Tamponi obbligatori e vaccinazioni: nuove restrizioni in Armenia (Osservatorio Balcani e Caucaso 21.10.21)

In Armenia forte impatto della nuova ondata di Covid-19. Il governo approva nuovi vincoli e valuta la possibilità di introdurre un pass sanitario per entrare nei ristoranti e partecipare ai concerti

21/10/2021 –  Armine Avetisyan

Un’altra ondata di Covid sta colpendo l’Armenia. Secondo le statistiche ufficiali, si registrano all’incirca 1000 nuovi casi al giorno. Sale anche il numero dei morti: in questi giorni si sono registrati in media 30 decessi, numero molto alto rispetto alle cifre precedenti. Questo nonostante il paese di quasi 3 milioni di abitanti sia sottoposto a rigide misure per il contenimento della pandemia.

L’Armenia è in quarantena ormai da un anno. Nei luoghi chiusi devono essere indossate le mascherine, utilizzati termometri sia nei luoghi di lavoro che nei luoghi pubblici, e bisogna sempre disinfettarsi le mani. Gli addetti ai controlli – tra cui anche la polizia – effettuano numerose ispezioni nei luoghi pubblici – trasporti pubblici compresi – 7 giorni su 7. Chi viola le restrizioni viene multato. Un’attività economica che viola le norme, ad esempio, è multata tra i 100 e i 300 mila dram armeni (approssimativamente tra i 180 ai 545 euro), e in caso di violazioni ripetute tra i 150 e i 500 mila dram (approssimativamente tra i 270 e i 905 euro).

Il 1° ottobre è entrato in vigore un nuovo regolamento. Per ordine del ministero della Salute armeno, i lavoratori che non sono vaccinati senza avere sostanziali controindicazioni, ogni 14 giorni devono presentare un certificato che confermi il risultato negativo del test PCR COVID-19. In caso di mancanza di certificato vaccinale o di certificato di negatività, come nel caso di violazione degli obblighi di tenuta dei relativi registri, sanzioni amministrative sono applicate dall’organo di ispezione dal 14 ottobre. La violazione della presentazione di certificazione è punibile con una multa che va dai 10 ai 20 mila dram (tra i 18 e i 36 euro) per i lavoratori, mentre da 40 a 120 mila (tra 72 e 218 euro) per i datori di lavoro.

“Sono venuta al policlinico di prima mattina e ho fatto la fila per la vaccinazione: voglio recuperare per la mia sicurezza e per avere un certificato di vaccinazione entro il termine stabilito dal governo”, racconta Lilit, 40 anni, che non si era ancora vaccinata perché Moderna, il vaccino di sua scelta, non era disponibile in Armenia.

Lilit lavora in un’azienda privata; non sono in molti ed hanno opinioni differenti: per alcuni, la vaccinazione è molto importante, mentre altri ci stanno ancora riflettendo. Secondo Lilit, a parte questo, tutti stanno seguendo alla lettera le normative anti-covid, perché capiscono che attraverso queste semplici regole possono ridurre la probabilità di venire contagiati.

“Non ho mai avuto dubbi sul vaccinarmi” aggiunge Lilit che ha studiato le informazioni disponibili su internet riguardo i vaccini e ha aspettato che Moderna arrivasse in Armenia. 50 mila dosi del vaccino Spikevax dalla compagnia americana Moderna sono arrivate in Armenia il 4 ottobre, in dono all’Armenia dal governo lituano. Prima di questo, in Armenia venivano somministrati quattro tipi di vaccini anti-covid: il russo Sputnik V, il britannico-svedese Astra Zeneca, i cinesi CoronaVac e Sinopharm. Dall’inizio delle vaccinazioni in Armenia erano state effettuate – al 10 ottobre – 514.241 vaccinazioni, di cui 344.029 prime dosi e 170.212 seconde dosi, pari rispettivamente all’11.6% e al 5,7% rispetto alla popolazione.

Il numero di persone che hanno scelto di vaccinarsi è aumentato negli ultimi giorni, fatto evidenziato anche dalle code ai centri vaccinali, ma il governo armeno denuncia che non sono ancora sufficienti. Durante una delle ultime riunioni del consiglio dei ministri, il Primo ministro ha richiesto di utilizzare tutte le leve dello stato per questa battaglia. L’esecutivo armeno ha stanziato più di 2,4 miliardi di dram armene per la prevenzione, il controllo e la cura del Covid-19.

Se a settembre la media di persone vaccinate era di 6.000 al giorno, questo mese il numero è raddoppiato. Affinché le vaccinazioni non portino a lunghe code, i medici armeni effettuano anche vaccinazioni ambulatoriali. Inoltre, se lo si desidera, un gruppo di specialisti visita aziende, dipartimenti, istituzioni educative ed effettua la vaccinazione sul posto.

“L’intera infrastruttura è pronta per effettuare un gran numero di vaccinazioni. Aggiungo che la vaccinazione non esclude la malattia, ma riduce il rischio di contagio”, ha riferito la ministra della Salute armena Anahit Avanesyan durante una recente conferenza stampa, aggiungendo che l’entrata in vigore delle misure restrittive così tardi è stata una lacuna del suo dipartimento.

Secondo la ministra, al momento stanno valutando l’opzione di richiedere certificazione di negatività da Covid o di vaccinazione per entrare nei ristoranti e partecipare ai concerti.

“Ci stiamo lavorando, raccogliendo esperienze sul funzionamento di questi meccanismi di regolazione. Il piano preliminare sarà pronto a breve, entro le prossime due settimane”.

Simili misure stringenti sono già in campo in un gran numero di paesi in tutto il mondo. L’obiettivo è lo stesso: superare l’emergenza pandemica e tornare a una vita normale. Secondo l’immagine fornita da Reuters, le tre migliori campagne vaccinali sono portate avanti dagli Emirati Arabi (96% di copertura), dal Portogallo (87,2%) e da Cuba (84,4%). Gli specialisti informano che da due settimane dopo la seconda dose, anche se la persona viene contagiata, i sintomi sono molto più lievi e il peggioramento delle condizioni è poco probabile.

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«Right to Read». Il salone del libro lancia il progetto per i bimbi africani e armeni (Panorama.it 21.10.21)

Il Salone Internazionale del Libro di Torino torna nella sua versione off-line, quella originaria, con la gioia degli espositori , dei visitatori e di una Torino felice di accogliere questo turismo letterario, in ricordo della propria eredità di città luminosa ed energizzante, in cui in passato hanno vissuto scrittori stranieri del calibro di Twain, Gogol, Nietzsche, Melville e Dumas.

Dal 14 al 18 ottobre si sono susseguiti incontri, presentazioni, esibizioni musicali e proiezioni : la cultura che ruota attorno alla cultura, la bellezza che circonda i diversi contenuti di chi la racconta.Protagonisti i libri e le case editrici, fatte di persone che hanno dedicato la propria vita a diffondere cultura portando luce, informando, facendo sognare e riflettere. Si è liberi quando si sa cosa scegliere e si sa cosa scegliere quando si è scoperto il mondo. Marcel Proust in merito a questo aspetto diceva “Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi.” E un bambino in risposta a questa citazione chiederebbe : dove si trovano degli occhi nuovi? Illuminarsi e aprirsi al nuovo implica volontà e coraggio, la visione di voler scoprire nuovi punti di vista, ascoltare storie lontane dalle nostre, riflettere su problematiche distanti dal nostro quotidiano.Purtroppo però leggere , questo misterioso viaggio verso l’ignoto, non è qualcosa che tutti si possono permettere in questo pianeta, per via di una guerra che impedisce l’accesso ai luoghi di cultura o perché un libro può costare metà del proprio salario o perché se si è donne non si ha il diritto di istruirsi.
La Fondazione Circolo dei Lettori e l’Assessorato alla Cooperazione Internazionale Regione Piemonte hanno realizzato il progetto “Right to Read- Leggere è un Diritto”: un’iniziativa tesa a costruire o integrare biblioteche scolastiche dove l’infanzia è minacciata da conflitti o crisi umanitarie.
Questo progetto di diffusione culturale e letteraria è stato presentato durante una conferenza organizzata all’Arena Piemonte del Salone Internazionale del Libro di Torino domenica 17 ottobre.
Maurizio Marrone , Assessore alla Cooperazione Internazionale Regione Piemonte , ed Elena Loewenthal, Direttore Fondazione Circolo dei Lettori, hanno presentato l’iniziativa sottolineando l’importanza della cultura nella rinascita di un popolo nelle zone colpite da guerre, povertà e crisi umanitarie.
Durante la conferenza sono intervenuti vari ospiti tra cui : D’Agostino, presidente dell’associazione Fiori di Ciliegio, che ha realizzato l’installazione artistica a forma di cuore legata al progetto; il Sindaco di Racconigi ,Oderda, che coopera con Capo Verde; Zanetta ,Vicesindaco di Borgomanero e Vicepresidente dell’ANCI Piemonte, che coopera in Benin ; Stefania Valentini, Vicepresidente della Fondazione Hope che interviene in Siria; Gayané Khodaveerdi, presidente di AGBU Milan (Armenian General Benevolent Union) che coopera per la creazione della biblioteca di una scuola armena in Artsakh; il coordinatore dei Programmi del CISV di Torino, OSC Marco Alban che interviene in Senegal ; l’associazione Help che da anni opera in Kosovo.


Ben 12 scuole riceveranno una fornitura di libri e una donazione in denaro per allestire e arredare le biblioteche scolastiche. Il progetto si inserisce nel più ampio quadro delle politiche regionali tese a favorire lo sviluppo e la collaborazione tra differenti territori .In Kosovo l’intervento raggiungerà una scuola di Banja, dove le tensioni etniche dei Balcani sottopongono le enclavi ortodosse serbe a discriminazioni e violenze. In Artsakh, l’enclave armena del Nagorno-Karabakh, il progetto costruirà una biblioteca scolastica nella capitale Stepanakert, colpita dai recenti bombardamenti azeri , così come avverrà nelle due cittadine ucraine di Jassinovataja e Debal’tsevo. In Burkina Faso, in Benin, in Guinea Conakry e in Senegal, luoghi da tempo aiutati dalla Regione Piemonte, saranno inviati libri e attrezzature per le biblioteche .Sull’isola di Fogo a Capo Verde gli studenti delle scuole comunali riceveranno libri e attrezzature per la biblioteca. A Maaloula in Siria, la Regione Piemonte ha sostenuto la ricostruzione dell’asilo San Giorgio, a cui verranno donati dei libri.
Citando l’Assessore Marrone “Sogno che in ogni luogo colpito da fame e guerra i bambini possano avere un posto sicuro dove viaggiare con la fantasia, ispirati dalla bellezza della letteratura a ricostruire le loro nazioni: in questi luoghi sarà presente con una targa esplicativa il Piemonte di cui andiamo orgogliosi.”
Il diritto alla lettura, il diritto alla scelta, il diritto alla rinascita : per i bambini di oggi e gli illuminati di domani.

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ARMENIAN PHILHARMONIC Niente concerti per un positivo (La Nazione 21.10.21)

Annullati i concerti della Armenian National Philharmonic Orchestra, dopo l’identificazione di un soggetto positivo. I promotori parlano di ’motivi tecnici’ ma l’annullamento sembra legato a motivi sanitari.

I due straordinari concerti erano in programma martedì e ieri sera al teatro dei Rinnovati, ed era prevista anche un’esibizione, con tutti gli orchestrali al Teatro Verdi di Firenze stasera. Le due serate senesi e quella fiorentina sono dunque saltate di fronte a motivi di sicurezza, che non hanno consentito l’esibizione.

L’Orchestra Nazionale Filarmonica Armena in tour in Italia, era stata invitata a fare tappa a Siena dal Comune e l’Accademia Chigiana in collaborazione con il Centro Studi e Documentazione della Cultura Armena. L’Orchestra, dal 2000 sotto la direzione di Eduard Topchjan, è stata istituita nel 1925: sin dall’inizio della sua attività è impegnata in tournées nazionali e internazionali, ricoprendo il ruolo di ambasciatrice della musica armena nei cinque continenti; negli anni ha collaborato con artisti e direttori d’orchestra e ha saputo diventare efficace mezzo di diffusione della cultura e della musica armena in Europa e nel mondo.

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Rai: Sono 41 i Paesi partecipanti al 66° Eurovision a Torino (Anche l’Armenia) – (Lospiffero.it 20.10.21)

Emittenti pubbliche di 41 Paesi parteciperanno all’Eurovision Song Contest, il più grande evento musicale dal vivo del mondo che si terrà a Torino il prossimo maggio. Il 66° Eurovision Song Contest, organizzato dall’European Broadcasting Union (EBU) e dal suo membro italiano Rai, si terrà al PalaOlimpico di Torino il 10, 12 e 14 maggio 2022 e tutte le 39 emittenti partecipanti all’edizione 2021 torneranno l’anno prossimo. A loro si uniranno RTCG del Montenegro e l’emittente nazionale armena ARMTV che ha gareggiato l’ultima volta nel 2019, anno in cui furono ancora 41 i Paesi partecipanti. Martin Oesterdahl, supervisore esecutivo dell’Eurovision Song Contest, ha dichiarato: “Siamo entusiasti di avere ancora una volta oltre 40 emittenti in competizione per vincere l’iconico trofeo Eurovision a Torino, il prossimo maggio. Il team della Rai sta lavorando alacremente ai preparativi per accogliere tutte le delegazioni in una nuova città ospitante e garantire che l’Eurovision Song Contest porti il divertimento e lo spettacolo all’avanguardia attesi da quasi 200 milioni di spettatori”. Simona Martorelli e Claudio Fasulo della Rai hanno aggiunto: “Dopo 31 anni, l’Italia e’ orgogliosa di ospitare di nuovo l’Eurovision Song Contest! Come Executive Producers, siamo incredibilmente entusiasti di allestire questo straordinario evento e di accogliere delegazioni provenienti da 41 nazioni a Torino il prossimo anno. Soprattutto, crediamo fortemente che l’Eurovision Song Contest ci permetterà di mostrare e condividere la bellezza dell’Italia con un pubblico globale attraverso gli elementi che ci uniscono tutti: musica e armonia”. Delle 41 nazioni partecipanti, 36 si sfideranno in due semifinali e le 10 canzoni vincitrici di ogni semifinale si uniranno per la Finalissima ai “Big 5”: Francia, Germania, Spagna, Regno Unito e Italia, Paese organizzatore. L’Italia ha vinto il diritto a organizzare l’evento del prossimo anno durante il Contest del maggio scorso, quando i Maneskin hanno regalato al proprio Paese la sua prima vittoria dal 1990 con la canzone “Zitti e Buoni”. La Rai ospiterà per la terza volta l’Eurovision Song Contest dopo aver già ospitato l’evento a Napoli nel 1965 e a Roma nel 1991. Maggiori dettagli sull’Eurovision Song Contest 2022, tra cui lo slogan per l’evento e i dettagli sulla vendita dei biglietti, saranno rivelati nei prossimi mesi. I seguenti paesi (e le emittenti membri dell’EBU) parteciperanno all’Eurovision Song Contest 2022 a Torino: Albania (RTSH) Armenia (AMPTV) Australia (SBS, associato EBU) Austria (ORF) Azerbaigian (Ictimai TV) Belgio (RTBF) Bulgaria (BNT) Croazia (HRT) Cipro (CyBC) Repubblica Ceca (CT) Danimarca (DR) Estonia (ERR) Finlandia (YLE) Francia (FT) Germania (ARD/NDR) Georgia (GPB) Grecia (ERT) Islanda (RUV) Irlanda (RTE) Israele (KAN) Italia (RAI) Lettonia (LTV) Lituania (LRT) Malta (PBS) Moldavia (TRM) Montenegro (RTCG) Paesi Bassi (AVROTROS) Macedonia del Nord (MKRTV) Norvegia (NRK) Polonia (TVP) Portogallo (RTP) Romania (TVR) Russia (RTR) San Marino (RTV) Serbia (RTS) Slovenia (RTVSLO) Spagna (TVE) Svezia (SVT) Svizzera (SRG SSR) Ucraina (UA:PBC) Regno Unito (BBC).

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Iran e Azerbaijan: la crisi dei camion (Osservatorio Balcani e Caucaso 20.10.21)

Dopo due settimane di tensioni crescenti tra Iran e Azerbaijan ora pare finalmente che si sia ridato voce alla diplomazia. Al centro della crisi le rotte commerciali che passano attraverso il Nagorno Karabakh

20/10/2021 –  Marilisa Lorusso

Seppur in misura minore dell’Armenia e dell’Azerbaijan, ma anche l’Iran ha risentito del blocco dei traffici seguito alla prima guerra del Nagorno Karabakh  . Nel periodo sovietico e fin da prima della Seconda guerra mondiale, Armenia e Azerbaijan erano collegati da una ferrovia che proseguiva fino al Nakhchivan e che correva lungo il confine iraniano. L’Iran si era collegato con un proprio ramo a questa rete e da questo transito dipendevano nel 1990 il 10% delle importazioni nazionali iraniane. Con la distruzione di questa connessione – arrivata col primo conflitto del Nagorno Karabakh – l’Iran ha perso l’unica strada ferrata di collegamento commerciale con il Caucaso. Le ferrovie rimaste, l’Armenia-Georgia e la Azerbaijan-Russia, sono troppo distanti e non integrate nel sistema ferroviario iraniano.

Sono tre decenni che l’Iran dimostra interesse per ricreare una o più vie di trasporto per le proprie esportazione e importazioni. Nel 2005 Russia-Azerbaijan-Iran hanno concordato la costruzione della linea Astara-Rasht-Qazvin, di cui l’ultimo tronco è effettivamente operativo dal 2018, mentre la sezione azero-iraniana è in ritardo anche per via delle sanzioni internazionali contro l’Iran. Nel 2008 un accordo armeno-iraniano ha sancito la nascita del progetto Yerevan-Tabriz, che però deve ancora trovare i fondi per essere realizzato.

Dopo le dichiarazioni congiunte azero-armene del 10 novembre 2020 e dell’11 gennaio 2021 che hanno messo fine ai combattimenti della seconda guerra del Nagorno Karabakh e previsto la riapertura di tutte le vie regionali di commercio e di interscambio, l’Iran si augura il ripristino della tratta ferroviaria Azerbaijan-Armenia-Nakhchivan che, combinata con il progetto già in corso e con quello sottoscritto tra Iran ed Armenia, integrerebbe il paese in un sistema di trasporti su rotaia nel Caucaso e lo inserirebbe nella Nuova Via della Seta.

L’Iran non fa parte dei gruppi tecnici nati dopo la fine del secondo conflitto nel Karabakh che si occupano degli studi di fattibilità e della possibile attuazione dei progetti (gruppi tripartiti russo-armeno-azeri), ma chiaramente è una delle parti più interessate. Per questo ha ben accolto la proposta russa di creare un tavolo 3+3, cioè i 3 paesi caucasici di Georgia, Armenia, Azerbaijan e i tre confinanti, Turchia, Russia, Iran per la gestione del rilancio commerciale e infrastrutturale dell’area. Mentre questa proposta si scontra con le spigolosità reciproche dei paesi che ne dovrebbero fare parte (particolarmente difficile la relazione russo-georgiana), l’Iran cerca di ottimizzare quello che ha attualmente a propria disposizione: il trasporto su strada, con le vie che già esistono e la diplomazia.

La crisi di Kapan-Goris

Per perorare la causa degli interessi iraniani nel Caucaso il ministero degli Esteri iraniano e poi quello delle Infrastrutture hanno visitato due volte nel 2021 l’area, recandosi sia in Armenia che in Azerbaijan, a gennaio e a giugno. A settembre, dopo una serie di allusioni a “mezzi stranieri” che si recano in Karabakh senza l’autorizzazione di Baku, è scoppiata la crisi dell’autostrada Kapan-Goris: l’Azerbaijan ha cominciato a bloccare i camion iraniani che attraverso quella autostrada riforniscono sia l’Armenia che il Nagorno Karabakh.

Il presidente dell’Azerbaijan Ilham Aliyev aveva espresso rimostranze anche sull’attività dei peacekeeper russi che non fermavano questi mezzi in ingresso in Karabakh. Secondo Baku infatti il Nagorno Karabakh non esiste più come regione a parte, il suo statuto autonomo è stato abolito, e l’unico motivo per cui l’Azerbaijan non entra nel territorio abitato dagli armeni è che ha concordato un periodo transitorio di presenza militare russa, durante il quale gli abitanti della regione, secondo Baku, dovrebbero accettare il ritorno alla piena cittadinanza azerbaijana. Pertanto il Karabakh è per Baku Azerbaijan: transito, importazioni ed esportazioni devono essere quindi essere autorizzati da Baku.

L’escalation

“È irrispettoso verso di noi, verso l’integrità territoriale dell’Azerbaijan, […] All’inizio di ogni mese registravamo i dati su quanti camion partivano, quanti entravano, cosa portavano, cosa portavano fuori. Abbiamo tutte le informazioni, comprese le targhe. […] E allora che hanno fatto? Hanno cercato di installare targhe armene sui camion iraniani. Hanno fatto ricorso a una tale truffa. Hanno cercato di ingannarci. Hanno fatto un lavoro così incompetente che c’erano iscrizioni in persiano sulle cisterne ma numeri armeni sotto. […] abbiamo emesso una nota diplomatica ufficiale, l’ambasciatore iraniano in Azerbaijan è stato convocato al ministero degli Esteri. Gli sono state presentate lamentele e gli abbiamo chiesto di porre fine a questo. Questo è successo a metà agosto.” Così Ilham Aliyev  a fine settembre sul crescente nervosismo di Baku per i commerci Karabakh-Iran. Lo scontro verbale è avvenuto sullo sfondo di esercitazioni militari iraniane presso i confini azerbaijani, anche queste criticate da Baku, cosa che ha a sua volta irritato Teheran. Alle parole di Aliyev il ministro degli Esteri iraniano ha anche risposto  che Teheran non tollera la presenza del regime israeliano lungo i propri confini.

La questione della supposta presenza israeliana nelle zone riconquistate ha contribuito a una escalation verbale. L’Azerbaijan ha rapporti intensi con Israele, è acquirente delle sue armi  , i droni israeliani sono stati usati nell’ultimo conflitto e stando a fonti israeliane Baku sta ponderando l’acquisto  del sistema missilistico ipersonico israeliano Arrow 3 che rafforzerebbe notevolmente le capacità difensive del paese. Secondo l’Ambasciatore israeliano a Mosca la loro presenza militare in Karabakh: “È una gran stupidaggine, perché stiamo parlando della regione del Nagorno Karabakh che è presidiata da militari russi e turchi. A questo punto, fantasia per fantasia, dicano che ci sono i marziani”.

Il 30 settembre l’Iran ha lanciato nuove esercitazioni  delle forze di terra lungo il confine con l’Azerbaijan. Dopo cinque giorni Teheran ha chiuso lo spazio aereo  ai mezzi militari azerbaijani e dopo due giorni Turchia e Iran hanno reciprocamente chiuso i confini  ai rispettivi camion. È intervenuta nella crisi anche la Russia, dopo un bilaterale a Mosca fra il ministro degli Esteri iraniano e russo, che ha esortato ad attivare il formato 3+3 e ad escludere paesi terzi dalla regione come prevede la Convenzione sul Caspio, tra l’altro non ratificata proprio dall’Iran e quindi non ancora in vigore.

Dopo due settimane di crescenti tensioni, il 13 ottobre una telefonata fra i ministri degli Esteri azerbaijano Jeyhun Bayramov e iraniano Hossein Amir-Abdollahian ha riportato in primo piano la diplomazia, con le parti che si sono impegnate a risolvere la crisi  attraverso canali negoziali. Sicuramente una dichiarazione più promettente del tweet  dell’Ayattolah Ali Khamenei a inizio mese: “Chi scava una buca ai propri fratelli, ci cadrà dentro per primo”.

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Lo scandalo dei passaporti vaccinali falsi in Armenia (Globalvoices 19.10.21)

Questo articolo di Ani Avetisyan è stato precedentemente pubblicato [en] su OC Media. Ripubblichiamo qui una versione ridotta, grazie a un accordo di collaborazione relativo alla pubblicazione dei contenuti. 

Il 13 ottobre scorso, sei operatori sanitari del Gyumri Family Medical center, nella provincia di Shirak in Amernia, sono stati sottoposti a fermo dopo che gli inquirenti hanno scoperto che la struttura stava distribuendo certificati vaccinali falsi. Secondo quanto riportato dal verbale ufficiale, i membri dello staff stavano emettendo i certificati falsi in cambio di mazzette, che andavano dalle 5,000 alle 10,000 dram armene (corrispondenti a 10–20 dollari).

In base a quanto stimato dalle autorità, sono più di 700 le persone che hanno comprato i certificati vaccinali falsi a Gyumri — seconda città armena per grandezza.

Il giorno precedente, i Servizi di Sicurezza Nazionale avevano comunicato l’arresto di un infermiere di una clinica a Yeranos, nella provincia di Gegharkunik, colpevole di aver distribuito certificati vaccinali falsi ai residenti.

Gli arresti sono arrivati poco dopo l’annuncio del Primo Ministro Nikol Pashinyan, il quale aveva manifestato una certa insoddisfazione nei confronti del numero ridotto di vaccinati nel paese. In una riunione governativa del 7 ottobre, Pashinyan aveva affermato che stava affidando una “sfida” agli organi dello stato: “Andate e risolvete la situazione”.

Nello specifico, aveva richiesto alle forze dell’ordine di inasprire i controlli sui falsi documenti vaccinali.

“Ai Servizi di Sicurezza Nazionale e alla Polizia: Non voglio più sentir parlare di vaccinazioni false. Arrestateli.” aveva detto.

L’unico arresto di questo tipo, precedente agli ordini impartiti da Pashinyan era avvenuto a Yerevan dove, secondo quanto riportato, un medico avrebbe emesso passaporti vaccinali falsi in cambio di denaro.

La questione dei certificati vaccinali falsi è nata con l’introduzione nel paese della vaccinazione obbligatoria per tutti i lavorati o, in alternativa, l’effettuazione ogni due settimane di test molecolari a pagamento.

Nella giornata di giovedì, il Ministero della Salute ha annunciato che i certificati vaccinali o i test molecolari verranno presto richiesti anche per accedere a bar, ristoranti e altri luoghi pubblici.

Mentre i casi giornalieri di COVID-19 continuano a crescere e la media di decessi è di 20 persone al giorno, solo il 6% circa della popolazione è completamente vaccinata. Il numero di persone che hanno ricevuto almeno una dose si aggira intorno alle 500,000, ovvero il 12% circa della popolazione totale.

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Turchia e Armenia pronte a ‘normalizzare i rapporti’ dopo quasi 30 anni (Globalvoices 19.10.21)

La Turchia ha chiuso il proprio confine [en, come tutti i link successivi] con l’Armenia nel 1993, durante la prima guerra del Nagorno Karabakh, al fine di dimostrare la propria solidarietà con l’Azerbaigian, con cui è alleata da molto tempo. Dopo quasi 30 anni, la Turchia sta considerando l’idea di riaprire il confine in seguito alla vittoria dell’Azerbaigian nella seconda guerra del Nagorno Karabakh, nel 2020.

Durante la visita in Azerbaigian del Presidente turco Recep Tayyip Erdogan nel dicembre 2020, ha affermato: “Se si adottano misure positive a riguardo, apriremo le nostre porte”. Un mese dopo, un consigliere anonimo di Erdogan ha detto al giornalista turco Asli Aydintasbas che Ankara era pronta a “normalizzare le relazioni con l’Armenia.”

A febbraio del 2021, il Ministro degli Esteri Mevlüt Çavuşoğlu ha condannato il possibile tentativo di golpe contro il Primo Ministro dell’Armenia’s, Nikol Pashinyan, che ha affermato lo Stato Maggiore ha rilasciato una dichiarazione in cui chiedeva le sue dimissioni.

Il 24 aprile 2021, durante una riunione con il Patriarca armeno Sahak Maşalyan, Erdogan ha detto: “È giunto il momento per noi di svelare che noi, in quanto Turchi e Armeni, abbiamo raggiunto una maturità tale da superare insieme tutti gli ostacoli.”

“Tutti vincerebbero”  se ci fosse un ampio accordo regionale, ha affermato l’ex Primo Ministro della Turchia Ahmet Davutoglu a The Economist nel maggio 2021.

“In quanto Stato senza sbocco sul mare, un confine aperto e un commercio attivo potrebbero facilitare lo sviluppo economico e diminuire la povertà nel Paese,” hanno scritto Hans Gutbrod, un professore della State University di Tbilisi, e David Wood, un professore della Seton Hall University nell’articolo di giugno 2021 per la Politica Estera. Aggiungendo “Il riavvicinamento con Ankara potrebbe anche permettere a Yerevan di affrontare la sua quasi totale dipendenza dalla Russia, promuovendo così una maggiore stabilità regionale. E anche la Turchia ne beneficerebbe, specialmente grazie ad un aumento del commercio.”

Ad agosto, poi, il Primo Ministro dell’Armenia, Nikol Pashinyan, ha dichiarato che il Paese era pronto a rafforzare i legami con la Turchia in seguito a segnali positivi provenienti da Ankara. Il Parlamento del Paese ha approvato un piano quinquennale, stipulando che l’Armenia era “pronta a fare uno sfrozo per normalizzare i legami con la Turchia.” Mentre il piano è stato approvato, è stato duramente criticato dai parlamentari di opposizione, secondo un rapporto di Civilnet.am.

Le intenzioni in buona fede si sono anche riflesse in Armenia, aprendo il proprio spazio aereo ai voli di Turkish Airline diretti a Baku.

Il 29 settembre, il portavoce presidenziale della Turchia İbrahim Kalınm ha dichiarato in un canale televisivo turco: “In teoria, siamo positivi circa la normalizzazione dei rapporti con l’Armenia. La ragione principale per la quale abbiamo terminato le nostre relazioni diplomatiche e chiuso il nostro confine nel 1992 è stata l’occupazione di Karabakh. Una volta risolto questo problema, non ci saranno, difatti, ostacoli alla normalizzazione con l’Armenia.”

La Turchia e l’Armenia and Armenia erano vicine dal trovare un punto d’intesa nel 2008, quando l’allora Presidente Abdullah Gul si recò a Yerevan per assistere alla prima delle due partite di qualifica per i mondiali tra Turchia e Armenia. Un anno dopo, Serge Sarkisian, il Presidente dell’Armenia, si recò nella provincia turca di Bursa per assistere ad un’altra partita di calcio tra le due squadre nazionali. Il gioco e la visita di Sarkisian in Turchia ha seguito la firma di una serie di protocolli a Zurigo, che sono stati creati con lo scopo di normalizzare i rapporti tra i due Paesi. Descritte allora come “una diplomazia calcistica,” le trattative alla fine sono fallite, dopo che la Turchia si è ritirata a causa della crescente pressione da parte dell’Azerbaigian. L’Armeni ha formalmente dichiarato i protocolli nulli e non validi nel 2018.

Adesso, le probabilità che l’Azerbaigian interferisca sono diminuite. “Prima del ritiro dell’Armenia da questa regione, Baku vedeva l’apertura dei confini della Turchia come un tradimento e la criticò duramente. Adesso, dopo la tregua, questo problema è fuori discussioni e non sarà una sorpresa vedere un tono più mite dall’Azerbaigian rispetto al 2009,” ha affermato l’analista politico di Ankara Hasan Selim Özertem in un’intervista con Eurasianet.

In Armenia, ci sono opinioni differenti riguardo come possa risolversi questa nuova relazione bilaterale, secondo il giornalista Ani Mejlumyan che scrive per Eurasianet:

Molti analisti e ufficiali armeni credono che Yerevan dovrebbe perseguire la normalizzazione con Ankara a tu per tu, senza il coinvolgimento di Russia, Azerbaigian o chiunque altro. Nel frattempo, la Turchia sembra essere più interessata nell’ottenimento della normalizzazione nel quadro della piattaforma da lei proposta “3+3″, un organismo regionale composto dagli Stati del Caucaso meridionale e dai Paesi limitrofi: Armenia, Azerbaigian, Georgia, Iran, Russia e Turchia.

Il ruolo che la Russia giocherebbe resta da vedere. Parlando al forum New Knowledge di Mosca il 3 settembre, il Ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov ha affermato: “Ora che la guerra del Nagorno Karabakh è terminata, ci sono le basi per sbloccare il processo politico, i trasport e i rapporti economi.” Nel 2009, la Russia ha apertamente incoraggiato la “diplomazia calcistica” del Paese e si è detta favorevole alla firma dei Protocolli di Zurigo.

Tuttavia, vi sono anche delle “dimensioni morali” in ballo, secondo Hans Gutbrod e David Wood:

Per raggiungere delle relazioni più efficaci e reciprocamente vantaggiose, i governi turco e armeno dovrebbero darsi da fare per guardare al genocidio armeno, e all’immensa sofferenza che ha accompagnato la caduta dell’Impero Ottomano, come una storia in comune. Si tratta inevitabilmente di un processo lungo ed emotivamente intenso. Per l’Armenia, significa optare per una diplomazia che invita la società turca ad impegnarsi, che sia attraverso mostre, viaggi o scambi accademici e culturali. Infatti, le società armena e turca hanno molte più cose in comune di quelle che le dividono. Potrebbe trovare qualcosa lo stesso nelle loro storie.

Un modo perché ciò accada sarebbe focalizzarsi sulle azioni e sulle esperienze individuali piuttosto che sulle “punizioni collettive”,  sostengono Gutbrod e Wood. Entrambi notano che le storie di coloro che hanno espresso la propria solidarietà con gli Armeni sono rimaste in gran parte non raccontate, e forse adesso è il momento giusto per andare avanti, per ricostruire dei legami. Ma questo dipenderebbe dalle volontà di entrambe le parti. Secondo il piano d’azione adottato dal Parlamento armeno verso la fine di agosto, il governo armeno continuerà a fare pressione affinché “le capitali mondiali riconoscano il genocidio armeno,” che “rafforzerebbe il sistema di garanzie di sicurezza dell’Armenia.” Potrebbe rivelarsi più difficile. Ruben Melkonyan, uno studioso di studi turchi presso la Yerevan State University, sostiene che l’Armenia potrebbe dover rinunciare al riconoscimento del genocidio adesso che il Paese si trova “in una posizione debole”

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Chigiana, la musica parla armeno (La Nazione 19.10.21)

Maya Oganyan, giovane pianista protagonista dell’Omaggio a Beethoven in programma domani.
Maya Oganyan, giovane pianista protagonista dell’Omaggio a Beethoven in programma domani.
L’Armenian National Philharmonic Orchestra arriva a Siena per due concerti, stasera e domani alle 21 al Teatro dei Rinnovati. Due momenti davvero straordinari, resi possibili dalla collaborazione tra Comune e Accademia Chigiana con il Centro Studi e Documentazione della Cultura Armena. L’orchestra, sotto la direzione Eduard Topchjan, proporrà oggi le ‘Sinfonie e arie d’opera’, protagonisti la soprano Juliana Grigoryan e il tenore Tigran Hakobyan, due tra le migliori voci del…
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L’Armenian national philharmonic orchestra a Siena per due straordinari concerti (Sienanews 19.10.21)


L’Armenian National Philharmonic Orchestra a Siena per due straordinari concerti (Teatrionline 19.10.21)

Garò, una storia armena in scena a Lurago d’Erba (Ciaocomo.it 19.10.21)

Venerdì 22 ottobre 2021, alle ore 21, presso la palestra della scuola primaria, in piazzale Carlo Porta a Lurago d’Erba, si terrà la prima rappresentazione assoluta di Garò – Una storia armena, uno spettacolo dedicato allo sterminio degli armeni, un Progetto Piattaforma di UnoTeatro, con la produzione di Anfiteatro, il testo e la regia di Giuseppe di Bello e l’interpretazione di Stefano Panzeri.

L’evento, organizzato dall’Assessorato alla Cultura e alla Pubblica Istruzione, in collaborazione con la Biblioteca Comunale di Lurago d’Erba, si svolgerà nel rispetto della normativa vigente in materia di contrasto del contagio da COVID-19.

Prenotazione gratuita obbligatoria tramite il portale luragoderba.eventbrite.com.

Garò - una storia armena a Lurago d'Erba

Sinossi di Garò – Una storia armena
Lo spettacolo racconta la storia del giovane Garabed Surmelian, della sua famiglia e della vita a Shevan, un piccolo villaggio di montagna. Attraverso le parole di un Meddah, un narratore della tradizione, apparirà un affresco appassionato, curioso e rispettoso, che alterna momenti intimi emozionanti e profondi ad altri più leggeri e divertenti per raccontare la nascita, i riti di passaggio, i giochi e le feste, che porteranno gli spettatori ad entrare in contatto con alcuni dei “colori” di questa cultura straordinaria; ma pure con le ansie e le paure, perché sugli armeni di questo villaggio, come su quelli di tutti gli altri villaggi o città, incombe la folle minaccia di una giovane classe dirigente turca portatrice di un’ideologia nazionalista, che sfocerà nella pianificazione e nell’attuazione del più atroce e terribile dei crimini: il genocidio. E quando il racconto volge al termine in senso tragico e tutto sembra ormai perduto, il Meddah toccherà ancora una volta i cuori con un’ultima storia che consentirà a tutti di tornare a sperare e a respirare.

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Il ritorno sul palco dei System of a Down. Video e scaletta (Sentireascoltare 18.10.21)

La band alternative metal è ritornata a calcare i palcoscenici con l’energia e la grinta che la contraddistingue

System of a Down sono ritornati sul palco dopo diversi mesi di assenza dai live. Si tratta del loro primo concerto dal vivo realizzato dall’inizio della pandemia. Per la precisione, il loro ultimo live risaliva a maggio 2019, ovvero più di due anni fa. Il concerto si è tenuto alla T-Mobile Arena a Las Vegas il 15 ottobre e la band ha presentato una scaletta ricca e densa, composta da ben trenta brani.

La formazione ha inoltre eseguito i singoli Genocidal Humanoidz e Protect the Land, pubblicati simultaneamente lo scorso anno. Si tratta di brani pubblicati a sostegno dell’Armenia, attaccata dall’Azerbaijan e dalla Turchia per il controllo della regione del Nagorno Karabakh. Il conflitto è avvenuto tra fine settembre ed inizio novembre 2020 ed i componenti del gruppo musicale, che hanno tutti origini armene, hanno deciso di incidere queste canzoni allo scopo di sensibilizzare le persone sull’accaduto. Era da quasi quindici anni che la band, che vanta una carriera pluridecennale, non pubblicava alcun brano inedito: l’ultimo in questo senso è del 2006.

System of a Down terranno inoltre un altro paio di concerti al Banc of California Stadium, a Los Angeles, il 22 e 23 ottobre. Le date in questione erano previste a maggio 2020, ma sono state posticipate due volte a causa della pandemia in corso. Avranno però finalmente luogo questa settimana, con il supporto di diversi gruppi musicali: KornHelmet e Russian Circles. La band ha aggiunto poi ulteriori date in California: si è esibita a Fresno il 16 ottobre e terrà un altro concerto ad Oakland stasera, 18 ottobre.

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