Perché l’Azerbaigian ha sospeso le relazioni con il Parlamento Europeo e cosa cambia davvero? (NorizieDaEst 02.05.26)
Una decisione adottata dal Milli Majlis il 1 maggio prevede la sospensione di tutti i canali di cooperazione con il Parlamento europeo, la cessazione della partecipazione al Comitato di cooperazione parlamentare UE-Azerbaijan e l’inizio delle procedure per ritirarsi da Euronest.
Il parlamento azero ha preso questa decisione subito dopo l’adozione della risoluzione del Parlamento europeo intitolata “Sostenere la resilienza democratica in Armenia” del 30 aprile 2026.
Baku ha dichiarato di vedere in questo documento un approccio “infondato e di parte”, in particolare nelle disposizioni relative al ritorno degli armeni del Karabakh e alle questioni legate agli armeni detenuti.
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Dettagli della decisione
Secondo il Milli Majlis, il documento del 1 maggio prevede tre passaggi principali:
- la sospensione della cooperazione con il Parlamento europeo “in tutti i settori,”
- la cessazione della partecipazione al Comitato di cooperazione parlamentare UE-Azerbaijan,
- l’avvio delle procedure per sospendere l’adesione all’Assemblea Parlamentare Euronest, con la delegazione azera astenuta dal partecipare alle attività di Euronest durante questo processo.
La decisione presenta questa mossa non come una reazione emotiva isolata, ma come continuazione di una linea politica di lungo periodo.
Il documento afferma che il Milli Majlis aveva già sospeso i rapporti con il Parlamento europeo nel 2015 a causa della sua posizione, e poi li aveva ripresi sulla base di “appelli e promesse.”
Un briefing analitico del Parlamento europeo stesso del 2020 rileva anche che i rapporti interparlamentari formali furono ripresi nel 2016 dopo una prolungata pausa. Ciò indica che le radici della crisi attuale non sono nuove.
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Un incontro a Baku tra i primi ministri dell’Organizzazione degli Stati Turkici, seguito dalle visite del primo ministro e del ministro degli Esteri del Kazakistan, ha dato una forma istituzionale a questa nuova realtà.

Cosa dicono le clausole contropportate della risoluzione?
Sebbene la risoluzione del 30 aprile del Parlamento europeo sia presentata come un documento che sostiene la resilienza democratica dell’Armenia, le clausole 12 e 13 si riferiscono direttamente all’Azerbaijan.
La clausola 12 si riferisce agli Armeni del Nagorno-Karabakh e al loro diritto a un “ritorno sicuro, senza impedimenti e dignitoso”, mentre la clausola 13 solleva la questione della “detenzione ingiusta” da parte dell’Azerbaijan e chiede il “rilascio immediato e incondizionato” delle persone, definendole come “prigionieri.”
Allo stesso tempo, la clausola 10 della risoluzione accoglie la normalizzazione tra Azerbaijan e Armenia e i progressi raggiunti verso un accordo di pace.
Nella sua risposta alla risoluzione, il Ministero degli Esteri dell’Azerbaijan ha dichiarato che le richieste di ritorno degli Armeni del Karabakh sono “completamente infondate”, sostenendo che hanno lasciato volontariamente la regione nonostante un piano di reintegrazione presentato da Baku nel 2023.
Le richieste relative alle persone descritte come “prigionieri” sono ritenute “legalmente inaccettabili”, mentre le accuse di distruzione del patrimonio culturale e religioso sono respinte.
La parte azera sottolinea inoltre che il silenzio internazionale riguardo ai danni inflitti al patrimonio dell’Azerbaijan durante il periodo di occupazione viene trascurato. Il Ministero degli Esteri ha riferito che, nello stesso giorno, ha convocato l’ambasciatore dell’UE a Baku e ha consegnato una nota di protesta.
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La dichiarazione congiunta ha evidenziato il ruolo dell’Azerbaijan come partner affidabile nella diversificazione delle forniture energetiche dell’Europa.

Reazioni di funzionari azeri ed esperti
La presidente della Milli Majlis, Sahiba Gafarova, ha dichiarato durante la seduta parlamentare che l’ultimo decennio ha mostrato che il Parlamento europeo non intende abbandonare quella che ha definito una sua posizione di parte nei confronti dell’Azerbaijan.
Il testo della decisione adottata osserva che, a seguito della guerra di 44 giorni, il Parlamento europeo ha adottato “più di 10” risoluzioni contro l’Azerbaijan, e che questa linea è continuata anche nel periodo che ha preceduto COP29. Il testo è stato letto dalla vice-presidente della Milli Majlis, Ziyafat Asgarov.
Alcuni commentatori politici a Baku interpretano la situazione piuttosto come uno “scontro di narrazioni.”
In un’intervista a Trend, l’analista Azer Garayev ha affermato che le principali divergenze sono concentrate su tre questioni: il ritorno al Karabakh, lo status giuridico degli armeni detenuti e le questioni legate al patrimonio.
Secondo lui, tali documenti potrebbero non interrompere immediatamente tutti i rapporti, ma creano una “distanza politica fredda.” Ritiene che la cooperazione economica e tecnica possa continuare, ma è probabile che il dialogo politico entri in una fase più cauta e meno fiduciosa.
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Qual era il livello delle relazioni prima della decisione?
I documenti disponibili suggeriscono che il concetto di relazioni dovrebbe essere diviso in due parti.
In primo luogo, la traccia del Parlamento europeo stesso. Questo canale esisteva a livello istituzionale: la delegazione del Parlamento europeo per il Sud del Caucaso supervisiona il Comitato di cooperazione parlamentare UE-Azerbaijan. Secondo le sue regole, il comitato di solito si riunisce una volta all’anno e discute di tutti gli aspetti delle relazioni UE.
Euronest, a sua volta, è un formato che riunisce il Parlamento europeo e i parlamenti dei paesi dell’Iniziativa orientale (Partnership), con ogni paese rappresentato da 10 membri. Ciò significa che il canale parlamentare è formalmente rimasto in piedi, ma era fragile, intermittente e soggetto a una forte tensione politica.
In secondo luogo, la relazione più ampia tra UE e Azerbaigian. Qui, la situazione è piuttosto diversa. La base giuridica delle relazioni è l’Accordo di Partnership e Cooperazione in vigore dal 1999, mentre i negoziati su un nuovo quadro di accordo sono in corso dal 2017.
Il 29 gennaio di quest’anno, l’UE e l’Azerbaigian hanno annunciato un rafforzamento della cooperazione in connettività, commercio, energia e trasporti. L’11 marzo, Antonio Costa e Ilham Aliyev hanno riaffermato il loro impegno per approfondire il dialogo politico e la cooperazione pratica in materia di sicurezza, energia e trasporti.
In altre parole, relazioni tese con il Parlamento europeo non hanno significato una congelamento completo delle relazioni con l’UE nel suo complesso.
Gli esperti sottolineano anche questa distinzione. Tengiz Pkhaladze, scrivendo per l’European Centre for International Political Economy (ECIPE), descrive la politica dell’UE nel Sud Caucaso come una combinazione di “opportunità strategiche e frizioni persistenti.” Secondo questa visione, l’Azerbaijan è un importante partner energetico per l’UE, ma le relazioni restano tese su questioni di governance e diritti.
Murad Nasibov, nel frattempo, sostiene che negli ultimi anni le relazioni UE-Azerbaigian si siano spostate “dalla divergenza normativa alla convergenza strategica.” In altre parole, mentre il Parlamento europeo tende a parlare in termini di valori e diritti, Bruxelles e Baku hanno ampliato la cooperazione pragmatica a livello esecutivo.
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Relazioni con PACE
Sebbene la decisione riguardante il Parlamento Europeo sia un passo giuridico e politico separato, le tensioni tra Baku e le istituzioni parlamentari europee erano evidenti anche in precedenza.
Nel gennaio 2024, l’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa (PACE) non ha ratificato le credenziali della delegazione azera. PACE ha motivato questa decisione citando preoccupazioni sugli impegni dell’Azerbaijan verso il Consiglio d’Europa, tra cui questioni relative ai diritti umani, al processo elettorale, all’indipendenza della magistratura e alla cooperazione con l’Assemblea.
La parte azera, a sua volta, ha descritto tale decisione come di parte e politicamente motivata, e ha successivamente sospeso la partecipazione a PACE.
Sebbene questo episodio non sia la causa giuridica diretta della decisione del 2026 di sospendere le relazioni con il Parlamento europeo, esso illustra lo sfondo di una crisi di lunga data nella diplomazia parlamentare dell’Azerbaijan con le piattaforme europee.
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