La vita di una lady armena dalla Turchia a Padova: il nuovo romanzo di Antonia Arslan (Corriere del veneto 21.04.26)
I fasti di Costantinopoli alla fine dell’Ottocento, il lussuoso «ialy» sul Bosforo, la tenuta di Galata, la proprietà di Ciamlegia, i palazzi in Grecia, Parigi, Londra, Roma e Padova. Ma anche due guerre mondiali, il genocidio del popolo armeno, i massacri in Asia Minore, un secolo di eventi nella straordinaria vita della contessa armena Maria Nazle Keutchè-Oglou Corinaldi, raccontata nel libro curato dalla scrittrice Antonia Arslan, Memorie di una Lady armena (Guerini, 198 pagine, 19 euro), con Benedetta de Mari.
Il romanzo tratto dai diari della contessa Corinaldi
Un romanzo che è vita vera, tratto dai diari della contessa Nazle Corinaldi lasciati alla sua morte a Antonia Arslan. Tra l’impero Ottomano e l’Italia, tra aristocrazia europea, principi, re, sfarzosi balli, abiti ricamati, gioielli preziosi, tavole imbandite, feste sullo yacht a Capri, l’amicizia con il sultano turco Abdul Aziz, la storia di Maria Nazle Corinaldi è stata «un lungo, coraggioso, spericolato galoppo in sella al più bizzarro e focoso dei cavalli arabi – scrive Benedetta de Mari – , come quello che montava il marito Leopoldo Corinaldi quando si conobbero».
La vicenda
Un lavoro attento e complesso ha permesso di ricostruire la vita della contessa armena, grazie anche all’impegno di un giovane parente, Orlando Piero Cravotto (Maria Nazlè era la nonna di suo nonno Giovanni), che non ha voluto andasse perduta una testimonianza così intensa. Dopo il primo matrimonio con il conte Leopoldo Corinaldi, ambasciatore, con cui ha avuto tre figli, la contessa sposò in seconde nozze Angelo Emo Capodilista. L’ultima parte della sua vita l’ha trascorsa prima a Monselice al castello di Lispida, fino alla vendita nel 1928 agli Sgaravatti. E poi in una villetta liberty vicino a Prato della Valle a Padova, dove è morta a 91 anni, il 27 marzo 1976.
Le presentazioni
Antonia Arslan presenta in dialogo con Cristiano Bendin il libro Memorie di una lady armena mercoledì 29 aprile a Palazzo Moroni a Padova (sala Anziani ore 17.30) con Benedetta de Mari e Orlando Piero Cravotto. La scrittrice Antonia Arslan ha incontrato Maria Nazle Corinaldi (che era amica dei suoi genitori) quarant’anni fa a Padova, quando la contessa armena era già novantenne: immediata tra loro l’empatia. «Cominciammo a chiacchierare con disinvoltura davanti a tè e biscottini – racconta Arslan – in un’ora diventammo stranamente “sorelle d’anima” parlando di tutto e gustando della compagnia reciproca come se ci conoscessimo da sempre…».
E descrive quell’incontro: «Una specie di caleidoscopio di immagini dell’antica vita degli armeni nella Costantinopoli della sua infanzia e giovinezza, che si mescolavano nella mia mente con i ricordi dei parenti di Siria e del mio viaggio in Medio Oriente di qualche anno prima. E anche con una sensazione fortissima di calore condiviso e di un famigliare profumo di vaniglia e di spezie». Qualche mese dopo, Maria Nazle morì, lasciando la scrittrice Antonia Arslan erede dei suoi quaderni di memorie. Leggendoli, Arslan ha scoperto la ricostruzione di un incredibile vicenda umana e sociale, quasi un secolo della storia di una donna nella Bella Èpoque. «È stata testimone di quel mondo pochissimo conosciuto degli amirà, la comunità degli armeni di altissimo livello sociale che vivevano a Costantinopoli – fa notare Antonia Arslan -. Un mondo di cui avevo solo sentito parlare. Alcuni di loro, come la famiglia Nazle, erano perfino in stretto e cordiale rapporto di amicizia con il sultano e i suoi figli…».
I dettagli della vita della contessa
Tra i tanti dettagli sfarzosi di quella vita, lo «ialy» dell’infanzia della contessa armena, sontuoso palazzo sul Bosforo a Costantinopoli, era stato realizzato da costruttori e operai per la maggior parte veneti in stile neo-bizantino e veneziano, considerato a Costantinopoli «monumento nazionale» e visitato dai turisti. Il soffitto laccato e fiorito di affreschi, ricordava il Palazzo dei Dogi a Venezia.Ma nella storia di Maria Nazle dimore lussuose, palazzi e castelli si sono susseguiti, tra Turchia, Grecia, Francia, Italia, Londra, Atene, luoghi in cui ha vissuto al seguito del marito ambasciatore. Nella Prima Guerra Mondiale, dopo la rotta di Caporetto, la contessa armena racconta nelle sue memorie che «il re Vittorio Emanuele aveva occupato la villa di famiglia a Lispida, protetta dai bombardamenti, trovandosi nascosta sotto la collina e circondata dai Colli Euganei. Il re, la regina e il principe Umberto vi abitarono per tutto il periodo della guerra. Nell’agosto del 1919 l’aiutante di campo ci fece sapere che il re aveva lasciato Lispida e che potevamo riprenderne possesso. Ci lasciava, in ricordo, come ringraziamento, il suo grande rtratto a olio, riccamente incorniciato, in uniforme da guerra sullo sfondo rosso di un cielo infuocato». Agi e privilegi, ma anche sofferenza, come il grande dolore che la segnò per tutta la vita, la morte del figlio Livio, ufficiale nel Savoia Cavalleria, scomparso durante la campagna di Russia, nella battaglia di Isbuscenskij. Maria Nazle non accettò la morte di Livio e non smise mai di cercarlo, fino all’ultimo giorno di vita. Scontando il senso di colpa per avere implorato Mussolini di riprenderlo nell’esercito, dopo che era stato allontanato, sentendosi quindi responsabile della sua morte. Nella vita della contessa armena irruppe anche il massacro di Costantinopoli del 1895, precursore del successivo genocidio armeno, dal 1915, Metz Yeghern, «il Grande Male».
