Palestinesi come ebrei, armeni e non solo: le pulizie etniche che sporcano la storia del mondo (La Repubblica 06.02.25)

LONDRA – “Evitare qualsiasi forma di pulizia etnica a Gaza”: ieri il Segretario Generale dell’Onu Antonio Guterres ha risposto così alla proposta di Donald Trump di trasferire in vari Paesi arabi i due milioni di palestinesi della Striscia e farne un

Vai al sito

Anima Armena – 5 fenomenali interpreti (Radio 3 06.02.25)

Con Valerio Corzani. Raja Zahr/John Bilezikjian “Zulu Man” – Djivan Gasparyan & Lian Ensemble “You and I” – Narek Kazazyan “Impromptu” – Arto Tunçboyaciyan/Kamarama/Davit Suskiasyan/Saro Usta “Pyurivet” – Gaguik Mouradian/Jordi Savall/Hesperion XXI/David Mayoral/Haig Sarikouyoumdjian/Viva Biancaluna “Menk Kadj tohmi”

Vai al sito e ascolta

Armenia – Per gli innamorati San Sarkis e biscotti salati (Assdakah 05.02.25)

Letizia Leonardi (Assadakah News) – Il 14 febbraio, nel giorno dedicato agli innamorati, in Armenia si onora San Sarkis e si preparano biscotti salati.

San Sarkis fu un principe della vicina Cappadocia, un valente generale, del IV secolo, martirizzato insieme a suo figlio Mardiros e altri 14 valorosi guerrieri, per essersi convertito alla fede cristiana. San Sarkis fu anche molto attivo nella predicazione del cristianesimo e nella costruzione di chiese. Quando iniziò la persecuzione dei cristiani, durante il regno di Giuliano l’Apostata (figlio di Costantino), San Sarkis ricevette una rivelazione da Dio di lasciare l’impero. Con suo figlio si trasferì in Armenia, dove regnava Tigran VII, figlio del re Khosrow. Quest’ultimo ordinò a Sarkis di andare in soccorso del re persiano Shapur[1] il cui Paese era minacciato da Giuliano l’Apostata. A tal proposito Sarkis venne nominato comandante delle truppe dell’esercito sassanide e vinse contro l’esercito invasore. Secondo la tradizione, alcuni suoi compagni d’armi, vedendo i miracoli compiuti da Dio per mano di Sarkis, rinunciarono al politeismo e accettarono, anche loro, il cristianesimo. 

Come in molti Paesi del mondo, ormai anche in Armenia, il 14 febbraio si festeggia il patrono degli innamorati. Il culto di San Sarkis come patrono degli innamorati affonda le radici in un episodio particolare del folclore popolare. Secondo la leggenda infatti, al rientro vittorioso da una delle tante battaglie, Sarkis e 39 suoi fedeli, compagni d’arme, furono invitati, per un tranello ordito dal re, a celebrare la vittoria nel palazzo reale.

Il sovrano aveva infatti predisposto il loro assassinio grazie ad un piano per il quale aveva istruito quaranta bellissime fanciulle: queste avrebbero dovuto far bere fino ad ubriacare il gruppo di valorosi soldati per poi, quando caduti tutti in un sonno profondo perché sazi e ubriachi, uccidere ciascuna il proprio guerriero. Trentanove delle donne obbedirono all’ordine e uccisero i soldati. Tutte, tranne una che non ce la fece a eseguire il piano del re. Una di loro infatti, vedendo la bellezza del volto di Sarkis, così sereno nel suo sonno, se ne innamorò perdutamente e, invece di ucciderlo, lo baciò.

Con quel dolce bacio Sarkis si destò e si rese conto dell’accaduto e del tranello. Presa con sé la ragazza, Sarkis tornò al suo cavallo e insieme alla fanciulla si lanciò al galoppo contro le porte della città che cedettero all’impeto del destriero e dei due fuggitivi. Anche le forze della natura furono dalla loro parte: una violenta tempesta di neve si materializzò come d’incanto, nascondendoli così alla vista degli inseguitori. Dato che Sarkis fu salvato, non tanto dalla sua forza quanto dall’amore che, come un dono, arrivò proprio quando era più indifeso e in balìa di una morte per mano non di altro guerriero ma di una donna, egli è venerato come patrono degli innamorati che, con la forza dell’amore, è riuscito a superare ogni ostacolo.

Ma a parte il martirio toccatogli in sorte in quanto cristiano, Sarkis è stato santificato perché ha compiuto molti miracoli e aiutato molti innamorati. Uno di questi si chiamava Gharib ed era un ashugh[3]. Era un uomo povero che amava Shah Sanam, una ragazza ricca. Anche lei era innamorata di Gharib ma il padre della ragazza ostacolò decisamente questo legame perché intendeva darla in sposa ad un uomo facoltoso. Gharib allora decise di andare a lavorare all’estero per accumulare una grossa fortuna e si fece promettere dalla ragazza che lo avrebbe aspettato per sette anni. Passato questo tempo, se non fosse riuscito nel suo intento, Shah Sanam avrebbe potuto sposarsi secondo il desiderio di suo padre. Quei sette anni furono molto difficili per Gharib. Gli pesava molto la lontananza dalla ragazza e il fatto di non poter godere della vista della sua bellezza. Non gli giungevano notizie dall’innamorata ma non si disperava. Desiderava solo che arrivasse presto il giorno in cui si sarebbero di nuovo incontrati, avrebbero creato una famiglia e avrebbero vissuto insieme felici per tutta la loro vita.

Lavorando giorno e notte, passati sette anni, il ragazzo accumulò una vera fortuna e decise che, essendo diventato ricco, era finalmente giunto il momento di tornare a casa. Il destino però si accanì su di lui, disseminando la strada del ritorno di continui problemi e moltissimi ostacoli. Nonostante tutto Gharib non perse mai la speranza di raggiungere la persona che amava. Lui non si arrese e pregò, chiedendo costantemente l’aiuto di San Sarkis. Il Santo ascoltò le preghiere dell’innamorato e apparve al giovane nel turbine sollevato dal suo veloce destriero bianco, mise Gharib sulla sella del cavallo e in un istante lo portò da Shah Sanam. Il padre della ragazza, vedendo la ferrea volontà di Gharib, accettò di dargli in sposa sua figlia e benedì la loro unione. Il miracolo fu così compiuto.

La notte della vigilia del giorno di San Sarkis i ragazzi e le ragazze adolescenti, dagli 11 ai 16 anni, desiderosi di trovare l’amore, vanno in chiesa, portando con sé una fetta di focaccia salata o un biscotto salato chiamato Aghi plit. Durante la funzione religiosa questo cibo viene benedetto e, al rientro a casa, viene mangiato, prima di andare a dormire, senza bere acqua o altri liquidi. L’arsura che si forma durante la nottata stimola così l’arrivo di chi, in un eventuale sogno divinatorio, offrirà un bicchiere d’acqua. Sarà quello il segno del sopraggiungere dell’amore e colui o colei che, in sogno, porterà l’acqua sarà il futuro marito o moglie. Secondo gli etnografi, l’opinione che le ciambelle dovrebbero essere preparate da una donna anziana e vedova è sbagliata. Piuttosto, deve essere una donna appagata, che ha un grande amore e bambini felici, a fare tali biscotti o ciambelle salati, così da trasmettere serenità e gioia.

Secondo un’altra tradizione San Sarkis dovrebbe passare nelle case di chi cerca l’amore, o è innamorato, accompagnato dagli angeli e lasciare l’impronta dello zoccolo del suo cavallo bianco nella farina o nel pane posto sulla tavola. Se ciò avviene, entro l’anno, a chi pratica questa usanza, arriverà l’amore. C’è anche chi mette fuori di casa un vassoio con la farina. Se San Sarkis passa di notte davanti alla casa e il cavallo lascia un’impronta sulla farina, allora il desiderio dell’innamorato o innamorata si avvererà. I più ricchi, che si potevano permettere di avere la servitù, nel giorno degli innamorati, facevano stare un cameriere sul tetto della casa o sul balcone per aspettare i passi del cavallo del generale Sarkis.

(Foto di Diocese of the Armenian Church)

Vai al sito

Sinergia tra EIB Global e Ameriabank: €105 mln all’Armenia per la sostenibilità delle imprese (EnergiaItalia 05.02.25)

11Ameriabank Armenia
Home > Policy > Policy Europa > Sinergia tra EIB Global e Ameriabank: €105 mln all’Armenia per la sostenibilità delle imprese

In virtù di un nuovo accordo tra la Banca europea per gli investimenti (EIB Global) e Ameriabank, l’Armenia è sempre più legata finanziariamente all’Unione Europea, come del resto le sue imprese. Con la più recente linea di credito, le piccole e medie aziende nazionali avranno maggiori risorse da investire, per essere più sostenibili ed efficienti.

Unione Europea e Caucaso

la Banca europea per gli investimenti (BEI Global) e l’Ameriabank, una delle più importanti banche dell’Armenia, hanno formalizzato un nuovo accordo per un prestito da 105 mln di euro.

Una cifra importante, a sostegno dell’implementazione di pratiche di sostenibilità nel settore privato. In particolare, per le piccole e medie imprese (PMI) e mid-caps (le società quotate in un mercato azionario caratterizzate da media capitalizzazione).

In tali termini, si sono affermate delle traiettorie, nonché una struttura geoeconomica di riferimento. Entrambe ben delineate. E lo si è evinto dal fatto che questo prestito sia stato il più grande mai concesso dalla BEI Global a una banca del Caucaso meridionale.

Un aiuto tangibile per le aziende armene

Negli ultimi anni, Yerevan (la capitale dell’Armenia) e Bruxelles hanno rafforzato le loro relazioni diplomatiche e finanziarie. Temi quali ambiente e sostenibilità sono divenuti un volano, attraverso i quali strutturare legami e catene del valore, tra Europa e Caucaso. Tale entità geografica, a sua volta, è un ponte verso l’Asia, regione tra l’altro ai vertici per capacità rinnovabili.

Da qui, il valore aggiungo della più recente linea di credito. Il finanziamento aiuterà circa 400 piccole imprese e garantirà 15.000 posti di lavoro. Almeno il 20% del totale sarà destinato a investimenti ‘verdi’. Grazie al sostegno comunitario, una parte del prestito sarà erogata in dram (valuta locale) per proteggere le imprese dal rischio valutario.

Il supporto dell’Unione Europea per la transizione ‘economica ‘verde’ dell’Armenia ha legittimato nuovamente l’impegno delle istituzioni comunitarie nel Caucaso meridionale. Su quelle direttrici geoeconomiche, potrebbero in effetti intervenire anche diversi investitori esteri. In virtù di un finanziamento a fondo perduto, si garantirà che il tasso di interesse del prestito rimanga accessibile.

La medesima operazione aiuterà la stessa Unione a sostenere, più in generale, l’economia armena. Così operando, si porterà avanti uno dei cinque pilastri per l’Armenia all’interno del Piano economico e di investimento per il partenariato orientale.

Vai al sito

Azerbaigian: in calo la produzione di petrolio nel giacimento “Acg”, -34,4 per cento su base annua (AgenziaNova 05.02.25)

Nel quarto trimestre del 2024, la produzione media giornaliera di idrocarburi di Equinor nel giacimento azerbaigiano Azeri-Chirag-Guneshli (Acg) è stata di 16.600 barili di petrolio equivalente al giorno, segnando un calo del 34,4 per cento rispetto allo stesso periodo del 2023, quando la produzione si era attestata a 25.300 barili.

Lo riferisce l’agenzia di stampa “Trend” citando dati dell’azienda norvegese. Anche su base trimestrale si è registrata una flessione del 33,6 per cento rispetto ai 25 mila barili prodotti nel terzo trimestre del 2024.

Alla fine di dicembre 2023, la compagnia petrolifera statale dell’Azerbaigian, Socar, ha acquisito le quote di Equinor nei progetti Acg, Karabakh e nell’oleodotto Baku-Tbilisi-Ceyhan (Btc). Prima dell’accordo, Equinor deteneva il 7,27 per cento in Acg, l’8,71 per cento del Btc e il 50 per cento del giacimento Karabakh.

Vai al sito

Home > Eventi > Nardo: Celebrazioni per San Gregorio Armeno Nardo: Celebrazioni per San Gregorio Armeno (Idearadionelmondo 05-02-25)

e celebrazioni del Santo patrono sono ormai consolidate e anche quest’anno saranno ricche di eventi religiosi e civili. Il Settenario apre la settimana di preghiera con le Confraternite riunite nella Basilica Cattedrale Santa Maria Assunta dal 13 al 19 febbraio. Quest’anno, inoltre, grazie soprattutto al supporto dei fedeli, il 15 febbraio si inaugurerà l’organo della Cattedrale con una sobria cerimonia e la distribuzione di un opuscolo commemorativo dedicato allo stesso organo. Le celebrazioni religiose in Cattedrale si concluderanno il 19 febbraio alle 18:00 con il Solenne Pontificale, celebrato da S. Em. Rev.ma Cardinale Dominique Mamberti, Prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolicae da S.E. Mons. Fernando Filograna, Vescovo della diocesi Nardò-Gallipoli. Al termine muoverà per le vie cittadine la processione in onore di San Gregorio Armeno.

Infine, il 20 febbraio, le autorità religiose, politiche e cittadine, alle ore 17:15, si riuniranno in piazza Salandra per ricordare le vittime del terremoto del 1743 con la cerimonia dei cento rintocchi.

Non mancheranno, come ogni anno, la fiera, le luminarie e gli eventi civili di intrattenimento per tutta la popolazione.

Martedì 18 febbraio appuntamento a lume di candela nel Teatro comunale per due concerti Candlelight, primo spettacolo alle 20:00, secondo spettacolo alle 21:00. Ingresso con prenotazione e fino a riempimento posti.

Il 20 febbraio un altro spettacolo musicale dell’Orchestra sinfonica Tebaide d’Italia. Circa ottanta elementi si esibiranno in Piazza Salandra a partire dalle ore 20:00 con arrangiamenti di brani e opere tra le più importanti della storia musicale nazionale e internazionale.

Concluderà le celebrazioni Antonio Castrignanò e Taranta Sounds il 22 febbraio alle ore 21:00 in via Grassi.

Il Comitato feste patronali ringrazia in modo particolare l’Amministrazione comunale del Sindaco Pippi Mellone, l’Assessore alla cultura Giulia Puglia, il Consigliere con delega ai rapporti con le istituzioni religiose Daniela Bove, il Vicario generale della diocesi Nardò-Gallipoli e Parroco della Parrocchia di Maria SS. Assunta (Cattedrale) di Nardò Mons. Giuliano Santantonio e tutti i fedeli che hanno voluto partecipare fattivamente alla realizzazione delle celebrazioni del Santo patrono.

Informazioni utili

Cardinale Dominique Mamberti, Prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, è nato a Marrakech, nell’arcidiocesi di Rabat, in Marocco, il 7 marzo 1952, da genitori francesi trasferitisi in patria poco tempo dopo la sua nascita. Compiuti gli studi secondari, si è iscritto alla facoltà di giurisprudenza di Strasburgo, quindi ha seguito i corsi di post-grado presso l’università di Paris II, ottenendo i diplomi di studi superiori di diritto pubblico e di scienze politiche.

Entrato nel Pontificio seminario francese a Roma, è stato ordinato sacerdote per la diocesi di Ajaccio (Corsica) il 20 settembre 1981. Chiamato a seguire i corsi della Pontificia accademia Ecclesiastica, ha proseguito la formazione presso la Pontificia università Gregoriana dove ha conseguito la laurea in diritto canonico.

Entrato nel servizio diplomatico della Santa Sede il 1° marzo 1986, ha prestato la sua opera nelle rappresentanze pontificie in Algeria, Cile, presso le Nazioni Unite a New York, in Libano e in Segreteria di Stato, nella sezione per i Rapporti con gli Stati.

E’ stato eletto da Giovanni Paolo II arcivescovo titolare di Sagona e nominato allo stesso tempo nunzio apostolico in Sudan e delegato apostolico in Somalia e Eritrea. Il 15 settembre 2006 è stato richiamato da Benedetto XVI in Segreteria di Stato per ricoprire l’incarico di segretario per i Rapporti con gli Stati, e in tale missione è stato confermato da Papa Francesco il 31 agosto 2013.

In questa veste ha guidato le delegazioni della Santa Sede a numerose riunioni e conferenze internazionali, in particolare all’assemblea generale delle Nazioni Unite e ai consigli ministeriali dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce). Ha compiuto numerosi viaggi d’ufficio e ha sottoscritto a nome della Santa Sede vari accordi multilaterali o bilaterali, ultimi dei quali l’Accordo con la Repubblica di Capo Verde sullo statuto giuridico della Chiesa cattolica nel Paese africano (Praia, 10 giugno 2013) e l’Accordo con la Repubblica di Serbia sulla collaborazione nell’insegnamento superiore (Belgrado, 27 giugno 2014).

L’8 novembre 2014 è stato nominato prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, assicurando tuttavia la continuità del servizio nella Sezione per i Rapporti con gli Stati fino a metà gennaio 2015.

Il 28 aprile 2015 è stato nominato anche presidente della Commissione per gli avvocati.

Da Papa Francesco creato e pubblicato Cardinale nel Concistoro del 14 febbraio 2015, della Diaconia di Santo Spirito in Sassia.

È Membro:

  • del Consiglio della II Sezione della Segreteria di Stato;
  • dei Dicasteri: per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti; della Cause dei Santi; per l’Evangelizzazione; per i Testi Legislativi.

L’organo Inzoli (1897) della Cattedrale di Nardò

L’organo polifonico fu realizzato nel 1897 da Pacifico Inzoli di Crema, come segnala una placchetta-cartiglio posta al disopra delle due tastiere. Lo strumento, dal prospetto in noce a intagli in stile neogotico, è in cantoria, con aggetto a balcone sulla navata destra del tempio (appena oltre la cappella della Madonna delle Grazie), entro un vano a due piani ricavato nella struttura muraria perimetrale: il vano superiore per i corpi fonici e la consolle, l’inferiore per la manticeria. A trasmissione meccanica per le tastiere e pneumatica per il pedale. In facciata, entro tre campate in altrettante cuspidi, mostra n. 21 canne in zinco dalle bocche non allineate, con andamento contrario a quello delle sommità, con labbro superiore a scudo. Una targa in marmo, apposta nel 1898 sulla parete muraria, a lato destro della facciata dell’organo, a memoria della munifica donazione elargita da Clementina Personè (1840 ca.-1899), consorte di Bernardino Tafuri di Melignano (1827-1900) che fu sindaco di Nardò nel 1857, riassume e solennizza l’intera iniziativa.

La devozione nei confronti del Santo patrono a Nardò ha radici profonde, da quando la sua statua posta sul Sedile in piazza Salandra, alle 16,30 del 20 febbraio 1743, accogliendo le preghiere dei fedeli in panico, resistette al terremoto, fermandolo e salvando la popolazione dalla morte e dalla devastazione. Nardò è la sola città in Italia, che ha come principale e unico Santo Patrono San Gregorio Armeno l’illuminatore.

L’Armenia è il paese che per primo ha abbracciato la fede cristiana e che proprio a San Gregorio ha dato i natali. La sua vita, come quella del suo popolo, è stata sempre caratterizzata da persecuzioni e violenze che sono continuate nei secoli fino a sfociare in un vero genocidio, il primo del XX secolo, tra il 1915 e il 1923 con lo sterminio di un milione e mezzo di armeni.

È la seconda metà del III secolo d.C. quando San Gregorio viene al mondo. È membro di una stirpe reale costretta a fuggire in Cappadocia quando suo padre si rende responsabile dell’omicidio del re Chosroe. È qui che abbraccia la fede cristiana. Con la maggiore età, sposato e con due figli, viene ordinato sacerdote (le usanze dell’epoca consentivano il sacerdozio ai coniugati anche se nella chiesa ortodossa e in quella greco cattolica ci si può sposare ancora oggi) e torna in Patria con l’intento di riparare al crimine compiuto dal padre, ma viene arrestato e trascorre 13 anni nella fortezza di Artashat. Di lui già si narra che sia in possesso di poteri miracolosi e, proprio per questo, verrà liberato dopo aver guarito il sovrano – Tiridate III – lo stesso che ne aveva ordinato l’arresto. Non solo, il sovrano si converte al cristianesimo e ordina che questa diventi anche la religione ufficiale del regno. Per questo motivo San Gregorio è anche conosciuto come il primo Santo capace di convertire al cristianesimo, nel 301 d.C., una intera nazione. Un anno dopo diventa Patriarca d’Armenia e il principale punto di riferimento per la comunità cristiana. L’ultimo periodo della sua vita lo vive da eremita e muore sul monte Sepouh intorno all’anno 328. Alcune sue reliquie sono sparse in giro per il mondo. A Nardò intorno all’VIII secolo giunge una parte di avanbraccio portata dai monaci armeni in fuga da una persecuzione iconoclasta. Inizialmente è custodita in un reliquario ligneo che poi verrà sostituito con uno in argento. Purtroppo la reliquia, con il suo contenitore, fu trafugata la notte del 5 marzo 1975, dalla chiesa di San Domenico dove era temporaneamente custodita a causa dei lavori di restauro della Cattedrale. L’attuale reliquario è una copia uguale, realizzata interamente a spese dei fedeli, subito dopo il furto.

Vai al sito

Ministro dell’Economia armeno riceve l’ambasciatore Ferranti (Ansa.it 05.02.25)

(ANSA) – ROMA, 05 FEB – L’Ambasciatore Alessandro Ferranti è stato ricevuto dal Ministro dell’Economia della Repubblica di Armenia, Gevorg Papoyan.
Nel corso dell’incontro, facendo riferimento al grande potenziale di sviluppo esistente in ambito economico-commerciale tra i due Paesi, sono stati affrontati i diversi punti dell’agenda bilaterale.In particolare, è stato discusso come rafforzare la presenza del Sistema Italia in Armenia e l’interscambio commerciale, nonché gli investimenti, anche nell’ambito della politica di diversificazione economica intrapresa da Jerevan.
È stata infine sottolineata l’importanza dell’ampliamento della cooperazione nel settore turistico. (ANSA).

La libertà in cambio della pace? Il dilemma straziante degli Armeni. Come è dura accompagnare il nemico a disegnare i confini che esige per sé (Korazym 04.02.25)

[Korazym.org/Blog dell’Editore, 04.02.2025 – Renato Farina] – La prima notizia è che, mentre adesso vi scrivo, si stanno fissando i confini certi e riconosciuti dalle due parti tra Repubblica di Armenia e la Repubblica di Azerbajgian, per poter passare a un vero e proprio trattato di pace. Insomma: oggi non moriremo, ma è tutto proprio giusto quel che si sta facendo? Non do giudizi, se questo sia bene o sia male. Il Premier Nikol Pashinyan ha scelto questa strada, rinunciare a un pezzo di noi, l’Artsakh (Nagorno-Karabakh) per salvare la nazione. O meglio: ha ceduto la sovranità di quella regione armena – promette – cercando di trattare per il ritorno su quella terra dei 120mila Armeni avendo lo statuto di regione autonoma tipo il Sud Tirolo.

Ci credete? Io poco. Contentarsi intanto che la temperatura sotto le ascelle non sia bruciante, ma appena appena sotto i 37°? In fondo questo consola persino me che sono ribelle ed eretico. Mi adagio sotto le stelle che scintillano tremolanti sul lago di Sevan, e vorrei tanto che la cometa mi accarezzasse come capitò ai magi partiti a un giorno di cammello più a sud del mio villaggio partirono per Betlemme. Pace, pace. Troppo sangue è stato versato qui e altrove, e la terra intera ne è satolla ed anche il cielo stilla gocce rosse. Per cui sia benedetta questa tregua. Ma è pace?

E la libertà? Un giorno, una settimana, un mese senza sangue, valgono la rinuncia a lottare per la libertà e l’autodeterminazione (per quel tanto che a un popolo sia possibile)? Come è difficile e stretto il sentiero sui crinali dirupati della patria che il nemico esige per sé. Com’è dura accompagnarlo a disegnare i confini…

Questo passo è considerato indispensabile per impedire che la legge della forza bruta consenta al dittatore Aliyev di deciderli unilateralmente, e – non essendo mai stati nel dettaglio ufficializzati – siano infine accettati dalla comunità internazionale. Insomma, con la pistola alla tempia, sognando Trump (illusione?), intanto si evita il peggio, cioè l’esplodere devastante di una guerra non solo strisciante ma frontale, dove i miei fratelli sarebbero portati via come batuffoli da un tornado (e io con loro, perché loro = io).

Una sveglia da Israele

Questa aleatorietà ha finora consentito al Paese ricco e prepotente di erodere in questi ultimi due anni, dopo essersi impossessato dell’Artsakh, il territorio abitato dagli Armeni. Per di più circondato dall’affetto e dalla protezione politica dei clienti del suo gas e a lui fornitori di armi ad alta tecnologia. Due Stati di popoli a me cari hanno accettato questo scambio: Israele e l’Italia.

È uscito nelle scorse settimane sul Jerusalem Post l’articolo del diplomatico Nadav Tamir, che servì come consigliere il Presidente defunto Simon Peres. Egli contesta un intervento dell’attuale Ambasciatore di Gerusalemme a Baku intitolato Perché gli Ebrei hanno bisogno dell’Azerbajgian (uscito su The Jerusalem Post, il 16 dicembre 2024). Scrive: “Il Dott. Mordechai Kedar ha esaltato l’Azerbajgian come un faro di amicizia per Israele e un modello di tolleranza in una regione ostile. Come ex diplomatico non ignoro mai le considerazioni di Realpolitik e riconosco che l’alleanza strategica tra Israele e Azerbajgian serve senza dubbio certi interessi geopolitici ed economici, in particolare per il petrolio e la vicinanza all’Iran. Tuttavia, l’inno all’Azerbajgian come modello di virtù richiede un esame più attento. La realtà è ben lontana dalla rappresentazione brillante di Kedar. Sotto il governo ferreo del Presidente Ilham Iliev, l’Azerbajgian è uno dei regimi più dispotici al mondo”. Cita il Nagorno-Karabakh.

Aggiunge: “L’enfasi di Kedar sulla tolleranza dell’Azerbajgian nei confronti della sua comunità ebraica, sebbene degna di nota, non assolve il regime. La tolleranza per una minoranza non scusa l’oppressione strategica degli altri Sì, l’Azerbajgian ha una popolazione ebraica piccola e relativamente ben trattata e i suoi rapporti con Israele sono cordiali. Ma la tolleranza tattica per una minoranza non scusa l’oppressione strategica degli altri. Acclamare l’Azerbajgian come modello di coesistenza ignorando la sua persecuzione degli Armeni e la sua repressione del dissenso interno significa impegnarsi in un pericoloso candeggio”. E conclude. “I patti faustiani” nel lugo periodo travolgono chi li sottoscrive per opportunismo.

Un dannato miracolo per il nemico

La Patria non è solo casa mia e tua, è quella di tutti, perché questo ho imparato dal Vangelo e dai miei fratelli Armeni: nulla ci è estraneo, qualsiasi dolore, ci appartiene. È la compassione di Gregorio l’Illuminatore per il Re Tiridate III che da undici anni lo teneva schiavo in una fossa, ma che ammalatosi, ormai morente, lo pregò di aiutarlo. E Gregorio per dare nuovi anni di vita e tirannide a Tiridate e di tortura per sé stesso ottenne da Dio la sua guarigione. Questo successe: la pietà del perseguitato per il persecutore commosse Dio al punto di aver riguardo del malvagio. Un dannato miracolo per il nemico! Ma questa gratuita compassione sciolse il cuore di pietra del re. Il quale – liberamente – si convertì, cambio direzione ai propri desideri e pensieri. Si inginocchiò e invocò il sigillo Cristiano sulla sua carne, mente, spirito: tutto. Era il 301 dopo Cristo, il popolo intero fu battezzato seguendo il re. Erano passati 260 anni dacché in quell’angolo di mondo dov’era approdata l’Arca di Noè era stato annunciato il Vangelo dai due apostoli Bartolomeo e Giuda Taddeo. Subirono il martirio (Bartolomeo esagerò, e versò non solo il sangue, ma dette letteralmente la pelle per Cristo, per gli Armeni e gli Albani, antichi abitatori del Caucaso meridionale, come documenta la statua nel Duomo di Milano, mentre Giuda consegnò la sua vita insieme a Simone in Persia). E finalmente il seme dei loro corpi marciti fiorì. L’ebbe vinta l’amore e la pietà di Gregorio (e di Dio) sull’empietà del tiranno.

La certezza morale mi fa dire che i responsabili degli Stati che adottano un doppio standard a seconda della convenienza contingente dannano sé stessi e soprattutto il loro popolo. E allora quali scelte mettere in atto? Fino a che punto sacrificare alcuni fratelli Armeni per la pace mia e tua? Mi limito a chiedere tutto, libertà e pace, che chiese e ottenne con la sua pietà Gregorio. Non ho la stessa sua carità. Tiridate appena mi avesse tirato su dalla fossa l’avrei strozzato. O no? Come pregate voi Cattolici così faccio io: Mater boni consilii, ora pro nobis.

Il Molokano

Questo articolo è stato pubblicato in forma leggermente ridotta sull’edizione cartacea di Tempi del 1° febbraio 2025.

Vai al sito

La bomba nell’enclave per ricchi, il «messaggio» di Zelensky: così è stato ucciso Armen Sarkisyan, il comandante armeno fedelissimo di Putin (Cds e altri 3.02.25)

L’attentato in cui è morto il fondatore del battaglione paramilitare ArBat è avvenuto in uno dei più prestigiosi complessi residenziali della capitale russa: e manda – ancora una volta – un segnale che lo Zar non potrà ignorare

Russian law enforcement officers patrol an area next to a residential building following a blast in Moscow on February 3, 2025. An east Ukrainian crime boss and separatist wanted by Kyiv died from wounds inflicted during an explosion at a luxury Moscow complex on February 3, 2025, Russian news agencies reported. (Photo by TATYANA MAKEYEVA / AFP)

 

Ascolta l’articolo
6 min

Il posto è l’elegante e marmoreo ingresso del gigantesco complesso residenziale Alye Parusa, che significa «Vele scarlatte», ed è un nome preso dal titolo di un celebre romanzo di Aleksandr Grin, padre del neoromanticismo russo-sovietico dei primi anni del Novecento. La palazzina è la dimora di molti cosiddetti «nuovi russi», cantanti, conduttori televisivi, imprenditori, avvocati, nella tranquilla via dell’Aviazione, vicino alla metropolitana Schukinskaya, nella prima e più ricca periferia nord-ovest di Mosca. Una serie di edifici altissimi di mattoni chiari sopra e rossi sotto con rivestimento verdastro, dove il prezzo degli appartamenti di lusso varia da trecentomila a tre milioni di euro, cifre folli per l’attuale Russia. Infatti, si tratta di quella che sbrigativamente viene definita come una enclave per ricchi, sorvegliata da una milizia privata, protetta senza badare a spese.

I luoghi, e la loro descrizione, sono importanti, per capire. Il bersaglio e la vittima dell’ennesimo attentato dinamitardo avvenuto nella capitale era un vecchio conto da regolare. Armen Sarkisyan, 46 anni, nativo di Armenia ma cresciuto a Gorlovka, Horlivka per gli ucraini, nella regione di Donetsk. A livello ufficiale era soltanto il presidente della Federazione di pugilato della Repubblica di Donetsk, ma doveva la sua fama e la sua rapida ascesa nella nomenclatura non solo sportiva alla sua reputazione di «strenuo combattente contro il regime di Kiev», parole tratte dalla sua ultima intervista, e fondatore del battaglione paramilitare Arbat, abbreviazione di Armyanskij Batalyon, Battaglione armeno, ed evidente richiamo al nome della principale strada della Mosca imperiale e non solo di quella.

 

A Russian traffic police officer stands guard in the courtyard of a residential building following a blast in Moscow on February 3, 2025. An east Ukrainian crime boss and separatist wanted by Kyiv died from wounds inflicted during an explosion at a luxury Moscow complex on February 3, 2025, Russian news agencies reported. (Photo by TATYANA MAKEYEVA / AFP)

L’esplosione è avvenuta alle 9 e 50. Il tritolo sarebbe stato posizionato nell’atrio dietro ad un divano o una poltrona, lunedì mattina, poche ore prima dell’attentato. Pare sia opera di un fattorino, come accadde nella vicenda dell’assassinio, ultimo di una serie apparentemente riconducibili alla pista ucraina, del generale Igor Kirillov, ucciso lo scorso 17 dicembre. Nelle ultime ore si sta facendo strada una ipotesi anche peggiore, per i Servizi segreti di sicurezza russi: gli autori potrebbero avere usufruito di un appartamento affittato da un mese in quel palazzo, per avere accesso libero alla hall e spiare gli spostamenti di Armen senza attirare l’attenzione della sorveglianza.

A Russian Emergency Ministry helicopter takes off next to a residential building following a blast in Moscow on February 3, 2025. An east Ukrainian crime boss and separatist wanted by Kyiv died from wounds inflicted during an explosion at a luxury Moscow complex on February 3, 2025, Russian news agencies reported. (Photo by TATYANA MAKEYEVA / AFP)

Il padre di Sarkisyan era l’Anziano della diaspora armena a Gorlovka. Alla fine degli anni Novanta, suo figlio Armen, durante la seconda presidenza Eltsin e quindi nel pieno della moderna epoca dei torbidi, aderì alla locale comunità criminale, diventando presto il boss della mala cittadina con il soprannome Armen Gorlovskij. Le biografie non autorizzate sostengono che fosse un uomo di fiducia dell’ex presidente ucraino Viktor Yanukovich, a quel tempo legato, così si dice, a circoli criminali di Donetsk.

APPROFONDISCI CON IL PODCAST

Strenuo difensore dell’autonomia del Donbass, già nel 2014 Sarkisyan e i suoi uomini si scontrarono contro i manifestanti del Majdan europeista a Kiev. Una volta ottenuta la cittadinanza russa, divenne presidente della Federboxe della Repubblica separatista. Nel settembre del 2022, è stato uno dei fondatori del battaglione di volontari di origine armena ArBat, che tra i suoi 550 uomini comprende molti armeni profughi dall’Abkhazia. Oggi la milizia è comandata da Ajk Gasparyan, ex mercenario e transfuga della più celebre Brigata Wagner, decorato con un decreto di Putin per «il coraggio e l’eroismo» dimostrato durante i combattimenti dell’Operazione militare speciale.

 

Nel 2023, i militanti di ArBat hanno stipulato un contratto «ad personam» con il ministero della Difesa, e per mesi l’unità è stata adoperata per operazioni segrete in vari settori della linea di contatto con le truppe ucraine, e oltre. Nell’agosto 2024, il battaglione è stato inviato nella regione di Kursk per respingere l’attacco dell’esercito di Kiev. «Abbiamo sempre fatto il nostro dovere» spiegava il fondatore. «Abbiamo difeso Donetsk e Gorlovka, abbiamo partecipato all’Operazione militare speciale fin dai primi giorni. Ma i media hanno saputo dell’esistenza della nostra unità soltanto dopo che avevamo ricevuto la benedizione del capo della diocesi russa della Chiesa apostolica armena, l’arcivescovo Ezras».

Cittadino onorario di Gorlovka, a giudicare da quel che diceva e ripeteva spesso, Sarkisyan era convinto di quel che faceva. Così si raccontava, nelle ultime e più recenti interviste: «Dopo il golpe del 2014 in Ucraina e l’avvento al potere delle persone che devono tutto agli Usa e all’Ue, il nuovo potere ucraino ha cominciato a rivedere la posizione verso la Chiesa ortodossa russa, a imporre la lingua ucraina ai cittadini che per tutta la vita hanno parlato russo. Allora ho capito che lo scontro finale sarebbe stato inevitabile».

A suo parere, le truppe russe dovevano raggiungere il confine ucraino con Polonia, Ungheria e Romania. Era considerato molto vicino al presidente della Cecenia Kadyrov. Molte foto testimoniano della sua vicinanza con Apti Alaudinov, comandante delle truppe speciali cecene.
Aveva molti nemici, ma sui mandanti dell’attentato il coro è unico.

«La responsabilità per l’accaduto sarà presto rivendicata da strutture della cosiddetta Ucraina» sostiene il sito ultranazionalista Rybar.

Al telefono, Sergey Markov non sminuisce l’entità del colpo subito dai Servizi di sicurezza russi. «Questo ennesimo atto terroristico è un messaggio crudele di Zelensky all’intera élite russanon riuscite a sfuggire, prima o poi vi uccideremo, nonostante la vigilanza e le vostre scorte armate».

Secondo l’ex consigliere di Vladimir Putin e noto falco, poco dopo la nascita del suo ultimo figlio, Sarkisyan si era da poco trasferito alle Vele scarlatte proprio perché voleva sottarsi alle minacce di Kiev.

Vai al sito


Mosca, dietro la morte del mercenario Sarkysian un attentatore suicida (Affari Italiani)

Vakıflı: l’ultimo villaggio armeno della Turchia a rischio esproprio (Asianews 03.02.25)

Un progetto di ricostruzione post sisma rischia di provocare un radicale cambiamento demografico. L’area si trova nella provincia di Hatay ed la sola rimasta in seguito allo sfollamento forzato dei residenti dalla regione di Musa Dagh nel 1915. Previste nuove abitazioni e centri commerciali. Nuova stretta delle autorità di governo contro oppositori e critici, nel mirino anche İmamoğlu.

Istanbul (AsiaNews) – In Turchia l’ultimo villaggio di origine armena situato sulle pendici del Mussa Dagh, nel sud del Paese e nei pressi del confine con la Siria, deve fronteggiare la minaccia di esproprio da parte delle autorità di governo. A lanciare l’allarme è il sito di informazione Bianet che cita fonti locali, secondo cui un nuovo progetto abitativo legato a opere di ricostruzione post-terremoto di inizio febbraio 2023 potrebbe determinare un cambiamento demografico di Vakıflı, nel distretto di Samandağ, provincia di Hatay.

Il villaggio è incluso in un piano di sviluppo su larga scala promosso dall’Amministrazione per lo sviluppo abitativo (TOKİ) come parte dei progetti di ricostruzione avviati dopo il devastante sisma che ha colpito in particolare l’Anatolia poco meno di due anni fa. Il progetto, che prevede la realizzazione di 1.353 unità abitative, riguarda parti di Vakıflı, tra cui aree residenziali, terreni agricoli e proprietà del Tesoro.

Sul sito web dell’ente viene specificato il piano e le opere a esso collegate fra cui case, attività commerciali fra cui un centro con 14 negozi, infrastrutture e opere paesaggistiche. I residenti di Vakıflı sono allarmati dalla prospettiva dell’esproprio, temendo che il progetto danneggi il tessuto storico, culturale e sociale del villaggio. Molti temono che l’area possa perdere il suo status unico di ultimo villaggio armeno della Turchia.

Al riguardo, un residente ha dichiarato confermato che in questi giorni i capi dei villaggi di Vakıfköy, Hıdırbey e Mağaracık “si incontreranno con il governatore. Come abitanti, ci opponiamo – dichiara – alla decisione di esproprio. Siamo un villaggio che esiste da secoli” prosegue, e “temiamo non solo per il nostro patrimonio culturale e storico, ma anche per la composizione demografica della nostra comunità. Quasi metà dell’area – afferma – è a rischio di esproprio e siamo profondamente preoccupati di perdere la nostra identità”.

Cautela viene espressa dal mukhtar (capo) del villaggio, Berç Kartun, secondo cui il “destino” della zona “sarà più chiaro dopo l’incontro con il governatore di Hatay Mustafa Masatlı”. Kartun ha poi osservato che gli abitanti del villaggio sono “in ansia e preoccupati” per il potenziale impatto del progetto. Dopo lo sfollamento forzato della maggior parte degli armeni dalla regione di Musa Dagh nel 1915, solo un piccolo numero è rimasto a Vakıflı e nei villaggi vicini come Hıdırbey, Yoğunoluk e Kapısuyu. Dopo l’annessione del Sanjak di İskenderun, l’odierno Hatay, da parte della Turchia nel 1939, la popolazione armena rimasta si è stanziata in gran parte a Vakıflı.

Secondo il giornalista di Agos İşhan Erdinç, la Fondazione della Chiesa armena di Vakıflı ha avviato un procedimento legale per reclamare 36 proprietà identificate come appartenenti alla propria comunità. Queste proprietà erano state trasferite nel tempo all’erario o a privati e, nonostante una sentenza della Corte Costituzionale turca del 2022, che ha riscontrato una violazione dei diritti legittimi, le proprietà contestate non sono state restituite alla fondazione.

Intanto, nell’ultimo periodo in Turchia si registra – pur passando in gran parte sotto silenzio, una ulteriore stretta delle autorità governative e della sicurezza verso politici dell’opposizione, giornalisti e intellettuali oggetto di inchieste, perquisizioni e arresti. Nel mirino anche il sindaco di Istanbul – fra le personalità più in vista del fronte opposto al presidente Recep Tayyip Erdogan – Ekrem İmamoğlu, convocato per interrogatorio e oggetto di almeno due diverse indagini. A suo carico vi sarebbe fra gli altri l’accusa di “minacce” verso “individui coinvolti negli sforzi antiterrorismo” oltre al tentativo di “influenzare la magistratura”. Inoltre sarebbero almeno 45 le persone, fra cui diversi personaggi pubblici, rinchiusi in cella o che sono oggetto di provvedimenti di custodia dal 17 gennaio scorso, coinvolti in diverse inchieste penali perlopiù collegate a reati di “terrorismo”. Infine, almeno nove giornalisti sono sotto inchiesta per scritti e post sui social media.

Vai al sito