Governo Israele approva all’unanimità riconoscimento genocidio armeno (Rassegna 28.06.26)

Il POST: 

Il governo israeliano ha riconosciuto ufficialmente il genocidio degli armeni, compiuto durante la Prima guerra mondiale dall’Impero Ottomano. È una decisione che potrebbe peggiorare i rapporti, già molto complicati per via della guerra israeliana nella Striscia di Gaza, tra Israele e la Turchia, che è lo stato erede dell’Impero Ottomano e non ha mai riconosciuto il genocidio degli armeni. Il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar, che ha presentato la proposta, ha detto che «non si tratta di un atto di ritorsione per l’aperta ostilità della Turchia».

A partire dal 1915 furono uccise circa un milione e mezzo di persone armene che vivevano nei territori dell’Impero Ottomano. La gran parte del genocidio degli armeni si compì tra il 1915 e il 1916, ma i massacri continuarono anche negli anni Venti. Sebbene la Turchia si sia rifiutata ripetutamente di usare il termine “genocidio” per descrivere il massacro degli armeni, altri 32 paesi lo hanno fatto, tra cui Italia, Francia, Germania e Stati Uniti.


Medvedev: in Armenia ingerenze occidentali senza precedenti (L’Antidiplomatico 28.06.26)

L’ingerenza occidentale nella recente campagna elettorale armena è stata senza precedenti, ha affermato Dmitry Medvedev, vicepresidente del Consiglio di Sicurezza russo e presidente del partito Russia Unita.

Ha fatto riferimento alla persecuzione di Gagik Tsarukyan, leader del partito Armenia Prospera, da parte delle autorità armene filo-occidentali. Secondo Medvedev, Yerevan ha lanciato “una nuova ondata di rappresaglie contro i membri dell’opposizione che i circoli al potere considerano scomodi”.

“Questo è stato accolto dal silenzio assoluto dei Paesi occidentali, la cui ingerenza nella recente campagna elettorale è stata senza precedenti. In linea con le loro pratiche neocoloniali preferite, hanno letteralmente portato l’apparato statale armeno al controllo manuale”, ha dichiarato il politico, citato dall’ufficio stampa di Russia Unita. Sarà estremamente difficile per l’Armenia sfuggire a un simile diktat, ha aggiunto il politico russo.

Secondo Medvedev, l’Occidente tratta l’Armenia semplicemente come uno strumento contro la Russia, al pari dell’Ucraina. “L’Occidente considera il Paese semplicemente come uno strumento contro la Russia ed è interessato soprattutto a sgomberare il campo politico da tutte le forze che auspicano relazioni sane tra Yerevan e Mosca”, ha osservato.

Ha avvertito che qualsiasi mossa da parte di Yerevan per recidere i legami tradizionali con la Russia avrebbe inevitabilmente gravi conseguenze per il popolo armeno. “All’UE non importa che la gente comune debba inevitabilmente affrontare pesanti conseguenze da qualsiasi tentativo di recidere legami che hanno richiesto decenni per essere consolidati”, ha sottolineato.

Medvedev ha ribadito che la Russia giudicherà le intenzioni delle autorità armene in base alle loro azioni concrete.

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L’Armenia dopo il voto: la riconferma di Pashinyan e l’orizzonte europeo (Il Caffe Geopolitico 26.06.26)

Analisi – Le elezioni parlamentari del 7 giugno hanno rinnovato il mandato al Primo Ministro uscente, Nikol Pashinyan. Il voto arriva in un momento di transizione per l’Armenia, tra pressioni esterne, un Caucaso meridionale ancora in riassestamento dopo la perdita del Nagorno-Karabakh e una strategia di diversificazione delle alleanze pensata per allentare la storica dipendenza da Mosca. Per Erevan si apre una transizione delicata, divisa tra l’ambizione di un futuro europeo e i vincoli di una realtà geopolitica ancora tutta da ridefinire.

AFFLUENZA RECORD E VOTO SOTTO PRESSIONE

Le elezioni parlamentari armene del 7 giugno 2026 si sono configurate come uno snodo cruciale tanto per il futuro del Paese, quanto per gli equilibri geopolitici dell’intera regione caucasica. L’affluenza ha visto una partecipazione di circa due milioni e mezzo di cittadini alle urne (58,97% degli aventi diritto), la più alta dalle elezioni parlamentari del 2017, e diciannove soggetti in competizione – diciassette partiti e due alleanze elettorali.
Il partito Contratto Civile di Nikol Pashinyan, Primo Ministro dal 2018, si è aggiudicato il 49,8% dei voti, ottenendo 64 seggi su 105 e mantenendo così la maggioranza assoluta necessaria per governare senza alleanze. Segue l’alleanza Armenia Forte, guidata dall’imprenditore russo-armeno Samvel Karapetyan, al 23,3% e 29 seggiL’Alleanza Armenia dell’ex Presidente Robert Kocharyan ha ottenuto 12 seggi, mentre il partito Armenia Prospera, fermatosi al 3,99%, non ha superato la soglia di sbarramento del 4%.
Il quadro istituzionale che ne emerge è tutt’altro che lineare, mostrando una spaccatura dell’elettorato sul futuro orientamento geopolitico dell’Armenia, stretta tra il tradizionale legame con la Russia e il tentativo di avvicinamento all’Occidente promosso da Pashinyan. Queste elezioni sono state le prime dall’offensiva militare lampo dell’Azerbaigian nel Nagorno-Karabakh del 2023, che ha posto fine in poche ore a decenni di presenza armena nella regione. L’enclave montuosa del Caucaso meridionale, infatti, aveva una popolazione a maggioranza armena ed era oggetto di un conflitto irrisolto sin dal crollo dell’URSS.
Circa centomila armeni sono stati costretti ad abbandonare le proprie case in uno degli esodi di popolazione più rapidi degli ultimi anni. La mancata risposta militare russa, nonostante Mosca fosse garante degli accordi di cessate il fuoco del 2020, ha segnato un punto di non ritorno nel rapporto tra Erevan e il suo tradizionale alleato. Pur aprendo la strada alla svolta filoeuropea, la ferita emotiva e politica legata alla perdita del Nagorno-Karabakh ha determinato un forte calo di popolarità per Pashinyan, che è tuttavia riuscito a ricompattare il consenso e a trionfare ottenendo la maggioranza.
Sul piano della gestione del processo elettorale, gli osservatori internazionali hanno offerto una valutazione complessivamente positiva: OSCE, Parlamento Europeo e Consiglio d’Europa hanno concordato che le elezioni hanno offerto una scelta genuina tra alternative politiche in un processo ben condotto, pur rilevando pressioni esterne dirette durante la campagna, sotto forma di restrizioni commerciali e minacce alla sicurezza, finalizzate a condizionare il voto a favore dell’opposizione.

Fig. 1 – Nikol Pashinyan, Primo Ministro armeno e leader del partito Contratto Civile

IL PERCORSO EUROPEO TRA AMBIZIONI E OSTACOLI CONCRETI

La vittoria di Pashinyan va letta sullo sfondo di un percorso europeo formalmente avviato, ma ancora tutto da costruire.
Il 12 febbraio 2025 il Parlamento armeno aveva approvato in prima lettura, con 63 voti favorevoli e 7 contrari, il disegno di legge sull’avvio del processo di adesione all’UE, primo passo ufficiale di un cammino di progressivo avvicinamento a Bruxelles che aveva trovato una delle sue manifestazioni più evidenti nel discorso di Pashinyan al Parlamento Europeo nell’ottobre 2023. Il primo storico vertice UE-Armenia, tenutosi ad Erevan il 4 e 5 maggio 2026 – prima volta che un simile appuntamento si svolge nel Caucaso meridionale – ha formalizzato una Connectivity Partnership nei settori dei trasporti, dell’energia e del digitale, avviando simultaneamente un dialogo sulla liberalizzazione dei visti. La Commissione Europea ha inoltre lanciato un invito a manifestare interesse per nuovi investimenti in Armenia, con particolare attenzione alle infrastrutture, alla transizione energetica e alla modernizzazione economica del Paese.
Tuttavia, la distanza tra aspirazione e candidatura formale resta considerevole. Secondo il Barcelona Center for International Affairs (CIDOB), l’Armenia sta effettivamente riorientandosi verso occidente, ma l’adesione all’UE rimane lontana e l’integrazione senza adesione costituisce per ora l’unico percorso realisticamente praticabile. Due sono gli ostacoli strutturali principali: l’appartenenza all’Unione Economica Eurasiatica (UEEA), incompatibile con il regime di libero scambio europeo, e la scarsa propensione di Bruxelles ad avviare un nuovo, politicamente gravoso, ciclo di allargamento. A ciò si aggiunge un nodo costituzionale interno: prima di poter presentare domanda formale di adesione, l’Armenia dovrà tenere un referendum, come previsto dalla propria Costituzione.

Fig. 2 – Gli elettori votano a Erevan, Armenia, 7 giugno 2026. I seggi elettorali sono stati aperti in tutto il Paese all’inizio delle votazioni per determinare il Parlamento che resterà in carica per i prossimi cinque anni

TENSIONI IRRISOLTE: RUSSIA, AZERBAIGIAN E ISTITUZIONI INTERNE

Il mandato ottenuto da Pashinyan non scioglie le tensioni strutturali che attraversano il Paese. Secondo la missione di osservazione OSCE, gli elettori armeni hanno fatto la loro scelta sullo sfondo di un’ingerenza e una pressione esterna senza precedenti, con manipolazione dell’informazione, campagne di disinformazione, minacce legate ad attività informatiche e altre attività ibride mirate a influenzare l’opinione pubblica, minare la fiducia nelle Istituzioni democratiche e polarizzare la società.
Le settimane precedenti al voto avevano già segnato un netto deterioramento dei rapporti tra Erevan e Mosca: fonti dell’intelligence occidentale hanno documentato presunti tentativi da parte della Russia di rimpatriare temporaneamente decine di migliaia di cittadini armeni residenti in Russia (cui la legge elettorale armena non consente di votare dall’estero) per farli votare in patria a favore dei candidati filorussi, accusa successivamente respinta da Mosca.
A ciò si sono aggiunte pressioni più esplicite sul fronte economico-istituzionale: il 29 maggio l’UEEA ha dichiarato che valuterà la sospensione dell’Armenia entro fine anno se il Paese proseguirà il percorso di avvicinamento all’UE, chiedendo all’Armenia di indire un referendum sulla propria collocazione geopolitica.
Sul piano economico, la gestione della rete ferroviaria armena resta nelle mani di una società russa almeno fino al 2038.
Rimane poi aperto un nodo cruciale legato all’Azerbaigianl’8 agosto 2025 i due Paesi hanno siglato alla Casa Bianca, con la mediazione di Donald Trump, un’intesa di pace, la cui firma formale resta però sospesa. Baku ha infatti posto come condizione la rimozione dalla Costituzione armena del riferimento alla “riunificazione” con il Nagorno-Karabakh contenuto nella dichiarazione d’indipendenza del 1990. La riforma costituzionale richiede un referendum che il Governo armeno prevede di organizzare non prima del 2027, lasciando l’intesa ancora formalmente incompiuta.
Lo stesso Pashinyan, interpellato sulla prospettiva europea, ha indicato che l’obiettivo più fondamentale dell’Armenia resta il completamento del processo di pace con confini internazionalmente riconosciuti, lasciando intendere una gerarchia di priorità in cui l’adesione all’UE, per quanto evocata, resta ancora distante dall’agenda immediata.
Il voto del 7 giugno 2026 conferma che per l’Armenia la priorità non è schierarsi ideologicamente con l’Occidente contro la Russia, ma ridefinire il proprio spazio geopolitico. Dopo la perdita del Nagorno-Karabakh e la crisi del rapporto con Mosca, Erevan sta cercando di superare la propria vulnerabilità diversificando le storiche alleanze. Con un accordo di pace ancora in bilico con l’Azerbaigian e i tempi lunghi del percorso europeo, la vera scommessa del Governo resta quella di capire se queste nuove relazioni saranno sufficienti a garantire al Paese una reale alternativa di sicurezza.

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Le albicocche armene entrano nel mercato Ue mentre la Russia amplia i divieti di importazione (Frashplaza 26.06.26)

Come annunciato dalla Commissaria europea per l’allargamento Marta Kos, il primo carico simbolico di albicocche armene è arrivato nell’Unione europea. La spedizione si inserisce nel quadro degli sforzi dell’Armenia per ampliare l’accesso ai mercati di esportazione al di là delle destinazioni tradizionali.

Kos ha annunciato l’arrivo delle albicocche con un messaggio su X, dichiarando: “Il primo carico simbolico di albicocche armene è arrivato nell’Unione europea. Ringrazio il Ministro dell’amministrazione territoriale e delle infrastrutture dell’Armenia, Davit Khudatyan, per il dono e per un’ottima discussione. Ci siamo incontrati alla vigilia del lancio della Piattaforma dell’Agenda per la connettività, nell’ambito della quale porteremo avanti il nostro lavoro per collegare meglio l’Armenia con i Paesi vicini e con l’Europa. Questo aiuterà i produttori armeni a diversificare le loro esportazioni e a portare i loro prodotti di alta qualità su nuovi mercati”.

L’annuncio giunge in un momento in cui il Servizio federale russo per la supervisione veterinaria e fitosanitaria (Rosselkhoznadzor) ha introdotto una serie di restrizioni alle importazioni agricole dall’Armenia.

Le importazioni di fiori armeni sono state vietate a partire dal 22 maggio. Il 30 maggio sono state introdotte restrizioni temporanee sulle importazioni di pomodori freschi, cetrioli, peperoni, verdure a foglia e fragole.

Le restrizioni sono state estese il 2 giugno alle drupacee, tra cui ciliegie, amarene, albicocche, susine, pesche e nettarine, nonché all’uva fresca. Il 3 giugno la Russia ha vietato anche le importazioni di pomacee, melanzane, patate e frutta secca dall’Armenia.

Sempre a partire dal 2 giugno, secondo quanto stabilito dal Rosselkhoznadzor, l’Armenia è stata inoltre tenuta a sospendere la certificazione di pesci vivi e prodotti ittici destinati all’esportazione verso il mercato russo.

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Von der Leyen in Azerbaigian e Armenia per rafforzare l’impegno dell’UE (Euronews 26.06.26)

La presidente della Commissione europea visiterà Baku e Erevan per rafforzare il coinvolgimento strategico dell’UE nel Caucaso meridionale e la cooperazione energetica, gli scambi commerciali e i collegamenti regionali per le economie europee.

La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen visiterà la prossima settimana sia l’Azerbaigian sia l’Armenia per rafforzare l’impegno strategico dell’UE con i due ex rivali nel Caucaso meridionale, hanno confermato a Euronews fonti informate a Yerevan e a Baku.

La leader dell’esecutivo comunitario è attesa a Baku il 1º luglio, dove avrà colloqui con il presidente azero Ilham Aliyev sull’ampliamento delle forniture energetiche del Paese all’Europa, principale pilastro delle relazioni UE-Azerbaigian, e sulla cooperazione per i principali progetti infrastrutturali regionali, ormai cruciali per le economie dell’Unione.

Sarà la prima visita di von der Leyen a Baku dal 2022, quando l’UE e l’Azerbaigian hanno firmato il loro partenariato energetico strategico, in un momento in cui l’Europa prendeva le distanze dall’energia russa e aveva urgente bisogno di forniture alternative di gas.

È anche la prima visita da quando Armenia e Azerbaigian hanno deciso di fare la pace dopo decenni di guerra per il Nagorno Karabakh, in una regione che in passato si trovava nella sfera d’influenza di Mosca.

La missione si inserisce nel dialogo politico strategico dell’UE con la regione e fa seguito ai colloqui che il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa ha avuto con Aliyev a Baku in marzo, quando Costa ha dichiarato che Bruxelles e Baku stanno lavorando a un nuovo quadro per una cooperazione più stretta in materia di difesa, sicurezza e sviluppo digitale, per ampliare le relazioni oltre gli attuali legami in campo energetico e infrastrutturale.

“Questo invia un forte segnale della nostra visione condivisa per il futuro”, ha detto Costa a marzo, aggiungendo che “la sicurezza energetica è una pietra angolare della cooperazione dell’UE con l’Azerbaigian” e sottolineando come l’Azerbaigian sia stato centrale negli sforzi dell’Unione per diversificare le fonti di approvvigionamento di gas, petrolio ed energia verde.

In totale, 16 Paesi europei ricevono attualmente gas azero, tra cui 10 Stati membri dell’UE, e l’Italia è il principale importatore europeo di energia dall’Azerbaigian, come evidenziato dalla visita a Baku della presidente del Consiglio Giorgia Meloni in maggio.

Il Middle Corridor, la nuova priorità commerciale dell’Europa

La connettività è ormai un altro settore chiave della cooperazione tra UE e Azerbaigian. Lo sviluppo del Middle Corridor rappresenta un’opportunità strategica per nuove rotte di trasporto alternative tra Europa e Asia attraverso il Caucaso meridionale, dopo le interruzioni legate all’Iran.

La commissaria europea per l’Allargamento Marta Kos, che dovrebbe accompagnare von der Leyen in entrambe le visite, ha lanciato questa settimana la nuova Piattaforma per l’Agenda della Connettività dell’UE, tramite la quale l’Unione parteciperà ai progetti del Middle Corridor con investimenti di governi, istituzioni finanziarie e investitori privati. Finora sono stati mobilitati oltre 80 milioni di euro di fondi UE, con l’obiettivo di superare i 2 miliardi per investimenti nelle infrastrutture di trasporto, energia e digitale.

In un video pubblicato su X, Kos ha illustrato il nuovo progetto europeo per la connettività, affermando che è essenziale per l’Europa rendere più sicure le rotte commerciali e le forniture energetiche, evitare le rotte tradizionali ormai inaffidabili e che è giunto il momento che il continente faccia la sua parte.

“Guardate la mappa dei voli prima e dopo l’inizio della recente guerra in Iran. Quasi tutti gli aerei hanno iniziato a passare per il Caucaso. È attraverso qui, il Middle Corridor, che possiamo mettere in sicurezza i nostri collegamenti commerciali, energetici e digitali”, ha spiegato Kos, ricordando che il Middle Corridor collega Europa e Asia passando per la Turchia e il Caucaso meridionale.

La commissaria per l’Allargamento ha spiegato che il commercio lungo la rotta è oggi quattro volte superiore rispetto al 2022, ma che persistono colli di bottiglia e ostacoli, e che spedire merci in Europa può ancora richiedere fino a 45 giorni per raggiungere la Romania.

“Il nostro obiettivo? Ridurli a soli 15 giorni: è significativamente più rapido che spedire via mare verso l’Europa. Come? Migliorando strade, ferrovie, porti e riducendo i ritardi alle frontiere”, ha riassunto Kos, illustrando le ambizioni dell’UE.

“Questo aiuterà ad abbassare i costi per le nostre imprese e a rendere i beni più economici per i cittadini dell’UE. Ci aiuterà a far crescere la nostra economia”, ha dichiarato la commissaria per l’Allargamento.

“Sosterrà anche il miglioramento delle relazioni tra i Paesi della regione dopo decenni di conflitti, rafforzando al tempo stesso le economie dei nostri vicini a est. È ciò che hanno fatto carbone e acciaio per noi in Europa dopo la Seconda guerra mondiale”, ha aggiunto Kos.

Ha concluso sottolineando che “questa è la priorità della Commissione europea: mettere in sicurezza i nostri collegamenti commerciali, energetici e digitali lungo rotte di cui possiamo fidarci”, preparando il terreno per la visita dei vertici dell’UE a Baku.

Già in marzo Aliyev aveva detto a Costa che, in mezzo alle interruzioni dei sistemi di transito globale causate dalla guerra in Iran, il potenziale economico e di transito del Caucaso meridionale è in crescita, con nuove opportunità di sviluppo del Middle Corridor che collega Asia ed Europa.

Durante la sua visita a Baku in maggio, Meloni ha dichiarato di volere che l’Azerbaigian rafforzi il suo ruolo di hub energetico tra Europa e Asia, con l’Italia come “porta privilegiata verso il mercato europeo”.

L’ampliamento delle capacità richiederebbe l’estensione del gasdotto Trans-Adriatico (TAP), tratto finale del Corridoio meridionale del gas che trasporta il gas azero attraverso Turchia, Grecia e Albania fino all’Italia meridionale.

La pace sullo sfondo del nuovo programma regionale

Le nuove iniziative sono ora possibili dopo che Azerbaigian e Armenia hanno firmato uno storico accordo di pace, che mette fine a quasi quattro decenni di un conflitto tragico, e si stanno impegnando a costruire un futuro economico comune per i loro Paesi e per l’intera regione.

La visita della presidente della Commissione nei due Paesi porta con sé non solo un messaggio politico, ma anche il forte simbolismo di un’UE che ora si relaziona con loro in un contesto di pace, e non più di confronto, in vista di futuri progetti economici congiunti.

Von der Leyen si recherà a Yerevan per colloqui con il primo ministro armeno Nikol Pashinyan, mentre l’UE ha appena varato un pacchetto di sostegno per l’Armenia e punta a sviluppare ulteriormente le relazioni strategiche UE-Armenia dopo che Pashinyan ha ottenuto un chiaro mandato filo-occidentale alle recenti elezioni.

La Commissione europea ha espresso sostegno a Pashinyan pochi giorni prima delle cruciali elezioni del 7 giugno e ha annunciato un pacchetto di aiuti per contrastare l’offensiva di sanzioni russe, seguita alla prudente svolta filo-occidentale e filo-UE di Yerevan.

Pashinyan ha calibrato con attenzione l’approccio dell’Armenia alla Russia negli ultimi giorni della campagna elettorale, affermando che una possibile candidatura all’adesione all’UE è, per il momento, “teorica”.

All’epoca, la Commissione aveva annunciato un pacchetto di aiuti finanziari e misure pratiche per sostenere il commercio agroalimentare armeno, dopo che Mosca aveva sferrato una dura offensiva economica imponendo restrizioni all’importazione di diversi prodotti armeni, tra cui frutta, verdura, fiori e prodotti ittici, oltre a vino, brandy e acqua minerale, e minacciando al contempo di tagliare le forniture russe di petrolio e gas, vitali per l’Armenia.

La visita di von der Leyen avverrà dopo il nuovo annuncio della Commissione europea di venerdì scorso, secondo cui è stata “erogata all’Armenia una tranche di 34 milioni di euro per contribuire a mitigare l’impatto delle restrizioni commerciali della Russia sul settore privato del Paese”.

“L’UE sta mantenendo rapidamente gli impegni assunti per sostenere l’Armenia e il suo popolo”, ha dichiarato la Commissione europea in una nota.

“Ulteriore sostegno sarà garantito ai settori colpiti dalle restrizioni commerciali, inclusi i prodotti agroalimentari, la floricoltura e altre industrie orientate all’export, attraverso iniziative commerciali, eventi di incontro tra imprese e misure mirate per facilitare l’accesso ai mercati”, si legge ancora nel comunicato.

La Task force UE-Armenia sulla resilienza economica continua a riunirsi regolarmente per guidare e monitorare l’attuazione di queste misure, ha aggiunto la Commissione.

In precedenza, Kos aveva dichiarato che “l’UE sostiene con fermezza l’Armenia, un Paese sovrano, democratico e indipendente” e che il pacchetto europeo “aiuterà ad affrontare le pressioni economiche immediate, aprendo al contempo nuove opportunità per le imprese armene di commerciare con i mercati regionali ed europei”.

“Questa è la solidarietà europea in azione”, ha concluso.

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Un viaggio nelle ‘radici’: a Brancaleone prende vita il progetto ‘Armenian Heritage of Calabria’ (Citinow 25.06.26)

La visita del primo gruppo proveniente dall’Armenia nella cosiddetta Valle degli Armeni segna una tappa storica nel percorso di riscoperta e valorizzazione delle radici armene in Calabria. Un viaggio culturale e identitario che ha attraversato Brancaleone VetusStaitiBruzzano Zeffirio e Ferruzzano Superiore, luoghi in cui la memoria armena affiora tra grotte-chiese, simboli incisi nella roccia, toponimi, idiomi e tradizioni che dialogano con un passato antico e sorprendentemente condiviso.

A rendere possibile questo incontro è stato il lavoro sinergico della Comunità Armena di Calabria sotto la presidenza di Tehmine Arshakyan e LH Travel Agency con Lilit Gamaghelyan e Vera Demina (membro del Club UNESCO – Re Italo di Reggio Calabria), promotori di un progetto di ricucitura culturale che da circa due anni ha saputo lavorare a questo progetto di ricerca storica in un ponte vivo tra popoli.

Accanto alla comunità armena, un ruolo determinante è stato svolto dall’associazione Kalabria Experience, capitana da Carmine Verduci fondatore e promotore culturale e Sebastiano Stranges, anima scientifica dell’associazione, che hanno curato l’organizzazione del tour e la narrazione territoriale, offrendo ai partecipanti un’esperienza immersiva tra paesaggi, archeologia e tradizioni locali, guidandoli in un percorso che non è stato solo turistico, ma profondamente identitario: un ritorno alle origini per alcuni, una scoperta inattesa per altri.

Il Memorandum d’intenti a Brancaleone

Il momento istituzionale più significativo è stato l’accoglienza Istituzionale a Brancaleone nella sala consiliare del municipio con il Vicesindaco Gustavo Marino (con delega al Turismo ed affari legali), Niccolò Alessi (Assessore alla Cultura, sport e politiche giovanili), Lella Parpiglia (Presidente del Consiglio), Emilia Misitano (Assessore alle politiche educative, ai servizi per l’infanzia, attività produttive), Arianna Branca (Consigliere) e il ricevimento della delegazione Armena presso il palazzo comunale con lo scambio dei saluti e la firma delle parti del Memorandum d’intenti per il progetto “Armenia – Heritage of Calabria”, sono seguiti i saluti e lo scambio di doni tra gli ospiti e le istituzioni locali.

Un atto che sancisce l’impegno reciproco nella tutela, nella ricerca e nella promozione del patrimonio culturale condiviso. Il memorandum rappresenta una promessa di collaborazione futura, orientata alla creazione di percorsi culturali, scambi internazionali e iniziative allo scopo di organizzare ulteriori viaggi culturali nel comprensorio.

Le visite ed i momenti di confronto hanno permesso al gruppo di vivere la Calabria non come semplice destinazione, ma come luogo di appartenenza culturale. Durante la mattinata di sabato il gruppo ha incontrato il Sindaco di Staiti Giovanna Pellicanò che ha condotto il gruppo presso il Museo dei Santi Italo Greci, la chiesa di S.M. della Vittoria, e tappa anche ai cantieri di restauro dell’antica abazia di Santa Maria di Tridetti (Monumento Nazionale Bizantino del XI secolo). Durante la seconda parte della giornata il gruppo ha incontrato l’Associazione Rudina rappresentata da Santino Panzera (Guida escursionistica e cultore del territorio) che ha condotto il gruppo, verso il Palmento di loc. San Pietro per ammirare un antico palmento rupestre con la sua croce incisa sulla roccia, riferibile alla cultura armena.

Danze tradizionali e siti rupestri nel borgo

Il giorno seguente il gruppo ha fatto tappa a Brancaleone Vetus, dove ha omaggiato il luogo con una danza tradizionale armena ballata dal gruppo nella piazzetta panoramica del borgo che ha creato un momento di grande scambio culturale, a cui ha partecipato Rosa Tosoni (Assessore alla Sanità politiche per la famiglia) che è stata omaggiata dal gruppo. Fondamentale è stato anche l’impegno della Pro Loco di Brancaleone, che ha messo a disposizione competenze, accoglienza e supporto logistico, contribuendo alla valorizzazione del Parco Archeologico Urbano di Brancaleone Vetus, uno dei siti più evocativi del percorso.

Qui, tra le case scavate nella roccia e la chiesa dell’Albero della Vita, il gruppo ha potuto percepire la profondità del legame tra la Calabria e l’antica spiritualità armena. Nella seconda parte della giornata la visita alla leggendaria Rocca degli armeni a Bruzzano Vetere ha coronato il tour mettendo in evidenza le tecniche difensive del territorio, l’architettura medievale, i lasciti degli armeni che caratterizzano ancora oggi il territorio.

La visita di questo gruppo dall’Armenia, è stata la conferma che la Calabria custodisce un’eredità capace di parlare ancora oggi di pace, fratellanza e comunità, che collabora con le istituzioni, associazioni e cittadini e che è capace di trasformare la memoria in un progetto di sviluppo culturale e turistico. Insomma, un seme è stato piantato. La Valle degli Armeni, da oggi, è un luogo ancora più vivo, nella memoria, nel tempo, nel segno della continuità culturale che unisce due popoli.

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Zaruhi Muradyan: “Rinascimento del vino armeno tra turismo, investimenti e IG” (Vinonews24 25.06.26)

Per la prima volta l’Armenia ha ospitato, nel 2026, le sessioni di degustazione del Concours Mondial de Bruxelles e l’evento è arrivato a celebrare la “culla” del vino. Non è precisamente un’etichetta promozionale: nella grotta di Areni-1, nel Vayots Dzor, gli archeologi hanno riportato alla luce nel 2007 la cantina più antica mai scoperta (con tanto di vasca di fermentazione, torchio, semi e karasi interrati – tutto databile intorno al 4100 aC) e già nel I secolo a.C. il geografo greco Strabone sintetizzava le peculiarità della cultura armena in quattro parole: “gli Armeni hanno il vino”. Una continuità di seimila anni, mai davvero interrotta, che torna oggi sotto i riflettori.

È in questo scenario che Zaruhi Muradyan, direttrice della Vine and Wine Foundation of Armenia (VWFA), parla apertamente di un “rinascimento” del vino armeno nell’intervista a VinoNews24. E se il passato remoto racconta un patrimonio ancestrale, quello recente è fatto di cultura di produzione e consumo in parte perdute, ma oggi rapidamente in recupero grazie a nuovi investimenti e al sostegno governativo all’impianto di nuovi vigneti.

Zaruhi Muradyan, direttrice della Vine and Wine Foundation of Armenia
Zaruhi Muradyan, direttrice della Vine and Wine Foundation of Armenia

Il recupero della tradizione è alla base di questo Rinascimento, che passa anche dal lavoro intenso sui vitigni autoctoni, capaci di conquistare i palati più esigenti e di provare ad affermarsi sui mercati internazionali. Per non parlare del turismo del vino (e degli spirits), che rappresenta il vero asset per quell’autentico giacimento di valore che oggi l’Armenia porta in seno.

L’INTERVISTA

Zaruhi Muradyan, qual è il presente e il futuro della cultura del vino in Armenia?

Penso che il vino armeno stia vivendo oggi un rinascimento, perché ha un patrimonio e una storia molto ricchi, anche se nel tempo abbiamo perso la nostra cultura di produzione e di consumo. Oggi, grazie ai nuovi investimenti, il settore sta crescendo molto rapidamente. Restano però sfide aperte: capire ciò che abbiamo, come dobbiamo usare questo potenziale e come posizionare l’Armenia sulla mappa del mondo.
Il settore cresce molto velocemente e vediamo aprirsi molte nuove cantine nel Paese, che cercano di lavorare con le nostre varietà autoctone – perché c’è davvero un grande interesse per i vini armeni a base di uve autoctone. Allo stesso tempo facciamo molta ricerca per capire come lavorare con queste varietà e quale sia il loro potenziale, perché crediamo che il vino armeno debba essere unico, fondato sulla qualità e su ciò che sta dietro l’etichetta, con la storia ricca che abbiamo e che vogliamo mostrare al mondo.
Il volume di produzione non è grande, è molto piccolo. Ma stanno arrivando in Armenia investimenti davvero importanti e anche il Governo sostiene l’impianto di nuovi vigneti. Penso che nel prossimo futuro raddoppieremo la produzione di uva e di vino.
L’Armenia era ed è più un Paese produttore di brandy, anche se la maggior parte delle nostre uve veniva usata per la produzione di brandy. Ma l’interesse per il business del vino sta aumentando, e così si piantano nuovi vigneti con uve destinate alla vinificazione. Lavorando con l’intero settore e mantenendo questi standard elevati di qualità, vogliamo trovare un nuovo mercato di nicchia per i vini armeni: non coprire il mondo intero in volume, ma poter dire che siamo pronti a presentarci per il segmento horeca”.

reperti nella grotta di Areni-1, nel Vayots Dzor
reperti nella grotta di Areni-1, nel Vayots Dzor

Ha toccato molti punti interessanti. Partiamo dalle varietà locali, uno degli aspetti più affascinanti della produzione armena. In un certo senso è un’opportunità che l’Armenia abbia avviato il rinascimento della viticoltura in un momento in cui la spinta verso le varietà internazionali scemava e il concetto di vitigno autoctono diventava sempre più rilevante. Pensa che il lavoro che state facendo — preservare, valorizzare e mettere l’Armenia sulla mappa — possa rafforzare l’identità della viticoltura propriamente armena, anziché farvi diventare semplicemente un altro luogo del mondo in cui si produce vino e si coltiva la vite?

Abbiamo questa ricca biodiversità. Anche in epoca sovietica i contadini hanno coltivato uva per i vini fortificati e per questo abbiamo ancora alcuni vigneti che non sono del tutto chiari, con varietà diverse mescolate tra loro. Così abbiamo iniziato a lavorare con i contadini per ritrovare tutte queste varietà, e abbiamo piantato un vigneto-collezione.
Abbiamo raccolto più di 450 campioni e svolto ricerche su fenotipo e genotipo, per capire quali varietà abbiamo, dando a molte di queste un “passaporto” – anche perché più di 50 varietà non hanno nemmeno un nome e non sono registrate da nessun’altra parte. Abbiamo dato loro un nome per mostrare che si tratta di varietà armene, anche se non sono ancora state identificate. Ora stiamo facendo ricerca per capire quale tipo di vinificazione sia adatta a queste varietà. Ci stiamo concentrando seriamente su di esse per diffonderle più possibile.
Va detto però che il rinascimento è iniziato con le varietà internazionali. Uno dei più importanti investitori in Armenia ha portato varietà internazionali; questo ha dimostrato che abbiamo il potenziale per una vinificazione di qualità e i produttori lo hanno provato, andando oltre la vinificazione per il brandy.
Nello stesso periodo abbiamo iniziato a lavorare con le nostre varietà autoctone. Uno dei produttori – un investitore armeno tornato dall’Italia – ha cominciato a lavorare con la varietà areni, che è diventata uno dei migliori vini al top su Bloomberg. Poi è stato un boom, perché tutti si sono resi conto che sì, si può fare vino dall’areni e può imporsi tra i migliori. Ed è così che è partito il rinascimento.

vigneti in Armenia (ph Tigran Hayrapetyan )
vigneti in Armenia (ph Tigran Hayrapetyan )

Oggi molti investitori vogliono queste varietà autoctone armene. Lavorando con i centri di ricerca, non abbiamo vivai, ma ci stiamo approfondendo perché più dell’80 per cento delle nostre viti è a piede franco, dato che non abbiamo mai avuto problemi di fillossera. Ora portiamo avanti molti progetti per capire come innestare le nostre varietà autoctone. Sarà questo a mostrare che cos’è davvero il vino armeno a base di varietà autoctone. È un progetto enorme, tutt’ora in corso. Abbiamo appena iniziato, ma si sta sviluppando”.

INVESTIMENTI DALL’ESTERO E POLITICHE DI SOSTEGNO

Ha citato gli investimenti dall’estero, che sembrano molto interessanti per lo sviluppo del territorio. Pensa che questo mix tra investimenti sulla vitivinicoltura dall’estero (anche se da persone di origine armena) e lo sviluppo interno di un’identità possa essere funzionale e armonioso? Oppure si viaggia a due velocità: grandi investimenti dall’estero e piccoli progetti all’interno del Paese?

Penso sia una combinazione davvero bella. Gli armeni che hanno fatto ritorno alla loro terra d’origine e per loro è una questione emotiva fare qualcosa per il Paese. Posso dire che non è solo business: è qualcosa di emozionale. Vogliono riportare in vita questo patrimonio e mostrare al mondo che l’Armenia è la culla della vinificazione. D’altra parte, hanno spinto i produttori locali a capire come si deve lavorare nel settore, perché gli investitori hanno portato in Armenia molti consulenti internazionali che hanno affiancato i produttori e questi ultimi hanno imparato molto.
Si sta combinando la tecnica antica, tradizionale, con la tecnologia moderna, lavorando davvero molto per capire come liberare tutto il potenziale dell’uva in vinificazione, e come usare la tecnologia per ottenere il vino della migliore qualità. È quindi una bella collaborazione tra produttori internazionali e locali.
Anche la formazione si sta sviluppando in Armenia. Prima imparavamo soprattutto una tecnologia di stampo sovietico ed eravamo più concentrati sul brandy. Abbiamo però fondato la Wine Academy all’interno della Geisenheim University, portando molti professionisti da diverse università a insegnare ai nostri esperti, che oggi insegnano a loro volta agli studenti locali. Hanno riportato questa esperienza nel settore, applicandola nelle cantine. È una collaborazione davvero interessante tra partner internazionali ed esperti locali, e penso ci abbia aiutato molto. Chiaro però che non forzare sulla tecnologia moderna, ma vogliamo anche raccontare la nostra tradizione. C’è una forte attenzione — e dal mio punto di vista un valore reale — verso la produzione in karas, verso l’approccio tradizionale alla vinificazione”.

Qual è lo stato dell’arte dell’approccio tradizionale?

Non ci concentriamo troppo sul fare il vino in karas, ma vogliamo mostrare che avevamo questa tecnica tradizionale e che usiamo ancora i karas per la vinificazione. Purtroppo in questo momento non abbiamo una produzione di karas in Armenia e non vogliamo importare questo tipo di anfore. Usiamo vecchi karas che abbiamo recuperato dai contadini e in diversi villaggi. I nostri produttori li maneggiano con grande cura, per non romperli.
Allo stesso tempo abbiamo un progetto per avviare la produzione di karas, perché la domanda di vino fatto in karas aumenta ogni anno. Lo stile del vino è completamente diverso, per esempio, rispetto a quello nei qvevri georgiani ed è davvero molto particolare.

grappoli in appassimento col metodo tradizionale Kakhani alla Gevorkian winery
grappoli in appassimento col metodo tradizionale Kakhani alla Gevorkian winery

Usiamo anche molte altre tecniche tradizionali, come il metodo Kakhani che parte dall’essiccazione dell’uva. Cent’anni fa i contadini appendevano i grappoli per consumarli durante l’inverno e la rimanenza la usavano per la vinificazione. Ora abbiamo riportato in vita questa tecnica, cercando di raccontare che questo è uno dei luoghi del vino più antichi del mondo“.

TRADIZIONI MILLENARIE E IG

Tutto questo processo di ripensamento, di riscoperta e di recupero di una tradizione del vino è legato anche al progetto sulle indicazioni geografiche (IG) di cui ha parlato il Governo. Oggi si dice semplicemente che un vino è armeno, mentre questo lo ricollegherà al terroir, all’area, alla vocazione specifica. Come modellerà lo scenario del vino in Armenia?

Penso sia un progetto davvero importante e interessante per il nostro settore. Ma abbiamo anche molte difficoltà a implementare questo sistema nelle diverse regioni. Per esempio, la domanda di varietà areni è davvero molto alta e l’areni proviene solo dalla regione di Vayots Dzor, ma alcuni dei nostri produttori l’hanno piantato anche nelle regioni di Armavir e Aragatsotn, ottenendo una qualità davvero pregevole nel calice e questo è positivo.
Per la regione di Vayots Dzor abbiamo avviato la pratica come progetto pilota – perché è più controllata e la produzione lì è più professionale rispetto alle altre regioni – però molte aziende comprano uva dal Vayots Dzor e fanno il vino altrove. Avremo però prima l’IG solo per i produttori di Vayots Dzor, poi vedremo come lavorare con le altre varietà. Per esempio, nella regione di Tavush abbiamo un’altra varietà molto interessante, chiamata Lalvari – con solo due cantine impegnate a produrre vino – e penso che la prossima IG sarà nel Tavush. Per le altre, dovremo lavorare con i produttori per capire quali varietà e quali terreni potranno rientrare nelle IG.
Come dicevo, in epoca sovietica avevamo vigneti con varietà diverse mescolate ed era davvero difficile capire se un vigneto fosse areni puro o avesse cloni diversi o varietà incrociate. Oggi, poiché i nuovi vigneti vengono impiantati sulla base dell’analisi del genotipo, siamo sicuri che si tratti di areni in purezza e dunque è più facile applicare il sistema IG. È un processo un po’ complesso ed è stato impegnativo spiegare ai produttori l’importanza e i benefici dell’IG… si chiedevano: perché devo ridurre la resa del mio vigneto? E perché dovete controllare il modo in cui produco il vino? ora però la consapevolezza sta crescendo”.

i tradizionali karasi
i tradizionali karasi

Negli ultimi anni l’Armenia ha investito energie e fondi nella promozione — quest’anno ha ospitato per la prima volta il Concours Mondial de Bruxelles — e nella partecipazione ai principali eventi fieristici in Europa. Allo stesso tempo, una risorsa rilevante per il comparto vino armeno sembra essere il turismo – che nel 2026 è cresciuto di quasi il 40%. È un turismo fortemente legato all’esperienza del vino e degli spirits. Come pensa che questa crescente attenzione verso l’Armenia possa sostenere la capacità del vino armeno di posizionarsi sulla mappa mondiale?

Sì, penso che, grazie a questo aumento dei turisti, il vino armeno sia in qualche modo diventato una bandiera del Paese. Molti turisti visitano le cantine e assaggiano i vini nei ristoranti e molti vengono in Armenia per partecipare a uno dei molti festival. Le persone non visitano semplicemente l’Armenia: vengono per scoprire l’Armenia come paese del vino. Questo ha quindi un impatto anche sui consumi, perché porta con sé una cultura del bere vino. i consumi stanno aumentando proprio grazie ai turisti: chiedono vino — non vodka, non cognac, ma vino — e le vendite crescono durante la stagione.

Questa atmosfera e questa cultura si diffondono in tutto il Paese. Per esempio, nel 2025 avevamo solo 25 aziende che producevano vino, ora ne abbiamo più di 170. Questo dimostra che il business del vino è attrattivo ed è diventato molto popolare nel Paese, e così cresce anche la domanda interna di vino armeno”.

BRANDY E VINO, UNA SOLA STRATEGIA

Nel frattempo, l’economia mondiale dell’alcol — vino e spirits — non è esattamente in buona salute: i consumi sono più bassi, le nuove generazioni sembrano bere meno e c’è una crisi economica che si diffonde nel mondo. In questo scenario, i vini armeni potrebbero essere in parte protetti, perché sono una nicchia: una piccola produzione che può gradualmente trovare il proprio posto sulla mappa mondiale. D’altra parte, la produzione di brandy potrebbe a un certo punto soffrire per la situazione attuale. Pensa che le viti oggi dedicate al brandy potrebbero essere convertite o ripensate e riadattate a una produzione di vino di qualità?

Penso che entrambi i settori, brandy e vino, abbiano un ruolo molto importante per la nostra economia e per la nostra vita. Quando abbiamo fatto la ricerca e abbiamo chiesto alle persone perché comprassero il brandy, la maggior parte rispondeva: come regalo. Se vuoi fare un regalo di rappresentanza, regali brandy. E poi esportiamo in molti Paesi.
Con il vino la situazione è diversa, perché le cose sono cambiate. Oggi si regala anche il vino, ma è soprattutto per il consumo. Non vogliamo cambiare questo equilibrio; non vogliamo sostituire la produzione di brandy con quella di vino. Il governo vuole sostenere entrambi i settori, perché la produzione di brandy ha un ruolo cruciale per l’economia, mentre il vino è in qualche modo diventato un marchio, uno stile di vita, uno specchio dell’atmosfera che di respira nel Paese. Alle persone piace bere vino e si organizzano molti eventi legati al vino —è diventato davvero molto importante”.

Dal punto di vista culturale e di scenario, è chiaro. Ma quei vigneti potrebbero essere riadattati per diventare vigneti da vino di qualità?

Siamo un Paese piccolo, produttore di piccoli volumi e soprattutto con una vocazione da boutique, abbiamo questo piccolo volume e non vogliamo presentare il nostro vino in modo molto diffuso. È un mercato di nicchia”.

vigneti in Armenia
vigneti in Armenia

Rispetto all’export, quali sono i Paesi strategici come destinazione?

È davvero difficile rispondere se ci stiamo concentrando sul mercato giapponese o su quello cinese, se puntiamo sull’India che sta aumentando i consumi… Noi lavoriamo molto per migliorare la qualità e chi vuole bere qualcosa di unico, nuovo e diverso può bere vino armeno. Anche se raddoppiassimo il nostro volume, saremmo intorno ai 30 milioni di bottiglie e duqnue rimaniamo una nicchia. Penso che troveremo il nostro mercato e il nostro consumatore attento”.

Per concludere, se spostassimo la linea del tempo in avanti di cinque o dieci anni, cosa vede nel futuro dei vini armeni?

Vedo un bellissimo Paese storico, con vini molto interessanti e unici, che svilupperà molto bene l’enoturismo e che sarà presente su diversi mercati, molto di nicchia. Per questo, penso che ci serva promuovere il nostro Paese come terra di vino, e fare in modo che il settore continui a crescere, ma davvero in modo professionale e bello”.

 

è possibile ascoltare l’intervista integrale a Zaruhi Muradyan sul podcast di VinoNews24

Hasan Cemal (1944) nipote di Cemal Pascià, ha scelto di rompere il silenzio familiare e nazionale sul genocidio armeno (Gariwo 25.06.26)

Hasan Cemal, nipote di Ahmed Cemal Pascià, triumviro dei Giovani turchi, è un resistente morale, testimone di verità del genocidio armeno. Ha seguito la mano della storia, ha voluto vederla. Combatte la menzogna della riscrittura della storia a fini politici, menzogna costruita nel 1915 che copre sino ad oggi la verità dei fatti e ostacola l’avvio di una convivenza libera, dialogica, democratica tra turchi e armeni, ma anche con tutte le minoranze sopravvissute alla distruzione della realtà multiculturale dell’Impero ottomano.

Con coraggio, ha levato la sua voce e ha dato risalto a tante altre voci della società civile turca, oggi in grande fermento: giornalisti, scrittori, attivisti per i diritti umani, che combattono il negazionismo di Stato in Turchia e difendono i diritti umani, la democrazia e, soprattutto, la pace. Ha scritto un libro che vuole anche essere la continuazione dell’impegno che si era assunto l’amico Hrant Dink, l’armeno di Turchia, assassinato a Istanbul nel 2007 sulla porta del suo giornale, onorato nel 2009 al Giardino dei Giusti di Milano.

Proclamare la verità del genocidio armeno è stato per Hasan Cemal il risultato di un itinerario, di un percorso di conoscenza e di ricerca della giustizia per “restituire” al popolo armeno ciò che gli è stato tolto da un secolo: il diritto alla memoria e la possibilità di curare le sue ferite. “Chissà se gli armeni vogliono condividere il loro dolore con il nipote di Cemal Pascià”, si chiede l’autore accingendosi a por mano a questo importante libro che sta avendo grande diffusione in Turchia, nonostante divieti e processi (il titolo originale del libro è “1915: Ermeni Soykırımı”, tradotto in italiano come “1915: Genocidio Armeno“, ndr).

Un libro in cui l’autore ascolta le voci del passato ma anche le voci della Turchia contemporanea ancora piegata sotto il peso del nazionalismo e del negazionismo riguardo alla questione armena. Un tortuoso cammino verso la democrazia e il rispetto della libertà di pensiero e dei diritti umani in un contesto alimentato ancora oggi da odio e diffidenza.

Il fantasma del nonno Ahmed Cemal Pascià, triumviro dei Giovani Turchi, costituisce una parte pesante della eredità famigliare e aleggia sulla vita e sulle scelte del nipote Hasan, fino a quando qualche cosa dentro di lui prendendo il sopravvento gli ha fatto dire: “Venite, prendiamo coscienza dei nostri dolori, rispettiamoli e condividiamoli!”.

Giornalista e scrittore, è stato capo redattore del giornale turco Cumhruiyet dal 1981 al 1992, poi di Sabah dal 1992 al 1998 e del Milliyet dal quale si è dimesso nel 2013 su pressione del primo ministro Recep Tayyip Erdogan per avere intervistato il leader del PKK Abdullah Ocalan. Nato nel 1944 a Istanbul da genitori di origine turca e circassa, laureato in Scienze Politiche nel 1965 ad Ankara, noto in Turchia e all’estero per avere riconosciuto il genocidio armeno perpetrato da suo nonno e dagli altri due triumviri Enver e Talaat. Ha chiesto perdono agli armeni percorrendo un tratto di strada con Hrant Dink che si batteva per la riconciliazione fra turchi e armeni. È consapevole che in Turchia viene trasmessa una storia malata: “Se potessimo fare la pace con la realtà… Se potessimo fare la pace con l’umanità… Se potessimo fare pace con noi stessi… Ma quando?”.

L’immenso dolore per l’assassinio dell’amico non gli ha fatto dimenticare la grande eredità e il compito che gli ha lasciato: “Lascia stare me – dice Hrant Dink – raccontami piuttosto cosa faresti tu dopo di me sulla scia degli ideali per i quali ho lottato”.

Che cosa ha ispirato ad Hasan Cemal questo straordinario diario-documento, che risulta anche un invito alla riconciliazione e al dialogo turco-armeno? “Mi sono ricordato di quel mattino a Yerevan – scrive l’autore – quando il sole nasceva tra la nebbia colorando di porpora tutt’intorno. Deponendo tre garofani bianchi al monumento del genocidio armeno avevo sussurrato tra me e me: Caro Hrant, mi hanno portato qui i tuoi dolori; cerco di provarli nel mio cuore, di capire i dolori tuoi e dei tuoi antenati e li condivido. Riposa in pace fratello mio”.

E così Hasan Cemal ha accettato di confrontarsi sino in fondo con la storia, con la storia vera, non quella malata che si insegna nelle scuole e nell’università della Turchia, ha cercato la “storia smarrita”… E in Armenia ha anche accettato di incontrare Armen, il nipote di Artashes Gevorkyan, l’uomo che aveva assassinato suo nonno a Tiflis nel 1922. Un incontro carico di emozione in cui hanno parlato di pace, perché in nome della pace è giusto liberarsi dal rancore e dalle catene della storia, anche di quelle che pesano sulle spalle degli armeni che si facevano giustizia da sé. Il libro, diventato un bestseller in Turchia, è stato tradotto in molte lingue, oggi anche in italiano per merito della casa editrice Guerini Associati.

Cemal ripercorre la storia della Turchia, dal genocidio armeno, alla persecuzione dei curdi, degli aleviti, ai pogrom antiebraici della Tracia, al massacro di Dersim, alla legge ingiusta sui patrimoni dei non islamici, alle devastazioni e pogrom a Istanbul in seguito alla questione cipriota, ai numerosi colpi di stato. E non mancano le pagine di denuncia della legislazione turca e in particolare del famigerato articolo 301 del Codice penale che punisce con il carcere chiunque attenti alla “identità turca” e la condanna dell’ondata di inimicizia che cresce in Turchia contro gli stranieri e i valori dell’Occidente. Egli stesso è stato accusato di essere un traditore della patria e ha subito processi, minacce e attacchi personali. Considera quanto sia difficile oggi lottare per realizzare la democrazia e il diritto e di quanto tempo ancora è necessario. Nazionalismo e accentuata “dittatura del pensiero” gli sembrano i mali del suo paese dai quali non si riesce a prendere le distanze. Sono tutti pensieri che si affollano nella sua mente davanti alla finestra del tribunale mentre guarda la neve che scende fitta ovattando gli insulti dei giovani con il cappuccio in testa che lo hanno accolto al suo arrivo con slogan pieni di odio.

Al funerale di Hrant Dink, al quale hanno partecipato 100.000 turchi, “siamo tutti armeni, siamo tutti Hrant Dink”, la vedova Rakel riferendosi al criminale che aveva sparato al marito, dichiarava: “il buio in cui è stato istruito questo giovane, lo ha fatto diventare un assassino”. Per Hasan Cemal il genocidio degli armeni inizia nel 1915 e termina nel 2007 con l’uccisione di Hrant Dink. Ora esprime la speranza che questa data segni un nuovo inizio: si faccia luce sulle tenebre che avvolgono la Turchia e si ponga fine alla menzogna, nella quale nessuno Stato può resistere a lungo. “Se lo lasciassero libero, il popolo troverebbe una lingua comune”.

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Nuova Guida Verde Touring Club Italiano: alla scoperta dell’Armenia (Gist.it 25.06.26)

È arrivata in libreria la prima Guida Verde dedicata interamente all’Armenia, un volume curato dal Touring Club Italiano che offre uno strumento completo, aggiornato e autorevole per esplorare questa affascinante destinazione caucasica.

La guida si pone l’obiettivo di accendere i riflettori su un aspetto importantissimo del paese caucasico, noto per essere crocevia fra Europa e Asia e per il suo territorio montuoso e la millenaria tradizione cristiana (301 d.C.).
Le principali caratteristiche della nuova edizione si possono riassumere in:

Autorevolezza
La guida è firmata da Nadia Pasqual, professionista che da quasi vent’anni collabora con l’Armenia Tourism Committee. Il suo lavoro nasce dalla volontà di superare i luoghi comuni, offrendo ai viaggiatori una narrazione autentica della storia, della cultura, dei paesaggi e dell’ospitalità armena.

Contenuti esclusivi
Il volume è arricchito da un memoir inedito di Antonia Arslan, celebre scrittrice e accademica di origini armene (autrice de La masseria delle Allodole). Nel suo testo, Arslan offre una testimonianza personale ed emozionante sul profondo legame tra memoria, identità e appartenenza.

Armenia
L’autrice Nadia Pasqual

Un Paese in crescita
La pubblicazione riflette il crescente interesse del pubblico italiano verso l’Armenia, testimoniato da un incremento del 40,7% dei visitatori dall’Italia nel 2025 rispetto all’anno precedente.
Il boom è supportato anche dal miglioramento dei collegamenti aerei, con voli diretti operati da Wizz Air e FlyOne Armenia da sei aeroporti italiani.

La guida si rivolge a chi desidera comprendere l’Armenia non solo come meta turistica, ma come un luogo immenso per storia e umanità, un crocevia millenario che custodisce uno dei patrimoni spirituali più antichi del mondo.

Armenia: aeroporto di Yerevan, un ponte verso l’Europa (Osservatorio Balcani e Caucaso 24.06.26)

Negli ultimi anni, l’aeroporto di Zvartnots, a pochi chilometri da Yerevan, è diventato uno dei principali scali aerei del Caucaso meridionale grazie alla sua posizione strategica, ma anche alle politiche capaci di adattarsi alle dinamiche del mercato. Per molti armeni, con lo sviluppo dell’aeroporto, si è aperta una finestra sul mondo

24/06/2026, Armine Avetisyan Yerevan
Aeroporto Internazionale di Yerevan Zvartnots © Marius Karp/Shutterstock

Aeroporto Internazionale di Yerevan Zvartnots © Marius Karp/Shutterstock

La sala partenze dell’aeroporto internazionale di Zvartnots brulica di vita dalla mattina alla sera. Roma, Milano, Vienna, Larnaca, Dortmund, Parigi, Francoforte e altre destinazioni europee si susseguono sul tabellone dei voli. Fino a pochi anni fa, per molti armeni viaggiare in aereo verso l’Europa era un lusso. Oggi, i terminal di Zvartnots a stento riescono ad accogliere il flusso continuo di passeggeri.

La svolta nel settore del trasporto aereo armeno degli ultimi anni – trainata dall’ingresso delle compagnie aeree low-cost e dalla nascita di nuove compagnie locali – ha completamente trasformato il panorama turistico del Caucaso meridionale. Yerevan è diventata un vero e proprio hub aereo non solo per i cittadini armeni, ma anche per migliaia di turisti provenienti da Russia, Georgia e Medio Oriente in viaggio verso l’Europa.

Nell’affollato aeroporto risuona una moltitudine di lingue diverse. Dietro ai passeggeri in fila al check-in non si celano solo progetti di viaggio, ma vissuti complessi, ricongiungimenti familiari e la ricerca di nuove opportunità.

Una finestra sul mondo

Igor, 34 anni, viene da San Pietroburgo. È seduto in uno dei bar della sala partenze, con il computer portatile in mano e una valigia ricoperta di adesivi di vari aeroporti. È un ingegnere informatico e negli ultimi due anni ha pianificato i suoi viaggi esclusivamente passando per Yerevan.

“Sto andando a Milano per trascorrere le vacanze e visitare alcuni amici. Questo è già il mio terzo volo via Yerevan negli ultimi due anni. Non ci sono voli diretti dalla Russia verso l’Europa, e volare via Istanbul o Dubai è diventato terribilmente costoso. A volte un biglietto di sola andata supera i mille dollari”, spiega Igor.

“Per me, Yerevan è una vera e propria ancora di salvezza. Vengo qui, trascorro due giorni in città, mi godo la cucina armena e incontro i miei colleghi che si sono trasferiti qui”, afferma l’ingegnere. “Questa volta ho comprato un biglietto per l’Italia per soli 50 euro. Anche considerando il costo dell’albergo e del cibo, Yerevan rimane lo scalo più economico, tranquillo e comodo. L’Armenia è diventata per noi uno straordinario ponte dal punto di vista culturale e della mobilità”.

Igor osserva che anche molti dei suoi amici percorrono la stessa rotta e che, per la maggior parte di loro, Zvartnots da tempo ormai rappresenta un luogo familiare e accogliente.

I vantaggi dell’aeroporto

Nino, 28 anni, lavora per una delle principali agenzie di marketing di Tbilisi. È in fila con uno zainetto leggero e le cuffie, e parla animatamente al telefono.

“Molti rimangono stupiti nello scoprire i motivi per cui i cittadini georgiani scelgono di prendere voli da Yerevan. Dopotutto, abbiamo l’aeroporto di Kutaisi, dove operano numerose compagnie aeree low cost”, afferma Nino. “Ma facciamo due conti: per raggiungere Kutaisi da Tbilisi in auto o in treno ci vogliono circa 3,5-4 ore, ed è un viaggio estenuante. Arrivare da Tbilisi a Yerevan in taxi o in minibus richiede quasi lo stesso tempo”.

“Inoltre – aggiunge la giovane donna – gli orari e i giorni di volo per molte città europee, come Roma o Vienna, da Yerean sono a volte molto più comodi e i prezzi dei biglietti sono più bassi. Questa volta vado a Vienna per un corso di formazione da venerdì a domenica. Il mio biglietto di andata e ritorno è costato solo 110 euro. Apprezzo molto anche la qualità dei servizi all’aeroporto di Zvartnots. È un aeroporto molto moderno, pulito e compatto, dove è facilissimo orientarsi”.

La scoperta dell’anno

I coniugi tedeschi Anna e Markus si fermano a curiosare nel negozio di souvenir nella sala partenze. Hanno tra le mani scatole di vino armeno e frutta secca. Hanno appena concluso la loro vacanza di due settimane in Armenia.

“Abbiamo trascorso due settimane in questo meraviglioso paese facendo escursioni a piedi. Abbiamo scoperto Tatev, Dilijan e camminato tra le montagne”, spiega la coppia. “Siamo rimasti sorpresi nello scoprire quanto fosse facile ed economico raggiungere l’Armenia dalla Germania. Abbiamo visto per caso la pubblicità di una compagnia aerea e abbiamo comprato biglietti di andata e ritorno per due persone a soli 240 euro”.

“È incredibile. Qualche anno fa, bisognava pagare almeno 500-600 euro per venire in Armenia. Questa accessibilità economica permette all’Armenia di diventare una meta turistica popolare per gli europei in cerca di culture nuove e inesplorate. Portiamo a casa non solo del delizioso vino armeno, ma anche ricordi indimenticabili. Torneremo sicuramente”.

Italia, la destinazione più richiesta

All’interno di questo enorme flusso di passeggeri, l’Italia occupa un posto speciale, essendo diventata una delle mete più richieste e apprezzate. Questo soprattutto grazie al fatto che la compagnia aerea low-cost Wizz Air opera voli da Yerevan verso ben cinque destinazioni in Italia.

Molte persone volano in Italia non solo per fare una vacanza lunga, ma anche semplicemente di passaggio. Si fermano nelle città italiane per uno o due giorni, visitano i luoghi d’interesse e poi si dirigono verso un altro paese europeo. Viaggiare pianificando percorsi combinati è infatti molto più conveniente.

“L’Italia è per me un punto di collegamento perché viaggiare in questo modo è incomparabilmente più economico”, afferma Lilit, mentre aspetta in fila al check-in per un volo per Bari. Per Lilit, viaggiare da Yerevan verso l’Italia un paio di volte all’anno è ormai diventata un’abitudine.

“Adoro viaggiare, ma prendere un volo diretto per molti paesi europei è fuori dal mio budget. Quindi volo in Italia, ci resto uno o due giorni, mi godo il clima italiano, il cibo delizioso e il caffè, e poi raggiungo la mia destinazione finale con voli interni economici o in treno. In questo modo risparmio e visito due paesi diversi durante un unico viaggio”.

Com’è cambiato il mercato

La svolta nel settore del trasporto aereo armeno è avvenuta con la decisione del governo di rivedere le proprie politiche, abolendo la cosiddetta “tassa aerea” per le nuove destinazioni e aprendo le porte al colosso low-cost Wizz Air. Parallelamente, sono comparse sul mercato nuove compagnie aeree locali, come FlyOne Armenia, creando concorrenza interna.

Stando ai dati del Comitato per l’aviazione civile della Repubblica d’Armenia, nel 2025 l’aeroporto di Zvartnots ha accolto 5.615.789 passeggeri, superando così la cifra raggiunta nel 2023 (5.330.308). Febbraio è stato il mese più tranquillo, mentre agosto è stato il più intenso: in quel mese Zvartnots ha registrato un flusso di passeggeri senza precedenti di 667.844 persone.

Quest’anno sono stati introdotti nuovi voli per l’Europa, portato ad un ulteriore aumento dell’afflusso di passeggeri. È già evidente che i dati del 2026 supereranno quelli del 2025.

La connettività aerea a prezzi accessibili non riguarda solo i viaggi. È un’iniezione di capitale significativa per l’economia armena. Secondo gli esperti, stimola il settore alberghiero, favorisce la crescita delle piccole e medie imprese – come quelle che producono souvenir – e garantisce alle agenzie di viaggio locali un flusso costante di entrate.

Mentre cala la sera su Yerevan, un altro aereo decolla dalla pista illuminata di Zvartnots, dirigendosi verso l’Europa occidentale.

Oggi, la piccola Armenia sta dimostrando che, con la giusta politica dei trasporti e la capacità di valorizzare al massimo il territorio, è possibile diventare un hub di importanza regionale. Il record di 5,6 milioni di passeggeri è solo una pagina di storia. Nuove destinazioni e avventure appaiono all’orizzonte. L’Europa non è più lontana, oggi può essere raggiunta in poche ore e con pochi soldi grazie al grande ponte aereo che si erge ogni giorno nei cieli sopra Yerevan.

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