TREVISO – Dal 14 febbraio al 01 marzo 2026 -“Spazio Arte” – Mostra “Colori e pensieri armeni”

 

DoveSala Lorenzo Lotto

Piazzale Indipendenza, 2

Quinto di Treviso

QuandoDal 14/02/2026 al 01/03/2026Venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 13 e dalle 15.30 alle 19
La Sala Lorenzo Lotto di Quinto ospita la mostra Colori pensili armeni, con le opere di Francesco De Florio dedicate all’Armenia, alla sua storia e alla sua forza simbolica, in un percorso pittorico sospeso tra memoria, spiritualità e colore. L’esposizione, curata dalla professoressa Marina Scroccaro, sarà inaugurata sabato 14 febbraio alle ore 17 in Piazza l’Indipendenza 2 e sarà arricchita dalla lettura di alcune poesie dedicate all’Armenia di Erika De Debortoli, affidate alla voce della lettrice recitante Lilian Gioffrè, in un dialogo intenso tra arti visive e parola poetica. La mostra sarà aperta il venerdì, il sabato e la domenica dalle 10 alle 13 e dalle 15.30 alle 19, mentre negli altri giorni sarà visitabile su prenotazione contattando il numero 348 7145590 o scrivendo a info@francescodeflorio.it“Finchè c’è amore e memoria, non c’è vera perdita”L’arte ha senso solo se pensata in una dimensione sociale: il pittore indaga la fragilità dei sistemi attraverso la realizzazione di opere che si manifestano con campiture, geometrie e paesaggi che mettono in crisi lo sguardo e la percezione, trasformando l’ordine in esperienza emotiva e sociale. Probabilmente è ciò che si prova ad un primo sguardo. Spesso esiste nell’arte astratta l’idea di misurare le nostre emozioni: dare forma a diverse necessità della nostra esistenza, così per l’artista è stato fatale aprire la propria ricerca personale e sviluppare una riflessione profonda e urgente sul tema del genocidio armeno e sulla necessità di costruire un ricordo empatico di una sofferenza perpetrata su un popolo e su un territorio.Francesco De Florio ha conosciuto e condiviso attraverso la ricerca pittorica, la storia armena, che pur a distanza di tempo, resta nell’ombra ed è parzialmente considerata; tutto ciò si ripete malauguratamente e mette in tensione ordine e stabilità. Artista attivo da tempo, si muove tra pittura e grafica, utilizzando un linguaggio che oscilla tra il figurativo “introverso” e l’astratto manifesto, passando per alfabeti sconosciuti e volutamente criptati. Le sue opere trasformano il quadro in ambientazioni e lo spazio in esperienza percettiva, interrogando lo sguardo e la mente dello spettatore. Abbraccia il disegno e la geometria, mantenendo una spiccata attenzione all’estetica bellezza: intesa come campitura di spazi in equilibrio, ricerca tecnica della superficie colorata, attraverso l’uso di pigmenti e miscele originali. Nei suoi quadri appare la condivisione filosofica del sentimento, della vulnerabilità e della negazione della libertà di un popolo. In alcune tele si legge l’accoglienza veneziana agli Armeni, con precisi riferimenti all’architettura della città inclusiva. Spesso nei suoi dipinti possiamo osservare meglio le relazioni ad alto contrasto, come in “Notte armena” “ Divisione” o “Ararat”, dove appaiono raffigurate considerazioni e riflessioni che appartengono ad un mondo a cui hanno sottratto l’equilibrio esistenziale.

I suoi quadri potrebbero essere visti come < un’agenda per sottrazione> sono la prova di ciò che è stato tolto ad una comunità: vi si trovano operazioni analitiche minimali, ma un fitto percorso concettuale che si sviluppa in tappe della storia armena, come si evince dai titoli. Questo suo lavoro richiama la necessità di superare confini e divisioni che frammentano il mondo contemporaneo, dall’altro allude ad un senso di profondo smarrimento, di sofferenza e di valori comuni in cui riconoscersi. La sua espressione pittorica è difficilmente ascrivibile ad una sola categoria: è una pittura informale, cha abbraccia il concettuale e approda ad un’astrazione concreta e spesso simbolica che dichiara un’intenzione e un riscatto verso ciò che la popolazione e la terra armena hanno subito.

Il colore presente su campiture piene raffigura i contrasti della vita: temi che fanno da sfondo ai suoi dipinti. Le gocciolature sanguinee depongono la sofferenza di una singolare crocifissione…come le originali grafiche e i simboli sono contenuti, racchiusi in un “incrocio-croce” che segnano lo spazio della tela, interrotta solo da sprazzi di luce. La sua pittura si nutre di poesia, come linguaggio universale dell’umanità, come sosteneva Goethe, e crea con essa un unico paesaggio iconico e armonioso. La produzione di Francesco De Florio è un’espressione concettuale che crea spirito di connessione, che stimola reti di comunicazione e dove nasce una domanda: l’artista può costruire un mondo migliore?

A questo proposito cito Ai Weiwei “Come artista devo partecipare alle difficoltà dell’umanità…Non separo mai quelle situazioni dalla mia arte”.


“Spazio Arte” – Mostra “Colori e pensieri armeni”
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