolto a grafici, illustratori, pubblicitari, fotografi, registi e artisti visivi e musicali affinché si facessero avanti con un’opera che potesse simboleggiare la tragedia che seminò un milione e mezzo di vittime. Un modo per non dimenticare, ma anche per informare e far riflettere, che ha riscosso l’entusiasmo di artisti non solo italiani, ma anche tedeschi, greci, latino- americani. Dalle opere cinematografiche a quelle grafiche, passando per le poesie e per un racconto scritto da un gruppo di giovanissimi, sino ai video di danza e alle varie opere pittoriche, di ceramica e alle installazioni, la mostra prende per mano lungo un percorso, visitabile a seconda dei propri gusti, che induce alla scoperta e alla riflessione. La grande parte delle opere saranno proiettate in loop, per tutta la durata della mostra. “La Marche dans le désert”, che si inserisce nella programmazione 2015 della rassegna organizzata da Suoni & Pause “Le Salon de Musique”, resterà aperta sino al 15 novembre, tutti i giorni, con orario continuato dalle ore 9 alle ore 20. Nel 2016 l’esposizione toccherà invece le città di Milano e Yerevan. L’evento si svolge sotto il patrocinio della Provincia di Cagliari- Presidenza e dell’ Ambasciata armena di Roma….Continua

Diario di viaggio in Armenia: la questione religiosa e il carattere armeno (III parte) (Ilpiacenza.it 03.11.15)

Diario di viaggio in Armenia: la questione religiosa e il carattere armeno

Pubblichiamo la terza ed ultima puntata del reportage di viaggio del medico piacentino Carlo Giarelli in Armenia: sotto analisi, in questo artiolco, il problema religioso in relaizone all’identità del popolo.

Cosa c’entra il problema religioso con il carattere degli armeni  è una domanda che tutti potrebbero porsi. Per concludere, da parte di qualcuno, che trattasi di un fatto di  poca importanza, rispetto a tutto quello che è stato detto sulle tormentose questioni storiche che hanno, queste sì, ferito lo spirito di tutto un paese con le sue verosimili ripercussioni in campo psicologico. Ma se tutto questo è vero sembra ancora più vero ritenere il ruolo religioso importante nell’aver contribuito a  creare una identità di popolo, anche se  caratterizzato da un aspetto contradditorio. Da un lato l’orgoglio legato al ricordo della grande Armenia, dall’altro  la presenza di sfumature nostalgicamente riduttive   forse giustificate dalla consapevolezza di essere rimasti  orfani, quindi con poca terra e con pochi abitanti ( la cosiddetta piccola Armenia). Per giunta con poca comprensione da parte  del mondo occidentale verso cui gli armeni guardano, nonostante tutto, con interesse. Un mondo questo che  per la verità  non ha mai saputo e voluto andare oltre i trattati di pace, purché  scritti sulla carta e non sui campi di battaglia. Fra queste due posizioni storiche e psicologiche contraddittorie, il ruolo di armonizzazione spetta allora alla Chiesa. Vediamo perché. Prima di tutto va riaffermato quanto già detto, che la religione cristiana in Armenia è la più antica del mondo.  Diventando religione di Stato nel 301 con San  Gregorio L’Illuminatore che la diffuse in tutto il paese. Da allora gli armeni mai l’hanno abbandonata nonostante le invasioni islamiche e i 70 anni di dominio sovietico che ostacolava in ogni modo ogni manifestazione di culto. Le chiese allora divennero le case e nessuno rinunciò alle tradizioni religiose dei padri  ormai inserite nel modo di vivere basato sul fondamento della famiglia, sul rispetto degli anziani e sul mantenimento persino delle vecchie  usanze pagane. Le quali  rivisitate dal cristianesimo ( ad es. i sacrifici animali  in onore dei vari dei) trovavano una nuova sistemazione nello sgozzamento degli animali ma a  fini esclusivamente di nutrimento in un modello familiare dove gli anziani ed i bambini venivano (e lo sono tutt’ora) educati secondo il detto: l’acqua al bambino, la parola all’anziano. Ancora prima di San  Gregorio, due  apostoli poi martirizzati diffusero il messaggio di Cristo in Armenia. Furono Taddeo  che di nome faceva anche Giuda  e per questo venne erroneamente confuso col Giuda traditore e il secondo, Bartolomeo. Di entrambi se ne vedono le immagini scolpite in altorilievo sulle lunette di ingresso, sopra il portale di  numerose chiese. Dunque la religione armena per questa origine apostolica  viene chiamata appunto Chiesa Apostolica Armena.  Ma che differenza c’è con la cattolica Romana?  Vediamo. La prima cosa riguarda la diffusione presso la popolazione, con l’Apostolica al 90% circa e quella cattolica  che non supera il 10%. Ma sul piano dogmatico? Be’ qui le cose sono un po’ più complicate. Infatti le differenze nacquero col Concilio di Calcedonia(451) a cui la chiesa armena non partecipò  e dove si approvò  a maggioranza che il Cristo ha due nature umana e divina in una singola persona… Continua

 

Diario di viaggio in Armenia: a cent’anni dal genocidio (II puntata) (Ilpiacenza.it 01.11.15)

Diario di viaggio in Armenia: a cent’anni dal genocidio

Pubblichiamo la seconda puntata del reportage di viaggio del medico piacentino Carlo Giarelli in Armenia. Il ricordo del genocidio armeno, ovvero le deportazioni ed eliminazioni di armeni perpetrate dall’Impero ottomano tra il 1915 e il 1916 che causarono circa 1,5 milioni di morti.

IL PROBLEMA STORICO  (III)

Continuando con l’elemento contraddittorio delle precedenti puntate, è la stessa posizione geografica dell’Armenia che sembra confermare questo dato. Chi infatti guarda un atlante  non può fare a meno di notare come la sua posizione sia sempre a metà strada fra  la parte europea e quella asiatica. Terra di conquista l’Armenia, viene allora  spontaneo dire, situata com’è fra territori e  imperi nemici  che hanno caratterizzato la  sua storia. Infatti questa vasta area che nel secondo millennio a. c. sorgeva su un altipiano incastonato fra valli e monti si stendeva per circa 400 mila Km2  fra il Caucaso a nord , la valle dell’Eufrate a ovest il pre Caspio ad est e la Persia a sud. Troppo vasto questo territorio per non suscitare appetiti. Per giunta  le sue valli ricche di straordinaria bellezza e fertilità e dotate di ogni varietà di  animali, uccelli e piante( v. Arca di Noè)  non per niente dalle antiche mappe venivano associate al Giardino dell’Eden menzionato nella Bibbia. Costituitasi questa nazione con il concorso di numerose tribù che parlavano lingue diverse, dopo circa mille anni,  queste plasmarono la nazione armena e la sua lingua che viene definita di stampo indoeuropeo. Dicevamo come questo paradiso terrestre non potesse stare immune da atti di conquista. Non è il caso qui di fare la storia armena, perché essendo troppo complessa è meglio lasciare agli storici e per giunta non interesserebbe ai lettori di queste note. Ci basti allora  ricordare  quel minimo di notizie onde  poter dedurre il carattere del suo popolo. Cominciamo col direche  dopo una serie di dinastie locali si interessarono dell’Armenia, gli Assiri, i Medi che venivano dalla Persia, I macedoni di Alessandro ed i romani che con il generale Lucullo nel 65 a.c. dopo aver sconfitto il re del Ponto Mitridate, si portò in questa terra, ne  occupò la capitale e la mise a ferro e fuoco.  Continua

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