Il Caucaso meridionale ha un problema di fuga di cervelli (Globavoices 03.03.23)

Questo articolo si basa su di una serie di articoli pubblicati in origine da [en, come tutti i link seguenti, se non altrimenti indicato] Chaikhana Media. La presente è una versione modificata pubblicata secondo un accordo di condivisione di contenuti.

Sempre più giovani e professionisti del Caucaso meridionale cercano opportunità all’estero a causa della disoccupazione locale, la mancanza di opportunità di lavoro accettabili e la scarsità di prospettive per il futuro nel proprio paese. L’ambiente in costante declino per lo spazio civile esacerba ulteriormente la situazione. Il  CIVICUS Monitor che analizza le libertà civili posiziona l’Azerbaigian nella categoria “escluse”, l’Armenia tra le “impedite,” e la Georgia tra le “limitate.” Al contempo, il rapporto 2021 sull’avanzamento dei giovani emesso dal Forum europeo per la gioventù posiziona l’Armenia al 43esimo posto, la Georgia al 53esimo e l’Azerbaigian all’83esimo nel suo indice di avanzamento dei giovani valutando 150 paesi.

Secondo questo studio sull’indice globale di fuga dei cervelli  della Global Economy, l’Armenia si posiziona al primo posto nella “fuga di cervelli ed emigrazione umana”, seguita da  Georgia ed Azerbaigian.

Armenia

Il governo armeno ha adottato diverse misure per ostacolare la fuga di cervelli, che non hanno avuto un forte impatto. Nel maggio 2021 il governo ha approvato un piano di azione [hy] che mira a “prevenire la fuga di cervelli riducendo i flussi indesiderati di emigrazione dal punto di vista dello sviluppo umano sostenibile dell’Armenia.” Il “programma strategico 2014–2025 per lo sviluppo prospettico della Repubblica Armena” nota che la comunità scientifica armena ha particolarmente sofferto dalla caduta dell’Unione Sovietica.

Studi recenti evidenziano come il lavoro sia la maggior spinta all’emigrazione dal paese. I partecipanti allo studio “Captare la migrazione in Armenia e nei contesti regionali” del 2022 condotto dalla Caucasus Research Resource Center-Armenia Foundation (CRRC-Armenia) hanno riportato che le preoccupazioni legate alla sicurezza ed al lavoro sono le principali motivazioni dell’emigrazione. Ciononostante, uno studio del 2021 della CRRC-Armenia ha riscontrato che la maggior arte delle persone residenti in Armenia sono più interessate ad una migrazione temporanea  (57 % degli interpellati) anziché ad una ricollocazione permanente (33 %).

Uno studio dell’Organizzazione Internazionale per l’Emigrazione raccomanda diversi passi da compiere per ridurre l’emigrazione, tra cui il miglioramento dell’istruzione, maggiori possibilità di impiego, sforzi per ridurre le ineguaglianze e collaborazione con la diaspora.

Ma queste iniziative non hanno impedito ai giovani armeni di partire, come la 27enne Nora Galstyan, che ha detto a Chaikhana Media nell’intervista di “essere fuggita dalla vita e dalla realtà dell’Armenia.” Galstyan è residente in Germania ed opera come specialista nella gestione delle risorse umane. In Armenia, ha raccontato a Chaikhana Media, combatteva giornalmente per le cose basilari quali la libertà di prendere le proprie decisioni. “La richiesta costante di spiegazioni, scuse e giustificazioni era estenuante e, a un certo punto, mi sono resa conto di non poter più vivere in quella maniera”, racconta nell’intervista.

Georgia

Nella vicina Georgia la situazione non è molto migliore a causa della mancanza di una riforma dell’istruzione e pochi incentivi al lavoro.

Quattro mesi dopo la pandemia il 21enne Nika Gogitidze ha smesso di cercare lavoro in Georgia ed ha ripreso gli studi di scienze informatiche in Qatar. Era rientrato a casa all’inizio del lockdown COVID-19 ma, dopo mesi di ricerche infruttuose, ha compreso che le sue capacità non servivano nel suo paese nativo.

L’emigrazione di risorse intellettuali è un problema complesso in Georgia, che ha una crescita demografica e risorse intellettuali limitate, come fa notare Natia Gorgadze, ricercatrice specializzanda in istruzione e program manager al Centro per l’integrazione Civile e le relazioni interetniche, che racconta a Chaikhana Media:

Sfortunatamente oggi il mercato del lavoro del nostro paese è di portata limitata. Ci sono settori dove è praticamente impossibile trovare lavoro o un salario decente. Perciò gli specialisti che si trovano in altri paesi ed hanno avuto successo professionale, ovviamente, a lungo termine lasciano il proprio paese.

Altri citano problemi del sistema educativo, come l’economista ed imprenditrice Marina Pkhovelishvili. Secondo la Pkhovelishvili, è la mancanza di infrastrutture in grado di creare abilità a spingere i giovani a restare all’estero per completare gli studi. Pkhovelishvili ha detto a Chaikhana Media “Sfortunatamente, la Georgia non è caratterizzata da molte infrastrutture tecnologiche, da cui deriva il principale fattore trainante del processo di fuga dei cervelli”  .

La 25enne Teona Dolidze è solo una dei molti giovani georgiani  che è partita a causa di queste mancanze. In un’intervista a Chaikhana Media, Dolidzeha detto di non essere stata in grado di trovare un istituto in Georgia in grado di offrirle l’istruzione desiderata in viticultura. Di conseguenza ha trovato migliori opportunità in Italia, dove si trova ora.

Azerbaigian

Anche in Azerbaigian la fuga di cervelli non è nulla di nuovo. Ma, a differenza di Armenia e Georgia, qui lo stato ha deliberatamente sviluppato programmi di studio per mandare gli studenti azeri a studiare all’estero nel tentativo di far crescere il capitale umano che sarebbe poi tornato a casa a condividere le proprie conoscenze. Più di recente il governo ha varato un programma per invogliare i giovani a studiare all’estero le professioni più richieste per sviluppare questi settori in patria. Il programma promette di sovvenzionare l’istruzione di 400 studenti all’anno che siano stati accettati in programmi universitari e master all’estero. Ad oggi, su 673 richiedenti solo 80 sono stati selezionati per programmi di laurea, e 149 per master. Come nei precedenti programmi di istruzioni sponsorizzati dal governo, ci si aspetta che anche questi studenti tornino in Azerbaigian dopo la laurea e ci lavorino per cinque anni.

Ma gli esperti nell’istruzione e nella migrazione fanno presente che l’iniziativa fallisce nel risolvere la miriade di cause che sono alla base della fuga di cervelli. La principale tra esse è la mancanza di possibilità di lavoro [az] per i neolaureati e la mancanza di istruzione di qualità fornita in patria. Uno studio [az] dell’ottobre 2022 da parte del del Ministero del Lavoro e della Protezione Sociale del Popolo riporta che una persona su 25 tra i 20 ed i 25 anni non è in grado di trovare un lavoro in Azerbaigian. Di conseguenza, sebbene ci siano poche statistiche ufficiali in merito all’emigrazione dall’Azerbaigian, studi internazionali dimostrano che ci sia stato un costante aumento negli ultimi cinque anni, a seguito di un periodo di valori discendenti.

La mancanza di lavori ben retribuiti — o in generale di prospettive di lavoro — unita a norme sociali obsolete sta togliendo a molti studenti l’interesse a ritornare.

Ulkar Mammadzada, 29 anni, ha ricevuto una borsa di studio governativa sulla base di una precedente ripetizione del programma, in vigore dal 2007 al 2015. Ora lavora a Dubai come responsabile degli investimenti all’Hilton Worldwide.

Anche se il governo ha buona cura degli studenti che seguono il programma, Ulkar ha detto di non aver mai lavorato in Azerbaigian e di essersi trasferita a Dubai a seguito di una proposta di lavoro dopo la laurea. “Mi ricordo di aver fatto un colloquio con il presidente [Ilham Aliyev], che mi ha detto ‘non ci interessa se i nostri laureati restano all’estero, perché continuano a rappresentare il Paese all’estero Non ci sono troppi azeri all’estero, perciò è una buona rappresentanza’. Quindi io mi sono basata su queste parole” ha raccontato a Chaikhana Media.

“Mi piacerebbe lavorare in Azerbaigian se potessi davvero fare la differenza.. uno dei motivi per cui volevo lasciare l’Azerbaigian è stato che c’era troppa ingiustizia e ineguaglianza in troppe cose. Era così demotivante, non voglio che [l’ingiustizia] capiti a me. Non voglio restare bloccata la in cerca di un lavoro.”

Altri, come Osman Gunduz, che dirige l’Azerbaigian Internet Forum, sperano. Parlando a Chaikhana Media, Gunduz ha citato l’apertura di parchi tecnologici ed industriali e l’apertura di nuove infrastrutture energetiche verdi affinché gli studenti al momento impegnati in programmi di istruzione all’estero possano tornare in Azerbaigian e trovare posizioni idonee entro i prossimi tre-cinque anni.

Ma se i tre paesi del Caucaso meridionale riusciranno ad invertire la costante fuga di cervelli resta da vedere.

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