Il ruolo strategico dell’Azerbaigian nell’economia della Russia (Energiaoltre 27.04.24)

L’incontro tra i presidenti dell’Azerbaigian e della Russia al Cremlino, lo scorso 22 aprile, ha spostato l’attenzione dai caldi temi geopolitici – come il Nagorno-Karabakh, l’Ucraina o l’Iran – al 50° anniversario del progetto di costruzione della ferrovia Baikal-Amur Mainline (BAM). Questo progetto, avviato nel 1974 e guidato dal presidente azero Heydar Aliyev, ha segnato una prima versione del “perno verso est” della Russia.

Nonostante l’importanza dell’anniversario della BAM, il momento dell’incontro sembrava un po’ prematuro, con la celebrazione principale prevista per luglio. Tuttavia, l’evento ha fornito un’occasione per le discussioni sulla rinascita delle ferrovie nell’agenda russo-azera.

IL RUOLO DELL’AZERBAIGIAN TRA EUROPA E RUSSIA

L’importanza strategica dell’Azerbaigian – scrive il collettivo RFE/RL su Oilprice – è aumentata in seguito all’invasione russa dell’Ucraina, posizionando il Paese favorevolmente sia nel contesto europeo che in quello russo. L’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, poco più di due anni fa, ha innescato una reazione a catena con conseguenze geopolitiche nel Caucaso, e l’Azerbaigian, in virtù delle sue risorse naturali e della posizione strategica, è uscito vincitore in quasi tutte.

Il conflitto in Ucraina ha reso l’Azerbaigian più importante per l’Europa – che ha bisogno sia delle risorse energetiche del Paese caucasico, sia della sua posizione sulle rotte di transito Est-Ovest, per aggirare la sua precedente dipendenza dalla Russia – così come per la Russia, che ha un urgente bisogno della posizione di Baku sulle rotte di transito Nord-Sud, che le consentono di aggirare le sanzioni occidentali.

LE CONSEGUENZE DELLA GUERRA IN UCRAINA

La guerra in Ucraina ha messo a dura prova la capacità di Mosca di sostenere l’accordo di cessate il fuoco nel Nagorno-Karabakh, portando alla fine al pieno controllo della regione da parte dell’Azerbaigian, nel settembre 2023. Questo cambiamento geopolitico ha spinto l’Armenia a rivalutare la propria dipendenza dalle garanzie di sicurezza russe, gravitando verso legami più stretti con l’Occidente.

La visita di Aliyev a Mosca è avvenuta nel contesto di un declino dell’influenza russa nel Caucaso, evidenziato dal ritiro anticipato delle forze di pace russe dal Karabakh e dagli accordi bilaterali tra Armenia e Azerbaigian senza la mediazione russa. Mentre si alludeva vagamente alla sicurezza regionale, l’attenzione restava sulla cooperazione economica, riflettendo il desiderio di autonomia dell’Azerbaigian nella gestione dei propri affari.

IL CORRIDOIO INTERNAZIONALE DI TRANSITO NORD-SUD

Il Corridoio Internazionale di Transito Nord-Sud (International North-South Transit Corridor – INSTC) è emerso come un progetto fondamentale per la Russia, con l’obiettivo di stabilire nuove rotte logistiche e ridurre la dipendenza dal dominio occidentale. Il ruolo dell’Azerbaigian nel corridoio è fondamentale, poiché collega la Russia all’Iran e al Golfo Persico. Nonostante le precedenti battute d’arresto, i recenti accordi tra Russia e Iran segnalano dei progressi verso il completamento dei collegamenti ferroviari cruciali.

Mentre Mosca sottolinea l’importanza strategica dell’INSTC, Baku resta relativamente riservata nelle dichiarazioni pubbliche, concentrandosi invece sul potenziamento della propria infrastruttura ferroviaria per accogliere l’aumento del trasporto merci. Questo spostamento verso progetti di trasporto regionali comporta una ritirata strategica per la Russia nel Caucaso, consentendo la creazione di un nuovo equilibrio strategico tra le potenze regionali.

AZERBAIGIAN, RUSSIA E UCRAINA

Le manovre diplomatiche dell’Azerbaigian vanno oltre le sue relazioni con la Russia, come dimostrato dall’incontro di Aliyev con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, affermando il sostegno all’integrità territoriale dell’Ucraina. Il crescente peso dell’Azerbaigian dopo la guerra in Ucraina gli consente di bilanciare le relazioni con vari partner, inclusa la Russia, perseguendo al contempo i propri interessi e sfruttando le opportunità di cooperazione economica.

Nonostante gli interessi condivisi e la crescente cooperazione economica tra Azerbaigian e Russia, lo storico andamento altalenante nelle loro relazioni e le differenze nel sentimento antioccidentale e nella nostalgia filo-sovietica pongono delle sfide all’amicizia a lungo termine. Tuttavia, l’approccio pragmatico di Baku alla diplomazia e il posizionamento strategico negli affari regionali sottolineano il ruolo dell’Azerbaigian come attore chiave nello spazio post-sovietico.

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Zungri rinsalda il legame con il popolo armeno e ricorda il primo genocidio del Novecento (Ilvibonese 27.04.24)

Restituire dignità e giustizia al popolo armeno. Zungri ha ricordato, in occasione del 24 aprile, il genocidio avvenuto a inizio Novecento nell’area che comprendeva l’Anatolia, Cappadocia e gran parte del Medio Oriente. Nel 1915, infatti, diverse centinaia di intellettuali armeni furono arrestati e in seguito torturati e uccisi per conto del movimento dei Giovani turchi che all’epoca governava l’Impero Ottomano. Fu l’inizio di quello che da molti è stato definito il «primo genocidio del ‘900» in cui avrebbero perso la vita circa 1 milione e mezzo di armeni. C’è un filo rosso che unisce le grotte. L’insediamento rupestre della Valle degli Sbariati, per le sue caratteristiche, infatti rievoca moltissimo le aree del Mediterraneo orientale.  In più, similitudini si riscontrano con località della Turchia di cui l’Armenia era parte integrante. Intorno al IX secolo d.  C.  per ragioni militari un contingente armeno a seguito del grande stratega Niceforo Foca (il vecchio) approdò in Calabria. Si stanziò tra Bruzzano e Brancaleone (fondarono dei castelli scavati nella roccia).  I contingenti armeni avevano il compito di contrastare l’occupazione degli arabi che già avevano preso la Sicilia e minacciavano Reggio.

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Grotte di Zungri

La toponomastica, l’onomastica e molti vocaboli sul territorio sono rimasti armeni.  A Ferruzzano e Brancaleone– in particolare – sono chiari i segni del loro passaggio: dai culti alle chiese-grotta, passando per alcune testimonianze artistiche (croci, pavoni stilizzati, pilastri a forma di albero della vita). A distanza di anni, il Comune guidato dal sindaco Franco Galati, l’Insediamento rupestre e la Pro loco di Brancaleone continuano a collaborare per approfondire studi e ricerche nel nome di una storia che non può essere cancellata. Il rapporto di collaborazione ha consentito in questi anni di analizzare similitudini tra le due realtà, in particolare l’insediamento rupestre e l’antico abitato di Brancaleone. Forte dunque, il legame tra la nostra terra e il popolo armeno che nei secoli ha trovato ospitalità presso numerosi paesi calabresi, lasciando un ricco patrimonio culturale, linguistico, archeologico e monumentale anche nell’area del Poro.

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Aleppo: inaugurata la chiesa di san Giorgio, danneggiata dal sisma (27.04.24)

I lavori di ricostruzione sono durati oltre un anno. L’intera comunità cristiana, dai greco-melkiti agli evangelici, si è riunita per una giornata di festa. A presiedere la funzione il primate Youssef Absi. Nel conflitto fra armeni e azeri è andata distrutta la storica chiesa di san Giovanni Battista a Shushi.

Aleppo (AsiaNews) – La comunità cristiana di Aleppo ha festeggiato in questi giorni l’inaugurazione seguita ai lavori di ricostruzione della chiesa greco-melkita di San Giorgio, gravemente danneggiata dal drammatico terremoto del 6 febbraio 2023 che ha colpito Turchia e Siria. L’opera di ripristino è durata oltre un anno, ma per i fedeli della metropoli del nord la lunga attesa si è trasformata in una occasione di gioia (nelle foto) e ora appare completamente rinnovata.

A presiedere la funzione il primate greco-melkita di Antiochia, Gerusalemme e tutto l’Oriente Youssef Absi, assieme a numerosi arcivescovi e vescovi che hanno concelebrato assieme al patriarca fra i quali mons. Shaada, siro-cattolico e il caldeo mons. Antoine Audo. A questi ultimi si sono uniti diversi rappresentanti di altre denominazioni cristiane come il pastore armeno evangelico Harout Selimian e il rev. Ibrahim Nasir, leader della Chiesa Evangelica araba in Aleppo.

La giornata di festa è iniziata con una processione attraverso le vie che circondano l’edificio a suon di musica e bandiere sventolate, con in testa al corteo le insegne della Siria e del Vaticano, seguite da un ritratto di san Giorgio come raccontano fonti locali rilanciate da siti cristiani. Quattro scout hanno trasportato una magnifica icona di san Giorgio posata su un letto di fiori, mentre sacerdoti, vescovi, arcivescovi e patriarca hanno chiuso la processione.

Le celebrazioni si sono concluse con la recita dei vespri all’interno della chiesa gremita dai fedeli in ogni ordine di posto e la solenne benedizione impartita dal primate greco-melkita.

Intervistato da AciMena p. Fadi Najjar, preside della scuola cattolica adiacente il luogo di culto, ricorda i danni causati dal sisma: crepe nelle pareti della chiesa su entrambi i lati, gravi danni anche alla facciata esterna con caduta di pietre e calcinacci. “Il primo passo – spiega – è stato rimuovere le pietre cadute dall’alto”, poi si è proceduto ripristinando le mura e ridipingendo gli interni. I lavori hanno riguardato anche la Providence Private School, tanto che alla fine dei lavori “l’edificio è risorto magnificamente dalle proprie ceneri”.

Se in Siria si festeggia la ricostruzione di un luogo di culto cristiano, da Shushi in Azerbaigian giunge la conferma della completa distruzione (foto 4) della storica chiesa di san Giovanni Battista (S. Hovhannes Mkrtich), secolare punto di riferimento dei fedeli dell’area. A rivelare la devastazione sono una serie di fotografie satellitari scattate fra il 28 dicembre 2023 e il 4 aprile 2024 e rilanciate dal “Caucasus Heritage Watch”. Edificata dagli armeni nel 1847, la chiesa meglio nota anche come Kanach Zham era stata danneggiata durante la guerra del 2020. La diocesi di Baku della Chiesa ortodossa russa aveva rivendicato la struttura promettendo di ristrutturarla, ma ora non vi è più traccia. Nell’apprendere la notizia, la comunità armena esprime profonda “tristezza” anche per la concomitanza con l’anniversario del genocidio del 1915. In una nota i leader armeni sottolineano che “nella giornata dedicata alla memoria, è imperativo che la comunità internazionale condanni fermamente questi atti di distruzione e negazione della storia”.

Storia e cultura del popolo armeno, massacrato all’inizio del Novecento (Pressenza 27.04.24)

Il 24 aprile 2024 ha avuto luogo nell’Aula Magna del Liceo Statale Vito Capialbi di Vibo Valentia un evento in memoria del popolo armeno, vittima di uno spietato genocidio nei primi anni del ‘900, organizzato e curato dal Comitato Scolastico Diritti Umani.

A coordinare l’evento è stata Elisa Greco, studentessa della classe IIIB SU, che ha introdotto il tema per poi lasciare la parola al Dirigente Scolastico Ing. Antonello Scalamandrè, sempre pronto a comunicare ai ragazzi preziosi messaggi, il quale si è augurato che l’umanità possa finalmente comprendere la “ricchezza del diverso”.

Il primo intervento della giornata è stato a cura di Michela Sorleto, allieva della IVB SU, che ha descritto a 360 gradi la cultura, gli usi e i costumi del popolo armeno, soffermandosi in particolare sullo strumento musicale tradizionale conosciuto come “duduk” e riconosciuto patrimonio UNESCO. La parola è passata poi alla relatrice Miriam Meleca, della classe VB SU, che ha presentato un elaborato realizzato dalle studentesse della VE SU Giada Galati, Doriana Galeano, Asia Gasparro, Asia Grasso e Annalaura Sabatino, esponendo tutta la storia degli armeni: si è passati dalle origini fino alle prime diffamazioni nel corso del 1915, seguite dai massacri del 1916, nei quali persero la vita più di 600 mila armeni.

E’ poi intervenuto da remoto Gioacchino Strano, docente di storia bizantina presso l’Università di Catania, che si è soffermato sulla piccola comunità di armeni giunta in Calabria in seguito ad una spedizione militare.

L’ultimo intervento della giornata, anch’esso da remoto, è stato svolto da Anna Maria Samuelli, cofondatrice e responsabile dell’organizzazione no-profit “Commissione Educazione Gariwo”, la quale ha spiegato come gli armeni si sentano “due volte vittime” in quanto questo genocidio non è stato riconosciuto come tale e dunque è rimasto impunito.

A trarre le conclusioni dell’evento è stata la professoressa Anna Murmura, responsabile del Comitato Scolastico Diritti Umani, che ha invitato a dare voce e a ricordare i Giusti uccisi, cioè i disobbedienti di tutti i genocidi che hanno scelto il bene, per far sì che questo genocidio non venga “accantonato”.

Per il Comitato Scolastico Diritti Umani, Giusy Marcello, Erika Ruffa, Immacolata Pezzo, Giada Gotto, Annalaura Urzia, Iris Filia, Aurora Sconda.

Per interviste: Anna Murmura 3342983330

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Armenia-Azerbaigian: Erevan valuta un incontro tra ministri degli Esteri su proposta del Kazakhstan (Agenzianova 26.04.24)

L’Armenia sta valutando un possibile incontro del proprio ministro degli Esteri, Ararat Mirzoyan, con l’omologo dell’Azerbaigian, Jeyhun Bayramov, “su proposta del Kazakhstan”. Lo ha riferito la portavoce del ministero degli Esteri di Erevan, Ani Badalayan.

“L’Armenia valuta e apprezza gli sforzi di mediazione e le piattaforme di negoziazione che mirano realmente a raggiungere una pace duratura nel Caucaso meridionale”, ha detto la portavoce. Erevan sostiene inoltre “il riconoscimento da parte di Armenia e Azerbaigian della reciproca integrità territoriale” e “il processo di delimitazione (dei confini) basato su principi e documenti decisi congiuntamente, inclusa la dichiarazione di Alma-Ata del 1991”, ha spiegato Badalayan.

“Informeremo a proposito della data di una possibile incontro tra i ministri degli Esteri, proposto dal Kazakhstan, non appena un accordo sarà raggiunto”, ha aggiunto la portavoce. Già all’inizio di questa settimana il presidente azerbaigiano, Ilham Aliyev, si è pronunciato a favore di un incontro bilaterale dei ministri degli Esteri.

Liberarsi dall’ombra: L’eredità degli eventi del 1915 tra Türkiye e Armenia (TRT 26.04.24)

La Türkiye  da quando il presidente Erdoğan ha lanciato tale appello, ha consentito a scienziati e storici internazionali di accedere agli archivi del Paese.

Home News Eventi In Armenia l’8^ Conferenza mondiale sul turismo del vino In Armenia l’8^ Conferenza mondiale sul turismo del vino (Travelnonstop 26.04.24)

UN Tourism, l’organizzazione del Turismo delle Nazioni Unite, ha annunciato le date della prossima Conferenza mondiale sul turismo del vino 2024 che si svolgerà dall’11 al 13 settembre in Armenia. Rinomata per le sue ricche e antiche tradizioni vinicole, l’Armenia, come paese ospitante, offre uno sfondo ideale per questo illustre raduno, promettendo un’esperienza davvero coinvolgente per i partecipanti.

L’8^ edizione della conferenza rappresenta un’opportunità unica per gli esperti provenienti da tutto il crescente settore dell’enoturismo di individuare tendenze emergenti e opportunità di sviluppo. L’evento riunirà una variegata gamma di partecipanti internazionali, tra cui rappresentanti di enti pubblici, organizzazioni per la gestione delle destinazioni (DMO), organismi globali e intergovernativi, rinomati esperti del settore vinicolo e vari altri attori chiave. Si tratta di un forum innovativo per collaborare e ideare soluzioni concrete e una risorsa inestimabile per l’industria internazionale del turismo enogastronomico.

L’Armenia, con il suo mix di antiche tradizioni vinicole, varietà di uve autoctone, terroir diversificati e un profondo legame culturale con il vino, è posizionata come host ideale per la conferenza del 2024. La nazione è desiderosa di condividere la sua passione e la sua esperienza, mostrare il suo importante patrimonio vinicolo e favorire collaborazioni internazionali nel settore del turismo enogastronomico. Tra le molte esperienze emozionanti che attendono i partecipanti di questa conferenza, ci sarà l’opportunità di esplorare la caverna di Areni-1, dove è stata ritrovata la più antica cantina al mondo, risalente a 6.100 anni fa.

“La conferenza, destinata ad attirare appassionati e professionisti del vino a livello mondiale, promette di essere una pietra miliare per il settore. Non vediamo l’ora di dare il benvenuto a tutti in Armenia, dove i nostri paesaggi risuonano con le storie dei nostri vigneti e lo spirito dell’ospitalità scorre generosamente come i nostri migliori vini”, ha detto Sisian Boghossian, a capo della Commissione Turismo del Ministero dell’economia della Repubblica d’Armenia.

Il Tourism Committee della Repubblica dell’Armenia e UN Tourism non vedono l’ora di accogliere i partecipanti alla Conferenza mondiale sul turismo del vino delle Nazioni Unite in Armenia dall’11 al 13 settembre 2024. Ulteriori informazioni su registrazione, programma e logistica saranno disponibili a tempo debito.

L’annuncio sul sito UN Tourism: https://www.unwto.org/8-UN-Tourism-Global-Conference-Wine-Tourism

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I partner “democratici” dell’Ue, Buchheit: “Azerbaigian socio affidabile che sfolla 100mila armeni cristiani”. (Sardegnagol 26.04.24)

Nonostante le narrazioni poco democratiche espresse dall’Unione europea, come ricordano le dichiarazioni pro escalation di alcuni vertici la chiusura di accordi commerciali con Paesi non propriamente democratici, continuano a non mancare le voci indipendenti all’interno del Parlamento europeo, rimasto, con tutti i suoi limiti, l’unica istituzione europea ancora critica verso il modus operandi (poco in linea con la diplomazia), adottato dall’Ue in politica estera.

A fare il punto su questo trend “democratico” è stato, recentemente, l’eurodeputato del gruppo di Identità e Democrazia, Markus Buchheit: “Nel luglio 2022, in seguito alla firma di un memorandum d’intesa, la presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha indicato il presidente dell’Azerbaigian, İlham Əliyev, come un “partner affidabile”. Considerando che 100.000 armeni cristiani sono stati brutalmente sfollati dal Nagorno-Karabakh nell’autunno del 2023 e alla luce delle rinnovate minacce di guerra dell’Azerbaigian, può la Commissione far sapere se il Presidente considera ancora İlham Əliyev un partner affidabile?”.

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Nell’attesa di commentare la risposta all’interrogazione dell’eurodeputato di ID, magari da parte dell’Alto rappresentante dell’Ue, Josep Borrell, parlano al momento le numerose note del SEAE e le criticità in Armenia collegate all’emergenza degli sfollati provenienti dal Nagorno-Karabakh.

Nel frattempo, sempre dal Parlamento europeo, sono state adottate alcune risoluzioni sulle questioni dei diritti umani. Provvedimenti che hanno interessato anche l’Azerbaigian, dove è stato arrestato l’attivista Ilhamiz Guliyev e revocato il diritto alla mobilità a Gubab Ibadoghlu, figura politica dell’opposizione, spedito prima in prigione e ora agli arresti domiciliari.

“Le continue violazioni dei diritti umani in Azerbaigian sono incompatibili con il paese che ospita la COP 29”, affermano i deputati che hanno chiesto alla Commissione di prendere in considerazione la sospensione del partenariato strategico con l’Azerbaigian nel campo dell’energia (campa cavallo direbbe qualcuno/a!) ribadendo anche la necessità di introdurre sanzioni UE contro i funzionari azeri che hanno commesso gravi violazioni dei diritti umani.

Risoluzione, infine, approvata con 474 voti favorevoli, 4 contrari e 51 astensioni. Insomma, con una grande maggioranza.

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109 anni dal Genocidio del popolo Armeno. Roma, cerimonia commemorativa di vittime ‘negata (Rivieraoggi 26.04.24)

ROMA – In tutta Italia e nel mondo sono state organizzate iniziative, convegni, incontri, preghiere, per ricordare, si legge in una nota del Consiglio per la comunità armena di Roma, “il milione e mezzo di armeni e per ribadire insieme il forte ‘mai più’ contro ogni violenza e contro ogni crimine contro l’umanità”. Lo slogan designato per la cerimonia commemorativa di quest’anno è “La forza di un popolo che sfida l’oscurità dell’indifferenza”, rappresentato nell’immagine “da un uomo che scala una montagna arrivando in cima, come simbolo di fatica, ma anche di forza. Mentre la sfida all’indifferenza e all’oscurità viene presentata come l’alba alla quale l’uomo volge il suo sguardo di speranza, tenendo in mano la bandiera che rappresenta il popolo armeno”.

Il ricordo delle tragiche vicende del popolo armeno è uno strumento importante per vincere la battaglia del riconoscimento del genocidio e, soprattutto, un modo per ribadire la ferma condanna di ogni forma di persecuzione”.

Il genocidio del 1915 iniziò a Costantinopoli nella notte tra il 23 e il 24 aprile, nelle case degli intellettuali, degli studiosi, dei poeti, e compiuto in massima parte dai Giovani Turchi. Nelle marce della morte, che coinvolsero 1.200.000 persone, centinaia di migliaia morirono per fame, malattia o sfinimento.

A 109 anni da questo terribile evento, il dramma del popolo armeno sembra rinnovarsi; la guerra del 2020 nel Nagorno Karabakh. Nonostante l’accordo di cessate il fuoco con la vittoria azera, lo scorso settembre la popolazione all’interno del Nagorno Karabakh è stata espulsa dalle proprie case, si parla di oltre 120.000 armeni.

La Turchia esercita forti pressioni su Erevan attraverso gli alleati azeri, è compito dunque della Comunità Internazionale garantire la pace dell’area ed evitare che i terribili eventi del novecento si rinnovino nel contesto attuale.

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Rasa al suolo la chiesa di San Giovanni Battista a Shushi. Ferrari: “Anche oggi l’Armenia grida al mondo: Salvatemi” (Difesa del Popolo 28.04.24)

Le fotografie satellitari mostrano la distruzione totale tra il 28 dicembre 2023 e il 4 aprile 2024, della chiesa di San Giovanni Battista (S. Hovhannes Mkrtich), un punto di riferimento di 177 anni a Shusha. Le foto sono state pubblicate dal “Caucasus Heritage Watch”. Costruita dagli armeni nel 1847, la chiesa, nota anche come Kanach Zham (cappella verde), era stata danneggiata durante la guerra del 2020. La diocesi di Baku della Chiesa ortodossa russa nel rivendicare l’edificio si era impegnata a restaurarla. Ma la chiesa ora non c’è più

Rasa al suolo la chiesa di San Giovanni Battista a Shushi. Ferrari: “Anche oggi l’Armenia grida al mondo: Salvatemi”

La notizia della distruzione totale di una seconda chiesa armena, completamente rasa al suolo, a Shushi. “Adesso abbiamo le fotografie aeree che mostrano come l’intera area sia stata polverizzata. Così come è stato polverizzato fra il 2005 e il 2008 tutto il patrimonio culturale e storico del Nakhichevan. Di mestiere faccio lo storico, non il giornalista, ma sono cose perfettamente note e dimostrabili. Chiedo: non ci sarebbe qualcosa da dire a riguardo?”. È Aldo Ferrari, professore dell’Università Ca’ Foscari di Venezia e direttore dell’area di ricerca Ispi per Russia, Caucaso e Asia Centrale, a mostrare al Sir le fotografie satellitari che mostrano la distruzione totale tra il 28 dicembre 2023 e il 4 aprile 2024, della chiesa di San Giovanni Battista (S. Hovhannes Mkrtich), un punto di riferimento di 177 anni a Shusha. Le foto sono state pubblicate dal “Caucasus Heritage Watch”. Costruita dagli armeni nel 1847, la chiesa, nota anche come Kanach Zham (cappella verde), era stata danneggiata durante la guerra del 2020. La diocesi di Baku della Chiesa ortodossa russa nel rivendicare l’edificio si era impegnata a restaurarla. Ma la chiesa ora non c’è più. Anche quest’anno, il 24 aprile, gli italiani di origine armena e gli armeni in Italia, ricorderanno insieme alle comunità cittadine e alle Istituzioni italiane, il Genocidio subito dagli Armeni nel 1915. Ferrari è inderogabile: “il genocidio compiuto dai giovani turchi è perfettamente riuscito, nel senso che l’intera popolazione armena è stata massacrata o espulsa e la Turchia ha potuto tenersi vastissimi territori, sostanzialmente tutta la parte orientale della Turchia e incamerarne i beni. Tutto questo è avvenuto senza che la Turchia ne pagasse un prezzo. Non ha mai dovuto riconoscere il genocidio, non è mai stata costretta a farlo, continua a negarlo ufficialmente. E allora vengono i dubbi”.

“Come è possibile che il mondo e la comunità internazionale abbiano sottovalutato una tragedia di questo tipo? Induce a pensare che uno dei problemi principali nella storia e nelle relazioni internazionali non sia tanto la malvagità umana e degli Stati, ma il fatto che esiste una realpolitik in base al quale certe tragedie siano più importanti di altre”.

Che tipo di conseguenze ha avuto questa indifferenza internazionale sul popolo armeno? 

Il genocidio del 1915 è chiaramente qualcosa di lontanissimo. Sono passati quasi 110 anni. E’ un’eternità. Il problema principale è che il popolo armeno si trova ancora oggi in una situazione “quasi” genocidiaria. Vale a dire: non solo ha perduto una regione, il Nagorno-Karabakh, che è storicamente e demograficamente armena.

Non solo l’intera popolazione armena è stata espulsa da quella regione, per sempre, ma l’Azerbaijan ha già cominciato ciò che si temeva, cioè la distruzione del patrimonio artistico armeno, in particolare di monasteri e chiese.

E tutto questo è avvenuto sostanzialmente nel completo silenzio della comunità internazionale. Alcune proteste, soprattutto da parte della Francia e della Germania, ci sono state. Gli armeni in giro per il mondo si fanno sentire. Ma il silenzio è stato particolarmente grave in Italia e queste sono cose che fanno malissimo.

Che cosa ha da dire oggi l’Armenia? 

Ha tante cose da dire ma una in particolare: “Salvatemi”.

Noi forse non ce ne accorgiamo ma l’Armenia è realmente a rischio nella sua stessa esistenza. Il totale silenzio e la totale indifferenza nei confronti della brutalità dell’Azerbaigian, espone l’Armenia al rischio di scomparire fisicamente. Una situazione che non ha paralleli a livello politico internazionale. C’è Israele, naturalmente, che è minacciata da altri paesi, ma Israele è un Paese fortissimo. L’Armenia è debolissima e avendo perso il suo tradizionale protettore, cioè la Russia, è completamente in balia di un vicino di fronte al quale è sostanzialmente inerme. Questo potrebbe significare il rischio per l’Armenia di un nuovo genocidio; il rischio di essere completamente cancellata come paese dalla storia e il fatto che l’attenzione internazionale sia completamente concentrata su altri fatti gravissimi come la guerra russa-ucraina o la tragedia di Gaza, a mio giudizio è un esempio di quella diseguaglianza di situazione secondo cui ci sono dei casi che vengono portati all’attenzione internazionale e altri di cui non si parla nemmeno”.

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