Tanto pubblico per l’Ambasciatore d’Armenia a Piombino (Maremmanews 11.05.22)

Piombino: Pubblico delle grandi occasioni per accogliere a Piombino S. E. l’Ambasciatore della Repubblica d’Armenia in Italia Tsovinar Hambardzumyan che è stata ospite dell’associazione Area 57 per una iniziativa patrocinata  dall’amministrazione comunale della città ed inserita nel programma della “Settimana Armena 2022”.

Dopo i saluti del Sindaco che nell’occasione ha anche ricordato il percorso di approvazione della delibera in consiglio comunale a Piombino, ha preso la parola l’ambasciatore di Armenia in Italia che ha ringraziato, nel suo intervento, l’amministrazione comunale ricordando che «con l’adozione delle delibere di riconoscimento del Genocidio armeno i comuni e le regioni di tutta Italia esprimono non solo il loro sostegno al popolo armeno, ma anche l’impegno per la difesa dei valori
universali e contro le ingiustizie».

Per questo l’Ambasciatore ha voluto anche «ringraziare quegli oltre 100 Comuni e Regioni che hanno riconosciuto il Genocidio armeno, così come gli oltre 50 Comuni e Regioni che hanno riconosciuto l’indipendenza del Nagorno Karabakh attraverso varie risoluzioni e delibere, a conferma del fatto che il popolo del Nagorno Karabakh non può vivere sotto la giurisdizione dell’Azerbaigian».

Il convegno è proseguito con una nota storica a cura della giornalista Letizia Leonardi, ed il racconto di alcune peculiarità di questo popolo affascinante popolo evidenziate prima dal fotografo ed editore Andrea Ulivi e a seguire dalla direttrice artistica di Versiliadanza Angela Torriani Evangelisti che ha letto, con l’occasione, anche alcune poesie armene.

Al termine della mostra è seguito lo scambio di doni tra il presidente dell’associazione Rosanna Esposito e l’Ambasciatore Tsovinar Hambardzumyan, e si è concluso con la visita della mostra del fotografo Andrea Ulivi sempre a Palazzo Appiani (che ad oggi ha avuto già più di duecento visitatori) da parte di tutto il pubblico e delle istituzioni.

Il programma della “Settimana Armena” prosegue fino a lunedì 16 maggio. La mostra resterà aperta tutti i giorni dalle ore 17.00 alle 19.00 (in altri orari su prenotazione al 338 8991771 oppure 373 7340760)

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COMUNE DI FERRUZZANO (RC) HA ESPRESSO SOLIDARIETÀ AL POPOLO ARMENO (Ntacalabria.it

Nella seduta del 28 Aprile 2022 il consiglio Comunale di Ferruzzano (Reggio Calabria) ha approvato all’unanimità un ordine del giorno con il quale ha espresso solidarietà per la “Commemorazione del popolo armeno”  in occasione del 107° anniversario  del Genocidio.

Il documento è stato illustrato dal Vicesindaco Antonino Crea, che ha relazionato all’assemblea sul punto all’ordine del giorno.

In particolare, Crea ha riferito all’assemblea, di un’iniziativa tesa a chiedere al Governo Italiano di riconoscere, attraverso un atto ufficiale, il genocidio del popolo armeno, quale orrendo crimine contro l’umanità e attraverso il riconoscimento, la manifestazione di un atto ritenuto dovuto per la dignità del popolo armeno e di tutti i popoli del pianeta. Conclude esprimendo piena solidarietà al popolo armeno nella battaglia per la verità storica e per la difesa dei diritti umani.

Il 24 Aprile il comune di Ferruzzano, aveva esposto la bandiera Armena dinnanzi al municipio, insieme a tanti altri comuni Calabresi

La Comunità Armena-Calabria esprime il suo ringraziamento l’Amministrazione Comunale di Ferruzzano ed in particolare al Vicesindaco Antonino Crea per l’approvazione dell’o.d.g. di cui sopra, che per noi e per tutta la comunità armena nel mondo rappresenta un ulteriore incoraggiamento a proseguire la battaglia della memoria e della verità storica con la consapevolezza di avere al nostro fianco uomini e donne che stanno dimostrando coraggio e onestà intellettuale e che, come noi, ancora credono nella verità e nella giustizia,condividendo gli ideali del popolo armeno.

Un popolo, storicamente legato a questa terra per varie vicissitudini, come testimoniano appunto, lasciti culturali ed archeologici in particolar modo nell’area della “Valle degli Armeni” che comprende i Comuni di Ferruzzano, Brancaleone, Staiti e Bruzzano Zeffirio” in provincia di Reggio Calabria , area in cui è forte questo profondo legame con il popolo armeno.

Da oggi, il Comune di Ferruzzano, sarà inserito tra i “Giusti per la Memoria” del Medz Yeghern e quindi ai cittadini di questo comune del reggino va il nostro sentito Grazie!

La Comunità Armena-Calabria

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L’amico armeno – Recensione (Il Foglio 11.05.22)

“Lasciammo il cubo. Fuori, un sole basso e rosso ci accecò. Prima di scendere la scarpata coperta di rovi e di fili spinati, Sarven commentò con tristezza: Sai, da noi c’è un proverbio che dice: ‘Provando vergogna per ciò che vede durante il giorno, il sole tramonta arrossendo’. Sarebbe bene che gli uomini facessero altrettanto”.In un’epoca in cui la letteratura è investita da un generale processo di standardizzazione, è doveroso riconoscere e segnalare i rari libri di alta qualità, capaci di lasciare un segno e di suscitare un’emozione autentica nell’animo del lettore. A questa gamma appartiene L’amico armeno, romanzo breve, intenso e toccante di Andreï Makine, scrittore nato nel ’57 in Siberia e naturalizzato francese, membro dell’Académie française dal 2016.Il romanzo – ispirato a un episodio dell’adolescenza dell’autore – è ambientato a Irkutsk, sulle rive del fiume Ienissei, in epoca tardo-sovietica. Qui, in un ambiente ostile e oppressivo, vive un piccolo gruppo di armeni, appena una decina, fra cui il giovane Vardan, il protagonista del libro, coetaneo dell’io narrante. Fra i due ragazzi si stabilisce un’amicizia strana, un rapporto sbilanciato, dominato dalla personalità enigmatica e introversa dell’armeno, che affascina l’amico con osservazioni spiazzanti e comportamenti imprevedibili. Assai più di un compagno di scuola, Vardan si rivela un maestro e una guida, nella vita squallida e livida della provincia siberiana.Accanto a Vardan, spiccano altre figure della piccola comunità armena, in particolare due donne, la madre e la sorella del ragazzo. Quest’ultima ogni giorno si reca in carcere a trovare il marito, detenuto con un gruppo di indipendentisti armeni, in attesa di un processo politico il cui esito angoscia la piccola e dignitosa comunità. Da Vardan il giovane narratore viene a conoscenza degli orrori e dello sterminio patiti dal popolo armeno. “Loro non hanno avuto l’aiuto di alcun dio. Nessuna divinità che abbia lanciato un grido. No, nessuno. Come se l’intero universo avesse taciuto”.
Vardan è segnato da una malattia rara, ma a scuola persino i bulli si abituano a non tormentarlo; l’armeno, piccolo e malaticcio, sorprende coetanei e insegnanti con una sensibilità superiore, un’irriducibile diversità e per la capacità di interpretare l’esistente sempre da un punto di vista eccentrico.“Così, i folli e i poeti sfuggono talvolta alla rete di questa esistenza comune, legittimata dalle nostre abitudini, dalle nostre paure, dalla nostra incapacità di amare”.

L’amico armeno
Andreï Makine
La nave di Teseo, 170 pp., 18 euro

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Armenia: la lunga fase post-bellica (Osservatorio Balcani e Caucaso 11.05.22)

La fase post bellica in Armenia non è mai stata facile, e purtroppo non è l’allontanarsi dei giorni del conflitto a renderla meno difficile. Se lo scorrere del tempo può aiutare a guarire i lutti, non risolve le questioni che il conflitto in Nagorno Karabakh ha lasciato dietro di sé. In primis il conflitto stesso: se come auspicato nell’incontro trilaterale Armenia-Azerbaijan-Ue tenutosi agli inizi di aprile a Bruxelles si arriverà a un accordo di pace esso non sarà frutto di volontà reciproche per risolvere pacificamente il contenzioso, ma sarà il prodotto di una vittoria ed una resa, e per questo comunque il prodotto di una coercizione, con tutta la frustrazione che essa comporta.

Ma soprattutto quello che rende il percorso così difficile è che ancora gli scambi fra le popolazioni coinvolte nel conflitto rimangono molto scarsi. I confini sono chiusi, non ci si incontra, non ci si conosce, non ci si accetta. Gli altri, dall’altra parte della linea di un fuoco che ancora non tace del tutto, sono ancora per tanti cittadini dell’Armenia, del Karabakh, dell’Azerbaijan, il nemico. La retorica anche a livello di vertici politici non ha ancora cambiato i toni. Per cui la diffidenza è massima, la disponibilità a negoziare concessioni o compromessi è minima.

In posizione svantaggiata si trovano l’Armenia a il Karabakh, usciti sconfitti dalla guerra e con un quadro di diritto internazionale che non li favorisce. L’Azerbaijan ha recuperato territori che già la comunità internazionale gli riconosce come legittimamente propri.Nikol Pashinyan si trova a prendere realisticamente atto che Baku ha un argomento forte, quello dell’integrità territoriale peraltro già riconosciuta dall’Armenia nell’atto di fondazione della Comunità degli Stati Indipendenti del 1992. Il primo ministro armeno negozia quindi da una posizione di debolezza, rafforzata dal fatto che viene ostacolato nella negoziazione anche da un fronte interno.

Il dissenso che bolle

A differenza dei due predecessori capi dell’esecutivo Serzh Sargsyan e Robert Kocharyan, Pashinyan non è un karabakhi, non proviene dal Karabakh. È la figura che ha messo i due suoi predecessori all’angolo e per la cui rivoluzione sono finiti indagati. Ed è l’uomo della resa del novembre 2020 all’Azerbaijan. È la tempesta perfetta per la vecchia guardia pre-rivoluzionaria per additarlo come il disfattista pronto a sacrificare quel Karabakh che non è mai stato il suo bacino di forza.

“Dimissioni per il responsabile della capitolazione” è stato lo slogan che ha caratterizzato le proteste che hanno attraversato il paese quando si è firmato il cessate il fuoco. E lo stesso slogan è tornato adesso che quel cessate il fuoco si avvia verso una pace, con di conseguenza tutta una serie di questioni spinose da codificare come accordo fra due stati: i confini, il futuro del Karabakh, le vie di commercio e comunicazione.

Il dissenso verso Pashinyan si va rafforzando, come le proteste. Sono iniziate nei primi giorni di aprile, quando in Piazza di Francia, nella capitale Yerevan, la bandiera dell’Armenia è stata modificata e trasformata in quella del Nagorno Karabakh, che ha gli stessi colori ma un motivo bianco come una freccia che punta verso ovest, verso l’Armenia. La bandiera è poi stata ricolorata nella parte decolorata, fra le polemiche. È poi ricomparsa con il motivo bianco sul podio del parlamento armeno, issata dall’ex ministro della Difesa Seyran Ohanyan, mentre l’opposizione aveva appena annunciato che avrebbe boicottato le sedute del parlamento per recarsi in Karabakh. I peacekeeper russi non li hanno poi lasciati entrare, e l’incontro con gli omologhi secessionisti armeni si è tenuto al check point russo.

Le manifestazioni

Il 13 aprile scorso Pashinyan ha tenuto un discorso in cui ha ripreso ma con maggiore incidenza una questione già ventilata: invece di discutere dello status del Karabakh bisogna discutere delle garanzie di sicurezza per gli armeni che ci vivono. Questa volta ha detto apertamente che ci si aspetta dall’Armenia che abbassi le aspettative sullo status politico dell’exclave. Il 19 è andato poi a Mosca, e al ritorno ha precisato che nessun accordo verrà firmato che non sia prima discusso e approvato con gli armeni del Karabakh, la cui rappresentanza ha raggiunto a Yerevan Pashinyan al suo ritorno da Mosca.

Intanto la mobilitazione di risposta al discorso sullo status prendeva sempre più forma. Inizialmente le forze politiche che raccolgono Sargsyan, l’Alleanza dell’Onore, e Kocharyan, il Partito Armenia, si sono mosse autonomamente. Parallelamente alle forze politiche, due singoli veterani hanno lanciato uno sciopero della fame per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla questione del Karabakh. Dal 25 aprile al primo maggio le manifestazioni si sono intensificate, e da maggio le due forze politiche – che non partecipano più ai lavori del parlamento – hanno unito i campi e hanno lanciato dimostrazioni che raccolgono un numero consistente di cittadini. Difficile avere una stima esatta, ma si parla di migliaia.

I metodi di lotta ricordano molto le strategie adottate dallo schieramento di Pashinyan nella cosiddetta rivoluzione di velluto che l’ha portato al potere, e lo scopo è anche simile: rovesciare il governo in carica. Solo che questa volta Pashinyan si trova dall’altra parte delle barricate che vengono erette nelle strade della capitale. Le parti si sono invertite e nelle piazze ora ci sono Sargsyan e Kocharyan, fatto questo che forse limita il potenziale rivoluzionario delle piazze stesse. Impedire quella che è percepita una nuova resa di territori e la cessione del Karabakh all’integrità territoriale azera è sicuramente una posizione largamente diffusa nella popolazione mentre rimettere al posto di Pashinyan la vecchia guardia di Sargsyan o Kocharyan molto meno. Non è nemmeno chiaro come – nel limite della possibilità di manovra armena – si proponga concretamente di portare avanti la negoziazione di pace diversamente da quanto sta facendo l’attuale governo.

Intanto fioccano i fermi durante le manifestazioni, con più di 200 manifestanti fermati solo il 2 maggio  . I metodi della polizia non sono certo forieri di una de-escalation sociale, ed è ulteriore benzina sul fuoco. Le manifestazioni si concentrano a Piazza di Francia a Yerevan, dove un manifestante è morto di infarto il 6 maggio, ma si segnalano mobilitazioni anche in altre parti del paese. Un duro banco di prova per un governo che ha in mano questioni estremamente spinose in un contesto anche internazionale sempre più complicato e ostile agli interessi armeni.

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Eurovision 2022, Rosa Linn: la cantante armena che infiamma il contest (Dilei.it 11.05.22)

La sua performance ha stregato tutti: Rosa Linn, la giovane cantante che ha rappresentato l’Armenia sul palco dell’Eurovision Song Contest 2022, con la sua voce calda e vellutata ha infiammato lo show.

L’artista armena è arrivata a Torino con il brano Snap, un invito ad andare avanti nella vita e a non focalizzarsi su chi ci ha fatto soffrire, lasciandolo andare per sempre.

Chi è Rosa Linn, la cantante che ha rappresentato l’Armenia all’Eurovision

Nata e cresciuta a Vanadzor, Roza Konstandyan, conosciuta sulla scena musicale con lo pseudonimo Rosa Linn, la cantautrice rappresenta l’Armenia a Torino sul palco dell’Eurovision Song Contest.

Classe 2000, l’artista ha cominciato ad appassionarsi al mondo della musica fin dall’infanzia, dando sfogo alla sua creatività e prendendo lezioni di piano. Era solo una ragazzina quando Rosa diede inizio alla sua attività artistica partecipando al Junior Eurovision Song Contest. Aveva appena 13 anni quando rappresentò il suo paese nel festival dedicato ai più giovani, esibendosi con il brano Gitem.

Dopo l’esperienza all’Eurovision dei piccoli, Rosa ha mosso i suoi primi passi nel collettivo fondato dal cantante dei Genealogy Tamar Karpelian. Non è passato molto tempo perché si decidesse a intraprendere la carriera da solista, esordendo nel 2021 con il singolo King, realizzato insieme all’artista statunitense Kiiara.

Il 2021 è l’anno del successo per Rosa Linn: la giovane cantante si fa conoscere dal grande pubblico e diventa una vera e propria star nel proprio paese, iniziando anche le prime apparizioni dal vivo e in televisione. Nel marzo 2022 è stata così annunciata la sua partecipazione all’Eurovision, dove concorre col brano Snap.

Rosa Linn, che ha conquistato Torino

Il palco torinese dell’Eurovision ha accolto a braccia aperte Rosa Linn: la sua voce forte e allo stesso tempo vellutata ha conquistato tutti, e persino Cristiano Malgioglio ne è rimasto affascinato, tanto da aver ammesso, durante la diretta della semifinale, di voler scrivere una canzone per lei.

In una recente intervista, la cantante ha espresso grande soddisfazione per essere approdata fino alle semifinali di Eurovisione 2022. Ma questo è solo un pezzo di un puzzle molto più grande: “Guardando da fuori, sembrava che le probabilità fossero contro di me. Una ragazza sconosciuta di una piccola città dell’Armenia. Ma il potere di raggiungere gli obiettivi è reale quando è combinato con il duro lavoro”, ha dichiarato la Konstandyan.

Snap: il significato del brano in gara all’Eurovision Song Contest 2022

Grazie al suo brano, Rosa Linn è arrivata in finale insieme a Marius Bear (Svizzera), Systur (Islanda), Monika Liu (Lituania), Maro (Portogallo), i Subwoolfer (Norvegia), Amanda Georgiadi Tenfjord (Grecia), la Kalush Orkestra (Ucraina), Zdob si Zdub & Fratii Advahov (Moldavia) e S10 (Paesi Bassi).

Il pezzo scelto per convincere la giuria a decretarla vincitrice si intitola Snap. Si tratta di una delle canzoni più energiche e allegre in gara al contest. Il singolo della Linn è un invito ad andare avanti, senza fossilizzarci su chi ci ha fatto soffrire, lasciandoci il dolore alle spalle. Tra le righe della canzone, infatti, emerge tutto l’amore per la vita, l’euforia la gioia che ci danno le nostre passioni. “Voglio essere la prima produttrice musicale donna del mio paese”, ha raccontato Rosa Linn alla vigilia della semifinale dell’Eurovision.

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Eurovision Song contest, il debutto della cascata delle Marmore: la città di Terni tifa per la cantante armena Rosa Linn (Ternitoday 11.05.22)
Eurovision 2022: testo di Snap di Rosa Linn (Armenia) (Gingergeneration)
Eurovision 2022, chi è Rosa Linn, la cantante dell’Armenia? Età, vita privata, biografia, canzone Snap, testo e traduzione, video, Instagram (Donnapop)
Snap, Rosa Linn: la canzone dell’Armenia in gara all’Eurovosion 2022 (Soundsblog)
ROSA LINN EUROVISION 2022 CHI È CANTANTE ARMENIA: GIÀ DA BAMBINA (Cotrataque)
ROSA LINN, ARMENIA: CHI È? EUROVISION 2022/ Canta “Snap”: doppio successo per lei? (Il sussidiraio)
Eurovision, la prima semifinale: l’Armenia con Rosa Linn (Rainews)

 

 

“L’antica chiesa degli Armeni fulcro della città multiculturale” (Il Telegrafo 09.05.22)

Il professor Giangiacomo Panessa, rappresentante culturale del Patriarcato Armeno per la Chiesa Armena di Livorno, è intervenuto per presentare un’iniziativa che ha allo scopo di valorizzare una delle strade di Livorno che racchiude la storia secolare di Livorno improntata alla multiculturalità e al pluralismo delle confessioni religiose. In via della Madonna infatti si trovano tre chiese di rito diverso tra le quali la seicentesca Chiesa di San Gregorio degli Armeni, o quello che ne resta, dopo spoliazioni e veri e propri “saccheggi“ come li ha definiti lo stesso Panessa.

Via della Madonna è una meta obbligata perché incarna lo spisito fondativo di Livorno, ’Città delle Nazioni’. La Nazione Armena aveva in via della Madonna il suo luogo di culto, semidistrutto con i bombardamenti della seconda guerra mondiale, “saccheggiato negli anni con pezzi degli altari che oggi si trovano in Villa Fabbricotti, – ha ricordato Panessa – altri pezzi sono stati riportati qui. Ma gran parte del suo patrimonio è stato disperso, rubato, anche il pavimento”. Cosa resta della Chiesa degli Armeni in via della Madonna? “La facciata e un vano – spiega Panessa – è tutto quello che rimane della Chiesa. Quello che è sopravvisuto oggi potrebbe servire per ospitare un punto di riferimento per l’accoglienza turistica per avere informazioni su Livirno, la sua storia, il suo passato. Si trova in una posizione strategica della città”. Questo perché “il turismo e la cultura saranno tra i pilastri dello sviluppo futuro di Livorno. Livorno vanta una storia interculturale” nata dall’interazione tra le culture delle comunità straniere.

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>> Chiesa degli Armeni. Panessa: “Rendiamola un luogo forte di promozione turistica” – Livorno Sera

“Comabbio racconta l’Armenia” dal 13 al 15 maggio (Informazioneonline 09.05.22)

È all’insegna della musica e del viaggio il programma della seconda edizione di “Comabbio racconta l’Armenia”, la rassegna dedicata alla storia, all’arte e alla cultura della civiltà armena, organizzata dal Comune di Comabbio. Si inizia venerdì 13 maggio alle 21 alla chiesa di San Martino a Vergiate con un Concerto per soprano e organo interamente dedicato alla musica sacra armena durante il quale Yenelina Arakelyan (soprano) e Saténik Shahazizyan-Simonyan (organo) eseguiranno musiche di Komitas, Babajayan e Yekmalyan.

Sabato 14 maggio a Comabbio in Sala Lucio Fontana a partire dalle ore 9.30, dopo i saluti istituzionali, il compositore e docente Matteo Manzitti terrà un laboratorio di ascolto e composizione di base aperto a tutti con ingresso libero. Partendo dal repertorio di canti popolari raccolti e trascritti da Padre Komitas, il Maestro Manzitti si rivolgerà a un pubblico di adulti e ragazzi, musicisti e appassionati di musica, per introdurli alle pratiche di trascrizione, rielaborazione e composizione di base.

Avranno come leitmotiv il viaggio le conferenze di sabato pomeriggio (ore 15-17). Nadia Pasqual, giornalista autrice della guida “Armenia e Nagorno Karabakh” (Polaris) ci porterà in un viaggio virtuale che, attraverso parole e immagini, evocherà luoghi, incontri, esperienze ai piedi dell’Ararat. A seguire, la conferenza del fotografo Jacopo Santini – autore della mostra di immagini esposte in Sala Fontana aperta al pubblico durante tutti i fine settimana di maggio – si soffermerà sulla sua esperienza di viaggio in Artsakh/Karabakh dopo la guerra dei 44 giorni del 2020. Alle 18, nel cortile di casa Marini-Balbi, la giornata si conclude con il concerto per soprano, clarinetto e pianoforte con musiche di Komitas durante il quale Yenelina Arakelyan, Ariane Llor, Saténik Shahazizyan, intercalate dallo storico dell’arte Marco Ruffilli, interpreteranno brani del repertorio di canti popolari trascritti dal grande compositore armeno.

Domenica 15 maggio mattinata all’insegna della musica con il workshop per studenti aperto al pubblico “Krunk e la musica armena: i quartetti d’archi di Komitas” di Corinna Canzian, violinista, con i suoi allievi dell’Academy Echi Urbani in programma dalle 9.30 alle 12.30 in Sala Fontana a Comabbio. Sarà possibile partecipare e ascoltare la lezione di concertazione dei quartetti che saranno poi eseguiti alle 12.30 dagli allievi del workshop al concerto “Krunk e la musica armena”, con ingresso libero.

Il pomeriggio di domenica 15 maggio (ore 14.30-17.30) sarà dedicato alle conferenze sulla presenza armena in Italia e a Venezia in particolare: si inizierà alle 14.45 con la conferenza “Presenza armena in Italia. 1915-1920” di Agop Manoukian, sociologo e autore del libro omonimo. Si proseguirà alle 15.45 con la dissertazione storica “Gli armeni a Venezia: una presenza secolare” tenuta da Aldo Ferrari, armenista e professore ordinario dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, per concludere alle 16.45 con l’intervento “Gli armeni a Venezia. Testimonianze artistiche” dello storico dell’arte Marco Ruffilli. Al termine, alle 17.30, discussione finale con tutti i relatori e spazio alle domande del pubblico.

Il weekend successivo, da venerdì 20 a domenica 22 maggio, sarà possibile partecipare a diversi eventi proprio a Venezia, che comprendono una giornata, sabato 21 maggio, alla scoperta dei luoghi armeni di Venezia con visite guidate a Palazzo Zenobio, ex collegio armeno Moorat-Raphael, la Chiesa di Santa Croce degli Armeni e l’imperdibile complesso monastico dei padri mechitaristi sull’Isola di San Lazzaro degli Armeni. Per informazioni e adesioni rivolgersi agli organizzatori durante la rassegna oppure scrivere a info.comabbioraccontalarmenia@gmail.com.

In entrambe le giornate i ristoranti convenzionati proporranno menù armeni con ricette suggerite dalla cuoca armena Verijn Manoukian, autrice del libro “Anoush Lini! Ricette e tradizioni della cucina armena” (Trenta Editore).

La rassegna è organizzata dal Comune di Comabbio in collaborazione con Biblioteca civica di Comabbio, Ufficio Scolastico Territoriale di Varese, Gli Echi della Natura, Amici della Scala Santa, con il supporto di Sartis Srl, Dimensione Armonica, e il patrocinio di Consolato Onorario D’Armenia in Venezia, Unione Armeni d’Italia, Centro Studi e Documentazione della Cultura Armena, Congregazione Mechitarista.

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Chi è Rosa Linn, all’Eurovision 2022 per l’Armenia (Donnaglamour 09.05.22)

Alla scoperta della cantante armena Rosa Linn, che nel 2022 porta sul palco dell’Eurovision Song Contest il brano Snap.

Rosa Linn comincia ad appassionarsi al mondo della musica fin dall’infanzia e ancora adolescente dà inizio alla sua attività artistica partecipando alla competizione junior dell’Eurovision. Durante il suo percorso musicale fa anche parte per un periodo del collettivo fondato da Tamar Karpelian, voce del gruppo Genealogy. Successivamente si dedica alla carriera da solista che la porta in breve tempo ad esibirsi sul palcoscenico dell’Eurovision edizione 2022.

La biografia e la carriera di Rosa Linn

Roza Konstandyan, conosciuta sulla scena musicale con lo pseudonimo Rosa Linn, nasce nella città armena di Vanadzor, il 20 maggio del 2000, sotto il segno zodiacale del Toro. Appassionata fin da bambina di musica e di canto, entra in contatto con il panorama musicale già all’età di tredici anni, quando entra a far parte della selezione armena per l’undicesima edizione del Junior Eurovision Song Contest, dove si esibisce con il brano Gitem.

Durante l’anno 2021 la giovane cantante pubblica il suo singolo di debutto dal titolo King, a cui lavora assieme all’artista statunitense Kiara Saulters, conosciuta con il nome d’arte Kiiara. Nello stesso anno avviene la sua prima apparizione televisiva in cui si esibisce dal vivo. Nel marzo dell’anno successivo l’emittente radio televisiva pubblica ARMTV annuncia che la sua selezione interna per il rappresentante dell’Armenia all’Eurovision Song Contest 2022 nella città italiana di Torino è proprio la cantante Linn, che si esibisce sul palcoscenico torinese con il brano inedito intitolato Snap.

Rosa Linn e la vita privata

Anche se la cantante armena Rosa sembra essere abbastanza attiva sui suoi profili social, non si conosco i dettagli in merito alla sua vita privata e riguardo la sua situazione sentimentale. Si sa che oltre ad essere una cantante è anche una polistrumentista, sembra infatti suonare diversi strumenti, tra cui la batteria e il pianoforte.

3 curiosità sulla cantante armena

  • All’età di sei anni comincia a prendere lezioni di piano.
  • Il suo profilo Instagram è molto seguito.
  • La sua carriera professionale inizia come componente del gruppo Nvak

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Diyarbakir, la più grande chiesa armena del Medio Oriente riapre dopo occupazione militare e restauri (AgenziaFides 09.05.22)

Diyarbakir (Agenzia Fides) – La chiesa armena dedicata a San Ciriaco (Surp Giragos) riapre finalmente al culto nella città turca di Diyarbakir: E l’evento diventa anche occasione per verificare lo stato dei rapporti tra la dirigenza politica turca e la comunità armena apostolica, la più numerosa tra le piccole comunità cristiane presenti nell’attuale Turchia.
La chiesa di San Ciriaco era stata riaperta al culto solo nel 2012, dopo decenni di abbandono. Poco dopo la sua rinascita, il luogo di culto cristiano era stato di nuovo sottratto alla comunità armena locale, in conseguenza dei nuovi scontri tra esercito turco e gruppi paramilitari dell’indipendentismo curdo legati al Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK). Nel conflitto intermittente tra esercito turco e milizie curde, quella apertasi a luglio 2015 rappresentò la stagione più cruenta registrata negli ultimi due decenni. Nel marzo 2016, come riferito dall’Agenzia Fides (vedi Fides 30/3/2016), nel quadro delle operazioni militari messe in atto nella Turchia meridionale contro le postazioni curde del PKK, il governo di Ankara aveva disposto l’esproprio della chiesa di San Ciriaco e di tutte le altre chiese della metropoli che sorge sulla riva del fiume Tigri. La disposizione di esproprio del governo era stata pubblicata anche sulla Gazzetta ufficiale del Consiglio dei Ministri, e aveva coinvolto 5 chiese di Diyarbakir, oltre, a più di 6mila abitazioni, dislocate in gran parte nel centro storico della città turca. Durante il riaccendersi del conflitto, la chiesa era stata danneggiata e alcuni oggetti erano stati rubati. La riapertura ufficiale della chiesa, avvenuta nel pomeriggio di sabato 7 maggio, ha visto la partecipazione di diverse autorità ecclesiastiche e politiche nazionali e locali, compresi il Patriarca armeno di Costantinopoli, Sahak II Mashalyan – che domenica 8 maggio ha celebrato la divina liturgia nella chiesa riaperta – e il Ministro turco per la cultura e il turismo Mehmet Nuri Ersoy. Nel suo intervento, il Ministro Ersoy ha rimarcato che a Diyarbakir “culture e fedi diverse convivono in pace” e le diverse comunità esercitano liberamente le pratiche e le devozioni connesse alla propria fede. Il ministro ha espresso l’auspicio che i luoghi di culto “siano in tutta l’Anatolia un segno del rispetto e della fratellanza tra noi”, rimarcando l’importanza della loro tutela e protezione. Dichiarando di condividere la gioia della comunità armena, il politico turco ha ricordato l’importanza storica del luogo sacro riaperto al culto: “Sappiamo quanto sia importante questo edificio non solo per i nostri cittadini della città, ma anche per il patrimonio culturale mondiale. Si riapre della più grande chiesa armena del Medio Oriente. Credo che questi restauri, costati circa 32 milioni di lire turche, siano un’opera molto significativa per la tutela del patrimonio culturale”. Anche il Patriarca armeno Sahak II, nel suo intervento, ha confermato che il restauro della chiesa e la sua riapertura al culto sono stati possibili solo grazie ai fondi messi a disposizione dal governo di Ankara. “Non c’è dubbio” ha aggiunto il Patriarca – che questa apertura rappresenti un giorno di festa per gli armeni di Diyarbakir. Anche davanti al declino numerico della presenza cristiana a Diyarbakir, l’apertura di questa chiesa può rappresentare un’ancora di salvezza. E contiene un importante e significativo messaggio di amicizia in termini di miglioramento delle relazioni turche e armene”.
La chiesa armena di San Ciriaco fu costruita nel XIV Secolo dopo Cristo. Essa rappresentò il più rilevante luogo di culto per la comunità armena nel sud della Penisola anatolica fino al 1915, anno in cui anche gli armeni di quella regione furono coinvolti nelle deportazioni e nei massacri del cosiddetto Genocidio armeno. La chiesa, utilizzata come quartier generale militare durante la Prima Guerra Mondiale, funzionò in seguito come magazzino di cotome, per poi rimanere in stato di abbandono fino alla temporanea “rinascita” iniziata nel 2012.
All’inizio di maggio, nella provincia turca settentrionale di Trabzon, è stata riaperto alle visite anche lo storico Monastero di Sumela, dopo ennesime impegnative opere di salvaguardia realizzate per proteggere il complesso monastico dal rischio di frane. Nei mesi scorsi (vedi Fides 10/2/2022), L’antico Monastero era stato utilizzato come scenario per realizzare una clip di musica elettronica che ha visto il coinvolgimento di una squadra di trenta persone tra coreografi, musicisti, dj e ballerini. L’episodio, che ha visto trasformare l’antico Monastero in una sorta di discoteca di musica elettronica, aveva suscitato polemiche, provocando anche l’apertura di un’inchiesta avviata dal stesso Ministero turco per la cultura e il turismo allo scopo di individuare le responsabilità politiche di un abuso che sarebbe avvenuto senza autorizzazioni da parte dello stesso Dicastero governativo.
Il Monastero di Sumela è un luogo caro alla memoria dei cristiani ortodossi. Un’antica tradizione – spiegano le guide sulle memorie e sui luoghi cristiani disseminati nella Penisola anatolica – fa risalire la fondazione del Monastero (oggi chiamato Meryemana Manastırı, cioè Monastero della Madre Maria) ai monaci greci Barnaba e Sofronio, giunti in quel luogo nel 385 dopo Cristo, al tempo dell’Imperatore Teodosio I, seguendo le indicazioni ricevute durante un’apparizione della Vergine Maria.
La posizione e le fortificazioni costruite nel tempo resero il Monastero inviolabile per i secoli successivi. Nel 532, di ritorno da una delle sue campagne contro i Persiani, l’Imperatore bizantino Giustiniano donò al Monastero un’urna d’argento per raccogliere le reliquie di San Barnaba. Il Monastero rimase un insediamento di vita monastica cristiana anche durante l’Impero ottomano, fino agli ultimi avvenimenti della Prima Guerra Mondiale e alla guerra greco-turca: I monaci lasciarono definitivamente il Monastero solo nel 1923. Dopo decenni di saccheggi e di abbandono, le autorità turche avviarono negli anni Novanta del secolo scorso il restauro volto a tutelare il sito come complesso archeologico-monumentale di rilevanza culturale, e concedendo solo raramente il permesso di celebrare liturgie in quel luogo caro alla tradizione monastica bizantina.
(GV) (Agenzia Fides 9/5/2022).

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Diyarbakir, riaperta la più grande chiesa armena del Medio oriente (Asianews 09.05.22)

Armenia, migliaia di russi arrivano qui perché contro la politica del governo (Euronews 09.05.22)

Migliaia di russi, molti dei quali con mentalità imprenditoriale, hanno deciso di fuggire dal Paese d’origine perché in disaccordo con la politica di governo: destinazione preferita e relativamente comoda è l’Armenia.

Kira, 38enne titolare di un’agenzia interinale a Mosca, si è trasferita a Erevan con il marito e la figlioletta di 18 mesi, poco dopo l’inizio delle operazioni militari in Ucraina.

“È diventato difficile stare in Russia – dice – in base alla situazione creatasi dopo il 24 febbraio, per molte ragioni, anzitutto quelle morali: d’altra parte, gli affari hanno cominciato davvero a soffrirne”.

Sette colleghi della donna si sono trasferiti con lei e le loro famiglie, e ora occupano una casa di 400 metri quadrati in una zona tranquilla della capitale armena.

Tra la Russia e l’Armenia c’è un regime senza visti e si può entrare nel Paese con un passaporto russo.

Vahram Baghdasaryan/PHOTOLURE
AP PhotoVahram Baghdasaryan/PHOTOLURE

Il Ministero dell’Economia armeno ha istituito un canale social per aiutare i nuovi arrivati ad adattarsi.

“Nel mondo – dice Vahan Kerobyan, ministro dell’Economia armeno – molte città sono in competizione per accaparrarsi persone di talento, noi crediamo che l’afflusso di queste persone in Armenia aumenterà notevolmente la competitività dell’economia e la renderà più significativa sulla mappa mondiale”.

Secondo il Ministero dell’Economia armeno, circa 150.000 cittadini russi sono entrati in Armenia nel primo trimestre del 2022, la metà dei quali intende rimanere anche dopo la guerra.

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