LA CONDANNA DEI PRIGIONIERI ARMENI IN AZERBAIGIAN È UNA VERGOGNA PER L’EUROPA
Il 17 febbraio si è conclusa la farsa “processuale” messa in atto dal regime dell’Azerbaigian contro i prigionieri di guerra armeni illegalmente detenuti dal regime di Aliyev.
Anche il filantropo e benefattore Ruben Vardanyan (“colpevole” di essere stato ministro di Stato della repubblica di Artsakh per quattro mesi) è stato condannato, dopo già due anni e mezzo di prigionia a Baku, a venti anni di galera. La sentenza è stata duramente criticata anche da Amensty International che ha etichettato il processo come una “parodia”.
La dittatura azera non gli ha perdonato di aver aiutato la popolazione del Nagorno Karabakh (Artsakh) sotto blocco azero nel momento in cui i soldati dell’Azerbaigian impedivano l’accesso a qualsiasi convoglio umanitario come peraltro avvenuto poco tempo dopo, sotto l’attenzione dei media mondiali, per i palestinesi di Gaza. Nei giorni scorsi, altri quindici prigionieri di guerra e politici armeni (compresi ex presidenti e ministri della repubblica armena) erano stati condannati a pesanti pene varianti dai quindici anni all’ergastolo.
Tutte queste azioni che ostacolano quella vera pace a cui realmente aspirano gli armeni del mondo sono avvenute nel completo disinteresse delle istituzioni e diplomazie europee che da un lato spingono l’Armenia verso un dialogo più intenso, dall’altro permettono che una delle peggiori dittature al mondo violi palesemente il diritto internazionale e individuale trattenendo ingiustamente decine di armeni in ostaggio.
Il governo armeno, in imbarazzato silenzio, nel pur condivisibile sforzo di pacificazione, è sotto costante minaccia e teme che una presa di posizione in favore dei connazionali detenuti possa spezzare il fragile filo della trattativa.
Il presidente azero Aliyev nel corso di un’intervista alla recente conferenza di Monaco ha addirittura paragonato i prigionieri armeni ai gerarchi nazisti e il “processo” di Baku a quello di Norimberga!
Il tutto senza che da Bruxelles, Roma, Parigi o da altre capitali si levassero parole di condanna o fermi appelli per la liberazione degli ostaggi. VERGOGNA!
Aliyev agisce nella certezza di assoluta impunità garantitagli solo dalle forniture di gas all’Europa, un precedente pericoloso per la storia e l’umanità che ha permesso e permetterà ad altri governi autoritari di agire impunemente nei confronti della popolazione inerme.
Il “Coordinamento delle organizzazioni e associazioni armene in Italia”, nell’esprimere vicinanza e solidarietà agli armeni in prigione a Baku, chiede:
– alle istituzioni europee di condannare la farsa giudiziaria del regime, di attivarsi con pressanti richieste per la liberazione dei detenuti e imporre sanzioni al governo azero in caso di mancato positivo riscontro;
– al governo italiano, in ragione del ruolo di importante partner commerciale dell’Azerbaigian, di attivarsi con tutti i mezzi disponibili per la liberazione degli ostaggi armeni;
– ai media, alle associazioni, ai partiti e ai sindacati italiani di impegnarsi per una informazione corretta a sostegno dei diritti dei prigionieri e della popolazione armena dell’Artsakh.
– all’opinione pubblica di non dimenticare gli oltre centomila armeni che sono stati cacciati definitivamente dalla loro terra ancestrale e che ora sono rifugiati in Armenia mentre il governo azero tenta di riscrivere la storia cancellando ogni traccia armena sul territorio e ricorrendo a pratiche di pressione su governi e media internazionali.
COORDINAMENTO DELLE ORGANIZZAZIONI E ASSOCIAZIONI ARMENE IN ITALIA
18 Febbraio 2026
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NOTA ESPLICATIVA
• Il 27 settembre 2020, in piena pandemia e nonostante le raccomandazioni del Segretario generale delle Nazioni Unite, l’Azerbaigian lanciava una campagna militare contro la repubblica de facto del Nagorno Karabakh (Artsakh) che trenta anni prima – in un percorso democratico e legale – aveva sancito il proprio diritto all’autodeterminazione. Il presidente azero Aliyev affermò che era arrivato il momento di mettere da parte la diplomazia e agire con forza.
• Al termine della cosiddetta “guerra dei 44 giorni” (costata quasi 9.000 morti fra entrambe le parti), in data 9 novembre veniva firmato da Armenia, Azerbaigian e Russia un accordo di cessate il fuoco che prevedeva il ritiro delle forze armene dai distretti circostanti l’ex oblast del NK e una forza di pace a garanzia della popolazione armena presente.
• Nel 2021 e nel 2022 le forze armate azere occupavano (e occupano tuttora) a più riprese porzioni di territorio della repubblica di Armenia causando altre centinaia di vittime.
• A fine dicembre 2022 gli azeri iniziavano un blocco della strada di accesso tra Armenia e Nagorno Karabakh causando una crisi umanitaria per la popolazione armena rimasta completamente isolata. A più riprese venivano tagliate le forniture di gas ed elettricità lasciando la popolazione al gelo nel pieno inverno caucasico.
• Il 19 settembre 2023 l’Azerbaigian interveniva militarmente per occupare la residua porzione di territorio rimasto abitato dagli armeni sotto blocco. Le autorità della repubblica del NK, onde evitare nuovi spargimenti di sangue e nuovi episodi di barbarie contro la popolazione civile, firmavano un cessate-il-fuoco dopo sole 24 ore.
• Oltre centomila armeni lasciavano precipitosamente la loro patria per non cadere vittima dei soldati azeri. Al termine delle operazioni militari orchestrate dal regime di Aliyev, la popolazione di circa 150.000 abitanti si è ridotta a poche unità. Gli ultimi dieci armeni rimasti sono stati evacuati in Armenia nei giorni scorsi.
• Il governo azero ha attuato una politica di sistematica demolizione di ogni simbolo civile e religioso che potesse ricondurre alla secolare presenza armena nella regione. Mentre abbatteva la sede del parlamento, il governo azero innalzava archi di trionfo per celebrare la vittoria e insediava nuovi coloni a occupare le case degli armeni.
• La repubblica del NK (Artsakh) era considerata democratica dagli istituti specializzati come ad esempio “Freedom house” che invece oggi etichetta quel territorio alla stregua delle peggiori dittature senza alcun rispetto per i diritti civili e politici e senza alcuna libertà di informazione.
• Il territorio è stato abitato per secoli dalla popolazione armena come testimoniano chiese e monasteri sparsi tra le sue montagne. Non “separatisti”, ma una popolazione autoctona che la prepotenza di un guerrafondaio ha cacciato per sempre dalla propria patria.

