Il cimitero armeno di Plovdiv: una storia scritta sulle lapidi (Meridiano13 30.10.26)
Dalle tombe delle famiglie che hanno contribuito alla vita della città al memoriale del genocidio, le iscrizioni di un cimitero armeno raccontano le trasformazioni di una comunità e il suo legame con una patria lontana.
Le tracce di una comunità
Il mio primo incontro con la presenza armena a Plovdiv, in Bulgaria, risale all’autunno del 2009, quando conoscevo ancora relativamente poco questa comunità a cui avrei poi dedicato intensi periodi di ricerca etnografica. Camminando lungo una delle strade che circondano la città vecchia, mi fermai davanti a una lunga fila di necrologi affissi a un muro, quasi tutti scritti in armeno. Fu attraverso quelle lettere, dalla forma inconfondibile, che riconobbi la presenza di una comunità capace di lasciare un segno visibile nello spazio urbano. Poco dopo raggiunsi il complesso che ne costituisce il cuore religioso e culturale, con la chiesa, la scuola e gli edifici associativi. Le iscrizioni erano numerose, distribuite sulle pareti e sui monumenti commemorativi, come se quel luogo fosse stato costruito anche per essere letto.
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Negli anni successivi, durante le mie ricerche sulla diaspora armena in Bulgaria, ho continuato a osservare queste tracce, cercando di comprendere il loro significato pratico e simbolico per la comunità locale. Il cimitero armeno di Plovdiv rappresenta uno dei luoghi più interessanti per questo tipo di indagine: situato all’interno del cimitero generale della città, è l’unico camposanto esclusivamente armeno in Bulgaria e custodisce tombe risalenti agli anni Ottanta dell’Ottocento, quando venne aperto. La sua storia si intreccia con quella di una comunità presente nei Balcani da secoli e che, nel corso del Novecento, ha accolto numerosi discendenti dei sopravvissuti al genocidio armeno perpetrato nell’Impero ottomano a partire dal 1915.

Plovdiv è oggi uno dei principali centri della diaspora armena nella regione. La presenza di istituzioni religiose, culturali ed educative ha contribuito alla continuità della vita comunitaria e alla trasmissione di una memoria condivisa. Il cimitero costituisce una parte importante di questo patrimonio: sulle lapidi si incontrano i nomi di famiglie che hanno partecipato alla vita economica e culturale della città, insieme alle tracce delle trasformazioni politiche e linguistiche attraversate dalla comunità.
Le storie incise sulle lapidi
Tra le tombe più antiche si trovano quelle di famiglie storicamente legate alla vita cittadina. Il nome degli Hindlian, per esempio, ricorre anche nella toponomastica di Plovdiv ed è associato a una casa storica della città vecchia, oggi adibita a museo. La presenza di queste famiglie nel cimitero permette di collegare la memoria funeraria alla storia sociale, ricostruendo i percorsi di persone che hanno contribuito allo sviluppo della diaspora armena di questa città.
Un altro elemento che colpisce è la scelta della lingua utilizzata sulle lapidi. Molte tombe più antiche presentano iscrizioni esclusivamente in armeno, mentre su quelle più recenti si incontrano anche testi in bulgaro, talvolta affiancati alla versione armena. In alcuni casi, lo stesso cognome compare scritto in maniera differente nei due alfabeti. Le discrepanze sono particolarmente interessanti perché consentono di osservare come i nomi armeni siano stati trascritti in un contesto linguistico diverso da quello d’origine e come queste pratiche siano cambiate nel corso delle generazioni.

Durante le mie osservazioni ho rilevato anche incongruenze ortografiche nelle iscrizioni in lingua armena, con lettere utilizzate in modo improprio o grafie che non corrispondono pienamente alla forma corretta del nome. Sono dettagli che possono sfuggire a un visitatore, ma che acquistano significato se considerati alla luce della situazione linguistica della comunità. La conoscenza dell’armeno, soprattutto nella sua forma scritta, si è progressivamente ridotta tra gli armeni di Plovdiv, mentre l’alfabeto continua a occupare un posto centrale nei luoghi di maggiore importanza simbolica.
Le lapidi documentano inoltre le trasformazioni politiche del Novecento: ad esempio, alcune iscrizioni e scelte grafiche riflettono il contesto della Bulgaria socialista, quando le istituzioni e le pratiche culturali delle minoranze furono interessate da cambiamenti significativi. In questo paesaggio funerario, la scrittura permette quindi di seguire una storia che riguarda tanto le singole famiglie quanto il rapporto tra la comunità armena e la società bulgara.
Il memoriale e la geografia della patria perduta
All’interno del cimitero si trova anche un memoriale dedicato alle vittime del genocidio armeno, realizzato nel 1995, ottant’anni dopo l’inizio delle deportazioni e delle stragi. Il monumento ricorda il milione e mezzo di armeni morti durante le persecuzioni e l’esilio forzato tra il 1915 e il 1918. Le iscrizioni, in bulgaro e in armeno, collocano la tragedia all’interno dello spazio commemorativo della comunità e rendono esplicito il legame tra la storia delle famiglie sepolte e quella dei sopravvissuti.
Tra i dettagli più significativi vi sono i nomi di località anatoliche come Urfa e Muş, legate alla geografia storica degli armeni nell’Impero ottomano. Questi toponimi rimandano ai territori dai quali molte famiglie furono costrette a fuggire e ai quali, in numerosi casi, non poterono più fare ritorno. Per i discendenti dei sopravvissuti, il rapporto con quei luoghi si è trasmesso attraverso i racconti familiari, le commemorazioni e le istituzioni della diaspora.


Cimitero armeno di Plovdiv – particolare (Meridiano 13/Giustina Selvelli)
Il memoriale mette in relazione questa memoria geografica con quella personale e famigliare. Le vicende individuali trovano così posto all’interno di una storia collettiva, nella quale il ricordo delle persone scomparse si accompagna a quello dei territori perduti. La presenza delle iscrizioni armene rafforza ulteriormente questo legame: i nomi delle località e le parole incise sul monumento mantengono visibile una geografia che continua a occupare un posto importante nell’immaginario della diaspora.
La memoria del genocidio è una componente centrale dell’identità armena contemporanea, e il cimitero offre uno spazio in cui questa memoria viene trasmessa attraverso pratiche concrete di commemorazione. Il monumento, le iscrizioni e le tombe circostanti contribuiscono a collegare le generazioni presenti alle vicende dei loro predecessori.
Un alfabeto che continua a essere scritto
L’alfabeto armeno venne creato all’inizio del V secolo da Mesrop Mashtots, con l’obiettivo di tradurre le Scritture nella lingua armena e favorire lo sviluppo di una tradizione letteraria autonoma. Nel corso dei secoli, la scrittura ha assunto un valore che supera la sua funzione linguistica, diventando uno dei simboli più riconoscibili della cultura armena. Nella diaspora, dove la trasmissione della lingua può incontrare difficoltà particolari, questo valore simbolico si manifesta anche attraverso gli oggetti e gli spazi sui quali le lettere vengono riprodotte.
A Plovdiv, l’uso dell’alfabeto armeno sulle lapidi è significativo proprio perché la capacità di leggere e scrivere nella lingua si è progressivamente indebolita. Le iscrizioni continuano a essere presenti anche quando non tutti i membri della comunità possiedono gli strumenti necessari a decifrarle. La loro forma grafica è riconoscibile e immediatamente associata all’appartenenza armena, indipendentemente dalla comprensione del testo.

Il cimitero svolge anche una funzione importante nella trasmissione della lingua scritta. Le iscrizioni sulle lapidi offrono infatti occasioni per riconoscere e leggere i nomi armeni, mantenendo un contatto con l’alfabeto anche per chi ha una conoscenza limitata della lingua. In questo senso, il camposanto rappresenta uno spazio in cui la scrittura continua a essere visibile e a svolgere un ruolo nella vita della comunità, attraverso un gesto concreto di commemorazione che si rinnova a ogni generazione.
Nel cimitero armeno di Plovdiv, ogni lapide conserva una parte della storia di questa comunità: i nomi delle famiglie, le tracce delle generazioni passate, il ricordo di una terra che molti furono costretti ad abbandonare. Le iscrizioni in armeno sono ancora lì, anche se oggi sono sempre meno le persone in grado di leggerle tutte. Camminando tra le tombe, viene da chiedersi per quanto tempo queste lettere continueranno a essere comprese, e chi saprà leggerle tra qualche generazione. Per ora restano incise nella pietra, insieme ai nomi che custodiscono, a ricordare che la storia degli armeni di Plovdiv continua a vivere anche in questo angolo della città.
