Giovedì 3 aprile, alle ore 20.30, il Teatro Sannazaro di Napoli ospiterà un concerto dell’Ensemble Prometeo, un evento organizzato per l’Associazione Alessandro Scarlatti sotto la presidenza di Oreste de Divitiis. Il programma musicale dell’ensemble promete di trasportare il pubblico in un viaggio sonoro che esplora il profondo legame tra le tradizioni musicali della Russia e dell’Armenia. Attraverso opere di compositori noti come Schostakovich, Arutiunian, Khachaturian e Stravinsky, il concerto punta a mettere in evidenza la ricchezza espressiva della musica dell’Est.
Un concetto musicale che unisce culture
L’Ensemble, diretto artisticamente da Tommaso Rossi, presenta un’opportunità unica per conoscere composizioni meno frequentemente eseguite in Italia. “Un concerto in cui la grande tradizione russa incontra lo spirito armeno”, così lo ha definito Rossi, illustrando l’importanza della fusione culturale che il programma intende perseguire. Il concerto si distingue per la scelta di pezzi dal forte impatto emotivo, elementi chiave della musica dell’Est europeo, in un’epoca in cui il dialogo musicale tra le diverse culture è sempre più significativo.
Il percorso musicale si aprirà con i “5 pezzi” di Dmitri Schostakovich, lavori caratterizzati da intensità e varietà espressiva. Seguirà il “Trio per violino, clarinetto e pianoforte” di Aram Khachaturian, un’opera che offre una raffinata fusione di melodie folk armene con stili classici. La “Suite per trio” di Alexander Arutiunian apporterà una freschezza ritmica, mentre il concerto si concluderà con la “Suite” da “L’histoire du Soldat” di Igor Stravinsky, nota per il suo linguaggio originale e innovativo. L’insieme di queste opere offre una sintesi della storia musicale di una vasta area geografica, mutevole nei suoi vari stili e nelle sue forme melodiche.
L’Ensemble Prometeo: un’accademia di talenti
Fondato nel 2009 all’interno della Fondazione Prometeo, l’Ensemble si distingue per l’elevato calibro dei suoi musicisti, molti dei quali sono solisti di spicco nella scena musicale italiana. Grazia Raimondi, primo violino in diverse orchestre di prestigio e oggi parte della Camerata Strumentale Città di Prato, contribuirà con le sue abilità tecniche e interpretative. Michele Marelli, clarinettista di formazione, è anche membro dell’ensemble MusikFabrik, noto per la sua passione nella musica contemporanea. D’altro canto, Ciro Longobardi, pianista e docente al Conservatorio di Salerno, ha ricevuto premi di rilevanza internazionale, come il Premio Kranichsteiner di Darmstadt.
Questi artisti, nel loro insieme, non solo eseguono i brani con grande maestria, ma sono anche portatori di una visione musicale che abbraccia l’innovazione e la tradizione. La loro dedizione per la musica dell’Est europeo si traduce in un concertato che pone in risalto la ricca varietà di stili e influenze, una qualità distintiva dell’Ensemble Prometeo.
Un concerto di forte impatto emotivo
Il concerto rappresenta un’importante occasione per il pubblico, non solo per ascoltare musiche di compositori di grande valore, ma anche per avvicinarsi a opere che difficilmente trovano spazio nei programmi delle sale da concerto. I musicisti hanno dichiarato che la base del programma è stata in parte ispirata dall’opera di Stravinsky, sottolineando come la composizione del maestro russo abbia influenzato il repertorio per trio. “A partire da questa consapevolezza, si è voluto creare un programma che non solo rappresentasse quelle influenze, ma anche mettesse in evidenza le singolarità di altri compositori di origini est-europee.”
Durante la performance, i contrasti ritmici e melodici tra le varie opere offriranno al pubblico un’esperienza sonora stimolante e commovente. Il linguaggio nervoso di Stravinsky troverà un equilibrio con la linearità melodica dei brani di Khachaturian e Arutiunian, creando un clima di ascolto che metterà in luce le diverse tradizioni e culture musicali.
Quest’evento si configura come un’importante occasione per celebrare la musica, testimoniando come essa possa fungere da ponte tra culture diverse, favorendo la comprensione e l’apprezzamento reciproco.
http://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.png00adminwphttp://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.pngadminwp2025-03-27 19:17:302025-04-12 14:59:45NAPOLI - 3 aprile 2025 - Ensemble Prometeo: un viaggio tra la tradizione russa e lo spirito armeno
Nel villaggio di Armash, cento chilometri a sud dalla capitale armena Yerevan, Anishit (che preferisce non rivelare il suo vero nome) alza lo sguardo verso un’enorme bandiera che sventola sulla vetta della montagna sopra casa sua. La bandiera non porta i colori dell’Armenia – rosso, blu e arancione – ma l’azzurro, il rosso e il verde dell’Azerbaigian. Mentre dà da mangiare alle galline, la signora mi confida le sue preoccupazioni: “Siamo bloccati sul confine. Per questo siamo spaventati”.
Ci troviamo nel punto di incontro tra Turchia, Iran, Armenia e la Repubblica Autonoma di Naxçıvan, un’exclave dell’Azerbaigian, e i pochi villaggi che sorgono in questa valle si trovano intrappolati in una morsa. A soli quattro chilometri da Armash, si fronteggiano le forze di Yerevan e di Baku, separate dalla strada E117 che collega la Russia all’Iran senza passare per l’Azerbaigian.
http://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.png00adminwphttp://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.pngadminwp2025-03-27 14:36:512025-03-29 14:38:04Nel sud dell’Armenia lo spiraglio di pace con l’Azerbaigian non scioglie il sentimento di incertezza (Voxeuropa 27.03.25)
Chi segue da vicino l’attualità conosce bene il suo volto: l’avrà visto su La7, oppure al Telegiornale alla RSI, solitamente in collegamento da una zona di guerra. Luca Steinmann, infatti, lavora da 10 anni nelle aree di conflitto di tutto il mondo come reporter indipendente. Dice di aver cominciato un po’ per caso, dopo aver lavorato a Berna e a Singapore per il Dipartimento federale degli affari esteri.
La sua carriera l’ha portato anche in Donbass, un giorno prima che iniziasse l’invasione russa nel 2022: è stato uno dei primi giornalisti occidentali ad essere presente su quel fronte. Da lì era nato un libro: “Il fronte russo. La guerra in Ucraina raccontata dall’inviato tra i soldati di Putin” (Rizzoli, 2023). Ma in questi anni Steinmann si è recato di persona su vari altri fronti, ed è proprio da tutte queste esperienze che nasce “Vite al fronte. Donbass, Libano, Siria, Nagorno Karabakh: il grande intreccio delle guerre nelle storie di chi le ha vissute” (Rizzoli, 2025).
Rizzoli
Ciò che colpisce di questo diario di guerra è come questi conflitti non siano collegati solo sul piano geopolitico, ma anche su quello umano: Steinmann racconta di ebrei ucraini che, cercando di fuggire dalla guerra, cercano riparo in Israele, dove rimangono coinvolti nel conflitto con Hamas; racconta di palestinesi che scappano in Siria e Libano, finendo anch’essi in nuovi scenari bellici; di armeni fuggiti dalla guerra in Siria che si trasferiscono in Nagorno Karabakh e devono poi scappare nuovamente.
Tutto il libro si muove su questi due piani: quello personale, raccontato senza filtri e senza prese di posizione ideologiche, e quello geopolitico, illustrato sempre in modo semplice e preciso con lo scopo di far comprendere al lettore le dinamiche ampie dentro le quali quelle storie si muovono.
Il libro si conclude con considerazioni apparentemente amare sullo stato del mondo, ma Steinmann non è catastrofista: “C’è gente che dice che arriva la terza guerra mondiale: io la vivrei con tranquillità. Però dobbiamo renderci conto che il sistema che abbiamo sognato portasse automaticamente la democrazia e l’armonia tra i popoli del mondo era un sogno: bentornati alla realtà. E, rientrati nella realtà, viviamola bene, perché poi non cadrà per forza tutto a pezzi. Io sono ottimista”.
l parlamento armeno ha approvato il disegno di legge per la richiesta di adesione all’Unione Europea da parte della repubblica ex sovietica. Lo riporta l’agenzia Interfax. Il voto avviene in un momento in cui l’Armenia pare allontanarsi politicamente dal Cremlino. Il testo è stato approvato in seconda e ultima lettura con 64 voti a favore e sette contrari.
Il futuro dell’Europa di fronte alle attuali sfide geopolitiche ed economiche, lo stato di salute del diritto internazionale, messo a dura prova dai conflitti e dall’arrivo alla Casa Bianca di Donald Trump, ma anche i segreti del successo del Centrodestra in Regione, senza dimenticare due anniversari importanti: i 45 anni dalla strage di Ustica e i 110 anni dal genocidio armeno, una delle tragedie dimenticate della Grande Guerra.
Saranno questi i temi al centro della quarta edizione di Appuntamento con la Politica, che unisce la rassegna che l’associazione culturale Leali delle Notizie organizza dal 28 al 30 marzo. Sei gli incontri in calendario, a Ronchi dei Legionari, ma anche a Doberdò del Lago e a Fogliano Redipuglia.
La rassegna s’inaugurerà venerdì 28 marzo, alle 18.30, a Fogliano Redipuglia, nella Sala del Consiglio comunale, con Una storia sospesa: memorie a 110 anni dal genocidio armeno. L’incontro, in collaborazione con Zizernak, associazione culturale friulano-armena, permetterà di accendere i riflettori su una delle più grandi e meno conosciute tragedie legate alla Prima Guerra Mondiale, ma anche di analizzarne le ripercussioni nella contemporaneità. I relatori saranno Aldo Ferrari, professore dell’Università Ca’ Foscari di Venezia e direttore del programma Russia-Vicini Orientali dell’ISPI di Milano, e Gregorio Zovighian, già vicedirettore dell’Istituto di Studi Armeni di Monaco di Baviera, moderati da Stefano Del Franco, rappresentante locale di Zizernak.
Sempre venerdì, ma alle 20.45, la rassegna si sposterà a Ronchi dei Legionari, nella Sala polifunzionale del Consorzio di Bonifica Venezia Giulia, per un dibattito legato alla politica locale: con gli assessori regionali Mario Anzil e Riccardo Riccardi, moderati dal giornalista Mattia Pertoldi, proveremo a capire i segreti del successo del Centrodestra in Friuli Venezia Giulia.
Sabato 29, alle 18.30, nella sede dell’associazione Kremenjak (via I maggio 20) a Jamiano di Doberdò del Lago, cercheremo di ricostruire con precisione depistaggi e silenzi istituzionali seguiti, in questi 45 anni, alla strage del DC-9 dell’Itavia, abbattuto il 27 giugno 1980, partendo dal libro Ustica, ultimo volo di Daniele Biacchessi (Jaca Book – Collana Contastorie) in dialogo con il giornalista Timothy Dissegna. Un’indagine sulla verità mai rivelata, che rende anche omaggio al lavoro di Andrea Purgatori, il giornalista che per primo rifiutò la versione ufficiale del cedimento strutturale, e all’impegno civile dell’Associazione parenti delle vittime della strage di Ustica, presieduta da Daria Bonfietti.
In serata, alle 20.45, nella Sala polifunzionale consortile di Ronchi, è in programma la presentazione del libro Salviamo l’Europa. Otto parole per riscrivere il futuro (Marietti1820) di Michele Bellini, analista politico. Nel dialogo con il giornalista ChristianSeu, affronteremo i temi caldi della politica europea, dall’integrazione all’immigrazione, passando per economia, difesa comune, transizione verde e digitalizzazione, in un contesto geopolitico sempre più incerto.
Domenica 30, doppio appuntamento nella Sala del Consorzio di Bonifica di Ronchi: si parte alle 16.30 con Diritto internazionale o diritto del più forte? Hanno ancora senso gli organismi sovranazionali o le relazioni diplomatiche saranno sempre più improntate sulla forza? Ne parleremo con Enzo Cannizzaro, professore di diritto internazionale all’Università La Sapienza di Roma, e Gregory Alegi, storico militare e giornalista, moderati dal giornalista VincenzoFrenda.
Infine, alle 18, A tu per tu con… Gaetano Pedullà, noto giornalista, dal 2024 europarlamentare per il Movimento 5 Stelle; è membro della Commissione Affari economici e monetari e della Delegazione dei rapporti con la Cina. In Europa si sta occupando in maniera particolare di banche e libertà di stampa e ha organizzato diversi convegni contro le guerre a Gaza e in Ucraina. Assieme a lui dialogherà Emanuela Scridel, economista, esperta per l’Ue, autrice e pubblicista.
La rassegna Appuntamento con la politica, che unisce è organizzata da Leali delle Notizie, in collaborazione con il Consorzio di Bonifica della Venezia Giulia e l’Associazione Libertà Territorio Solidarietà con il sostegno dei Comuni di Ronchi dei Legionari, Doberdò del Lago e Fogliano Redipuglia.
http://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.png00adminwphttp://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.pngadminwp2025-03-26 14:25:582025-03-29 14:27:54Europa, Usa, il genocidio armeno a “Le ali delle notizie” (Il Popolo 26.03.25)
Pochi popoli hanno una storia tanto antica e affascinante come quella degli armeni. Su una terra dai paesaggi mozzafiato, a cerniera tra Europa e Asia e ai piedi del Monte Ararat, il popolo armeno scelse la fede cristiana nel 301, primo fra tutti, e fondò la Chiesa apostolica armena separata dalle altre chiese fin dal Concilio di Calcedonia. Un popolo che seppe anche inventare un alfabeto che gli permise la traduzione delle Sacre Scritture oltre che una vasta produzione letteraria.
Un popolo che ha trovato la strada per l’indipendenza nazionale dall’Urss nel 1991 e che ha saputo guardare al suo futuro attraversando con coraggio il dramma della storia, che tra il 1915 e il 1916 lo ha visto soggetto di sterminio da parte dell’Impero Ottomano: un genocidio che causò circa 3 milioni di morti e una numerosa frammentazione di comunità armene in diaspora. L’Armenia di oggi è una nazione che ha saputo intraprendere un cammino di crescita mantenendo salde le sue fiere radici che affondano nel mito del valoroso capostipite Haik, discendente di Noè e padre di tutti gli armeni.
I motivi per visitare l’Armenia sono numerosi, soprattutto per chi ama storia, natura e tradizioni. Il patrimonio storico e culturale è caratterizzato dai millenari monasteri, come quello di Geghard, scavato nella roccia e Tatev, arroccato su una scogliera, luoghi che fanno assaporare l’autenticità di una fede dei riti millenari. Il paesaggio abbraccia i monti innevati del Caucaso fino alle verdi vallate dell’altopiano caucasico, in un alternarsi spettacolare di rocce e natura lussureggiante. Il lago Sevan, uno dei laghi d’alta quota più grandi del mondo, è un gioiello naturale con le sue acque di colore blu intenso. La cucina armena offre piatti come il khorovats (barbecue di carne), il lavash (pane tradizionale) e il dolma (involtini di foglie di vite). Gli armeni infine sono noti per la loro ospitalità che rende più autentica l’atmosfera di una terra che non è ancora stata invasa da un turismo di massa.
Nel pellegrinaggio diocesano in Armenia, dal 17 al 24 maggio, accompagnati da don Francesco Grazian, non sarà difficile farsi conquistare da questa terra e dal suo popolo gentile.
Per informazioni contattare il Servizio Pellegrinaggi della Diocesi – mail: pellegrinaggi@diocesivr.it – tel. 045.8083746.
http://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.png00adminwphttp://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.pngadminwp2025-03-26 14:23:542025-03-29 14:32:46Pellegrinaggio diocesano in Armenia, là dove Oriente e Occidente si incontrano (Veronafedele 26.03.25)
«Dio vivente, veniamo davanti a te da diverse denominazioni cristiane per pregare per i malati e i sofferenti, per la salute di tutti i capi delle Chiese e in questo momento per il tuo servo Francesco, Vescovo di Roma, in questo tempo in cui è afflitto dalla malattia»: sono le parole con cui si è aperta, nel primo pomeriggio di ieri, 21 marzo, la preghiera ecumenica per la salute del Papa e di tutti i malati, svoltasi nella chiesa romana di San Lorenzo in Piscibus, sede dell’omonimo Centro internazionale giovanile.
Organizzato dalla Comunità di Taizé, dal Dicastero per la Promozione dell’unità dei cristiani e dall’Ufficio per l’ecumenismo e il dialogo dell’Urbe, in collaborazione con il Centro anglicano e gli Uffici ecumenici metodista e delle Chiese riformate di Roma, il momento orante è proseguito con il Salmo 102 «Benedici il Signore, anima mia» e con un passo dalla Lettera di san Paolo Apostolo agli Efesini (6, 13-18), letto in italiano, inglese, tedesco, spagnolo e francese. In diverse lingue anche la Preghiera dei fedeli, le cui intenzioni sono state elevate dai rappresentanti delle Chiese insieme ad alcuni giovani. In particolare, si è pregato «per tutti i malati, per gli assistenti e per tutto il personale medico», con un’invocazione allo Spirito Santo affinché dia a Papa Francesco «la forza e la pace di cui ha bisogno durante la sua malattia». Non è mancata una preghiera per la pace, in particolar modo per «i popoli dell’Ucraina, di Gaza, della Repubblica Democratica del Congo, di Haiti, del Nicaragua e di ogni luogo dove vi è guerra nel nostro mondo travagliato».
Una supplica si è levata perle persone colpite «dal riscaldamento e dallo sfruttamento delle risorse», con l’auspicio che l’umanità divenga sempre più consapevole della responsabilità «per la cura Creato dono di Dio». Un’ultima intenzione è stata dedicata all’unità dei cristiani, affinché siano una cosa sola.
Prima della benedizione conclusiva — impartita insieme dai rappresentanti delle diverse Chiese — si è pregato ancora il Signore affinché sia con Papa Francesco «nella sua malattia». La celebrazione — alla quale hanno preso parte, tra gli altri, frère Matthew, priore di Taizé; l’arcivescovo Flavio Pace, segretario del Dicastero ecumenico; Tara Curlewis, delle Chiese riformate; Matthew A. Laferty, metodista; l’arcivescovo Khajag Barsamian, della Chiesa apostolica armena e l’anglicano Jim Linthicum — si è conclusa con il canto Bonum est confidere in Domino.
http://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.png00adminwphttp://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.pngadminwp2025-03-22 18:10:292025-03-26 18:12:41Cristiani uniti per la guarigione del Pontefice (Osservatore Romano 22.03.25)
Debutta la prima edizione della fiera internazionale del turismo dell’Armenia a Yerevan dal 4 al 6 aprile 2025
ITF Armenia 2025 si svolgerà dal 4 al 6 aprile 2025 nella capitale Yerevan, al Karen Demirchyan Sports and Concert Complex. La manifestazione offrirà un luogo di connessione, un’area espositiva e un palinsesto di convegni e incontri per creare nuove rotte di collaborazione, offrendo ai partecipanti l’opportunità di scoprire numerose destinazioni.
La prima fiera-conferenza internazionale sul turismo è organizzata dall’Armenian Tourism Federation, con il supporto dell’Armenia Tourism Committee, in collaborazione con Armenia Travel e Prom Expo – aziende con oltre 25 anni di esperienza nell’organizzazione di programmi turistici, fiere, conferenze, festival e altri eventi su larga scala.
ITF Armenia 2025 si propone a destinazioni, tour operator e altri operatori turistici italiani come piattaforma B2C e B2B per presentare ai viaggiatori e alle agenzie turistiche locali proposte di viaggio nelle destinazioni italiane (incoming) e per scoprire nuove mete da proporre ai viaggiatori italiani (outgoing). Numerose le opzioni di partecipazione, che vanno dal semplice visitatore – con ingresso gratuito – alle opportunità di esporre con formule diversificate, che possono comprendere l’accesso al palinsesto di convegni ed eventi di networking.
ITF Armenia 2025: un evento per tutti
La Fiera Internazionale del Turismo Armenia 2025 prevede di accogliere tra 10.000 e 12.000 partecipanti nei tre giorni di svolgimento. L’evento è pensato sia per il pubblico generale (B2C) sia per i professionisti del settore (B2B), offrendo numerose opportunità di scoperta, networking e collaborazione. Visitatori B2C (65-75% del totale): individui e famiglie alla ricerca di nuove idee di viaggio, esperienze uniche e offerte esclusive. Visitatori B2B (25-35% del totale): tour operator, agenzie di viaggio, organizzatori di eventi MICE e decision maker del settore provenienti dall’Armenia e dall’estero.
Obiettivi principali
Creare una piattaforma internazionale dinamica che riunisca le principali organizzazioni e professionisti del turismo, valorizzi l’offerta turistica dell’Armenia, della regione e dei Paesi target, favorisca lo sviluppo di connessioni commerciali, aumenti la visibilità globale dell’Armenia e ispiri i residenti a esplorare il mondo. L’evento punta ad accrescere l’interesse internazionale per il potenziale turistico dell’Armenia e della regione; attrarre operatori turistici e giornalisti internazionali mostrando la diversità dell’offerta turistica armena e rafforzando le collaborazioni strategiche. L’obiettivo è anche presentare ai viaggiatori locali e alle agenzie turistiche sia destinazioni già note che nuove mete per il turismo outbound, facilitare lo scambio di conoscenze e opportunità di apprendimento attraverso interventi, discussioni e seminari tenuti da esperti internazionali, contribuendo alla diffusione di soluzioni innovative. Infine, si intente rafforzare il riconoscimento del patrimonio culturale, storico e naturale dell’Armenia, promuovendo uno sviluppo turistico sostenibile e consolidando i legami con le comunità locali.
http://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.png00adminwphttp://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.pngadminwp2025-03-21 18:05:462025-03-26 18:10:25ITF Armenia 2025: la fiera internazionale del turismo dal 4 al 6 aprile (ITF 21.03.25)
Speranza contro speranza non è il titolo di un libro – è un titolo d’onore.
Nella liturgia del 19 marzo scorso, che ruotava intorno a San Giuseppe, la seconda lettura, dalla lettera ai Romani di Paolo, dice: “Egli credette, saldo nella speranza contro ogni speranza, e così divenne padre di molti popoli”. Il memorabile libro di memorie di Nadežda Mandel’štam, Speranza contro speranza – ora in catalogo Medhelan – insegna che bisogna avere fede nella poesia. La Storia potrà pure uccidere il poeta – deve ucciderlo, ai fini della sua riuscita –, potrà ridurlo ai margini, a mendicare, ostaggio della propria fame – la poesia resterà.
A Iosif Brodskij, Nadežda Mandel’štam fece l’effetto di “una minuscola brace che brucia se la tocchi”. L’aveva incontrata nel 1972, prima di lasciare, per sempre, l’Unione Sovietica. La brace divenne incendio – la donna martoriata e senza parto fu la levatrice di migliaia e migliaia di poeti.
Non è inesatto chiamare Osip Mandel’štam, nelle notti a secchiate, con il tono con cui si dice padre.
È curioso: i poeti seppelliscono il proprio cuore – un cuore, si dirà, capace in radici o in tentacoli, a seconda della belva che anima quel rantolo – altrove. Mandel’štam ha messo il cuore in Armenia, luogo che svasa in leggenda, dove il cristianesimo primeggiò con forza di ribes, di mora selvatica. Boris Pasternak preferiva la Georgia che nello stemma ha l’eroe che trafigge il drago. Anche in questo si intuisce lo stigma di uno stile. A Tbilisi, Pasternak trova poeti complici, amici – il più caro, Tician Tabidze, il Dylan Thomas georgiano, farà la stessa fine di Osip: rapina stalinista, arresto, fucilazione, è il ’37 e come da prassi nessuna notizia sulla sua fine allenta, per anni, la spossante attesa dei cari. A Savan, a Suchum, “città di lutto, di tabacco e di aromatici olii vegetali”, a B’hurakan, “celebre per la caccia ai galletti” che “rotolavano per terra come palline gialle sacrificate al nostro cannibalesco appetito”, Mandel’štam sta alla larga dai poeti. I suoi interlocutori sono geologi, archeologi, chimici; scienziati, insomma. A Mandel’štam interessa l’immaginazione ‘empirica’, il punto che congiunge poesia e scienza. Gli interessa, per così dire, la zoologia del fraseggio, il modo in cui si sviluppa, per gemmazione e potatura, quella boscaglia di versi. Così scrive in un taccuino: “Fin da bambino sono stato abituato a considerare Darwin un ingegno mediocre. La sua teoria mi sembrava sospettosamente stringata: selezione naturale”. In Armenia – filo mancante a ricucire un cuore malmenato – Mandel’štam trova il luogo di fusione tra letteratura e scienza:
“Con Darwin ho concluso una tregua. Nella mia biblioteca immaginaria l’ho messo accanto a Dickens. Se pranzassero insieme, il terso della compagnia sarebbe Mister Pickwick. Non si può non lasciarsi incantare dalla bonomia di Darwin. È un umorista preterintenzionale”.
Anni dopo, in altro contesto, Italo Calvino scrisse che Galileo Galilei era “il più grande scrittore della letteratura italiana di ogni secolo” (rispondeva ad Anna Maria Ortese dal trono del “Corriere della sera”, era il Natale del 1967). In quel caso, era una opzione ‘letteraria’, di fatue ‘inclinazioni’; per Mandel’štam è una questione di vita, di clinamen.
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In Armenia, tra l’altro, Mandel’štam scansa le grandi città; preferisce i laghi, le montagne, i borghi col broncio. Ad Aštarak “ho avuto la fortuna di vedere le nuvole che celebravano sacre funzioni al dio Ararat”. In un passo del reportage, il poeta cita Baloo, l’orso del Libro della giungla di Kipling. Nella mia fragile mente, mi piace pensare al poeta come Mowgli: conosce la lingua di tutte le bestie, è inaccettabile alla giungla come al mondo degli uomini – è scaltro e innocente, canta e uccide.
Chissà quando Mandel’štam ha letto il Libro della giungla; chissà se imitava Shere Khan, la tigre, o se preferiva i serafici silenzi di Bagheera, la pantera nata dall’oscurità. Mandel’štam non è poeta abile nel ruggito; ha un passo felpato, conosce l’arte dell’assalto, l’arte dell’indiarsi nelle attese.
Mentre è in Armenia, nella primavera del 1930, Mandel’štam è ammutolito dalla “notizia oceanica” della morte di Majakovskij, il poeta leonino alla Rivoluzione. Eccolo, un poeta che ruggisce! Capisce che con la morte di Majakovskij qualcosa è morto per sempre – l’idea stessa, pur impaniata di sangue, della Rivoluzione. Il viaggio in Armenia è pure questo, nel pudore: compianto sul corpo morto di Majakovskij. I poeti sono come quelli che vanno in battaglia sventolando il vessillo della Vergine: credono nelle milizie angeliche più che nella forza dei droni. Che muoiano, seguaci dell’assurdo, è il loro vanto.
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Intendo dire: pur in viaggio ‘ufficiale’, Mandel’štam diffidava degli ufficiali di partito, tramutò il compito in officio inaccettabile, in un’officina del linguaggio che potremmo chiamare “Ufficio delle tenebre”.
Oh, sì, Mandel’štam sarà pur morto, come dicono, in un campo di transito presso Vladivostok, nel dicembre del 1938; in realtà, egli si è creato un sepolcro in Armenia. Egli è sepolto in quelle tombe che sembrano pietre che levitano: i sepolcri dei santi e dei re, dove si rilassano i migratori tra un’Asia e l’altra, perché il cielo è riposto lì, proprio lì, in quell’anfratto, piegato, come un fazzoletto.
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Prima di partire per l’Armenia, Mandel’štam lavorava al “Moskovskij komsomolec”, un “giornaletto” che permetteva al poeta una “paga così basso che il denaro era sufficiente solo per pochi giorni”. Nel secondo tomo delle sue memorie, Speranza abbandonata – che è poi, un abbandonarsi alla speranza, anche se la speranza, a volte, ha i tratti della iena; questo libro, in Italia, è in catalogo Settecolori – Nadežda Mandel’štam scrive che “nella redazione tutti credevano nel radioso avvenire e si sforzavano di accelerarne la venuta”.
A Mandel’štam l’Armenia pare il nuovo mondo: poco prima di partire, si licenzia. “Ricevette un’attestazione di benevolenza in cui lo si diceva che apparteneva al novero degli intellettuali a cui si poteva dare un lavoro, ma sotto la supervisione dei capi del partito”. Per un poeta da tempo bandito dalle case editrici statali – le uniche in azione – era un gesto di inattesa bontà. Mandel’štam si infuriò, non accettava attestati, aiuti, pericopi di partitocrazia ipocrita – i redattori di quel giornale, durante le purghe, furono decimati.
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Viaggio in Armenia – in Italia: edizione Adelphi, cura mirabile di Serena Vitale – è un libro fantomatico, di araldica bellezza, che non si può circoscrivere in generi. Varia dal reportage al bozzetto, dal poema in prosa al trattato d’arte, dal dibattito scientifico al sulfureo lirismo. Il suo modello è il folgorante Viaggio ad Arzrum di Puškin, il suo delfino è Bruce Chatwin.
Un libro del genere, va da sé, scontentò tutti, soprattutto chi aveva permesso al poeta quel vagabondaggio. Incurante degli obblighi intellettuali verso la patria, Mandel’štam comincia, dopo il Viaggio in Armenia, la propria catabasi negli inferi del sistema sovietico. Vent’anni dopo, nel 1950, Marietta Šaginjan firma il libro che avrebbe dovuto scrivere Osip: il suo Viaggio nell’Armenia sovietica, affascinante resoconto delle sorti progressive dell’impero stalinista, fu tradotto nel resto del mondo, le permise il Premio Stalin. Amica di Sergej Rachmaninoff, armena d’origine, poetessa per vizio, si orientò a Stalin, divenendone fedele – e feroce – scriba. Scrisse un romanzo su Lenin di catastrofico successo.
Naturalmente, Nadežda ha per la Šaginjan, “minuscola e incartapecorita”, parole violente: in un passo, descrive il suo “modo ripugnante di baciare la mano alla Achmatova quando le capitava di incontrarla”.
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Da tempo, Silvio Castiglioni lavora nell’opera di Osip Mandel’štam: Un po’ di eternità è andato in scena la prima volta a Lucca, nel 2013 (regia di Giovanni Guerrieri, storico sodale di Silvio). Improprio nominare “spettacolo” questo atto sacro pensato “per Osip e Nadežda Mandel’štam”. Qualche giorno fa l’ho rivisto, in un antro di Cattolica, un ostensorio di pietra, qualcosa come un caravanserraglio, con i tappeti volanti intorno; metteva in scena Viaggio in Armenia. Hanno ragione a chiamare quel libro “luminosissimo addio; un rito d’addio”.
Per chi non lo ha mai visto, Silvio Castiglioni è sempre sbalorditivo. È l’unico attore che conosco a farti capire che la mano è la mano – e la mano è in scena, recita anche lei. Che il dito è un dito, l’unghia un’unghia, il naso è proprio il naso. Castiglioni recita, ovvero: non dice delle parole scritte da altri in uno spazio detto scena. Recinta il corpo nella recita. D’altronde: parola-corpo, verbo che si fa carne; dunque: falange falena, mano lupo, gambe patriarca, gambe binario morto, gambe Orient Express!
Castiglioni è all’oreficeria dell’arte attoriale. Castiglioni ha un corpo soffiato nel vetro – pasta malleabile, sottoposta al fuoco dell’addestramento. Un corpo che può farsi cigno e stoviglia, sfera e sfuriata.
Il rito dura, credo, quarantacinque minuti. Castiglioni interpreta il libro – un libro piccino, indifeso, inaccettato – come lo sono le cose davvero mastodontiche, regali. Castiglioni è Viaggio in Armenia; e dunque: è il burocrate dall’“erudizione troppo chiassosa”, è la biblioteca di cactus e la ragazza bionda, è Osip, il poeta – in fuga dallo stare in scena, troppo cristico per inscenarsi – e le nuvole che flottano su Sevan; è la lama di rasoio sotto la scarpa, per ogni evenienza; è l’uovo sodo – cotto nell’atto – che piaceva tanto al poeta; è una teca di vetro che soffoca il poeta, farfalla sotto lo spillo stalinista; è la poesia sul “montanaro del Cremlino” e il frutto rosso che spergiura un Eden alle labbra. È il coccio, la cocciniglia, la coccinella. E poi: Silvio che si leva brandelli plastici di faccia, lo sfacciato (ergo: una Storia che ti soffia l’identità, la Storia avvolta di senza volto); Silvio che sfila un lenzuolo, lo ondeggia, nostra signora Sherazade, mentre si proiettano immagini dell’Armenia di allora; Silvio che si toglie le burocratiche calze, le ufficiose scarpe, per svelare un piede dorato, spudorato riflesso di voluttuosa regalità; Silvio che regola il viso sotto la panca, s’incapsula lì, e recita quell’ultima, feroce pagina del Viaggio in Armenia, la leggenda del re recluso, e “il sonno ti avvolge di pareti, ti mura”.
Silvio Castiglioni è Viaggio in Armenia
Ogni applauso è improprio – al rito segue: sprofondare nel sé – alcuni, al posto dell’anima hanno giunchiglia, infinite stazioni di acquitrini, gli aironi a fare la posta.
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Ha qualcosa di simile al clown e al pope, Castiglioni. Occhi dalla scrittura armena: divorano e possono piangere di ciò che hanno divorato. Se ha valore la parola ‘invasato’, allora, poi, occorre rompere i vasi – che vuol dire, dare rifugio all’acqua, concedere ai cocci di essere Micene, Mosca, kamen, la pietra- Mandel’štam da cui, dopo la distruzione, ripartirà il respiro.
Lapidare, lapidazione di labbra.
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Eccolo, lui:
“Le mosche divorano i bambini, si attaccano a grappoli agli angoli degli occhi.
Il sorriso di un’anziana contadina armena ha un’inesprimibile bellezza: è pieno di nobiltà, di sofferta dignità, e del particolare, solenne fascino della donna maritata.
Vidi la tomba di un gigantesco curdo dalle dimensioni fiabesche e la presi come una cosa ovvia”.
Fiaba e calcolo, canicola e canini, Van Gogh e Linneo. Fu Adamo, in Armenia, Mandel’štam.
I morti non urlano più, li abbiamo resi alla betulla, in corde, allievi del merlo e della rupe cincia.
Milano, 20 mar. (askanews) – Un diario di guerra che indaga il grande intreccio dei conflitti che negli ultimi dieci anni hanno sconvolto il mondo. Lo ha scritto il giornalista Luca Steinmann nel libro “Vite al fronte” raccontando storie spesso inesplorate dai media in diversi scenari bellici: a cominciare da Israele, Palestina e Donbass, ma anche Libano, Siria, Nagorno Karabakh, Armenia e Azerbaidjan.
“In questo libro io racconto questi conflitti vissuti appunto in prima persona cercando però di mettere al centro le persone che incontro per raccontare attraverso le persone questi conflitti, cercando di mostrare come tutti questi sono interconnessi e si alimentano l’uno con l’altro”.
Una visuale unica e senza filtri, che raccoglie le testimonianze di uomini e donne, civili e combattenti che si sono ritrovati a vivere in guerra.
“C’è un effetto domino, un filo conduttore che lega tutte queste guerre sul piano alto a livello geopolitico ma anche sul piano più basso proprio attraverso le tantissime storie di persone semplici che però spiegano molto”.
Luca Steinmann racconta anche come è cambiato il modo di fare la guerra in un momento in cui l’Europa sta cominciando a riarmarsi. “L’illusione di un mondo che poteva vivere in una sorta di pace perpetua dopo la caduta del Muro di Berlino sì e infranta contro la rinascita dei conflitti globali” aggiunge.
“Dunque le guerre sono sempre più tecnologiche e io ho visto per esempio la guerra in Ucraina cambiare progressivamente e passare dall’essere un conflitto di trincea nel 2022 a un conflitto di droni fino ai giorni nostri, fino al 2024-2025. Quindi l’apporto che le nuove tecnologie, l’intelligenza artificiali, satelliti hanno su quello che avviene sui campi di battaglia è fortissimo e potentissimo, ricordiamo anche che le guerre non si combattono solo sui campi di battaglia ma anche in forma ibrida, esempio, attraverso la comunicazione sui social”.
Cruciale infine per Steinmann il ruolo della ricerca del consenso interno da parte degli Stati che porta inevitabilmente la guerra al centro dei dibattiti.
“Le guerre lasciano sempre ferite- ricorda infine il giornalista – e da queste germogliano i semi che conducono allo scoppio di nuovi conflitti”.
http://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.png00adminwphttp://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.pngadminwp2025-03-20 18:03:012025-03-26 18:04:20"Vite al fronte", Luca Steinmann racconta le guerre in prima persona (Askanews 20.03.25)
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