Iran, deputato cristiano loda rispetto minoranze religiose (Iqna.ir 27.11.21)

Il rappresentante dei cristiani armeni dell’Iran settentrionale in parlamento, Charlie Anviyeh Tekiyeh, ha sottolineato il grande rispetto per le minoranze religiose nel Paese.

“Devo dichiarare alla comunità internazionale che la comunità cristiana assira e caldea del Paese è definita a livello costituzionale, e in questo senso l’Iran è un Paese che rispetta i diritti delle minoranze, e non è uno slogan, ma un fatto assoluto”, ha dichiarato domenica Anviyeh Tekiyeh, rivolgendosi a una sessione aperta del parlamento.

“È chiaro che l’Iran, in quanto membro più impegnato delle Nazioni Unite nelle leggi umane fondamentali, ha sempre sostenuto e continuerà a sostenere tutti gli oppressi, cristiani o musulmani”, ha aggiunto.

In precedenza, il rappresentante degli assiri iraniani al Parlamento, Yonatan Betkolia, aveva anche sottolineato che le minoranze religiose nel Paese godono di completa libertà.

Inoltre, l’arcivescovo armeno di Teheran, Sebouh Sarkissian, ha sottolineato che le minoranze religiose nel Paese godono di completa libertà. La comunità armena vive pacificamente nel Paese da secoli ed è sempre stato un luogo sicuro per gli armeni”.

Gli armeni amano l’Iran e seguono attentamente le sue notizie indipendentemente dal posto nel mondo in cui vivono, perché l’Iran è stato sempre un rifugio sicuro in tempi difficili.

A differenza di un ipocrita Occidente, Teheran tutela realmente le minoranze religiose. Alle minoranze religiose vengono riservati seggi al Parlamento, a prescindere dal numero degli aventi diritti al voto, perché possano avere rappresentanti che le tutelino e rappresentino le loro specifiche esigenze.

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Masdar firma un accordo per sviluppare la più grande centrale solare dell’Armenia (wam.ae 26.11.21)

ABU DHABI, 26 novembre 2021 (WAM) – Masdar, una delle principali società di energia rinnovabile al mondo e sussidiaria della Compagnia di Investimento Mubadala, ha annunciato oggi di aver firmato un accordo con il governo della Repubblica di Armenia per sviluppare un 200- impianto solare fotovoltaico (PV) da megawatt (MW).

Il progetto Ayg-1 sarà il più grande impianto solare su scala industriale dell’Armenia.

L’accordo di sostegno al governo (GSA) è stato firmato da Gnel Sanosyan, ministro dell’amministrazione territoriale e delle infrastrutture della Repubblica di Armenia, e Mohamed Jameel Al Ramahi, amministratore delegato di Masdar, nel corso di una cerimonia tenutasi oggi a Yeravan, capitale della nazione.

Gnel Sanosyan, Ministro dell’amministrazione territoriale e delle infrastrutture della Repubblica di Armenia, ha commentato: “Il graduale aumento delle fonti rinnovabili nel sistema energetico del nostro Paese è una delle priorità fissate dal governo armeno.

Ahlam Rashid Ahmed AlAbd AlSalami, Incaricato d’Affari dell’Ambasciata degli Emirati Arabi Uniti, ha dichiarato: “Questo accordo rafforzerà i già potenti legami che esistono tra gli Emirati Arabi Uniti e la Repubblica di Armenia.

L’impianto di Ayg-1 sarà situato tra le comunità di Talin e Dashtadem in Armenia, in un’area in cui la radiazione solare è elevata e la terra è inutilizzabile per scopi agricoli. L’impianto si estenderà su oltre 500 ettari e creerà numerosi posti di lavoro diretti e indiretti.

L’Armenia sta cercando di aumentare la quota di energie rinnovabili nel suo mix energetico e ridurre la sua dipendenza da petrolio e gas importati. Il Paese ha anche un significativo potenziale di energia solare, con un flusso medio annuo di energia solare per metro quadrato di superficie orizzontale di circa 1.720 kWh, rispetto alla media europea di 1.000 kWh.

Tradotto da: Hussein Abuel Ela.

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A Sochi colloqui su iniziativa del Presidente russo tra Russia, Armenia e Azerbajgian (Korazym 26.11.21)

È iniziato oggi, su iniziativa del Capo di stato della Federazione Russa, Vladimir Putin, nella sua residenza a Sochi, un vertice tra il Presidente russo Vladimir Putin, il Primo Ministro armeno Nikol Pashinyan e il Presidente azerbajgiano Ilham Aliyev. All’ordine del giorno dell’incontro trilaterale, i rapporti tra l’Armenia e l’Azerbajgian dopo la guerra dei 44 giorni dello scorso anno, scatenata dalle forze armate azere contro la Repubblica di Artsakh/Nagorno-Karabakh, cristiana armena e l’attacco azero all’Armenia di dieci giorni fa.

Il 7 novembre 2021 avevamo scritto [Dichiarazione russa in occasione dell’anniversario della firma trilaterale del cessate il fuoco del 9 novembre 2020 in Artsakh]: «Voci sempre più insistenti riferiscono che la Federazione Russa starebbe preparando un incontro trilaterale in un vertice ad alto livello con Armenia e Azerbajgian. Comunque, per ora non è previsto alcun incontro tra il Primo Ministro armeno Nikol Pashinyan, il Presidente russo Vladimir Putin e il Presidente azero Ilham Aliyev, ha detto un portavoce del Governo alla radio pubblica dell’Armenia. In precedenza, il canale televisivo Russia-1 (VGTRK) ha riferito che non vengono esclusi eventi con la partecipazione dei tre. Poi, l’agenzia russa Interfax ha citato in precedenza il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, dicendo che i leader dei tre Paesi si incontreranno in una videoconferenza all’inizio della prossima settimana».

Come si vede oggi, le voci che circolavano ad inizio del mese, non erano così stralampate. Palesemente, il problema pressante è l’ectoplasma armato del Sultano del Bosforo, che nel Caucaso soffia sul fuoco dietro le spalle della Russia e quindi il grande pompiere del Cremlino è stato costretto ad intervenire, non più in remote, ma in presenza, come si dice nell’era Covid e non solo con le sue truppe per far rispettare dall’Azerbajgian l’accordi trilaterale di cessate il fuoco del 9 novembre di un anno fa.

Nella sua residenza di Sochi, Bocharov Ruchei, il Capo di stato della Federazione Russa, Vladimir Putin ha avuto una conversazione con il Presidente della Repubblica dell’Azerbajgian, Ilham Aliyev, prima dei colloqui trilaterali, iniziati successivamente.

Il Presidente russo Vladimir Putin si rammarica che sorgano ancora problemi in Artsakh/Nagorno-Karabakh, che portano periodicamente a vittime, ha riferito l’agenzia TASS. “Ci sono, purtroppo, problemi, ci sono incidenti. Sfortunatamente, non senza vittime”, ha detto Putin in un incontro con il Presidente dell’Azerbajgian, Ilham Aliyev. Putin ha osservato che è opportuno continuare la discussione sulla soluzione della situazione nella regione in un formato trilaterale. “Il Primo ministro armeno Nikol Pashinyan si unirà a noi dopo un po’ e continueremo questa discussione”, ha detto. Allo stesso tempo, Putin ha sottolineato il ruolo positivo delle forze di pace russe nel risolvere la situazione nell’Artsakh/Nagorno-Karabakh. “Per quanto riguarda l’accordo del Nagorno-Karabakh, qui i nostri peacekeeper, mi sembra, svolgano un ruolo positivo, anche il Centro di controllo del cessate il fuoco russo-turco sta funzionando efficacemente”, ha affermato. Secondo Putin, è necessario discutere di ciò che è già stato fatto e di ciò che deve ancora essere fatto da tutti“, affinché non solo non si crei nulla del genere, ma si creino anche le condizioni per calmare la situazione e sviluppare un’atmosfera che consentirebbe alle persone di vivere in pace e ai Paesi di svilupparsi”.

La Russia si aspetta che a Sochi vengano delineate le direzioni per la normalizzazione dei rapporti tra Baku e Yerevan

La parte russa si aspetta che alla riunione trilaterale dei leader della Federazione Russa, dell’Azerbajgian e dell’Armenia a Sochi, si possano delineare promettenti direzioni per la normalizzazione dei rapporti tra Baku e Yerevan, ha detto a TASS oggi, venerdì 26 novembre 2021, il Viceministro degli Esteri russo Andrei Rudenko. “Ci aspettiamo che la pace e la stabilità tanto attese vengano stabilite nella regione al più presto”, ha detto. Parlando poco prima dell’incontro dei leader di Armenia, Russia e Azerbajgian a Sochi, Rudenko ha affermato che “l’incontro nel suo insieme mira a riassumere alcuni risultati dell’ultimo anno dopo la firma della dichiarazione trilaterale sul cessate il fuoco del 9 novembre 2020, per vedere cosa è stato fatto e cosa si può fare in seguito, per far avanzare il processo di pace e come far avanzare ulteriormente il processo di normalizzazione tra i Paesi nel loro insieme”. Rudenko ha aggiunto: “Speriamo che in questo incontro i leader dei tre paesi che hanno firmato la dichiarazione delineino queste promettenti direzioni”. Il Viceministro degli Esteri russo ha sottolineato, che ci sono ancora questioni ben note nel processo di risoluzione dei problemi. “Quelli riguardano lo sblocco delle comunicazioni di trasporto, la delimitazione del confine armeno-azero, dove, purtroppo, di tanto in tanto assistiamo a incidenti armati, che provocano perdite umane”, ha spiegato Rudenko.

Ai colloqui con Putin e Aliyev, Pashinyan solleva la questione dei prigionieri di guerra e dell’invasione del territorio sovrano armeno

Durante i colloqui trilaterali con il Presidente russo Vladimir Putin e il Presidente azero Ilham Aliyev, il Primo ministro armeno Nikol Pashinyan ha sollevato la questione dei prigionieri di guerra armeni e di altri ostaggi tenuti a Baku e dell’invasione del territorio sovrano dell’Armenia da parte delle forze azere.

Il Primo ministro Pashinyan ha salutato il ruolo della Federazione Russa e personalmente Vladimir Putin nel porre fine alla guerra dello scorso anno. “Dopo il 9 novembre 2020, le forze di pace russe sono state schierate nel Nagorno-Karabakh e lungo il corridoio di Lachin. È ovvio che le forze di pace russe, la Federazione Russa, svolgono un ruolo chiave nella stabilizzazione della situazione nel Nagorno-Karabakh e nella regione, ma voglio sottolineare che, purtroppo, la situazione non è stabile come vorremmo che fosse”, ha affermato Pashinyan. Ha notato che dozzine di persone sono morte da entrambe le parti dal 9 novembre dello scorso anno, nel Nagorno Karabakh durante gli incidenti che si stanno verificando. “Dopo il 12 maggio di quest’anno, abbiamo effettivamente una situazione di crisi al confine armeno-azero. La nostra valutazione è che le truppe azere hanno invaso il territorio sovrano dell’Armenia. Naturalmente, il confine tra Armenia e Azerbajgian non è delimitato, ma esiste un confine di Stato, è il territorio sovrano della Repubblica di Armenia”, ha affermato il Primo ministro armeno.

Pashinyan si è dichiarato in disaccordo con il Presidente dell’Azerbajgian, il quale ha affermato che tutti i punti della dichiarazione trilaterale del 9 novembre 2020, ad eccezione dello sblocco delle comunicazioni, erano già stati attuati. Pashinyan ha sottolineato che c’è anche la questione dei prigionieri di guerra, degli ostaggi e di altri detenuti, che è una “questione umanitaria molto importante”.

Il Primo ministro armeno ha ribadito la volontà dell’Armenia di avviare il processo di delimitazione e demarcazione delle frontiere. “Anche la questione dello sblocco di tutte le infrastrutture di trasporto ed economiche è molto importante per noi, siamo sinceramente interessati a risolvere questi problemi”, ha affermato.

“Riteniamo che la soluzione del conflitto del Nagorno-Karabakh dovrebbe avvenire nell’ambito della Co-presidenza del Gruppo di Minsk dell’OSCE, ma penso che molte questioni possano essere discusse, risolte in formati trilaterali e bilaterali”, ha affermato Pashinyan. Ha elogiato il fatto che si stiano instaurando contatti diretti tra funzionari armeni e azeri e ha espresso la speranza che si raggiunga una decisione concreta per il bene della stabilità nel Caucaso meridionale.

Il Cremlino reagisce alla mappa del “mondo turco” che copre parti del territorio russo

Nei giorni scorsi, il Portavoce del Presidente russo Dmitry Peskov ha espresso rammarico, che la mappa del mondo turco, che il leader del Partito del movimento nazionalista (MHP) Devlet Bahçeli ha presentato al Presidente turco Recep Tayyip Erdogan [di cui abbiamo riferito il 19 novembre scorso: Venti di guerra nel Caucaso. Non più solo l’Artsakh (Nagorno-Karabakh) ma l’Armenia nel mirino azero-turco. Verso il disastro], non abbia una stella rossa che indichi che il suo centro non è in Turchia, ma in Altai, in Russia, ha riportato TASS. Lo ha affermato il Portavoce del Cremlino durante il programma “Mosca. Cremlino. Putin” su Russia-1 TV. “I nostri partner turchi promuovono l’idea dell’unità turca, questo è normale. L’unica cosa di cui mi rammarico è che non ci sia ancora una grande stella rossa al centro del mondo turco sulla mappa”, ha detto Peskov. Il Portavoce del Cremlino ha sottolineato che questo centro “non è in Turchia, è nel territorio della Federazione Russa, ad Altai”. Peskov ha chiarito che questo è “il luogo sacro per ogni turco, da dove ha avuto origine”. “Lo dico come turkologist”, ha sottolineato.

Sull’account Twitter dell’MHP era stato pubblicato una foto di Erdogan e Bahçeli [QUI], mostrando una mappa del cosiddetto mondo turco, che copre una parte significativa del territorio russo. Tutte le aree dipinte sono divise in tre colori. Turchia, Azerbajgian, Turkmenistan, Uzbekistan, Kazakistan, Kirghizistan e Tagikistan sono contrassegnati in rosso. Alcuni paesi della penisola balcanica, parte dell’Iran, le regioni meridionali della Russia, nonché la maggior parte della Siberia e della parte occidentale della Mongolia sono contrassegnati in arancione. Altai, Yakutia e la regione autonoma cinese di Xinjiang Uygur sono contrassegnate in giallo. Il significato di questi colori non è specificato nella pubblicazione del partito del movimento nazionalista turco.

Il Ministro degli Esteri armeno Ararat Mirzoyan durante l’intervista a Le Figaro, il 20 novembre 2021 a Parigi.

Ankara avanza nuove precondizioni per riaprire il dialogo con Yerevan

Abbiamo ricevuto segnali positivi dalla Turchia per riaprire il dialogo, ma Ankara avanza nuove premesse, ha detto il Ministro degli Esteri armeno Ararat Mirzoyan, in un’intervista a Le Figaro il 20 novembre 2021 [QUI], nell’ambito della sua visita di lavoro a Parigi. “Abbiamo sempre affermato di essere pronti a normalizzare le nostre relazioni senza precondizioni, nonostante l’enorme sostegno fornito dalla Turchia all’AzerbaJgian durante la guerra contro l’Artsakh, sia politicamente che attraverso la fornitura di armi e il dispiegamento di migliaia di mercenari stranieri”, ha detto Mirzoyan. “Abbiamo ricevuto segnali positivi dalla Turchia per riaprire il dialogo, ma resta complicato. Ankara sta ponendo nuove precondizioni. Tra questi c’è il “corridoio” che collega l’Azerbajgian e il Nakhichevan [*]. Non può in alcun modo essere oggetto di discussione. Gli Stati devono consentire il transito pur mantenendo la sovranità sul proprio territorio. Devono essere riaperti tutti i canali di comunicazione nella regione”, ha affermato il Ministro degli Esteri armeno.

[*] Della “logica del Corridoio di Zangezur” abbiamo trattato il 19 novembre scorso [QUI].

A Salonicco sono stati rimossi dalle fermate degli autobus dei manifesti provocatori dell’Azerbajigian

A Salonicco sono stati rimossi i cartelloni pubblicitari con delle provocazioni azeri, informa l’Ambasciata dell’Armenia in Grecia. In un post su Facebook, l’Ambasciata ha espresso gratitudine a tutte le persone, le organizzazioni e le autorità greche che in poche ore hanno risposto agli appelli della comunità armena. All’inizio di questa settimana la pubblicità che celebrava la cattura di Shushi, Città simbolo della Repubblica di Artsakh/Nagorno-Karabakh da parte delle forze armate dell’Azerbajgian è stata rimossa dalle fermate degli autobus a Salonicco, grazie agli sforzi dell’Ambasciata dell’Armenia in Grecia, della Camera di commercio greco-armeno e del Comitato nazionale armeno di Salonicco.

Ricordiamo che la stessa provocazione era anche messo in atto dagli Azeri nella Metropolitana di Londra nel marzo scorso [Due manifesti che presentavano Shushi e Dadivank come azeri rimossi dalla metropolitana di Londra perché offensivi e falsi – 23 marzo 2021].

 

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Nagorno-Karabakh: premier armeno Pashiniyan, forze di pace russe svolgono ruolo chiave (Agenzia Nova 26.11.21)

Erevan, 26 nov 15:34 – (Agenzia Nova) – Le forze di pace russe svolgono un ruolo cruciale nella stabilizzazione in Nagorno-Karabakh e nella regione. Lo ha dichiarato oggi il primo ministro armeno, Nikol Pashinyan, nel corso del vertice nel formato trilaterale sul Nagorno-Karabakh a Sochi, con il presidente russo Vladimir Putin ed il presidente azerbaigiano Ilham Aliyev. Rivolgendosi direttamente al capo di Stato russo, Pashinyan ha sottolineato il ruolo di Mosca e quello personale di Putin nell’aver fermato la guerra lo scorso anno, ricordando come dopo il 9 novembre 2020 le forze di pace russe siano state schierate nel Nagorno-Karabakh, lungo il corridoio di Lachin. (Rum)

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Armenia-Azerbaigian: Putin ad Aliyev, creare condizioni per risolvere situazione in Karabakh

Mosca, 26 nov 13:42 – (Agenzia Nova) – I vertici nel formato trilaterale tra i leader di Russia, Azerbaigian ed Armenia sono necessari per creare le condizioni per risolvere la situazione nel Karabakh, consentendo alle persone che vivono in questi luoghi di vivere in pace e alla regione di svilupparsi. Lo ha dichiarato oggi il presidente russo, Vladimir Putin, rivolgendosi all’omologo azerbaigiano Ilham Aliyev, nel corso di un incontro bilaterale a Sochi, nell’ambito del summit nel formato trilaterale sul Nagorno-Karabakh, al quale partecipa anche il primo ministro armeno, Nikol Pashinyan. (Rum)

Acquedotto romano scoperto in Armenia (Italiaoggi 26.11.21)

Una scoperta straordinaria. Resti romani sono stati ritrovati un po’ dovunque nei Paesi affacciati sul Mediterraneo, ma questi rinvenuti in Armenia sono nelle terre più lontane dell’antico impero romano: sono di un acquedotto che per gli studiosi è il più orientale tra quelli costruiti dagli imperatori romani. Invisibile nel paesaggio è stato rintracciato grazie anche all’uso di droni.

Una équipe internazionale di ricercatori ha fatto sapere di aver scoperto, nel sito archeologico dove stava lavorando dal 2019, i resti di un maestoso acquedotto romano ad arco, forse il più grande mai costruito, nell’area corrispondente a Artaxata, l’antica capitale del regno di Armenia, a sud di Erevan. La scoperta è avvenuta mentre i ricercatori dell’università di Münster, e dell’Accademia nazionale delle scienze della Repubblica di Armenia, erano impegnati nelle ricerche per riportare alla luce alcuni resti dell’antica città di Artaxata, una delle capitali dell’antica Armenia.

L’acquedotto romano di Artaxata è stato costruito tra il 114 e il 117 dopo Cristo, sotto il regno dell’imperatore romano Traiano. Secondo quanto hanno fatto sapere gli archeologici questa opera rimase incompiuta. Non fu mai terminata perchè dopo la morte di Traiano, nel 117 dopo Cristo, il suo successore, Adriano, rinunciò all’Armenia, provincia del proprio impero, prima del completamento dell’acquedotto, ha spiegato il ricercatore tedesco Torben Schreiber dell’università di Munster, in Renania, uno degli autori dello studio.

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Armenia-Turchia: ministero Esteri russo, Erevan ha chiesto mediazione per normalizzazione rapporti (AgenziaNova 25.11.21)

Erevan, 25 nov 13:05 – (Agenzia Nova) – La Russia conferma che l’Armenia ha richiesto la mediazione di Mosca per normalizzare le relazioni con la Turchia. Lo ha affermato oggi la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, in un briefing, aggiungendo che “la Russia è interessata e ha compiuto sforzi nel processo di normalizzazione delle relazioni armeno-turche”. Precedentemente il ministero degli Esteri armeno aveva dichiarato di aver informato la Russia di essere disponibile a normalizzare i rapporti diplomatici con Ankara fin da subito e senza precondizioni. (Rel)

L’ambasciatrice armena in Italia visita Carrara (Voceapuana 25.11.21)

CARRARA – Nell’intera giornata di sabato 27 novembre sarà in visita a Carrara S.E. Tsovinar Hambardzumyan, Ambasciatrice della Repubblica di Armenia in Italia. Invitata per partecipare alla presentazione del libro “Il Calice Frantumato” di Arthur Alexanian, che si svolgerà alle 18 presso l’Accademia di Belle Arti, l’Ambasciatrice coglierà l’occasione per visitare la città e incontrare i rappresentanti delle Istituzioni e delle categorie economiche.

A fine mattinata sarà a Palazzo Ducale a Massa per incontrare il Prefetto, Claudio Ventrice, e poi il Presidente della Provincia Gianni Lorenzetti. Più tardi si recherà a Marina di Carrara, al Parco “Falcone e Borsellino” per rendere omaggio al monumento dedicato all’amicizia e al gemellaggio tra le città di Carrara e Jerevan, capitale dell’Armenia.  Nell’occasione sarà presente il presidente del Consiglio comunale di Carrara, Michele Palma. Nel primo pomeriggio presso la Camera di Commercio incontrerà il Presidente della Cciaa, Dino Sodini, e i rappresentanti delle principali categorie economiche della Provincia. Successivamente  sarà ricevuta in Municipio dal Sindaco di Carrara, Francesco De Pasquale per poi concludere la giornata all’Accademia di Belle Arti.

Tsovinar Hambardzumyan è nata il 5 luglio 1971 a Jerevan. Nel periodo 1989-1994 ha studiato presso il Dipartimento di Lingue e letterature orientali della Facoltà di Studi orientali dell’Università Statale di Erevan. Dal 2005 al 2006 ha studiato presso la School of Political Studies (CRED) del Consiglio d’Europa. Nel 1998 ha conseguito il Master in Studi sulla Sicurezza presso l’Università Statale di Erevan e nel 2008 ha studiato presso il Rome Defense College della NATO. Il 1° giugno 2020, con decreto del Presidente della Repubblica d’Armenia Armen Sarkissian, Tsovinar Hambardzumyan è stata nominata Ambasciatore Straordinario e Plenipotenziario della Repubblica d’Armenia presso la Repubblica Italiana.

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Armenia e Azerbaijan, il valzer dei (mancati) incontri (Osservatorio Balcani e Caucaso 25.11.21)

Domani 26 novembre dovrebbe tenersi nella località turistica russa di Sochi un incontro trilaterale tra Armenia, Azerbaijan e Russia. Al centro dell’iniziativa diplomatica possibili accordi tra i due paesi belligeranti. Le informazioni però sono ancora poche

25/11/2021 –  Onnik James Krikorian

Lo scorso 9-10 novembre sono presto svanite le speranze per un possibile incontro tra il primo ministro armeno Nikol Pashinyan, il presidente dell’Azerbaijan Ilham Aliyev e il russo Vladimir Putin. Nel frattempo si sono verificati nuovi scontri al confine tra Armenia e Azerbaijan: è stato il momento peggiore dal cessate il fuoco del 2020.

Intanto volano le accuse reciproche tra Armenia e Azerbaijan per i combattimenti che hanno causato la morte di almeno sei soldati armeni e sette azerbaijani. Si ritiene inoltre che circa due dozzine di soldati armeni siano stati fatti prigionieri dall’Azerbaijan. Questo, insieme alle preoccupazioni riguardo a quelli già detenuti da Baku dalla fine dello scorso anno, ha incrinato ogni speranza di svolta.

Almeno fino ad ora.

Come suggerito da Radio Free Europe a metà ottobre, l’Unione europea ha lavorato ad un incontro tra Aliyev e Pashinyan a margine del Vertice di partenariato UE in programma a Bruxelles il mese prossimo. Lo ha confermato il 19 novembre Charles Michel, presidente del Consiglio europeo. La Russia, non volendo vedere sminuito il proprio ruolo, è riemersa però come possibile facilitatrice di un incontro, confermato finora per il 26 novembre nella località balneare russa di Sochi.

Alimentando le speculazioni sulla possibile firma di due accordi, il primo ministro armeno Pashinyan ha anche rilasciato la sua prima intervista dal vivo, dopo più un anno, il giorno stesso in cui è stato annunciato l’incontro. In diretta sulla televisione pubblica armena, Facebook e YouTube, si è quindi improvvisamente riattivato quello che sembrava essere un processo politico frustrato dal disaccordo tra le parti.

Le ragioni del fallimento dell’incontro del 9-10 novembre, come qui riportato all’inizio di questo mese, sono ancora oggetto di speculazioni. Alcuni analisti armeni suggeriscono richieste dell’ultimo minuto da parte azerbaijana. Nella sua intervista in diretta, tuttavia, Pashinyan ha attribuito il problema al simbolismo della data, il primo anniversario del cessate il fuoco del 2020.

In un podcast dell’Armenian News Network-Groong, l’analista regionale da Yerevan Benyamin Poghosyan ha ipotizzato che Pashinyan si fosse effettivamente ritirato dall’incontro del 9-10 novembre a causa della data delicata. Concorda Richard Giragosian, direttore del Centro studi regionali, che tuttavia cita anche altri problemi.

“Sebbene il governo armeno abbia spiegato molto male il proprio approccio diplomatico, sembra che l’insistenza dell’Azerbaijan su richieste dell’ultimo minuto, tra cui l’impegno dell’Armenia a riconoscere l’integrità territoriale e i confini dell’Azerbaijan, abbia effettivamente fatto deragliare l’incontro he ra stato pianificato”, ha dichiarato tramite e-mail.

Tuttavia risultano poco credibili le affermazioni di Pashinyan secondo cui i prossimi colloqui del 26 novembre a Sochi sarebbero stati concordati con largo anticipo: in particolare alla luce di quella che ora sembra essere una raffica di attività diplomatica internazionale. Il discorso del primo ministro armeno è sembrato preparare la popolazione a ciò che potrebbe accadere dopo.

Tuttavia, per qualsiasi attento osservatore della situazione del dopoguerra, non c’era nulla di nuovo nelle risposte di Pashinyan all’elenco di domande accuratamente redatte. Si è trattato, tuttavia, di uno sforzo evidente per chiarire in anticipo la posizione dell’Armenia.

“La mancanza di informazioni promuove solo il rischio di disinformazione”, afferma Giragosian. “E la gestione russa del processo crea un ulteriore pericolo di manipolazione esterna, rendendo Yerevan e Baku vulnerabili all’agenda di Mosca” .

Pashinyan ha affermato che sia l’Armenia che l’Azerbaijan avevano già riconosciuto la reciproca integrità territoriale quando sono entrati a far parte della Comunità degli Stati Indipendenti nel 1991. Ha anche ribadito che qualsiasi collegamento tra l’Azerbaijan e il Nakhichevan attraverso il territorio armeno non sarebbe andato a scapito della sua sovranità. C’è anche la questione dell’eventuale presenza di controlli doganali e di frontiera.

Durante l’intervista, durata oltre due ore, Pashinyan ha anche chiarito le speculazioni su eventuali accordi che potrebbero essere firmati nel prossimo futuro, e soprattutto in merito ad un confine conteso. “Un possibile documento si baserà sulla formazione di una commissione da parte di Armenia e Azerbaijan che comincerà a occuparsi della delimitazione dei confini”, ha affermato.

Non è chiaro se un documento del genere potrebbe essere firmato alla fine di questa settimana, ma i tempi della conferenza stampa fanno pensare che potrebbe essere sul tavolo. Indipendentemente da ciò, sostiene Giragosian, rimangono irrisolti alcuni ostacoli e problemi.

“Dato il ritardo nella restituzione di tutti i prigionieri di guerra e dei detenuti civili dalla prigionia azera, il necessario ritorno alla diplomazia non fa che aumentare il ritardo nel raggiungimento di un accordo di pace”, afferma. “In questo contesto, il calendario per un tale accordo di pace spetta in gran parte al governo azero e dipenderà da quando Baku sarà pronta a impegnarsi nuovamente nel processo di pace”.

Al momento della stesura di questo articolo, le speranze che una svolta potrebbe essere imminente e arrivare all’incontro di Sochi sembrano essere sostenute dai movimenti diplomatici dell’ultimo minuto. Il giorno dopo l’intervista televisiva di Pashinyan, il vice primo ministro russo Alexei Overchuk ha visitato sia Baku che Yerevan.

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Presentazione del libro “Il calice frantumato” di Arthur Alexanian (Lagazzettadimassaecarrara 24.11.21)

Italia Nostra, sezione Apuo Lunense, ricorda che sabato 27 novembre, alle 18, sarà presentato nella Sala dei Marmi dell’Accademia di Belle Arti di Carrara il libro “Il Calice Frantumato” di Arthur Alexanian, scrittore di origine armena, francese di passaporto e fiorentino di residenza.

Insieme all’autore ci saranno il Prof. Riccardo Canesi, l’Ambasciatrice della Repubblica armena in Italia S.E. Tsovinar Hambardzumyan, il Sindaco di Carrara Prof. Francesco De Pasquale, Alessandra Ulivieri, editrice, ed Emanuela Biso, Presidente di Italia Nostra, sez. Apuo-Lunense che ha organizzato l’evento.

All’incontro sarà presente anche lo scultore armeno Mikayel Ohanjanyan che nel 2015 ha vinto, con la delegazione armena, il Leone d’Oro di Venezia come migliore partecipazione nazionale.

 

Il Calice Frantumato è costruito sulle memorie raccolte da Arthur Alexanian sulla vita del padre Boghos, fuggito dalla propria terra, scampato al genocidio, che ha trovato in Francia il suo rifugio.

Considerato il ristretto numero di posti disponibili, si prega chi sia interessato a partecipare di prenotarsi scrivendo ad annalalli@icloud.com

Come da Norme AntiCovid, si potrà entrare solo se muniti di Green Pass.

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Renco va in Armenia con una centrale a gas (Ilsole24ore 24.11.21)

Produrrà circa il 20% del fabbisogno di energia elettrica dell’Armenia la centrale da 254 MW, sviluppata e costruita a Yerevan da Renco, da oltre 40 anni contrattista EPC (engeenering, procurement, construction) nel settore del gas e nella produzione di energia, con quartier generale a Pesaro e 40 società in 20 paesi nel mondo. Un project financing internazionale della durata di 25 anni per un investimento complessivo di 258,5 milioni di dollari e finanziato per quasi 164 milioni dollari (141 milioni di euro) da un pool di istituti finanziari internazionali, coordinati da IFC, società del Gruppo Banca Mondiale, dalla stessa Renco e da Simest, per un apporto complessivo di 56,9 milioni e da Siemens (37,9 milioni ). Il controllo completo dell’impianto, inaugurato il 29 novembre, sarà per i prossimi 25 anni in mano per il 60% ai due partner italiani e per la restante quota alla multinazionale tedesca, che ha fornito anche le turbine.

Lo Stato unico acquirente

Il gas necessario per il funzionamento della centrale verrà fornito da Gazprom Armenia e tutta l’energia elettrica prodotta verrà acquistata dallo Stato. «È un’operazione alla cui realizzazione lavoriamo da 6 anni – spiega Giovanni Gasparini, presidente di Renco – e della quale abbiamo seguito tutti gli step: dallo sviluppo del progetto all’individuazione dei partner tecnologici e finanziari, fino agli accordi con il governo armeno e alla realizzazione dell’impianto».

Gli ostacoli

Nonostante la Rivoluzione di Velluto del 2018, la Guerra dei 40 giorni con l’Azerbaigian nel 2020 e la durezza della pandemia da covid, il progetto è andato avanti spedito e segna anche un cambio epocale nella strategia del gruppo, finora player globale per la costruzione di impianti (a Brindisi ha realizzato il terminale di ricezione del Tap, ndr.). « Il futuro del mercato dei contrattisti EPC sarà più povero, più competitivo e più rischioso – è la visione di Gasparini – e noi abbiamo raggiunto dimensione e solidità finanziaria che ci consentono di investire in questi progetti: c’è un mercato nuovo e ampio in cui entrare come sviluppatori e produttori di energia».

I progetti

Dopo l’Armenia, in Renco guardano a Mozambico (nonostante il doppio attacco di matrice jihadista a marzo e aprile di quest’anno), Arabia e Kazakistan, dove il gruppo pesarese ha solide relazioni istituzionali, ai Paesi in via di sviluppo, «perché ci sono diverse opportunità», e anche all’Italia, dove sta partecipando a una gara per la conversione al gas di alcune centrali a carbone di Enel. Con la gradualità necessaria Renco nei prossimi anni cercherà di passare da EPC contractor a sviluppatore di progetti in particolare sul tema dell’energia. L’esperienza maturata con il progetto dell’Armenia sarà la base dalla quale partire per altri progetti con l’obiettivo di entrare in un mercato più complesso ma certamente più remunerativo. La transizione energetica sta spingendo i numeri del gruppo, che chiuderà quest’anno con un fatturato sui 300 milioni di euro, con livelli di marginalità costanti. Non ci sarà la Borsa nell’immediato futuro, ma piuttosto «altri strumenti funzionali alla crescita, sempre attraverso la finanza di progetto in Italia e su scenari internazionali».

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