Alcune domande su certe iniziative umanitarie: che differenza passa tra Nord Corea ed Azerbaigian?

Da qualche tempo a questa parte la politica italiana registra un’intensa (fin troppo…) attività da parte della diplomazia azera intenta ad attenuare l’immagine negativa dell’Azerbaigian (agli ultimissimi posti nella classifica mondiale della libertà politica e di informazione ed artefice di una corsa agli armamenti senza precedenti nell’ultimo decennio).

Così, uno stato caratterizzato da un regime al primo posto della classifica mondiale della corruzione, liberticida e negazionista, ha deciso di investire abbondanti risorse in un’operazione propagandistica che è al tempo stesso un disperato tentativo di maquillage diplomatico.

Sfruttando la disponibilità di associazioni, istituzioni e cattedratici, la diplomazia azera organizza conferenze, stringe accordi con Istituti, arruola docenti universitari ed attivisti dei diritti umani.

L’ultima occasione è data dalla conferenza organizzata nell’ambito della Camera dei Deputati italiana ed incentrata sul problema dei rifugiati a seguito della guerra del Nagorno Karabakh.

Il Consiglio per la comunità armena di Roma non può che plaudire ad iniziative, sempre più frequenti, che affrontino tematiche civili e sociali e possano essere foriere di una ventata di pacificazione nel Caucaso meridionale.

Sorgono tuttavia alcune domande:

– per quale motivo queste iniziative affrontano il problema esclusivamente a senso unico tralasciando, ad esempio nel caso in questione, di analizzare l’analogo fenomeno che ha interessato centinaia di migliaia di armeni costretti a lasciare precipitosamente l’Azerbaigian dopo i pogrom di cui erano stati vittime?

– per quale ragione il rappresentante della sezione italiana di Human Right Watch, meritoria organizzazione internazionale il cui lavoro si è sempre contraddistinto per una imparziale obiettività, senta il dovere all’improvviso di dar manforte (e per ben due volte in un mese) al regime dittatoriale di Aliyev patrocinando – necessariamente senza troppa cognizione storica – le iniziative della sua diplomazia?

– per quale motivo un pro rettore dell’Università La Sapienza, il prof. Biagini – già autore di un volume sull’Azerbaigian presentato addirittura a Baku in compagnia del rettore Frati nel quale ripropone sic et simpliciter le tesi azere riguardo alla questione del Nagorno Karabakh ed al rapporto con l’Armenia – sembra non sentire la necessità di una riflessione più critica delle vicende regionali?

– come è possibile organizzare nella cornice della Camera dei Deputati italiana un convegno che si basa (comunicato di agenzia) sui “dati ufficiali del governo dell’Azerbaigian”, nazione il cui livello di democrazia mal si concilia con quello europeo ed italiano?

– E soprattutto, come è possibile organizzare un convegno su un tema “umanitario” come quello dei rifugiati facendo da spalla ad un regime come quello azero? Sarebbe possibile organizzare una simile iniziativa sponsorizzata da Sudan, Somalia, Nord Corea o Eritrea?

Eppure l’Azerbaigian li precede di poco in classifica…e nel “2012 Democracy Index” è definito “regime autoritario”, nel “2013 Index of economic freedom” è definito “per lo più non libero”, nel “2012 Corruption perception index” l’Azerbaigian si colloca al 139° posto su 174 stati.

Il Consiglio per la comunità armena di Roma – come molti armeni ed italiani – si pone questi interrogativi ed invita il mondo politico e quello dell’informazione a vigilare con molta attenzione affinché talune spregiudicate iniziative e taluni ingenui patrocini non creino problemi ed imbarazzi alla diplomazia italiana.

Consiglio per la comunità armena di Roma

 comunitaarmena.it

ALLEGATI

PRESS FREEDOM INDEX 2013

All’indomani della “Giornata mondiale della libertà di stampa”, riportiamo le ultime posizioni della classifica mondiale sulla libertà di stampa: l’Azerbaigian è 156° su 177 stati; l’Italia è al 57° posto, l’Armenia al 74°.

156 Azerbaijan
157 Belarus
158 Egypt
159 Pakistan
160 Kazakhstan
161 Rwanda
162 Sri Lanka
163 Saudi Arabia
164 Uzbekistan
165 Bahrain
166 Equatorial Guinea
167 Djibouti
168 Laos
169 Yemen
170 Sudan
171 Cuba
172 Vietnam
173 China
174 Iran
175 Somalia
176 Syria
177 Turkmenistan
178 North Korea
179 Eritrea

(AGENPARL) – Roma, 30 apr – Si svolgerà Lunedì 6 Maggio, a partire dalle ore 9,30, presso la Sala delle Colonne della Camera dei Deputali (Palazzo Marini, Via Poli, 19), il Seminario: Protection of Internally Displaced People in International Humanitarian Law. The Case of Azerbaijan Compared with Other Selected Cases Parteciperanno, introdotti dal Prof. Antonello Biagini dell’ Università La Sapienza di Roma, e moderati dal dr. Antonio Stango, del Comitato Italiano Helsinki per i Diritti Umani, l’Ambasciatore Sergio Piazzi, Segretario Generale dell’Assemblea Parlamentare del Mediterraneo, Marat Kangarlinski, del Ministero degli Affari Esteri dell’Azerbaigian, Gunnar Ekeløve Slydal, del Comitato Helsinki Norvegese , il Dr. Alberto Becherelli, dell’Università La Sapienza di Roma, Dag Sigurdson, Rappresentante dell’ACNUR in Azerbaigian e Brigitte Dufour,Direttore di International Partnership for Human Rights.

Nel 2012 gli sfollati (internally displaced people, cioè persone che hanno abbandonato la propria città o il proprio villaggio rimanendo all’interno del proprio Paese) assistiti dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, erano in tutto circa 15,5 milioni; circa altri 11 milioni erano gli sfollati che non usufruivano di assistenza da parte dell’ACNUR. L’ACNUR si occupa inoltre di circa 10,5 milioni di rifugiati, cioè persone che hanno dovuto abbandonare il proprio Paese d’origine chiedendo asilo in un altro. In Azerbaijan, i soli sfollati in seguito al conflitto del Nagorno-Karabakh e all’occupazione di quella regione da parte armena sono circa 600.000. Si tratta del più grande numero di sfollati in uno Stato membro dell’OSCE e del Consiglio d’Europa. Il seminario internazionale, organizzato dal Comitato Italiano Helsinki per i Diritti Umani in collaborazione con docenti dell’Università La Sapienza di Roma, ha il compito di evidenziare le drammatiche proporzioni di questa tragedia umana, che si protrae da oltre vent’anni, inquadrandola nel generale sistema di protezione internazionale dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario, di esplorare possibili soluzioni e di confrontare la realtà del Caucaso con quella di altre regioni. A questo fine, verranno illustrati dati e metodi del lavoro dell’ACNUR sul campo, dati ufficiali forniti dal governo dell’Azerbaigian, progetti di organizzazioni internazionali non governative e il possibile ruolo degli organismi interparlamentari.