La Turchia revoca le sanzioni all’Armenia e apre al commercio (L’Indipendente 13.05.26)

La Turchia ha revocato alcune restrizioni doganali sull’Armenia, aprendo la strada alla ripresa dei legami commerciali diretti con il Paese. Le nuove normative prevedono che le merci che vanno dalla Turchia a un Paese terzo per poi arrivare in Armenia – o viceversa – possano venire etichettate come provenienti da Ankara o Erevan. La decisione si colloca sulla scia di una graduale normalizzazione tra Turchia e Armenia dopo oltre 30 anni di relazioni tese, inaugurate con lo scoppio del conflitto nella regione del Nagorno-Karabakh tra Armenia e Azerbaigian – quest’ultimo alleato di Ankara. A partire dallo scorso anno, con la firma di una pace, la Turchia si è riavvicinata ad Erevan.


Ue, ‘bene l’avvio degli scambi bilaterali tra Turchia e Armenia’ (Ansa)


 

Uno sguardo sull’Armenia, il crocevia tra Europa e Asia nel mirino di Putin (TGCom24 12.05.26)

Incastonato nel Caucaso, l’Armenia è un piccolo Paese che funge da crocevia nelle relazioni politiche ed economiche tra Europa e Asia, grazie anche alla sua posizione geografica. La sua storia è costellata di violenza e tensioni: dal genocidio del 1915, con un milione e mezzo di morti, ai due recenti conflitti col Nagorno-Karabakh, regione contesa e ora ceduta al vicino Azerbaijan dopo difficilissime trattative. L’importanza dell’Armenia per l’Ue è stata sancita dal recente summit della Comunità politica europea svoltosi nella capitale Erevan e dove i leader europei (e non solo) hanno discusso di energia e Ucraina. Una mossa che secondo il presidente russo Vladimir Putin avvicina “pericolosamente” Erevan a Bruxelles.

Sulla capitale, dove si concentra più di un terzo della popolazione, incombe il monte Ararat, oggi in territorio turco ma sacro agli armeni: qui si arenò l’arca di Noè dopo il diluvio universale. Il nome e la sagoma della vetta, sempre innevata a 5.000 metri di altitudine, sono ovunque, dal profumatissimo brandy amato da Churchill al cioccolato.

Da secoli in Armenia si gioca a scacchi, disciplina obbligatoria fin dalle elementari e si intrecciano tappeti con gli stessi nodi doppi che si tramandano da generazioni: un’eredità culturale cui i giovani sono legatissimi e che sottolineano anche colorando le strisce pedonali della capitale, trasformandole in arazzi preziosi.

Vai al sito

A Jerevan Giornata Europa 2026: “UE e Armenia più vicine che mai” (Giornale Diplomatico 12.05.26)

GD – Jerevan, 12 mag. 26 – Freedom Square, nel cuore di Jerevan, ha ospitato le celebrazioni della Giornata dell’Europa 2026, promosse dalla delegazione dell’Unione Europea in Armenia in collaborazione con il ministero degli Affari Esteri della Repubblica d’Armenia e le ambasciate degli Stati membri dell’UE accreditate nel Paese.
L’edizione di quest’anno, dedicata al tema “EU-Armenia: Closer than ever”, si inserisce in un momento di crescente avvicinamento politico e istituzionale tra Jerevan e Bruxelles, anche alla luce del primo Vertice UE-Armenia ospitato nella capitale armena il 5 maggio scorso, e ha rappresentato un’importante occasione di incontro tra istituzioni, società civile e cittadini, confermando il rafforzamento del partenariato tra l’Unione Europea e l’Armenia.
La manifestazione si è aperta con l’esecuzione dell’inno dell’Unione Europea e dell’Inno nazionale armeno, seguiti dagli interventi ufficiali dell’Ambasciatore dell’UE in Armenia, Vassilis Maragos, e del Vice Ministro degli Affari Esteri armeno, Robert Abisoghomonyan.
Nei loro discorsi è stata sottolineata la solidità della cooperazione tra Bruxelles e Jerevan nei settori dell’innovazione, della governance democratica, dell’istruzione, della mobilità giovanile e dello sviluppo culturale, ribadendo il valore strategico del dialogo bilaterale.
Nel corso della giornata, il pubblico ha visitato gli stand delle Ambasciate degli Stati membri dell’UE, gli info point dedicati ai programmi europei e le aree riservate ai progetti finanziati dall’Unione Europea in Armenia. L’evento ha inoltre favorito l’incontro tra rappresentanti istituzionali, organizzazioni giovanili e realtà della società civile armena.
Tra le partecipazioni più apprezzate, l’Italia è stata presente con uno stand promosso dall’Ambasciata e dal Comitato della Società Dante Alighieri di Jerevan. Lo spazio italiano ha coinvolto numerosi visitatori con attività interattive, giochi dedicati alla musica e alla cultura italiana e materiali informativi sui corsi di lingua italiana organizzati e promossi nella capitale armena.
Il programma artistico ha animato l’intera serata con esibizioni di cori, musicisti e ballerini provenienti dall’Armenia e dall’Europa, contribuendo a creare un clima festoso di dialogo interculturale e partecipazione popolare.
Tra i protagonisti della manifestazione, il coro femminile “Yerevan Voices”, promosso dall’Ambasciata d’Italia, ha offerto una performance di canti della tradizione italiana particolarmente apprezzata dal pubblico. Il coro, che nel mese di giugno sarà in Italia per partecipare al Tuscany International Choral Festival di Montecatini Terme, rappresenta uno dei tanti significativi esempi di collaborazione culturale tra Italia e Armenia e di valorizzazione della musica come strumento di incontro.


ARMENIA: Due summit europei a un mese dalle elezioni


 

Il pane di pietra di Narine Arakelian all’Accademia delle Arti del Disegno di Firenze (Il Giornale dell’Arte 12.05.26)

«Dacci oggi il nostro pane quotidiano» è il passaggio del Padre Nostro con cui il fedele chiede a Dio il nutrimento materiale e spirituale. Nel Vangelo di Matteo il pane diventa infatti materia e trascendenza, simbolo eucaristico di condivisione e comunione, nutrimento dello spirito che lega l’uomo a Dio. Una duplice natura nella quale si colloca la mostra personale dell’artista armena Narine Arakelian, intitolata «Pane» e ospitata all’Accademia delle Arti del Disegno di Firenze dal 15 al 30 maggio. Il punto di partenza dell’intero percorso è la grande forma di pane scolpita nel tufo rosa armeno, suddivisa in tredici parti, attraverso la quale Arakelian lavora sulla perdita. Il pane è per definizione la materia della vita condivisa: ciò che si spezza, si distribuisce, si consuma insieme. È uno dei primi dispositivi sociali della storia umana, non esiste civiltà agricola che non abbia costruito attorno al pane una simbologia religiosa, politica e collettiva. Dalla Mezzaluna fertile fino ai cenacoli rinascimentali fiorentini, il pane coincide con il concetto stesso di comunità. Arakelian prende un materiale originariamente organico, caldo, deperibile, fragrante e lo trasforma in una pietra, in un fossile. Il pane conserva la sua forma, ma perde la sua funzione. È riconoscibile, ma non è più consumabile. Non può nutrire nessuno. Il tufo vulcanico — materiale nato da pressione, tempo e catastrofe geologica — diventa il medium perfetto per parlare di una civiltà che continua a produrre immagini della vita mentre perde progressivamente il rapporto con le sue condizioni materiali di esistenza. Le tredici sezioni richiamano l’Ultima Cena, ma non c’è alcuna celebrazione liturgica: la distribuzione non produce comunione, ma assenza. Il gesto dello spezzare il pane sopravvive soltanto come simulacro. È il passaggio più radicale dell’intero progetto: l’idea che il contemporaneo abbia sostituito l’esperienza concreta con codici e simulazioni che conservano la forma dell’esperienza svuotata della sua funzione reale. La superficie del pane è incisa da pattern che rimandano al linguaggio delle criptovalute e a frammenti testuali come «to be or not to be», segni di un’economia sempre più astratta, dove il valore non deriva più dal lavoro, dalla terra o dal corpo, ma da sistemi immateriali fondati sulla speculazione, sulla volatilità e sulla fede algoritmica.  La pietra armena porta con sé la memoria di un popolo segnato da diaspora, distruzioni e sopravvivenza culturale. Non è solo materiale scultoreo: è materia storica sedimentata. Il pane di pietra diventa dunque un altare contemporaneo da attraversare, fatto di tagli, incisioni e motivi ripetuti che invitano lo spettatore a un’esperienza meditativa e collettiva.

Vai al sito

Armenia: il ciclismo internazionale con il “Tour of Armenia” (Assadakah 11.05.26)

Letizia Leonardi (Assadakah News) – L’Armenia punta sul grande ciclismo internazionale come strumento di promozione turistica, sportiva ed economica. A Yerevan si è svolta una riunione guidata dal premier Nikol Pashinyan dedicata all’organizzazione della prima edizione del “Tour of Armenia”, la competizione professionistica internazionale in programma dal 10 al 13 settembre 2026.

All’incontro ha preso parte anchel’Ambasciatore italiano in Armenia Alessandro Ferranti, insieme ai rappresentanti del gruppo di lavoro interministeriale incaricato della manifestazione e a Michele Napoli, la società italiana scelta per affiancare l’Armenia nella progettazione e nella gestione dell’evento.

Secondo quanto emerso durante la riunione, la corsa dovrebbe ospitare almeno venti squadre internazionali composte da professionisti del ciclismo. Il progetto prevede quattro tappe distribuite tra Yerevan e alcune delle aree più rappresentative del Paese, tra cui le regioni di Gegharkunik, Tavush, Lori e Aragatsotn. I percorsi sono ancora in fase di definizione tecnica, mentre nelle ultime settimane sono già stati effettuati sopralluoghi e verifiche operative sulle strade e sulle infrastrutture coinvolte.

Uno degli aspetti centrali discussi durante il vertice riguarda proprio la qualità della rete viaria e l’accessibilità dei tracciati, elementi considerati fondamentali per garantire standard internazionali a una competizione che l’Armenia vuole trasformare in un appuntamento fisso. Non a caso, durante il confronto è stato richiamato il modello del Giro d’Italia, visto come esempio di evento capace di unire sport, promozione del territorio e ritorno turistico.

L’obiettivo del governo armeno è infatti utilizzare il “Tour of Armenia” anche come vetrina internazionale del Paese. Le immagini delle montagne armene, dei laghi e dei centri storici potrebbero diventare uno strumento di promozione molto più efficace di molte campagne pubblicitarie tradizionali. In particolare, Yerevan punta a sviluppare il settore del cicloturismo, ancora poco strutturato ma considerato in crescita a livello globale.

Nel corso della riunione, il premier Pashinyan ha inoltre ricordato che la competizione è già stata inserita nel calendario internazionale, un passaggio importante per attirare squadre professionistiche e sponsor. Secondo il capo del governo, il progetto non ha soltanto una dimensione sportiva, ma anche sociale e culturale: incentivare l’attività fisica, promuovere la mobilità sostenibile e rafforzare la presenza dell’Armenia nel panorama internazionale attraverso eventi di grande visibilità.

Per un Paese che negli ultimi anni sta cercando nuove strade per rilanciare turismo ed economia, il ciclismo potrebbe diventare molto più di una semplice gara sportiva.

Vai al sito

Armenia. Putin avverte Yerevan, ’Guardate l’Ucraina’ (Notizie geopolitiche 11.05.26)

L’avvertimento di Vladimir Putin all’Armenia segna un nuovo irrigidimento nel Caucaso e conferma quanto Mosca consideri strategico il futuro di Yerevan. Il presidente russo ha suggerito all’Armenia di indire un referendum sul proprio rapporto con Unione Europea e Russia, ma il messaggio politico è chiaro: per il Cremlino l’avvicinamento armeno all’Occidente non è una normale scelta diplomatica, bensì un possibile cambio di campo geopolitico.
Putin ha richiamato esplicitamente il precedente ucraino, sostenendo che la crisi sia nata dal tentativo di Kiev di avvicinarsi all’Europa. Una lettura coerente con la narrativa russa secondo cui ogni espansione occidentale nello spazio ex sovietico rappresenta una minaccia diretta alla sicurezza di Mosca. In questa visione, l’Armenia non è più soltanto un piccolo Stato caucasico, ma un potenziale punto di penetrazione occidentale nel Caucaso meridionale.
I rapporti tra Mosca e Yerevan si sono deteriorati dopo la caduta del Nagorno-Karabakh nel 2023. L’Armenia ha vissuto la mancata reazione russa all’offensiva azera come un tradimento politico e militare. Le forze russe di pace non impedirono la riconquista azera del territorio e l’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva non intervenne a difesa armena. Da allora il legame con la Russia non si è formalmente spezzato, ma si è profondamente indebolito.
Da qui nasce l’apertura armena verso l’Unione Europea. Yerevan cerca nuovi interlocutori politici ed economici, ma il passaggio verso l’orbita europea resta pieno di rischi. Bruxelles può offrire sostegno economico, cooperazione istituzionale e accesso ai mercati, ma difficilmente può sostituire nel breve periodo la funzione militare esercitata dalla Russia negli ultimi trent’anni.
La posizione dell’Armenia resta estremamente vulnerabile. A est c’è un Azerbaigian rafforzato dalla vittoria nel Karabakh e sostenuto dalla Turchia; a sud l’Iran osserva con preoccupazione ogni cambiamento degli equilibri regionali; a nord la Georgia continua a oscillare tra aspirazioni europee e pressioni russe. In questo contesto, Yerevan dispone di margini limitati.
Mosca considera l’Armenia una delle ultime posizioni strategiche russe nel Caucaso meridionale e teme che un allontanamento di Yerevan possa favorire la penetrazione occidentale nella regione. Bruxelles, invece, vede nel Caucaso un’area cruciale per energia, trasporti e corridoi commerciali alternativi alla Russia.
Anche il fattore economico pesa in modo decisivo. Putin ha ricordato che la Russia resta il principale partner commerciale dell’Armenia e ha avvertito che Mosca potrebbe rivedere accordi economici, condizioni commerciali e facilitazioni migratorie nel caso di una svolta europea di Yerevan. L’economia armena dipende ancora fortemente da commercio, energia, investimenti e rimesse legate alla Russia e all’Unione economica eurasiatica.
Sul piano militare la fragilità armena appare ancora più evidente dopo la perdita del Nagorno-Karabakh. L’Azerbaigian ha consolidato la propria superiorità operativa grazie a droni, artiglieria avanzata e cooperazione con Ankara. La presenza militare russa in Armenia continua a essere importante, ma non viene più percepita come una garanzia assoluta.
Per questo Yerevan cerca nuovi partner strategici, ma nessun Paese occidentale sembra disposto a garantire una protezione militare diretta contro eventuali pressioni azere o turche. È proprio qui che il riferimento di Putin all’Ucraina assume un significato intimidatorio: Mosca avverte che spingersi verso l’Occidente senza una protezione militare concreta può avere conseguenze pesanti.
Dietro la crisi armena si muove anche una partita più ampia legata ai corridoi energetici e commerciali tra Europa, Caucaso e Asia centrale. Russia, Unione Europea, Turchia, Iran e Azerbaigian cercano tutti di rafforzare la propria influenza sulle rotte strategiche che attraversano la regione.
L’Armenia si ritrova così davanti a una scelta storica. Restare nell’orbita russa significa accettare una protezione che molti armeni considerano ormai insufficiente; avvicinarsi all’Europa significa invece entrare in una fase di forte incertezza geopolitica. Per Yerevan la sfida sarà evitare due illusioni opposte: credere che Mosca possa ancora garantire tutto oppure pensare che Bruxelles possa sostituire rapidamente la Russia. Nel Caucaso, dove la geografia pesa più delle dichiarazioni diplomatiche, ogni scelta rischia di avere conseguenze profonde.

Vai al sito

Armenia: amb. Karapetian ricevuto da sindaco di Napoli, Manfredi (Giornalediplomatico 11.05.26)

GD – Napoli, 11 mag. 26 – Il sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, ha accolto oggi a Palazzo San Giacomo una delegazione ufficiale della Repubblica di Armenia, guidata dall’ambasciatore in Italia, Vladimir Karapetian. All’incontro hanno preso parte anche il candidato console onorario Michele De Simone e il consigliere per gli Affari Internazionali, Francesco Senese.
Il colloquio ha confermato la volontà reciproca di intensificare i rapporti bilaterali, partendo dal solido gemellaggio che lega Napoli alla capitale Yerevan. Sono stati inoltre passati in rassegna i fruttuosi accordi accademici che coinvolgono l’Università “L’Orientale”, la Brasov University e la State University armena, oltre ai recenti successi degli scambi artistici che hanno visto protagonisti talenti di entrambi i territori.
Come ha detto il sindaco Gaetano Manfredi, “l’incontro odierno rappresenta un passo decisivo nel consolidamento dei ponti istituzionali tra la nostra città e l’Armenia. Napoli, per sua natura e storia, è una capitale del Mediterraneo che guarda al dialogo internazionale come a un asset strategico imprescindibile. Sentiamo questo legame come profondo e autentico: il nostro obiettivo è trasformare questa affinità elettiva in progetti strutturati. Considero fondamentale dare nuovo impulso alla cooperazione culturale con Yerevan e costruire percorsi turistici che sappiano esaltare il patrimonio e le tradizioni che ci accomunano. L’Amministrazione è pienamente impegnata a sostenere ogni iniziativa capace di generare sviluppo e conoscenza reciproca tra i nostri popoli.”


La presidente Enza Amato ha ricevuto l’ambasciatore armeno Karapetian: rafforzare cultura, università e turismo

La presidente del Consiglio Comunale, Enza Amato, ha ricevuto oggi una delegazione armena guidata da Vladimir Karapetian, ambasciatore della Repubblica di Armenia in Italia, accompagnato da Michele De Simone, candidato console onorario e da Francesco Senese, consigliere agli Affari Internazionali del sindaco Gaetano Manfredi.
Al centro dell’incontro il rafforzamento dei rapporti tra Napoli e l’Armenia, a partire dal gemellaggio con la capitale Yerevan. Sul tavolo anche gli accordi accademici in corso tra l’Università degli Studi di Napoli L’Orientale, la Brasov University e la State University armena, nonché gli scambi culturali che hanno visto artisti napoletani e armeni protagonisti in entrambi i paesi. Nel suo intervento l’ambasciatore Karapetian ha evidenziato l’importanza di potenziare lo scambio turistico e culturale tra le città. In questo senso, il volo diretto tra Napoli e Yerevan — che registra costantemente il tutto esaurito — rappresenta uno stimolo concreto per rafforzare ulteriormente il collegamento.
«Questa visita rafforza il legame istituzionale tra Napoli e l’Armenia — ha dichiarato la presidente Amato — segno che per Napoli il dialogo con le culture del mondo è una priorità radicata nella sua storia e un incoraggiamento a investire con sempre maggiore convinzione in un rapporto che sentiamo autentico e che vogliamo vedere crescere in iniziative concrete e durature. Per questo ritengo prioritario rafforzare le collaborazioni di tipo culturale con la città di Yerevan ed elaborare itinerari turistici dedicati alla valorizzazione delle tradizioni e delle bellezze di questi due paesi. Il Consiglio comunale è pronto a offrire il suo supporto a ogni iniziativa in tal senso.»

Quanto sarebbe davvero “tranquillo” un “divorzio” tra Russia e Armenia? (L’antidiplomatico 11.05.26)

Nel fine settimana, un giornalista ha chiesto a Putin quale fosse la sua reazione all’incontro tra il Primo Ministro armeno Nikol Pashinyan e Zelensky la settimana scorsa, che gli ha offerto una piattaforma per minacciare la Russia. Putin ha eluso questa parte della domanda, ma si è soffermato sul futuro delle relazioni bilaterali. La Russia desidera solo il meglio per l’Armenia e rispetterà la volontà del suo popolo, ha affermato, proponendo a tal proposito un referendum sui piani di Pashinyan di aderire all’UE, poiché tale mossa politica rischia di compromettere i rapporti economici con la Russia.

A titolo di promemoria, Putin ha ricordato che poco meno di un quarto del PIL armeno proviene dagli scambi commerciali con la Russia, circa 7 miliardi di dollari su 29 miliardi lo scorso anno. I vantaggi derivanti dall’appartenenza all’Unione Economica Eurasiatica guidata dalla Russia riguardano “l’agricoltura, l’industria di trasformazione, le dogane e altri dazi, e così via. Questo vale anche per la migrazione”. Se il popolo armeno decidesse di porvi fine, ha affermato Putin, la Russia avvierà un processo di “divorzio pacifico, intelligente e reciprocamente vantaggioso”.

All’inizio di aprile, Putin ha ospitato Pashinyan per colloqui franchi, che sono stati interpretati come un momento cruciale nelle loro relazioni. Il giorno successivo, “Un alto funzionario russo ha lanciato l’allarme sul deterioramento delle relazioni con l’Armenia”, condannando in particolare l'”Accordo di Trump per la pace e la prosperità internazionale” (TRIPP) dello scorso agosto, in quanto avrebbe sconvolto l’equilibrio geostrategico regionale. A ciò ha fatto seguito, la scorsa settimana, il consolidamento dell’influenza dell’UE in Armenia in vista delle elezioni del mese prossimo.

È chiaro a tutti che Pashinyan, con le buone o con le cattive, vincerà le elezioni e di conseguenza subordinerà l’Armenia all’Occidente, accelerando l’espansione della sua influenza lungo tutta la periferia meridionale della Russia, guidata dall’accordo TRIPP. La nuova alleanza di fatto tra il comune vicino azero e l’Ucraina, naturalmente, aumenta la percezione di minaccia da parte della Russia e accresce il rischio di instabilità prolungata nell’intera regione.

Ciò che sta accadendo sul fianco meridionale della Russia è il risultato di quella che può essere definita la Dottrina Neo-Reagan, o l’accelerata regressione dell’influenza russa nel mondo, voluta da Trump 2.0, con particolare attenzione alla sua “sfera d’influenza” nota come “Vicino Estero”. Se questa tendenza non verrà invertita in Armenia grazie alla vittoria dell’opposizione patriottica contro ogni previsione, e se Pashinyan si muoverà rapidamente per danneggiare ulteriormente gli interessi russi, allora il loro “divorzio” potrebbe non essere così “pacifico”.

L’ascesa della fazione intransigente russa, di cui si è parlato in precedenza, riduce la probabilità che Putin accetti di mantenere i benefici che l’Armenia beneficiava dell’Unione Economica Eurasiatica. Al contrario, se l’influenza russa in Armenia dovesse venire meno in modo irreversibile e a tempo indeterminato (con o senza un referendum sulla politica di Pashinyan di adesione all’UE), Putin potrebbe interromperla immediatamente. L’obiettivo potrebbe essere quello di scatenare un’ultima disperata rivolta patriottica e poi lasciare che i nemici della Russia si occupino dell’Armenia ribelle, qualora ciò fallisse.

Lungi dall’essere un divorzio “pacifico”, potrebbe rivelarsi molto spiacevole, e il risultato finale potrebbe essere la formalizzazione da parte dell’Asse Azero-Turco dello status dell’Armenia come loro comune “Sangiaccato neo-ottomano”, con tutti i costi socio-culturali qui previsti. Se ciò sembra inevitabile in caso di rielezione di Pashinyan, con le buone o con le cattive, potrebbero sostenere i falchi, allora è meglio accelerare drasticamente il processo nella speranza che uno shock per gli armeni li spinga a resistere, piuttosto che lasciare che si sviluppi lentamente fino a quando non sarà troppo tardi per invertire la rotta.

Vai al sito

Armenia: amb. Ferranti con premier Pashinyan e RCS Sport per “Tour of Armenia” (Giornalediplomatico 11.05.26)

GD – Jerevan, 11 mag. 26 – L’ambasciatore d’Italia in Armenia, Alessandro Ferranti, ha partecipato alla riunione presieduta dal primo ministro Nikol Pashinyan dedicata alla prima edizione della gara professionistica internazionale di ciclismo “Tour of Armenia”, in programma dal 10 al 13 settembre 2026. All’incontro hanno partecipato l’amministratore delegato della RCS Sports and Events DMCC, Michele Napoli, incaricata della consulenza per l’organizzazione dell’evento, e i membri del gruppo di lavoro interministeriale incaricato dell’iniziativa.
Nel corso della riunione sono stati illustrati i principali aspetti organizzativi della competizione, che dovrebbe coinvolgere almeno 20 squadre internazionali, ciascuna composta da sei corridori professionisti. Le quattro tappe della corsa si svolgeranno a Jerevan e nelle regioni di Gegharkunik, Tavush, Lori e Aragatsotn, lungo percorsi attualmente in fase di definizione tecnica. Nelle ultime settimane, sono stati inoltre effettuati incontri operativi con le Autorità competenti e sopralluoghi nelle aree interessate, finalizzati alla valutazione dei tracciati e degli aspetti logistici.
Durante la riunione sono stati affrontati temi legati alle condizioni delle infrastrutture stradali, all’accessibilità degli itinerari e alla valorizzazione del paesaggio armeno nel corso della manifestazione. Richiamando la celebre tradizione del Giro d’Italia, è stata inoltre evidenziata l’importanza dell’evento per la promozione del turismo, con particolare attenzione al cicloturismo, e si è sottolineato l’obiettivo di rendere dalla prima edizione il “Tour of Armenia” un appuntamento annuale.
Il primo ministro Pashinyan ha ricordato che il Giro è già stato inserito e approvato nel calendario internazionale. Secondo il premier, l’iniziativa potrà contribuire allo sviluppo del ciclismo nel Paese, promuovere stili di vita sani e sensibilizzare sui temi ambientali e della mobilità sostenibile, rappresentando al tempo stesso un ulteriore passo avanti nel rafforzamento del ruolo dell’Armenia nello sport e nel turismo a livello internazionale.Fonte: Ambasciata

Giro d’Armenia di ciclismo, l’Ambasciatore Ferranti partecipa a riunione presieduta dal Premier Pashinyan (Gazzettadiplomatica 11.02.26)

L’Ambasciatore Alessandro Ferranti ha partecipato alla riunione presieduta dal Primo Ministro Nikol Pashinyan dedicata alla prima edizione della gara professionistica internazionale di ciclismo “Tour of Armenia”, in programma dal 10 al 13 settembre 2026. All’incontro hanno partecipato l’Amministratore Delegato della Società italiana RCS Sports and Events DMCC, Michele Napoli, incaricata della consulenza per l’organizzazione dell’evento, e i membri del gruppo di lavoro interministeriale incaricato dell’iniziativa.

Nel corso della riunione sono stati illustrati i principali aspetti organizzativi della competizione, che dovrebbe coinvolgere almeno 20 squadre internazionali, ciascuna composta da sei corridori professionisti. Le quattro tappe della corsa si svolgeranno a Jerevan e nelle regioni di Gegharkunik, Tavush, Lori e Aragatsotn, lungo percorsi attualmente in fase di definizione tecnica. Nelle ultime settimane, sono stati inoltre effettuati incontri operativi con le Autorità competenti e sopralluoghi nelle aree interessate, finalizzati alla valutazione dei tracciati e degli aspetti logistici.

Durante la riunione sono stati affrontati temi legati alle condizioni delle infrastrutture stradali, all’accessibilità degli itinerari e alla valorizzazione del paesaggio armeno nel corso della manifestazione. Richiamando la celebre tradizione del Giro d’Italia, è stata inoltre evidenziata l’importanza dell’evento per la promozione del turismo, con particolare attenzione al cicloturismo, e si è sottolineato l’obiettivo di rendere dalla prima edizione il “Tour of Armenia” un appuntamento annuale.

Il Primo Ministro Pashinyan ha ricordato che il Giro è già stato inserito e approvato nel calendario internazionale. Secondo il Premier, l’iniziativa potrà contribuire allo sviluppo del ciclismo nel Paese, promuovere stili di vita sani e sensibilizzare sui temi ambientali e della mobilità sostenibile, rappresentando al tempo stesso un ulteriore passo avanti nel rafforzamento del ruolo dell’Armenia nello sport e nel turismo a livello internazionale.