Il Parlamento europeo chiede la liberazione dei prigionieri politici in Azerbaigian, compresi gli Armeni. Il Parlamento europeo richiama l’UE alla coerenza (Korazym 11.10.26)

Giovedì 8 ottobre 2026, con 492 voti favorevoli, 23 contrari e 60 astensioni, il Parlamento europeo ha adottato la risoluzione sui casi di Ali Karimli, Anar Mammadli e degli altri prigionieri politici in Azerbaigian. Il dibattito si era svolto il 7 ottobre. Il testo adottato chiede la liberazione dei prigionieri politici e lega il futuro partenariato con Baku a miglioramenti concreti nel rispetto dei diritti umani e dello Stato di diritto.

Il Comunicato Stampa del Parlamento europeo, dedicato alle risoluzioni su Iran, Georgia e Azerbaigian, presenta la condanna delle detenzioni per motivi politici e la richiesta di misure mirate. Il pronunciamento ripropone il problema della coerenza tra le posizioni dell’assemblea e le scelte diplomatiche dell’Unione.

La repressione dell’opposizione e della società civile

La risoluzione condanna la detenzione e l’incarcerazione per motivi politici del Presidente del Partito del Fronte Popolare dell’Azerbaigian Ali Karimli, del difensore dei diritti umani Anar Mammadli e del giornalista Anar Abdullayev, chiedendone la liberazione immediata e incondizionata.

La repressione dell’opposizione e della società civile azera è un tema che abbiamo già affrontato su questo Blog dell’Editore. Il 22 luglio 2023 avevamo citato Ali Karimli, riferendo degli ostacoli alla nuova registrazione del Fronte Popolare e delle restrizioni imposte ai partiti di opposizione. Il 7 novembre 2023, nell’intervista all’attivista democratico Ahmad Mammadli pubblicata nella nostra traduzione italiana, Anar Mammadli figurava tra le personalità della società civile incarcerate durante la repressione del 2013–2016. Il voto del Parlamento europeo torna dunque su una situazione che la nostra copertura aveva documentato già negli anni precedenti, dando spazio anche alle testimonianze delle voci democratiche azere.

Il Parlamento domanda condizioni di detenzione adeguate, cure mediche, assistenza legale e contatti familiari, insieme a indagini indipendenti sui presunti maltrattamenti. Chiede di porre fine alle rappresaglie contro oppositori pacifici, giornalisti, attivisti e accademici e all’uso della legislazione penale e di sicurezza nazionale per mettere a tacere organizzazioni non governative e media.

Gli Armeni nel testo adottato

Nel testo adottato, disponibile in una copia in francese pubblicata da Nouvelles d’Arménie, al punto 2 del considerando D, il Parlamento europeo chiede la liberazione di tutti i prigionieri politici (incluso gli Armeni) e l’abbandono dei procedimenti penali nei loro confronti.

L’eurodeputata francese Marina Mesure, tra le coautrici della risoluzione, ha rivendicato il lavoro negoziale che ha consentito di inserire il riferimento ai prigionieri armeni. Nell’intervista a Factor TV del 7 ottobre, ha spiegato che si trattava di una breve aggiunta, necessaria per includerli in una risoluzione dedicata ai prigionieri politici in Azerbaigian.

Mesure ha inoltre riferito di avere tentato di inserire una critica al mancato richiamo pubblico alla liberazione dei detenuti durante recenti visite di rappresentanti europei. Questa proposta, ha precisato, non aveva raccolto la maggioranza necessaria.

La sua denuncia riguarda la distanza tra le risoluzioni parlamentari e i rapporti effettivi con Baku. Nell’intervista ha richiamato anche il diritto al ritorno degli Armeni dell’Artsakh e la protezione del loro patrimonio culturale, sostenendo che la comunità internazionale ha il dovere di difendere il diritto internazionale. La pace duratura, nella sua valutazione, richiede giustizia.

López Aguilar e la critica ai doppi standard

Sul tema della coerenza europea si colloca anche l’intervento dell’eurodeputato spagnolo Juan Fernando López Aguilar, del PSOE e del gruppo S&D. Nella pubblicazione che accompagna il video dell’intervento, la Federazione Armena Europea per la Giustizia e la Democrazia riferisce che López Aguilar ha criticato i doppi standard dell’Unione Europea verso il regime di Aliyev, descritto come una dittatura ereditaria.

Secondo la sintesi della Federazione, ha chiesto di impiegare pienamente gli strumenti diplomatici europei per difendere i diritti dei prigionieri politici in Azerbaigian e degli Armeni sfollati dall’Artsakh/Nagorno-Karabakh. Il richiamo unisce così la repressione interna e le conseguenze umanitarie della questione dell’Artsakh.

Un precedente affine: il monito di Catarina Vieira

La stessa questione era stata sollevata dalla portoghese Catarina Vieira nel dibattito del marzo 2025 sulla detenzione degli ostaggi Armeni. Come riferì Armenpress il 13 marzo 2025, Vieira aveva ammonito l’Unione Europea a non sacrificare i propri valori agli interessi economici ed energetici nei rapporti con l’Azerbaigian.

Il suo intervento denunciava le restrizioni alle libertà di espressione e di riunione e richiamava il trattamento degli Armeni detenuti a Baku. È un precedente che mostra quanto la richiesta di coerenza preceda il voto di questi giorni.

Misure mirate e condizioni per il partenariato

Al punto 3, la risoluzione invita l’Alto Rappresentante e gli Stati membri a preparare misure mirate nel quadro del regime globale di sanzioni dell’Unione europea in materia di diritti umani. Chiede inoltre alla Delegazione dell’UE a Baku e alle ambasciate degli Stati membri di seguire i processi.

Al punto 4, il Parlamento chiede che qualsiasi futuro accordo di partenariato UE-Azerbaigian sia subordinato a miglioramenti tangibili nei diritti umani e nello Stato di diritto, inclusa la liberazione dei prigionieri politici. Il Parlamento domanda anche maggiore sostegno alla società civile e ai media indipendenti, compresi quelli in esilio.

Il voto non introduce direttamente sanzioni. Formula una richiesta politica la cui attuazione dipende dalle successive decisioni delle istituzioni competenti.

La risposta di Baku e la responsabilità europea

Il Parlamento azero, in una dichiarazione ufficiale, ha respinto la risoluzione del Parlamento europeo, definendola un’iniziativa politica parziale fondata su informazioni false. Ha inoltre sostenuto che tali pronunciamenti ostacolerebbero la fiducia reciproca e il processo di normalizzazione con l’Armenia.

La posizione scontata di Baku contesta anche la qualificazione dei detenuti come prigionieri politici. Resta però la richiesta europea di liberazione, rispetto delle garanzie processuali e verifica delle condizioni di detenzione.

Il punto decisivo resta l’attuazione. Una maggioranza di 492 eurodeputati ha indicato una direzione chiara. La credibilità dell’Unione Europea si misurerà nella capacità di tradurre quella posizione in scelte verificabili: tutela dei detenuti, pressione diplomatica e condizioni effettive per il futuro partenariato. Per chi attende la libertà nelle carceri di Baku, il valore delle dichiarazioni dipende anche dai risultati che sapranno produrre.

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