Giovanni Paolo II in Armenia, 25 anni fa il pellegrinaggio alle radici cristiane del Paese (Vatican News 24.09.26)
Robert Attarian – Città del Vaticano
Dal 25 al 27 settembre 2001, Giovanni Paolo II compì uno dei viaggi apostolici più significativi del suo pontificato: la visita in Armenia, realizzata in occasione del 1700.mo anniversario della proclamazione del cristianesimo come religione ufficiale del Paese. Fu un viaggio dal forte significato religioso, storico ed ecumenico. Per la prima volta un Vescovo di Roma metteva piede sul suolo armeno, incontrando il Catholicos di tutti gli Armeni Karekin II e rendendo omaggio alla millenaria tradizione cristiana di questo popolo. Il pellegrinaggio ebbe inoltre una particolare intensità, perché l’Armenia era una terra profondamente segnata dalle persecuzioni e dalle sofferenze del XX secolo, nonché dalla memoria del Medz Yeghern.
Per la prima volta, il Vescovo di Roma in Armenia
Giovanni Paolo II giunse all’aeroporto internazionale Zvartnotz di Yerevan il 25 settembre 2001. Ad accoglierlo vi erano il presidente della Repubblica Armena Robert Kocharyan, le autorità politiche e civili, il Catholicos Karekin II, gli ordinari cattolici presenti in Armenia, il corpo diplomatico e il nunzio apostolico. Dopo i saluti del presidente e del Catholicos, il Papa pronunciò il suo discorso di benvenuto e le sue prime parole espressero immediatamente la straordinarietà dell’evento: “Rendo grazie a Dio Onnipotente perché oggi, per la prima volta, il Vescovo di Roma si trova sul suolo armeno”.
L’Armenia, “antica ed amata terra”
Giovanni Paolo II definì l’Armenia “antica ed amata terra”, ricordando il poeta armeno Daniel Varujan e citandone i versi sulla terra armena. Spiegò inoltre di aver atteso a lungo quel momento, considerandolo un vero “momento di grazia e di gioia”. Non si trattò soltanto di una visita diplomatica o istituzionale. Giovanni Paolo II si presentava come pellegrino, desideroso di incontrare personalmente una delle più antiche comunità cristiane del mondo.
Un saluto a tutti gli armeni, anche della diaspora
Nel discorso all’aeroporto, il Papa non si rivolse soltanto agli armeni presenti in patria, sottolineando la volontà di voler estendere la sua amicizia “anche ai milioni di armeni sparsi in tutto il mondo”, da lui indicati quali custodi del proprio patrimonio culturale e religioso. Questo elemento è importante per comprendere il significato del viaggio. L’Armenia visitata dal Papa non era soltanto lo Stato indipendente nato dieci anni prima, ma anche la patria spirituale e storica di una grande diaspora, formatasi nel corso di secoli di guerre, persecuzioni e migrazioni.
L’abbraccio fraterno a Karekin II
Il momento centrale del discorso fu però il saluto rivolto al Catholicos Karekin II, quando Giovanni Paolo II ebbe a dire: “Abbraccio con fraterno amore nel Signore Lei e la Chiesa che Ella presiede”. Con queste parole Papa Wojtyla mise subito in evidenza la dimensione ecumenica del viaggio. Riconobbe infatti nella Chiesa Apostolica Armena una straordinaria testimonianza cristiana, soprattutto considerando le prove attraversate nel corso del XX secolo. Il Papa si definì un “pellegrino in viaggio spirituale”, venuto per rendere onore alla testimonianza della Chiesa armena. E proprio in occasione del 1700.mo anniversario volle sottolineare come la gioia degli armeni fosse anche la gioia della Chiesa cattolica: “L’intera Chiesa cattolica condivide la vostra intima gioia e quella di tutti gli armeni”. Si trattava di un’affermazione ecumenica di grande forza: la celebrazione della storia cristiana armena veniva presentata come una festa che riguardava l’intera cristianità.
Gli armeni, primo popolo cristiano
Il terzo passaggio del discorso fu dedicato alle origini del cristianesimo armeno. Giovanni Paolo II ricordò la tradizione secondo cui la predicazione degli apostoli Taddeo e Bartolomeo aveva raggiunto l’Armenia, indicando poi in san Gregorio l’Illuminatore la figura decisiva nella diffusione del cristianesimo. Il Papa pronunciò una delle frasi più importanti dell’intero discorso: “Il cristianesimo divenne, per la prima volta, la fede di un’intera nazione». Giovanni Paolo II interpretava così il 1700.mo anniversario non soltanto come una ricorrenza nazionale, ma come un evento di portata universale per la storia della Chiesa. Secondo le parole del Pontefice polacco, gli Armeni furono “i primi, come popolo, ad abbracciare la grazia e la verità del Vangelo”. La fede cristiana veniva quindi presentata come elemento costitutivo dell’identità armena.
La memoria dei martiri del Medz Yeghern
Subito dopo aver ricordato le origini cristiane dell’Armenia, Giovanni Paolo II si soffermò sul tema del martirio. Osservò: «Voi custodite con zelo la memoria dei vostri numerosi martiri». E aggiunse che il martirio era stato un tratto caratteristico della storia della Chiesa e del popolo armeno. Il riferimento assumeva particolare peso nel contesto della visita, il Papa non celebrava infatti soltanto una storia gloriosa, ma incontrava un popolo che aveva pagato un prezzo altissimo per la propria identità e per la propria fede. Questa dimensione sarebbe diventata ancora più evidente il giorno successivo, quando Giovanni Paolo II avrebbe visitato il memoriale di Tsitsernagaberd, dedicato alle vittime dell’immane tragedia del Medz Yeghern, del 1915.
Fede e futuro dell’Armenia
Il discorso all’aeroporto non si limitò però alla memoria del passato. Giovanni Paolo II guardò anche al futuro dell’Armenia, che nel 2001 celebrava il decimo anniversario dell’indipendenza. Una delle affermazioni centrali fu: «Il passato dell’Armenia è inseparabile dalla sua fede cristiana». Ma, secondo il Papa, la fede non apparteneva soltanto alla memoria del passato: poteva contribuire anche alla costruzione del futuro della nazione. Giovanni Paolo II incoraggiò pertanto le autorità e i cittadini a costruire una società giusta e armoniosa, fondata sul rispetto dei diritti, sulla solidarietà e sul bene comune. Il suo messaggio assumeva così anche una dimensione civile e politica: il progresso del Paese doveva essere posto al di sopra degli interessi particolari.
Il messaggio per la pace
Particolarmente importante fu il riferimento alla pace nella regione. Giovanni Paolo II affermò che la pace poteva essere costruita soltanto su basi solide: rispetto reciproco, giustizia nelle relazioni tra comunità diverse e magnanimità da parte dei più forti. Era un messaggio molto attuale per il Caucaso meridionale, una regione ancora segnata da tensioni e conflitti. Il Papa collegava, dunque, la celebrazione del 1700° anniversario a una responsabilità concreta: la fede cristiana doveva tradursi nella costruzione della pace e nel servizio al bene comune.
“Amare la propria terra”
Nella parte conclusiva del suo intervento, Giovanni Paolo II rivolse agli armeni un appello particolarmente intenso. Invitò ciascuno a impegnarsi per il futuro della propria patria e affermò: «Ognuno deve fermamente decidere di amare la propria terra». A questo amore doveva accompagnarsi la disponibilità al sacrificio per lo sviluppo autentico della nazione e per il benessere spirituale e materiale del popolo. Il discorso si concluse con una benedizione che riassumeva le speranze del Papa per il Paese: “Dio benedica il popolo armeno con la libertà, la prosperità e la pace!”.
Dall’aeroporto a Etchmiadzin
Terminata la cerimonia di benvenuto, Giovanni Paolo II si recò a Etchmiadzin, sede della Chiesa apostolica armena e residenza del Catholicos. La tappa successiva fu la visita di preghiera alla cattedrale apostolica. Qui il significato ecumenico del viaggio raggiunse una delle sue espressioni più alte. Nella preghiera a Etchmiadzin, Papa Wojtyla avrebbe infatti pronunciato parole destinate a rimanere tra le più significative dell’intero viaggio: “La vostra fede è la nostra fede in Gesù Cristo”. Subito dopo arrivò il suo richiamo alle parole della Lettera agli Efesini: “Un solo Signore, una sola fede, un solo Battesimo”. Il gesto e le parole di Giovanni Paolo II mostrarono come la visita non fosse semplicemente una celebrazione dell’antichità della Chiesa armena, ma anche un passo nel cammino verso una più profonda comunione tra le Chiese. A distanza di anni, la visita di Giovanni Paolo II in Armenia conserva ancora un significato che va oltre la semplice cronaca di un viaggio papale. Fu un pellegrinaggio alle radici della cristianità, un gesto di vicinanza a un popolo segnato dalla sofferenza e, soprattutto, un incontro tra due antiche Chiese unite dal desiderio di testimoniare insieme Cristo e di proseguire il cammino verso la piena comunione.
