Decenni di miseria per le persone anziane a causa del conflitto del Nagorno-Karabakh: due nuovi nostri rapporti (Amnestey.it 17.05.22)

Il conflitto tra Armenia e Azerbaigian per il territorio del Nagorno-Karabakh, dal 1988 al 1994 e poi ripreso alla fine del 2020, ha causato uccisioni illegali, torture e sfollamenti forzati e arrecato miseria alle popolazioni anziane.

Lo ha dichiarato oggi Amnesty International, pubblicando due rapportiIl primo, intitolato “Gli ultimi a fuggire: l’esperienza delle persone anziane nel Nagorno-Karabakh tra crimini di guerra e sfollamenti”denuncia i crimini di guerra commessi ai danni delle persone di etnia armena nel recente conflitto, tra cui esecuzioni extragiudiziali e torture nei centri di detenzione gestiti dalle forze dell’Azerbaigian.

Il secondo“Una vita in trappola: l’impatto dello sfollamento sulle persone anziane e le prospettive di ritorno in Azerbaigian”descrive la sofferenza delle persone anziane costrette, nel primo conflitto, ad abbandonare il Nagorno-Karabakh e sette distretti confinanti con questo territorio.

“La vicenda del Nagorno-Karabakh illustra i particolari rischi cui le persone anziane vanno incontro durante i conflitti armati. Spesso le ultime a fuggire, patiscono le conseguenze della guerra per decenni. Sia in Armenia che in Azerbaigian, le persone anziane cercano a fatica di ricostruire le loro vite nei luoghi in cui si sono riparate. Ma la loro perdita d’indipendenza e di dignità è considerata inevitabile o irrilevante”, ha dichiarato Laura Mills, ricercatrice sulle persone anziane presso il programma di Risposta alle crisi di Amnesty International.

 

“Gli ultimi a fuggire”

Quando nel settembre 2020 sono ripresi i combattimenti, le persone anziane di etnia armena del Nagorno-Karabakh sono state quasi sempre le ultime a lasciare le proprie case e, di conseguenza, le più colpite dalle violazioni dei diritti umani.

Nelle prime fasi del nuovo conflitto, gli uomini tra i 18 e i 55 anni sono stati mandati al fronte. Avanzando verso le città e i villaggi armeni, le forze dell’Azerbaigian hanno trovato solo persone anziane, per lo più uomini. A causa della disabilità o delle condizioni di salute fisica o mentale, molti di loro non sono riusciti a fuggire o non hanno compreso quanto fosse urgente farlo. Altri hanno preferito non lasciare i luoghi dove vivevano o le proprie terre e i relativi mezzi di sostentamento.

Coloro che sono riusciti a fuggire, si trovano da allora in condizioni di indigenza, senza alloggi adeguati, inermi e isolati. I servizi di salute mentale sono assai insufficienti.

Oltre la metà delle persone di etnia armena uccise nel Nagorno-Karabakh erano anziane, vittime di efferate esecuzioni extragiudiziali, veri e propri crimini di guerra come gli sgozzamenti: in alcuni casi, sono state torturate prima di morire e mutilate dopo la morte. Questo particolare accanimento era dovuto al sospetto, da parte delle forze dell’Azerbaigian, che le vittime avessero preso parte al primo conflitto degli anni Novanta.

Amnesty International è stata in grado di verificare molti di questi casi attraverso testimonianze dirette e racconti di familiari, l’analisi di certificati di morte e autopsie e la validazione di video pubblicati sui social media.

 

“Una vita in trappola”

Durante il primo conflitto del Nagorno-Karabakh (1988-1994), oltre 500.000 persone di etnia azera furono costrette a lasciare la regione e sette distretti confinanti. Molte furono vittime di uccisioni illegali o vennero sottoposte ad altre violazioni dei diritti umani.

Da decenni, queste persone vivono in altre regioni dell’Azerbaigian, in tendopoli sovraffollate, dormitori, istituti scolastici, vagoni ferroviari, rifugi di altro genere e alloggi di fortuna. Condividono gabinetti e docce con decine di persone in ripari spesso privi di elettricità, riscaldamento e acqua corrente.

Dopo che, nel 2020, l’Azerbaigian ha riconquistato buona parte dei territori persi nel conflitto precedente, sono stati approntati piani per reinsediare centinaia di migliaia di sfollati. Tuttavia, vi sono molti ostacoli: le mine antipersona disseminate dalle forze armene – evidente violazione del diritto internazionale umanitario – e la massiccia distruzione di proprietà private, così come il sequestro di abitazioni e la riassegnazione ad altri.

Amnesty International non prende posizione sulla disputa relativa al territorio del Nagorno-Karabakh ma sottolinea che il ritorno alle proprie abitazioni in condizione di dignità e di sicurezza è un diritto di tutte le persone sfollate.

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PIOMBINO: LA SETTIMANA ARMENA SI CHIUDE CON “IL CALICE FRANTUMATO” DI ALEXANIAN (Corriereetrusco 16.05.22)

Piombino (LI) – La Settimana Armena, organizzata a Piombino dall’Associazione Area 57 Onlus con il patrocinio e il sostegno dell’amministrazione comunale, dall’8 al 16 maggio a Palazzo Appiani, ha suscitato un grande interesse di pubblico ma volge ora alle battute finali. 

A concludere la serie di eventi messi in campo, dedicati alla piccola Repubblica caucasica, sarà domenica 15 maggio, lo scrittore Arthur Alexanian con la presentazione del suo ultimo libro “Il calice
frantumato”, alle 17.00 nella sala della mostra di Palazzo Appiani.

Nato a Grenoble, in Francia, da genitori Armeni, Alexanian si è diplomato al Collegio Armeno di Venezia e si è laureato in Chimica Industriale all’Università di Bologna. Cittadino del mondo, ha lavorato in Algeria, in molti Paesi europei e del Medio Oriente. Titolare di un laboratorio di analisi e consulenza ambientali, vive stabilmente a Firenze.

La sua scrittura spazia dalla poesia alla narrativa. La sua prima opera è stata “Il Bambino e i Venti d’Armenia” edito nel 2015 da Ibiskos Ulivieri, che si è aggiudicato numerosi premi e che è stato presentato anche qui a Piombino.

Ha in seguito pubblicato la raccolta di Poesie con il titolo “Sottovoce”, la serie di racconti “Il melograno e la Luna” e adesso torna nella nostra città con la sua ultima fatica letteraria “Il calice frantumato”. Si tratta di una scrittura di memorie che Arthur Alexanian dedica al padre Boghos e che affianca delicatamente il precedente romanzo “ Il bambino e i venti d’Armenia”.  L’incontro con l’autore vedrà anche la partecipazione di Letizia Leonardi.

Lunedì 16 maggio si chiuderà anche la mostra fotografica “Della mia dolce Armenia” che, in 40 splendide e suggestive immagini, ha affascinato e incuriosito i visitatori.

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Il genocidio degli armeni Una pagina di storia nella biblioteca Ariostea (Resto del Carlino 12.05.22)

Oggi ci sarà la presentazione nella biblioteca Ariostea de ‘Il viaggio di una promessa’ percorso attraverso la storia degli armeni dell’Anatolia’. L’evento anche in diretta video sul canale youtube Archibiblio web. Il volume racconta un percorso alla ricerca di testimonianze sul genocidio degli armeni. Il libro di Fatemeh Sara Gaboardi Maleki Minoo verrà presentato alle 17 nella sala Agnelli della biblioteca comunale Ariostea (via Scienze 17). L’appuntamento sarà in diretta video sul canale youtube Archibiblio web.

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Jean Boghossian, Antinomia ardente. (Bebeez 14.05.22)

Alla Galleria Il Ponte di Firenze fino al 1° luglio l’esposizione personale a cura di Bruno Corà che ha curato anche il Catalogo pubblicato dalle edizioni Gli Ori, Pistoia 2022, dedicata a Jean Boghossian, Antinomia ardente.

Fuori evento, sempre a Firenze, l’Hotel Savoy, in contemporanea, presenta un piccolo nucleo di opere realizzate tra il 2016 e il 2019, pitture su tela in tecnica mista ed acrilico, trattate sempre con l’uso della fiamma e del fuoco; mentre a Venezia è stata presentata la scultura monumentale dell’artista Melencolia Contemporanea, sempre a cura di Bruno Corà, sulla terrazza della Compagnia della Vela.

La galleria Il Ponte prosegue così la stagione espositiva in presenza con una personale dedicata all’artista libanese di origine armena. Vengono esposti tredici lavori, tra i quali carte –

Boghossian Untitled 2022

per la maggior parte – di medie e grandi dimensioni, e oggetti (tele, libri) trattati con fuoco e fumo, realizzati tra il 2011 e il 2021.

Il suo lavoro, basato sull’uso del fuoco e la trasformazione dei materiali impiegati attraverso di esso o i suoi effetti collaterali quali il fumo, le ceneri o anche i vuoti e i colori che esso rilascia o a cui si combina, è profondamente caratterizzato da un principio di assoluta antinomia – il binomio distruzione/costruzione.

Boghossian è uno dei pochi artisti a livello globale che sperimenta applicando fuoco e fumo a varie opere. Il fuoco è il suo linguaggio artistico prediletto e usa una vasta gamma di pennelli e torce come strumenti. “La fiamma ossidrica, come il pennello, diventa l’estensione del mio braccio”.

“Da una certa distanza vedi l’aspetto magico generale del fumo, quando ti avvicini scorgi incredibili dettagli, linee come se fossero disegnate, pigmenti bruciati che formano un imprevedibile intreccio di vuoti e pieni” (cit.) Gli oggetti bruciati spesso includono vari mezzi quali tele, carta, libri, sedie, e dipinti, a volte lasciando dietro di sé modelli di perforazione, usando tecniche distintive e diverse.

Come scrive Bruno Corà in Jean Boghossian. Cessez le feu!, “l’opera di Jean Boghossian è testimone dei nostri tempi, cattura i paradossi che ci circondano: la guerra e la pace, la ricchezza e la povertà, contrasti tanto divergenti e reali che si impongono ai nostri occhi. Come può allora un artista spiegare queste contraddizioni con il linguaggio mimetico, il linguaggio della metafora… L’artista può essere testimone della sua epoca con il linguaggio della sua epoca. Il linguaggio di Jean Boghossian da solo incarna questo mondo di contraddizioni e contrasti, creatore e distruttore insieme: è il fuoco. Addomesticato, il fuoco diventa forza creatrice, ridisegna l’armonia, scolpisce la bellezza, installa i suoi colori. Il fuoco produce e diffonde ciò che è più vivo nell’arte. Questo linguaggio, creatore e distruttore, significa la rinascita della bellezza, dell’arte, della pace, tutte qualità che l’arte ha sempre trasmesso… Èquasi uno sciamano che restituisce la connessione tra il cielo e la terra, perché è collegato alla trasformazione della materia… È quasi un Alchimista. Non si può omettere che Jean Boghossian comincia con l’oreficeria. Lavora l’oro. L’oro è legato alla pietra filosofale, il pensiero, la sensibilità. l’intuizione contro la realtà.”

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Chi è Jean Boghossian nasce nel 1949 ad Aleppo, Siria. Attivo dal 1975, l’artista, scultore e pittore libanese di origine armena, vive e lavora tra Beirut e Bruxelles, dove ha il suo studio. I suoi viaggi in Francia, Inghilterra, Svizzera e Italia sono molto frequenti. Tra le mostre personali in spazi pubblici e privati, non solo europei, si citano Burning al Centro Mostre di Beirut, 2011; À l’épreuve du feu alla Black Box/Galerie Guy Ledune, Bruxelles, 2012; Tra due fuochi al Centro Mostre di Beirut 2015; Tracce sensibili al Museo di Ixelles, Bruxelles, Febbraio-Maggio 2017; Fiamma Inestinguibile alla LVII Biennale di Venezia nel Padiglione della Repubblica dell’Armenia, maggio-novembre 2017; Unpredictable Horizons alla Ayyam Gallery, Dubai, Building with fire a L’Orient Le Jour building, Beirut, Flamme intérieure al Museum Ground, Corea del Sud e Rapsody in Red and Blue alla Galerie Pièce Unique, Parigi, 2018; About Nature and Colors alla Galerie Valérie Tanit, Monaco, 2019; Ritmo intenso al Mandarin Oriental, Ginevra, 2020; Antinomia ardente alla Galleria Il Ponte, Firenze, 2022. Tra le mostre collettive partecipa a Vers la lumière al Young museum of contemporary art, Corea del Sud, 2012; Sonoro Visiva. Esperienze di confine linguistico al Museo Archeologico di Atina e della Valle di Comino “G.Visacchi” di Atina (in provincia a Frosinone); 1914-1918: Not then, Not Now, Not Ever! al Bundestag Tedesco, Berlino, 2018 (insieme a T. Cragg, A. Kapoor, H. Nitsch, K. Smith).

Jean Boghossian è anche presidente della Fondazione Boghossian, fondata nel 1992 dal padre Robert e dal fratello Albert, gioiellieri libanesi di origini armene. Dopo aver completamente rinnovato Villa Empain a Bruxelles, la Fondazione Boghossian stabilisce in Belgio la sua sede centrale nel 2010.

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Al via la terza edizione di “Pietra sublime”: selezionati gli 8 artisti partecipanti (tra cui anche Vighen Avedis) (Valdarnopost 14.05.22)

Saranno quattro donne e quattro uomini, di cui tre italiani (Bettino Francini, Beatrice Taponecco e Adriano Ciarla), un armeno (Vighen Avetis), un ucraino (Volodymyr Kochmar), una spagnola, (Itahisa Peres Conesa), una peruviana (Karen Macher) e una neozelandese (Anna Korver), gli artisti che parteciperanno alla terza edizione del Simposio internazionale di scultura monumentale “Pietra sublime” a Cavriglia. Dal 13 giugno al 4 luglio scolpiranno nel viale d’accesso all’Antico Borgo di Castelnuovo d’Avane.

La terza edizione di “Pietra Sublime” ribadirà la vocazione del Comune di Cavriglia quale “Terra di Pace e di Memoria”, valorizzando la scultura come strumento di pace, di cooperazione internazionale e di dialogo fra i popoli. Un progetto che va ad impreziosire l’area già scelta e premiata dalla vincita del bando del PNRR, che farà confluire a Castelnuovo 20 milioni di euro per la rinascita della località oggi in stato di abbandono.

“L’idea di allestire il cantiere della terza edizione del Simposio Internazionale Pietra Sublime nel viale di accesso all’Antico Borgo di Castelnuovo d’Avane si inserisce nel più ampio progetto di rinascita del Borgo stesso – afferma il Sindaco Leonardo Degl’Innocenti o Sanni – Le opere, accuratamente selezionate, rappresenteranno un biglietto da visita unico, che accompagnerà coloro che vorranno visitare il Borgo in un contesto di bellezza e armonia”.

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L’altro popolo oppresso ignorato da tutti. Come credete che userà i vostri euro il dittatore dell’Azerbajgian Aliyev, flagello degli Armeni? (Korazym 14.05.22)

I ministri italiani hanno stretto fiduciosi la mano al padre-padrone di Baku: sarà il gas azero a sostituire quello russo. Insomma l’aggressione dell’Azerbajgian all’Artsakh è già stata dimenticata. Chi teme la continuazione del genocidio armeno con altri mezzi e sventolando altre bandiere, non è un folle. Ben difficilmente, dato questo tragico assetto del mondo, arriveranno a salvarci i nostri con gli stemmi della Nato.

Il Ministro degli Esteri Luigi Di Maio incontra il Presidente dell’Azerbajgian, Ilham Aliyev a Baku, 2 aprile 2022 (Foto di Angelo Carconi/ANSA).

«Consolati e consolami», mi scrive da Padova Antonia Arslan, la grande scrittrice della Masseria delle allodole, il romanzo-verità che ha fatto conoscere, più di quanto potessero fare cento volumi di professoroni, la realtà del genocidio armeno del 1915. E come posso consolarmi e consolarti? Questa guerra cominciata il 24 febbraio con l’invasione russa dell’Ucraina, ha una vittima designata che il mondo, così gonfio di (finti) buoni sentimenti, ignora: siamo noi Armeni. L’incertezza sembra divorarci il futuro. Che ne sarà di noi Molokani e dei nostri fratelli Armeni di Yerevan e di quelli che ancora resistono in Artsakh, la repubblica indipendente occupata a metà, vessata e privata del gas dall’Azerbajgian? Alcuni tra noi sono certi di un nuovo genocidio. Io non mi rassegno, ma, cara Antonia, maestra mia di scrittura e di ideali, come posso consolarmi? Insegnamelo!

Prima però una avvertenza. Chi teme la continuazione del genocidio armeno con altri mezzi e sventolando altre bandiere, non è un folle. Ben difficilmente, dato questo tragico assetto del mondo, arriveranno a salvarci i nostri con gli stemmi della Nato. Lo dicono i fatti. Leggo che voi Italiani siete tutti felici perché i vostri ministri hanno stretto fiduciosi la mano al padre-padrone di Baku: sarà lui a garantire la sostituzione per le vostre caldaie del metano russo, sporco di sangue ucraino, con quello azero. Come credete che utilizzerà i vostri euro il dittatore Ilham Aliyev, che ha scelto per sua Vice la moglie con la quale, in divisa militare, ha rivendicato l’aggressione vittoriosa dell’Artsakh (che i manuali chiamano Nagorno-Karabakh)?

La parola “genocidio”

Un nemico per volta, voi direte. Il problema è che per noi non muoverà un dito la gloriosa alleanza occidentale, quando Aliyev completerà l’opera, sottomettendoci con l’aiuto di una Turchia che adesso mostra il volto dolce della mediazione, ma si candida a sostituire una Russia indebolita come superpotenza caucasica. Se siamo vivi è perché cinquemila soldati russi si sono messi in mezzo per impedire un massacro, ordito contro i vostri fratelli (?) Armeni con l’aiuto di mercenari jihadisti spediti lì, insieme ad armi potenti e droni assassini, dal sultano Erdogan. Finora erano state le truppe di Putin a tutelare l’esistenza di una fetta di territorio dell’Artsakh sotto la sovranità di questo antico popolo cristiano. Questi militari benedetti saranno richiamati per un conflitto che mentre scrivo – è fine aprile – si sta allargando, lasciandoci soli e in balia degli Aliyev.

«Il Ministro Luigi Di Maio e il Sottosegretario di Stato Manlio Di Stefano partecipano insieme al Vice Ministro degli Affari Esteri della Repubblica di Armenia, Paruyr Hovhannisyan, alla cerimonia di deposizione di una corona di fiori al Memoriale del Genocidio Armeno» (Farnesina – Twitter, 3 aprile 2022), sulla collina di Dzidzernagapert (Forte delle rondini) a Yerevan.

Lo so che considerando le forze in campo il governo armeno non poteva che accettare un accordo con gli Azeri. Pura saggezza. Primum vivere. La responsabilità del leader di una nazione è di garantire almeno la vita. Ma durerà? E il vostro ministro Luigi Di Maio, per mostrare equanimità, dopo aver stipulato accordi con Aliyev per il gas, ha voluto onorare la memoria dell’eccidio armeno, e per la prima volta – dopo che il Parlamento l’aveva già fatto nel 2000 – ha usato in un comunicato il termine “genocidio” evitando di scegliere la parola moralmente neutra “Medz Yeghern” (Grande Male). Era ora. Ma la memoria e i memoriali vanno bene. Ma non lasciateci soli adesso, in questo presente.

A rischio cancellazione

Tutto questo lo sa bene Antonia Arslan. Eppure mi ripete: «Consolati e consolami». Vai in Artsakh e compra per strada o bussa a una porta e prendi tra le mani il Zhingyalov hats. Mi sono mosso dal mio villaggio di Molokani, vicino al lago di Sevan, dove penetrano di tanto in tanto soldati azeri, e sono andato a Stepanakert, la capitale del Nagorno-Karabakh. Come descrivere simile meraviglia. Si tratta di pane, il nostro pane non lievitato, reso sottilissimo, che si richiude contenendo un ripieno di erbe selvatiche. Secondo Antonia la perfezione vorrebbe che siano di 34 specie. La signora che me l’ha venduto si vergognava, perché aveva potuto raccogliere – causa i pericoli – solo sette tipi di erbe, e temeva di aver commesso sacrilegio. Cerfoglio, ortica, timo, qualcosa di amaro, e poi di fiorito.

Mi sono consolato e spero di consolare anche voi: noi Armeni esistiamo, cuciniamo e offriamo il cibo più povero e sublime, l’unico credo che sia ammesso in Paradiso. Insieme al miele di queste montagne, non ne esiste di eguale. Quando la Bibbia parlava di terre dove scorrono latte e miele, o evocava miele di roccia come segno di massima benedizione per il popolo, era perché Dio aveva assaggiato il miele dell’Artsakh. Fate in modo che non ci cancellino. Se non in nome della pietà per i fratelli, almeno per gustare il Zhingyalov hats e il miele biblico.

Il Molokano

Questo articolo è stato pubblicato sul numero di maggio di Tempi.

Foto di copertina: Il Presidente dell’Azerbajgian, Ilham Aliyev accoglie il Ministro degli Esteri Luigi Di Maio durante il loro incontro a Baku, 2 aprile 2022 (Foto di Angelo Carconi/ANSA). «L’Italia è da anni il primo partner commerciale al mondo dell’Azerbajgian. Oggi ci collaborano oltre 100 aziende italiane in diversi settori come design, turismo, agroindustria, tecnologie verdi, connettività e logistica» (Luigi Di Maio – Twitter, 21 febbraio 2020). «Sono lieto di annunciare che oggi gettiamo le basi per un ulteriore rafforzamento della cooperazione fra Italia e Azerbajgian in campo energetico, che auspico conduca a un ulteriore consolidamento del nostro partenariato economico e commerciale» (Il Ministro degli Esteri Luigi Di Maio in visita a Baku – ANSA, 2 aprile 2022).

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Korazym.org: il Governo Italiano si Inchina al Dittatore Aliyev, Flagello degli Armeni. (Korazym 14.05.22)

Rosa Linn all’Eurovision in una casa di carta: perché la cantante dell’Armenia veste di bianco (Fanpage 14.05.22)

Nel corso delle prime due serate dell’Eurovision Song Contest sono stati scelti i 20 cantanti che si esibiranno nella finale di sabato 14 maggio. Si arriva a un totale di 25, aggiungendo i cosiddetti Big five, in finale ‘di diritto’. La giovane Rosa Linn, che alla competizione rappresenta l’Armenia, è riuscita a conquistare il pass per tentare di vincere la gara canora. Il suo brano si intitola Snap ed è un invito a liberarsi dei dolori che ci portiamo dietro, per aprirci alla vita e a nuove esperienze, focalizzandoci più sul futuro che sul restare ancorati al passato. La canzone è un inno all’andare sempre avanti nella vita, anche quando sembra impossibile.

Rosa Linn in total white all’Eurovision 2022

Sul Turquoise carpet, che ha ufficialmente dato inizio all’Eurovision Song Contest 2022, hanno sfilato i rappresentanti di tutti i Paesi in gara. Per l’occasione la 21enne ha scelto un elegante look di velluto rosso, un completo in tre pezzi di Mary Stepanyan (designer di Yerevan, capitale dell’Armenia). Lo ha abbinato a un paio di anfibi con la suola alta, con choker al collo. Questo stile è stato completamente stravolto per l’esibizione, in cui ha puntato su un total white perfettamente coordinato con la scenografia. E non è stato un caso.

Rosa Linn canta tra centinaia di post-it
Rosa Linn ha trasformato il palco del’Eurovision nella sua cameretta, ma con un tocco originale: una stanza interamente di carta, dalle pareti (coperte di post-it) ai mobili. L’esibizione comincia con la giovane cantante seduta con la sua chitarra (bianca anche questa, come tutto il resto) sul bordo del letto. Una volta alzata, strappa alcuni fogli rivelando delle parole chiave del suo brano, fino a compiere il gesto più significativo di tutti: squarcia la parete che la separa dal pubblico, fuoriesce dall’apertura e avanza sul palco.

Il significato della casa di carta
La casa di carta è una gabbia, è il mondo interiore fatto di pensieri e preoccupazioni che la tengono imprigionata, a cui lei da forma in qualche modo con le parole, riversandole in musica. Snap parla proprio della difficoltà che si ha ad andare avanti, quando ci si sente bloccati negli errori del passato, invischiati in sentimenti verso persone che se ne sono ormai andate. Dall’esterno è sempre facile, le persone sono brave a dare consigli, ma liberare la mente dal vortice di pensieri è una vera e propria impresa. Rosa Linn, però, ce la fa: esce dalla gabbia e si apre al mondo esterno. Sceglie la vita.

continua su: https://www.fanpage.it/stile-e-trend/moda/rosa-linn-alleurovision-in-una-casa-di-carta-perche-la-cantante-dellarmenia-veste-di-bianco/
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Eurovision, la finale: l’Armenia con Rosa Linn (Rai news)

“Una voce nel silenzio” per l’Armenia (Corrieresalentino 13.05.22)

LECCE – Il prossimo 14 maggio 2022 alle ore 18,00, presso il Museo Faggiano di Lecce, per portare all’attenzione dei pugliesi le iniziative di “Una voce nel silenzio” per l’Armenia, partirà da Lecce la prima tappa di una serie di incontri dedicati a “Un Progetto per l’Artsakh”.

Presso il Museo Archeologico Faggiano, in via Ascanio Grandi, a due passi da porta S. Biagio (santo armeno) Flavio De Marco, direttore editoriale del Corriere Salentino, Raffaele Martina, consigliere comunale di San Pietro Vernotico, Antonio Cardigliano, Presidente dell’Associazione culturale Controcorrente, Carlo Coppola, Presidente Centro Studi Nazariantz Siranusc Quaranta, esponente comunità armena di Bari, parleranno di Artsakh, dialogando con Stefano Pavesi presidente onorario di “Una voce nel silenzio”, collegato da Milano.

L’evento si svolge in collaborazione tra “Una voce nel Silenzio”, “Museo Archeologico Faggiano” e “Centro Studi Mario De Marco”.

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Mkhitaryan, Mourinho ha un obiettivo per il recupero (Cds 12.05.22)

ROMA – Mkhitaryan è l’uomo in più di Mourinho. Lo Special One lo considera un giocatore fondamentale e spera nel suo recupero per la finale. L’armeno si era infortunato nella partita di andata contro il Leicester, una lesione al flessore destro che lo ha lasciato fuori nelle tre gare seguenti tra campionato e Conference: la sua assenza si è fatta sentire nelle ultime partite, soprattutto nel match contro la Fiorentina nella quale lo stesso Mourinho era stato costretto a chiedere ai suoi i lanci lunghi proprio per l’assenza di un giocatore che smistasse il pallone in mezzo al campo. «Micki ci sta sta aiutando a far fronte a tutti i problemi che affrontiamo con una piccola rosa – aveva dichiarato Mourinho elogiando il suo “tuttocampista” -. Ha giocato ovunque, esterno, da 10, poi abbiamo avuto infortuni e assenze da Covid ed è diventato un centrocampista centrale, ruolo che non ha mai fatto in vita sua. Sono così felice di Mkhitaryan e sono felice che le persone capiscano che con me non tutto è bianco o nero. È possibile che un giocatore abbia un rapporto diverso con me rispetto al passato».

Roma, Mkhitaryan verso il rinnovo

Si raccontava che i loro rapporti a Manchester non fossero idilliaci nella seconda stagione, invece oggi Mkhitaryan è fondamentale per Mourinho, a tal punto da chiedere lui stesso il rinnovo del contratto in scadenza tra meno di due mesi. Intanto il giocatore sta lavorando per recuperare in vista della finale di Tirana. E subito dopo firmerà il prolungamento, probabilmente biennale ma a cifre inferiori rispetto all’attuale stipendio. L’armeno con la sua famiglia si trova bene a Roma, il rinnovo dovrebbe essere una formalità in virtù delle parole del tecnico di qualche settimana fa: «Io voglio che resti, lui anche e la proprietà vuole che rimanga». Insomma, un matrimonio che s’ha da fare proprio per volontà di tutte le parti in questione.

Recupero Mkhitaryan: obiettivo Feyenoord

Mkhitaryan adesso sta proseguendo con il programma di recupero indicato dallo staff medico e atletico della Roma: i progressi sono sotto gli occhi di Mourinho, è felice di vedere il trentatreenne migliorare rapidamente. Si allena già in campo, individualmente, lavorando su quasi tutti gli esercizi atletici, compresa la corsa, quasi come un normale allenamento in gruppo. Il tecnico chiaramente non vuole forzare i tempi, Mkhitaryan probabilmente resterà fuori anche contro il Venezia per dargli una settimana in più di allenamento e recupero: l’obiettivo è farlo rientrare qualche minuto contro il Torino per poi averlo al 100% contro il Feyenoord. Una partita nella quale sarà fondamentale il suo contributo, per esperienza ma soprattutto per qualità.

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Genocidio armeno, Cava de’ Tirreni accoglie la scrittrice Laura Ephrikian (Il Portico 12.05.22)

Nella mattinata di ieri, 11 maggio, a Cava de’ Tirreni, il Sindaco Vincenzo Servalli ha ricevuto l’autrice del libro “Una Famiglia Armena”, Laura Ephrikian, all’incontro hanno partecipato anche la Consigliera comunale, Mena Avagliano, Luigi Gravagnuolo, e Francesco Musumeci. A Laura Ephrikian, attrice e autrice, impegnata nel riconoscimento del genocidio armeno, è stata consegnata la delibera del Consiglio Comunale, approvata all’unanimità lo scorso 21 aprile, con la quale è stata espressa la solidarietà al Popolo Armeno, vittima del genocidio perpetrato dall’impero ottomano tra il 1915 ed il 1916, che causò deportazione e circa 1,5 milioni di vittime, e l’adesione alla commemorazione che si tiene ogni anno il 24 aprile.

Laura Ephrikian, è nata a Treviso nel 1940, ma di famiglia armena, Era figlia di Angelo Ephrikian, compositore e musicista italiano di origini armene e nel libro racconta la storia del nonno paterno, Akop, e di un intero popolo che si trovò all’alba del ‘900 ad essere perseguitato perché visto come “nemico” nella propria stessa terra, e come antagonista della costruzione di una forte identità turca. «Odio e invidia – scrive Laura Ephrikian – armarono i “Giovani Turchi” che decisero per tutti: l’Armenia deve sparire. E così fu: il primo genocidio del XX secolo, studiato a tavolino, decretò lo sterminio di tutti gli Armeni, più di un milione e mezzo di uomini, donne e bambini…”.

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Il genocidio armeno Arriva la Ephrikian (Lacittadisalerno)