Visita dell’Ambasciatore Ferranti all’Osservatorio Astrofisico di Byurakan nell’80° della sua fondazione (Gazzetta Diplomatica 30.07.26)

L’Ambasciatore Alessandro Ferranti ha visitato giovedì scorso l’Osservatorio Astrofisico di Byurakan (BAO), prestigioso centro di ricerca dell’Accademia Nazionale delle Scienze della Repubblica d’Armenia, accolto dal Direttore, Professor Areg Mickaelian, insieme al suo staff scientifico, e dal Direttore di ICRAnet (International Center for Relativistic Astrophysics Network) Armenia, il Dottor Narek Sahakyan.

Fondato nel 1946 su iniziativa dell’illustre astrofisico armeno Viktor Ambartsumian, l’Osservatorio di Byurakan festeggia quest’anno l’80° anniversario della sua istituzione. Nella ricorrenza, da settembre la struttura ospiterà una serie di eventi scientifici e culturali a carattere internazionale dedicati all’importante traguardo, celebrandone la preziosa eredità e rilanciando nuove sfide al contributo che l’Osservatorio armeno potrà dare anche in futuro all’astronomia e all’astrofisica.

L’Osservatorio di Byurakan rappresenta uno dei principali poli di ricerca astronomica della regione e un punto di riferimento della comunità scientifica internazionale. Lo dimostra la sua nomina, nel 2015, ad Ufficio Regionale per l’Asia Centrale e Sud Occidentale da parte dell’International Astronomical Union (IAU).

La visita ha costituito l’occasione per ripercorrere la consolidata collaborazione scientifica tra Armenia e Italia nel settore dell’astronomia. Fin dagli anni Sessanta, infatti, il BAO ha sviluppato rapporti di cooperazione con importanti istituzioni di ricerca italiane, tra cui l’Osservatorio Astronomico di Asiago, dando vita a progetti congiunti e a proficui scambi accademici. Tali relazioni si sono ulteriormente rafforzate attraverso la collaborazione con l’Università Sapienza di Roma per la digitalizzazione del First Byurakan Survey, iniziativa che rappresenta uno dei più significativi esempi di cooperazione scientifica tra i due Paesi.

Nel colloquio intrattenuto a margine della visita, il Direttore dell’Osservatorio Professor Mickaelian, e il Direttore di ICRAnet Armenia Dottor Sahakyan hanno in particolare illustrato le principali attività di ricerca in corso e le prospettive di sviluppo delle collaborazioni internazionali, evidenziando il contributo che tali iniziative offrono alla crescita della comunità scientifica armena e al consolidamento dei rapporti con i partner italiani nel campo dell’astrofisica. L’Ambasciatore per parte sua ha espresso apprezzamento per l’eccellenza scientifica dell’Osservatorio e per il contributo che esso continua a offrire alla comunità astronomica internazionale, auspicando un ulteriore rafforzamento della collaborazione tra istituzioni italiane e armene nei settori della ricerca, dell’alta formazione e dell’innovazione tecnologica. È stata altresì ribadita l’importanza della diplomazia scientifica quale strumento di dialogo e cooperazione internazionale, anche nella formazione delle nuove generazioni di studiosi.

Nel corso della visita, sono stati inoltre illustrati i principali strumenti di osservazione astronomica, tra cui il telescopio Cassegrain da 2,6 metri, il più grande dell’Armenia e uno dei più importanti della regione. La visita è proseguita presso il telescopio Schmidt da 1 metro, con il quale è stato realizzato lo storico First Byurakan Survey (o Markarian Survey), una delle più significative campagne osservative del XX secolo che ha portato alla scoperta e alla catalogazione di migliaia di galassie attive, contribuendo in maniera determinante allo sviluppo dell’astrofisica extragalattica. Nel 2011, l’UNESCO ha riconosciuto tale ricerca quale patrimonio documentale di rilevanza mondiale, decretandola tra le poche di carattere eminentemente scientifico a far parte delle liste dell’Organizzazione.

La visita ha infine consentito di approfondire il ruolo e le ulteriori potenzialità – anche in seno alla collaborazione scientifica fra Italia e Armenia, Paesi fondatori – di ICRAnet, Organizzazione internazionale con sede di coordinamento centrale a Pescara e un centro stabilito in Armenia con una sede a Jerevan, volta a promuovere la ricerca avanzata in astrofisica, cosmologia e fisica relativistica, favorendo la mobilità e la formazione dei ricercatori e lo sviluppo di progetti congiunti.

Vai al sito

Armenia: amb. Ferranti al 3° Congresso Internazionale Armenistica (Giornale Diplomatico 28.07.26)

GD – Jerevan, 28 lug. 26 – Nel prestigioso Museo “Matenadaran” di Jerevan si è svolta la terza edizione del Congresso Internazionale di Armenistica. L’evento mira a promuovere il dibattito scientifico e accademico sugli sviluppi degli studi armenologici, rafforzando la rete tra gli esperti del settore e approfondendo la cooperazione culturale, anche nei settori della conservazione e restauro dei manoscritti antichi.
L’edizione del 2026 cade nel 350° anniversario della nascita dell’Abate Mechitar di Sebaste, fondatore della Congregazione Mechitarista di Venezia e una delle più importanti figure storiche custodi del patrimonio linguistico e culturale armeno nei secoli, immersa nel privilegiato rapporto secolare fra Italia e Armenia.
Per l’occasione, l’ambasciatore italiano Alessandro Ferranti è stato invitato a prendere la parola alla cerimonia d’apertura, che ha visto anzitutto l’interpretazione musicale della celebre composizione “Armenia” di Vache Sharafyan da parte dell’Hover State Chamber Choir, per poi proseguire con i saluti del direttore del Matenadaran, Ara Khzmalyan, e il discorso di apertura del ministro dell’Istruzione, della Scienza, della Cultura e dello Sport, Zhanna Andreasyan.
L’intervento dell’ambasciatore si è soffermato sul profondo legame stabilitosi fra la Congregazione Mechitarista e la città di Venezia, che la ospita dal 1717 e contribuisce, grazie al prezioso retaggio di scambi, influenze e frequentazioni, alla conservazione dell’eredità armena. Difatti, la Biblioteca del Monastero della Congregazione nell’isola di San Lazzaro degli Armeni, nella laguna di Venezia, accoglie circa 150 mila volumi di diverso genere, oltre a 4.500 manoscritti, guadagnandosi così il titolo di seconda più grande collezione di manoscritti Armeni al mondo, dopo quella esposta nello stesso “Matenadaran”.
Le impronte di Umanesimo dell’Abate Mechitar quale ponte ideale di dialogo e amicizia fra i popoli, ha proseguito l’Ambasciatore Ferranti, possono servire ancora oggi da costante ispirazione e ulteriore volano nell’alimentare l’approfondimento delle relazioni fra Italia e Armenia in ogni campo a partire da quello culturale, innervato di affinità radicate in legami antichi ma sempre attuali.
Il Congresso ha visto la partecipazione di illustri membri della Congregazione e moltissimi esperti armenologi, provenienti da 16 diversi Paesi del mondo; la delegazione italiana, la più numerosa in assoluto, contava sui seguenti rinomati accademici: Federico Alpi (Ludwig-Maximilians-Universität München), Ivan Foletti (University of Hradec Králové), Sona Haroutyunian e Paolo Lucca (Università Ca’ Foscari di Venezia), Zara Pogossian e Irene Tinti (Università di Firenze), Cesare Santus (Università di Trieste), Anna Sirinian (Università di Bologna) e Rachele Zanone (Università per Stranieri di Siena).
Il primato dell’impegno italiano nella protezione e valorizzazione della lingua armena appare evidente anche considerando la presenza di ben cinque cattedre universitarie di armenistica presenti sul territorio, specificatamente a Venezia, Bologna, Milano, Pisa e Roma.
L’ambasciatore italiano ha peraltro preso parte all’inaugurazione della mostra “I Year’s Eternity – III: Manuscript Replenishments of the Matenadaran”, nella quale sono stati presentati manoscritti risalenti al XVII secolo, relativi a temi di medicina, religione e storia, recentemente acquisiti dal Museo, anche tramite donazioni. L’esposizione rientra nel costante impegno del Matenadaran volto a recuperare e portare alla luce, riscattandoli dall’oblio della loro dispersione a favore degli studiosi e dei visitatori, le vivide testimonianze della storia del popolo armeno, il cui patrimonio storico-culturale è diffuso in tutto il mondo.
A riconoscimento di un tale sforzo nel preservare l’identità millenaria della cultura Armena, il governo della Repubblica d’Armenia ha inserito la promozione degli studi di armenistica all’estero tra le priorità del Programma di Sviluppo 2021-2026.

Maria Karapetyan, ex studentessa di Rondine, eletta vicepresidente dell’Assemblea Parlamentare dell’OSCE (Korazym 28.07.26)

Grande orgoglio e soddisfazione a Rondine Cittadella della Pace per l’importante traguardo raggiunto da Maria Karapetyan. Membro dell’Assemblea Nazionale dell’Armenia e ‘Rondine d’Oro’, Karapetyan è stata eletta Vicepresidente dell’Assemblea Parlamentare dell’OSCE. L’elezione ha visto una convergenza straordinaria sulla sua figura: la deputata ha ottenuto il maggior numero di preferenze tra i candidati, raccogliendo 119 voti da parte dei parlamentari in rappresentanza di 57 Paesi.

A nome di tutta Rondine vanno a Maria le più vive congratulazioni per questo bellissimo riconoscimento, accompagnate dalla certezza che saprà svolgere il suo prestigioso incarico con eccellente professionalità e profonda umanità, continuando a coltivare il dialogo e la riconciliazione tra i popoli.

Un traguardo, questo, che dà nuova forza alle parole che Maria aveva pronunciato in passato, proprio durante il suo percorso formativo a Rondine, e che oggi risuonano come una promessa mantenuta e confermata dai suoi eccezionali risultati: “I giovani non sono solo il futuro, ma il presente: se offri ai giovani la possibilità di prendere parte alla formazione del proprio futuro, loro possono essere in prima linea nella costruzione della pace”.

Nata in Armenia nel 1988 (anno in cui la sua terra natale fu squarciata da un terribile terremoto), Maria Karapetyan ha imparato negli anni ad accettare gli eventi immodificabili, scegliendo però di intervenire con coraggio laddove le è possibile fare la differenza. Un percorso di crescita avvenuto anche grazie all’esperienza formativa a Rondine.

Dal 2013 al 2015 è stata infatti studentessa presso la Cittadella della Pace, dove si è impegnata in prima persona nella progettazione e realizzazione di programmi educativi per studenti italiani e internazionali. Nello stesso periodo ha conseguito con successo il Master in Studi sulla Pace presso l’Università di Roma Tre.

Il suo percorso personale e professionale è da sempre legato all’impegno per la risoluzione dei conflitti armati e nella diplomazia dal basso. Ha contribuito a progetti innovativi di dialogo tra i popoli del Caucaso meridionale e, dal 2012, ha ricoperto il ruolo di direttrice di sviluppo dell’Imagine Center for ConflictTransformation, organizzazione indipendente nata nel 2007 per la trasformazione positiva delle relazioni e la creazione di fondamenti per una pace durevole e sostenibile nelle società che hanno superato i conflitti.

In questo contesto è stata attivamente coinvolta nella progettazione e realizzazione di progetti di dialogotra i popoli del Caucaso. Nella primavera del 2018, durante la così detta Rivoluzione di velluto, Karapetyan è scesa in piazza a Yerevan tra le protagoniste del cambiamento politico dell’Armenia verso una maggiore democrazia. Entrata nelle istituzioni, ha ricoperto la carica di membro dell’Assemblea Nazionale dal 2019 al 2021, periodo in cui ha fatto parte della Commissione permanente per la protezione dei diritti umani e gli affari pubblici. In seguito alle elezioni parlamentari del 20 giugno 2021, è stata nuovamente rieletta all’Assemblea Nazionale, dove siede tutt’oggi nella Commissione permanente per gli affari esteri.

Vai al sito

Antichi reperti assiri riaffiorano in Armenia (Asianews 27.07.26)

Erevan (AsiaNews) – La più grande collezione di coppe del periodo urarteo (tra il IX e il VI secolo a.C.) è stata scoperta a Karmir Blur, nei pressi della capitale armena Erevan. Leoni, templi e scrittura cuneiforme sono stati scoperti dagli scienziati sulle coppe di bronzo dei re urartei, come riporta un servizio di News-Armenia. Le coppe di bronzo recanti i nomi dei re urartei potrebbero non essere state solo utensili d’élite, ma anche un mezzo per dimostrare potere, legittimità divina e successione dinastica; questa è la conclusione a cui sono giunti gli autori di un nuovo studio.

Il regno di Urartu (Biainili in urarteo) era un antico regno dell’Armenia, situato tra l’Asia minore, la Mesopotamia e il Caucaso, incentrato attorno al lago di Van, oggi nella Turchia orientale, e per questo indicato anche come “regno di Van”, che durò dall’860 al 585 a.C. Il nome Urartu corrisponde al biblico Ararat, e venne dato al regno dai suoi più acerrimi nemici stanziati a sud, gli Assiri; proviene dal dialetto dell’accadico e sta per “Paese di montagna”. Il nome autoctono era Biainili, ovvero il nome originario del lago di Van. Alcuni studiosi ritengono che l’Ararat dell’Antico Testamento sia una variante dell’accadico Urartu: infatti il monte Ararat era ubicato proprio nel territorio urarteo, circa 120 km a nord della sua antica capitale. Va anche ricordato che nell’Antico Testamento “Ararat” era utilizzato anche per indicare un antico regno che si trovava a nord della Mesopotamia; allo stesso modo, le prime cronache armene del V-VII secolo affermano che il nome originario dell’Armenia era “paese dell’Ararad”. Le variazioni forse vengono dall’armeno Ayrarat, che significa “terra del coraggioso” e “terra degli armeni”.

Gli archeologi hanno studiato oltre 100 vasi risalenti al periodo compreso tra la fine del IX e l’inizio del VII secolo a.C., associati a sovrani come Sarduri I e ai re di nome Rusa. La più grande collezione è stata scoperta appunto a Karmir-Blur, nel sito dell’antica città e fortezza urartea di Teišebaini a Erevan, come scrive Arkeonews citando uno studio pubblicato sulla rivista Antiquity. La superficie interna delle ciotole è incisa con brevi iscrizioni cuneiformi che elencano i nomi dei sovrani; i ricercatori hanno ricostruito i cambiamenti nelle iscrizioni, nelle tecniche di incisione e nella simbologia reale.

I primi esempi riflettono una forte influenza assira, ma nel tempo gli artigiani urartei svilupparono una propria tradizione. I vasi iniziarono a presentare immagini di una testa di leone ruggente e di una torre sormontata da una lancia, che i ricercatori interpretano come un tempio Susi. Il leone simboleggiava la forza e il potere regale, mentre il tempio associava il sovrano all’autorità sacra. Gli autori della ricerca suggeriscono che le ciotole potessero essere utilizzate a corte, durante cerimonie o riti religiosi, e la loro concentrazione a Karmir-Blur potrebbe essere stata un tentativo di preservare la memoria della dinastia reale durante il periodo di instabilità, e negli ultimi decenni di esistenza di Urartu.

Secondo i ricercatori, tali vasi fungevano da veicoli materiali dell’ideologia reale: la combinazione del nome del sovrano, delle iscrizioni cuneiformi, dei simboli, dei metalli preziosi e dell’alta qualità artigianale li trasformava in distintive dichiarazioni di potere e successione dinastica. In Armenia queste antiche testimonianze suscitano un grande interesse non soltanto tra gli studiosi, ma in tutta la popolazione che considera la propria identità nazionale come fondata proprio sull’esistenza di regni più antichi come quello degli Urartu, antenati degli armeni in vastissimi territori, oggi suddivisi in varie nazioni.

Vai al sito

Vacanza: si viaggia in cerca delle specialità da gustare (TGcom24 27.07.26)

Le vacanze perfette? Sono soprattutto in cerca di sapori autentici da gustare. I territori si esplorano a caccia dei gusti più veraci: una ricerca che va dagli snack di strada alle specialità regionali, valorizzando le piccole attività commerciali come veri e propri custodi dell’identità locale. Sono in tanti ormai a pianificare i viaggi spinti dal desiderio di scoprire, innanzi tutto, ciò che di buono per il palato una meta ha da offrire. Non solo: per incontrare la vera cultura gastronomica di una destinazione non si fa più tappa nei ristoranti, ma direttamente nelle piccole botteghe storiche o, meglio ancora, nei mercati rionali, dove il buon cibo e le specialità più curiose si incontrano a tu per tu, direttamente sui banchi dei rivenditori del posto.

SAPORI VERACI E IDENTITÀ AUTENTICA – Sono soprattutto i più giovani, la Gen Z e i Millennials, a sostenere e a rilanciare la tendenza attraverso il tam-tam dei social network.  A confermare la portata del fenomeno sono i dati ufficiali del Global Travel Trends Report, ripresi da Forbes International, secondo cui l’89% di Millennial e Gen Z considera l’assaggio di queste specialità una parte essenziale e irrinunciabile di un itinerario di viaggio. Ma, per una volta, i ristoranti di lusso sono messi tra parentesi: il 69% dei viaggiatori punta ai banchi dello street food, il 53% va alla ricerca di panifici storici e il 50% esplora i negozi di alimentari di prossimità in cerca di sapori del territorio. I canali social fanno da cassa di risonanza: il cibo ormai è il racconto fotografico più immediato del viaggio. Oltre il 75% dei giovani ammette infatti di essere propenso a cercare attivamente, durante l’itinerario, i prodotti alimentari diventati virali online. “Il cibo diventa così la chiave per decodificare lo stile di vita di una destinazione, guidando una nuova economia del turismo che ridefinisce completamente i flussi di spesa e le priorità dei viaggiatori”, spiega Rosa Giglio, Head of Brand Marketing and Communication di BWH Hotels Italy & South-East Europe – Scegliere lo street food, il panificio storico o il mercato rionale significa cercare un’interazione sincera e non mediata “.

Vai al sito

Antichi reperti assiri riaffiorano in Armenia (AsiaNews 27.07.27)

Erevan (AsiaNews) – La più grande collezione di coppe del periodo urarteo (tra il IX e il VI secolo a.C.) è stata scoperta a Karmir Blur, nei pressi della capitale armena Erevan. Leoni, templi e scrittura cuneiforme sono stati scoperti dagli scienziati sulle coppe di bronzo dei re urartei, come riporta un servizio di News-Armenia. Le coppe di bronzo recanti i nomi dei re urartei potrebbero non essere state solo utensili d’élite, ma anche un mezzo per dimostrare potere, legittimità divina e successione dinastica; questa è la conclusione a cui sono giunti gli autori di un nuovo studio.

Il regno di Urartu (Biainili in urarteo) era un antico regno dell’Armenia, situato tra l’Asia minore, la Mesopotamia e il Caucaso, incentrato attorno al lago di Van, oggi nella Turchia orientale, e per questo indicato anche come “regno di Van”, che durò dall’860 al 585 a.C. Il nome Urartu corrisponde al biblico Ararat, e venne dato al regno dai suoi più acerrimi nemici stanziati a sud, gli Assiri; proviene dal dialetto dell’accadico e sta per “Paese di montagna”. Il nome autoctono era Biainili, ovvero il nome originario del lago di Van. Alcuni studiosi ritengono che l’Ararat dell’Antico Testamento sia una variante dell’accadico Urartu: infatti il monte Ararat era ubicato proprio nel territorio urarteo, circa 120 km a nord della sua antica capitale. Va anche ricordato che nell’Antico Testamento “Ararat” era utilizzato anche per indicare un antico regno che si trovava a nord della Mesopotamia; allo stesso modo, le prime cronache armene del V-VII secolo affermano che il nome originario dell’Armenia era “paese dell’Ararad”. Le variazioni forse vengono dall’armeno Ayrarat, che significa “terra del coraggioso” e “terra degli armeni”.

Gli archeologi hanno studiato oltre 100 vasi risalenti al periodo compreso tra la fine del IX e l’inizio del VII secolo a.C., associati a sovrani come Sarduri I e ai re di nome Rusa. La più grande collezione è stata scoperta appunto a Karmir-Blur, nel sito dell’antica città e fortezza urartea di Teišebaini a Erevan, come scrive Arkeonews citando uno studio pubblicato sulla rivista Antiquity. La superficie interna delle ciotole è incisa con brevi iscrizioni cuneiformi che elencano i nomi dei sovrani; i ricercatori hanno ricostruito i cambiamenti nelle iscrizioni, nelle tecniche di incisione e nella simbologia reale.

I primi esempi riflettono una forte influenza assira, ma nel tempo gli artigiani urartei svilupparono una propria tradizione. I vasi iniziarono a presentare immagini di una testa di leone ruggente e di una torre sormontata da una lancia, che i ricercatori interpretano come un tempio Susi. Il leone simboleggiava la forza e il potere regale, mentre il tempio associava il sovrano all’autorità sacra. Gli autori della ricerca suggeriscono che le ciotole potessero essere utilizzate a corte, durante cerimonie o riti religiosi, e la loro concentrazione a Karmir-Blur potrebbe essere stata un tentativo di preservare la memoria della dinastia reale durante il periodo di instabilità, e negli ultimi decenni di esistenza di Urartu.

Secondo i ricercatori, tali vasi fungevano da veicoli materiali dell’ideologia reale: la combinazione del nome del sovrano, delle iscrizioni cuneiformi, dei simboli, dei metalli preziosi e dell’alta qualità artigianale li trasformava in distintive dichiarazioni di potere e successione dinastica. In Armenia queste antiche testimonianze suscitano un grande interesse non soltanto tra gli studiosi, ma in tutta la popolazione che considera la propria identità nazionale come fondata proprio sull’esistenza di regni più antichi come quello degli Urartu, antenati degli armeni in vastissimi territori, oggi suddivisi in varie nazioni.

Vai al sito

Quante grandi cose in un libricino così breve (Tempi 26.07.26)

Sono un lettore a trazione posteriore. Se si tratta di scegliere una nuova lettura, non è facile schiodarmi dai classici. Hanno il lasciapassare del tempo, della critica e del popolo: quale migliore garanzia? Eppure, se c’è un autore vivente capace quest’anno di strapparmi alle mie abitudini con la sua forte penna gentile, questi è Andreï Makine. L’autore russo naturalizzato francese, membro dell’Académie française, riesce a stupirmi a ogni romanzo, per la semplicità con cui riesce a descrivere le cose grandi. È quanto accade anche nel racconto lungo L’amico armeno (L’ami arménien, 2021), libricino cortese e cordiale, infantile e adulto, orizzontale come pianura siberiana e verticale di tuffi nel passato, nazionale perché sugli armeni e universale perché su oppressione e speranza. L’unica vera misura dell’umanità Per l’ennesima volta, Makine torna nei territori della propria infanzia, trascorsa in orfanatrofio in Unione Sovietica, e traccia i contorni dell’amico Vardan, ragazzino armen…

Vai al sito

Armenia. Mosca amplia i divieti sulle importazioni e aumenta la pressione economica su Erevan (Notizie geopolitiche 25.07.26)

La Russia continua a limitare l’accesso dei prodotti armeni al proprio mercato. Dal 27 luglio entrerà in vigore il divieto di importazione dei prodotti lattiero-caseari provenienti dall’Armenia, una decisione che Mosca giustifica con presunte irregolarità sanitarie riscontrate durante le ispezioni negli impianti di produzione.
Secondo le autorità russe, alcune aziende armene avrebbero utilizzato latte proveniente da allevamenti infetti e materie prime originarie di Paesi esterni all’Unione Economica Eurasiatica. Il provvedimento si aggiunge però a una lunga serie di restrizioni introdotte nelle ultime settimane che hanno già colpito fiori, ortaggi, frutta, pesce vivo e bevande alcoliche, oltre al blocco del transito di numerose merci armene attraverso il territorio russo verso altri Stati membri dell’Unione Economica Eurasiatica.
L’estensione dei divieti alimenta il sospetto che le motivazioni sanitarie vengano utilizzate anche come strumento di pressione politica. In passato Mosca ha già fatto ricorso a restrizioni commerciali nei confronti di Paesi con i quali attraversava momenti di tensione diplomatica, trasformando controlli fitosanitari e veterinari in efficaci strumenti di coercizione economica.
Per l’Armenia le conseguenze sono particolarmente pesanti. La Russia rappresenta infatti uno dei principali mercati di destinazione delle esportazioni agroalimentari armene e la riconversione verso nuovi sbocchi commerciali richiede tempo, investimenti e l’adattamento a normative e standard differenti. I produttori rischiano così di subire perdite economiche, mentre l’eccesso di offerta sul mercato interno potrebbe comprimere ulteriormente i prezzi.
Le restrizioni mettono inoltre in discussione il funzionamento dell’Unione Economica Eurasiatica, che dovrebbe garantire la libera circolazione delle merci tra gli Stati membri. La possibilità per Mosca di interrompere unilateralmente importazioni e transiti conferma invece il forte peso politico esercitato dalla Russia all’interno dell’organizzazione.
Sul piano politico, il deterioramento dei rapporti tra i due Paesi costituisce lo sfondo della vicenda. Negli ultimi anni Erevan ha progressivamente preso le distanze dal Cremlino, criticando il ruolo russo durante la crisi del Nagorno-Karabakh e rafforzando i rapporti con Unione Europea e Stati Uniti. Una scelta che Mosca interpreta come una progressiva erosione della propria influenza nel Caucaso meridionale.
In questo contesto le restrizioni commerciali assumono il valore di uno strumento di pressione geoeconomica. Attraverso il controllo delle rotte commerciali, delle infrastrutture di trasporto e dell’accesso al proprio mercato, la Russia ricorda all’Armenia quanto la sua economia resti ancora legata al sistema regionale costruito da Mosca. La crisi conferma come, nel Caucaso meridionale, il commercio e la logistica siano diventati strumenti di competizione strategica tanto quanto la forza militare.

La “Rondine d’oro” ai vertici dell’Osce (Toscanaoggi 21.07.26)

Maria Karapetyan, ex studentessa di Rondine Cittadella della Pace (Arezzo) e deputata armena, è stata eletta vicepresidente dell’Assemblea Parlamentare dell’Osce con 119 voti. Per Rondine è un riconoscimento al valore della formazione al dialogo e alla pace

Grande orgoglio e soddisfazione a Rondine Cittadella della Pace (Arezzo) per l’importante traguardo raggiunto da Maria Karapetyan. Membro dell’Assemblea Nazionale dell’Armenia e “Rondine d’Oro”, Karapetyan è stata eletta Vicepresidente dell’Assemblea Parlamentare dell’OSCE. L’elezione ha visto una convergenza straordinaria sulla sua figura: la deputata ha ottenuto il maggior numero di preferenze tra i candidati, raccogliendo 119 voti da parte dei parlamentari in rappresentanza di 57 Paesi.

Un traguardo, questo, che dà nuova forza alle parole che Maria aveva pronunciato in passato, proprio durante il suo percorso formativo a Rondine, e che oggi risuonano come una promessa mantenuta e confermata dai suoi eccezionali risultati: “I giovani non sono solo il futuro, ma il presente: se offri ai giovani la possibilità di prendere parte alla formazione del proprio futuro, loro possono essere in prima linea nella costruzione della pace”.

Una vita spesa per il dialogo e per i diritti umani Nata in Armenia nel 1988 – anno in cui la sua terra natale fu squarciata da un terribile terremoto –, Maria Karapetyan ha imparato negli anni ad accettare gli eventi immodificabili, scegliendo però di intervenire con coraggio laddove le è possibile fare la differenza. Un percorso di crescita avvenuto anche grazie all’esperienza formativa a Rondine. Dal 2013 al 2015 è stata infatti studentessa presso la Cittadella della Pace, dove si è impegnata in prima persona nella progettazione e realizzazione di programmi educativi per studenti italiani e internazionali. Nello stesso periodo ha conseguito con successo il Master in Studi sulla Pace presso l’Università di Roma Tre.

Ha contribuito a progetti innovativi di dialogo tra i popoli del Caucaso meridionale e, dal 2012, ha ricoperto il ruolo di direttrice di sviluppo dell’Imagine Center for Conflict Transformation, organizzazione indipendente nata nel 2007 per la trasformazione positiva delle relazioni e la creazione di fondamenti per una pace durevole e sostenibile nelle società che hanno superato i conflitti. In questo contesto è stata attivamente coinvolta nella progettazione e realizzazione di progetti di dialogo tra i popoli del Caucaso. Nella primavera del 2018, durante la così detta Rivoluzione di velluto, Karapetyan è scesa in piazza a Yerevan tra le protagoniste del cambiamento politico dell’Armenia verso una maggiore democrazia. Entrata nelle istituzioni, ha ricoperto la carica di membro dell’Assemblea Nazionale dal 2019 al 2021, periodo in cui ha fatto parte della Commissione permanente per la protezione dei diritti umani e gli affari pubblici. In seguito alle elezioni parlamentari del 20 giugno 2021, è stata nuovamente rieletta all’Assemblea Nazionale, dove siede tutt’oggi nella Commissione permanente per gli affari esteri.

Vai al sito

Discanto si chiude con una giornata dedicata alla musica e alla tradizione armena (La Voce del Trentino 21.07.26)

Dopo il successo di pubblico registrato nei primi appuntamenti, DISCANTO si avvia alla conclusione del suo percorso con il quarto e ultimo incontro, confermandosi tra le principali iniziative dedicate alle musiche popolari e ai canti della tradizione. La rassegna, ospitata negli spazi del METS – Museo etnografico trentino San Michele, ha proposto un percorso attraverso culture corali di diversa provenienza, offrendo al pubblico un’occasione di approfondimento del patrimonio musicale tradizionale.

L’ultimo appuntamento sarà dedicato alla scoperta della cultura armena e della sua tradizione musicale, con una giornata di iniziative in programma sabato 25 luglio.

Ad aprire il programma sarà, dalle 15 alle 18, un workshop di canto armeno, a partecipazione gratuita con prenotazione obbligatoria, rivolto a chi desidera avvicinarsi al repertorio vocale della tradizione. canto armeno. La partecipazione è gratuita, con prenotazione obbligatoria al seguente link: https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLSecaEoO5WzlBwVotcztTIJ-igueWUpQDWJAl0syAalvy8_NVw/viewform.

La rassegna si concluderà ufficialmente alle 21 con il concerto dell’Ensemble Edesse, tra i pochi complessi vocali italiani specializzati nella ricerca e nell’esecuzione della musica sacra e popolare armena. Il concerto sarà dedicato alla figura di Padre Komitas, musicologo considerato il principale custode e artefice della salvaguardia della musica tradizionale armena.

A impreziosire la serata sarà la partecipazione del musicista Arsen Petrosyan, proveniente da Yerevan, riconosciuto a livello internazionale come virtuoso del duduk, antico strumento a fiato in legno di albicocco, caratterizzato da una doppia ancia e da un timbro caldo e malinconico, simbolo della tradizione musicale armena.

Vai al sito