Armenia: l’ambasciatore Ferranti visita gli scavi archeologici di Dvin (Aise 24.06.26)

JEREVAN\ aise\ – L’ambasciatore d’Italia a Jerevan, Alessandro Ferranti, ha visitato nei giorni scorsi gli scavi della Missione Archeologica Italo-Armena di Dvin in occasione della conclusione della prima campagna di documentazione tridimensionale dei reperti provenienti dall’antica capitale dell’Armenia medievale.
La visita ha rappresentato un’importante occasione per riaffermare il valore della cooperazione archeologica, culturale e scientifica tra Italia e Armenia, nonché il fondamentale ruolo svolto dai progetti di ricerca italiani nel consolidare i rapporti di amicizia, dialogo e scambio tra i due Paesi.
L’ambasciatore Ferranti ha inoltre sottolineato il ruolo della Cooperazione italiana quale strumento di promozione culturale e di sviluppo turistico ed economico e piattaforma per una collaborazione duratura tra i popoli.
L’attività archeologica a Dvin rientra nel progetto internazionale di Cooperazione allo Sviluppo ArcheTourDev, finanziato dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS) e realizzato dall’Università di Firenze – Dipartimento SAGAS (Storia, Archeologia, Geografia, Arte e Spettacolo), in collaborazione con l’Università Statale di Jerevan e l’Istituto di Archeologia ed Etnografia dell’Accademia Nazionale delle Scienze della Repubblica d’Armenia, sotto la direzione di Hamlet Petrosyan e Michele Nucciotti.
Il progetto opera anche nei siti di Garni e di Aruch insieme all’Opificio delle Pietre Dure, istituzione di fama mondiale nel campo del restauro, e a ISMEO, attiva da anni in varie missioni archeologiche e iniziative di cooperazione culturale, scientifica e accademica in Armenia. Il tutto sotto il coordinamento dell’Ambasciata d’Italia a Jerevan.
Tra il 7 e il 14 giugno, un team di archeologi italiani e armeni, in collaborazione con gli esperti di Global Digital Heritage, ha realizzato la documentazione tridimensionale di una selezione di reperti conservati nel deposito di scavo di Dvin, sotto il coordinamento di Elisa Pruno, ricercatrice di Archeologia Medievale presso il Dipartimento SAGAS dell’Università di Firenze, e Tatiana Vardanesova, ricercatrice di Archeologia presso l’Università Statale di Jerevan.
Al termine della campagna sono stati digitalizzati circa 350 reperti archeologici, databili tra il IX e il XIII secolo. Tra questi figurano soprattutto manufatti ceramici – vasellame, recipienti invetriati, contenitori per liquidi, piccole anfore, utensili per la preparazione degli alimenti, lucerne e scarti di fornace – che testimoniano la vita quotidiana, le attività artigianali e il ruolo di Dvin come uno dei principali centri urbani del Caucaso medievale. Alcuni reperti attestano inoltre gli intensi scambi commerciali della città con altre regioni del Vicino Oriente, inclusa l’area iranica.
La documentazione digitale integra e completa le tradizionali attività di ricerca archeologica svolte congiuntamente da studiosi italiani e armeni. Dopo la catalogazione e il disegno manuale in scala dei reperti, le nuove tecnologie consentono di realizzare modelli tridimensionali attraverso l’impiego combinato della fotogrammetria e della scansione laser.
La campagna appena conclusa rappresenta il primo passo di un programma più ampio che prevede una seconda missione che consentirà di completare la catalogazione digitale di tutti i reperti conservati nel deposito del sito, un complesso utilizzato dagli archeologi fin dai primi decenni del Novecento e destinato, nei prossimi anni, a interventi di restauro e valorizzazione che interesseranno la biblioteca, le strutture di ricerca e le aree di deposito archeologico.
Elisa Pruno ha spiegato che la digitalizzazione rappresenta uno strumento fondamentale per la tutela e la valorizzazione del patrimonio archeologico armeno, poiché consente di creare modelli tridimensionali accurati dei reperti, preservandone sia le caratteristiche scientifiche sia l’aspetto visivo. Questi modelli, oltre a costituire una preziosa forma di documentazione e conservazione della memoria, potranno essere utilizzati per la ricerca, la divulgazione e la stampa 3D. Pruno ha inoltre sottolineato che uno degli obiettivi principali del progetto è rendere il patrimonio di Dvin accessibile a studiosi e pubblico attraverso strumenti digitali che permettano l’esplorazione virtuale dei reperti, favorendo una più ampia condivisione della conoscenza.
Attraverso la ricerca, la formazione e l’innovazione tecnologica, il progetto ArcheTourDev contribuisce non solo alla tutela e valorizzazione del patrimonio culturale armeno, ma anche al consolidamento delle relazioni scientifiche e culturali tra Italia e Armenia, confermando il ruolo dell’archeologia quale strumento privilegiato di cooperazione internazionale e dialogo tra i popoli. (aise) 

Antonia Arslan, la scrittrice: «Papà mi ha fatto scoprire il Corriere della Sera a 13 anni, ho raccolto oltre 300 articoli» (CDS Padova 23.06.26)

Il Corriere della Sera l’ha scoperto a 13 anni. «Papà lo lasciava aperto sul mio letto, in evidenza le pagine che mi consigliava di guardare». Da allora non ha mai smesso di leggerlo. Antonia Arslan, 88 anni, scrittrice padovana di fama internazionale, armena di origine e voce in prima linea nel testimoniare il genocidio armeno, a lungo docente all’Università di Padova, tra le autrici più importanti delle letteratura contemporanea, celebra idealmente i 150 anni del Corriere svelando il legame che fin da ragazzina ha con il giornale. Il papà di cui narra, è stato uno dei luminari dell’otorinolaringoiatria, Michele Arslan (il nome originario armeno, poi italianizzato, era Khayel Andon Aram Mariam Arslanian, figlio del patriarca della famiglia, Yerwant Arslanian), primario di Otorinolaringoiatria all’Ospedale di Padova dal 1935. Fu lui a dare una svolta mondiale alla professione, ideando l’operazione chirurgica per trattare la sindrome di Menière. Quest’anno, compie 22 anni il best-seller di Antonia Arslan La Masseria delle allodole (Rizzoli), da cui i fratelli Taviani hanno tratto l’omonimo film. È appena uscito il nuovo libro della scrittrice, Memorie di una Lady armena (Guerini), curato con Benedetta de Mari, romanzo tratto dai diari della contessa Maria Nazle Corinaldi, lasciati alla sua morte a Antonia Arslan.

Antonia Arslan, il suo rapporto con il Corriere della Sera?
«Sono sempre stata una lettrice compulsiva, fin da bambina leggevo di tutto, dalle tragedie greche, ai classici, a Grand Hotel che prendevo di nascosto dalla collezione della domestica… E il Corriere della Sera, ho iniziato grazie a mio padre, fedele e affezionato lettore, soprattutto di quella che allora si chiamava la Terza Pagina e aveva le grandi firme della cultura, Pietro Citati, Antonio Benedetti, Eugenio Montale, Paolo Milano, l’archeologo Amedeo Maiuri, Arrigo Benedetti, Roberto Ridolfi, Giacomo Devoto, Carlo Laurenzi… sono quelli che ricordo di più. Allora il Corriere rappresentava e intercettava proprio la coscienza del Paese. Ho imparato a interessarmi a dibattiti e approfondimenti culturali tra gli interventi pubblicati nella Terza Pagina, che mio padre mi segnalava ogni giorno».

Qual’era il rito della lettura del giornale nella famiglia Arslan?
«Mio padre doveva avere il Corriere ogni mattina, altrimenti piantava una lagna…Non lo leggeva subito, come chirurgo passava tutta la mattina in sala operatoria. Ma nella pausa pranzo, appena mangiato, il rito era la lettura del Corriere, strappava le pagine che gli interessavano, le metteva da parte o me le lasciava in bella vista. E alla sera ne parlavamo. Ho ancora oltre 300 articoli ritagliati e conservati in 70 anni di lettura del Corriere, vorrei raccoglierli in un’antologia».

Il ricordo che più le è rimasto impresso del papà con il Corriere della Sera?
«Le nostre chiacchierate alla sera, sugli articoli che l’avevano interessato, ne parlavamo a lungo. Ma anche quando trovavo le pagine che mi lasciava sul letto, incuriosendomi, facendo crescere in me il piacere della lettura».

La raccolta di articoli del Corriere che ha conservato dal 1955 cosa rivela?
«Sto aprendo in questi giorni tanti scatoloni e continuo a trovare vecchi articoli che mio padre aveva messo da parte. Riscopro autori di grande importanza dell’epoca, che poi ho fatto studiare anche a studentesse e studenti della mia facoltà. Su Carlo Laurenzi ho fatto fare una tesi di laurea. Maiuri e Ridolfi sono stati grandi intellettuali. Su Montale ho qualche riserva, ottimo poeta, ma come scrittore si faceva aiutare, era risaputo… Ho approfondito come accademica anche la figura di Eugenio Torelli Viollier, ideatore e co-fondatore nel 1876 del Corriere della Sera, che diresse fino al 1898. E della moglie, la scrittrice e giornalista Maria Antonietta Torriani, conosciuta con lo pseudonimo di Marchesa Colombi, fortemente voluta da Torelli come prima donna redattrice del quotidiano».

Come docente di Letteratura all’Università di Padova, lei è stata pioniera negli studi su letteratura e scrittura femminile italiana tra l’Ottocento e il Novecento, la Marchesa Colombi, ma anche Neera, Contessa Lara, Jolanda, Matilde Serao…
«Dopo l’Unità d’Italia sono fioriti i giornali e il salto di qualità per tante brave scrittrici e giornaliste è stato quello di essere finalmente pagate e guadagnare con il loro lavoro. Una vera svolta per l’autonomia e il riconoscimento del valore delle donne».

Quali sono i punti di forza del Corriere?
«Ha sempre intercettato l’opinione della maggioranza degli italiani».

Cosa le piace del giornale di oggi?
«Mi piace lo sviluppo dell’online, la sinergia e interazione tra carta e online, credo sia molto utile. Aprire il computer in ogni parte del mondo e trovare subito notizie e approfondimenti è importante. La parte online è fatta davvero molto bene».

Cosa invece non le piace di come è cambiato il giornale?
«Credo oggi ci sia troppa roba dentro il giornale, troppi inserti che non rendono agevole la lettura, ma questo riguarda tutti i quotidiani».

Un suggerimento?
«Più spazio alla rubrica delle lettere. La gente continua a scrivere ai giornali, le rubriche di lettere, se fatte

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Armenia e Azerbaigian: accordo sul transito Internet, opportunità e rischi (Notizie da Est 23.06.26)

L’operatore armeno di telecomunicazioni Team Telecom e AzerTelecom, dell’Azerbaigian, hanno firmato un accordo bilaterale per instradare il traffico internet attraverso i rispettivi territori. L’accordo permetterà all’Azerbaigian di connettersi con l’enclave di Nakhchivan tramite l’infrastruttura di telecomunicazioni dell’Armenia.

Telecom Armenia ha descritto il progetto come un’operazione commerciale. L’azienda non ha rivelato quanto l’Azerbaigian pagherà per il servizio.

Secondo il vicedirettore Aram Barseghyan, l’accordo proseguirà non appena il Servizio di Sicurezza Nazionale dell’Armenia ne concederà l’approvazione. Ha sottolineato che l’Azerbaigian avrà accesso solo all’infrastruttura del cavo e non ai dati trasmessi attraverso di esso.

Alcuni esperti armeni intravedono tuttavia potenziali rischi. Puntano in particolare alla possibilità di analisi del traffico. Allo stesso tempo, la maggioranza concorda che l’accordo potrebbe aprire nuove opportunità per l’Armenia.

L’esperto di sicurezza informatica Samvel Martirosyan afferma che il percorso porterà traffico non solo azero ma anche dati provenienti dal Kazakistan.

«L’Armenia gestisce già circa il 10–15% del traffico che passa attraverso la rete in cavo di Team Telecom. Nella pratica, l’azienda svolge un ruolo significativo nella regione come operatore di transito.»

«Come sapete, le rotte nord-sud attraversano già l’Armenia, trasportando traffico da paesi di tutto il Medio Oriente. Ora l’Armenia sta emergendo anche come attore nel corridoio est-ovest», ha detto Martirosyan.

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Telecom Armenia amplia la sua portata

Team Telecom afferma che l’accordo con AzerTelecom le permetterà di ampliare il numero di paesi che ricevono traffico internet internazionale tramite la propria infrastruttura. L’azienda si descrive come un leader operativo di transito nella regione.

Secondo Team Telecom, l’accordo mira a promuovere:

  • la diversificazione delle rotte di connettività regionali;
  • una maggiore affidabilità delle reti di telecomunicazioni;
  • una cooperazione più profonda nel settore delle telecomunicazioni.

‘Armenia come ponte verso l’Europa’ — il viceministro degli Esteri interviene al forum in Turchia

Vahan Kostanyan si è unito ai colleghi della Turchia, dell’Azerbaigian e della Georgia ad Antalya per una tavola rotonda sul Caucaso meridionale come polo strategico emergente

 

 

«L’accordo rientra nella logica del corridoio TRIPP»

Aram Barseghyan, vicedirettore di Telecom Armenia, ha affermato che l’accordo è in linea con la logica del progetto Trump Route for International Peace and Prosperity (TRIPP), anche se non è “formalmente parte di esso”.

La “Trump Route for International Peace and Prosperity” (TRIPP) è una proposta di corridoio di trasporto che collega la terraferma dell’Azerbaigian con la sua enclave di Nakhchivan.

Armenia e Azerbaigian hanno concordato di riaprire la rotta attraverso negoziati mediati dal presidente degli Stati Uniti. Un consorzio americano parteciperà alla gestione del progetto.

Secondo Aram Barseghyan, la parte azera avrà accesso a un cavo con una capacità di 100 gigabit al secondo.

Ha detto che le connessioni di rete si collegheranno a Kornidzor e Yeraskh, lungo il confine piuttosto che attraverso aree popolate.

«Il cavo non entra in Armenia. Corre lungo il confine, come accadono connessioni simili con Georgia, Turchia e Iran. Ogni paese porta il proprio cavo al confine. I cavi vengono quindi uniti al punto di attraversamento, creando una rotta da un punto A a un punto B.»

L’esecutivo di Telecom Armenia ha sottolineato che l’azienda fornirà un canale di transito piuttosto che servizi Internet. L’Azerbaigian, ha detto, continuerà a utilizzare la propria infrastruttura Internet.

«Non stiamo vendendo loro dati armeni o alcun servizio originato dall’Armenia. Stiamo semplicemente fornendo una rotta che permette loro di muoversi dal punto A al punto B attraverso la nostra rete.»

Barseghyan sostiene che fornire un corridoio di transito tra Nakhchivan e la terraferma azera rappresenti un vantaggio strategico per l’Armenia.

Yerevan discute la potenziale integrazione dei sistemi energetici di Armenia e Azerbaigian

Il dibattito è stato sollecitato da una dichiarazione di Nikol Pashinyan: «I sistemi energetici dell’Armenia e dell’Azerbaigian saranno collegati e faranno uso reciproco delle opportunità di esportazione e importazione».

Secondo lo specialista di sicurezza informatica Artur Papyan, Team Telecom importa grandi volumi di traffico Internet in Armenia e ne esporta anche verso altri mercati. L’azienda rivende parte di tale capacità in Iraq e in altri paesi del Medio Oriente.

«Nakhchivan è ampiamente isolata dal mondo esterno. Certamente ha già collegamenti di comunicazione attraverso la Turchia e l’Iran. Ma nel contesto del conflitto Israele-Iran, è ovvio che Nakhchivan voglia diversificare le proprie connessioni Internet.»

Papyan ha detto che i rappresentanti dell’azienda armena gli hanno riferito che il transito del traffico opererà a livello DWDM network, creando di fatto una connessione fisica tra due punti.

«I dati azero passeranno attraverso il nostro canale a livello di rete DWDM. Abbiamo anche la possibilità di utilizzare direttamente la infrastruttura azera, ma non ne abbiamo intenzione.»

L’esperto sostiene che l’Armenia, che punta a diventare un importante hub IT, debba diversificare le sue rotte di connettività.

Riguardo alle preoccupazioni per una sorveglianza su larga scala attraverso la cooperazione con un’azienda azera, le considera “assurde”.

Secondo Papyan, tale sorveglianza richiederebbe enormi risorse informatiche.

«Attacchi mirati, come Pegasus, sono molto più efficaci. Un rischio reale sorgerebbe solo se l’Armenia diventasse completamente dipendente dai canali di transito azeri.»

‘Primo accordo economico dall’indipendenza’: il petrolio azero arriva in Armenia

Ventidue carri di petrolio sono arrivati in Armenia dall’Azerbaigian via Ferrovie attraverso la Georgia. Commenti di economisti e reazioni degli utenti dei social media armene.

 

Azerbaijani petrol arrives in Armenia

 

L’esperto di sicurezza informatica Ruben Muradyan tuttavia vede rischi derivanti dalla possibilità che il traffico armeno possa passare attraverso infrastrutture azere. 

Osserva che l’accordo consente anche al traffico armeno di percorrere la rete di AzerTelecom. Di conseguenza, «il traffico instradato tramite l’infrastruttura di AzerTelecom potrebbe essere analizzato».

Muradyan sottolinea che, nella maggior parte dei casi, i protocolli di cifratura come TLS impediscono ai terzi di leggere il contenuto delle comunicazioni. Tuttavia, sostiene che restano altri rischi.

«AzerTelecom avrà la possibilità di far passare il traffico armeno attraverso sistemi DPI. Ciò le permetterà di profilare e analizzare il comportamento degli utenti armeni. Il problema non è l’accesso ai dati effettivamente trasmessi ma l’accesso ai metadati di connessione.»

Crede che individui e organizzazioni che utilizzano indirizzi IP fissi potrebbero subire la maggiore esposizione.

«AzerTelecom avrebbe ulteriori opportunità per compiere attacchi di avvelenamento delle rotte BGP, reindirizzando traffico mirato attraverso le proprie reti. In questa fase, tali rischi riguardano principalmente i clienti di Team Telecom. Non credo nella sicurezza assoluta.»

Per questo motivo, Muradyan ha esortato politici, giornalisti e membri delle ONG a considerare «l’uso permanente di una VPN su tutti i dispositivi».

Pashinyan: ‘La pace significa poter viaggiare tra Armenia e Azerbaigian’

Durante l’informativa, il primo ministro dell’Armenia ha risposto a domande sulle recenti dichiarazioni di Aliyev, sulle importazioni di grano tramite l’Azerbaigian e sulla rimozione del Catholicos di tutti gli Armeni dal suo incarico.

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Armenia e Azerbaigian siglano storico accordo internet, il processo di pace prosegue (Euronews 23.06.26)

Le principali compagnie di telecomunicazioni di Armenia e Azerbaigian hanno concordato un progetto congiunto per il transito internet, rafforzando la connettività regionale mentre i due Paesi avanzano insieme dopo decenni di guerra

Armenia e Azerbaigian compiono un nuovo passo nel percorso di normalizzazione dei rapporti bilaterali con la firma di un accordo sul transito del traffico Internet attraverso i rispettivi territori. L’intesa rappresenta un segnale concreto di cooperazione tra i due ex rivali del Caucaso meridionale e punta a rafforzare la connettività regionale e la resilienza delle reti digitali eurasiatiche.

L’accordo è stato annunciato quasi simultaneamente dai due operatori coinvolti, Telecom Armenia e AzerTelecom, che in comunicati dai contenuti molto simili hanno sottolineato il valore strategico dell’iniziativa. Entrambe le società hanno definito l’intesa come un passo fondamentale per “diversificare le rotte di connessione nella regione, aumentare l’affidabilità delle reti di telecomunicazione e sviluppare la cooperazione nel settore delle telecomunicazioni”.

Telecom Armenia ha spiegato che il nuovo sistema garantirà il transito del traffico Internet verso l’Azerbaigian attraverso le proprie infrastrutture, mentre AzerTelecom ha confermato che assicurerà il transito dei dati verso l’Armenia utilizzando la propria rete.

L’obiettivo comune è quello di creare collegamenti più sicuri, stabili e alternativi in un’area strategica per i flussi digitali tra Europa e Asia. In questo contesto si inserisce anche il progetto “Digital Silk Way” promosso da AzerTelecom, che prevede la realizzazione di un nuovo corridoio digitale eurasiatico.

L’iniziativa include la posa di un cavo in fibra ottica sotto il mar Caspio, destinato a collegare diversi hub regionali e ad aumentare la capacità globale di scambio dei dati. Il progetto punta a trasformare il Caucaso meridionale in uno snodo strategico delle telecomunicazioni internazionali.

L’accordo sulle telecomunicazioni si aggiunge ad altri recenti segnali di distensione tra i due Paesi. Martedì, infatti, un nuovo carico di oltre 400 tonnellate di fertilizzanti provenienti dalla Russia è stato consegnato all’Armenia attraverso le rotte di transito azere.

Secondo i dati diffusi, attraverso il territorio dell’Azerbaigian sono già transitate verso l’Armenia oltre 14.000 tonnellate di diesel, più di 4.000 tonnellate di benzina, oltre 32.000 tonnellate di cereali e più di 7.000 tonnellate di fertilizzanti. Sono inoltre stati trasportati quantitativi minori di alluminio, grano saraceno e antracite.

La crescente cooperazione economica e infrastrutturale tra Baku ed Erevan viene interpretata dagli osservatori internazionali come un ulteriore segnale di stabilizzazione nel Sud Caucaso, una regione storicamente segnata da tensioni geopolitiche e conflitti.

Il Touring Club Italiano lancia la prima Guida Verde dedicata all’Armenia ((Travelnoshop 23.06.26)

L’Armenia fa il suo ingresso ufficiale nella prestigiosa collana del Touring Club Italiano, che porta in libreria la prima Guida Verde interamente dedicata alla Repubblica caucasica. Il volume risponde al crescente interesse dei viaggiatori italiani verso una delle più antiche civiltà cristiane del mondo, capace di coniugare monasteri millenari, canyon, laghi alpini e una radicata cultura dell’ospitalità.

Il testo è firmato da Nadia Pasqual, professionista di relazioni pubbliche e profonda conoscitrice del Paese, che dal 2007 collabora con l’Armenia Tourism Committee (l’ente nazionale per la promozione turistica). A impreziosire l’opera, un’introduzione speciale e un memoir inedito firmato da Antonia Arslan, scrittrice e saggista di origini armene celebre in tutto il mondo per il bestseller ‘La masseria delle Allodole’. Nelle sue 176 pagine, la guida accompagna il lettore dalla dinamica capitale Yerevan fino alle aree più remote, approfondendo i temi cardine dell’identità armena contemporanea: la diaspora, le tradizioni enogastronomiche, i siti Unesco e le nuove opportunità legate al turismo esperienziale e naturalistico.

La pubblicazione intercetta un trend di forte espansione sul mercato italiano. I dati più recenti evidenziano che i visitatori dall’Italia hanno raggiunto quota 22.669 passeggeri, mettendo a segno un balzo del +40,7% su base annua. Un exploit commerciale sostenuto in larga parte dal potenziamento della connettività aerea: lo scalo di Yerevan è oggi raggiungibile con voli diretti da ben sei aeroporti italiani grazie ai collegamenti operati dalle compagnie Wizz Air e FlyOne Armenia.

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“Il mio viaggio in Armenia, tra storia e orgoglio” (Il Resto del Carlino 23.06.26)

Reduce da un recente soggiorno in Armenia, ho il desiderio di condividere con i lettori le forti emozioni provate e…

Il monastero rupestre di Geghard

Il monastero rupestre di Geghard

Reduce da un recente soggiorno in Armenia, ho il desiderio di condividere con i lettori le forti emozioni provate e le profonde suggestioni ricavate da questo viaggio nel piccolo paese caucasico, posto sul crinale tra Europa ed Asia, culla della cristianità e permeato di un consapevole e ubiquitario senso mistico.

Un popolo, quello armeno, numericamente esiguo, di nemmeno tre milioni di abitanti, arrivato sino a noi solido, fiero e unito nonostante due millenni di guerre, persecuzioni, occupazioni straniere, riduzioni territoriali, l’impero Russo, l’impero Ottomano, l’URSS, lo spaventoso genocidio subito, prima con i massacri hamidiani (1894 – 1897) poi con le persecuzioni turche (1915 – 1922); un milione e mezzo di esseri umani annientati poiché colti, autonomi, liberi e cristiani.

Come non ricordare le rivelatrici e magistrali pagine della scrittrice Antonia Arslan, evocative, poetiche e crudeli ma in grado di disvelare (con lirismo e autenticità) il dramma di un popolo. Un popolo che sino a ieri ha vissuto i cascami tossici della dissoluzione dell’Unione Sovietica; genti armene cacciate – con persecutoria violenza e nel colpevole ed inane silenzio del mondo – dalla minoranza Azera (nel 2020-2023) dalle loro case nel Nagorno Karabakh (prima abitato da 120mila armeni e da 10mila azeri), regione oggi sotto il controllo dell’Azerbaigian islamico sciita duodecimano.

Un popolo che ha geneticamente maturato una fortissima identità, incorruttibile ed inscalfibile, data dalle radici cristiane e dall’esistenza, da oltre 1700 anni, della Chiesa Apostolica Armena, fondata da Gregorio l’Illuminatore (il nostro San Gregorio Armeno). L’identità del popolo armeno si coglie in ogni aspetto della quotidianità, nella voglia di riscatto, nella lotta corale per uscire dall’eredità fallimentare del regime comunista che ha regnato per 71 anni sul Caucaso, lasciando visibili macerie e diffusa miseria. Una identità che si respira a pieni polmoni visitando i monasteri sparsi nel paese (quelli non distrutti dallo stalinismo) apparentemente tutti uguali, ieratici e spogli, intrisi di mistica e corale serenità.

Come non rammentare i canti spontanei dei pellegrini, tra le volte austere del monastero rupestre di Geghard, i secoli di storia del monastero di Khor Virap posto ai piedi dall’Ararat, maestoso ed innevato, con il pozzo prigione di San Gregorio, il monastero fortificato di Tatev, sospeso tra le nuvole ed il fiume Vorotan, fulgido esempio di architettura medioevale ed oggi retto da padre Mikael, un sacerdote ispirato, accogliente ed ecumenico. Un popolo, quello armeno, che aspira ad uno stretto rapporto con l’Europa e le sue istituzioni, come dimostrano le ultime elezioni stravinte dal candidato “antirusso” Pashinyan, ma che non dimentica il passato di dolore e di lutti erigendo, sulla collina che domina Yerevan, il Memoriale del Genocidio Armeno, non meno intenso dello Yad Vashem di Gerusalemme.

La visita in Armenia, che consiglio a tutti i lettori che ne abbiano la possibilità, riconcilia con la dimensione spirituale ed è un potente antidoto al secolarismo relativista ed alla indifferenza. Grazie per la pubblicazione.

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Jardins d’Arménie diventa Crystal Partner del Monte-Carlo Television Festival 2026 (Targatocn 22.06.26)

Pogossian Luxury Brand House ha annunciato che il suo marchio premium, Jardins d’Arménie – Royal Brandy, è diventato Crystal Partner del Monte-Carlo Television Festival 2026, segnando una nuova fase nell’espansione del brand nel Principato di Monaco.

Jardins d’Arménie diventa Crystal Partner del Monte-Carlo Television Festival 2026

Il brand Jardins d’Arménie e il patrimonio armeno

Di proprietà dell’imprenditore Armen Pogossian, Jardins d’Arménie è prodotto in Armenia utilizzando uve Voskehat e viene sottoposto a un distintivo processo di invecchiamento multilivello della durata di 35 anni.

Secondo l’azienda, il marchio combina la tradizionale maestria artigianale armena con una presentazione contemporanea, riflettendo il patrimonio culturale ed enologico del Paese.

La partnership con il Monte-Carlo Television Festival

La partnership con il Monte-Carlo Television Festival arriva mentre il marchio continua ad ampliare la propria presenza a Monaco.

L’azienda afferma che la collaborazione riflette un interesse condiviso per la cultura, la creatività e il dialogo internazionale, offrendo al contempo l’opportunità di far conoscere il patrimonio armeno a un pubblico internazionale più ampio.

Commentando la partnership, Armen Pogossian, Co-owner di Pogossian Luxury Brand House, ha dichiarato che Monaco rappresenta da tempo un punto d’incontro per la cultura e la creatività, aggiungendo che il sostegno al festival è in linea con i valori alla base di Jardins d’Arménie e contribuisce a rafforzare la presenza del marchio nel Principato.

Espansione del marchio nel Principato di Monaco

L’annuncio coincide inoltre con la collaborazione del marchio con GCM (Grands Chais Monégasques), grazie alla quale Jardins d’Arménie è ora disponibile a Monaco.

Secondo l’azienda, questo sviluppo fa parte della sua strategia volta a instaurare relazioni a lungo termine con collezionisti, intenditori e professionisti del settore dell’ospitalità.

Celebrità internazionali presenti al festival

Il Monte-Carlo Television Festival ha presentato una straordinaria selezione di star internazionali, con alcune delle personalità più celebri del cinema e della televisione presenti all’evento.

Tra queste figuravano Kurt Russell, Kristin Scott Thomas, Jeffrey Dean Morgan, Lauren Cohan, Lesley Manville, Aldis Hodge, Ester Expósito, John Hannah, David Morrissey, Katherine Kelly Lang, Ricky Whittle, Zeeko Zaki e molti altri.

Incontri esclusivi durante il festival

Durante il festival, un evento privato è diventato lo scenario di incontri memorabili.

Tra gli ospiti illustri, Kevin McKidd e David Boreanaz hanno incontrato Armen Pogossian, Co-owner di Pogossian Luxury Brand House.

Questi incontri hanno aggiunto un tocco particolarmente memorabile di Hollywood al festival, evidenziando il naturale legame tra il talento televisivo di livello mondiale, la raffinata maestria artigianale e il patrimonio armeno.

Levon Aronian ambasciatore del marchio

Nell’ambito del programma del festival, il celebre grande maestro di scacchi armeno Levon Aronian, che ricopre il ruolo di ambasciatore del marchio, parteciperà agli eventi a Monaco.

L’azienda afferma che la sua presenza riflette il più ampio impegno del brand nella promozione della cultura e del talento armeni a livello internazionale.

Evento privato e degustazione esclusiva

Per celebrare la partnership, Jardins d’Arménie organizzerà un evento privato durante il festival, riunendo rappresentanti dei media, partner commerciali e ospiti invitati per una sessione di degustazione e discussioni con Armen Pogossian e Levon Aronian.

Pogossian Luxury Brand House: presenza internazionale dal 1992

Fondata nel 1992, Pogossian Luxury Brand House dichiara di operare in oltre 40 Paesi, offrendo un portafoglio di prodotti di lusso incentrato su artigianalità, creatività e patrimonio culturale.

Secondo l’azienda, Jardins d’Arménie – Royal Brandy è disponibile attraverso una selezione esclusiva di rivenditori in tutta Europa dal settembre 2025.

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Il documentario che racconta il legame tra Monferrato e Armenia approda a Toronto (Gazzetta d’Asti 22.06.26)

Dopo l’anteprima internazionale al cinema Anteo di Milano nell’ambito della Design Week e la proiezione alla società canottieri Armida di Torino, Gemina Echoes of Identity Across Borders continua il proprio percorso internazionale e raggiunge un nuovo importante traguardo oltreoceano. Il documentario prodotto dall’associazione SiAmo il Monferrato e diretto dal videomaker astigiano Alessio Mattia è stato, infatti, selezionato al Toronto Arts & Entertainment Film Festival, uno degli appuntamenti emergenti dedicati al cinema indipendente e ai progetti audiovisivi capaci di raccontare identità, territori e culture.

Il documentario si configura come un ponte culturale tra Monferrato e Armenia, un dialogo visivo e umano che attraversa temi profondi quali la diaspora, la spiritualità e le strutture religiose, ma anche la vinificazione e l’arte. Lo sguardo è rivolto al futuro di due territori in crescita, capaci di riconoscersi affini pur nella distanza geografica.

Attraverso immagini, testimonianze e incontri con comunità locali, il documentario esplora i temi della memoria, delle radici, del paesaggio e del senso di appartenenza, mettendo in relazione storie, musica, religione e patrimoni culturali che continuano a definire l’identità delle persone e dei luoghi.

Il film si sviluppa attraverso 24 interviste realizzate tra Italia, Armenia e Francia, in quattro lingue, a testimonianza del respiro internazionale del progetto.

Tra i protagonisti figurano artisti come Tigran Tsitoghdzyan, Ugo Nespolo e Ottavio Coffano, musicisti quali Tigran Hamasyan e Maurizio Redegoso, insieme a studiosi e accademici tra cui Piercarlo Grimaldi, Francesco Scalfari, Luigi Berzano, Carlo Pertusati e Ghoukas Khachatryan, oltre all’imprenditrice e stilista franco-armena Armine Ohanyan.

Attraverso i racconti legati alla diaspora armena e le riflessioni su come i fenomeni migratori abbiano trasformato il paesaggio umano e culturale piemontese, il documentario costruisce una narrazione stratificata. Emergono connessioni profonde tra identità e spiritualità, espresse anche nella sobrietà delle architetture religiose, così come un dialogo fertile tra tradizioni enologiche, quella armena e quella monferrina, entrambe radicate nella storia e nella relazione con la terra.

Ma Gemina non è solo un documentario, è anche un “laboratorio” di fomazione e inclusività. Nel progetto, infatti,  sono stati coinvolti quattro ragazzi con disabilità, grazie alla collaborazione con la Fondazione Time2, che prima hanno partecipato a un vero e proprio corso di formazione sulle arti audiovisive e poi sono stati accompagnati nelle attività di realizzazione delle interviste.

La selezione al festival canadese rappresenta un importante riconoscimento per l’intero progetto Gemina, iniziativa triennale che utilizza il linguaggio del documentario, della fotografia e degli eventi culturali per creare gemellaggi tra il Monferrato e territori di altri Paesi del mondo.

Dopo l’Armenia nel 2025, il programma prosegue nel 2026 con la Romania e si concluderà nel 2027 con il Giappone, dando vita a un percorso di confronto interculturale che mette al centro il patrimonio materiale e immateriale delle comunità coinvolte.

Per l’occasione una delegazione di SiAmo il Monferrato, sarà presente a Toronto fino per partecipare agli eventi ufficiali del festival e alla cerimonia di premiazione in programma il 28 giugno.

“La trasferta canadese non rappresenterà soltanto un’importante occasione culturale, ma anche un momento strategico di sviluppo delle relazioni internazionali del territorio – spiega Simona Paniati, presidente di SiAmo il Monferrato -. Nel corso del viaggio in Canada incontreremo infatti rappresentanti della Camera di Commercio Italiana in Canada, del Consolato Generale d’Italia a Toronto e dell’Istituto Italiano di Cultura di Toronto, con l’obiettivo di presentare le attività dell’associazione, illustrare i risultati del progetto Gemina e valutare possibili collaborazioni future tra il Monferrato e il Canada”.

Gli incontri saranno dedicati all’approfondimento di opportunità nei settori della cultura, del turismo, della promozione territoriale e degli scambi internazionali, nella convinzione che il dialogo tra comunità e istituzioni rappresenti uno strumento fondamentale per valorizzare le eccellenze locali e costruire nuove reti di cooperazione.

La selezione del documentario al Toronto Arts & Entertainment Film Festival rappresenta non soltanto un riconoscimento artistico, ma anche un’importante opportunità di visibilità internazionale per il territorio e per tutti i partner che stanno contribuendo alla crescita del progetto.

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Balayan porta l’Armenia sul palcoscenico civico di Bruxelles. (The European Times 21.06.26)

L’ambasciatore armeno sta usando la cultura, il commercio e la diplomazia dell’UE per rendere visibile la svolta europea di Yerevan anche al di fuori delle sale dei vertici.

L’ambasciatore armeno a Bruxelles, Tigran Balayan, è diventato una chiave di lettura utile per interpretare il cambiamento dei rapporti tra Yerevan e l’Europa: non solo attraverso i vertici ufficiali e i dossier sulla sicurezza, ma anche attraverso eventi civici, legami commerciali e la concreta ricerca di nuovi mercati in un momento di pressione regionale.

Balayan è l’ambasciatore dell’Armenia in Belgio e capo missione presso l’Unione Europea, un ruolo che lo pone al crocevia tra diplomazia nazionale, coinvolgimento della diaspora e politica istituzionale dell’UE. A Bruxelles, questa combinazione è fondamentale. Per un piccolo Paese senza sbocco sul mare che cerca di ridurre la dipendenza dalle vecchie rotte economiche preservando al contempo lo spazio per le scelte democratiche, la visibilità in Europa non è una questione di formalità, ma parte integrante della politica.

Questo era il sottotesto del recente Fiera armena a Bruxelles, tenutosi a Ixelles il 31 maggio. L’evento ha portato la cultura, il cibo, la musica e i produttori armeni in un contesto pubblico belga, con Balayan che lo ha definito sia una celebrazione culturale che un’opportunità per gli imprenditori armeni in cerca di consumatori e partner europei.

Diplomazia pubblica con rilevanza economica

Le fiere organizzate dalle ambasciate possono sembrare eventi di poco conto a prima vista. Nel caso dell’Armenia, tuttavia, rivestono un significato economico ben più profondo. Gli esportatori armeni hanno subito pressioni a causa dell’interruzione delle rotte commerciali, delle restrizioni russe e della difficoltà strutturale di collegare un’economia del Caucaso meridionale ai mercati europei. Una fiera a Bruxelles non può risolvere questi problemi, ma può renderli tangibili alle autorità locali, ai funzionari dell’UE, alle imprese e alle reti della diaspora.

L’attività di Balayan si inserisce quindi in un più ampio sforzo armeno volto a trasformare l’attenzione europea in partenariati concreti. L’UE afferma che le sue relazioni con l’Armenia si basano sull’Accordo di partenariato globale e rafforzato e ora includono un’agenda strategica più approfondita che copre governance, commercio, connettività e resilienza, secondo il Consiglio. Panoramica della politica armena.

Tale quadro ha acquisito nuova urgenza dopo il primo vertice UE-Armenia di maggio e le elezioni parlamentari armene di giugno, che hanno rafforzato il mandato del Primo Ministro Nikol Pashinyan per un cauto ma visibile spostamento verso ovest. The European Times recentemente riportato, La credibilità dell’Europa in Armenia Dipende dal fatto che il sostegno raggiunga le persone, anziché trattare il paese come un simbolo geopolitico.

Una delicata argomentazione di Bruxelles

Il lavoro di Balayan a Bruxelles riflette questa tensione. Il suo messaggio non è semplicemente che l’Armenia desidera più Europa. È che l’Armenia ha bisogno di legami concreti: accesso al mercato, investimenti, cooperazione istituzionale, collegamenti in ambito educativo e sostegno per resistere alle pressioni. Questi elementi sono meno eclatanti dei titoli dei trattati, ma sono i canali attraverso i quali una svolta diplomatica diventa duratura.

L’ambasciatore opera inoltre in un contesto complesso e delicato. Bruxelles ospita missioni di Stati con visioni contrastanti sul Caucaso meridionale, e il percorso europeo dell’Armenia rimane segnato dal trauma irrisolto dello sfollamento degli armeni dal Nagorno-Karabakh, dai delicati colloqui di pace con l’Azerbaigian e dalla realtà che la Russia continua ad avere un ruolo importante a livello economico e politico.

Ecco perché la diplomazia culturale può essere più di una semplice vetrina culturale. Presentando produttori, artisti e gruppi comunitari armeni al pubblico belga e dell’UE, Balayan contribuisce a mostrare l’Armenia come una società con risorse civiche, economiche e creative, e non solo come un problema di sicurezza ai margini orientali dell’Europa.

Per l’UE, l’Armenia sta diventando un banco di prova per valutare se la politica di vicinato possa sostenere la resilienza democratica senza promettere un’adesione eccessiva o sottovalutare i rischi regionali. Per l’Armenia, Bruxelles è un luogo in cui la credibilità deve essere costruita a più livelli: attraverso incontri ufficiali, contatti parlamentari, partenariati a livello cittadino, iniziative della diaspora e visibilità imprenditoriale.

Le recenti attività di Balayan suggeriscono una strategia diplomatica costruita attorno a questi elementi. La facciata pubblica è una fiera a Ixelles. La questione più profonda è che il futuro europeo dell’Armenia non sarà deciso solo dai leader ai vertici, ma anche dalla possibilità per i cittadini, le imprese e le istituzioni armene di trovare uno spazio concreto in cui operare in Europa.

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Artsakh, la memoria cancellata. La questione della distruzione del patrimonio culturale armeno sotto controllo azero (Korazym 20.06.26)

[Korazym.org/Blog dell’Editore, 20.06.2026 – Vik van Brantegem] – La recente notizia della demolizione di due memoriali nel villaggio di Astghashen, nella regione di Askeran della Repubblica di Artsakh/Nagorno-Karabakh, occupato dall’Azerbaigian, riporta all’attenzione internazionale una questione che da anni suscita crescente preoccupazione tra storici, archeologi, studiosi del patrimonio culturale e organismi internazionali: la sorte dell’eredità storica e religiosa armena nei territori ancestrali armeni occupati dall’Azerbaigian.

Secondo il progetto accademico indipendente di monitoraggio del patrimonio culturale dell’Artsakh, noto come Monument Watch, i due monumenti sono stati demoliti nel periodo compreso tra il 2024 e il 2025, come attesterebbe il confronto tra immagini satellitari. Uno dei memoriali era dedicato agli abitanti del villaggio caduti durante la guerra del Nagorno-Karabakh ed era stato inaugurato nel 2012; l’altro commemorava i residenti di Astghashen morti durante la Seconda Guerra Mondiale e risaliva agli anni Settanta del Novecento.

L’episodio non rappresenta un caso isolato. Dal termine della guerra dei quarantaquattro giorni del 2020 e, soprattutto, dopo l’offensiva azera del settembre 2023 che ha portato al completo controllo del territorio da parte di Baku e all’esodo della totalità della popolazione armena, numerose organizzazioni di monitoraggio hanno documentato interventi che hanno interessato chiese, monasteri, cimiteri, khachkar (le tradizionali croci di pietra armene), monumenti commemorativi e interi complessi storici.

Tra i soggetti più attivi nella documentazione di tali fenomeni vi è Monument Watch, piattaforma scientifica costituita nel 2021 da studiosi Armeni e internazionali con l’obiettivo di registrare e monitorare lo stato dei beni culturali presenti in Artsakh. Il progetto censisce migliaia di siti storici e pubblica regolarmente rapporti riguardanti demolizioni, alterazioni, restauri controversi e cambiamenti intervenuti sui monumenti della regione.

Le accuse rivolte all’Azerbaigian sono particolarmente gravi. Secondo numerosi studiosi e organizzazioni armene, la distruzione di monumenti e luoghi della memoria costituisce parte di una più ampia strategia di cancellazione delle testimonianze storiche della presenza armena nel territorio. In alcuni rapporti si parla esplicitamente di «genocidio culturale», espressione utilizzata per indicare la sistematica eliminazione dei segni materiali dell’identità di una comunità.

La autorità dell’Azerbaigian respingono le accuse, sostenendo che molti dei siti interessati siano stati impropriamente attribuiti alla tradizione armena o che gli interventi effettuati rientrino in programmi di riqualificazione e restauro dei territori “tornati sotto la sovranità azera”. L’occupazione militare dell’Azerbaigian dei territori rende particolarmente complesso l’accertamento indipendente dei fatti sul terreno.

Negli ultimi anni anche diversi organismi internazionali hanno espresso preoccupazione. Il Parlamento Europeo, in una risoluzione approvata il 30 aprile 2026, ha condannato la distruzione di monumenti armeni in Artsakh/Nagorno-Karabakh e ha chiesto l’accertamento delle responsabilità. Analogamente, la Commissione statunitense per la Libertà Religiosa Internazionale (USCIRF) ha richiamato l’attenzione sulla sorte di numerosi edifici religiosi cristiani presenti nella regione.

La questione assume una rilevanza che va oltre il conflitto tra Armenia e Azerbaigian. Il patrimonio culturale rappresenta infatti una testimonianza storica dell’esistenza di popoli, comunità e tradizioni che si sono succeduti nei secoli. La distruzione di monumenti, chiese, cimiteri o memoriali non comporta soltanto la perdita di opere materiali, ma incide sulla memoria collettiva e sulla possibilità stessa di ricostruire il passato. In questo contesto, il caso di Astghashen si inserisce in un dibattito più ampio che riguarda la tutela del patrimonio culturale nelle aree di conflitto e il diritto delle comunità scomparse o costrette all’esilio a vedere preservate le tracce della propria storia.

Qualunque sia l’esito delle controversie politiche e territoriali, la conservazione dei monumenti e dei luoghi della memoria rimane una responsabilità che la comunità internazionale deve considerare parte integrante della tutela del patrimonio dell’umanità.

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L’Armenia rielegge il Primo Ministro in conflitto con il Catholicos (Settimananews 20.06.26)

Lo scorso 7 giugno le elezioni in Armenia hanno confermato al Governo del Paese il Primo Ministro Nikol Pashinyan. La vittoria del partito di Pashinyan, Civil Contract, che ha ottenuto quasi il 50 per cento dei voti, è stata letta come una conferma del progetto di avvicinamento all’Unione Europea e agli Stati Uniti e di progressivo allontanamento dalla tradizionale alleanza con la Russia. La campagna elettorale è stata segnata duramente dallo scontro aperto tra Pashinyan e il Catholicos della Chiesa apostolica armena Karekin II (The Tablet, 17 giugno 2026).

Il primo ministro armeno Nikol Pashinyan è stato rieletto con una netta vittoria alle elezioni parlamentari della scorsa settimana (7 giugno 2026), seguite con grande attenzione sia all’interno sia all’esterno del Paese.

Durante il precedente mandato di Pashinyan, i rapporti tra il Governo e la Chiesa Apostolica Armena si erano notevolmente deteriorati. Il suo partito, Civil Contract, orientato verso una maggiore integrazione europea, è stato accusato di interferire negli affari interni della Chiesa, alla quale appartiene oltre il 90 per cento della popolazione armena (cf. qui su SettimanaNews − ndr).

All’inizio di quest’anno, i procuratori di Erevan hanno aperto un’indagine penale nei confronti del Catholicos Karekin II. Sul primate della Chiesa armena è stato inoltre imposto un divieto di espatrio, che gli ha impedito di partecipare a una riunione dei vescovi armeni in Austria nel mese di febbraio (cf. qui su SettimanaNews − ndr) e, lo scorso mese, ai funerali del Patriarca georgiano Ilia.

Prima delle elezioni del 7 giugno, la Chiesa aveva espresso dure critiche nei confronti del programma politico di Pashinyan. Karekin aveva definito l’«azione illegale» del Governo come dannosa per la nazione, sostenendo che essa minacciasse «le fondamenta del suo sistema di valori» e compromettesse la sua «sicurezza spirituale».

Dopo aver espresso il proprio voto, il Catholicos ha dichiarato: «Ho compiuto la mia scelta pregando affinché Dio mantenga saldo lo Stato armeno… Ho votato anche perché l’amore e la misericordia di Dio siano con noi, per edificare un Paese forte, sicuro e prospero». Nei suoi interventi precedenti alle elezioni, Karekin aveva avvertito che il «plurisecolare ordine canonico» della Chiesa veniva alterato attraverso «persecuzioni e repressioni».

La piattaforma elettorale di Pashinyan prevedeva esplicitamente la rimozione del Catholicos e delineava un piano di ristrutturazione della Chiesa Apostolica Armena, comprendente la nomina di una leadership ad interim e l’introduzione di nuovi meccanismi di supervisione in ambiti tradizionalmente affidati alle autorità ecclesiastiche.

In precedenza, il primo ministro aveva accusato i vertici della Chiesa di allontanare i fedeli e di offrire a «potenze esterne» l’opportunità di utilizzarla per «azioni ibride contro l’indipendenza e la sovranità dell’Armenia». Nel 2022 il presidente russo Vladimir Putin aveva conferito al Catholicos l’Ordine d’Onore della Federazione Russa. Inoltre, il fratello di Karekin è vescovo di una diocesi armena in Russia.

Diversi esperti di diritto hanno avvertito che le proposte di Pashinyan violerebbero l’autonomia della Chiesa e il principio della separazione tra Chiesa e Stato.

Commentando l’esito delle elezioni, l’organizzazione International Christian Concern ha osservato:

«Molti elettori armeni si sono trovati a dover bilanciare le preoccupazioni per le interferenze interne negli affari della Chiesa con la prospettiva di una crescente dipendenza politica da una potenza straniera, la quale ha una propria storia di violazioni della libertà religiosa».

Il riferimento è alle misure restrittive adottate nei confronti dei gruppi religiosi non appartenenti alla Chiesa Ortodossa Russa all’interno della Federazione Russa e in altri territori ricadenti nella sua sfera d’influenza.

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