Ottantaquattresimo giorno del #ArtsakhBlockade. Tre poliziotti dell’Artsakh uccisi in un attacco terroristico azero. Il tempo sta per scadere per salvare l’Artsakh (Korazym 05.03.23)

[Korazym.org/Blog dell’Editore, 05.03.2023 – Vik van Brantegem] – Oggi 5 marzo 2023 intorno alle ore 10.00, un comando di sabotaggio delle forze armate dell’Azerbajgian ha teso un’imboscata ad un gruppo di agenti del dipartimento di polizia passaporti e visti sul territorio della Repubblica di Artsakh/Nagorno-Karabakh, mentre con un pulmino percorrevano una strada alternativa al blocco del Corridoio di Lachin in una zona chiamata Khaipalu, vicino al villaggio di Ghaibalishen, non lontano dalla capitale Stepanakert e dalla città di Sushi, occupata dalle forze armate dell’Azerbajgian.

A seguito dell’attacco terroristico azero sono stati uccisi tre agenti di polizia: il Tenente colonnello Armen Babayan, il Maggiore Davit Danielyan e il Tenente Ararat Gasparyan. Un altro poliziotto, il Tenente Davit Hovsepyan, ha ricevuto una ferita da arma da fuoco al petto e si trova in gravi condizioni al Centro Medico Repubblicano di Stepanakert.

Non solo l’Azerbajgian non ha revocato il #ArtsakhBlockade dopo la sentenza legalmente vincolante della Corte Internazionale di Giustizia e 84 giorni di assedio con la crisi umanitaria che ha provocato, ma adesso ha ripreso una fase attiva di ostilità nel Nagorno-Karabakh. Visto che la prospettiva della pulizia etnica non era abbastanza soddisfacente per il sanguinario dittatore Aliyev, l’Azerbajgian, frustrato dalla lentezza del suo genocida #ArtsakhBlockade, dopo le violazioni del cessate il fuoco nei 4 giorni consecutivi precedenti, ora ha commesso un attacco terroristico all’interno del Nagorno-Karabakh per accelerare la pulizia etnica degli Armeni dell’Artsakh.

Lo scopo di questo attacco terroristico è rafforzare ulteriormente il blocco e mettere pressioni per costringere l’Artsakh ad accettare tutte le loro condizioni nei negoziati sull’apertura del Corridoio di Berdzor (Lachin).

Agendo impunemente, ignorando l’ordine vincolante della Corte Internazionale di Giustizia di porre fine al suo blocco, l’Azerbajgian sta ora intensificando la sua aggressione nei confronti dell’Artsakh. L’Azerbajgian viola accordo di cessate il fuoco del 9 novembre 2020 e sconfina nel territorio dell’Artsakh. Questo è il risultato dell’impunità Cosa dice la comunità internazionale al riguardo di questo chiaro segnale degli Azeri? Signora Ursula von der Leyen, nel confronto del tuo “affidabile” partner terroristico per il gas azero-russo.

Il Ministero dell’Interno della Repubblica di Artsakh ha pubblicato le foto del veicolo su cui viaggiavano i poliziotti, crivellato di fori di proiettile. Sono state diffuse anche delle foto delle forze di mantenimento della pace russe che ispezionano il veicolo, presenti ancora i corpi degli agenti uccisi.

Si tratta di una grave escalation da parte dell’Azerbajgian durante il #ArtsakhBlockade in corso. Dal “semplice” lento strangolamento degli Armeni dell’Artsakh, l’Azerbajgian fa apertamente ricorso all’omicidio terroristico. «La tolleranza di tale comportamento è un colpo irreversibile e discreditante all’architettura internazionale dei diritti umani e ai meccanismi legali formati per garantirlo», ha scritto in un post su Twitter Gegham Stepanyan, il Difensore dei Diritti Umani dell’Artsakh.

Il Ministero degli Esteri dell’Artsakh ha rilasciato una dichiarazione sull’attacco del gruppo terroristico dell’Azerbajgian: «L’infiltrazione del gruppo di sabotaggio azero nel territorio dell’Artsakh e l’attacco agli agenti di polizia dell’Artsakh è un’altra flagrante violazione della Dichiarazione trilaterale del 9 novembre 2020, che indica che la parte azera sta cercando di avviare un’escalation di tensione. In precedenza, il 2 e la notte tra il 2 e il 3 marzo, unità delle forze armate azere di stanza nei territori occupati delle regioni Askeran, Martakert e Martuni della Repubblica dell’Artsakh avevano violato anche il cessate il fuoco stabilito dalla Dichiarazione Trilaterale del 9 novembre 2020. Il 5 marzo, verso le 10.00, un gruppo di sabotaggio delle forze armate azere ha attraversato la linea di contatto e ha attaccato un veicolo del dipartimento passaporti e visti della polizia della Repubblica di Artsakh. A seguito di questo attacco, tre agenti di polizia disarmati sono stati uccisi e un altro è rimasto ferito. Un’analisi preliminare delle circostanze dell’uccisione di agenti di polizia consente di considerare le azioni della parte azera come un crimine di guerra. Va notato che questi attacchi sono stati effettuati immediatamente dopo i colloqui sullo sblocco del Corridoio di Lachin tenutisi il 1° marzo tra rappresentanti dell’Artsakh e dell’Azerbaigian. Attraverso le sue azioni, Baku dimostra apertamente il suo rifiuto dei negoziati come mezzo per trovare soluzioni a qualsiasi problema. Sullo sfondo del blocco di oltre 80 giorni dell’Artsakh, volto a creare deliberatamente condizioni di vita insopportabili per la sua popolazione, una grave escalation della situazione, con conseguenti vittime, dimostra ancora una volta i veri obiettivi dell’Azerbajgian e la sua intenzione di completare il pulizia etnica dell’Artsakh. Apparentemente, la mancanza di misure adeguate da parte della comunità internazionale volte a fermare gli atti illeciti a livello internazionale dell’Azerbajgian è stata percepita dalle autorità di questo Paese come una carta bianca per commettere nuove atrocità. Chiediamo ancora una volta alla comunità internazionale nel suo insieme e alle parti coinvolte nella risoluzione del conflitto Azerbajgian-Karabakh in particolare di riconsiderare i loro approcci e adottare misure efficaci ai sensi del diritto internazionale per fermare la politica terroristica e genocida dell’Azerbaigian».

Ripetiamo quanto abbiamo scritto ieri, alla luce dei fatti di oggi: Come abbiamo segnalato già più volte, Adnan Huseyn ogni giorno pubblica filmati su Twitter in cui ripete che non esiste un #ArtsakhBlockade, invitando le persone a provare di transitare, che in realtà è due cose: una trappola/esca per provocare un altro conflitto violento; inoltre, si tratta di un corridoio di 5km, non solo una strada, che non dovrebbe essere accessibile a questi finti manifestanti nemmeno per stare in piedi e contare i veicoli del Comitato Internazionale della Croce Rossa e del contingento di mantenimento della pace russo. Il Corridoio di Berdzor (Lachin) non è territorio azero, ma dell’Artsakh e questi sono occupanti illegali, protetti dalla polizia e dalle forze speciali dell’Azerbajgian.

Il Ministero della Difesa dell’Azerbajgian ha dichiarato che «la parte armena ha provocato ancora una volta», trasportando «attrezzature militari, munizioni e personale dalla Repubblica di Armenia utilizzando la strada Khankendi-Khalfali-Turssu [tradotto: strada Stepanakert-Ghaybalishen-Lisagor] verso l’Azerbaigian, dove è temporaneamente di stanza il contingente russo di mantenimento della pace. Nella mattinata del 5 marzo, al fine di verificare le informazioni ricevute, si è tentato di fermare e controllare i veicoli che effettuavano trasporti militari illegali. I colpi sono stati sparati dall’altra parte e ci sono state vittime e feriti da entrambe le parti a seguito della sparatoria. L’unica strada che può essere utilizzata tra la regione economica del Karabakh [tradotto: la Repubblica di Artsakh/Nagorno-Karabakh] e la Repubblica di Armenia è la strada Khankendi-Lachin [tradotto: il Corridoio di Berdzor/Lachin, larga 5 km, che è percorso dall’autostrada interstatale Stepanakert-Berdzor (Lachin)-Goris in Armenia]. (…) L’incidente di oggi dimostra ancora una volta che l’Azerbajgian ha bisogno di istituire un posto di blocco appropriato sulla strada Lachin-Khankendi [traduzione vedi sopra]. Il fatto che l’Armenia stia ancora effettuando trasporti militari nella regione economica del Karabakh dell’Azerbaigian è la continua aggressione del paese e la politica terroristica contro l’Azerbaigian. Tutta la responsabilità della provocazione ricade sulla leadership militare e politica dell’Armenia». E con questo è arrivata la conferma che lo scopo della provocazione terroristica dell’Azerbajgian era rafforzare il blocco del Corridoio di Berdzor (Lachin) instaurando posti di blocchi non previsti nella Dichiarazione di cessate il fuoco del 9 novembre 2020.

In risposta alle solite affermazioni fake del Ministero della Difesa azero, secondo cui gli Armeni stavano trasferendo illegalmente munizioni dall’Armenia al Nagorno-Karabakh, la polizia dell’Artsakh ha pubblicato un video che mostra il veicolo con i poliziotti dell’Artsakh che si stava spostando da Stepanakert al luogo di cambio di turno e il movimento dei militari dell’Azerbajgian con l’episodio di sparatoria. I soldati azeri attaccano il pulmino, poi aprono la porta e sparano ancora, quindi ritornano alle loro posizioni oltre confine.

Il Ministro di Stato dell’Artsakh, Gurgen Nersisyan, in riferimento alle false informazioni che l’Azerbajgian si è affrettato a diffondere, secondo cui il veicolo della polizia del Ministero degli Interni dell’Artsakh stava trasportando armi dall’Armenia all’Artsakh ed è stato neutralizzato da loro, ha osservato che questa è menzogna manifesta e un tentativo di fuorviare e ingannare la comunità internazionale, in un altro tentativo di falsificare la realtà. Ha aggiunto che il veicolo stava viaggiando in Artsakh alla stazione di polizia e che non c’erano armi o munizioni nell’auto. Per quanto riguarda le circostanze dell’incidente, le autorità competenti della Repubblica di Artsakh dispongono di prove inconfutabili, video e fotografie, che saranno presentate al pubblico internazionale attraverso il nostro Ministero degli Esteri nel più breve tempo possibile, ha aggiunto Nersisyan. Nei giorni scorsi, le forze armate dell’Azerbajgian hanno mostrato attività in diverse direzioni della linea di contatto, hanno preso di mira le telecamere installate per garantire la sicurezza dei nostri insediamenti, danneggiandoli o distruggendoli, ha concluso Nersisyan.

Il Ministero della Difesa della Federazione Russa non ha fatto riferimento all’attacco terroristico effettuato dalle forze armate azere ad Artsakh nel suo bollettino oggi – che sembra sempre un copia/incolla dal giorno precedente – sebbene le forze di mantenimento della pace russe fossero sul luogo dell’attacco.

Il Consiglio per la comunità armena di Roma ha espresso la sua ferma condanna per il nuovo atto di violenza che ha colpito la popolazione armena dell’Artsakh/Nagorno-Karabakh. La gravissima violazione dell’accordo di tregua del novembre 2020 è l’ennesimo segnale che il regime di Aliyev non ha alcun desiderio di concludere un accordo di pace ma vuole solo la pulizia etnica della regione. “Il fatto è avvenuto lungo una sconnessa strada sterrata di montagna che costeggia la vallata dove dal 12 dicembre gli Azeri bloccano l’accesso all’Artsakh isolandolo dal resto del mondo. L’agguato al pulmino degli agenti armeni è dunque un chiaro segnale che non esistono percorsi alternativi alla strada bloccata nel Corridoio di Lachin. Alla faccia di coloro che sostengono che non vi è alcun blocco”. Così un portavoce del Consiglio in merito al gravissimo agguato. Il Consiglio ritiene indispensabile una ferma condanna da parte delle istituzioni europee con l’applicazione di sanzioni all’Azerbajgian che ha violato ancora una volta l’accordo di cessate il fuoco del 0novembre 2020. Da alcuni giorni, dopo la sentenza di condanna della Corte Internazionale di Giustizia, i soldati dell’Azerbaigian hanno ripreso a sparare contro obiettivi civili (agricoltori nei campi, telecamere di controllo sul confine…) e stanno rialzando la tensione nella regione. L’Azerbaigian non vuole la pace ma solo la pulizia etnica della regione, osserva il Consiglio per la comunità armena di Roma in un comunicato.

Un’altra crisi causata dagli “eco-attivisti” dell’Azerbajgian, dopo quella forestale per ottenere legno per il riscaldamento, a seguito dell’interruzione del gasdotto dall’Armenia all’Artsakh dall’Azerbajgian. Il giornalista Marut Vanyan documenta che il bacino idrico di Sasrsang: secchezza spaventosa, fango, pietre e sabbia, poiché l’acqua viene utilizzata per ottenere più elettricità possibile. L’unico cavo di alta tensione dall’Armenia all’Artsakh che passa lungo il Corridoio di Lachin è interrotto per mesi dall’Azerbajgian. Gli esperti prevedono una primavera e un’estate secche in, poiché non ci sono state molte precipitazioni in autunno e in inverno. Le interruzioni del gasdotto e del cavo di alta tensione sono avvenute lungo il vecchio tracciato del Corridoio di Lachin, vicino al Suchi dove è il corso la “protesta” degli “eco-attivisti” azeri.

Esiste soltanto un unico problema: l’autocrazia dell’Azerbajgian è avida. La ricca economia del combustibile fossile dell’Azerbajgian sta prendendo di mira nuovi giacimenti. Le terre armene di Artsakh e della provincia di Syunik di Armenia sono gli obiettivi. L’invasione e la pulizia etnica è la strategia dell’Azerbajgian. Abbiamo già fatto notare che la questione mineraria – cioè la disputa sulla proprietà delle miniere per lo sfruttamento dei giacimenti, non le preoccupazioni ambientali – è stata un fattore determinante nell’attuale crisi.

Finché l’Azerbajgian non sarà contenuto e condannato, la pace nel Caucaso meridionale sarà impossibile.

Il 3 marzo, nell’ambito della sua visita in Germania, il Primo Ministro armeno, Nikol Pashinyan, ha presentato la situazione della regione durante un incontro con i membri della commissione per gli affari esteri del Bundestag [QUI]. Durante l’audizione, Pashinyan ha affrontato i temi delle demarcazioni e del blocco del Corridoio di Berdzor (Lachin). Ha anche portato all’attenzione come alcuni colleghi tedeschi usassero il termine “Corridoio di Zangezur” e come l’utilizzo del termine “corridoio” potesse essere pericoloso. Avverte inoltre che l’Azerbajgian sta preparando “un’aggressione militare su larga scala contro l’Armenia”. I fatti dimostrano che l’Azerbaigian sembra prepararsi a qualcosa di grande e sta testando le proprie capacità con il blocco dell’Artsakh e le recenti violazioni del cessate il fuoco. Poiché alla comunità internazionale sembra importare di meno, l’Azerbajgian da tempo ha dimostrato a se stesso che può farla franca con tutto ciò che vuole, purtroppo. L’Armenia è sola e deve massimizzare tutti i suoi sforzi per proteggersi. Noi non auguriamo la guerra, ma speriamo che l’Armenia sia pronta quando arriverà il prossimo offensivo dell’Azerbajgian.

Ambasciata di Armenia in Svizzera e Missione permanente dell’Armenia presso l’Ufficio delle Nazioni Unite a Ginevra
3 marzo 2023
Diritto di replica alle dichiarazioni rilasciate dall’Azerbajgian al Segmento di alto livello del Consiglio per i diritti umani
Discorso della Sig.ra Hrachuhi Katvalyan, Vice Rappresentante Permanente

(Nostra traduzione italiana dall’inglese)

Primo diritto di replica

L’Azerbajgian ha abusato del Segmento di alto livello del Consiglio per i diritti umani per avanzare accuse infondate contro l’Armenia.

L’Azerbajgian travisa palesemente le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite adottate 30 anni fa sul conflitto del Nagorno-Karabakh. L’Armenia è menzionata in queste risoluzioni solo nel contesto dell’influenza sugli Armeni del Nagorno-Karabakh nell’ambito dei negoziati nel formato del gruppo di Minsk. Questa è la realtà. Le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite invitano anche dare aiuti umanitari senza ostacoli a coloro che ne hanno bisogno. Ancora oggi l’Azerbajgian non rispetta questa norma universale.

L’Azerbajgian continua il blocco del Corridoio di Lachin, l’unica strada che collega il Nagorno-Karabakh all’Armenia e al resto del mondo, in pura sfida alla comunità internazionale. Il Segretario Generale delle Nazioni Unite ha recentemente ricordato che le decisioni della Corte Internazionale di Giustizia sono vincolanti e dovrebbero essere attuate, comprese (e cito) “sulle misure per garantire il movimento senza ostacoli di persone, veicoli e merci lungo il Corridoio di Lachin in entrambe le direzioni”.

Freedom House ha avvertito che il blocco dell’Azerbajgian del Corridoio di Lachin “sta creando una crisi umanitaria mentre le forniture vitali diminuiscono”. Amnesty International ha dichiarato che “mette in pericolo migliaia di vite”. Human Rights Watch ha riferito che l’interruzione ha impedito agli Armeni “di lasciare la regione e tornare a casa”. La CNN ha riferito che al giorno d’oggi “le patate sono un lusso nel Nagorno-Karabakh”.

L’Azerbajgian afferma che il gruppo che ha chiuso il Corridoio di Lachin sono attivisti ambientali. Tuttavia, qualsiasi protesta di massa di attivisti in questo contesto è impensabile, a meno che non sia ispirata e organizzata dalle autorità dell’Azerbajgian. In particolare, secondo il Rapporto nazionale 2021 del Dipartimento di Stato americano sulle pratiche in materia di diritti umani dell’Azerbaigian (e cito) “[il] governo ha costantemente e severamente limitato la libertà di riunione pacifica, creando condizioni che equivalgono a un divieto de facto di riunione”.

La Corte Internazionale di Giustizia ha anche respinto all’unanimità la richiesta di misura provvisoria avanzata dall’Azerbajgian sul presunto uso di mine antiuomo da parte dell’Armenia. Questa è la seconda volta che la Corte respinge questa richiesta avanzata dall’Azerbajgian. Questo Ordine mette efficacemente a tacere le false narrazioni dell’Azerbajgian al riguardo.

L’Azerbajgian inoltre ignora sfacciatamente i precedenti ordini provvisori della Corte Internazionale di Giustizia adottati nel dicembre 2021 relativi alla protezione dei diritti dei detenuti armeni; prevenzione dell’incitamento anti-armeno e promozione dell’odio razziale, anche da parte dei suoi funzionari e istituzioni pubbliche; e prevenzione e punizione di atti di distruzione del patrimonio culturale armeno.

Secondo diritto di replica

L’Armenia ha chiesto il secondo diritto di replica per confutare le accuse infondate dell’Azerbajgian.

L’Azerbajgian crea condizioni insopportabili per la popolazione indigena armena del Nagorno-Karabakh nel tentativo di costringerla a lasciare le proprie case ancestrali. Ciò include regolari ostruzioni del gasdotto e della rete elettrica che riforniscono il Nagorno-Karabakh e periodici bombardamenti di villaggi e campi agricoli.

Il recente e più orrendo atto dell’Azerbaigian è stato il blocco continuo del Corridoio di Lachin. Solo poche persone, principalmente in gravi condizioni di salute, sono riuscite a viaggiare sulle auto del Comitato Internazionale della Croce Rossa attraverso il Corridoio di Lachin. L’assistenza medica di emergenza è subordinata ai negoziati del CICR per i trasferimenti, come in tempo di guerra.

Nel frattempo, l’Azerbajgian ha annunciato ai massimi livelli che può revocare il blocco solo per coloro che vogliono lasciare il Nagorno-Karabakh. In altre parole, gli Armeni etnici non possono entrare nel Nagorno-Karabakh, ma possono andarsene. È in atto una pulizia etnica strisciante.

L’Azerbajgian ha scatenato un’aggressione contro l’Armenia lo scorso settembre. Secondo cinque titolari del mandato delle procedure speciali delle Nazioni Unite, durante questo attacco l’Azerbajgian ha perpetrato uccisioni extragiudiziali di prigionieri di guerra armeni e civili, ha commesso torture e profanazione di corpi, comprese donne. L’SPMH [Titolari di mandato per procedure speciali del Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite] ha affermato che questi potrebbero costituire crimini di guerra.

Indice – #ArtsakhBlockade [QUI]