Armenia, l’ambasciatrice Bagdassarian: “Solidi ma ancora tante le sfide” (Dire.it 09.10.16)

ROMA – Impegnata in un “attivo percorso di sviluppo dei settori strategici” della sua economia, nel rafforzamento delle strutture democratiche nonché nel coadiuvare la comunità internazionale sotto il profilo della sicurezza, la Repubblica d’Armenia punta anche a risolvere l’annoso contenzioso per l’indipendenza del Nagorno Karabakh, minacciato dall’Azerbaijan. Tutto questo ha spiegato, venerdì pomeriggio a Roma, la nuova ambasciatrice d’Armenia in Italia Victoria Bagdassarian, in occasione della cerimonia per il 25esimo anniversario nazionale.  “Siamo orgogliosi di questo Stato- aggiunge- che nella sua storia millenaria ha attraversato molti momenti bui. Regni gloriosi si sono alternati a dominazioni straniere. Sembra ieri la firma il 21 settembre del 1991 del trattato di indipendenza, quando quasi subito abbiamo dovuto affrontare il conflitto nel Nagorno e il blocco delle frontiere, la crisi energetica e l’instabilità della regione. Ma ce l’abbiamo fatta”. Oggi è una “repubblica solida“, rafforzata lo scorso anno dalla riforma costituzionale che ha traghettato il paese verso il sistema parlamentare, anche grazie al sostegno dell’Unione europea, con cui è ora sul tavolo il negoziato di un accordo quadro. L’ambasciatrice ricorda inoltre che Yerevan “è partner strategico della Russia, degli Stati Uniti, e dialoga con la Nato e l’Onu attivamente su sicurezza e diritti umani”.

Sulla crisi attuale in medio oriente, “condanniamo ogni tipo di terrorismo” afferma ancora Victoria Bagdassarian. Ma il paese è sensibile al tema del genocidio: “A marzo 2015 il Consiglio per i diritti umani dell’Onu ha approvato una risoluzione per la prevenzione del genocidio, proposta da Yerevan”. Si tratta di “risultati importanti per un paese così giovane, che deve però ancora affrontare molte sfide: il processo di pace per il conflitto in Nagorno Karabakh nell’ambito del gruppo di Minsk, e nel migliorare le relazioni bilaterali con la Turchia”, sempre fedele alla strada “del dialogo pacifico”.

di Alessandra Fabbretti, giornalista

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