Antichi reperti assiri riaffiorano in Armenia (Asianews 27.07.26)
Erevan (AsiaNews) – La più grande collezione di coppe del periodo urarteo (tra il IX e il VI secolo a.C.) è stata scoperta a Karmir Blur, nei pressi della capitale armena Erevan. Leoni, templi e scrittura cuneiforme sono stati scoperti dagli scienziati sulle coppe di bronzo dei re urartei, come riporta un servizio di News-Armenia. Le coppe di bronzo recanti i nomi dei re urartei potrebbero non essere state solo utensili d’élite, ma anche un mezzo per dimostrare potere, legittimità divina e successione dinastica; questa è la conclusione a cui sono giunti gli autori di un nuovo studio.
Il regno di Urartu (Biainili in urarteo) era un antico regno dell’Armenia, situato tra l’Asia minore, la Mesopotamia e il Caucaso, incentrato attorno al lago di Van, oggi nella Turchia orientale, e per questo indicato anche come “regno di Van”, che durò dall’860 al 585 a.C. Il nome Urartu corrisponde al biblico Ararat, e venne dato al regno dai suoi più acerrimi nemici stanziati a sud, gli Assiri; proviene dal dialetto dell’accadico e sta per “Paese di montagna”. Il nome autoctono era Biainili, ovvero il nome originario del lago di Van. Alcuni studiosi ritengono che l’Ararat dell’Antico Testamento sia una variante dell’accadico Urartu: infatti il monte Ararat era ubicato proprio nel territorio urarteo, circa 120 km a nord della sua antica capitale. Va anche ricordato che nell’Antico Testamento “Ararat” era utilizzato anche per indicare un antico regno che si trovava a nord della Mesopotamia; allo stesso modo, le prime cronache armene del V-VII secolo affermano che il nome originario dell’Armenia era “paese dell’Ararad”. Le variazioni forse vengono dall’armeno Ayrarat, che significa “terra del coraggioso” e “terra degli armeni”.
Gli archeologi hanno studiato oltre 100 vasi risalenti al periodo compreso tra la fine del IX e l’inizio del VII secolo a.C., associati a sovrani come Sarduri I e ai re di nome Rusa. La più grande collezione è stata scoperta appunto a Karmir-Blur, nel sito dell’antica città e fortezza urartea di Teišebaini a Erevan, come scrive Arkeonews citando uno studio pubblicato sulla rivista Antiquity. La superficie interna delle ciotole è incisa con brevi iscrizioni cuneiformi che elencano i nomi dei sovrani; i ricercatori hanno ricostruito i cambiamenti nelle iscrizioni, nelle tecniche di incisione e nella simbologia reale.
I primi esempi riflettono una forte influenza assira, ma nel tempo gli artigiani urartei svilupparono una propria tradizione. I vasi iniziarono a presentare immagini di una testa di leone ruggente e di una torre sormontata da una lancia, che i ricercatori interpretano come un tempio Susi. Il leone simboleggiava la forza e il potere regale, mentre il tempio associava il sovrano all’autorità sacra. Gli autori della ricerca suggeriscono che le ciotole potessero essere utilizzate a corte, durante cerimonie o riti religiosi, e la loro concentrazione a Karmir-Blur potrebbe essere stata un tentativo di preservare la memoria della dinastia reale durante il periodo di instabilità, e negli ultimi decenni di esistenza di Urartu.
Secondo i ricercatori, tali vasi fungevano da veicoli materiali dell’ideologia reale: la combinazione del nome del sovrano, delle iscrizioni cuneiformi, dei simboli, dei metalli preziosi e dell’alta qualità artigianale li trasformava in distintive dichiarazioni di potere e successione dinastica. In Armenia queste antiche testimonianze suscitano un grande interesse non soltanto tra gli studiosi, ma in tutta la popolazione che considera la propria identità nazionale come fondata proprio sull’esistenza di regni più antichi come quello degli Urartu, antenati degli armeni in vastissimi territori, oggi suddivisi in varie nazioni.
