OSCE: “Liberare i prigionieri armeni detenuti in Azerbaijan” (Assadakah 06.07.26)

Letizia Leonardi (Assadakah News) – Un nuovo appello alla comunità internazionale è stato lanciato nel corso della 33ª sessione dell’Assemblea Parlamentare dell’OSCE. La deputata armena Lilith Galstyan ha infatti chiesto all’organizzazione di esercitare una pressione concreta sull’Azerbaijan affinché vengano rilasciati gli armeni ancora detenuti nelle carceri di Baku e sia garantito il rispetto del diritto internazionale.

Nel suo intervento, Galstyan ha denunciato quella che ha definito una persistente violazione dei diritti umani, affermando che almeno 19 cittadini armeni risultano ancora detenuti in Azerbaijan dopo le operazioni militari che hanno portato, nel settembre 2023, alla conquista del Nagorno Karabakh da parte di Baku. Secondo la parlamentare, i detenuti sarebbero sottoposti a torture, trattamenti inumani e processi privi delle necessarie garanzie di imparzialità.

La deputata ha ricordato di aver già proposto all’Assemblea Parlamentare dell’OSCE l’invio di una missione internazionale in Azerbaijan per monitorare i procedimenti giudiziari a carico degli ex leader del Nagorno Karabakh e verificare lo stato di conservazione del patrimonio culturale armeno nei territori passati sotto il controllo azero. L’iniziativa, tuttavia, non ha ottenuto il sostegno necessario.

“Non reagendo a quanto sta accadendo, stiamo indebolendo gli stessi standard sui quali si fonda l’OSCE”, ha dichiarato Galstyan, accusando l’organizzazione di non aver assunto finora iniziative sufficientemente incisive.

La questione dei detenuti armeni continua a rappresentare uno dei principali punti di attrito nei rapporti tra Armenia e Azerbaijan. Le autorità azere sostengono che le persone processate siano accusate di reati quali terrorismo, separatismo e crimini di guerra. L’Armenia, invece, le considera prigionieri di guerra o detenuti arbitrariamente e ne chiede il rilascio immediato.

Tra i detenuti figurano anche diversi ex esponenti politici e militari dell’autoproclamata Repubblica del Nagorno Karabakh (Artsakh), tra cui gli ex presidenti Arkadi Ghukasyan, Bako Sahakyan e Arayik Harutyunyan, l’ex ministro di Stato Ruben Vardanyan e l’ex presidente del Parlamento David Ishkhanyan, arrestati dopo l’offensiva militare azera del settembre 2023.

La situazione dei detenuti continua a suscitare preoccupazione anche a livello internazionale. L’Ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, il Parlamento europeo, diverse organizzazioni per i diritti umani e numerosi esperti indipendenti delle Nazioni Unite hanno espresso negli ultimi mesi preoccupazione per il rispetto delle garanzie processuali, per le condizioni di detenzione e per le denunce di maltrattamenti.

Nel marzo 2025 il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione con cui ha chiesto il rilascio immediato dei prigionieri armeni detenuti arbitrariamente in Azerbaijan e il rispetto degli obblighi internazionali in materia di diritti umani.

Galstyan ha inoltre sottolineato che, secondo le informazioni in possesso della parte armena, il Comitato Internazionale della Croce Rossa non avrebbe più accesso ai detenuti, circostanza che rende ancora più difficile verificare le loro condizioni. Va ricordato che il CICR ha progressivamente ridotto e poi interrotto le proprie attività in Azerbaijan nel 2025, perdendo così la possibilità di svolgere regolari visite ai detenuti.

Nel suo intervento la parlamentare armena ha chiesto anche che l’OSCE si adoperi per garantire la protezione del patrimonio storico e religioso armeno del Nagorno Karabakh e riaffermi il diritto al ritorno della popolazione armena costretta a lasciare la regione dopo l’offensiva del settembre 2023, che provocò l’esodo di oltre 100.000 armeni verso l’Armenia secondo i dati diffusi dalle Nazioni Unite.

Galstyan ha infine richiamato l’attenzione dei parlamentari sul crescente utilizzo, da parte delle autorità di Baku, della narrativa del cosiddetto “Azerbaijan Occidentale”, definendola uno strumento politico utilizzato per avanzare rivendicazioni territoriali nei confronti dell’Armenia.

Concludendo il suo intervento, la deputata ha ribadito che il silenzio della comunità internazionale rischia di compromettere la credibilità delle istituzioni nate per difendere i diritti umani e il rispetto del diritto internazionale.

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