Tatevik Zakaryan, avvocato, dirige la Fondazione “Complesso educativo armeno-italiano Antonia Arslan” e il fondo di beneficenza per i cristiani bisognosi “CINF Artsakh”
L’Artsakh era sotto assedio. Era assediato dal 2020, quando l’Azerbaigian decise, nel silenzio e nell’indifferenza del mondo, di attaccare la piccola repubblica armena con l’aiuto di Turchia e Israele, di occuparne con la forza il 75 per cento, di distruggere le chiese cristiane, per eliminare ogni traccia di presenza armena, per uccidere e decapitare donne, bambini, occultare cadaveri… Mi sono posta la domanda: dov’è la comunità internazionale, dov’è il mondo umanitario? La risposta era una sola: l’interesse ha accecato tutti, comanda il potere.
La porta del cristianesimo, l’Artsakh, è stato lasciato solo contro decapitatori, barbari, genocidi, e aveva le mani legate.
Abbiamo vissuto a casa nostra da prigionieri, abitavamo la terra dei nostri antenati da ostaggi, avev…
http://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.png00adminwphttp://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.pngadminwp2024-01-02 19:05:312024-01-06 19:06:31Te Deum laudamus perché solo Tu non hai abbandonato il nostro Artsakh (Tempi 02.01.24)
Anche in Iran, i cristiani festeggiano ogni anno sia il Natale che il Capodanno. Nel mondo moderno cade il primo gennaio del calendario gregoriano in uso ai fini civili in tutto il mondo, e nella larghissima maggioranza degli Stati è un giorno di festa. Il calendario gregoriano è il calendario ufficiale della maggior parte dei Paesi del mondo. Si tratta di un calendario solare, cioè basato sul ciclo delle stagioni.
È usanza di alcune regioni considerare il Capodanno come il primo giorno dell’anno. Il primo gennaio segna l’inizio di un nuovo periodo, che solitamente inizia una settimana dopo Natale, ma anche una occasione per celebrare la notte di passaggio tra il 31 dicembre e il primo gennaio, che si festeggia con il veglione di Capodanno. Nonostante la differenza esistente per il Natale tra diverse popolazioni cristiane, anche nell’Iran, i cristiani festeggiano il Natale sotto l’albero e con Babbo Natale ed anche il capodanno gregoriano.
Mentre il Natale si festeggia il 25 dicembre nella chiesa cattolica, la maggior parte dei cristiani iraniani lo celebrano il 6 gennaio, equivalente con l’Epifania, una festa cristiana anche detta Epifania del Signore. Nel terzo secolo i cristiani iniziarono a commemorare, con il termine Epifania, le manifestazioni divine di Gesù. In particolare, tra queste manifestazioni si annoverano: l’adorazione da parte dei Re Magi, il battesimo di Gesù ed il primo miracolo avvenuto a Cana. Oggi con questo termine si intende invece la prima manifestazione pubblica della divinità, con la visita dei Re Magi (sacerdoti astronomi Persiani) al bambino Gesù.
Natale in Iran tra rispetto e condivisione
Nel mondo ortodosso, alcuni utilizzano il termine Epifania per indicare la festa che cade sempre il 6 gennaio (o tredici giorni più tardi nelle chiese che seguono il calendario giuliano) e viene più correntemente chiamata Teofania. In questo giorno viene celebrato il battesimo di Gesù nel Giordano, mentre la visita dei Magi, commemorata dai cattolici di rito latino e da altre chiese occidentali in una festa a sé, nelle chiese di rito bizantino viene celebrata il giorno stesso del Natale.
Circa il 97 percento della popolazione iraniana è musulmano e il 3 percento è composto dalle altre religioni. La Costituzione della Repubblica Islamica dell’Iran riconosce tutte le religioni comprese Zoroastrismo, Ebraismo e Cristianesimo e tutte queste hanno i loro rappresentanti nel Parlamento iraniano.
Si stima che in Iran vivono tra i 200mila e 300mila cristiani. La chiesa cristiana è per lo più armena (sin dalle origini, 3000 anni fa appunto, gli Armeni si insediarono a Jolfa, al confine più a nord dell’Iran); altre comunità cristiane presenti sono quelle di cattolici, protestanti, caldei, ortodossi, avventisti e altri ancora. Gli armeni gestiscono anche svariate decine di centri di istruzione cattolica, pubblicano da più di 60 anni un quotidiano in lingua propria.
Le comunità cristiane più nutrite si trovano a Tabriz, Isfahan, Shiraz, Orumiye, Teheran e nelle province dell’Azerbaijan, ma la maggior parte dei cristiani vive a Teheran. A Isfahan, centro-sud, ha una grande comunità armena, poi c’è anche la comunità armena di Tabriz a nord-ovest.
Un grande esempio di convivenza e rispetto reciproco che spesso in Occidente ci sogniamo. Intanto, “impartiamo” lezioni di diritti umani sostenendo false rivolte e inviando mercenari armati.
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In base a quanto annunciato nel settembre scorso, l’area, nota anche come Artsakh, è ritornata sotto l’Azerbaigian
Colpi di scena che al momento appaiono improbabili, il Nagorno-Karabakh, anche noto come Artsakh, da oggi non esiste più come realtà a se stante. È quanto venne annunciato in settembre dopo la conquista da parte dell’Azerbaigian della regione a maggioranza armena, che aveva proclamato la propria indipendenza da Baku nel 1991.
L’area, pur non essendo riconosciuta dalla comunità internazionale, con il supporto dell’Armenia aveva creato una propria entità autonoma, emettendo anche “francobolli”, dall’11 giugno 1993 come Nagorno-Karabakh e poi -dopo il referendum del 20 febbraio 2017- dal 21 aprile di quell’anno col nome di Artsakh. Oggi sono considerati dai cataloghi Michel (è un capitolo autonomo della collana per l’Asia), Unificato (lo stesso ma nel volume dedicato ai Paesi dell’ex Urss, Russia esclusa), Yvert & Tellier (in calce all’Armenia nel repertorio europeo).
Le ultime produzioni note -due serie- risalgono al 23 settembre. Una, valori da 120, 230, 380 e 400 dram, propone uccelli locali: lucarino, francolino nero, airone cenerino, anatra marmorizzata. L’altra, in due tagli non dentellati e autoadesivi da 120 e 230, riguarda vedute, nel dettaglio i monti Mrav e la fortezza di Kachaghakaberd.
Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di AsiaNews. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.
In una nota il patriarcato parla di 30 «provocatori» con indosso maschere, armi che hanno assaltato vescovi, sacerdoti e fedeli. Ma per la vice-sindaco della città i responsabili sarebbero «uomini arabi» che si sono «azzuffati» con gli armeni e la polizia ha effettuato dei fermi «da entrambe le parti». Dietro il raid il controllo di un’area contesa della città santa.
Due giovani armeni arrestati dalla polizia israeliana e diversi altri feriti, alcuni dei quali in gravi condizioni. È il bilancio dell’attacco, avvenuto ieri pomeriggio, da parte di decine di estremisti ebraici in un’area contesa a Gerusalemme, appartenente al Patriarcato armeno ma da tempo nel mirino dei coloni e di un imprenditore dalle controverse origini. E, anche in questo caso come in altre vicende del passato, la comunità cristiana è due volte vittima: dell’assalto che ha provocato shock e feriti e della successiva operazione delle forze di polizia israeliana, che finisce per punire chi ha subito – e non chi è causa – della violenza.
Secondo quanto riferisce il Movimento per la Protezione e la Conservazione del Quartiere Armeno di Gerusalemme, in seguito a un «attacco» sferrato da «uomini armati» nell’area nota come «Cow Garden» due giovani armeni «sono stati arrestati». «Domani [oggi, ndr] saranno portati in tribunale. Gli avvocati ~ prosegue la dichiarazione del movimento – li rappresenteranno durante il procedimento giudiziario».
Gli attivisti si rivolgono al Patriarcato armeno esortandolo a usare «tutti i mezzi possibili» attraverso i suoi collegamenti con la polizia, il comune e il governo per garantire «il rilascio immediato dei giovani» fermati ingiustamente.
Fonti locali riferiscono di almeno 30 «provocatori» con indosso maschere, altri ancora con armi in pugno, protagonisti di un assalto a vescovi, sacerdoti, diaconi e fedeli armeni ieri nella città vecchia, a Gerusalemme. In rete e sui social circolano immagini e video dell’assalto, che secondo una lettera inviata a governo e polizia dal patriarcato armeno sarebbe stato «coordinato e di massa».
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«Diversi sacerdoti, studenti e armeni dell’area – continua la nota – sono rimasti feriti in modo grave». «Ci hanno attaccato in modo deliberato» accusa il vescovo Koryoun Baghdasaryan, direttore del Real Estate Department del Patriarcato, intervistato da The Jerusalem Post (JP). Per il cancelliere Aghan Gogchyan gli aggressori hanno usato spray al peperoncino e altre sostanze chimiche colpendo gli studenti del seminario, molti dei quali sono stati portati in ospedale.
Nel commentare l’attacco, i vertici della comunità armena di Terra Santa – secondo cui il raid è legato alla causa presentata in tribunale contro il tentativo di esproprio dei terreni – parlano di «un gruppo di 30 coloni estremisti israeliani» vestiti «con abiti neri, passamontagna e armati». Poco prima dell’una del pomeriggio i componenti della banda si sono avvicinati muniti di «bastoni, pietre e granate lacrimogene», nell’ennesimo tentativo di «allontanare violentemente la comunità armena dall’area».
Gli armeni «hanno combattuto i coloni ebrei fino all’arrivo della polizia». Diversa, al limite del paradossale, la versione della vice-sindaco di Gerusalemme Fleur Hassan-Nahoum interpellata dal JP, che parla di «spiacevole incidente» addossando la responsabilità dell’attacco a «arabi musulmani» che si sarebbero «azzuffati» con gli armeni. Gli agenti sono intervenuti prontamente, aggiunge, effettuando «arresti da entrambe le parti».
La comunità armena di Terra Santa è da tempo al centro di una controversia sulla vendita di terreni nella città vecchia, a Gerusalemme, che ha già creato una profonda frattura interna. A originare lo scontro l’affitto per 99 anni – un esproprio di fatto – di proprietà immobiliari a un imprenditore ebreo australiano dall’impero economico opaco, che muove da dietro le quinte. Il prete «traditore» che ha mediato e sottoscritto l’atto è Baret Yeretzian, ex amministratore dei beni immobili del Patriarcato armeno di Gerusalemme, oggi in «esilio». Con lui hanno manovrato il patriarca armeno ortodosso Nourhan Manougian, l’arcivescovo Sevan Gharibian e l’uomo d’affari Daniel Rubenstein (conosciuto come Danny Rothman), che nell’area intende costruire un hotel di lusso.
La vicenda ha toccato anche la carica patriarcale, con il primate armeno «sfiduciato» dalla comunità, parte dei fedeli ne hanno invocato le dimissioni, mentre Giordania e Palestina hanno «congelato» di fatto l’autorità.
La vicenda è esplosa nel maggio scorso, ma il contratto è stato firmato in gran segreto nel luglio 2021 e prevede l’affitto per quasi un secolo del terreno denominato «Giardino delle Vacche» (Goveroun Bardez), oggi un parcheggio usato per recarsi al muro del pianto. Il suo uso da parte degli ebrei ha provocato l’ira degli armeni, che dal 2021 si battono per tornare a disporne a pieno titolo.
Nel contratto sarebbero incluse quattro case armene, il ristorante Boulghourji, attività commerciali ed edifici Tourianashen in via Jaffa, fuori dalla città vecchia.
La controversia finisce per interessare anche gli stessi «Accordi di Abramo», perché una delle compagnie coinvolte è la One&Only, con base a Dubai, negli Emirati Arabi Uniti (EAU).
http://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.png00adminwphttp://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.pngadminwp2024-01-01 15:59:392024-01-01 16:00:15PERSECUZIONIGerusalemme, coloni ebraici attaccano il quartiere dei cristiani armeni: arresti e feriti (Renovatio 01.01.24)
Con alle spalle un passato difficile ancora in anni recenti, segnata dal genocidio (che si manifestò a più riprese tra la fine del 1800 e i primi decenni del Novecento), dal socialismo sovietico, dall’usurpazione turca di buona parte della sua geografia originale, l’Armenia si sta progressivamente risollevando. Non si è mai data per vinta, non ha mai smesso di lottare, ma soprattutto non ha mai fatto nulla per seppellire gli spazi bui della sua storia. Lo ho fatto lavorando costantemente alla ricostruzione di una memoria collettiva, di un racconto e una storia capace di fotografare il presente attraverso le azioni passate. Ogni museo, collezione, archivio, monumento è celebrativo di un episodio storico ma allo stesso tempo collante per le generazioni che si avvicinano alla guida del Paese.
Insieme a un progressivo ottimismo verso le nuove industrializzazioni, verso business emergenti e una lenta ma sempre maggiore apertura per il turismo straniero, le realtà connesse e dipendenti seguono il flusso. Per il momento quasi esclusivamente nella capitale – salvo rarissime eccezioni che abbiamo avuto la fortuna di conoscere e che vi racconteremo – il dinamismo imprenditoriale di giovani armeni, desiderosi di “fare” per il proprio Paese, è più che tangibile. Il panorama di nuovi ristoranti, cocktail bar, roastery, nuovi format legati al mondo del food and beverage è variegato e va ad arricchire una scena già di per sé degna di interesse.
AFROLab Roastery è parte di Collective, un progetto che racchiude diversi ristoranti e un’unica ide adi servizio e qualità
Quello che oggi inizia a manifestarsi è l’arrivo di tendenze internazionali come specialty coffee, distillazione in proprio, produzione enologica di ricerca e sperimentazione, concept store e luoghi di grande appeal architettonico e design. Se la ristorazione resta abbastanza legata a uno zoccolo duro di piatti tradizionali che attingono in parte dalla cultura greca, in parte dalla turca e dalla attigua Georgia fino all’eredità armena, l’arte del bere bene invece si è portata avanti. Forse è iniziata prima, forse ha avuto meno difficoltà, forse è un ambiente più facile in cui spiccare, ma sta di fatto che un bar tour di Yerevan non è da sottovalutare. Il panorama dei cocktail bar è decisamente nutrito, di ottima qualità e con una capacità di fare sistema che ricorda quella della bar industry europea.
Non a caso, grazie a un professionista come Gegam Kazarian, bartender e imprenditore armeno noto per il suo approccio particolarmente trasversale al settore dove unisce ristorazione, miscelazione, arti visuali, arti marziali, ospitalità, la capitale ha già avuto la sua prima Yerevan Cocktail Week. La manifestazione che in Italia invade ogni primavera la città di Firenze e ogni autunno la splendida Venezia, è stata portata da Kazarian anche qui, come primo esperimento di cross culture contamination attraverso il mondo degli spirits.
Quasi venti le realtà hanno aderito nel 2023, numerosi e di prestigio gli ospiti internazionali dall’Italia e dal mondo e attualmente c’è già grande fermento per la seconda edizione di maggio 2024. Il tentativo di avvicinare la città a una delle tante capitali europee, facendone un centro vivo, dinamico e divertente, parte anche da manifestazioni come questa che invitando ospiti dall’esterno tentano anche di promuovere il patrimonio artistico e culturale del paese attraverso cibo, bevande, ospitalità.
Che questo possa succedere anche per gli chef, i ristoranti e l’arrivo – prima o poi – di modelli di fine dining? Tutto sembra andare in questa direzione, l’interesse c’è e in modo sempre più concreto iniziano ad esserci presupposti imprenditoriali, culturali così come un pubblico progressivamente più interessato. Noi, per il momento, vi raccontiamo in quali bar è bene fare una sosta a Yerevan.
MINAS Questo piccolo e divertente cocktail bar con un bancone dominato da un dipinto in stile Gauguin è in realtà il terzo attore di un modello più ampio che include anche un all day restaurant (Gallia), e una coffee roastery (Afro Lab) aperti tutto il giorno. Il progetto prende il nome di Collective, ed è stato pensato e ideato dal giovane Artak Harutyunyan insieme ai suoi due soci nel 2008. Come ambiente offre ai clienti la libertà più totale nello scegliere e quindi nel godere di una determinata proposta. Chi si siede da Gallia potrà ordinare – in qualunque momento del giorno – un cocktail bar di Minas e un V60 Ethiopia da Afro Lab, godendo dello stesso servizio e della medesima atmosfera. Minas si anima giustamente a partire dall’aperitivo, grazie a una proposta drink che strizza l’occhio all’American bar classico, al mondo dei sour, dei freschi e degli shakerati vigorosi. I classici sono ben eseguiti, lo stile è curato, ci sono anche sei posti al bancone che – per gente curiosa – fanno sempre la differenza.
Credits Stefano Borghesi
DABOO COCKTAIL BAR
Daboo è forse il cocktail bar più vero tra quelli che potrete incontrare. Per accedervi si scende al meno uno di uno stabile situato proprio di fronte al Cascade, il monumento creato negli anni settanta come omaggio alla Repubblica Socialista Sovietica Armena oggi ospitante il museo d’arte Cafesijan. Una grande bottigliera, un lungo bancone, tanto legno e una vasta selezione di spirits da tutto il mondo. Il servizio richiama quello del modern serve con cubo trasparente, garnish minimaliste e drink eleganti dove non mancano delle rivisitazioni dei grandi classici come Negroni, Manhattan, Old Fashioned.
Credits Stefano Borghesi
KUWA IZAKAYA A parte essere la prima e unica izakaya in stile giapponese, con un menu a cavallo tra il Giappone e la cultura armena, Kuwa è uno dei locali migliori dove provare drink di ispirazione contemporanea. Il laboratorio sotto al ristorante consente al personale del bar e di cucina di produrre birre, fermentati, sake fatti in casa e quindi di sperimentare il più possibile questi liquidi non solo nei piatti ma anche nei cocktail. La lista drink è particolarmente originale, con una vasta scelta anche di drink sodati, analcolici e ricette perfette da accompagnare ai piatti speziati e saporiti del menu.
Credits Stefano Borghesi
CORPOUS GASTROBAR
Questo indirizzo è decisamente più conosciuto come all day restraurant and cafè, con una cucina a tutto tondo tra proposte mediterranee, italiane e locali. Tuttavia, entrando si viene accolti da un grande bancone, una bottigliera spaziosa e qualche sgabello fronte bartender. Quando scende la sera, o se vi capita di andarci in estate, l’ambiente rilassato e l’ampio patio esterno invogliano a soffermarsi per una bevuta pre cena.
SIRELIS Proprio davanti al complesso di Collective, Sirelis è un ristorante con musica dal vivo e atmosfera rétro molto in voga per celebrazioni, compleanni, occasioni importanti. Il menu è molto vasto e comprende un’ampia selezione di ricette russe, georgiane e armene. È adatto ai bambini così come alla coppia che cerca la serata non convenzionale in centro città circondati da un bellissimo design e un servizio attento. La cocktail list abbraccia un’ampia selezione di cocktail internazionali (Cosmopolitan, Bellini, Espresso Martini, Bloody Mary) oltre che una selezione ad ampio raggio di bevande per tutti i momenti della giornata. Non mancano le acque di frutta macerata molto comuni tra le opzioni analcoliche, succhi di frutta fresca, una selezione di caffè e tè, liquori armeni, una lista di Champagne, aperitivi, vini fortificati, vini locali e distillati.
CAFE DE ANGELO
Un bar bistrot all’italiana dove la proposta celebra il nostro paese non solo attraverso il cibo ma anche con un menu di bevande, aperitivi e cocktail che richiamano il momento dell’aperitivo. Non essendo diffusa quest’usanza a livello locale, avendo orari di pasti e bevute decisamente più fluide, Cafè de Angelo invece si presta per preservare questo momento seduti al bancone bevendo un fresco aperitivo a base di bitter o frutta.
http://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.png00adminwphttp://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.pngadminwp2023-12-31 16:02:112024-01-01 18:11:36Bar tour armeno, a quali banconi sedersi a Yerevan (L'inkiesta 31.12.23)
Nel passato la Germania avrebbe fornito – non solo indirettamente – alla Turchia giustificazioni politiche e culturali per il genocidio armeno.
Ai nostri giorni si limita ad abbattere qualche monumento scomodo.
L’uso di stereotipi per demonizzare e criminalizzare alcune popolazioni non è stato ovviamente una esclusiva dei tedeschi, ci mancherebbe. Resta il fatto che sia nell’ottocento che nel secolo scorso in Germania vennero impiegati metodicamente. In particolare da esponenti politici, religiosi e soprattutto dalla stampa. Non solamente contro gli Ebrei, ma anche per gli Armeni descritti (oltre che con “il naso adunco”) come “più subdoli, bugiardi, usurai e traditori degli stessi ebrei”. Questo almeno è quanto emerge dagli studi di Stefan Ihrig (direttore del Centro di studi germanici ed europei dell’Università di Haifa)*.
In sostanza l’idea del genocidio non sarebbe apparsa improvvisamente nella mente di Mustafà Kemal (Ataturk) e soci. Tale ipotesi era già stata seminata, coltivata e innaffiata con anni di propaganda anti-armena sia nei giornali che in ambito letterario.
Tra gli scrittori va ricordato Karl May, a quanto pare fonte di ispirazione per lo stesso Hitler. Ma anche alcuni esponenti religiosi come il pastore protestante Friedrich Naumann si distinsero per opere pervase da ostilità nei confronti del popolo armeno. Al contrario un suo collega, Johannes Lepsius, aveva coraggiosamente denunciato il genocidio del 1915.
A un più alto livello, sia il Kaiser che Bismarck valutavano la “questione armena” come un problema interno dell’alleato turco. Al fine di garantirne la stabilità per ragioni economiche, militari e geopolitiche.
Come è noto la consapevolezza che i Giovani Turchi avevano potuto agire impunemente contro gli Armeni, rafforzò in Hitler l’intenzione di procedere alla stessa maniera con gli Ebrei. Annientandoli.
Si parva licet, un recente episodio (“politicamente scorretto” direi) di cancellazione della memoria storica ha riproposto la questione.
Da anni un piccolo monumento di Colonia che commemorava gli Armeni sterminati nel 1915 veniva deturpato, divelto o semplicemente spostato dall’amministrazione cittadina (vuoi con la scusa di una nuova pista ciclabile, vuoi – più onestamente – per evitare disordini). In questi giorni le autorità hanno preso la drastica decisione di rimuoverlo definitivamente. In questa città è presente una piccolissima comunità armena, ma soprattutto una ben più consistente di origine turca. Inoltre recentemente vi è stata aperta la sede dell’organizzazione nazionalista-islamica Milli Görüs (“Visione Nazionale”, fondata da Erbakan – il mentore di Erdogan – per riunire gli immigrati turchi in Europa) affiliata allo stato turco.Alla fine di ottobre poi, si era svolta una marcia organizzata dai nazionalisti turchi. Tra cui l’organizzazione di estrema destra, antisemita e panturanica “Ülkü Ocakları”(“Focolare degli Idealisti”, più noti come Lupi Grigi).
Una coincidenza che il monumento sia stato smantellato dalle ruspe proprio ora?
E’ lecito sospettare (come ha denunciatoil giornalista Guillaume Perrier) che questo sia “il risultato della pressione del governo turco e delle concessioni della destra tedesca”. Soprattutto pensando a come “la CDU abbia utilizzato, incoraggiato e appoggiato i Lupi Grigi e Milli Görüs per contrastare la presenza delle forze di sinistra tra i lavoratori turchi immigrati”.
Contro la decisione di rimuovere il monumento ha protestato anche la senatrice francese Valerie Boyer accusando gli amministratori di colonia di essersi “inchinati ai nazionalisti turchi che così hanno imposto la negazione del genocidio armeno”.
Ricordo che “in compenso” (!?!) nel quartiere centrale di Colonia di Ehrenfeld nel 2018 è stata inaugurata la Moschea Centrale DITIB in grado di ospitare oltre 1200 persone. Ospiti d’onore, Erdogan e Ali Erbas, presidente di Diyanet İşleri Başkanlığı (Direttorato degli affari religiosi ). All’epoca la costruzione suscitò non poche polemiche, soprattutto per l’impatto visivo dei minareti alti circa 55 metri.
Gianni Sartori
“Giustificare il genocidio. La Germania, gli armeni e gli ebrei da Bismarck a Hitler “(Guerini e associati editore).
La Diocesi di Monaco organizza un Concerto di beneficenza a favore dei rifugiati armeni del Nagorno-Karabakh, lunedì 8 gennaio 2024, alle ore 19.00, presso la Cattedrale Notre-Dame Immaculée con due protagonisti d’eccezione che hanno accettato di donare la loro arte alla causa: Patrick Fiori e Hakob.
E’ di sicuro un appuntamento importante da segnare in agenda, questo concerto organizzato dalla ONG EliseCare in collaborazione con la Diocesi di Monaco. Lo è perché si tratta di un’occasione unica per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla situazione precaria dei rifugiati armeni e per raccogliere fondi destinati a sostenere le missioni umanitarie della Diocesi di Monaco impegnati per sostenere i rifugiati del Nagorno-Karabakh. EliseCare, si rende noto, è un’organizzazione non governativa di solidarietà internazionale riconosciuta di ‘interesse pubblico’ dal 2015. Apolitica e laica, il suo obiettivo principale è quello di è fornire assistenza medica e psicologica ai civili che vivono in zone di conflitto. . Il suo lavoro si concentra su donne e bambini vittime di violenze, con l’obiettivo di resilienza attraverso un trattamento completo del loro psicotraumi. Dalla guerra dei 44 giorni nel 2020, EliseCare lavora con la popolazione del Nagorno-Karabakh per aiutare i feriti di guerra e le vittime civili vicino alle linee del fronte a Martuni e Martakert. Dal luglio 2022, ha esteso le sue attività alle regioni armene di Shirak e Syunik, al confine con la Turchia e l’Azerbaigian, che stanno applicando un embargo che sta soffocando l’Armenia. Le attività della diocesi monegasca permettono di monitorare i bambini in più di 15 villaggi. Patrick Fiori, il cui vero nome è Patrick Chouchayan, è un cantautore francese, nato il 23 settembre 1969 a Marsiglia. Nel 1993, all’età di 23 anni, Patrick Fiori ha rappresentato la Francia all’Eurovision Song Contest. Nel 1998, il ruolo di Phœbus nel musical Notre-Dame de Paris di Luc Plamondon e Richard Cocciante lo ha portato all’attenzione del pubblico. La canzone Belle, interpretata insieme a Garou e Daniel Lavoie, ha venduto 2,5 milioni di copie ed è stata nominata canzone dell’anno ai Victoires de la musique del 1999. Dal 1994 ha pubblicato undici album di studio che hanno ottenuto il disco di platino, tra cui molti duetti con Jean-Jacques Goldman, Johnny Hallyday e Florent Pagny. Dal 1999 è membro della troupe degli Enfoirés. Dal 2015 è coach di The Voice Kids. Hakob invece, il cui vero nome è Hakob Ghasabian, nato il 24 giugno 2003 a Lille, è un cantante, violinista, pianista e attore francese di origine armena. Si è fatto conoscere nel 2015 quando ha vinto la categoria canto di Prodiges, in onda su France 2, ed è arrivato fino alla fase K.O di The Voice nel 2020. La prenotazione per assistere al concerto è obbligatoria e può essere effettuata tramite un servizio di biglietteria online cliccando su qui. L’ingresso, si evince dal comunicato stampa, è gratuito e i partecipanti avranno la possibilità di fare donazioni al momento della prenotazione o il giorno del concerto organizzato, lo ricordiamo, nella Cattedrale, a Monaco Ville
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Il 19 settembre l’Azerbaijan torna ad attaccare l’enclave armena del Nagorno-Karabakh, ufficialmente lanciando “un’operazione anti-terroristica”. Circa 100mila persone indigene di etnia armena – circa l’80% della popolazione della regione – hanno dovuto abbandonare le proprie case per paura di una pulizia etnica. In foto: profughi del Nagorno-Karabakh
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Il sermone tenuto alla vigilia di Natale nella città palestinese di Betlemme dal pastore luterano Munther Isaac sta circolando massicciamente su molti canali perché ha una forza morale, etica e politica indiscutibilmente notevole.
Fino ad ora le prese di posizione tra i cristiani confessanti avevano sempre il limite, per me anche ipocrita, di mantenere una equidistanza tra quello che fanno i leader israeliani e la controparte palestinese, descritta tra le righe come vittima (anche) dell’organizzazione Hamas.
Il politicamente corretto è anche tra i cristiani confessanti e i loro rappresentanti religiosi, per cui non è consentito denunciare il razzismo zelota perché disdicevole e foriero di risentite critiche negative, sia rispetto alla vulgata “atlantista” per cui lo stato israeliano è pienamente democratico (e dai valori occidentali), sia dei rappresentanti ufficiali della comunità ebraica (vedi quella italiana in particolare).
Il predicatore luterano ha però descritto chiaramente a quale mostruosa situazione sono sottoposti i palestinesi, ovvero a genocidio e pulizia etnica, accuse sotto gli occhi di tutto il mondo ma semplicemente ignorato e negato dai leader occidentali come dai loro mass-media (che edulcorano nel migliore dei casi), leader che nell’intanto si stavano sperticando in auguri natalizi orbi della carneficina sistematica e programmata in atto.
Il sermone del pastore Isaac è ancora più incisivo perché la chiesa luterana è specialmente presente in Germania, paese in cui la classe dirigente (e in particolare al governo), persegue quasi fanaticamente la difesa del regime zelota israeliano, zittendo come possibile e con la massima cura ogni critica verso lo Stato di Israele con l’accusa infamante di anti-semitismo, sperando con questo di lavarsi la coscienza della shoà fatta dai loro nonni nazisti.
La critica del reverendo luterano è però molto più ampia, perché rivolta a tutto il mondo politico e culturale occidentale (e io aggiungo guerrafondaio atlantista e suppostamente cristiano), che per ogni questione drammatica che quasi sempre ha provocato o favorito, o se ne tira fuori dicendosi incolpevole, o ignorandola quando l’ha provocata.
Un esempio?
La pulizia etnica del Nagorno Kharabak, costruita dagli yankee mettendo al potere un loro fantoccio in Armenia con l’obiettivo di mettere in difficoltà il governo russo nel Caucaso (che era quello che tutelava la popolazione armena di quella regione) con il risultato drammatico della fuga di 120 mila armeni e un commento di pochi minuti a fine di qualche TG: ci ha detto male, voltiamo pagina come in Afghanistan e facciamo finta che non è successo nulla.
Dietro la pulizia etnica recente degli armeni c’è anche e specialmente il governo turco (come nel passato), governo membro della NATO (tanto per rimarcare la qualità criminale di questa associazione) che è parte importante dell’occidente anche se con popolazione mussulmana, governo che è impegnato nel tentativo di pulizia etnica del popolo curdo e che ora, molto ipocritamente si scaglia contro il genocidio a Gaza:
Netanyahu si è risentito, e a ragione, perché il suo governo zelota non sta facendo nulla di diverso da quello riuscito in Nagorno Kharabak e contro i curdi, quindi non rompessero le scatole perché ognuno ha il suo razzismo da implementare.
Il natale è passato, il genocidio a Gaza continua ma sono sicuro che i nostri leader atlantisti ci faranno gli auguri di un sereno anno nuovo condito da qualche lacrimuccia di circostanza.
http://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.png00adminwphttp://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.pngadminwp2023-12-30 15:53:502024-01-01 18:11:53Il più politico dei sermoni a Natale (Contropiano 30.12.23)
Henrikh Mkhitaryan giocatore dell’anno in Armenia. Ha esultato sui social il centrocampista dell’Inter, eletto ancora una volta come miglior calciatore del suo paese per il 2023. Undicesima volta per Mkhitaryan, autore di 2 gol e 4 assist in 17 partite di Serie A fin qui. L’armeno è uno degli intoccabili di Simone Inzaghi e sta vivendo un’altra stagione da assoluto protagonista con la maglia nerazzurra.
http://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.png00adminwphttp://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.pngadminwp2023-12-29 17:48:242023-12-30 18:01:29Henrikh Mkhitaryan giocatore dell’anno in Armenia: ecco il post sui social del centrocampista dell'Inter (Fcinter 29.12.23)
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