Eurovision 2022: presentato “Snap” di Rosa Linn per l’Armenia (Eurovision 19.03.22)

Penultimo brano ad essere annunciato per l’Eurovision 2022 a Torino è il brano dell’Armenia, intitolato “Snap”, che sarà eseguito da Rosa Linn. Il brano proviene da una lunga ri-lavorazione e rifinitura, difatti era già trapelato in Internet ma sotto forma di demo diverse settimane fa. Ecco qui il brano:

Snap è un brano country-pop che richiama alcuni brani made in USA dei primi anni Duemila, ed è l’ultima fatica della poco più che esordiente Rosa Linn, annunciata come rappresentante dell’Armenia la scorsa settimana dall’emittente ARMTV, che per l’Eurovision 2022 ha dunque selezionato internamente la propria rappresentante anziché selezionare tramite finale nazionale come fu fatto nel 2020 (ultima partecipazione del paese caucasico nonché anno in cui l’Eurovision fu cancellato).

Rosa Linn verso l’Eurovision 2022

Appena ventunenne, Rosa Linn (al secolo Rosa Konstandyan) non è completamente estranea al mondo eurovisivo. Nel 2013 infatti ha preso parte alle selezioni in Armenia per lo Junior Eurovision di Kiev, ma senza vincere. È prodotta dalla texana di origine armena Tamar Kaprelian, uno dei membri del supergruppo Genealogy che rappresentò l’Armenia all’Eurovision Song Contest 2015 a Vienna.

La stessa Tamar ha collaborato nella realizzazione del singolo di debutto “King”, che ad oggi conta oltre 270 mila visualizzazioni su YouTube. Ha fatto parte dello Nvak Collective, co-fondato dalla stessa Tamar Kaprelian insieme al musicista Alex Salibyan, che è un consorzio che si occupa di promuovere i giovani artisti e lanciarli sul mercato discografico armeno.

L’Armenia all’Eurovision Song Contest

L’Armenia torna all’Eurovision 2022 di Torino per la sua quattordicesima partecipazione, dopo la cancellazione dell’Eurovision 2020 e dopo essersi dovuta ritirare nell’edizione 2021 citando la legge marziale e i costi ingenti derivati dalla guerra contro l’Azerbaigian conclusasi solo qualche mese prima. Rosa Linn tenterà di riportare il suo Paese in finale a distanza di 5 lunghi anni dall’ultima finale centrata con Artsvik e l’ipnotica “Fly with me”.

Il miglior risultato ad oggi dell’Armenia è un quarto posto raggiunto per due volte, nel 2008 con Sirusho e l’ethno-pop “Qelè qelè” e nel 2014 con Aram MP3 e “Not Alone”, anno in cui fu anche uno dei favoriti alla vittoria finale.

Situazione completamente opposta per quanto riguarda lo Junior Eurovision, in cui l’Armenia è una vera e propria powerhouse con due vittorie e svariati podi. La ventesima edizione dello Junior Eurovision si terrà difatti proprio a Yerevan, dopo la vittoria di Maléna con il brano “Qami qami”.

All’Eurovision 2022 l’Armenia si esibirà nella seconda metà della prima semifinale, semifinale in cui anche l’Italia avrà diritto di voto. Riuscirà Rosa Linn a riportare il Paese del Caucaso in finale?

ARMENIA: Entra in carica il nuovo presidente della repubblica Khachaturyan (East Journal 19.03.22)

Il quinto presidente della Repubblica di Armenia giura sulla costituzione e sul Vangelo: è l’economista ed ex sindaco di Yerevan Khachaturyan

Con il giuramento di fronte al parlamento di Yerevan entra ufficialmente in carica Vahagn Khachaturyanquinto presidente della Repubblica di Armenia che a settembre ha celebrato i trenta anni di indipendenza dall’Urss. Economista ed ex sindaco della capitale, è il secondo capo dello stato dopo la riforma costituzionale del 2015 che ha trasformato il paese da repubblica presidenziale a parlamentare.

Elezione al secondo turno

Lo scorso 3 marzo il parlamento di Yerevan ha eletto il nuovo presidente al secondo turno di votazione, al quale non ha però partecipato l’opposizione. A favore di Khachaturyan si sono espressi 71 dei 107 membri dell’assemblea nazionale, dove il partito Contratto civile ha la maggioranza. Il capo dello stato resta in carica sette anni, il mandato non è rinnovabile e ha un ruolo essenzialmente istituzionale e super partes. Proprio per questo si era dimesso Armen Sarkissian a fine gennaio dopo quasi quattro anni: era insoddisfatto del proprio ruolo a causa dell’impossibilità di influenzare la politica nazionale.

Economista ed ex sindaco della capitale

Khachaturyan è nato nel 1959 a Sisian, cittadina di circa 16mila abitanti nel sud del paese. Il suo primo incarico politico di rilievo è stato, tra il 1992 e il 1996, quello di sindaco di Yerevan, città dove si è trasferito per gli studi e si è formato, e dove si è laureato in Economia nel 1980. Tra il 1996 e il 1998 ha ricoperto il ruolo di consigliere del presidente della Repubblica Lewon Ter-Petrosyan. Dall’agosto dello scorso anno è stato ministro dell’Industria high-tech nel governo guidato da Nikol Pashinyan, fino a quando a inizio febbraio è stato candidato alla presidenza.

Una cerimonia di giuramento quasi religiosa

La cerimonia di giuramento rispecchia l’anima di un paese nel quale l’elemento religioso costituisce una parte imprescindibile dell’identità nazionale. Khachaturyan ha infatti giurato tra una copia della costituzione e un Vangelo del XII secolo, dichiarando così la sua lealtà alla legge armena, l’imparzialità nell’adempimento dei suoi doveri e l’anteposizione degli interessi nazionali davanti a tutto. Dopo il giuramento il catholicos Karekin IIprimate della chiesa apostolica armena, è stato il primo a congratularsi col neopresidente impartendogli la propria benedizione.

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Migrare: cittadini russi verso l’Armenia (Osservatorio Balcani e Caucaso 18.03.22)

Nel tentativo di non subire le conseguenze dell’attacco in Ucraina, diverse aziende e cittadini russi si stanno spostando in Armenia

18/03/2022 –  Gayane Markosyan

(Originariamente pubblicato da IWPR  , l’8 marzo 2022)

Funzionari armeni riferiscono – a seguito dell’aggressione russa all’Ucraina – di un crescente interesse da parte dei cittadini russi per trasferirsi in Armenia. Sarebbe dovuto alle preoccupazioni destate dalle sanzioni occidentali, le quali condizioneranno presto la loro possibilità di lavorare e viaggiare.

Il ministro dell’Economia armeno Vahan Kerobyan ha annunciato che sulla scia dell’invasione del 24 febbraio “molte aziende [russe] hanno presentato domanda e circa una dozzina di aziende hanno già trasferito le loro attività in Armenia”.

Kerobyan ha spiegato che la maggior parte di queste attività proveniva dal settore IT.

“Sono aziende direttamente collegate ai mercati occidentali e a causa delle attuali restrizioni non sono in grado di lavorare dal proprio paese”, ha affermato, aggiungendo che il suo dipartimento ha istituito un gruppo di lavoro per sostenere il loro trasferimento.

Staff.am, la più grande piattaforma per l’occupazione armena, ha riferito di aver ricevuto negli ultimi giorni richieste di trasferimento da circa 300 persone e oltre 20 aziende. La maggior parte dei candidati proveniva dalla Russia e lavorava nel settore informatico.

“Sono pienamente consapevole delle conseguenze economiche che il mio paese dovrà affrontare”. Lo sviluppatore informatico Ivan Grebenshchikov è tra coloro che hanno già lasciato la Russia per trasferirsi in Armenia.

“È passato [quasi] un anno da quando la Russia ha iniziato a schierare le sue truppe lungo il confine [dell’Ucraina]”, sottolinea. “Seguiamo tutti gli sviluppi da dicembre e discutiamo attivamente di trasferirci in un altro paese da metà febbraio”.

Temendo che le nuove sanzioni contro la Russia potessero includere divieti di viaggio per i suoi cittadini, Ivan e sua moglie sono partiti per l’Armenia il 1 marzo scorso.

“La situazione stava cambiando rapidamente, i voli verso molti paesi erano già stati vietati”, racconta. “C’erano solo pochi paesi rimasti dove potevamo volare. E se avessero vietato di viaggiare anche in quei paesi, sarebbe stato un disastro, ci saremmo sentiti in trappola”.

Grebenshchikov sottolinea di essere contro la guerra in corso, spiegando: “È completamente sbagliata e non vale nessuna delle vite che [vengono] perse”.

Prosegue poi dicendo che sia lui che sua moglie hanno continuato a lavorare a distanza e che l’esperienza in Armenia è stata finora positiva.

“Vivere in Armenia non è costoso, i prezzi sono quasi gli stessi della Russia. Quasi tutti parlano russo, le persone sono molto amichevoli. Gli armeni sono pronti ad aiutare anche senza chiedere. Inoltre, abbiamo buoni amici qui”.

Anche Yulia, un nome di fantasia, si è trasferita in Armenia subito dopo l’invasione dell’Ucraina. Ha chiesto di rimanere anonima perché i suoi genitori anziani sono rimasti in Russia.

“Il mio paese ha iniziato una guerra, questo è il motivo per cui ho lasciato la Russia”, dice. “Penso che sia stata una mossa sbagliata… Sono pienamente consapevole delle conseguenze economiche che il mio paese dovrà affrontare nei prossimi dieci anni”.

Ha continuato a lavorare in remoto da Yerevan e non ha intenzione di tornare presto. “I miei genitori sono in pensione e penso che oggi il modo migliore per prendersi cura di loro sia lavorare e guadagnare in altri paesi, questo è stato il motivo principale per cui ho deciso di trasferirmi qui”, conclude.

L’Armenia è considerata un’opzione conveniente e pratica per il trasferimento, dato l’uso diffuso del russo e gli stretti legami tra i due paesi.

Le agenzie governative in Armenia e le aziende del settore privato stanno lavorando per rassicurare i potenziali nuovi arrivati ​​dalla Russia sulle preoccupazioni su questioni come il sistema bancario, il costo della vita, l’assistenza medica e le scuole di lingua russa per i loro figli.

Inoltre, sono stati creati numerosi gruppi su Facebook e Telegram per assistere coloro che sono interessati a trasferirsi in Armenia.

“Negli ultimi giorni, molti partner russi della nostra azienda hanno parlato di trasferirsi in Armenia”, raccontaAnna Beklyarova, della società armena IT City. “Lo scelgono per diversi motivi: il settore informatico è ben sviluppato, le politiche bancarie e fiscali sono accettabili, è possibile lavorare da remoto e, infine, l’Armenia è un paese con una natura e persone meravigliose”.

Ha aggiunto che una delle loro società partner si era già trasferita in quei giorni in Armenia insieme ai dipendenti e alle loro famiglie, le quali stavano alloggiando in un hotel di Yerevan fino a quando non avrebbero trovato una sistemazione e uno spazio per uffici adeguato.

Aziende come IT City stanno accogliendo con favore il potenziale afflusso di aziende e manodopera qualificata dalla Russia, sperando che ciò abbia un impatto positivo sullo sviluppo del settore.

Altri invece ritengono che il conflitto in corso sarà estremamente dannoso per l’economia armena. “Le conseguenze negative della guerra russo-ucraina e le sanzioni imposte alla Russia saranno più impattanti per l’Armenia dei possibili benefici”, afferma Armen Ktoyan, esperto del National Center for Public Policy Research. Quest’ultimo fa notare che la maggior parte degli investimenti diretti in Armenia proviene dalla capitale russa e che il conflitto potrebbe influenzare anche le decisioni sugli investimenti esteri.

I problemi con l’economia russa hanno sempre avuto un chiaro effetto a catena per l’Armenia, continua Ktoyan. “La guerra influirà sul volume dei trasferimenti di rimesse in Armenia dai nostri concittadini che lavorano in Russia. L’importo diminuirà in modo significativo: stiamo parlando di 800-900 milioni di dollari USA. Ciò porterà a una diminuzione del potere d’acquisto della popolazione armena. Influirà anche sulle esportazioni dall’Armenia alla Russia, che è il nostro principale partner commerciale. La Russia è un importante mercato di esportazione per l’Armenia e con la svalutazione del rublo le merci armene diventeranno più costose in Russia e le merci importate dalla Russia diventeranno più economiche in Armenia. In entrambi i casi, i prodotti armeni diventeranno meno competitivi”.

Ktoyan afferma che molto dipende dalla durata del conflitto, nonché dalla sua eventuale risoluzione. “Ora tutti sono in uno stato di attesa: se la Russia resterà coinvolta in uno scontro militare più lungo, ciò comporterà situazioni completamente diverse”, afferma. “Se nei prossimi giorni si troveranno soluzioni, l’elenco delle sanzioni potrebbe non essere ulteriormente ampliato o potrebbe non essere così doloroso come nel caso di un conflitto di lunga durata”.

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La Fondazione ARIA inaugura la stagione dell’Armenia in Abruzzo (Teatrionline 18.03.22)

Martedì 15 marzo alle ore 18, nella Sala Consiliare del Comune di Pescara, la Fondazione ARIA, in collaborazione con il Comune di Pescara, l’Ambasciata d’Armenia in Italia e il Comune di Atri, ha presentato il libro ‘Canti popolari armeni’. Durante l’incontro all’insegna della cultura della comunicazione, non poteva mancare anche un’anteprima del programma culturale ARIA 2022, e in particolare della nona edizione della rassegna d’arte e culture internazionali ‘Stills of Peace and Everyday Life’.

Ad aprire l’evento il saluto del sindaco di Pescara, Carlo Masci, seguito dalla prima ospite, l’Ambasciatrice dell’Armenia in Italia S.E. Tsovinar Hambardzumyan, che ha ricordato le antiche origini dell’amicizia tra l’Italia e l’Armenia, due civiltà che nella storia si sono intrecciate molte volte, condividendo da subito i valori radicati in ciascuno dei loro popoli. Il legame tra queste due culture si basava inizialmente su àncore spirituali di matrice cattolica, che nel tempo sono state affiancate da rapporti diplomatici e politici, e oggi permettono di mantenere una relazione importante, anche in senso culturale e artistico.

Lo scambio tra le due tradizioni, lontane solo geograficamente, viene infatti celebrato proprio quest’anno, con il trentesimo anniversario dei rapporti diplomatici tra Italia e Armenia, e grazie anche alla nuova edizione dell’antologia ‘Canti popolari armeni’ (Carabba Editore, 1921) di Arshag Chobanian, con la storica traduzione di Domenico Ciampoli. La raccolta è stata ripubblicata a cento anni di distanza, rispettando fedelmente la forma originale, con la preziosa aggiunta di una prefazione di Antonia Arslan, scrittrice, traduttrice e accademica italiana di origini armene.

La valorizzazione di questo patrimonio letterario, manifesto di un paese, ha anticipato l’incontro con l’Armenia all’interno del progetto Stills of Peace 2022,  come ha spiegato il neo presidente della Fondazione Dante Marianacci che ha presentato il Programma ufficiale della Fondazione ARIA dell’anno in corso che prevede due appuntamenti della collana digitale Specchio ARTE (8 e 28 aprile al Teatro Cordova di Pescara) dedicati alle artiste Lea Contestabile e Giulia Napoleone; la seconda edizione di MURAP Festival, Muri per l’Arte Pubblica a Pescara e Start Your Collection, l’inedito corso di formazione per diventare collezionisti privati o corporate.

La direttrice della Fondazione ARIA, Giovanna Dello Iacono, ha reso note alcune anticipazioni sul ricco programma della Rassegna Internazionale Stills of Peace and Everyday life Italia e Armenia, che quest’anno oltre ad Atri, quartier generale che ha dato i natali al progetto, approda al Museo d’Arte Moderna Vittoria Colonna di Pescara. La rassegna S.o.P., dal 2014, ha ospitato 116 artisti internazionali provenienti da Pakistan, Spagna, Francia, Cina, Marocco, Iran, Giappone e Corea del Sud, oltre che, naturalmente, artisti italiani. Sono state organizzate 30 mostre d’arte contemporanea e 7 rassegne di cinema in lingua originale, con l’apporto di 25 curatori.

L’edizione Italia e Armenia sarà curata da un team consolidato di sei professionisti, Paolo Dell’Elce, Antonio Zimarino, Pino Bruni, Mariano Cipollini, Dino Viani ed Eva Comuzzi con la direzione di Giovanna Dello Iacono. Un inedito di questa nona edizione sarà la produzione di un film sulle comunità armene in Italia che sarà presentato durante la Ma.Co. Maratona del Contemporaneo, che inaugura la rassegna, e che si terrà ad Atri e a Pescara dal 9 all’11 luglio ’22.

A conclusione della serata, la soprano Giuseppina Piunti ha dato voce ad alcune poesie tratte dal libro ‘Canti popolari armeni’, che comprende liriche d’amore, di nozze, bellissime preghiere e duetti scherzosi tra ragazzi e ragazze, coinvolgendo il pubblico in un ventaglio di emozioni che manifestano l’anima e la sensibilità della cultura armena, come ha sottolineato la neo Assessore alla Cultura di Pescara Maria Rita Carota, al suo primo evento pubblico, che ha messo in evidenza l’importanza di azioni che riscoprono la bellezza. ‘Nel periodo di incertezza che stiamo vivendo attualmente, la Fondazione ARIA, con la riedizione di un testo che combina parole d’amore al contempo struggenti e gioiose, promuove la pace, e stimola la crescita e il miglioramento della comunità, grazie alla conoscenza dell’altro’.

Maggiori informazioni sull’attività della Fondazione ARIA su https://www.fondazionearia.it.

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CANTI POPOLARI ARMENI, A PESCARA L’ANTEPRIMA DI STILLS OF PEACE, LA RASSEGNA DI FONDAZIONE ARIA (Virtuquotidiane 15.03.22)

Nagorno Karabakh, risoluzione UE contro la distruzione del patrimonio cristiano (AciStampa 17.03.22)

Nonostante la Corte Internazionale dell’Aja lo scorso 21 dicembre abbia chiesto di prevenire e punire atti di profanazione e vandalismo contro il patrimonio culturale armeno in Nagorno Karabakh, questo patrimonio continua ad essere a rischio. E così il 10 marzo, a un anno e quattro mesi dal cessate il fuoco, il Parlamento Europeo si è riunito e ha discusso una risoluzione che condanna l’Azerbaijan per quello che alcuni hanno chiamato un “genocidio culturale”.

La risoluzione sarà trasmessa al vice presidente della commissione e Alto Rappresentante dell’Unione per gli Affari esteri e la politica di sicurezza, al Consiglio, alla Commissione, ai governi e presidenti di Armenia e Azerbaijan, alla Segreteria generale dell’OSCE e a quella del Consiglio d’Europa, al direttore generale dell’UNESCO e al segretario generale delle Nazioni Unite.

Il testo constata che dal cessate il fuoco dal 9 novembre 2020, ci sono 1456 monumenti, principalmente armeni, passati sotto il controllo dell’Azerbaijan; che durante la guerra del 2020 l’Azerbaigian ha deliberatamente provocato ingenti danni al patrimonio culturale armeno con bombardamenti strategici (si pensi quello sulla cattedrale di Shushi), con la riconversione o con altri danni a musei e cimiteri durante il conflitto; e che, in occasione della sua visita alla chiesa del XII secolo a Tsakuri, il presidente Aliyev ha promesso di rimuovere tutte le iscrizioni armene.

Un atto, questo, che sembra essere parte di una vera e propria guerra culturale. L’antico nome del Nagorno Karabakh è Artsakh, ed è da sempre abitato da armeni, come dimostrano i vari monumenti sul territorio. Ma il territorio del Nagorno Karabakh era stato assegnato all’Azerbaijan dall’Unione Sovietica, e gli azeri hanno fatto un lavoro enorme per riscrivere la storia etnica della regione, esaltandone le radici albaniane caucasiche. È stata più volte denunciata la distruzione sistematica del patrimonio cristiano in Nagorno Karabakh, e, con la dissoluzione dell’Unione Sovietica, il territorio proclamò la sua indipendenza da Baku, costituendo un micro Stato che non era stato comunque riconosciuto dall’Armenia e che aveva mantenuto comunque orgogliosamente l’identità armena.

Il conflitto del 2020, con la pace dolorosa imposta all’Armenia, ha messo a rischio il patrimonio armeno, anche se da parte azera si parla soprattutto di ristabilimento della verità storica e si lamenta la distruzione nel periodo in cui il Nagorno Karabakh è indipendente. Il tutto mentre non arriva il gas in Artsakh per via di un annunciato guasto del gasdotto ancora non riparato, cosa che crea enormi disagi e un annientamento psicologico.

In questa situazione, la risoluzione UE ha un peso specifico importante. La risoluzione guarda anche alle ordinanze della Corte Internazionale di Giustizia dell’Aja, che dava voce alle preoccupazioni armene sul pericolo di annientamento del patrimonio storico e culturale armeno nei territori sotto il controllo dell’Azerbajian e riconosceva la retorica armenofoba promossa dall’Azerbaijan. Per questo, la risoluzione ribadisce la necessità di permettere all’UNESCO di organizzare ed inviare una missione di esperti indipendenti – il testo in particolare sottolinea di “insistere fermamente” che l’Azerbaijan consenta agli ufficiali UNESCO di avere accesso ai siti del patrimonio culturale nel territorio sotto il suo controllo per “poter procedere ad un inventario obiettivo e assicurare la loro protezione”.

Certo, la presenza UNESCO non è garanzia di protezione, anche perché tra i suoi “Ambasciatori di buona volontà” che Mehriban Arif Aliyeva, moglie del presidente e vicepresidente dell’Azerbaijan. E l’intervento internazionale sarebbe probabilmente dovuto avvenire ben prima, come dimostra il programma di monitoraggio satellitare “Caucasus heritage watch” promosso dalla Cornell University.

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L’Ue unita contro i crimini nel Nagorno-Karabakh – Panorama

Ricordate l’Artsakh/Nagorno-Karabakh? Ucraini, non fidatevi di quelli che piangono e applaudono (Koraym 16.03.22)

Vi stupirò, vi apparirò pazzo, ma credo di essere una delle pochissime persone che hanno provato una orribile invidia per gli Ucraini. Dico orribile perché ricevere le bombe in testa, scorgere carri armati stranieri che calpestano le auto dei propri vicini di casa, è qualcosa che strazia il cuore.

Il fatto è che tutto questo è accaduto a noi Armeni per 44 giorni da fine settembre ai primi di novembre del 2020. L’Artsakh, detto anche Nagorno-Karabakh, ha subìto la stessa sorte dell’Ucraina. Sono arrivati da noi i soldati dell’Azerbajgian e sono stati portati lì dai Turchi i tagliagole jihadisti. La Nato e Israele hanno fornito droni con una precisione da killer in un film di James Bond. Non agli armeni, figuriamoci, ma agli aggressori.

Io sono Molokano, bevo latte, vivo presso il lago di Sevan dove guizzano le 6 trote più belle del mondo, scorgo il meraviglioso profilo del monte Ararat, dove approdò l’Arca di Noè e fu inventato il vino. Povera Ucraina, coraggiosa e piena di rondini, sono con te. Hai avuto un abbraccio dal mondo intero ed è questo che ti invidio. La gente che nelle proprie case si commuove per voi. L’Unione Europea e il Parlamento italiano che in un secondo protestano, solidarizzano, decretano sanzioni pesantissime contro l’invasione russo. E poi denaro per i soccorsi, le armi. Soprattutto l’isolamento assoluto dell’aggressore. A noi invece niente. Dall’Italia è partita perfino una delegazione di importanti parlamentari non a portarci un abbraccio tra le nostre rovine di chiese antiche, ma sono atterrati felici a correre in soccorso del vincitore [QUI].

Chi allora alla fine osò provare a fermare l’ecatombe furono i soldati di Vladimir Putin. Furono essi a impedire il peggio. L’Unione Europea, la NATO — di cui quello turco è il secondo esercito — non confiscarono un centesimo di dollaro alle autorità azere e turche, nessun divieto ai loro aerei di volare nei cieli europei.

Perché questo doppio standard? Perché siamo un niente noi Armeni? E perché i nostri fratelli dell’Artsakh ancora di più sono abbandonati come cani in Autogrill da tutte queste potenze così facili a commuoversi per gli Ucraini?

Per 44 giorni nel 2020 l’Artsakh ha subito la vostra stessa sorte. Sono arrivati i soldati azeri e i tagliagole jihadisti. La NATO ha fornito droni. Non agli Armeni, figurarsi, ma agli aggressori.

Un’idea l’abbiamo. I potenti che gestiscono il sentimento popolare hanno piena consapevolezza che l’Armenia è importantissima culturalmente e spiritualmente, cioè finanziariamente vale zero con i suoi 3 milioni e mezzo di abitanti senza gas né petrolio, un sacco di pietre e di croci fiorite, un brandy fantastico, ma non fa girare le centrali elettriche. Invece l’Ucraina ha quasi 50 milioni di abitanti, ha il maggior giacimento di ferro del pianeta, ha nichel, manganese, produce grano sufficiente per 600 milioni di umani. Produce rose. Noi albicocche però, ma non è questo il punto: non è ortofrutticolo, ma energetico.

L’aggressore dell’Armenia e dell’Artsakh era intoccabile: è il venditore di gas che ci tranquillizza e non possiamo fare arrabbiare [QUI]. Se ce la giochiamo con i fornitori russi, almeno un mercante alternativo andava tenuto buono. E per quanto riguarda la Turchia, c’è di mezzo la Libia, il petrolio di Cipro, i nostri investimenti in Anatolia. Meglio non disturbare chi può farci patire la fame.

Ho detto che invidio — dal punto di vista della simpatia del mondo e degli aiuti — gli Ucraini. Però sono obbligato ad avvertirli come fratelli di sventura: non fidatevi dell’Occidente che piange e applaude. È disposto a tutto per voi, meno che a morire per voi. Che dico morire: non è propenso neppure a rischiare una slogatura alla caviglia. Vi spediranno a combattere il nemico e a creare un Vietnam in casa dei russi, ma non per amor vostro, bensì per evitare la scocciatura di combattere la guerra in proprio. Nessuna guerra per favore!

Nessuna guerra NATO per interposta Ucraina. E qui lo dico neanche per interposta Armenia. Ci basta avere amici sinceri come voi che mi leggete

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Ararat e la Valle del Vino (Firenze Spettacolo 16.03.22)

Il ristorante di cucina armena e georgiana in Borgo La Croce possiede una cantina tutta da scoprire che, nella culla del vino rosso, ha il coraggio di portare anche nei calici la propria identità.

Una tradizione millenaria: le prime testimonianze sul vino in Armenia risalgono a oltre 6.000 anni fa. Sembra che sia proprio questo il luogo dove nasce la produzione di vino su larga scala, quindi prima che in Francia e in Italia, ai piedi del monte sacro Ararat nella Ararat Valley. Peraltro in Armenia negli ultimi anni c’è stata una rinascita, una volontà di far rivivere i vigneti e nutrire la terra con vigne che proprio qui per la prima volta, sono state coltivate e messe a frutto. Per questo motivo sono stati chiamati dalle varie aziende produttrici importanti winemaker francesi e italiani.

Tra questi il rinomato Michel Rolland che segue l’azienda Karas, in carta al ristorante con diverse referenze. Il Grand Karas realizzato con un blend di Syrah, Montepulciano e Ancellotta, un omaggio a questa terra, alla sua storia e cultura, realizzato selezionando il meglio da ogni vitigno e invecchiato in botti di quercia. Poi la Riserva realizzata con Syrah, Petit Verdot, Montepulciano e Cabernet Franc, un super blend che sprigiona tutta la complessità dell’antico territorio del nordovest dell’Armenia, un sapore persistente e complesso che ricorda a molti il nostro Brunello. Quindi il Blend Armeno con uve autoctone, Areni e Khndoghni, che hanno prosperato nella regione per millenni. Un vino audace, fresco e fruttato, vero omaggio a questa terra natale della viticoltura.

Poi una serie più fresca e giovane, sempre di Karas: un bianco e un rosso, A Tale of 2 Mountains. Il rosso è un mix di Areni, vitigno armeno, e Malbec, molto aromatico e dal corpo bilanciato. Il bianco è realizzato da Kangun, vitigno armeno e Chenin Blanc, anche questo aromatico con buone punte di acidità. Da provare anche i vini semi dolci al melograno.
Tutti vini che vanno a nozze con la cucina di Ararat: piatti a base di formaggi, carne e verdura. Abbinamenti che ci permettono di entrare nella gloriosa e ancestrale cultura enogastronomica armena a piene mani. (Niccolò Tozzi)
ARARAT
Borgo la Croce 32r – 375 5721739 – aperto pranzo e cena, chiuso lun – www.araratrestaurant.it

Ararat, il monte del… sapore – RECENSIONE (novembre 2022)

Un locale giovane che prende il nome dal monte sacro Ararat. A pochi passi da Piazza Beccaria e Piazza Ghiberti piatti tipici della cucina armena e georgiana

L’ambiente è accogliente, dominato dal verde oliva. I tavoli in legno chiaro fanno da contrasto e la cucina a vista trasmette trasparenza e serenità. La sala principale a nostro avviso però si scopre al piano superiore. Un quadrato con una fessura in mezzo dove un lampadario moderno cala fino al piano di sotto e sulle pareti i due alfabeti in oro arredano in modo originale. Il bel soffitto con travi a vista scalda l’atmosfera.

La cucina presenta specialità di terra, spiedini di carne tra manzo, maiale e pollo ciascuno arricchito e insaporito da una speciale marinatura che, ci assicurano, si trova solamente qui. Come primo da provare la specialità georgiana: i kinkali, simili a ravioli o meglio saccottini di pasta ripieni di carne di manzo e maiale speziati. Tra i piatti più scenografici e gustosi l’agiaruli, una specie di pizza concava colma di formaggio con al centro un rosso d’uovo, vera tipicità georgiana.

Tra i secondi prevalenza di piatti armeni coma la Lula, spiedino tipico. Altra specialità dalle origini antichissime è la Tolma: involtini di carne speziata in foglie di vite. A differenza di altre cucine estere quelle armena e georgiana, seppur essendo speziate, non esagerano in quantità e lasciano che gli ingredienti principali non vengano sovrastati.

Curiosa la carta dei vini che offre referenze solamente georgiane e armene. Da sapere però che la zona del Caucaso è una delle più antiche dove sono rinvenuti resti e testimonianze della coltivazione di vigne e della fermentazione in anfora. Oggi molte cantine di questo territorio stanno rilanciando il loro vino aiutati dai colleghi italiani e francesi. Un motivo in più per provare i loro abbinamenti.

Un ristorante dove la cucina caucasica si gusta in un contesto elegante e moderno. Una gita sull’Ararat: il monte del sapore!

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Armenia, ministro Esteri: “Pronti a stabilire relazioni diplomatiche con la Turchia” (Agenzia Nuova 15.03.22)

L’Armenia è pronta ad istituire relazioni diplomatiche con la Turchia e ad aprire i suoi confini. Lo ha detto il ministro degli Esteri armeno, Ararat Mirzoyan, in una intervista all’agenzia di stampa “Anadolu” dopo avere partecipato al Forum diplomatico di Antalya. “In generale, la popolazione armena vuole normalizzare le relazioni” con la Turchia, ha spiegato Mirzoyan che ad Antalya ha discusso nel corso di un incontro storico lo scorso sabato con l’omologo turco, Mevlut Cavusoglu, degli sforzi finalizzati alla normalizzazione delle relazioni bilaterali tra i due Paesi. In questo contesto il capo della diplomazia di Erevan ha affermato che secondo diversi sondaggi di opinione, il sostegno da parte della popolazione armena al “riavvicinamento tra i due Paesi” è in netta crescita. Ciononostante, ha proseguito il ministro, alcune parti della società civile di Armenia e Turchia restano “scettiche” sulla normalizzazione dei rapporti e per questo motivo i governi di entrambe le parti dovrebbero “assumere una leadership politica per affrontare questi problemi”. “Durante il mio incontro con il ministro Cavusoglu, ci siamo scambiati opinioni su alcune sensibilità comuni e spero che se ne tenga conto”, ha dichiarato Mirzoyan.

Su come stia procedendo l’attuale processo di normalizzazione delle relazioni, il ministro degli Esteri ha aggiunto: “Nel complesso, lo consideriamo positivo”. “Sono stato felice di sentire dalla mia controparte turca che c’è una volontà politica dalla loro parte di guidare il processo anche a tal fine”, ha proseguito Mirzoyan. “L’apertura delle frontiere avrà un impatto positivo sulla connettività, sul commercio e sulle relazioni economiche tra i due paesi, sui contatti interpersonali e sulla stabilità generale nella regione”, ha rimarcato. “Inutile ricordare che se il processo di normalizzazione procede senza intoppi e si ottengono risultati positivi, possono aver luogo visite reciproche”, ha spiegato ancora Mirzoyan.

In Armenia, la diaspora russa che viaggia in business class (Euronews e varie 15.03.22)

Sfollati, si. Ma sfollati “senior”, per prendere a prestito le parole di un economista armeno.

È l’Armenia, infatti, una delle destinazioni dei cittadini russi in fuga da sanzioni e repressione. Dall’inizio della crisi, in migliaia hanno trovato rifugio qui: ogni giorno, trenta voli charter arrivano nella capitale Yerevan dalle città russe.

In molti casi si tratte del personale che le aziende straniere stanno cercando di evacuare attraverso gli scali dei paesi che non hanno ancora chiuso confini e traffico aereo con Mosca.

Il vero e proprio esodo è partito ai primi di marzo, quando in Russia si è iniziato a ventilare il rischio di legge marziale e chiusura delle frontiere: a quel punto che le fughe si sono fatte sempre più estemporanee, con i documenti e pochi effetti personali come bagaglio, verso un paese che ai russi non richiede visto d’ingresso.

“Le frontiere per noi si sono chiuse bruscamente quasi ovunque” ci spiega una ragazza russa arrivata da poco. “Non sapevamo dove volare. L’Armenia era la scelta migliore. Siamo qui da una settimana, il tasso del rublo ormai è orribile e stiamo avendo difficoltà finanziarie. È difficile pianificare: forse domani ci sarà un altro attacco, o forse sarà tutto finito. Non c’è niente di chiaro”.

Con il blocco delle operazioni in Russia da parte di Visa e Mastercard, in molti ora fanno la fila nelle banche di Yerevan per aprire un conto in Armenia. Le aziende intanto consultano avvocati per valutare l’ipotesi di una delocalizzazione: a loro, come a tutti i professionisti arrivati negli ultimi giorni, il governo locale ha dedicato una linea telefonica ed è chiaro che miri a trattenerne quanti più possibile.

“Qui non abbiamo a che fare con i migranti nel senso classico della termine – spiega ad Euronews l’economista armeno Haykaz Fanyan – ma con professionisti senior dai redditi elevati che non sono un peso per lo stato armeno. Il settore delle tecnologie informatiche in Armenia ha un’enorme carenza di professionisti qualificati. Con l’afflusso dei russi, il numero di questi specialisti aumenterà. Inoltre, spenderanno soldi qui, affitteranno case e staranno in hotel, andranno al ristorante, useranno i trasporti. Tutto questo è un bene per chi fornisce servizi”.

La maggior parte dei nuovi arrivati non ha però intenzione di rimanere in Armenia: vogliono ottenere il visto per poi andare nei paesi europei.

Il ritorno a casa d’altronde è escluso per quanti si sono espressi pubblicamente contro la guerra in Ucraina, che con la nuova legge contro le cosiddette “fake news” rischiano ora fino a 15 anni di carcere.

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Anche i russi fuggono dal proprio paese: già in 200’000 hanno lasciato la nazione (Tio.ch 13.03.22)


SCENARIO CAUCASO/ “I russi fuggono in Armenia, Erdogan fa il doppio gioco” (Il Sussidiario 15.03.22)

Pescara – Visita ufficiale in Comune dell’ambasciatrice dell’Armenia (Rassegna Stampa 14 e 15 03.22)

Èprevista domani, martedì 15 marzo, la visita ufficiale nel Comune di Pescara dell’ambasciatrice straordinaria e plenipotenziaria della Repubblica di Armenia, Tsovinar Hambardzumyan.  L’appuntamento è in programma alle ore 11:30.  L’ambasciatrice inconterà il sindaco Carlo Masci e i rappresentanti delle istituzioni e del mondo economico e imprenditoriale abruzzese.  L’ambasciatrice celebrerà nella nostra città il trentennale delle relazioni diplomatiche tra Armenia e Italia. Nel pomeriggio, ospite della Fondazione Aria, Hambardzumyan parteciperà all’incontro «Stagione della cultura armena» nella sala consiliare del Comune di Pescara per la presentazione del volume «Canti popolari armeni», rieditato da Carabba nella forma originale del 1921 tradotta dall’abruzzese Domenico Ciampoli, con la prefazione di Antonia Arslan.

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L’Ambasciatrice dell’Armenia in visita ufficiale a Pescara (Rete8 14.03.22)


A Pescara l’Ambasciatrice dell’Armenia in Italia Hambardzumyan (Abruzzonews 14.03.22)


Domani l’Ambasciatrice della Repubblica di Armenia in visita ufficiale al Comune di Pescara (Wallenews24 14.03.22)


Il sindaco Masci riceve l’ambasciatrice dell’Armenia Tsovinar Hambardzumyan (Il Pescara 15.03.22)


L’ambasciatrice della Repubblica di Armenia in visita a Pescara (Abruzzolive 15.03.22)


Ucraina, ambasciatrice Armenia,spero si possa stabilire pace (Ansa 15.03.22)


A Palazzo di Città visita dell’Ambasciatrice della Repubblica di Armenia (Pescaranews 15.03.22)


Pescara, l’ambasciatrice Armena ricevuta in Comune dal sindaco Masci (Rete8 15.03.22)