CREMONA – 27 febbraio 26 – Presentazione del volume di Andrea Fenocchio “Fratelli d’oriente” – La Chiesa Cattolica e gli Armeni da Pio IX a Leone XIV

Venerdì 27 febbraio, ore 16.30
Sala Conferenze “Virginia Carini Dainotti”
della Biblioteca Statale di Cremona

“Fratelli d’oriente. La Chiesa Cattolica e gli Armeni da Pio IX a Leone XIV”

Presentazione del volume di Andrea Fenocchio

L’Armenia fu la prima nazione cristiana e la sua Chiesa rimase in comunione con Roma fino al Concilio di Calcedonia, quando divergenze teologiche ne determinarono la separazione. Da allora i rapporti con la Chiesa cattolica conobbero fasi alterne fino al Novecento, segnato da due eventi decisivi: il genocidio armeno e il Concilio Vaticano II. Durante la tragedia del genocidio, Papa Benedetto XV e mons. Angelo Maria Dolci si adoperarono per soccorrere il popolo armeno senza distinzioni confessionali. Il Vaticano II aprì una nuova stagione di dialogo con l’Oriente cristiano. Il volume ricostruisce questa vicenda attraverso documenti, storiografia e un’intervista ad Antonia Arslan.

Ingresso gratuito.

FIRENZE – 27 e 28 febbraio 2026 – L’archeologia come leva di crescita in Armenia, un progetto di cooperazione e turismo sostenibile

Può l’archeologia diventare una leva di crescita, creare nuove opportunità di conoscenza e alimentare un turismo più

Due sono gli appuntamenti aperti al pubblico per conoscere in modo più approfondito il progetto ArcheTourDev e scoprire i tre siti archeologici, dove dallo scorso anno lavorano fianco a fianco archeologi e restauratori.

Venerdì 27 febbraio, nell’Auditorium del Palazzo dei Congressi, alle 14.30, all’interno del XXII Incontro nazionale di Archeologia Viva, Michele Nucciotti professore associato di Archeologia Medievale all’Università di Firenze e coordinatore scientifico del progetto, presenterà l’intervento “Armenia: dove il passato nutre il futuro”.

Sabato 28 febbraio, nella Sala Onice, dalle 14.00 alle 16.00, si terrà l’incontro: “Armenia. Tra ricerca scientifica, opportunità di conoscenza e turismo sostenibile”. L’appuntamento, interamente dedicato al progetto in corso fino al 2027, prevede l’intervento di:

  • Michele Nucciotti, Lapo Somigli e Zaroui Pogossian, Università di Firenze
  • Emanuela Daffra e Anna Patera, Opificio delle Pietre Dure
  • Sergio Ferdinandi, Ismeo

I relatori illustreranno il loro lavoro di ricerca, restauro e valorizzazione dei siti archeologici di Garni, Dvin e Aruch, spiegando come l’archeologia in Armenia stia diventando sempre più un volano per un turismo sostenibile, con il coinvolgimento e la valorizzazione delle comunità locali.

L’incontro vedrà anche la partecipazione di Emilio Cabasino, dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo.

Per approfondimenti: www.archaeologyforpeople-armenia.unifi.it

ROMA – 27 febbraio 2026 – Fetsa liturgica di San Gregorio di Narek – Celebrazione a San Pietro

In occasione della Memoria liturgica di San Gregorio di Narek

i Dicasteri per la Promozione dell’Unità dei Cristiani e per le Chiese Orientali,

insieme alla Rappresentanza della Chiesa Apostolica Armena presso la Santa Sede,

hanno il piacere di invitare la S.V. alla Celebrazione dei Vespri secondo la Liturgia Armena

che avrà luogo presso la Cappella del Coro della Basilica di San Pietro,

con la partecipazione

del Pontificio Collegio Armeno di Roma e della Congregazione dei Padri Armeni Mechitaristi di Venezia.

Venerdì 27 febbraio 2026  | ore 18.30

Seguirà la proiezione del docufilm Narekatsi  presso la Filmoteca Vaticana.

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Narekatsi, documentario proiettato in prima assoluta, è dedicato alla vita, all’opera e all’eredità spirituale di S. Gregorio di Narek,

monaco, mistico e teologo armeno, proclamato nel 2015 da Papa Francesco Dottore della Chiesa Universale.

Con il contributo di autorevoli teologi ed armenologi, il film esplora la ricchezza della poesia e la profondità del pensiero teologico

di S. Gregorio di Narek, evidenziando l’attualità del suo messaggio universale sulla fede, sul pentimento e sul cammino interiore dell’uomo.

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Il presente invito consente l’ingresso alla Basilica attraverso il Cancello Petriano (Piazza del Santo Uffizio)

Si gradisce cortese conferma entro il 21 febbraio all’indirizzo unitas@christianunity.va

CARRARA – dal 20 febbario – MIKAYEL OHANJANYAN. LEGAMI: TIES THAT BIND

MIKAYEL OHANJANYAN

LEGAMI: TIES THAT BIND

14 FEBBRAIO/30 AGOSTO 2026

a cura di

Christopher Atamian e Tamar Hovsepian

Carrara, mudaC | museo delle arti di Carrara

Via Canal del Rio,

Carrara

open

fino al 31 maggio: martedì/domenica 9:30-12:30 / 15:00-18:00. Chiuso lunedì

dal 1 giugno al 30 agosto: martedì, sabato, domenica 17:00-20:00, mercoledì e giovedì 9:30-12:00, venerdì 18:00-22:00

Chiuso il 14.08

mudac.museodellearticarrara.it

 

 

Cover: Mikayel Ohanjanyan, Legami Ties that Bind, 2025: marmo statuario bianco di Carrara, cavi d’acciaio inox, 121x210x90 cm (dettaglio)

Photo credits: Nicola Gnesi 

 


Dal 14 febbraio al 30 agosto 2026 il mudaC | museo delle arti di Carrara accoglie l’arte di Mikayel Ohanjanyan ospitando la personale “Mikayel Ohanjanyan. Legami: Ties That Bind”, a cura di Christopher Atamian e Tamar Hovsepian di Atamian Hovsepian Curatorial Practice, piattaforma curatoriale con base a New York. Nato nel 1976 a Yerevan (Armenia), Mikayel Ohanjanyan vive e lavora tra Firenze e Carrara. Ha ricevuto la sua formazione presso l’Accademia Statale di Belle Arti di Yerevan e l’Accademia di Belle Arti di Firenze. Ohanjanyan ha partecipato a numerosi eventi di rilievo internazionale: nel 2015 ha esposto nel Padiglione Nazionale dell’Armenia alla 56ª Biennale d’Arte di Venezia, vincitore quell’anno del Leone d’Oro.

Mikayel Ohanjanyan

Nel 2016, ha presentato due grandi installazioni site-specific per il progetto “La Statale Arte” presso l’Università La Statale di Milano. Inoltre, il suo progetto “Diario” è stato selezionato per il Frieze Sculpture Park, esposto al Regent’s Park di Londra. L’opera ora fa parte della collezione permanente dello Yorkshire Sculpture Park. Nel 2017, ha partecipato alla prima edizione di STANDART, la Triennale d’Arte Contemporanea dell’Armenia, e lo stesso anno alcune sue opere sono state esposte alla Fiac – On Site, all’aperto di fronte al Petit Palais di Parigi.  Nel 2018, ha vinto il Premio Internazionale d’Arte Contemporanea E. Marinelli per il Museo dell’Opera del Duomo di Firenze, dove la sua opera è ora parte della collezione permanente. Nel 2021, Mikayel Ohanjanyan ha vinto il concorso indetto dalla CEI/Vaticano per la realizzazione di opere d’arte liturgiche per la chiesa di Don Giovanni Bosco a Bagheria, in Sicilia. Tra gli altri riconoscimenti, si annoverano il Premio Targetti Light Art (2009) e il Premio Henraux (2014).

Mikayel Ohanjanyan, Legami Ties that Bind, 2025, installation view

Attraverso cinque sculture in marmo concepite come un’unica monumentale installazione, la mostra si concentra sugli elementi chiave della ricerca più recente dell’artista: i legami intesi come connessione, memoria storica e resilienza, rappresentati da lavori che parlano di identità, tempo e relazioni umane. L’esposizione è promossa dal Comune di Carrara e prodotta dal mudaC ǀ museo delle arti Carrara con il contributo all’artista di AGBU Armenian General Benevolent Union e di Patrick Bahadourian. Si ringraziano inoltre per la sponsorizzazione tecnica Kooling e Tenax SpA.

Mikayel Ohanjanyan, Legami Ties that Bind, 2025, installation view

Ci tengo anzitutto a ringraziare Mikayel Ohanjanyan non solo per questa bellissima mostra, ma per il rapporto speciale che ha tessuto ormai da anni con Carrara – sottolinea la sindaca di Carrara Serena Arrighi -.  Mikayel Ohanjanyan è un protagonista attivo della vita culturale e artistica cittadina e questa cosa ci inorgoglisce. Da secoli il più grande tesoro di Carrara è il suo essere punto di riferimento e crocevia di artisti e creativi di ogni parte del mondo. Tutti loro trovano qui non solo il saper fare dei nostri artigiani, ma anche un terreno fertile dove coltivare e realizzare i loro progetti.  Mikayel Ohanjanyan con la sua arte, con il suo lavoro e il suo impegno quotidiano arricchisce la nostra comunità e, allo stesso tempo, contribuisce a far crescere il suo enorme bagaglio culturale“.

Mikayel Ohanjanyan Legami Ties that Bind 2025. Marmo statuario bianco di Carrara. Cavi d’acciaio inox

Siamo felici di poter ospitare al mudaC questa importante mostra di Mikayel Ohanjanyan, un artista di fama internazionale che ha ormai da anni scelto Carrara come sua patria artistica – dice l’assessore alla Cultura del Comune di Carrara Gea Dazzi -. Abbiamo già avuto modo di ammirare da vicino i lavori di Mikayel Ohanjanyan nel corso dell’edizione 2023 di White Carrara e lo scorso Natale, quando ha esposto il suo ‘albero d’artista’ in piazza del Duomo, questa mostra personale andrà in qualche modo a suggellare il rapporto speciale tra l’artista e la città. Legami: Ties That Bind è un progetto importante nel quale come amministrazione crediamo molto, che avremo il piacere di ospitare per tutta l’estate e che dialogherà a pieno con l’offerta culturale della città. Con questa mostra di alto livello il mudaC si conferma sempre di più non solo un museo d’arte contemporanea, ma un fondamentale luogo di cultura, di confronto e sperimentazione“.

Mikayel Ohanjanyan Legami Ties that Bind 2025. Marmo statuario bianco di Carrara. Cavi d’acciaio inox

Il corpus di opere esposto è stato pensato e realizzato appositamente per Carrara, città che ospita il nuovo studio dell’artista, gemellata con la sua città di origine, Yerevan, e che lo ha accolto nel suo museo più innovativo, il mudaC, accanto ad artisti di primo piano come Jannis Kounellis, Lynn Russell Chadwick e David Tremlett. I curatori sottolineano: “Formatosi in Armenia e maturato artisticamente in Italia, il linguaggio di Ohanjanyan è al tempo stesso profondamente radicato e universale. Siamo onorati di presentare il suo lavoro in una città e in un’istituzione di così alto valore storico“. Per Ohanjanyan, i legami – intesi come vincoli e relazioni – rappresentano un concetto fondante che abbraccia sfere esistenziali, spirituali e universali. Il suo lavoro immagina l’umanità come parte di una vasta rete che collega gli individui tra loro e anche alle forze della natura, del tempo e della storia. Quel “legame”, inteso come valore primario in una società contemporanea fondata su divisioni e contrasti, è rappresentato in mostra da un’unica installazione dal forte impatto spaziale dal titolo  “Legami: Ties that Bind”. Ciascuna delle cinque sculture in marmo statuario bianco che la compongono – di diverse dimensioni, da elementi più monumentali (fino a 121×210×90 cm) a più raccolti (53×68×40 cm) – è costituita da due blocchi informi, tenuti insieme da cavi in acciaio inox che incidono profondamente la pietra e ne attraversano la superficie. Questi cavi generano una evidente tensione fisica e, al tempo stesso, alludono a un’idea di unità e interdipendenza.

Mikayel Ohanjanyan, Legami Ties that Bind, 2025, installation view

Sebbene le forme rimangano incomplete e intrinsecamente incompatibili, l’atto del legarle insieme suggerisce un tentativo di recuperare una memoria collettiva perduta. Un gesto di natura utopica, ma necessario per confrontarsi con il presente e immaginare il futuro. Attraverso queste metafore materiali, Ohanjanyan traduce concetti astratti in forme tangibili, sollevando interrogativi fondamentali su ciò che ci unisce – gli uni agli altri, al mondo, al passato e al presente – e su come tali connessioni plasmino l’identità, la storia e la narrazione più ampia dell’esperienza umana. Dal punto di vista visivo e concettuale, le opere di Mikayel Ohanjanyan sembrano suggerire una riconciliazione silenziosa tra forze opposte e sono capaci di mostrare, nel loro insieme, una poetica riflessione sulla condizione umana e sulle strutture invisibili che tengono insieme ogni cosa. Accompagna la mostra un catalogo, che verrà presentato nel corso dell’esposizione, con l’introduzione istituzionale di Gea Dazzi (Assessora alla Cultura del Comune di Carrara) e testi critici di Christopher Atamian, Cinzia Compalati e Tamar Hovsepian.

NARDO’ – 20 febbraio 2026 – Nardò incontra l’Armenia – storia, musica e memoria

Nardò incontra l’Armenia.
Storia, musica, memoria.

Un appuntamento unico che intreccia identità e racconto, diplomazia e cultura, parola e suono.

📖 Per la prima volta in Italia sarà presentato il libro
“Armeni: identità e memoria” di Kegham Jamil Boloyan, un’opera che attraversa le radici profonde di un popolo, la forza della resistenza e il valore universale della memoria.

Un dialogo autorevole con rappresentanti istituzionali italiani e armeni, studiosi e protagonisti del mondo culturale, per riflettere insieme su ciò che unisce i popoli oltre i confini: la storia, la dignità, la memoria condivisa.

🎹 A rendere ancora più intensa la serata, il viaggio musicale nell’anima armena con la pianista Sona Igityan, che interpreterà le musiche del compositore Arno Babajanyan.

📍 20 febbraio 2026
🕖 Ore 19:00
📍 Sala Convegni – Chiostro dei Carmelitani, Nardò

Un evento nazionale che è anche un ponte tra culture.
Un’occasione per esserci, ascoltare, comprendere.

La memoria non è passato: è responsabilità presente.

 

TREVISO – Dal 14 febbraio al 01 marzo 2026 -“Spazio Arte” – Mostra “Colori e pensieri armeni”

 

DoveSala Lorenzo Lotto

Piazzale Indipendenza, 2

Quinto di Treviso

QuandoDal 14/02/2026 al 01/03/2026Venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 13 e dalle 15.30 alle 19
La Sala Lorenzo Lotto di Quinto ospita la mostra Colori pensili armeni, con le opere di Francesco De Florio dedicate all’Armenia, alla sua storia e alla sua forza simbolica, in un percorso pittorico sospeso tra memoria, spiritualità e colore. L’esposizione, curata dalla professoressa Marina Scroccaro, sarà inaugurata sabato 14 febbraio alle ore 17 in Piazza l’Indipendenza 2 e sarà arricchita dalla lettura di alcune poesie dedicate all’Armenia di Erika De Debortoli, affidate alla voce della lettrice recitante Lilian Gioffrè, in un dialogo intenso tra arti visive e parola poetica. La mostra sarà aperta il venerdì, il sabato e la domenica dalle 10 alle 13 e dalle 15.30 alle 19, mentre negli altri giorni sarà visitabile su prenotazione contattando il numero 348 7145590 o scrivendo a info@francescodeflorio.it“Finchè c’è amore e memoria, non c’è vera perdita”L’arte ha senso solo se pensata in una dimensione sociale: il pittore indaga la fragilità dei sistemi attraverso la realizzazione di opere che si manifestano con campiture, geometrie e paesaggi che mettono in crisi lo sguardo e la percezione, trasformando l’ordine in esperienza emotiva e sociale. Probabilmente è ciò che si prova ad un primo sguardo. Spesso esiste nell’arte astratta l’idea di misurare le nostre emozioni: dare forma a diverse necessità della nostra esistenza, così per l’artista è stato fatale aprire la propria ricerca personale e sviluppare una riflessione profonda e urgente sul tema del genocidio armeno e sulla necessità di costruire un ricordo empatico di una sofferenza perpetrata su un popolo e su un territorio.Francesco De Florio ha conosciuto e condiviso attraverso la ricerca pittorica, la storia armena, che pur a distanza di tempo, resta nell’ombra ed è parzialmente considerata; tutto ciò si ripete malauguratamente e mette in tensione ordine e stabilità. Artista attivo da tempo, si muove tra pittura e grafica, utilizzando un linguaggio che oscilla tra il figurativo “introverso” e l’astratto manifesto, passando per alfabeti sconosciuti e volutamente criptati. Le sue opere trasformano il quadro in ambientazioni e lo spazio in esperienza percettiva, interrogando lo sguardo e la mente dello spettatore. Abbraccia il disegno e la geometria, mantenendo una spiccata attenzione all’estetica bellezza: intesa come campitura di spazi in equilibrio, ricerca tecnica della superficie colorata, attraverso l’uso di pigmenti e miscele originali. Nei suoi quadri appare la condivisione filosofica del sentimento, della vulnerabilità e della negazione della libertà di un popolo. In alcune tele si legge l’accoglienza veneziana agli Armeni, con precisi riferimenti all’architettura della città inclusiva. Spesso nei suoi dipinti possiamo osservare meglio le relazioni ad alto contrasto, come in “Notte armena” “ Divisione” o “Ararat”, dove appaiono raffigurate considerazioni e riflessioni che appartengono ad un mondo a cui hanno sottratto l’equilibrio esistenziale.

I suoi quadri potrebbero essere visti come < un’agenda per sottrazione> sono la prova di ciò che è stato tolto ad una comunità: vi si trovano operazioni analitiche minimali, ma un fitto percorso concettuale che si sviluppa in tappe della storia armena, come si evince dai titoli. Questo suo lavoro richiama la necessità di superare confini e divisioni che frammentano il mondo contemporaneo, dall’altro allude ad un senso di profondo smarrimento, di sofferenza e di valori comuni in cui riconoscersi. La sua espressione pittorica è difficilmente ascrivibile ad una sola categoria: è una pittura informale, cha abbraccia il concettuale e approda ad un’astrazione concreta e spesso simbolica che dichiara un’intenzione e un riscatto verso ciò che la popolazione e la terra armena hanno subito.

Il colore presente su campiture piene raffigura i contrasti della vita: temi che fanno da sfondo ai suoi dipinti. Le gocciolature sanguinee depongono la sofferenza di una singolare crocifissione…come le originali grafiche e i simboli sono contenuti, racchiusi in un “incrocio-croce” che segnano lo spazio della tela, interrotta solo da sprazzi di luce. La sua pittura si nutre di poesia, come linguaggio universale dell’umanità, come sosteneva Goethe, e crea con essa un unico paesaggio iconico e armonioso. La produzione di Francesco De Florio è un’espressione concettuale che crea spirito di connessione, che stimola reti di comunicazione e dove nasce una domanda: l’artista può costruire un mondo migliore?

A questo proposito cito Ai Weiwei “Come artista devo partecipare alle difficoltà dell’umanità…Non separo mai quelle situazioni dalla mia arte”.


“Spazio Arte” – Mostra “Colori e pensieri armeni”
https://www.trevisotoday.it/eventi/mostra-colori-pensieri-armeni-2026.html
© TrevisoToday

MILANO – 12 febbraio 2026 – Festa di “Vartanants”

  Milano Piazza Velasca 4 MM Missori – III piano tel.:  0039 340210117
Facebook: Casa Armena – Hay Dun 

 

 CASA ARMENA 

HADUN

 

Giovedì 12  alle h. 20.30. “Vartananz”
 
 
Vartan Mamigonian e 1036 combattenti, caduti per la protezione della patria,
 della Chiesa armena e della fede cristiana nella battaglia di Avarayr nel maggio 451.
Con il loro martirio hanno confermato la volontà e il diritto di vivere del popolo armeno.
 
Partecipano alla serata:
 Agop Manoukian
 
Interventi musicali:
P. Nerses Harutyunian
Ani Martirosyan 
Ani Balian
Gianfranco Iuzzolino
 
   Cena a buffet e brindisi!

TERAMO – 04 febbraio 2026 – Genocidio armeno, la letteratura come memoria collettiva

Prosegue il programma del CRP – Salotto culturale 2026 con un appuntamento dedicato al tema del Genocidio armeno, affrontato attraverso la letteratura di memoria.

L’incontro si terrà mercoledì 4 febbraio 2026 alle ore 18.15 presso la Sala Annunziata, in via Nicola Palma 31 a Teramo. Il percorso sarà guidato da Maria Chiesi.

Per informazioni è possibile contattare la segreteria all’indirizzo segreteriasalottoculturale@gmail.com.

Screenshot

MILANO – 29 gennaio 2026 – Nel nome della terra. Armenia: storia, conflitto e identità nel Caucaso

Giovedì 29 gennaio 2026 ore 18.30

Nel nome della terra. Armenia: storia, conflitto e identità nel Caucaso

Ambrosianeum, via delle Ore, 3 – Milano

 

Siamo lieti di invitarvi al secondo appuntamento del ciclo di incontri dedicati ai reportage della mostra FEDE e GUERRA.

La serata sarà dedicata al reportage in Armenia di Marco Cremonesi.

con Antonia ARSLAN, scrittrice
Alberto PERATONER, docente Facoltà Teologica del Triveneto – Padova e direttore dell’Ufficio Cultura del Patriarcato di Venezia
Marco CREMONESI, fotografo

Introduce: Fabio PIZZUL, presidente Fondazione Ambrosianeum

Con la partecipazione musicale di Ani BALIAN accompagnata dal maestro Gianfranco IUZZOLINO

Un viaggio nella storia millenaria dell’Armenia, una terra di confine dove identità, memoria e territorio si intrecciano in modo profondo e spesso doloroso. Una lettura storica e geopolitica che attraversa le radici dei conflitti che hanno segnato il Caucaso meridionale, con particolare attenzione alla questione armena, al genocidio del 1915 e alle tensioni contemporanee legate al Nagorno Karabakh. Senza dimenticare il ruolo della terra come elemento fondante dell’identità armena, esplorando come storia, religione, diaspora e conflitto continuino a plasmare il presente di un popolo al centro di equilibri regionali complessi e instabili.

A seguire visita guidata della mostra FEDE e GUERRA con gli autori

La partecipazione all’incontro è libera e gratuita.